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Arte

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Venezia, Casa dei Tre Oci. 26 Agosto 2016 - 8 Gennaio 2017 / Scianna. Il ghetto di Venezia

Come poteva fotografare il Ghetto di Venezia l’autore di quel libro fondativo che è stato negli anni Sessanta Feste religiose in Sicilia? Ricorrendo alla forma teatrale. Questo libro di Ferdinando Scianna è costruito così. Va dal giorno alla notte, in un susseguirsi di scene e di spazi; anche là dove lo scatto comprende figure singole, c’è sempre il gran teatro del mondo. In questo caso va in scena il mondo ebraico sul palcoscenico del campiello veneziano, in quel luogo che è stato prigione, rifugio, casa e vita per la comunità ebraica lungo cinque secoli. Non si è preoccupato troppo della Storia Scianna, o almeno non l’ha eretta a strumento di comprensione, anche se c’è sempre – qui nella forma della stele, della memoria di pietra e metallo, una simmetrica all’altra.   Ha preferito guardare quello che accade su quell’assito di pietra che sono i campielli e le case, le facciate degli edifici come quinte ad aprire e a chiudere, a punteggiare la scenografia, sempre per ricordare allo spettatore che questo è lo spazio dove si è mosso anche il fotografo, stando un passo indietro, per non interferire con la commedia che vi si recita da tempo immemorabile: gli attori cambiano, ma...

Dagli anni ’30 a oggi / Il paesaggio italiano al cinema

Per ricostruire le trasformazioni del nostro paesaggio il cinema è uno strumento formidabile fino ad ora poco utilizzato. Ho preso in considerazione il cinema italiano dagli anni ’30 a oggi, conoscendo troppo poco il cinema muto che, secondo una vecchia classificazione, si divide tra gli eredi di Lumière, il cinema documentario, e di Méliès, il cinema fantastico, di invenzione. E in particolare mi riferisco al cinema di finzione, non al documentario, per la ragione principale che è uno specchio inconsapevole, quindi tanto più ricco di segni che entrano nell’inquadratura, della nostra società. Dal Romanticismo, quando cioè l’idea attuale di paesaggio arriva nella nostra Penisola, fino ai primi del Novecento, gli italiani hanno guardato al nostro paesaggio attraverso la storia dell’arte. Da Giotto fino alle piazze di De Chirico e alle periferie di Sironi, è stata la pittura a insegnarci a guardare le trasformazioni del nostro territorio. A un certo punto del Novecento il cinema sostituisce la pittura, anche perché questa vira verso l'astratto, seppur, come ha fatto qualcuno, accostare un taglio di Fontana a una foto aerea dell'Autosole che attraversa la pianura padana è certamente...

Jazzi. Secondo natura / Stelle

  Jazzi è un programma di valorizzazione del patrimonio ambientale dell'area di Licusati (Camerota) a ovest dell pendici del Monte Bulgheria nel Parco Nazionale del Cilento e dell Vallo di Diano, per abitare la relazione con la natura. Il concorso termina l'11 ottobre.   La serie dei testi Secondo Natura vuole evidenziare il medesimo ritorno alle esperienze sensoriali riferendosi a quegli elementi che incontriamo ogni giorno nel mondo intorno a noi: acqua, vento, onde, nuvole, sabbia, polvere, pietre, stelle, eccetera. Un viaggio sensibile e intellegibile che auspichiamo, sulla scorta degli antichi poeti e filosofi, sia davvero secondo natura.   Guardare le stelle è un’attività che sembra piacere a tutti, in particolare ai poeti e agli scrittori. Gli artisti, musicisti compresi, sono attratti dal cielo stellato. Tra i tanti possibili accompagnatori in questa visita al cielo sopra di noi – come viatico al senso morale dentro di noi, per citare l’intramontabile Immanuel Kant –, ci possiamo rivolgere al signor Palomar. Tra le molte attività visive del personaggio di Italo Calvino c’è anche l’osservazione del cielo.  Di giorno fissa la Luna, che gli appare...

Il nuovo romanzo della scrittrice messicana / Guadalupe Nettel: Quando finisce l’inverno

Guadalupe Nettel è una scrittrice dell’anomalia. Se è vero, se cioè una definizione può mai riassumere un autore, lo è alla stessa maniera in cui lo è per quello che potrebbe essere considerato il suo lontano maestro, ovvero Julio Cortázar: nel mondo c’è qualcosa che non quadra, ed è proprio lì che comincia il racconto. Si potrebbe parlare di genere, e di genere fantastico, in particolare, ma sarebbe un modo per mettersi al sicuro: da un lato la realtà diurna, e dall’altra un ghigno sinistro, notturno, che mette in allarme. Basterebbe metterebbe la notte tra parentesi, per vivere bene. Ma quello che l’autore di Cronopios y Famas e di Rayuela ci ha insegnato una volta per tutte è che il ghigno non solo non si presenta dopo il tramonto, ma sta tutto il giorno dentro le cose, si annida negli oggetti, nei corpi. È l’anomalia che si presenta nella forma di una crepa. La partita, dal punto di vista della letteratura, si gioca tutta lì: ignorare la crepa, fare i conti senza l’oste, e giocarsela con il mondo statisitico, oppure tenerla dentro il racconto, lasciare che quella crepa ci guardi. Oltre quella crepa, c’è un vento inquietante che soffia: la morte. Il punto non è tanto guardare...

Quarta puntata / La poesia di Seamus Heaney

In occasione dell'uscita del Meridiano Mondadori Seamus Heaney. Poesie (1966-2013), a cura di Marco Sonzogni, pubblichiamo l'ultimo momento (qui il primo, qui il secondo e qui il terzo) della nostra antologia curata da Marco Sonzogni.    Persico da Electric Light (Luce elettrica, 2001):      Persici sul loro trespolo d’acqua appeso nel limpido fiume Bann accanto alla riva d’argilla nella screziatura d’ontano e nel flusso,    persici, che chiamavamo grunts, piccoli grumi di piena, tozzi e pronti. li vidi e li vedo nel corpo glorificato del fiume   che si può attraversare, ma loro tengono solidi il passo sotto il tetto-acqua, sopra il fondale, in dormiveglia,   tracannando la corrente, di contro a quella, tutti muscoli e scioltezza nella terra di pinna del persico, terra di palude dell’ontano, sull’aria   che è acqua, sui tappeti del fluente Bann, in sospeso nel tutto scorre e nell’andare saldo del mondo.   Traduzione di Luca Guerneri.   Perch in inglese è sia il nome del pesce (Perca fluviatilis) sia il trespolo su cui sta appollaiato un uccello. Heaney ritrae i persici nel loro caratteristico aspetto...

Astolfo e l'esperienza / Orlando furioso: il poema della coscienza

L’affermarsi del romanzo moderno come forma narrativa egemone ha radicalizzato la tendenziale identificazione tra narrazione e intreccio: le diverse declinazioni del romanzo, infatti, da quelle psicologiche a quelle indiziarie, avrebbero in comune un’idea della narrazione come movimento vettoriale di un soggetto, e di una situazione, attraverso il tempo. Le teorie narrative più recenti, al contrario, attente alle implicazioni cognitive ed esperienziali dei racconti, si interrogano sulla narrazione come trasformazione conoscitiva. Non basta il verificarsi di un avvenimento per dare senso a una storia, serve il prodursi di un evento che determini un aumento di conoscenza sul mondo. Il requisito per definire un enunciato narrativo non è tanto la sua transitività, quanto la sua densità cognitiva. Ciò che distingue una storia da un’inerte giustapposizione di fatti è la sua capacità di rappresentare una qualità dell’esperienza, di incorporare i qualia dell’esistenza, i suoi tratti fondamentali, le strutture primarie dell’emozione.    Concepita come espansione e stilizzazione di un nucleo fondamentale di senso, la narrazione sembra aderire ai processi profondi di emersione...

Oggi Peter Sloterdijk al Festival Filosofia / Il dio visibile

Manfred Osten: Attualmente sembra incombere una catastrofe riconducibile innanzitutto all’incontro tra la cupidigia e il denaro. Pare in ciò che lo spirito sia andato smarrito e ritengo sia necessario chiedersi se siano inevitabilmente da accettare le tendenze che oggigiorno si possono osservare nell’economia dei mercati finanziari o se sia meglio rivolgersi a Karl Valentin, secondo il quale, in realtà, tutti gli uomini sono buoni mentre solo la gente è cattiva. La domanda, quindi, è se vale ancora quello che dicono i vangeli, ossia che lo spirito soffia dove vuole e non dove vuole il denaro.  Signor Sloterdijk, sul settimanale Die Zeit lei ha accennato al fatto che sarebbe possibile uscire dall’attuale crisi provocata dal denaro e dalla cupidigia se riuscissimo a togliere di mezzo il folle sistema politico-finanziario che da circa vent’anni ci è stato imposto dall’ignoranza e dalle buone intenzioni dei politici. In che modo, allora, potremmo uscire da questo «folle sistema»?   Peter Sloterdijk: Se volessimo ricostruire le motivazioni per cui i politici europei dell’epoca hanno sviluppato l’euro, le ragioni per cui hanno infilato di nascosto i greci – reputando la...

Umberto Eco maestro / Dialogo tra Eco e Narciso

La notizia della morte di Umberto Eco, avvenuta venerdì 19 febbraio, rimbalzò l’indomani su tutti i giornali, ma il livido lo sentii nei giorni successivi. Una settimana dopo annotavo nel mio diario che era “importante e forse urgente” per me scrivere sul mio lutto per Eco. Come se nell’ampiezza di riverberi che la sua morte aveva prodotto oltre la sfera più intima, un’onda, un raggio o un eco mi avesse personalmente investito. Volevo capire (è lo scopo di queste pagine) perché la sua scomparsa mi avesse così stordito. Umberto Eco è stato uno dei miei professori a Bologna, ma non ero uno studente fedele. Ci davamo del tu ma non eravamo intimi, ed era più facile che ci incontrassimo a Place Saint-Sulpice che sotto le due Torri o a Milano. Ci sentivamo più spesso nel periodo in cui scrivevo su l’Unità diretta da Furio Colombo, e fui sorpreso e gratificato quando sostenne un mio libro allo Strega. Provavo per lui una disincantata ammirazione, ma anche una distanza critica, quasi una lieve, ricercata conflittualità (non credo nemmeno se ne sia mai accorto), una diversità che si manifestò la prima e unica volta pubblicamente in forma di diatriba narratologica: avevo ventun anni e...

Classici in prima lettura / Il carteggio Aspern

Abbiamo affidato ai nostri autori la lettura di un classico che non conoscevano, da leggere come se fosse fresco di stampa.   Un classico mai letto. Ci pensi un po’, fai qualche conto, e scopri che sono più quelli che potrai ancora scoprire di quelli che hai già percorso, amato, rifiutato. Ne scegli uno. Ci ragioni su per una settimana, senza toccarlo. Poi capisci che se non lo avevi affrontato qualche motivo c’era. Stessa cosa per un altro. Cosa scriverò? È giunto finalmente il momento di Guerra e pace? No, troppo lungo per i nostri tempi veloci: aspettare la pensione.  Poi, per caso, stai leggendo un racconto su un luogo che ami, che ti rimane misterioso, in parte estraneo, dove hai vissuto per lavoro per qualche periodo e non sei riuscito a trovare la chiave del labirinto. Insomma Venezia, città fluida, liquida, contemporanea perciò e, naturalmente, antica, antichissima, spiattellata ogni giorno a migliaia di turisti e inaccessibile. Stai leggendo il Ritratto veneziano di Gustaw Herling (appassionante, ma non un classico; troppo moderno, con quelle calli e quei campi toccati dal conflitto mondiale finito nel 1945, quella storia di orrori, di amori, di falsari, di...

Il teatro nasce in Valsamoggia / Le Ariette, l'amore e i “territori da cucire”

La bazzanese è una strada provinciale nella pianura emiliana antropizzata. Si parte da Bologna in direzione Valsamoggia e si prosegue sino al modenese, toccando Vignola e Maranello. Ai lati della strada gradualmente spuntano capannoni industriali, vetrerie, bar gestiti da cinesi, hamburgherie colorate di neon, gommisti, palazzi dall'intonaco scrostato, concessionari d'automobili, cantine sociali, pizzerie, negozi di ingrosso, supermercati. La Valsamoggia inizia a Crespellano, borgo alle porte di Bologna aggregato attorno alla provinciale e alla ferrovia suburbana, scelto dalla multinazionale Philip Morris come sede di uno stabilimento per sigarette “che non bruciano”, il futuro del tabacco, dicono, con seicento posti di lavoro promessi e l'apertura di uno svincolo autostradale. Procedendo verso Modena sul lato sinistro compaiono i primi campi coltivati, giallo intenso del grano di fine estate, balle e ballette ordinate, verdi filari di viti e svolte che promettono agriturismi e caseifici.   Bazzanese.   Giriamo verso Monteveglio, zona di Pignoletto dei colli bolognesi e di capitani di industrie di sistemi elettronici per la sicurezza domestica, paese in cui si ritirò...

Utopie realizzate / Eileen Gray e La Maison en bord de mer

C’è un film del 2015 che ha come protagonista una casa. Si intitola: “The Price of Desire”, opera della regista irlandese Mary McGuckian. Racconta la storia della E-1027 (leggasi: E dieci due sette), la Maison en bord de mer, sita a Roquebrune-Cap-Martin in Costa Azzurra, insieme a quella della sua progettista, Eileen Gray (1878-1976), lei pure irlandese, che l’ha realizzata tra il 1926 e il 1930.   E-1027  è  un acronimo alfanumerico corrispondente al nome della Gray, associato a quello di Jean Badovici (1893- 1956), suo compagno lavoro e di vita in quel periodo, un architetto di origine rumena, che dirigeva “L’Architecture  vivante”, una delle riviste di architettura più importanti del tempo. E, infatti, sta per Eileen; mentre 10 indica la decima lettera dell’alfabeto, iniziale di Jean; 2 /B è l’iniziale di Badovici e infine 7 corrisponde alla G, prima lettera del cognome Gray.    In alto: la E-1027 vista dal mare; il balcone del lato sud aperto sul salone; veduta della E-1027 dopo i recenti restauri; copertina del portfolio della E-1027 pubblicato sul numero 2/1929 de “L’Architecture vivante”, edizioni Albert Morancé, Parigi (ripubblicato nel...

Milano, Palazzo Reale / A Emilio Isgrò affinché mi cancelli

Isgrò Palazzo Reale Caveau delle Gallerie d'Italia Casa del Manzoni Milano, fino al 25 settembre 2016   Così dedicato, l'amico Buzzati inviava a Emilio il suo Poema a fumetti. Milano, città amatissima da entrambi, omaggia Emilio Isgrò (1937) con una grande mostra antologica di opere storiche e inedite, che si snoda in tre sedi, a ripercorrere la sua lunga carriera di artista polivalente, precursore del concettuale, pittore, scultore, scrittore, poeta, drammaturgo e regista; un artista in senso classico, poliedrico, versatile, colto, sperimentatore infaticabile, impegnato. Un autocurriculum introduce il Sedicesimo d'accompagnamento e guida alle sale. Curata da Marco Bazzini, la mostra a Palazzo Reale presenta un corpus di oltre 200 opere, organizzate tematicamente intorno ai principali nodi dell'elaborazione teorica e artistica del maestro siciliano.   A Isgrò, la cui principale attività era, però, quella di editor e giornalista, fu riconosciuto il merito di aver lavorato, fin dagli anni '60, su un linguaggio artistico del tutto originale, che potesse riconciliare la parola scritta e l'immagine figurativa pittorica da un sostanziale conflitto che ha attraversato tutto il...

Un libro su architetture e abitare / Luca Molinari. Le case che siamo

“Abito da sempre (con involontarie interruzioni) nella casa in cui sono nato”. Così inizia un articolo pubblicato in una rivista di architettura nei primi anni Ottanta da Primo Levi in La mia casa e racconta com’è fatta la sua abitazione torinese, stanza dopo stanza. Lo scrittore si paragona a una patella che, dopo aver nuotato liberamente allo stato larvale, si fissa a uno scoglio e secerne il guscio, e non si muove più da lì nel corso della sua vita. Al contrario Jean Genet, il commediografo e scrittore francese, ha abitato gran parte della sua esistenza in stanze d’albergo, dove è anche morto nell’aprile del 1986; vita raminga di un “senza radici”, che ha come propria abitazione solo la parola e la scrittura. Due atteggiamenti opposti, e forse anche complementari, che corrispondono a due delle varie immagini di casa che lo studioso di architettura, docente universitario, saggista e critico, Luca Molinari racconta nel suo Le case che siamo (Nottetempo, pp. 94, € 10). La casa come identità stanziale e la casa “senza radici”.   La prima è l’abitazione come habitus, quale è stata concepita negli ultimi due secoli, fondata sulla solidità e l’utilità, casa di mattoni, come...

Gli Incontri Internazionali d'Arte a Roma, 1970–1981 / Dalla sperimentazione alla crisi

Un nuovo ebook, di Luigia Lonardelli, viene ad arricchire la collana supernovae della libreria di doppiozero: Dalla sperimentazione alla crisi, saggio che narra la vicenda degli Incontri Internazionali d’Arte, un’associazione nata a Roma nel 1970 dall’incontro fra la mecenate Graziella Lonardi Buontempo e il critico Achille Bonito Oliva che ha trasformato le modalità di produzione e presentazione della ricerca artistica in Italia.   Il racconto si basa su un’approfondita ricerca nell’archivio degli Incontri oggi conservato presso il MAXXI di Roma, e incrocia le biografie dei protagonisti con le vicende dell’associazione, sullo sfondo di un panorama artistico profondamente mutato dopo il 1968. Attraverso documenti d’archivio, corrispondenze, fotografie, il volume ricostruisce così il passaggio dalla “sperimentazione” al Museo, in una parabola che dal felice spontaneismo della mostra Amore mio a Montepulciano nel 1970 giunge a una rassegna ormai “storica” come Identité italienne. L’art en Italie depuis 1959, promossa dall’associazione negli spazi del Centre Pompidou a Parigi nel 1981.   Luigia Lonardelli (Bari, 1982) è dottore di ricerca in Storia dell’arte...

Come sull’orlo del mare un volto di sabbia / A cinquant’anni da Le parole e le cose di Foucault

Pubblicato nel 1966, con l’editore Gallimard di Parigi, Les mots et les choses. Une archéologie des sciences humaines (Le parole e le cose. Un’archeologia delle scienze umane) di Michel Foucault non è solo l’opera che canonizza definitivamente un nuovo maître à penser sulla scena intellettuale francese, ma anche l’evento editoriale di quell’anno. Anno nel quale lo strutturalismo tocca il suo apogeo e assume i contorni di un vero diluvio che inesorabilmente travolge e fa invecchiare agli occhi delle nuove generazioni, in particolare, le stelle del firmamento filosofico del secondo dopoguerra, come Sartre o Merleau-Ponty, padri nobili in Francia della fenomenologia, dell’esistenzialismo e dell’engagement civile e politico. Contraddistinto da uno stile virtuosistico e avvolgente, si può dire, alla stregua di quelli che lo procedono e che lo seguiranno, un libro “scritto con la spada, con la lama, da un samurai secco come selce, il cui sangue freddo e orgoglio erano senza limiti”, per riprendere le parole dell’amico personale e storico dell’Antichità Paul Veyne (P. Veyne, Foucault. Il pensiero e l’uomo, Garzanti 2010. Le Monde lo saluta come “un’opera impressionante”, sebbene non di...

Fine lines. Vladimir Nabokov’Scientific Art / Le farfalle di Nabokov

“Fine lines” significa linee sottili, ma anche belle: si allude in questa raccolta alla grafica raffinata dei disegni che Nabokov ha dedicato alle farfalle. L’autore di Lolita, Pale Fire, Ada – scrittore, poeta, drammaturgo – era anche un entomologo appassionato. Nato a San Pietroburgo, dopo la rivoluzione lascia la Russia per la Gran Bretagna, la Germania, la Francia. Quando nel 1940 si trasferisce negli Stati Uniti è un romanziere dallo stile ibrido, sospeso tra la letteratura russa e la narrativa europea, ma la sua lingua è ormai l’inglese. All’università di Harvard riorganizza la collezione di farfalle; in particolare si interessa alla famiglia dei Licenidi, al gruppo chiamato comunemente Blues per il celeste pallido delle ali. Posate sull’erba ad ali chiuse sono mimetiche, ali dai colori spenti punteggiate di macchioline, come si vede nella copertina del volume, ma quando si alzano in volo mostrano l’azzurro della pagina interna delle ali, più acceso nei maschi, un richiamo sessuale.   In copertina, la pagina esterna delle due ali di una farfalla Licenide. Quando la farfalla si posa, ad ali chiuse i colori sono spenti, ravvivati da piccole macchie nere, bianche e...

I marziani di Orson Welles

Esce oggi presso l’editore FrancoAngeli il volume di Orson Welles È tutto vero. Marziani, astronavi e beffe mediatiche. Pubblicato in occasione dei cent’anni dalla nascita dell’autore, contiene il testo di Invasione da Marte, la trasmissione radiofonica che è stata la più importante beffa mediatica e ha fatto credere a molti americani la sera del 30 ottobre 1938 che fosse in atto un’invasione della Terra da parte dei marziani. Pubblichiamo un’anticipazione dalla postfazione di Vanni Codeluppi, che ha curato il volume.   L’invasione dei marziani che è stata raccontata alla radio da Orson Welles e dai suoi attori viene generalmente considerata uno dei casi più importanti di tutta la storia dei media. Le cosiddette «beffe mediatiche» realizzate nella storia dei mezzi di comunicazione sono infatti numerose, ma probabilmente nessuna ha ottenuto un risultato paragonabile in termini di attenzione sociale a quello che è stato in grado di raggiungere il radiodramma di Welles. Anche perché questa è stata la prima e dunque, in quanto tale, anche la più inaspettata. In seguito all’ascolto della trasmissione, molte persone sono state prese dal panico e hanno fatto di tutto: sono corse a...

Jazzi. Secondo natura / Polvere

  Jazzi è un programma di valorizzazione del patrimonio ambientale dell'area di Licusati (Camerota) a ovest dell pendici del Monte Bulgheria nel Parco Nazionale del Cilento e dell Vallo di Diano, per abitare la relazione con la natura.    La serie dei testi Secondo Natura vuole evidenziare il medesimo ritorno alle esperienze sensoriali riferendosi a quegli elementi che incontriamo ogni giorno nel mondo intorno a noi: acqua, vento, onde, nuvole, sabbia, polvere, pietre, stelle, eccetera. Un viaggio sensibile e intellegibile che auspichiamo, sulla scorta degli antichi poeti e filosofi, sia davvero secondo natura.   Katharina Grosse_Rockaway! 2016   Nei mesi estivi, quando piove poco, la polvere sembra moltiplicarsi sulle strade non asfaltate, e lungo i sentieri. C’è polvere in spiaggia, sollevata dal vento. Eppure non ci dà così fastidio come in città, dove un minimo strato di polvere in casa la rende subito sporca. Siamo abituati a considerare per tutto l’anno la polvere come un rumore di fondo, del quale occorre liberarsi al più presto, così scrive nelle prime pagine del suo saggio, L’eminenza grigia. Autobiografia della polvere (Quodlibet), Fabio...

La mia pubblicità / René Magritte ha fatto spot

È in uscita presso l’editore FrancoAngeli il volume di Emanuele Pirella La mia pubblicità, prima raccolta degli articoli scritti dal più importante pubblicitario italiano. Anticipiamo dal volume, curato da Vanni Codeluppi, un articolo su René Magritte.       Aggirarsi per le sale di una galleria o di un museo, tra le tavole di René Magritte, dà la sensazione di trovarsi altrove. Non tra i quadri di un’esposizione, sembra di essere, ma in una grande libreria. L’intera tavolozza dei colori di Magritte, quei malva, quei verdi acidi, quelle inarrivabili combinazioni di lilla sembrano la collezione autunno-inverno delle ultime sfilate di novità presentate dalle edizioni Adelphi. Ma, ancora più curiosamente, a guardare i dipinti, vengono subito alla mente più i nomi di tanti scrittori che non quello del pittore belga. Cosa ci fanno qui le copertine dell’Arte della fuga e dell’Isola volante di Giuseppe Pontiggia? E perché quelle illustrazioni si fanno chiamare La battaglia delle Argonne e Il vaso di Pandora? Girando lo sguardo, si percorre la storia della letteratura del Novecento. L’ultimo Calvino assorbe, annulla totalmente Il castello dei Pirenei. E così Elias Canetti...

This is about you / Ketty La Rocca. Nuovi Studi

Io non farò mai vedere l’operaia con il fazzoletto legato in testa, perché io non l’ho mai vista o se la vado a vedere la vado a vedere come una scoperta, mi ci vogliono vent’anni prima di arrivare a maturare la situazione. Bisogna essere sinceri sennò non si fa dell’arte.   Così dice, nel 1974 l’artista Ketty La Rocca all’amica Verita Monselles nel corso di una conversazione. Vicine entrambe all’arte femminista, le due artiste lavorano a Firenze; Monselles, da poco giunta in Italia dall’Argentina, realizza tableaux fotografici attraverso cui riflette sulla condizione della donna e le convenzioni sociali che la riguardano; La Rocca, pure interessata ai medesimi temi, usa la fotografia anzitutto per indagare la relazione tra linguaggio visivo e verbale. Il suo è un lavoro complesso e sfaccettato che punta a superare gli stereotipi linguistici e pone al centro del fare arte la questione, beninteso problematica, della “sincerità”: l’artista deve parlare di ciò che conosce, non fingere, non farsi condizionare dalle categorie, siano esse sociali, politiche o linguistiche.  Consapevole del pericolo di autoisolamento che il suo atteggiamento porta con sé, La Rocca ribadisce...

Dialettica e storia di un'idea filosofica / La questione della bellezza

Ha ancora senso parlare di bellezza in quanto idea filosofica? O il ‘secolo breve’ e ora quello appena iniziato hanno dato a questa nobile invenzione dello spirito una definitiva sepoltura ritenendola un esercizio della memoria nostalgica più che una chiave di lettura del contemporaneo?  Si sarebbe inclini a pensare che la stessa questione della bellezza, ossia l’interrogarsi sul suo fondamento, se essa sia cioè espressione di una realtà o verità che trascende il perimetro dell’umano oppure un mero fenomeno soggetto alla decadenza, rappresenti un problema che appartiene a una stagione ormai passata della ricerca filosofica. E in particolare dell’estetica: il bello, già a partire dal circolo romantico di Jena, ha cessato di essere la categoria centrale dell’arte e, al più tardi con le avanguardie del Novecento, con la svolta modernista e l’avvento della musica dodecafonica, chi parla di bellezza e della sua rappresentazione appare più un Don Chisciotte che un esegeta del suo tempo.   Eppure il discorso pubblico, l’opinio communis, giornali e media assegnano alla bellezza una centralità evidente: di bellezza non si è mai parlato tanto come da quando entertainment e...

Essere donna artista in Africa / Le voci in/visibili delle donne

English Version   Cosa trattiene oggi le donne dall’esercitare il proprio potere? È possibile identificare i fattori che impediscono o ostacolano la piena partecipazione delle donne alla vita pubblica? Per quanto gli elementi in questione possano essere molteplici o complessi, si avverte l’urgenza di riappropriarsi degli spazi, di guardare alla propria storia in maniera diversa, di aprire nuove dimensioni. Abbiamo chiesto a undici donne fenomenali – intrepide docenti universitarie, artiste, scrittrici e curatrici – di contribuire alla serie di testimonianze in sei parti dal titolo In/Visible Voices of Women. Attraverso una variegata raccolta di pensieri e opinioni, emergono alcune delle questioni più urgenti che riguardano le donne in generale, la loro condizione di invisibilità e la necessità di divenire visibili.   Quali sono oggi le questioni più urgenti che riguardano le donne, in particolare coloro che operano in ambito artistico?   Jessica Horn   La totalità dei problemi che riguardano le donne africane è riconducibile a un’unica questione, quella del potere patriarcale: ovvero, l’ordinamento della nostra vita e del nostro mondo secondo gli interessi...

In/Visible Voices of Women

Italian Version   What is holding back the agency of women today? Can we name the forces erasing or hampering women’s full participation in public life. However complex or varied the issues at hand may be, there is an urgency to reclaim spaces, address our histories differently, and open up dimensions. We asked 11 phenomenal women – intrepid academics, artists, writers, and curators – to join us for the 6-part Commentary Series of the ‘In/Visible Voices of Women’ project. By fleshing out a diverse terrain of thoughts and opinions, they name some of the most pressing concerns faced by women at large, and the states of being invisible, and becoming visible come to light.   What are the most pressing issues facing women, and women practitioners today?   Jessica Horn    All issues that African women face come down to the same question of patriarchal power – put simply, the ordering of our lives and worlds in the collective interests of men. It is no surprise then that women creatives tend to get paid less than men, have less access to opportunities and can still be treated as if their technical skill is lesser. We have and will continue to challenge that –...

Casa d'artista / Il mistero di Lord Leighton

È curioso come le abitazioni a volte riflettano in modi misteriosi la personalità di chi le ha abitate: la casa del pittore Frederic Leighton (1830-1896) a pochi passi da Holland Park è estetizzante e misteriosa come il suo padrone, un uomo che in vita è stato abbastanza importante da essere stato proclamato baronetto a Windsor e successivamente seppellito a Saint Paul con l'approvazione della Regina Vittoria e che ha lasciato così poco di personale dietro di sé – niente lettere, niente diari, poche testimonianze delle persone che lo conoscevano – che della sua vita privata si sa pochissimo. Sappiamo che non si è mai sposato e che ha avuto una lunga relazione con la modella Dorothy Dee, ma di questa relazione non rimane traccia: il figlio che forse i due hanno avuto insieme non è mai stato riconosciuto dal pittore. Altri dicono che Leighton fosse omosessuale, e che nell'ampio studio al primo piano della casa, dove ora si trovano i suoi quadri e un pianoforte, si tenessero riunioni di soli uomini. Ma i muri sono silenziosi, e niente, a centoventi anni di distanza dalla sua morte, prova o smentisce queste voci.   Curiosamente i curatori del museo che ora...