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Arte

(847 risultati)

Sapere, fare e saper fareVerso la modernità / Sapere, fare e saper fare: Guido Marangoni

Tra gli antesignani del nostro design nazionale va annoverato anche il critico d'arte e giornalista Guido Marangoni (1872-1941), conservatore del Castello Sforzesco, socio onorario delle Accademie di Brera e di Venezia, sovrintendente dei musei Civici di Milano, deputato socialista alla Camera in tre legislature, dal 1909 al 1921, che nel 1928 fondò e diresse le riviste “Pagine d’Arte” e “La Casa bella”, la cui testata nel 1933 muterà in “Casabella”, per volontà di Giuseppe Pagano Pogatschnig, suo nuovo direttore. Il Marangoni, infatti, dopo aver dato vita, nel 1919, a Milano, nella sede dell’Umanitaria, alla I Esposizione Regionale Lombarda di Arte Decorativa (allora il design si chiamava ancora così, dal termine francese décorer, traducibile con: concernente l'arredo), nel 1923 promuoverà l’istituzione delle Biennali di Arte Decorativa che hanno dato impulso a questa disciplina permettendole di svilupparsi e di arricchirsi nel confronto internazionale. Delle prime tre edizioni, tenutesi nella Villa Reale di Monza, appena ceduta dai Savoia al demanio statale, sarà anche il perspicace direttore artistico.   Giovanni Guerrini, Manifesti della Prima e della Seconda Biennale...

Il giardino dei Finzi-Contini

“Da molti anni desideravo scrivere dei Finzi-Contini – di Micòl e di Alberto, del professor Ermanno e della signora Olga”.  Vorrei cominciare questa cosa correggendo il famoso incipit de Il Giardino dei Finzi-Contini: Da molti anni desideravo leggere dei Finzi-Contini, eccetera eccetera. Ma per una ragione strampalata fino al mese scorso non lo avevo ancora fatto. Proverò quindi a dare una spiegazione del perché ho lasciato andare via la giovinezza e parte della maturità senza cimentarmi con le pagine di uno dei romanzi più celebri del dopoguerra italiano, iniziando col dire che il motivo principale riguarda i capelli di Fabio Testi.  Che c’entrano i capelli di Fabio Testi, direte? Fabio Testi è uno degli interpreti del film diretto da Vittoria De Sica tratto dal romanzo di Bassani. Testi nel film fa la parte di Giampiero Malnate, un giovane comunista di origini milanesi dai convincimenti politici piuttosto infiammati, che nella storia d’amore tra il protagonista e la bella Micòl ricopre un ruolo determinante.   Adesso io ho una visione dei comunisti di un certo tipo, sono cresciuto diciamo in un’epoca in cui certe convinzioni venivano espresse anche attraverso l’...

Piccola storia di un teatro anticonformista

Nel cuore dell’immensa Mosca, non lontano dalla stazione Kurskaja e dallo Zemljanoj Val, una delle vie più trafficate della città, si nasconde all’interno di un piccolo condominio il Teatr.doc. Una sede di questo tipo potrebbe far pensare a una piccola scena sperduta nel grigio e nello smog della città; in realtà, il Doc è stato nel presente secolo uno dei teatri più in vista a livello mediatico in tutta la Russia, con una propria estetica ben definita e una costante produzione di nuovi drammi.   Il Teatr.doc è infatti il principale promotore del “teatro di documentazione” russo, corrente sviluppatasi col volgere del nuovo millennio come fenomeno di importazione, dopo una serie di seminari in Russia del Royal Court Theatre britannico. I drammaturghi e registi russi furono infatti affascinati dal modo di scrivere pièces dei colleghi anglosassoni, i quali partivano da documenti reali riguardanti persone comuni. Da queste masterclass i registi Elena Gremina e Michail Ugarov trassero ispirazione per creare il Teatr.doc, che nacque nel 2002 e diede ben presto origine ad altri seminari e festival (come il Ljubimovka) che contribuirono ulteriormente a diffondere il non-fiction...

Genealogia delle emozioni / Inquietudine

L'inquietudine è la condizione nella quale avvertiamo un senso di dis-orientamento, che ci mette in guardia sullo stato di stabilità, o instabilità, del nostro disagio, e ci fa andare alla ricerca di un nuovo orientamento. Cifra fondamentale del disorientamento è proprio l'inquietudine. È proprio quando si è disorientati che inizia la riflessione sulle decisioni da prendere nella vita. Nuove situazioni, nuovi problemi e nuove irritazioni mantengono l'orientamento in un'inquietudine costante. Per questo l'inquietudine è l'atmosfera di base dell'orientamento. Se le situazioni non sono né prevedibili né calcolabili o verificabili, domina l'inquietudine intorno alla domanda se ci si è orientati correttamente prendendo decisioni giuste; l'inquietudine può trasformarsi in paura di non aver preso la decisione opportuna. E la paura può degenerare, in casi estremi, in disperazione se il dubbio nei confronti delle proprie possibilità d'azione paralizza l'azione stessa. Infine, la disperazione può portare alla depressione o percezione della sconfitta e senso di impotenza. Se invece l'orientamento riesce e la direzione presa conduce a una soluzione soddisfacente, segno e misura del riuscito...

Fino all’11 settembre 2016 a Milano / William Klein: il mondo a modo suo

Cosa accade nelle fotografie di Willam Klein?  Accade tutto si potrebbe dire. Accade il tempo.  Quale ci si chiede? Che tempo è? Cosa percepisce lo sguardo dello spettatore di fronte a queste immagini? “Un attimo di tempo che si afferra e tutto vince”, come il poeta Posidippo vede la statua del dio Kairós : “un ragazzo nel fiore della giovinezza proteso come in uno slancio, pronto a balzare”?  È realmente quello che i greci definivano il tempo giusto, adatto, opportuno, conveniente, buono? L’opportunità. L’attimo che balena? “Qualcosa che si dà da vedere e che ci fa vedere”? Il Kairós? Non è nemmeno l’occasione, che il tempo e la fortuna concedono solo a chi sa coglierla.    C’è qualcosa che rimanda a un'epifania: il tempo nelle immagini di Klein è l’indice di un eccesso, ricorda un tempo biblico, l’istante evocato da  S. Paolo nella Lettera ai Galati (Lettera ai Galati 4, 4-5), quando l’apostolo annuncia la “pienezza del tempo”, il momento prima che Cristo venga mandato a riscattare il destino degli uomini, ovvero il tempo stabilito da Dio per portare l’umanità alla sua piena maturità. Un tempo quasi indescrivibile, che nelle immagini di Klein...

Il Festival dei ragazzi che leggono / Un mare di libri

C’è, in Italia, un festival creato dagli adolescenti per gli adolescenti, ed è un festival di lettura vera, prima e dopo gli incontri e fra un incontro e l’altro, nei chiostri, ai tavoli dei bar, nei teatri, nella piazza nel centro storico della località balneare resa sacra da Fellini. Un posto dove i ragazzi, dopo essersi formati durante un preciso tirocinio, ogni anno scelgono i libri e gli scrittori da sottoporre a interviste pubbliche e più intime sui loro lavori e su quelli degli altri. Quanti di voi – di noi – stanno pensando a certi incontri con le domande scritte a penna sui foglietti e lette ad alta voce a nome di altri, con lo sfottò dei compagni in sottofondo, sotto l’occhio vigile degli insegnanti e il commento sincero magari, ma sempre un po’ tirato, al proprio romanzo, se li scordino.   Niente di tutto questo. A Mare di libri – Festival dei ragazzi che leggono i ragazzi ragionano e chiedono e difendono opinioni senza l’ansia dell’elogio né livori di critiche pretestuose, si suddividono il lavoro (quanto ce n’è dietro un festival internazionale lo sa chiunque ne abbia mai sfiorato uno) secondo gusti e capacità di ciascuno, si occupano degli ospiti stranieri e...

Palazzo Reale, Milano / Studio Azzurro. Immagini sensibili

Paolo Rosa se ne è andato da quasi tre anni, e sembra ieri. Ogni volta unica, la fine del mondo, diceva il filosofo. È stato uno dei fondatori, con Fabio Cirifino e Leonardo Sangiorgi, del collettivo di ricerca Studio Azzurro, nel 1982. Questo sì che sembra lontanissimo, una vita fa. Non sono ancora 35 anni, ma se pur non sia più, secondo natura, il medio del cammino, resta un primo, fondamentale, momento di bilancio e ripensamento; ma anche, al contempo, di straordinario vigore e acquisizione di consapevolezza, del un ruolo artistico e sociale che è andato poco a poco definendosi. Pionieri lo sono stati fin da subito, studiatissimi, anche.    I saggi sulla loro lunga attività e i volumi (tra cui il catalogo della mostra) si fatica a contarli, ma nulla può sostituire l'esperienza interattiva che le loro opere, per realizzarsi pienamente, esigono. L'occasione è  adesso: a Palazzo Reale di Milano si celebrano allora questi due momenti, attraverso una Retroprospettiva di Immagini Sensibili. Duplice è anche la modalità di avvicinarsi al loro lavoro. In un primo tempo, i loro ambienti invitano a immergersi completamente in essi. Lì siamo chiamati ad ...

Classici in prima lettura / Le Illusioni perdute

Abbiamo affidato ai nostri autori la lettura di un classico che non conoscevano, da leggere come se fosse fresco di stampa.   Ci sono grandi libri che non si leggono per snobismo, per puntiglio o anche per distrazione; quest'ultimo caso favorito dall'iperproduzione di un autore. Per esempio, letto con voracità nella tarda adolescenza e poi abbandonato perché inesauribile, Balzac, per sazietà, per passare oltre; dimenticato in seguito a favore d'altri autori ritenuti al momento più contemporanei. Oggi ne recupero Le Illusioni perdute.  Madame Louise de Bargeton è una donna in vista di Angoulême: nobile, ancor giovane e molto più colta dei suoi pari. Lucien Chardon de Rubempré è il suo protetto; ragazzo di umile condizione (ma con un titolo da parte di madre che insegue per tutta la vita), bellissimo e poeta. Sembrano fatti apposta per suscitare sussurri e invidie nell’angusta cerchia della buona società di provincia. Alla fine de I due poeti, prima parte del romanzo, la coppia parte nascostamente insieme verso il sogno chiamato Parigi; qui li dovrebbe aspettare una vita elegante, una carriera letteraria per lui e una mondana per entrambi, dentro alla nube luminosa d’un...

A poetic voice of the female cultural practitioners / In/Visible Voices of Women

  Italian Version   Meritocracy within the art world, however idealised, has not yet materialised. The marginalisation of voices such as of women artists is a global reality, and the African context is no exception. The forces excluding women’s voices are complex and varied. Stemming from language-bias to socio-economic inequalities, from cultural stigmas, misogyny, gender-prejudice, centre/periphery dialectics and more. Additionally, at a moment in time where the African continent’s economies are earmarked for poverty eradication and global economic development, the forced invisibility and bias against voices that notwithstanding, are expected to provide their minds, and bodies for the societal good is problematic. Where are women’s voices, and their expression within public life? In 2016, Another Africa launches the ongoing series ‘In/Visible Voices of Women’, conceived by Clelia Coussonnet and Missla Libsekal. It looks to women practitioners, to explore through their poetic voices what is particular to this epoch. Rather than imposing a rubric and aiming to disrupt labels, the series begins with the notion of being ‘in/visible’, and paves the way for these...

La voce poetica delle donne che operano nel mondo della cultura / Le voci in/visibili delle donne

  English Version   Per quanto idealizzata, la meritocrazia nel mondo dell’arte non si è ancora materializzata. L’emarginazione di alcune voci, come quelle delle donne artiste, è una realtà globale e il contesto africano non fa eccezione. I fattori che determinano l’esclusione delle voci delle donne sono molteplici e complessi. Dalle distorsioni insite nel linguaggio alle diseguaglianze economiche, dagli stigmi culturali alla misoginia, dal pregiudizio di genere alle dialettiche centro/periferia e molto altro ancora.   Inoltre, in un momento in cui le economie africane si adoperano per l’eliminazione della povertà e si avviano verso uno sviluppo economico globale, l’invisibilità forzata e il pregiudizio verso le voci che prestano la loro mente e il loro corpo al bene comune sono un elemento problematico. Dove sono le voci delle donne e la loro espressione all’interno della vita pubblica?   Nel 2016 Another Africa ha lanciato la serie “In/Visible Voices of Women”, ideata da Clelia Coussonnet e Missla Libsekal, con l’obiettivo di volgere lo sguardo alle donne che operano nel mondo della cultura ed esplorare – attraverso le loro suggestive voci – ciò che...

Classici in prima lettura / Il deserto dei tartari

Abbiamo affidato ai nostri autori la lettura di un classico che non conoscevano, da leggere come se fosse fresco di stampa.   Il deserto dei tartari è un romanzo di Dino Buzzati pubblicato nel 1940. Racconta la vita di Giovanni Drogo, ufficiale dell'esercito di un paese che, così com'è descritto nel romanzo, somiglia all'Italia della prima metà del Novecento; tuttavia confina con un grande deserto. In fondo a questo deserto si suppone vivano i Tartari. Un deserto onirico, dove i confini rimangono incerti e si dilatano all'infinito.  Lo sfondo integratore del romanzo è la fortezza Bastiani. A differenza dell'agrimensore del Castello, il tenente Drogo raggiunge la fortezza, ci entra, viene arruolato e accolto. Il problema è come uscirne. Buzzati attenua di un grado lo stile di Kafka, Drogo entra nella fortezza, prende servizio e può anche andarsene. Nessuno, in linea di fatto, glielo impedisce. Rispetto al Signor K., Giovanni Drogo è libero; giunge alla Fortezza ha un colloquio immediato con il comandante e chiede il trasferimento, l'impressione di quei luoghi non è buona, vuole partire appena possibile. Ci resterà per la vita, esercitando la libera scelta.   La...

Amicizia / Luigi Ghirri e Gianni Celati

Nel 1981 Luigi Ghirri telefona a Gianni Celati. Ha letto i suoi libri e vuole incontrarlo. Ha anche sentito parlare di lui da amici comuni al Dams di Bologna. Intorno al fotografo modenese si raduna da qualche tempo una generazione di fotografi interessata al nuovo paesaggio italiano. Si propone di rappresentarlo facendo a meno degli stereotipi tradizionali: l’Italia delle cartoline Alinari, quelle “unte di colombi”, come dirà Arturo Carlo Quintavalle. Sono periferie urbane, campagne, luoghi del lavoro, strade, distributori di benzina, case abbandonate, giardini. Celati è contentissimo di questo invito; si entusiasma subito. Seguono lunghe discussioni nella casa di Ghirri, che si protraggono sino a notte fonda. Una sera, poi, il fotografo telefona allo scrittore per chiedere di spiegargli un testo di Wittgenstein, autore che stanno leggendo in quel periodo. Ghirri vuole che Celati partecipi con un suo testo al lavoro fotografico in corso. Diventerà un libro e una mostra: Viaggio in Italia (1984).   Luigi Ghirri, Gianni Celati, 1984-86.   Un capitolo decisivo della storia della fotografia italiana dopo la lunghissima stagione neorealista, almeno come impresa di gruppo,...

Grazia

La parola grazia ha una sconcertante varietà di significati. Le persone religiose parlano di grazia di Dio e rendono grazie ai pasti, sperando di rimanere in uno stato di grazia. Il linguaggio secolare trova graziose e aggraziate ballerine e gazzelle. Le tre Grazie sono antiche divinità che conosciamo dai dipinti rinascimentali, i cui scopi e funzioni sono sorprendenti. In ogni caso sono decorative, mentre meno decorativi sono duchi e arcivescovi, interpellati in inglese come «Vostra Grazia» mentre al sovrano ci si rivolge appellandolo «Vostra Graziosa Maestà». Cerchiamo di rimanere nelle grazie dei nostri superiori o, se necessario, di ingraziarceli. Abbiamo poi crudeltà gratuite, gratificazioni soddisfacenti nonché vive congratulazioni; e persone grate e ingrate, forse perché disgraziate, forse perché non hanno ottenuto la grazia, cioè il condono della pena. La preghiera cristiana invoca la Vergine Maria con l'appellativo di «piena di grazia», la parola chiave dell'annuncio dell'angelo, ma che cosa significa ciò? E alla fine, potremmo legittimamente chiederci, che cosa unisce tutti questi significati così variati di grazia?      Grazia, nobiltà e splendore...

Classici in prima lettura / Memorie dal sottosuolo

Abbiamo affidato ai nostri autori la lettura di un classico che non conoscevano, da leggere come se fosse fresco di stampa.   In un saggio molto bello di Maryanne Wolf, Proust e il calamaro (Vita e Pensiero, 2009), si parla di capacità cognitive, di come il nostro cervello sia mutato nei secoli adattandosi ai vari tipi di scrittura, passando dai caratteri cuneiformi (Sumeri) all’alfabeto (Greci e Fenici); di come siano cambiate, come conseguenza, le nostre capacità di apprendimento. Secondo Wolf leggere un classico a vent’anni non è come leggerlo a quaranta, cinquanta o sessanta, diversa è la capacità di apprendimento e diverso è il nostro bagaglio esperienziale, a cinquant’anni avremo letto molti più libri e vissuto più a lungo; avremo molto probabilmente letto già altri libri dell’autore di quel classico che stiamo per affrontare. Troveremo differenze (per gli stessi motivi) quando leggeremo un romanzo, una seconda volta, a distanza di dieci o vent’anni. Sarà meglio averli letti con la freschezza e la curiosità dei vent’anni o con l’esperienza e maggior conoscenza dei quarant’anni? Wolf è una scienziata ma qui non dà risposta certa, perché risposta non può esserci. Proust...

Maschere / Agamben tra i Pulcinella del Tiepolo

In Pulcinella ovvero Divertimento per li regazzi (nottetempo, 2015) Giorgio Agamben ci accompagna in un viaggio polifonico fra le immagini che Giandomenico Tiepolo ha dedicato alla maschera napoletana, dagli affreschi con i quali aveva decorato la propria villa di Zianigo (oggi conservati, staccati, nel museo del ‘700 veneziano di Ca’ Rezzonico) all’album di 104 tavole intitolato Divertimento per li regazzi, realizzato alla fine del XVIII secolo.   Giandomenico Tiepolo, La partenza di Pulcinella, 1797, affresco. Ca’ Rezzonico, Venezia   Agamben intreccia più regimi discorsivi (filosofico, storico, politico, iconografico, autobiografico) entrando e uscendo dai personaggi che il filo del suo pensiero incontra.   Innanzitutto questo divertimento è una riflessione sul rapporto fra filosofia e commedia, un  rapporto più antico e profondo rispetto a quello con la tragedia: il personaggio comico vive in una sorta di eterna erranza, non ha il destino segnato dalla colpa come l’eroe tragico e proprio per questo la sua forma tipica non è l’azione, ma il lazzo che interrompe il mythos.   Giandomenico Tiepolo, Pulcinella e i saltimbanchi, 1797, affresco. Ca’...

Di codici e labirinti / Nel Labirinto della Masone

Foto aerea del Labirinto della Masone credit Mauro Davoli.    Si arriva dopo chilometri e chilometri di pianura Padana, e di campi color stoppa tagliati dalle lingue grigie delle statali intorno a Fontanellato. Si arriva e ci si trova di fronte una costruzione in muratura, a piccoli blocchi regolari dal colore uniforme, scolpiti dalla luce del pomeriggio. Il tempo non ha ancora lasciato segni, sulle mura, e l’aria di nuovo che si respira all’arrivo al grande portale è quasi straniante. Come stare all’interno del sogno di qualcun altro. Il sogno da cui si finisce per essere sognati, quasi peggio della borgesiana farfalla di Chuang Tzu, è il Labirinto della Masone di Franco Maria Ricci, che non è difficile incontrare mentre passeggia per le sale della Collezione, tra i libri del bookshop rigorosamente nero e bodoniano o per i sentieri di canne. Il segreto delle mura nuove, infatti, è proprio la piccola foresta di bambù cinesi all’interno, ben disciplinati in file alte fino a cinque metri a ostruire la vista ai molto meno disciplinati visitatori – ragazzi con gomitoli da srotolare nel tentativo di non perdersi, famiglie con pargoli urlanti, turisti con zaino e borraccia,...

Nell'anniversario della morte del pittore / Van Gogh. La verità dei fatti

Lo sappiamo tutti. Van Gogh si è tagliato l’orecchio nel dicembre 1888. Un anno e mezzo dopo si è tolto la vita con un colpo di pistola. È l’artista che più di ogni altro ha incarnato nel Novecento il mito dell’artista maudit. Il cliché visivo più famoso, che ha fatto il giro del mondo, è l’interpretazione di Kirk Douglas in Lust for Life, Brama di vivere, il film di Vincente Minelli (1956) basato sulla biografia romanzata di Irvine Stone del 1934. E proprio dall’archivio di Stone spunta oggi un documento sepolto da quasi un secolo che ha spinto il Museo Van Gogh a fare il punto della situazione su due momenti della biografia di Vincent che appartengono alla leggenda.   Emile Schuffenecker, copia di Autoritratto con l’orecchio bendato di Vincent van Gogh, 1892-1900   Sull’orlo della follia. Van Gogh e la sua malattia è la nuova mostra aperta ad Amsterdam (fino al 25 settembre, a cura di Nienke Bakker, Louis van Tilborgh e Laura Prins) che prova a districarsi nel fitto labirinto di un argomento spinoso. Non dà soluzioni o risposte; per questo ci sarà, a metà settembre, un convegno internazionale di medici, psichiatri e storici dell’arte. L’intento di questa mostra è...

Alla vigilia della riunificazione / Hong Kong: poeti, artisti e blogger

La scena   Come si può scrivere di attualità politica senza cadere entro l’orizzonte chiuso della notizia? Evitare la coazione a riprendere e rielaborare ciò che già vive di vita propria sui mezzi di informazione? Non mi accontento di un racconto rimasticato, di storie che occhieggiando agli archetipi e facendo leva sulla sensazione buchino il video – come si diceva solo pochi anni fa – plasmandosi in prodotti per un mercato.  La mia risposta è: resta alla larga dall’attualità. Narra una faccenda quando è ancora in divenire, o quando è lontana e divenuta. E infila nella tua storia pezzi di realtà purissima: incontra persone comuni, evitando i personaggi pubblici che, appunto, già personaggi sono e già hanno costruito narrazioni in proprio. Fai emergere, così, i temi, le questioni. Una sintesi forte da molte voci leggere. Un anno e mezzo fa seguivo da lontano, giorno dopo giorno, la rivolta di Hong Kong. Un’inattesa mobilitazione di giovani e non solo, dentro a una piazza finanziaria che si riteneva a torto algida e distaccata, in un paese dove le persone si posizionano in file ordinate e rispettose, dove il concetto di autorità si integra con quello di armonia: armonia...

Possibilità e impossibilità / Felicità

L'ossessione della felicità   La felicità è uno dei miti dell'oggi, insieme alla creatività, per la quale ognuno vorrebbe avere la ricetta, che rimane invece, insieme a quella per la felicità, un sogno, un miraggio, una chimera, un'araba fenice che nessuno sa dove sia. Chi riuscisse a trovare la ricetta della felicità diventerebbe un eroe del nostro tempo, un benefattore dell'umanità come Pasteur e Fleming. Noi che non abbiamo tali ambizioni non proporremo ricette o formule magiche bensì, da filosofi quali cerchiamo di essere, proporremo definizioni del concetto di felicità e cercheremo di individuare alcune trasformazioni dello stesso nel corso della storia del pensiero. Ci chiederemo anche se la felicità sia un diritto, analogo magari ai diritti alla vita e alla libertà, un diritto primario dunque, come recita la Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d'America e come oggi molti di noi, non soltanto negli Stati Uniti, sembrano credere. Viviamo infatti in un'epoca ossessionata dalla ricerca della felicità. Convegni, seminari, dibattiti televisivi, articoli e trasmissioni, siti e blog, persino festival, almeno in Italia dove c'è un festival per tutte le occasioni,...

Research For Knowledge / Intervista a Francesco Jodice

Francesco Jodice, in occasione della sua retrospettiva Panorama presso il Centro CAMERA di Torino, ci racconta non tanto la mostra e i progetti esposti nelle sale, ma tutto ciò che sta dietro la creazione artistica, ovvero l’intuizione, la metodologia, la ricerca, l’archiviazione. Sono normalmente aspetti considerati secondari, ma sono in realtà fondamentali per un lavoro intellettuale che non voglia prescindere da un tentativo di comprensione del mondo. Da qui emerge il senso del titolo della mostra: il panorama, come dice Francesco Jodice, fa riferimento alla potenzialità onnicomprensiva del vedere, dell’osservazione, e non tanto al soggetto dell’immagine. Non è ciò che osserviamo ma tutte le potenzialità cognitive, il possibile raggiungimento di un certo grado di consapevolezza con una visione totale e corale, che si completa come un mosaico.   Francesco Jodice crediti Ritratto Sara Gentile, High res.   La mostra Panorama presso il Centro CAMERA di Torino è solo in parte costituita da opere finite. Lungo il corridoio invece si pone l’accento sulla parte progettuale. Perché questa scelta?   A me e al curatore Francesco Zanot è sembrata una dichiarazione d’...

Buon compleanno Natalia / Parise. «Eravamo diversi, ma gli volevo bene»

Per festeggiare il centenario della nascita di Natalia Ginzburg, nata a Palermo il 14 luglio 1916, pubblichiamo alcuni articoli apparsi sulle pagine dei quotidiani e non ancora riproposti nelle raccolte dei suoi saggi, introdotti da Maria Rizzarelli.   Una delle categorie più affascinanti dei saggi di Natalia Ginzburg è quella dei ritratti di amici scrittori, nei quali le note fisiche e caratteriali si mescolano ai tratti stilistici, lasciando via via emergere le varie sfumature e i cromatismi differenti attraverso cui si ricompone l’immagine della persona rievocata. Dal primo Ritratto di un amico (pubblicato su «Radiocorriere», nel 1957, e riproposto ne Le piccole virtù, Einaudi, 1962) dedicato a Pavese ai più recenti scritti sparsi nelle pagine dei quotidiani, fino a questo breve e intenso ricordo di Parise (in Corriere della Sera 1976/1986. Dieci anni e un secolo. Parise e il Corriere, suppl. del «Corriere della Sera», 29 ottobre 1986), tutti testi che si pongono accanto agli indimenticabili cammei che puntellano le memorie di Lessico famigliare (quello di Felice e Lola Balbo, di Giulio Einaudi, di Adriano Olivetti).    Leggendoli insieme si scoprono le...

Santo Stefano Belbo, 22, 23, 24 luglio e 5 agosto / Cesare Pavese. Narrare per capire

  Nelle pagine dei suoi romanzi e racconti , nel diario, nelle lettere Pavese ha disegnato immagini di luoghi- Santo Stefano Belbo, le Langhe - e ha ritratto figure umane che in quei luoghi erano di casa o che da essi si erano allontanati per poi ritornarvi. Questi luoghi e quelle facce appartengono ormai alla nostra memoria, hanno assunto tratti quasi mitologici; Pavese, come è accaduto ad altri grandi artisti, vive oggi nelle riscritture degli scrittori che sono venuti dopo di lui o nelle creazioni in altre forme espressive, nella musica ad esempio, nella canzone d’autore, nella musica elettronica. La sua voce ricompare nei reading di poeti, narratori e attori. In occasione della rassegna di iniziative pavesiane Con gli occhi di Cesare Pavese (Santo Stefano Belbo,  22, 23, 24 luglio e 5 agosto) doppiozero ripercorre alcune tracce di questo effetto Pavese, di questa strana corrente magnetica che attraversa le generazioni e sedimenta un senso di appartenenza ad un mondo spesso solo immaginato ma forse proprio per questo più vero di quello reale.   In questo primo vero bollore d’estate, tra il frinire indomito delle cicale, rileggo alcuni racconti di Cesare...

Che cos’è un maestro? / Giuliano Scabia. I bambini unici maestri

  In questa intervista dubita, nega, diffida che ci siano maestri. Lo leggerete. Ma Giuliano Scabia per molti lo è stato, un maestro, segreto o dichiarato, guida per percorsi nel corpo, nel teatro, nella poesia, nei testi, nella vita che germoglia, che erompe, nelle storie, negli intrecci di cose di fatti di vite nelle strade, nei luoghi degli scontri e nei posti più silenti, più segreti. È stato uno degli inventori del Nuovo Teatro in anni lontani, già avvolti nella leggenda e nelle dispute dell’accademia. Ha collaborato con Nono, con Carlo Quartucci e con i suoi attori (c’erano, tra gli altri, Leo de Berardinis e Claudio Remondi), scrivendo sulla scena un testo come Zip. Ha rovesciato il Piccolo Teatro con i segni, sessantottini, di un’avanguardia che voleva rifare le arti e il mondo. Poi ha inventato il teatro a partecipazione. Ha incontrato i “matti”, le favole, gli studenti, i montanari dell’alto Appennino reggiano, e la sua vena da ideologico-sperimentale è diventata narrativa, conversativa, interrogativa. Ha fatto un teatro che non era affermazione ma domanda, rottura continua di confini. Per trent’anni ha insegnato all’università, al Dams di Bologna, mandando ogni...

Genealogia di un sentimento / Speranza

La speranza è una condizione mediana e «interstiziale». È uno stato «in between», come l'intercapedine o la fessura tra le piastrelle di un pavimento, o il canale che separa (e unisce) due terre, perché la speranza si trova situata tra un momento negativo dal quale si vorrebbe uscire e uno positivo nel quale si vorrebbe entrare. La speranza, aspettativa di una condizione migliore, connessa quindi al tempo e al desiderio, condivide con l'attesa la proiezione verso il futuro. Si differenzia però dall'attesa perché il futuro cui si rivolge è (sperato) migliore, ma è anche vago e incerto e poggiante su vari gradi e sfumature di insicurezza. L'attesa è invece legata a un fenomeno del quale sappiamo che accadrà.  Si pensi alla figura della speranza (spes) scolpita su una delle formelle del battistero di Firenze da Andrea Pisano: una figura alata dalla veste drappeggiata, una sottile benda sulla fronte, le braccia protese verso una specie di coroncina pendente, quindi verso qualcosa di incerto e indefinito, ricordata anche da Ernst Bloch nella sua opera-capolavoro, Il principio speranza. Gli eventi sicuri si aspettano (e magari non accadono neanche quelli); gli incerti, li si...