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Arte

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Byron e Foscolo / Splendore e miseria dell’Eroe Romantico

Ci sono libri che non si limitano ad avere un valore singolare ma, letti accanto ad altri libri, assumono un significato ulteriore: il loro rapporto permette talvolta di rendere leggibile un fenomeno altrimenti invisibile. Credo sia questo il caso di due libri usciti in questi ultimi mesi: Un vaso d’alabastro illuminato dall’interno, di George Byron (Adelphi) e Forsennatamente. Mr. Foscolo, di Luigi Guarnieri (Nave di Teseo). Il primo è la pubblicazione dei diari di quello che rimane tuttora il più importante poeta romantico inglese; il secondo la ricostruzione biografica degli anni londinesi di quello che rimane tuttora il più importante poeta romantico italiano. Due libri che presentano delle tangenze importanti, e soprattutto muovono in un orizzonte comune. I referti byroniani sono lampi d’introspezione, scrupolosi regesti di un’esperienza umana abitata da fortissimi trasalimenti e altrettanto abissali depressioni. All’età in cui scrive i suoi diari – dai ventitré ai ventinove anni – Byron è già il poeta noto in tutto il mondo per i suoi scandali – amori illeciti, duelli, fughe improvvise, truffe, clandestinità – e non è lontano dalla morte in Grecia che ne avrebbe celebrato l’...

Architettura, decorazione, scrittura / Carlo Scarpa bizantino

“Oh! Come balleremo, quel giorno! Oh! Come plaudiremo alle lagune, per incitarle alla distruzione! E che immenso ballo tondo danzeremo in giro all’illustre ruina [di Venezia]!” declamava Filippo Marinetti nel Discorso futurista ai Veneziani improvvisato al Teatro La Fenice nel 1910.  Se il desiderio dei futuristi si fosse avverato Venezia non avrebbe il problema delle moltitudini che invadono la laguna per ammirare i suoi monumenti architettonici, perché sarebbero stati sacrificati a un “supremo ideale estetico”. “È nella certezza che nella fatale e futura distribuzione del lavoro tra le razze, all’Italia solo sarà dato di rinnovare un supremo ideale estetico in cui potranno riconoscersi gli uomini superiori di razza bianca!”, scriveva Umberto Boccioni in Pittura e scultura futuriste (Dinamismo plastico) del 1914.  Cosa avrebbero mai edificato al posto di Venezia storica questi uomini di razza superiore? “Ponti metallici” e “opifici chiomati di fumo” annunciavano nei volantini lanciati dalla Torre dell’Orologio sulla folla l’8 luglio 1910. Alcuni ponti metallici in effetti sono stati costruiti e a Marghera anche molti opifici “chiomati di fumo”, ma le macerie dei palazzi...

Speciale Aqua / Il ruolo dell’acqua nei Promessi Sposi

Il primo personaggio che compare in scena nei Promessi sposi è, a rigore, l’Anonimo. Sì, proprio lui, l’Anonimo Narratore secentesco dalla cui prosa ampollosamente retorica e barocca Manzoni ha finto di trascrivere la sua storia, avendo cura di “rifarne la dicitura”. Non è una nostra scoperta, questa, bensì, in un saggio di circa vent’anni fa, di Giuseppe Pontiggia, grande scrittore e critico notevolissimo. Però. Però. In effetti c’è un però. L’Anonimo, con cui effettivamente Manzoni “lotterà”, come scriveva Pontiggia, per tutto il corso del romanzo, sta nell’introduzione. E, se si prende l’edizione quarantana dell’opera, uscita per i tipi di Gugliemini e Redaelli, si noterà che l’introduzione è, anche tipograficamente in quanto disposta su due colonne, nettamente staccata dall’opera, un autentico, letterale hors d’oeuvre. (Non si pensi che noi siamo in possesso di una simile rarità bibliografica: abbiamo semplicemente l’anastatica contenuta nel Meridiano curato da Salvatore Silvano Nigro nel 2002). Quindi possiamo tranquillamente affermare che il primo personaggio dei Promessi sposi è il lago di Como, di cui, come tutti sappiamo a memoria, è preso in considerazione, nel...

Collezionisti di storia / I francobolli di Elisabetta Di Maggio e Flavio Favelli

Rispetto ad altre forme di collezionismo iscritte nelle opere d’arte, la filatelia ha uno statuto ambivalente. Al pari di ogni collezionista quello di francobolli è un malinconico (se non altro perché, come ogni collezione, anche la sua è costitutivamente destinata allo scacco dell’incompletezza e della morte, come il puzzle di vita del Bartlebooth di Perec nella Vita, istruzioni per l’uso).   Greetings from Venice, ph Matteo De Fina. Eppure permane sempre in lui un tratto espansivo, che deriva dalla radice infantile di ogni collezione di francobolli, «mossa insieme dalla passione per l’esotismo e da quella per la sistematicità della serie». Così scriveva il Calvino di Collezione di sabbia commentando l’opera di Donald Evans (pittore americano morto trentenne nel ’77, e specializzatosi nella pittura – a matite e acquarelli – di francobolli d’invenzione scrupolosamente ascritti, appunto per serie, a paesi e periodi storici altrettanto immaginari). Sicché «questo preteso introverso era un uomo nient’affatto ripiegato su se stesso ma proiettato sul fuori, sulle cose del mondo, scelte e riconosciute e nominate una per una con delicatezza e precisione amorosa». La filatelia non...

Dialogo con lo scrittore cileno Pablo Simonetti / Vite vulnerabili

Nel mese di maggio Pablo Simonetti, tra le voci più importanti della letteratura cilena contemporanea, è stato a Torino, Napoli, Roma e Milano per presentare il suo libro di racconti Vite Vulnerabili, recentemente pubblicato in Italia da Lindau. Durante la sua permanenza, Simonetti ha accettato di dialogare con Doppiozero intorno a temi quali la scrittura, la forma racconto, la caratterizzazione di una certa tipologia di personaggi che contraddistingue i suoi racconti, l’incontro con Roberto Bolaño, la sua militanza nel movimento LGBT cileno.   Instituto Cervantes Milán, giovedì 24 maggio 2018    F. A. – Sono trascorsi quasi vent’anni dalla pubblicazione in lingua spagnola, per la casa editrice Alfaguara, di Vite vulnerabili. Ora Francesco Verde li ha magnificamente tradotti per Lindau. So che leggi anche in italiano, che effetto ti fa osservare questi dodici racconti attraverso una distanza che è doppia, temporale e linguistica? Che cosa è cambiato dal 1999?   P. S. – Sono rimasto felicemente sorpreso dall’interesse mostrato dalla casa editrice Lindau per la pubblicazione di Vite vulnerabili, mi ha dato l’opportunità di guardare questi racconti attraverso uno...

Intervista a Simone Sapienza e Umberto Coa / Fotografia, documento, ambiguità

  Laura Gasparini incontra Simone Sapienza e Umberto Coa, fotografi tra i finalisti della Public call della dodicesima edizione di Fotografia Europea a Reggio Emilia.    Simone Sapienza   LG: Rivoluzioni, ribellioni cambiamenti, utopie. Il titolo di questa edizione di Fotografia Europea si addice molto a diversi tuoi progetti che hai realizzato in Vietnam come United States of Vietnam e Charlie surfs on Lotus Flower. Puoi raccontarci la tua declinazione?   SS: Sono molto affascinato dalle tematiche vicine al potere e a come quest'ultimo possa influenzare il corso della storia e soprattutto la percezione di essa. I due progetti sono in qualche modo complementari, anche se United States of Vietnam, in formato installazione-bandiera, è diventato sempre più bonus track dell'altro. La dinamica è stata pressoché questa: la bandiera rappresenta in maniera seriale e controllata la "libertà" in crescita del mercato; Charlie surfs on Lotus Flowers si concentra invece sulla tematica del controllo (politico) attraverso un approccio libero e slegato da ogni vincolo giornalistico. È come se tematica ed approccio fotografico si alternassero e compensassero.   LG:...

Dieci anni senza / Fabrizia Ramondino. La scrittrice riflessa

Non sono molte le scrittrici italiane del Novecento presenti nei Meridiani Mondadori. Oltre a Elsa Morante, Grazia Deledda e Natalia Ginzburg, si contano Lalla Romano, Maria Bellonci, Alba de Céspedes, Anna Banti e le poetesse Amelia Rosselli e Maria Luisa Spaziani. Tutti nomi meritori, ma su cui pesano ancora troppe assenze, spesso per banali problemi di diritti. Se alcune autrici hanno potuto beneficiare di nuova vita grazie a singole iniziative editoriali – si pensi al recupero di Anna Maria Ortese e Cristina Campo da parte di Adelphi o a quelli, più recenti, di Goliarda Sapienza per Einaudi e Dolores Prato per Quodlibet –, c’è un’autrice ancora troppo sconosciuta, scomparsa dieci anni fa, il cui nome fatica a trovare spazio negli scaffali delle librerie: Fabrizia Ramondino (1936-2008).   Nata a Napoli, dopo pochi mesi si trasferisce con la famiglia nell’isola di Maiorca per seguire il padre console, dove affronta la prima scissione linguistica e sociale: qui impara l’italiano dei genitori, il castigliano del collegio e il maiorchino della servitù, dialetto censurato dal regime franchista. Sono anni di benessere, trascorsi nella villa di Son Batle in compagnia dell’amata...

Teatro cinema musica ambiente / Borgo in festa nel Salento

Salento di mare e di cieli indaco, Salento di pizzica, di terra rossa e di ulivi. Salento vicino, troppo vicino all’Ilva di Taranto, al petrolchimico di Brindisi e ai loro venti tossici. Salento scempiato dalla Xylella che brucia gli ulivi a macchia di leopardo, ora ad Alezio, sulla costa ionica, ora a un centinaio di chilometri nel brindisino, a Oria, e molti sono convinti che si tratti di untori che inoculano il batterio. Salento insidiato dall’inutile impianto Tap, il gasdotto che arriva dal confine tra Turchia e Grecia, attraversando l’Adriatico, per sbarcare a Melendugno e sradicare piante secolari, in uno dei luoghi di terra e di mare più belli, una costa rocciosa piena di resti archeologici che vanno dall’età del bronzo al medioevo, dai Messapi in contatto con la Creta di Minosse ai Bizantini e oltre.   Proprio vicino a Melendugno si è aperta l’estate delle sagre del Salento con Borgo in festa, una tre giorni di musica, teatro, cinema, artigianato, cibo, arte, discorsi, nel paesino antico di Borgagne. Dall’1 al 3 giugno si è svolta, nella piazza, nelle corti delle vecchie case contadine, davanti al castello, una sagra anomala, che non mira tanto a fornire l’immagine...

Fondazione Beyeler / Giacometti, Bacon: la cenere e la carne

Il 13 luglio 1965 Alberto Giacometti incontra a Londra Francis Bacon, che conosce e ammira il lavoro dello scultore svizzero. È grazie alla pittrice Isabel Rawsthorne, per un periodo amante di Giacometti e amica comune, che si incontrano: la donna, una figura carismatica che fa parte dell’avanguardia parigina, posa come modella per entrambi gli artisti; la sua presenza avvicina i due ed è testimoniata in alcune opere in mostra, tra cui Femme au chariot (1945) e Portrait of Isabel Rawsthorne Standing in a Street in Soho (1967). Al tempo, Bacon non è il solo grande artista a guardare con rispetto alla produzione di Giacometti: la cronaca racconta che Pablo Picasso, dopo la guerra, si sia recato in visita allo scultore e gli abbia comunicato “Sono venuto qui per dirti che ci sei solo tu” (Giorgio Soavi, Alberto Giacometti. Il sogno di una testa, Mazzotta, 2000, p.  20).    I due giganti si sono incrociati poche volte nella loro vita, ma l’appuntamento del 1965 è documentato dalle foto scattate da un giovane Graham Keene, durante l’allestimento della personale di Bacon alla Tate’s Gallery di Londra. Vediamo la testa arruffata, piena di segni dello svizzero, un volto che...

Concavo-Convesso / La lampada Falkland di Bruno Munari

Era reduce da uno dei suoi frequenti viaggi in Giappone, Bruno Munari (1907-1998), innamorato com’era del minimalismo zen espresso dalla cultura di quel paese, quando, nel 1964, ricevette da Bruno Danese la commissione del progetto di una lampada. Gli si chiedeva che fosse innovativa sia dal punto di vista della forma che da quello dei materiali, senza che tuttavia risultasse troppo costosa. Gli si chiedeva, insomma, che fosse un oggetto “alla Munari”, dotato di tutti i requisiti che l’artista milanese (o sarebbe meglio dire il designer? Oppure l'operatore visivo, come lui stesso preferiva definirsi? Sul tema si legga qui il saggio di Marco Belpoliti) riteneva indispensabili per un buon progetto. Doveva quindi essere semplice, efficiente, caratterizzata da un minimo ingombro per lo stoccaggio e da una massima resa formale, ma soprattutto, doveva diffondere una ‘bella luce’. Gli era anche richiesto che fosse lavabile e facile da montare. A quel tempo, in commercio, con caratteristiche simili esistevano soltanto le lampade giapponesi in carta di riso, o più semplicemente di carta. Ma erano troppo fragili, assorbivano molta luce, ingiallivano, non erano lavabili e, soprattutto, si...

Guidati dallo sguardo di Lévi-Strauss / Cartolina dalla British Columbia

Da qualche giorno mi sento accompagnato dallo sguardo di Lévi-Strauss. Può sembrare strano, ma io non lo avevo mai sentito familiare: adesso sì. Perché ho capito cosa deve essere stato per lui scoprire le culture indiane della British Columbia. Qui lo ha portato il suo maestro, Franz Boas, piccolo, robusto, infaticabile tedesco che nel corso della sua vita ha raccolto una quantità immensa di materiale, miti, oggetti, parole, mappe, arte, economia, vita delle numerosissime tribù di questa parte di mondo. Che stavano quasi sparendo, spazzate via dall’ingordigia dei coloni e della corona inglese. Se uno pensa alla perdita che abbiamo tutti subito (anche se spariti non sono gli indiani, anzi sono adesso in piena ripresa, ma dopo centocinquant’anni di tentativi di cancellarli). La perdita di un’altra maniera di stare al mondo, sperimentata nel corso di 14mila anni, in una relazione di reciprocità con la natura circostante che sembra ineguagliabile, se non da altre culture indigene. Qui aveva dato vita a una ricchezza incredibile di risorse, a una cultura della ridistribuzione e del dono circolare. Se uno pensa al fatto che al posto di questa varietà di lingue (più di 50 nella sola...

La vita è altrove / L'arte di non avere niente

Ogni tanto fa bene fermarsi, per rifiatare con la mente e il corpo, per dare un occhio al nostro macchinario e valutare l’insieme della vita che conduciamo. In corsa questo non si può fare senza il rischio di non capire, di non vedere e di decidere malamente sul da farsi futuro. Questa è la lunghezza d’onda in cui si muove Less is more. Sull’arte di non avere niente (Il Saggiatore 2018) di Salvatore La Porta. E diciamo subito che è difficile non aderire alle idee del suo libro, per una semplice questione di buonsenso.  Il tema non è certo nuovo, che noi umani potremmo vivere meglio con meno è già ben noto ai cinici e a Epicuro, quindi il punto non è questo. La Porta, piuttosto, ci dice che proprio quell’idea è all’altezza dei nostri tempi, che esattamente quel punto di vista può funzionare benissimo nelle società dalle iperboli consumistiche che siamo riusciti a sviluppare qui nel West economico, dove l’ipereconomia sta plasmando il globo con dinamiche ultradimensionate. Noi possiamo esercitare la nostra volontà, anzi la nostra capacità di volere ciò che in realtà siamo, proprio qui, nel giardinetto che ciascuno di noi si è tirato su, riempiendolo con meticolosità di un...

Grandi giorni di niente / I bambini e la noia

Niente come la noia è contagioso: la noia spande la sua patina grigia ovunque si posi. Così, invitata a discorrere su noia e bambini, come prima reazione mi sono un po’ preoccupata. E per due ragioni: non solo la noia è contagiosa, ma ultimamente, in ambito pedagogico, sempre più spesso si sente affermare l’importanza della noia, la sua riscoperta, la necessità di riconsegnare i bambini alla sua esperienza, passaggio necessario alla scoperta dell’avventura. Ma quando si comincia a sentire ripetere qualcosa troppo spesso, il rischio della noia è dietro l’angolo.    La noia quale terreno fertile per l’immaginazione è testimoniata in molta letteratura per ragazzi, basti per tutti l’esempio di Alice in Wonderland, le cui mirabolanti avventure hanno inizio con lo spalancarsi di una voragine di noia che sconfina nel torpore e quindi nel sogno: «Alice cominciava a essere veramente stufa di star seduta senza far nulla accanto alla sorella, sulla riva del fiume. Una o due volte aveva provato a dare un'occhiata al libro che sua sorella stava leggendo, ma non c'erano né figure né filastrocche. "Che me ne faccio d'un libro senza figure e senza filastrocche?" pensava Alice. A dire il...

Conversazione con Piersandra Di Matteo / Diritto alla città

Right to the City è un programma di dieci giornate di processi partecipativi, performance, workshops, incontri, seminari e installazioni, con cui prende avvio, a Bologna, dal 15 al 24 giugno, Atlas of Transitions, progetto europeo co-finanziato dal programma Creative Europe di cui Ert - Emilia-Romagna Teatro Fondazione è capofila, in collaborazione con Cantieri Meticci e il Dipartimento di Sociologia e Diritto dell’Economia dell’Università di Bologna. Il progetto europeo di larga scala dedicato alla migrazione coinvolge sette paesi partner – Italia, Albania, Belgio, Polonia, Francia, Grecia e Svezia – che svolgeranno nei prossimi anni attività nei rispettivi territori. In Italia, nel biennio 2018-20, prenderà vita Atlas of Transitions Biennale, una rassegna fuori formato di cui le giornate di Right to the City sono l’esordio. Con un tempismo straordinario, nel pieno di un’ondata reazionaria, il progetto mette in campo tutti gli elementi più indesiderati al cosiddetto “paese reale”: l’Europa, i migranti, e buona parte dei diritti di una civiltà più o meno avanzata.   Ma dove nasce la fiducia nella possibilità delle pratiche artistiche di fronteggiare e perfino attaccare, da...

LOVE / Robert Indiana l’oscuro

La quarta C   L’artista americano Robert Indiana (1928-2018) riteneva che la sua opera rispondesse a tre C: “commemorative”, “celebratory”, “colorful”. Un’estetica tipica dell’arte americana dei primi anni sessanta che passerà alla storia come pop art. Ora, c’è una quarta C che Indiana aveva in mente e che decise di omettere, una quarta C che stride con la pop art e l’universalità del suo LOVE – la sua opera più celebre –, una quarta C che lascerà perplessi quanti conoscono i suoi dipinti più iconici, col loro graphic design da cartellone pubblicitario. Non la C di cinismo, come lasciano intuire alcuni dipinti sull’American Dream, ma la C di criptico. Indiana criptico? Indiana l’oscuro?   The Triumph of Tira   Prendiamo i suoi primi dipinti. The Triumph of Tira (1960-61) è composto da quattro riquadri: “LAW”, “CAT”, “MEN”, “SEX”. Chi è Tira e come tener insieme la legge, il gatto, gli uomini e il sesso? Si tratta di un ritratto di Mae West, addestratrice di leoni nel film I’m No Angel (1933). Come West, Tira è un’attrice di origini modeste che diventa famosa, realizzando così il sogno americano. EAT/DIE (1962), che sembra anticipare la laconicità linguistica dei...

Pinakothek der Moderne / Paul Klee. «Il bello può essere piccolo»

Paul Klee, Kleinwelt,1914. Racconta Pierre Boulez che per la verità, al primo incontro (a una mostra di Christian Zervos, ad Avignone nel 1947), tutta questa impressione Klee non gliela fece: l’occhio glielo rubavano quadri di ben maggiore formato. Una volta, colla sua tipica brutalità, Alberto Burri se ne uscì sprezzante: «Se non si è capaci di dipingere grande, non si è pittori. Klee e Licini, per esempio, bravi e poetici, non c’è che dire, ma “leggerini”». Nel ’46 ricordava André Masson come per molti i suoi non fossero che «francobolli». Ma subito aggiungeva che di questo lui doveva essere ben consapevole, se uno dei suoi primi capolavori, nel ’14, lo aveva intitolato Piccolo mondo: «la cattiveria della pulce è tale che ne basterebbe una delle dimensioni di un cavallo per devastare la Gran Bretagna». A guardia del famoso saggio che all’indomani della morte di Klee, nel ’41, pubblicò sulla «Partisan Review», Clement Greenberg pose un esergo da Kant: «il bello può essere piccolo». Perché, prosegue Boulez, dopo quella prima impressione aveva cominciato ad «agire una forza che costringe a riflettere in profondità», e si era messo a osservare le sue figurazioni «in avanti e...

Mirandola, 7/10 Giugno 2018 / Nella nebbia e nel sonno: Celati e Ghirri

Quest’anno dal 7 al 10 giugno l’appuntamento è con la seconda edizione del Memoria Festival, promosso dal Consorzio per il Festival della Memoria in collaborazione con Giulio Einaudi editore. Nei prossimi giorni pubblicheremo alcuni scritti di approfondimento sui temi di cui si discuterà durante il Festival, in compagnia di numerosi protagonisti italiani della cultura, del pensiero e dello spettacolo. Marco Belpoliti sarà al Festival oggi 9 giugno alle 21.30 (Cortile della Memoria).   Che cos’è la nebbia? Nient’altro che vapore acqueo. Sale dal terreno o dagli specchi d’acqua. Il suo primo effetto è ridurre la trasparenza dell’aria e la visibilità. Nella nostra lingua ci sono almeno tre termini con cui indicarla: bruma, foschia, caligine. La nebbia, dicono gli studiosi, non è altro che la sospensione nell’aria di minuscole goccioline che si formano per condensazione del vapore acqueo intorno a nuclei di pulviscolo atmosferico; la foschia indica l’aspetto grigiastro che assume. La caligine rende manifesto la presenza nell’aria di particelle che compongono lo smog e la polvere, le quali conferiscono alla nebbia un aspetto opalescente. Lo smog, a sua volta, è una mescolanza di...

Palazzo della Misericordia (Bg) | 9 giugno - 1 luglio 2018 / Back to space

Lo spazio è un dubbio, scriveva Georges Perec. Non esistono luoghi stabili, immobili, intangibili ed è proprio perché non esistono che lo spazio diventa problematico, smette di essere pura evidenza. Lo spazio è “obliquo, vergine, euclideo, aereo, grigio, storto”. Per questi autori ripensare lo spazio significa cogliere l’istante in cui appare l’inafferrabile, l’inclassificabile, l’aleatorio. Le immagini così diventano l’indice di un’apertura che va al di là della mera rappresentazione. Ed è proprio in quella frazione di non rappresentabile che si fonda ogni rappresentazione. Il dispiegarsi della presenza. La sorpresa suscitata dagli spazi di questi sei fotografi infrange l'esperienza e ci devia dal corso normale delle cose: è data dall'imprevisto e dal meraviglioso, che emana una forza insolita coinvolgendo tutti i sensi.  Uno stupore da intendersi come origine e come elemento costitutivo. Non tanto un principio che sta lì all'inizio, causa qualcosa e poi se ne va, ma un principio che segue ciò che era all'origine, che è legato al tempo, sta nel tempo e anche nello spazio. È quanto ci suggerisce Francesca Rigotti, a proposito dello stupore come stato d’animo che si pone...

Mirandola, 7/10 Giugno 2018 / Marcel Proust: sulla memoria

Quest’anno dal 7 al 10 giugno l’appuntamento è con la seconda edizione del Memoria Festival, promosso dal Consorzio per il Festival della Memoria in collaborazione con Giulio Einaudi editore. Nei prossimi giorni pubblicheremo alcuni scritti di approfondimento sui temi di cui si discuterà durante il Festival, in compagnia di numerosi protagonisti italiani della cultura, del pensiero e dello spettacolo.   Non solo madeleine. Il tema della memoria, involontaria, inconscia, affiora più volte nelle pagine della Ricerca del tempo perduto, dalla prima resurrezione di Combray, in apertura del primo volume dell’opera, fino all’ultima serie di epifanie, quella aperta sul selciato sconnesso del cortile di palazzo Guermantes, nel Tempo ritrovato. Dentro lo scorrere ordinario, irrimediabile e entropico del tempo, la memoria irrompe inattesa a saturare in modo imprevisto un istante, quasi a isolarlo in una dimensione extratemporale, una sorta di esitazione, di interruzione che sottrae Marcel al movimento altrimenti inarrestabile e deludente della vita. Questi eventi, questi varchi aperti dai ricordi involontari non hanno però sempre lo stesso sapore, gli stessi colori. Possono essere...

Fabbrica Europa / Drammaturgie dell’eterno presente

Niente si crea, niente si distrugge, tutto si ripete. Il futuro non ha memoria. È un ritorno, un “eterno ritorno”. Uguale e per tutti. Un bacio, un incontro, una sconfitta, sono sempre un bacio, un incontro, una sconfitta. Gli atti restano atti. Tali e quali. La superficie delle azioni è immobile e costante. Continua, anche tra spazi e tempi diversi o lontani. Il cosa ne sarà, può essere declinato solo al presente: cosa ne è. Gli orizzonti richiamati dal fiorentino Festival Fabbrica Europa 2018 (direzione artistica di Maurizia Settembri e Maurizio Busìa) “su cui affacciarsi e scorgere nuovi cammini possibili” appaiono quindi come l’ora, l’adesso, il preciso istante della scelta. Che fare, dove guardare, come agire. Una traiettoria intima e collettiva, umana e tecnologica, che abbiamo seguito passando attraverso la visionarietà multifocale di Re-Mark di Sang Jijia, la libertà eteroguidata di Go Figure Out Yourself di Wim Vandekeybus/Ultima Vez, la glacialità metafisica di Iarna del Teatrul Nottara di Bucarest e la sessualità straniata di Present Continuous di Salvo Lombardo.   Sang Jijia, “Re-Mark”, ph. Marco Caselli Nirmal. Il lentissimamente lento movimento di Carolina...

Transitions, 1962-1981 / Joel Meyerowitz: l’elemento misterioso dell’immagine

  Una bambina sta piangendo. Siamo a New York, in strada. Sono aperte due portiere di un’auto, e la bimba è inquadrata oltre il vetro del secondo finestrino. Mentre piange guarda in alto verso un uomo, che le tende la mano. Non si capisce se sia suo padre, o un autista o un estraneo. Non si capisce nemmeno se la bimba debba salire in auto o se sia appena scesa e non vuole andare con la persona adulta. S’è persa? È stata sgridata dal genitore? La fotografia scattata da Joel Meyerowitz nel 1963 lascia molto spazio all’interpretazione. Oltre ciò che si vede immediatamente, questa immagine può rivelare anche e soprattutto qualcosa di più espanso.   Joel Meyerowitz, New York City, 1963. Secondo le intenzioni del fotografo americano uno scatto non deve per forza dire tutto, e se in esso vi è custodito un elemento misterioso l’immagine riesce a sopravvivere agli anni e mantenere vivo un rapporto con i fruitori: «All’inizio non avevo questa abitudine a espandere ciò che si poteva vedere, registravo solo persone, o momenti, di qualcosa che semplicemente stava avvenendo. Questo mi ha dato modo di imparare, pensavo fosse necessario dare un centro alle fotografie ma dopo un po’...

Mirandola, 7/10 Giugno 2018 / Seconda lettera a Dorothea sopra il Diavolo e l’Angelo

Quest’anno dal 7 al 10 giugno l’appuntamento è con la seconda edizione del Memoria Festival, promosso dal Consorzio per il Festival della Memoria in collaborazione con Giulio Einaudi editore. Nei prossimi giorni pubblicheremo alcuni scritti di approfondimento sui temi di cui si discuterà durante il Festival, in compagnia di numerosi protagonisti italiani della cultura, del pensiero e dello spettacolo. Giuliano Scabia sarà al Festival il 9 giugno alle 18.30, Parco della Memoria.   Dall’aria, ottobre 1983 Cara Dorothea   anche se non esisti tu sei, dentro di me, la persona a cui mi vien voglia di narrare, qualche volta, le avventure teatrali del Diavolo e dell’Angelo. Ora ne leggerai di una che non avevo mai pensato mi potesse capitare.     Les italiens erano stati invitati in Francia, come nei tempi antichi. Però, a differenza che nel 500, non a corte, nel centro di Parigi, ma in banlieue, a Villejuif. Ho attraversato le Alpi (quei boschi! quelle nevi!) per il Gran San Bernardo. Sulla mia R4 fourgonnette portavo i costumi e gli attrezzi, tutto sdoganato. Francia è stato il lungo balzo per Franca Contea e Borgogna, sopra l’autostrada. Pensavo che tu potevi...

Ritorna al cinema il film di Stanley Kubrick / “2001”: 50 anni, 70 millimetri

Duecentoquarantuno. La sera del 2 aprile del 1968, duecentoquarantuno persone abbandonano l’Uptown Theatre di Washington prima della fine di 2001: Odissea nello spazio. È il giorno della “prima” del film, dopo quattro anni di lavorazione: un anno e mezzo di preproduzione, sei mesi di riprese e due anni di postproduzione. Il risultato è lì: un’opera di fantascienza che sfugge a qualsiasi catalogazione di genere e spiazza la platea della première; tra coloro che lasciano anzitempo la sala c’è anche Rock Hudson, il divo de Il gigante, che si abbandona a un’esclamazione colorita: «Qualcuno potrebbe dirmi di che cazzo parla questo film?».      Oggi il film di Kubrick compie mezzo secolo e – come tutti i grandi classici della narrativa – è ancora (e sempre di più) un testo “parlante”, che non smette di “dire cose” sempre diverse a seconda delle prospettive e dei momenti storici da cui viene osservato.    È il film che inaugura, nella carriera del regista newyorchese, la stagione dei “grandi capolavori”, sei film semplicemente enormi, realizzati con tempi di lavorazione sempre più dilatati e imponenti e con un’ossessione del controllo sempre più dilagante,...

Arte contemporanea del medio oriente e del nord africa / Una tempesta dal paradiso

«C'è un quadro di Klee che s'intitola Angelus Novus». Con queste parole avrei voluto aprire il commento a questa preziosa mostra alla Villa Reale di Milano, sede della Galleria d'Arte Moderna. Purtroppo, come è noto, le ha già scritte invece Walter Benjamin nelle sue Tesi di filosofia della storia, nel 1939 – quando ancora era in esilio a Parigi, appena un anno prima della sua morte. «Una tempesta dal paradiso»: così, tra quelle pagine, Benjamin definiva il progresso. Al breve saggio, assai celebre, fa riferimento il titolo, di grande forza poetica e visiva, del terzo e ultimo progetto espositivo della Guggenheim UBS MAP Global Art Initiative. Nato nel 2012, è un ampio programma internazionale di ricerca, formazione, promozione e costituzione di una collezione d'arte contemporanea (ad oggi: 126 nuove acquisizioni di 88 artisti da 36 nazioni); un impegno tradotto in otto esibizioni e che vede coinvolto, con il supporto della Fondazione UBS, un network di musei in quasi tutto il mondo: oltre al Salomon R. Guggenheim di New York e alla nostra GAM per coronare il progetto, anche la South London Gallery, il Museo Jumex a Città del Messico; l'Asia Society Center di Hong Kong e il Center...