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Arte

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L’efficacia semiotica / Paolo Fabbri: sulle immagini giuste

È uscito presso l’editore Mimesis L’efficacia semiotica, una raccolta di venti lunghe interviste a Paolo Fabbri, studioso dei linguaggi e dei segni del contemporaneo. “Leggendole una di seguito all’altra – scrive nell’introduzione di Gianfranco Marrone, curatore del volume – emerge molto chiaramente, a strutturare un materiale in apparenza variegato, il disegno di un preciso orizzonte di ricerca – quello della semiotica come teoria critica dei linguaggi e della significazione –, con alcuni punti fermi della teoria (lo strutturalismo, la testualità, il racconto, l’enunciazione, le passioni, la semiosfera), ben precise discipline di riferimento (antropologia, linguistica, teoria della comunicazione, storia dell’arte, critica letteraria), molte questioni fondamentali (la costruzione dell’empiria, la centralità della traduzione, l’esigenza della comparazione…), un certo numero di riprese tematiche (le strategie, i conflitti, il terrorismo, le arti, i media vecchi e nuovi, la poesia, l’immagine, la politica, le tecnologie, la moda, il camouflage, il segreto, la profezia, gli zombie), alcuni autori di riferimento (Saussure, Hjelmslev, Lévi-Strauss, Jakobson, Barthes, Greimas, Foucault...

Under a different sun / Intervista con Lerato Shadi

English Version   Per Why Africa? EX NUNC presenta una serie d’interviste con artiste africane e delle Diaspore, partecipanti al progetto curatoriale UNDER A DIFFERENT SUN. Il programma espositivo e performativo, che ha avuto luogo a Venezia a Dicembre 2016, si concentra su storie perdute e memorie negate, riviste attraverso prospettive femminili e diasporiche. UNDER A DIFFERENT SUN è un progetto ideato e curato dalle co-direttrici di EX NUNC, Chiara Cartuccia e Celeste Ricci, nel più ampio contesto della terza edizione di Venice International Performance Art Week | Fragile Body-Material Body, curata da Verena Stenke e Andrea Pagnes.   La terza intervista della serie vede la partecipazione dell’artista Sud Africana Lerato Shadi. Shadi discute l’importanza della partecipazione nella sua pratica, e ci racconta i suoi interventi performativi quali strumenti per ripensare il passato e il presente.   1-EXN Il tuo lavoro esplora i limiti della rappresentazione storiografica dominante. Sembri interessata a rendere visibili narrative del passato altrimenti dimenticate, o marginalizzate nella cultura occidentale. Quali sono...

Riciclaggio del negativo? / Vecchi potenti

Uno quando va in pensione si dice che è “uscito dalla vita attiva”, con una delle espressioni più grottesche in circolazione nella nostra società. Come se uno a un certo punto si mettesse in modalità OFF. La fine del lavoro sarebbe la fine di tutto. Alla vita rimarrebbe dunque non più il fine (del lavoro) che la rende attiva, ma solo la fine. È terribile pensare di “essere attivi” solo se si produce reddito, cioè ricchezza. Tutto il resto sarebbe non un fine, ma una semplice fine.   Un affare va “a buon fine” quando chi compra e chi vende raggiungono la soddisfazione dei propri interessi. Il fine dell’affare è il suo scopo, generativo per così dire, mentre la fine è il suo annullamento. Il fine dà futuro, la fine lo fa cessare. Il fine di un agire lo stimola, la sua fine lo esaurisce. Naturalmente il fine e la fine sono entità fenomenologiche diverse nel bene e nel male: il fine e la fine dell’educazione (o della solidarietà o della tortura…), poniamo, determinano conseguenze assai lontane. E anche per la vita probabilmente è così: il suo fine la incoraggia, la stimola, non la sua fine. È un po’ come avere o non avere un sogno da realizzare.   Le ragioni della vecchiaia...

Under a different sun / Interview with Lerato Shadi

Italian Version   For Why Africa?, the curatorial collective EX NUNC presents a series of interviews with women artists from Africa and Diasporas, participating in the upcoming curatorial project UNDER A DIFFERENT SUN. This exhibition and performance programme, which took place in Venice in December 2016, discusses topics of lost histories and negated memories from female, diasporian perspectives. UNDER A DIFFERENT SUN is a project conceived and curated by EX NUNC’s co-directors Chiara Cartuccia and Celeste Ricci, in the framework of the third edition of Venice International Performance Art Week | Fragile Body-Material Body, curated by Verena Stenke and Andrea Pagnes.   This third interview in the series features South African multimedia artist Lerato Shadi. Shadi discusses the importance of participation in her practice, and talks about performance interventions as a way to rethink both past and present.   1-EXN: Most of your work explores the limits of dominant historiographical representation. You seem interested in making visible those narratives otherwise neglected, or marginalised by Western culture...

Festa del teatro a San Miniato / Don Milani e lo Straniero

Dal 1947 tra le colline toscane il teatro dialoga con il sacro, con quella religione che per secoli è stata considerata, non a torto, una sua avversaria. La storia dei rapporti tra scena, attori e gerarchie ecclesiastiche è costellata di divieti, condanne, censure, tentativi di riutilizzare i mezzi di persuasione e fascino dell’arte teatrale per conquistare anime. E di molti altri complessi rapporti.   L’Istituto del dramma popolare di San Miniato nacque nel 1947 con l’intento di fare un “teatro dello spirito”, in un’epoca in cui i conflitti ideologici e le visioni del mondo si erano polarizzate nello scontro tra i due blocchi sortiti dal dopoguerra, e  spesso il campo culturale sembrava orientato su versanti contrastanti quelli della religione e dei suoi riferimenti politici. Si legge nello statuto che questo Istituto, ora Fondazione, nasceva “per ridare al popolo il suo teatro, per far sì che il teatro acquisti nella evoluzione sociale la sua missione guida. L’Istituto si propone con una diversa struttura materiale ed organizzativa del teatro, di rendere veramente accessibile al popolo il teatro stesso... E poiché il teatro, oltre ad avere una funzione artistico-...

Progetto Jazzi / Ma che cos’è un albero?

  Continua l’intervento di doppiozero a sostegno del Progetto Jazzi, un programma di valorizzazione e narrazione del patrimonio culturale e ambientale, materiale e immateriale, del Parco Nazionale del Cilento (SA). Gli Jazzi (da iacere, giacere) erano dimore temporanee, giacigli per il ricovero di animali da pascolo, punto di connessione tra tratturi e paesi: luoghi dell’indugio, della presa di contatto con le cose. Il progetto intende recuperare questo modo di abitare la natura, raccontando percorsi da attraversare con lentezza, riappropriandosi di spazi e luoghi e della loro storia, rinnovando esperienze – come l’osservare le stelle o il nascere del giorno – capaci di ripristinare il contatto con la natura, con il ciclo delle cose e delle stagioni. La sfida è anche quella di produrre innovazione e rigenerazione sociale, recuperando strutture e architetture rurali, mettendo in moto un circolo virtuoso di ospitalità diffusa che si nutra delle realtà esistenti e delle reti di relazione con i ‘nuovi viaggiatori'.   Stanotte una tempesta si è abbattuta furiosa contro le case. Ha piovuto fortissimo e tirato vento: mulinelli d’acqua, quasi delle piccole trombe. Oggi sono...

Giacomo Serpotta / La ragione dello stucco

Lo stucco finge il marmo, è di minor costo, ma sempre di grande effetto, ha tradizione antichissima e si trova in tutto il mondo, per un motivo principale: tutti hanno bisogno di ornare le proprie dimore. I decoratori in Italia, con tutti i chilometri di chiese e di palazzi che nel barocco c’erano da riempire, certamente non avrebbero potuto fare opere solo con blocchi di marmo di Carrara, bianco abbagliante, come voleva la tradizione dei Gagini, o nemmeno nella linea degli squisiti intarsi mischi di tradizione siciliana. Nel Seicento la pratica era comune, se vi attendeva perfino il gran Bernini, e i maggiori scultori del suo tempo con lui. E poi, più specificamente, in Sicilia non c’erano abbastanza soldi per rifornirsi sempre alle cave di Michelangelo. Palermo, di stretta osservanza bianca, sulla scia della perduta Tribuna del Duomo, affamata di assoluto candore di neve scultorea, continuamente ricorreva allo stucco per le sue figurazioni allegoriche, sempre necessarie per tutte le chiese e gli innumeri oratori.     L’incontro nell’impasto è tra due materiali specialmente: la calce spenta (idrossido di calcio), che ha anche un nome più poetico al suo arco: latte di...

Con il pretesto di un anniversario / Giuseppe Tomasi di Lampedusa. “Finché c’è morte, c’è speranza”

Il 23 luglio 1957 morì in una clinica romana, dove era arrivato da Palermo per ultime e pietose cure, l’autore di un’opera senza la quale la letteratura e, in generale, la cultura italiana del Novecento non sarebbero quelle che oggi sono e universalmente ci si rappresenta. Della morte di costui, fuori della cerchia di familiari e amici, nessuno seppe nulla. D’altra parte, in quella cerchia si ignorava largamente si trattasse di uno scrittore. E anche tra i pochi che lo sapevano scrittore, s’era lontanissimi dall’attribuire qualsivoglia rilievo a tale sua attività. La cosa era infatti vista per quello che era: una sua privata bizzarria.  Insomma, quel giorno di sessanta anni fa, in una clinica romana morì un tale della cui morte non c’era ragione scrivessero i giornali, non c’era ragione parlassero la radio e la televisione (la seconda, arrivata in Italia da poco). La società nazionale colta e letteraria fu in tal modo inconsapevole della ferita che quella morte le stava infliggendo. E, non sapendolo, essa non ne soffrì. Né allora né dopo: s’è mai visto infatti il caso di una ferita del genere differita?  L’uomo in questione era nato il 23 dicembre 1896. Si congedò dal...

Sfidare il linguaggio / Clarice Lispector. La parola materica

“È con un’allegria così profonda. È un tale alleluia” (9). L’inizio è allegro, e il canale aperto è quello del desiderio, in un perimetro senza tempo né forma: c’è solo la materia, quella ruvida del tocco, dello slittamento, dell’attraversamento di faglie scoscese. Il libro di Clarice Lispector, Acqua Viva (1973), tradotto in italiano e pubblicato per la prima volta da Adelphi nel 2017, incede per movimenti progressivi che sgretolano la funzione significante della parola e celebrano l’eulogia del suo effetto materico. Acqua Viva è un corpo a corpo con la parola, da una posizione sofferta e obliqua, che della parola mostra la relazione con il corpo e il tatto, anziché il segno e il significato. È per questo che, in una delle prime mosse audaci di questa lotta energica, Lispector sconfessa il rapporto di privilegio tra parola e udito: “Mi accorgo che non ti ho mai detto come ascolto la musica… appoggio leggermente la mano sul giradischi e la mano vibra trasmettendo onde a tutto il corpo” (11). L’udito, creduto a lungo il destinatario d’elezione della parola, è la prima delle vittime designate, che lascia il passo a un sentire tutto corporeo – un corpo che è campo di...

I festival dell’estate / Erotica Santarcangelo

Già dalla prima presentazione del programma, l’edizione appena conclusa del Festival di Santarcangelo ha destato curiosità e qualche diffidenza: qualcuno ha trovato le proposte della nuova direttrice Eva Neklyaeva un po’ troppo glamour, qualcuno ha denunciato l’assenza in cartellone di appuntamenti pienamente ‘teatrali’, altri hanno invecesalutato con soddisfazione la piena apertura alle arti visive e il mancato utilizzo di etichette limitanti. Le opinioni continuano a polarizzarsi anche a festival concluso. Mentre Tommaso Foti di Fratelli d’Italia denuncia il carattere ‘diseducativo’ della manifestazione, l’organizzazione segnala un significativo incremento nella vendita dei biglietti e il sold out su quasi tutte le date; specularmente, i commenti scambiati a fior di labbra tra gli addetti ai lavori spaziano dalla cauta perplessità fino al pieno entusiasmo.   Pony Express, Club Ecosex   E se è presto per incasellare la nuova anima curatoriale del festival in formule definitive (molti sono infatti i legami ancora visibili con la precedente direzione, ed evidenti sono i debiti con alcune realtà nostrane che hanno contribuito negli anni a trasformare l’identità di...

Riti di Antonio Biasiucci / Essere vicini nella sostanza delle cose

Quando si varca la soglia di entrata della mostra del fotografo Antonio Biasiucci, si entra in un altro mondo. Il tempo perde la sua consistenza, si dilata, diventa un luogo fisico tanto quanto la materia raffigurata nelle immagini. Tutto è più lento: si cammina a piccoli passi, non si percepisce il rumore dell’esterno, la luce è tenue. Si potrebbe dire di galleggiare in una sorta di penombra percettiva. Si è disorientati, il vuoto della percezione crea anche uno spazio in cui ogni elemento è spossessato della sua presenza, della sua struttura. Tutto è magma e nel magma ci si deve buttare come quando si impara a nuotare.    È questo il primo passo del rito: misurarsi con un’immagine fotografica che si perde nei propri stessi contorni. La serie “Vapori” è la prima che si incontra. Si vede una mano alzata, un coltello, il dorso di un animale e poi la nebbia che avvolge la scena, quasi come se la penetrasse e ne fosse parte essenziale. Si tratta di un sacrificio, un gesto rituale, l’azione con cui il soggetto fotografato, viene tolto dalla condizione profana e consegnato a quella del sacro. Con l’uccisione del maiale, che nella cultura contadina significava anche...

100 anni dalla sua nascita / Le mani di Nanda Pivano

Nelle foto di Fernanda Pivano spesso si vedono bene le mani: unghie smaltate di chiaro, e grandi anelli: fatti di plastica, di vetro, di pietre colorate, inattesi, allegri. È il contrasto che incuriosisce: mani curate da signora borghese, e i bijoux del moderno che preme – i più belli sempre disegnati da Ettore Sottsass. Sembra, in miniatura e in figura, la storia di una vita. Una ragazza perbene, di buona educazione e buoni studi che scopre libri inattesi e scrittori capaci di trasgredire, in parole e in opere. La sorprendono, la catturano, ma non la contagiano. E nasce quel paradigma-Pivano, fatto, in parti uguali, di incantamento e di resistenza, che somiglia all'immagine delle dita inanellate, dove i gioielli parlano di un altrove, non di una fuga. Così con gli scrittori: i suoi eroi sono, devono essere, ribelli: una selvaggia parata di giovanotti più o meno perduti che ben figurerebbero a popolare l'immaginario erotico di di una signorina vittoriana. Coltivato, ma ben recintato. Nanda Pivano, per una vita, avvicina inquietudini sempre diverse con tenace entusiasmo: beat, hippie, yippie, underground, cantautori e controcultura, pacifisti e buddisti, bourbon e birra, droghe e...

Gilles Clément / Mettere in mostra il giardino

  Continua l’intervento di doppiozero a sostegno del Progetto Jazzi, un programma di valorizzazione e narrazione del patrimonio culturale e ambientale, materiale e immateriale, del Parco Nazionale del Cilento (SA). Gli Jazzi (da iacere, giacere) erano dimore temporanee, giacigli per il ricovero di animali da pascolo, punto di connessione tra tratturi e paesi: luoghi dell’indugio, della presa di contatto con le cose. Il progetto intende recuperare questo modo di abitare la natura, raccontando percorsi da attraversare con lentezza, riappropriandosi di spazi e luoghi e della loro storia, rinnovando esperienze – come l’osservare le stelle o il nascere del giorno – capaci di ripristinare il contatto con la natura, con il ciclo delle cose e delle stagioni. La sfida è anche quella di produrre innovazione e rigenerazione sociale, recuperando strutture e architetture rurali, mettendo in moto un circolo virtuoso di ospitalità diffusa che si nutra delle realtà esistenti e delle reti di relazione con i ‘nuovi viaggiatori'.   Percorrendo Jardins, la mostra al Grand Palais di Parigi (fino al 24 luglio), i visitatori s’imbattono in diverse citazioni di Gilles Clement, ingegnere...

Una matita per l'estate / Histoire d’H (di B e di F)

Tutto aveva avuto inizio a Parigi. Correva l'anno 1795. O forse era il 1794? Chi può dirlo con certezza? Comunque era un anno di embargo. Da quando la Francia aveva fatto la Rivoluzione e aveva istituito la Repubblica, si era vista serrare tutte le frontiere dagli stati confinanti, pervicacemente monarchici. Dalla Spagna non le arrivava più il grano, non l’orzo, non la segale e non arrivavano più neppure i bastoncini di grafite dalla Germania e men che meno dall'Inghilterra, quelli buoni, della grafite estratta dalla miniera del Borrowdale, di gran lunga la preferita dai francesi per creare strumenti da scrittura e da disegno. Un dì, pare fosse un giorno di sole, Nicolas-Jacques Conté (1755-1805), giovane ufficiale dell’esercito repubblicano, scienziato ed inventore, venne convocato al comando supremo:  “Così non si può andare avanti. Devi trovare subito un’alternativa nazionale all'importazione di grafite. Serve urgentemente agli strateghi militari per scrivere i loro piani di guerra e serve ai topografi per tracciare nuove mappe”, gli dissero i generali. Senza perder tempo, Nicholas si mise all'opera. Per prima cosa fece trasportare nel suo laboratorio di Parigi tutte le...

Mecenati contemporanei / I guardiani dell'arte italiana

“Il successo di un museo non si misura dal numero di visitatori che riceve, ma dal numero di visitatori a cui ha insegnato qualcosa. E non si misura dal numero di oggetti che mostra, ma dal numero di oggetti che potrebbero essere percepiti dai visitatori nel loro ambiente umano. Non si misura dalla sua estensione, ma dalla quantità di spazio che il pubblico avrà potuto ragionevolmente percorrere per trarne un reale vantaggio. Questo è il museo”. Così, nel 1978, il museologo francese Georges Henri Rivière individuava le caratteristiche che un museo dovrebbe avere per definirsi tale (La Muséologie selon Georges Henri Rivière, ed. Dunod, 1989, p. 7, la traduzione dal francese è mia). Rivière ci ha lasciati nel 1985 ma se oggi potesse visitare il Magazzino Italian Art, lo considererebbe senz’altro una esemplare applicazione del suo insegnamento. Si tratta di un centro espositivo dedicato all’arte italiana, fortemente voluto, ideato e realizzato dai coniugi Nancy Olnick e Giorgio Spanu a Cold Spring, circa 60 miglia a nord di New York, che ha inaugurato il 28 giugno 2017.  Nancy Olnick, newyorkese, proviene da una famiglia di costruttori immobiliari. I genitori, Robert e...

Conversazione con Fabio Viola / Coinvolti e creativi

Fabio Viola è una figura di rilevanza nella sfera dell’industria culturale e creativa, operando nell’intersezione tra questi due mondi, con progetti come Father and Son per il Museo Archeologico di Napoli. È tra i fondatori di alcune imprese creative quali TuoMuseo, DigitalFun e Mobile Idea, autore dei libri Gamification. I videogiochi nella vita quotidiana e L’arte del coinvolgimento. Emozioni e stimoli per cambiare il mondo.   P.D. Ciao Fabio, grazie per aver accettato l’intervista. Raccontaci chi sei. F.V. Sono una delle tante persone vissute negli anni ‘80 con due passioni: i videogiochi, che divennero il mio lavoro, e la storia che divenne il mio percorso di studio. Fondai la mia prima start up a 22 anni e a 25 iniziai a lavorare per aziende come Electronic Arts Mobile e Vivendi Games, dalle quali acquistavo giochi fino a pochi mesi prima. Il caso ha voluto che queste due distanti passioni, recentemente, si siano ricongiunte grazie a TuoMuseo, che mi permette di lavorare entro le sfere della creatività e della cultura. Inoltre coordino un master allo IED in Gamification ed engagement design. Attraverso altre start-up che ho fondato, mi occupo di videogiochi e dell’...

100 anni di Rodin / Rodin e il dominio sessuale

«La gente dice che penso troppo alle donne» disse Rodin a William Rothenstein. Pausa. «Però, in fondo, che cosa c’è di più importante a cui pensare?»   Cinquantesimo anniversario della sua morte. Per l’occasione si sono stampate decine di migliaia di riproduzioni delle sculture di Rodin, destinate in particolare a libri commemorativi e servizi giornalistici. Il culto degli anniversari è un mezzo per informare in modo indolore  e superficiale un’«élite culturale» che, per ragioni di mercato, deve essere in continua espansione. È un modo di consumare – non di comprendere – la storia.   Fra gli artisti della seconda metà del xix secolo oggi considerati dei maestri, Rodin fu l’unico che ebbe onori internazionali e venne ufficialmente considerato un personaggio illustre nel corso della sua vita attiva. Era un tradizionalista. «L’idea di progresso» diceva «è la peggior ipocrisia di cui la società sia capace.» Nato in una modesta famiglia parigina di petit-bourgeois, Rodin divenne un maestro. All’apice della sua carriera dava lavoro a una decina di scultori incaricati di scolpire i marmi per i quali era famoso. A partire dal 1900 dichiarò che le sue entrate annuali...

Ira e mediocrità / Fantozzi e Kafka. Vittime

Franz Kakfa era lo scrittore preferito da Paolo Villaggio. Questo non mi sorprende affatto, perché il Fantozzi che Villaggio ha fatto entrare nell’Enciclopedia dei Caratteri – assieme all’ipocrita, al misantropo, al millantatore, al soldato sbruffone, all’avaro, all’ipocondriaco, ecc. della commedia classica – è la versione burlesca, popolaresca, dei maggiori personaggi di Kafka, tutti un po’ fantozziani, anche se in chiave tragicissima. In fondo, anche Kafka spesso muove al riso, solo che la risata ci si congela in bocca, si storce in un ghigno di angoscia. La Repubblica ha riproposto Villaggio con lo slogan “Ci ha fatto piangere dal ridere”, Kafka invece ci fa ridere pur piangendo.   Disegno di Aaron Nosan.  I protagonisti di Kafka sono quasi tutti, in effetti, delle vittime assolute. La più assoluta è forse Gregor Samsa, l’impiegato – guarda caso! – che un bel mattino si ritrova trasformato in scarafaggio, nel racconto La metamorfosi. Non solo Gregor è mutato nell’essere più abietto, ma la famiglia lo colpevolizza per questo, e suo padre finirà per punirlo con la morte. Impiegato vittima è anche Herr K. protagonista di Il processo. Si suol dire che K. subisce un...

Insperati incontri / Silvio Perrella. Un'idea visiva sul mondo

Insperati incontri di Silvio Perrella (Gaffi, 2017) contiene, secondo indice alfabetico, brevi recensioni, lunghe interviste, conversazioni ricostruite o fissate in radio; tale elastico sillabario si presta ad essere riaggregato lungo diverse direttrici: le poetesse per esempio (Rosselli, Merini, Cavalli), Napoli (su cui bisognerà tornare), i maestri. Partendo da questi ultimi – che stanno tra l'altro in massima parte negli anni ottanta, magari con ulteriori riprese – è possibile tracciare un percorso trentennale dell'autore ed anche, forse, di una generazione critica. Perrella si fa le ossa su Alfabeta e Autografo grazie a Maria Corti, che diceva di considerarlo suo allievo a distanza, quando però il fulgore dello strutturalismo e della semiologia andava velandosi, pur mantenendo ancora grande prestigio accademico. Silvio D'Arco Avalle, filologo romanzo nato nel 1920, nell'intervista datata '87, rivendica la primazia in quel genere di critica, ma pure segnala il proprio allontanamento dovuto a ripetitività e talvolta illeggibilità. Perrella, a proposito di Corti, scrive: “Poi venne un periodo in cui provai meno interesse per la sua figura d'interprete e di scrittrice. Non...

Making Douala 2007-2017

Italian Version   A small structure spread over three stories, with flooring bordered by rows of seedlings running along the balustrades, all nourished by an irrigation system that collects rainwater and distributes it drop by drop. Each drop falls against metallic cans and produces a musical note, creating a delicate and harmonic sound. Lucas Grandin's The Sound Garden of Bonamouti (Le Jardin Sonore de Bonamouti) rises a little higher than the Wouri River in Douala, a large city in Cameroon. Surrounding it is a lawn, finally clean. When the artist arrived in the area in 2010, it resembled a landfill dump. Convincing the inhabitants to clear the terracing overlooking the water, in a setting that seemed potentially fascinating, was not easy: Grandin rolled up his sleeves and began to remove tires, plastic, garbage, by himself. Slowly one after another joined him.   Lucas Grandin, Le Jardin Sonore de Bonamouti, 2010. Credits doual'art.   Recognizing that an abandoned space can become a shared space is not really obvious in the context of an area like Douala, where a large part of the population lives in informal settlements with no roads and few spaces of...

Fondazione Prada, Milano / MilanoTV70: Francesco Vezzoli guarda la RAI

È stato come accomodarsi nel salotto del signor Francesco Vezzoli (Brescia, 1971), di professione artista contemporaneo di fama internazionale, mentre guarda la televisione sintonizzata sui programmi Rai degli anni Settanta, così traumatici per la storia d'Italia; eppure, allora, la rete pubblica aveva ancora tutto da dire, tanto da raccontare e un ampio margine di sperimentazione. Se, oltre alla stampa, con i nuovi mezzi di comunicazione di massa – la radio prima, poi la televisione – si porta a compimento quel processo di unificazione linguistica dell'Italia, unita solo territorialmente dal1861: fino ad allora, i dialetti regionali non permettevano una reale comunicazione tra gli Italiani che non appartenevano alle élite culturali. Da quando la televisione è entrata nelle nostre case,questo «focolare elettronico» ha avuto, nel tempo, più o meno consapevolmente, un ruolo paideutico, educativo, financo normativo. È stato – ed è tuttora – inevitabile, per gli spettatori, l'audience!, come per gli studiosi, i critici e gli intellettuali, chiedersi se la televisione sia stata una cattiva maestra (in termini di incontrollato tempo assorbito, modelli sociali di comportamento e...

Public Art in Africa / Making Douala 2007-2017

English Version   Una piccola costruzione su tre piani, calpestabile, delimitata da file di pianticelle che si rincorrono lungo le balaustre, nutrite da un sistema di irrigazione che distribuisce capillarmente l’acqua piovana. Ogni goccia prima di raggiungere la terra del vaso picchia contro un elemento in metallo e produce una nota, creando un coro di tintinnii delicato e squillante. Le Jardin Sonore de Bonamouti di Lucas Grandin si erge poco più in alto del fiume Wouri a Douala, grande città del Camerun. Intorno, un prato, finalmente pulito. Quando l’artista è arrivato nel quartiere, nel 2010, qui c’era una discarica. Convincere gli abitanti a ripulire il terrazzamento affacciato sull’acqua, in una posizione che prometteva di essere alquanto suggestiva, non è stato facile: Grandin si è rimboccato le maniche e ha cominciato a rimuovere montagne di copertoni, plastiche, spazzatura, da solo. Qualcuno pian piano lo ha affiancato.   Lucas Grandin, Le Jardin Sonore de Bonamouti, 2010. Credits doual'art.   Riconoscere che uno spazio abbandonato possa diventare spazio condiviso è un salto logico niente affatto scontato in un contesto come Douala, dove larga parte della...

Carteggi dal naufragio / Hannah Arendt e Walter Benjamin, vita precaria

La pubblicazione postuma di carteggi privati può facilmente incorrere in una deriva scandalistica oggi particolarmente diffusa, per la quale parrebbe essere legittimo frugare negli angoli bui di un’esistenza, rendendo pubblico ciò che appartiene all’intimità di un autore scomparso. Tuttavia, il quadro complessivo che si ricava dalla ricostruzione biografico-teorica presentata nel volume Hannah Arendt, Walter Benjamin. L’angelo della storia (Giuntina, 2017) e curata da Detlev Schöttker e Erdmut Wizisla esula da questo genere di preoccupazioni.   Si tratta, invece, di una composita raccolta di scritti – un’introduzione dei curatori, il saggio di Hannah Arendt su Walter Benjamin, le Tesi di filosofia della storia, lettere e documenti – che traccia una linea di continuità tra il pensiero di Benjamin e le vicende storiche e politiche che hanno segnato tragicamente la sua vita. Tutta l’opera filologica dei curatori è animata dalla necessità di mettere a nudo quella connessione delle piccole cose, che Benjamin stesso ha sempre ricercato nel corso della sua elaborazione teorica. Le connessioni costruiscono una trama di involuzioni ed evoluzioni, che si disvela nel tortuoso...

Teatro greco di Siracusa / Aristofane secondo Ficarra & Picone

Soddisfare le aspettative di un pubblico ampio senza cedere per questo alla tentazione del mero intrattenimento non è una sfida semplice. Le vie che paiono a prima vista più facili – come quella di scegliere un nome di richiamo, meglio se consacrato da cinema o televisione – spesso rivelano fiato corto e prospettive strette. Per questi (e altri) motivi, la scelta di assoldare Salvo Ficarra e Valentino Picone per l’ultimo appuntamento del ciclo di rappresentazioni classiche al teatro greco di Siracusa è parsa a molti una trovata furba, e tutta orientata al botteghino.   Ma chi ha avuto la possibilità di vedere Le rane di Aristofane (esaurito per la maggior parte delle poche date, dal 29 giugno al 9 luglio) si è trovato di fronte un “piatto” complesso e bilanciato, capace di tenere insieme ingredienti apparentemente contraddittori: la regia misurata e poco propensa all’effetto di Giorgio Barberio Corsetti, una coppia rodata di comici televisivi, e un testo stratificato e pieno di riferimenti come Le Rane.   Roberto Rustioni nella parte di Eschilo, ph. Gianni Luigi Carnera   Lo spettacolo dimostra, fin dai primi istanti, il coraggio di cambiare qualche regola...