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Architettura

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Monocromo / Architetture nere

Il nuovo libro di Stella Paul, Black. Architecture in Monochrome (Phaidon Press, Londra 2017), si apre con un saggio che prende il titolo da una canzone dei Rolling Stones: I See a Red Door and I Want It Painted Black, in cui il nero dell'oscurità e della notte, dall'interno dell'anima si estende a tutte le cose, lasciando sussistere solo una risata notturna, complice l'amore. La suggestione musicale e l'immagine della porta rossa che deve essere dipinta di nero ci accompagnano per tutto il libro che presenta circa duecento immagini di architetture nere, nelle quali qualche angolo brilla di un colore violento e i vetri, gli specchi, l'acqua giocano con i riflessi di illuminazioni speciali o improvvise.   Copertina. Con il nero – spiega l'autrice – si può avere una relazione di odio-amore: umile o arrogante, qualche volta umile e arrogante allo stesso tempo. Il nero segnala trasgressione o devozione, penuria o lusso, introspezione oppure estroversione. Al centro di alcune teorie del colore ed escluso come non-colore da altre, il nero rimane in ogni caso fondamentale nelle nostre esperienze personali e sociali, nella storia dell'arte e del costume.   House of Kashiba...

Foto Industria / Etica ed estetica al lavoro

Quest’anno la rassegna “Foto Industria”, organizzata a promossa dalla Fondazione Mast, giunge alla terza edizione. A Bologna si possono vedere quattordici mostre nei palazzi storici più belli della città e il tema è il lavoro. Quali sono le aspettative che il nostro sguardo esige da altri sguardi? Stiamo osservando ciò che vediamo o ciò che vorremmo vedere? La risposta sta nelle parole che Alexander Rodchenko rivolge a se stesso verso la fine degli anni Venti: “Mi interessa a tal punto il futuro, che voglio vederlo subito, con qualche anno di anticipo”. Le aspettative non sono cambiate: ogni spettatore nelle immagini fotografiche vorrebbe vedere il futuro, o almeno intuirne la forma. Questa mostra sembra offrirne la possibilità. Ma andiamo con ordine.   Rodchenko fotografa il mondo della fabbrica con lo sguardo di chi ha una smisurata fede nella produzione e nella possibilità di una trasformazione “costruttiva” della vita. Il lavoro può generare un cambiamento, allo stesso modo delle potenzialità racchiuse nel modo di produrre le immagini: ampliamento del campo visivo, distorsione dell’obiettivo, vedute dal basso, dall’alto, in diagonale. Qui l’etica e l’estetica, evocate...

Un tipo da museo / Joe Colombo e il design del futuro prossimo

Se per un colpo di fortuna vi ci imbatteste, in qualche mercatino, o magari in un’asta di design, non lasciatevela sfuggire, sebbene sia raro trovarla nella sua vecchia edizione: la 4867, meglio nota come Sedia Universale o Universal Chair, è un pezzo cult. Presente nei più prestigiosi musei del mondo, dal MoMA di NY, al Design Museum di Londra, a quello della Triennale di Milano, al Vitra di Weil am Rhein, tra il 2005 e il 2009 è stata anche al centro della grande retrospettiva, dal titolo Inventing the Future, dedicata al suo autore, Joe Colombo (1930-1971). Partita da Milano, la rassegna ha itinerato per l'Europa, facendo tappa dapprima a Weil am Rhein, poi a Parigi, a Manchester, quindi a Graz e infine a Lipsia. Sebbene questa sedia fosse stata progettata nel 1965, è entrata in produzione soltanto due anni dopo; in seguito interrotta, la produzione è finalmente ripresa nel 2013. Leggera, ergonomica, impilabile e facilmente impugnabile, è indubbiamente anche piuttosto comoda, ma ciò che la rende speciale è il record che detiene, quello cioè di essere la prima sedia in plastica (ABS) realizzata industrialmente ad iniezione utilizzando un unico stampo.   Joe Colombo...

E quindi uscimmo a riveder le stelle / Lucio Fontana. Ambienti|Environments

Un viaggio nel futuro fatto dal passato: la mostra Lucio Fontana. Ambienti/Environments, inaugurata il 21 settembre presso gli spazi industriali riconvertiti del Pirelli Hangar Bicocca di Milano, è la prima esposizione di un autore storico realizzata dalla fondazione milanese. Ed è una strana macchina del tempo, un meccanismo diacronico che mette in scena le opere ambientali dell’artista argentino, concepite a partire dalla fine degli anni ‘40 ma ricostruite oggi, facendole di nuovo venire alla luce come cloni da una cellula madre. Il polo espositivo, solitamente votato al contemporaneo, ha scelto di omaggiare il più avveniristico degli autori del secolo scorso, proponendo una mostra intrinsecamente rivolta al domani e perciò in grado di inserirsi a pieno titolo in una programmazione contemporanea. Una variazione di percorso che colma un vuoto espositivo importante, presentando per la prima volta al pubblico in maniera esaustiva il lavoro meno noto di Fontana, ossia gli ambienti spaziali.      Il nucleo degli ambienti rappresenta il vertice del percorso artistico di Lucio Fontana ma, sfortunatamente, si tratta di opere quasi totalmente andate perdute, non più...

Anamorfismi e ibridazioni all’Accademia di San Luca / Luigi Ontani, la scala a chiocciola

Non si può negare che Luigi Ontani, grande viaggiatore, abbia infallibile il Genio Del Luogo. La sua nuova casa-studio, nella città che lo ha adottato ormai tanti anni fa, si trova in quello che era lo studio di Antonio Canova; né potrebbero essere meglio scelte, nella stessa Roma, le locations delle ultime due sue mostre antologiche: nel 2012, AnderSennoSogno al museo Andersen (a cura di Luca Lo Pinto e con la colonna sonora di Charlemagne Palestine), oggi (e sino al 22 settembre) SanLuCastoMalinconIcoAttoniTonicoEstaEstetico all’Accademia Nazionale di San Luca (della quale Canova fu Principe Perpetuo dal 1814 al 1822): a firmare l’auto-curatela, lo stesso artista (ma l’Accademia, auspice il nuovo Presidente Gianni Dessì, gli dedica un ricco catalogo prossimo all’uscita). A ristrutturare lo spazio di Palazzo Carpegna – a due passi da Fontana di Trevi – fu, tra gli anni Trenta e Quaranta del Seicento, Francesco Borromini: al quale si deve, in particolare, la stupefacente rampa elicoidale che conduce dal porticato al pianterreno alle grandi sale della Galleria al terzo piano. Le strutture a spirale erano com’è noto una sua ossessione o, piuttosto, un marchio di fabbrica...

Una conversazione / Gillo Dorfles. I paesaggi e i personaggi della sua vita

Conoscere Gillo Dorfles di persona e avere la possibilità di dialogare con lui nella sua abitazione milanese è un’esperienza impossibile da dimenticare. Innanzitutto perché si ha la sensazione di essere a colloquio con la Storia: nato a Trieste il 12 aprile del 1910, ha visto susseguirsi almeno quattro generazioni; ha assistito a entrambe le guerre mondiali; ha visto il passaggio della sua città natale dall’essere austroungarica all’essere italiana; ha partecipato alla ricostruzione del nostro Paese avvenuta dopo il 1945 ed è stato testimone e promotore di molti dei più importanti snodi culturali e artistici del ventesimo secolo.   Laureato in medicina, con specializzazione in psichiatria, fin dai primi anni Trenta si dedica a una pittura influenzata dall’antroposofia di Rudolf Steiner. Nel 1948 è tra i fondatori del MAC-Movimento per l’Arte Concreta, nato a Milano quale contrapposizione al realismo politicamente impegnato e agli influssi irrazionali dell’informale. Dal 1956 decide di passare dalla pratica pittorica alla critica d’arte per poi riprendere a esporre i suoi dipinti solo nel 1986, in occasione della personale tenuta allo Studio Marconi di Milano. Professore di...

Un'epoca assillata dalla memoria traumatica / Le ferite dell’isola di Utøya

Ecosistema Il 22 luglio 2011 la Norvegia è stata teatro dell’attacco più violento subito in tempo di pace. Sull’isola di Utøya, nome che suona come utopia, Anders Behring Breivik spezzò i sogni e le esistenze di 69 adolescenti, senza contare il centinaio di feriti, che partecipavano al campo estivo organizzato dal partito laburista locale. Un’agora di discussioni politiche ma anche un momento di spensieratezza, dalle prime birre ai primi amori. Ma nella mente dell’omicida, allora trentaduenne, era questo il covo dei futuri leader del partito democratico che avrebbero condotto all’islamizzazione della Norvegia. Da allora le immagini dei corpi riversi senza vita sulla sponda dell’isola si sovrappongono a quelle sinistre di Breivik (ribattezzatosi recentemente Fjotolf Hansen) in tribunale, che non perde occasione per presentarsi alla corte con il Sieg Heil, pentito solo di non aver fatto più vittime.   Il 18 giugno 2013 il governo norvegese indice un concorso per realizzare un memoriale. La commissione che seleziona il progetto è composta da un membro del Gruppo di supporto nazionale alle vittime degli attacchi del 22 luglio, un rappresentante della sezione giovanile del...

L’efficacia semiotica / Paolo Fabbri: sulle immagini giuste

È uscito presso l’editore Mimesis L’efficacia semiotica, una raccolta di venti lunghe interviste a Paolo Fabbri, studioso dei linguaggi e dei segni del contemporaneo. “Leggendole una di seguito all’altra – scrive nell’introduzione di Gianfranco Marrone, curatore del volume – emerge molto chiaramente, a strutturare un materiale in apparenza variegato, il disegno di un preciso orizzonte di ricerca – quello della semiotica come teoria critica dei linguaggi e della significazione –, con alcuni punti fermi della teoria (lo strutturalismo, la testualità, il racconto, l’enunciazione, le passioni, la semiosfera), ben precise discipline di riferimento (antropologia, linguistica, teoria della comunicazione, storia dell’arte, critica letteraria), molte questioni fondamentali (la costruzione dell’empiria, la centralità della traduzione, l’esigenza della comparazione…), un certo numero di riprese tematiche (le strategie, i conflitti, il terrorismo, le arti, i media vecchi e nuovi, la poesia, l’immagine, la politica, le tecnologie, la moda, il camouflage, il segreto, la profezia, gli zombie), alcuni autori di riferimento (Saussure, Hjelmslev, Lévi-Strauss, Jakobson, Barthes, Greimas, Foucault...

Accudire quel che resta / L’Italia dei paesi fra abbandoni e ritorni

Partire dalla fine, è il punto di avvio del libro fortemente empatico di Vito Teti, Quel che resta. L’Italia dei paesi fra abbandoni e ritorni, con l’introduzione di Claudio Magris, editore Donzelli. Partire, non semplicemente fermarsi a “quel che resta”, perché l’abbandono mette in questione la struttura stessa del mondo che si lascia (aggiungerei anche quello che si va a cercare) mette in tensione le relazioni, cambia la morfologia dell’abitare, il senso stesso dei luoghi (come recita il suo libro precedente, divenuto ormai un classico). Mentre ciò che appartiene al tempo trascorso può essere invece riscattato, oltre le cesure, e le discontinuità del tempo come un mondo carsico di potenzialità sì sommerse ma, al tempo stesso, capaci di esprimere potenzialità diverse, incompiute eppure “suscettibili di future realizzazioni”.   Ecco, allora, filtrare, al di sotto della trama dolente del libro, fatta di vuoti, schegge e ombre di un abitare divenuto buio (riecheggiano, nelle pagine accorate, voci, suoni ormai inerti di tanti paesi, un Sud apparentemente perduto) gli interrogativi, i dubbi di quella sorta di alter-ego che per l’autore è Corrado Alvaro: se sia possibile cioè...

Jeeg Robot non ha posto fine al degrado / Un Colosseo in marmo a kilometro 0

Chi ha una certa età forse si ricorderà del comico Gino Bramieri nello spot televisivo Moplen: “E mò? E mò e mò, Moplen! […] signora guardi ben che sia fatto di Moplen!”. Siamo negli anni Sessanta in pieno boom economico e il polipropilene isotattico, commercializzato con il nome Moplen, entra nelle nostre case. L’industria sforna i suoi prodotti e gli Italiani sono invitati a consumare, insieme agli oggetti di plastica indeformabile e infrangibile, anche il loro “patrimonio” culturale e artistico.   L’artista Pop romano Tano Festa dichiara nel 1965: “un americano dipinge la Coca-Cola, come valore per me Michelangelo è la stessa cosa nel senso che siamo in un paese dove invece di consumare cibi in scatola consumiamo la Gioconda sui cioccolatini” (dal catalogo della mostra Roma Pop City 60-67). Lo stesso si può dire del Colosseo miniaturizzato riprodotto in plastica per essere venduto come souvenir ai turisti.     A Roma è in corso la mostra Colosseo. Un’icona, allestita presso l’Anfiteatro Flavio fino al 7 gennaio 2018. Nel titolo è implicito il richiamo alla Pop Art romana degli anni Sessanta che assume l’immagine del monumento comefeticcio della cultura italiana...

Il Colosseo come immagine / Monumento continuo

Un gigante in tenuta da miliardario – cravatta a pois, ghette, cilindro – afferra con mani rapaci un Colosseo che minuscoli operai tentano freneticamente di assicurare al suolo. Così il caricaturista Oliver Herford ritrae nel 1912 John Pierpoint Morgan, figura emblematica dell’ascesa economica e politica degli Stati Uniti tra Otto e Novecento e dell’inestinguibile bramosia collezionistica che la accompagnò. Il Colosseo è qui in forma comica il simbolo di qualcosa che neppure la grande ricchezza di Morgan sarebbe riuscita ad acquistare: il valore storico del monumento più imponente della Roma imperiale non è quantificabile né negoziabile. Nella vignetta, l’Anfiteatro Flavio “resiste”, come cercherà di resistere, lungo tutto il corso del“secolo breve”, al fascismo e alla guerra, alle radicali trasformazioni dell’ambiente urbano circostante, alla strumentalizzazione ideologica e alla soffice metamorfosi pubblicitaria, sempre stupefacente, ostinato, ingombrante, salvo ritrovarsi infine ridotto al ruolo irrevocabile di smisurato spartitraffico con cui sopravvive nella distratta epoca contemporanea.   Oliver Herford, John Pierpont Morgan, 1912   Presenza grandiosa e insieme...

Ritratto e conversazione / Piero Gilardi. Natura espansa

Simone Ciglia – Il tema della natura è uno degli assi portanti del tuo lavoro di artista, e su questo vorrei incentrare il nostro dialogo di oggi. Per farlo, ho pensato di seguire le occorrenze del termine “natura” – e le sue evoluzioni – nella tua opera. Credo che la prima volta in cui la parola compare sia nel titolo Tappeti natura, una serie iniziata nel 1965. Opere ambigue, che vivono nella dialettica fra naturale e artificiale e rivelano da un lato il rimpianto per una realtà ‘naturale’ che si sta perdendo – siamo in pieno boom economico – dall’altro il tentativo di riportare la natura – per quanto artificializzata – all’interno di un contesto privato.   Piero Gilardi – Sì, ma anche per una componente di fiducia nelle tecnoscienze, che avevano portato la chimica italiana a vincere il premio Nobel. Nella mia ambivalenza – almeno quella che superficialmente si percepisce – c’è un investimento sulla natura ma anche sulle tecnoscienze. Oggi, in una dimensione post-human, il mondo macchinico può essere considerato un mondo non-umano col quale dobbiamo rapportarci attraverso uno scambio che arricchisce: come l’ibridazione uomo-animale ha arricchito nella storia dell’umanità...

Le meraviglie nascoste del mondo / Atlas obscura

Stai per partire per un viaggio. Sei uno che non va all’avventura e pianifica sempre i propri spostamenti. Hai tenuto da parte vari ritagli riguardanti le località che visiterai. Hai anche in mente di acquistare un volume tra i molti che si offrono di guidarti in quel paese. L’hai preso e ora lo sfogli. Ci sono tutte le cose che ti aspetti di vedere. Le annoti su un taccuino: non vuoi perderti nulla. Poi hai un’illuminazione: Non è che queste cose le ho già viste, anche se non sono mai andato là? Rifletti: Vero, ma io le voglio vederle ugualmente per sapere se sono davvero così, per vedere che effetto mi fanno. Subito un altro pensiero fa capolino: Voglio vedere anche qualcosa di non visto. Ti chiedi: Dove posso vedere il non visto? Il non-visto è qualcosa di oscuro, d’incerto, di misterioso. Lo ignori. Non potrebbe che essere così. Tuttavia la guida c’è. Devi solo digitare un indirizzo web: Atlas Obscura.   Si tratta di un sito fondato nel 2009 da due giovani americani: Joshua Foer e Dylan Thuras, cui si è aggiunta una donna, Ella Morton. Lì troverai quello che desideri. Se vuoi, puoi anche comprare in internet un libro che ha il medesimo titolo del sito, e come sottotitolo...

Mostre in corso / C’è qualcosa nell’aria di New York che rende il sonno inutile

“C’è qualcosa nell’aria di New York che rende il sonno inutile”: lo sosteneva Simone de Beauvoir molti anni fa e possiamo confermarlo noi nel presente, soprattutto per quanto riguarda l’attività newyorkese dedicata all’arte contemporanea. “Yes We Can” non è solo lo slogan coniato da Barak Obama a seguito delle primarie in New Hampshire, né soltanto la traduzione inglese del motto “Si Se Puede” della lotta degli anni Settanta condotta dal sindacato dei braccianti United Farm Worker. Sembra piuttosto la convinzione o la forza motrice di ogni attività di ambito culturale che nasce e trova sviluppo a New York. Musei dalle enormi dimensioni con collezioni vaste e diversificate, nonché con una programmazione di mostre temporanee e di eventi ricchissima; ma anche fondazioni private volte alla conservazione dell’opera dei grandi maestri del contemporaneo, così come centri per il supporto dei talenti emergenti provenienti da tutto il mondo; infine molteplici gallerie d’arte private, spazi no profit, centri culturali, lofts destinati a residenze d’artista; biblioteche specializzate; graffiti e installazioni urbane site-specific: questa e molto di più è l’arte contemporanea nella città di...

Tutte le opere / Edoardo Persico. Notizie dalla modernità

Persico, malgrado la sua breve vita, è stato un notevole e piuttosto misterioso personaggio, al centro della storia culturale italiana fra 1923 e 1935. Era nato a Napoli nel 1900 ed è morto a Milano in modo mai del tutto chiarito all'inizio di gennaio del 1936. La sua vita è piena di presenze ambigue, di scelte improvvise e di comportamenti contraddittori in un periodo in cui la dittatura fascista si affermava e l'adesione al regime o la clandestina resistenza antifascista degli intellettuali si manifestavano in comportamenti non sempre facili da decifrare.  La vita di Persico si divide in due fasi distinte: i suoi contatti con Gobetti, l'arrivo a Torino quando ormai Gobetti era morto, la sua attività di promotore e organizzatore di cultura culminata con il suo ruolo nella formazione del gruppo dei 6 pittori di Torino da una parte; e dall'altra il suo trasferimento a Milano come gallerista e poi come protagonista, accanto a Pagano malgrado la differenza di posizioni, della rivista Casabella e come teorico del rinnovamento modernista e razionalista dell'architettura italiana in una prospettiva di incontro e confronto con l'architettura europea.   Ma è improprio limitarsi...

Costruttori di cattedrali / Oltre il museo e la funzione autore

Il museo dopo il museo. Il museo è il figlio prediletto della modernità. Più esattamente di quella particolare concezione del tempo che si è andata strutturando come secolarizzazione dell’escatologia ebraico-cristiana dandosi come proiezione «futurologica» nella doppia versione progressista e rivoluzionaria. «Domani accadrà», ripete la canzone moderna, e a quel domani ci arriveremo, progressivamente appunto, poco a poco, o con un salto rivoluzionario che scardina il continuum della storia, ma comunque ci arriveremo. Nel frattempo, mentre la colonizzazione del futuro si organizza, il presente può attendere, lo si può sacrificare in virtù di un domani migliore, e il passato invece occorre conservarlo. Certo per salvarlo dalla tempesta della storia che tutto travolge e dimentica, ma conservando il passato si finisce anche per neutralizzarlo. È così che nasce il museo – da questa particolare concezione del tempo al di fuori della quale non si sarebbe dato come istituzione culturale – e con questa particolare missione sociale: conservare il passato, tesaurizzarlo, e controllarne la memoria. Farne «monumento» da ammirare e contemplare. Ed è così che il passato diventa un’ossessione...

Il nuovo libro di Franco La Cecla / Elogio dell’Occidente

Franco La Cecla ama provocare e spesso lo fa in modo intelligente e originale. Lo aveva già fatto in Contro l’architettura, lui, architetto di formazione, scagliandosi contro le cosiddette “archistar”. Questa volta il percorso controcorrente lo ha portato a criticare le critiche che spesso vengono mosse, proprio dagli occidentali, e in particolare dagli antropologi, categoria di cui l’autore fa parte, all’Occidente stesso. Una delle caratteristiche del sapere antropologico è di fondarsi su un approccio relativistico, che non solo ha portato a dare pari dignità a tutte le culture espresse dalle diverse società umane, ma che spesso ha messo sotto accusa l’etnocentrismo e in particolare quello occidentale.   Pur non essendo una specificità dell’Occidente, l’etnocentrismo di questa parte di mondo è però quello che, almeno in epoca moderna, ha condizionato in modo più pesante il resto del pianeta. In un suo libretto del 1953 dal titolo Il mondo e l’Occidente lo storico inglese Arnold Toynbee scriveva: «Non è stato l’Occidente a essere colpito dal mondo; è il mondo che è stato duramente colpito dall’Occidente (…) L’Occidente è stato l’aggressore capitale dei tempi moderni, e...

Progetto Jazzi / Piero Gilardi: la natura come paradosso

Un nuovo contributo a sostegno del Progetto Jazzi, un programma di valorizzazione e narrazione del patrimonio culturale e ambientale, materiale e immateriale, del Parco Nazionale del Cilento (SA).   Si è aperta il 13 aprile al MAXXI la mostra Nature Forever, curata da Hou Hanru, Bartolomeo Pietromarchi e Marco Scotini, e dedicata a Piero Gilardi. Profondamente influenzata dal pensiero critico di Michel Foucault, Gilles Deleuze e Felix Guattari, e tra gli esempi italiani più interessanti di impegno attraverso l’arte in questioni quali, l’ambiente, l’ecologia, il nucleare, la speculazione edilizia, la ricerca di Gilardi è stata tra le prime a interessarsi del rapporto tra uomo e natura, a utilizzare materiali industriali e tecnologici, per proporre una reinvenzione di luoghi, relazioni e paesaggi, convertendo l’evento artistico in un rito collettivo dalla caratterizzazione sociale e politica. Con questa mostra – ricca di opere e documenti – e il suo catalogo (Nature Forever. Piero Gilardi, a cura di Anne Palopoli, Quodlibet) il MAXXI rende omaggio a una delle ricerche più coerenti e impegnate dell’arte italiana, indirizzata a ribadire le energie creative e critiche del...

Design e infanzia / Era una casa molto carina

A Milano, in occasione del Salone Internazionale del Mobile 2017, tra il pullulare degli eventi del Fuorisalone, ormai diventati più cult e più cool del Salone medesimo, ben due hanno come protagonista il binomio bambino-design: DESIGN WEEK Arte e design per bambini, una mostra allestita negli spazi del MUBA, il Museo del Bambino, alla Rotonda di Via Besana, e Giro Giro Tondo. Design for Children, altro evento espositivo, visitabile nella sede del Triennale Design Museum. Sebbene entrambe le rassegne trattino il medesimo tema, lo affrontano in realtà in due maniere differenti.   Al MUBA, che non cessa di ospitare i suoi destinatari eletti, consentendo loro di proseguire imperterriti i giochi, sono esposti arredi e oggetti di design frutto di una ricerca, da parte di designers e di aziende internazionali, meno attenta alla loro forma finale di quanto non sia al loro fine ludico, nonché alla necessità di assecondarne il libero utilizzo da parte dei loro piccoli fruitori designati. In Triennale, invece, i pezzi esposti –of course tutti firmati da archistar e prodotti dai mostri sacri dell’industria del settore, come la sede impone– sono invece...

Un artista che si fida dell’ingegnere che ha in sé / Franco Albini. Design e interni

Studiare architettura al Politecnico di Milano negli Anni Settanta ha significato avere avuto Franco Albini (1905-1977) quale nume tutelare. Certo, dopo l’arbitraria, quanto iniqua sospensione decretata il 23 novembre 1971 dal Ministro della Pubblica istruzione del Governo Andreotti I – che investì anche Ludovico Belgiojoso, Piero Bottoni, Guido Canella, Carlo De Carli, Aldo Rossi, Vittoriano Viganò e l’allora preside Paolo Portoghesi – il maestro non veniva di frequente in facoltà. Però come dimenticare la sua commossa, se pure breve – era parco di parole – orazione funebre per Piero Bottoni tenutasi nell’atrio di Via Bonardi? Quel suo omaggio al collega morto senza aver potuto riprendere l’insegnamento. Lui, invece, l’insegnamento lo avrebbe ripreso il 5 giugno 1974 (come ricorda Guido Canella, in R.A.U 123-14-125, 2007) in seguito all’annullamento di quel decreto (avvenuto l’11 maggio del 1974), anche se sempre più spesso avrebbe preferito farsi sostituire dalla sua collega di studio, la severamente elegante Franca Helg (1920-1989), detta ‘La signora dell’architettura italiana’ per la sua innata classe. A lei dobbiamo inoltre eterna riconoscenza per aver salvato Ernesto Nathan...

Il design di Ico Parisi / Parisi, o caro

Ico Parisi (1916-1996): o lo si adora o lo si ignora. Non ci sono mezze misure. Il secondo atteggiamento è stato purtroppo quello che ha prevalso, dopo la sua morte e fino ad oggi, nella cultura ufficiale; il primo connota invece da decenni il mondo del collezionismo, sostenuto dalle aste internazionali di design, dove le sue opere sono battute spesso a quotazioni record.   Sopra: tavolo da pranzo, 1950, MIM; carrello in noce e vetro, 1950; carrello bar, 1950. Sotto: consolle con piano in rame smaltato con disegni di Pietro Zuffi eseguito da Paolo De Poli, 1954, Altamira (USA); servomuto Gentleman, Fratelli Reguitti, 1950 circa; due vedute della consolle in palissandro, 1949, Spartaco Brugnoli.   A destare l’interesse dei suoi estimatori è soprattutto la goniomorfica leggerezza dei suoi arredi degli Anni Quaranta e Cinquanta, così eleganti e raffinati nella loro modernità. In un’epoca, quella del razionalismo, dominata dall’angolo retto (de “i rettangolari architetti”, come ebbe a definirli Carlo Emilio Gadda, che “farebbono cipria del Borromini, come di colui che rettangolare non è, ma cavatappi”), Parisi ha sempre prediletto nei suoi arredi di quegli anni gli angoli...

Henry Plummer. L'uomo e lo spazio / L’architettura come esperienza

L’esperienza dell’architettura, l’ultimo libro di Henry Plummer, ha per soggetto lo spazio fisico costruito dall’uomo; uno spazio artificiale che spesso si mescola con quello esistente, naturale, integrandosi a esso e attingendo da esso come al proprio necessario alimento, e che tuttavia dal proprio essere artificiale – ovvero letteralmente “inventato”, creato ex nihilo – trae i suoi esiti migliori.    Nello specifico il discorso di Plummer si focalizza su quegli spazi – in un numero ricorrente di casi – apparentemente modesti e minori, il cui significato essenziale consiste nello svolgere una funzione semplice ma assolutamente basilare: servant spaces, spazi serventi, come li avrebbe chiamati Louis I. Kahn. Si tratta di pavimenti, scale, passerelle, paraventi, porte, finestre, sedili e altre “specie di spazi” che non arrivano ancora a formare un edificio o un luogo nella sua interezza. Sono soltanto porzioni dell’uno o dell’altro, necessari “passaggi” che li compongono e che al tempo stesso li dispongono nello spazio, rendendone possibile l’uso. Ma è proprio in questi “passaggi” che Plummer trova la chiave per leggere l’architettura in un modo interessante e a tratti...

Una passione “more geometrico demonstrata” / Gabriele Basilico in Marocco

Nell’estate del 1971 Gabriele Basilico parte con Giovanna Calvenzi e due amici, Leo Ferrari e Claudia Kerpan, per il Marocco. Viaggiano con la Citroën, una Ami 8. Prima di arrivare nel paese africano attraversano Francia e Spagna. Gabriele sta studiando architettura; ha una grande barba scura e folti capelli; è magro e possiede uno sguardo intenso. Reca con sé due Nikon F. e pellicole in bianco e nero, e poi alcune a colori. Giovanna studia invece Lettere. Sono già stati in Iran, e come molti studenti dell’epoca amano i paesi esotici. L’itinerario è stato pianificato a tavolino: Tangeri, Tétouan, Chefchaouen, Fès, Meknes, Volubilis, Rabat, Casablanca, Marrakech, Essaouria, Ouarzazate, M’hamid, Agadir, Tiznit, Guelmin. Di questo viaggio resta una serie di rullini da trentasei fotogrammi e in una scatola il progetto di un libro mai pubblicato insieme a un foglietto che lo organizza: “Ordine e contenuto degli argomenti”.   Alto Atlante, 1971.   Vi sono indicati in quattro sezioni i capitoli e la distribuzione delle immagine scattate. Basilico non era in quel momento un fotografo, eppure era già un fotografo. Non di semplice immagini, ma di libri. Il progetto è lì a...

Poster movement / Seneca e la cartellonistica pubblicitaria

Che il Poster movement – secondo la felice definizione data da Rober Koch nel novembre del 1957 sulla Gazette des Beaux-Arts – sia figlio della pittura è un dato ormai acclarato. Nato in Francia nel penultimo decennio del XIX secolo, conobbe da subito un rapito sviluppo in tutta Europa. In Italia, però, la sua diffusione fu più tardiva e raggiunse l’acme nel primo scorcio del Novecento, grazie all’opera di straordinari artisti, quali Achille Beltrame, Umberto Boccioni, Leonetto Cappiello, Plinio Codognato, Fortunato Depero, Marcello Dudovich, Alberto Martini, Leopoldo Metlicovitz, Guido Marussig, Marcello Nizzoli, Plinio Nomellini, Severo Pozzati (Sepo), Federico Seneca, Aleardo Terzi e molti altri ancora.   Se il suo primo debito culturale il Poster movement lo pagò all’Art Nouveau, sarà poi grazie alle ricerche fauviste che metterà a punto quel suo linguaggio particolare, fatto di colori piatti e di silhouette nere, che lo ha reso famoso. Questa scelta estetica fu in parte anche dettata dal ricorso a una nuova tecnica di stampa, la cromolitografia, un’evoluzione policroma della litografia, che consisteva nel tracciare sulle pietre litografiche forti contorni con la matita...