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Festa del teatro a San Miniato / Don Milani e lo Straniero

Dal 1947 tra le colline toscane il teatro dialoga con il sacro, con quella religione che per secoli è stata considerata, non a torto, una sua avversaria. La storia dei rapporti tra scena, attori e gerarchie ecclesiastiche è costellata di divieti, condanne, censure, tentativi di riutilizzare i mezzi di persuasione e fascino dell’arte teatrale per conquistare anime. E di molti altri complessi rapporti.   L’Istituto del dramma popolare di San Miniato nacque nel 1947 con l’intento di fare un “teatro dello spirito”, in un’epoca in cui i conflitti ideologici e le visioni del mondo si erano polarizzate nello scontro tra i due blocchi sortiti dal dopoguerra, e  spesso il campo culturale sembrava orientato su versanti contrastanti quelli della religione e dei suoi riferimenti politici. Si legge nello statuto che questo Istituto, ora Fondazione, nasceva “per ridare al popolo il suo teatro, per far sì che il teatro acquisti nella evoluzione sociale la sua missione guida. L’Istituto si propone con una diversa struttura materiale ed organizzativa del teatro, di rendere veramente accessibile al popolo il teatro stesso... E poiché il teatro, oltre ad avere una funzione artistico-...

Progetto Jazzi / Ma che cos’è un albero?

  Continua l’intervento di doppiozero a sostegno del Progetto Jazzi, un programma di valorizzazione e narrazione del patrimonio culturale e ambientale, materiale e immateriale, del Parco Nazionale del Cilento (SA). Gli Jazzi (da iacere, giacere) erano dimore temporanee, giacigli per il ricovero di animali da pascolo, punto di connessione tra tratturi e paesi: luoghi dell’indugio, della presa di contatto con le cose. Il progetto intende recuperare questo modo di abitare la natura, raccontando percorsi da attraversare con lentezza, riappropriandosi di spazi e luoghi e della loro storia, rinnovando esperienze – come l’osservare le stelle o il nascere del giorno – capaci di ripristinare il contatto con la natura, con il ciclo delle cose e delle stagioni. La sfida è anche quella di produrre innovazione e rigenerazione sociale, recuperando strutture e architetture rurali, mettendo in moto un circolo virtuoso di ospitalità diffusa che si nutra delle realtà esistenti e delle reti di relazione con i ‘nuovi viaggiatori'.   Stanotte una tempesta si è abbattuta furiosa contro le case. Ha piovuto fortissimo e tirato vento: mulinelli d’acqua, quasi delle piccole trombe. Oggi sono...

Il fascismo non se ne è mai andato / Né destra né sinistra, semmai peggio

Sulla opportunità e la pertinenza rispetto agli umori dei tempi correnti della proposta di legge Fiano, intesa a identificare, colpire e reprimere le manifestazioni di «propaganda» del fascismo nella società italiana, soprattutto «se il fatto è commesso attraverso strumenti telematici ed informatici», si può discutere a lungo. Rimane il riscontro che, in questa estate confusa e riottosa, laddove ancora una volta la politica sembra precipitare in una condizione di latitanza o comunque di vuoto pneumatico, mentre il nostro Paese, specchio mediterraneo del Continente, cova tensioni e rancori irrisolti, il ripetersi di espressioni di identitarismo fascista, laddove l’orgoglio di una appartenenza si maschera come «libertà di opinione», solleva molte inquietudini. Ci sono i precedenti penali e repressivi delle leggi Mancino e Scelba.   Ma c’è anche il timore, come già è avvenuto con la discussione sul caso del negazionismo, che si ingeneri una specie di eterogenesi dei fini, per la quale la sanzione penale (peraltro di non facile applicabilità in un nazione che ha un corpus legislativo in perenne superfetazione accompagnato da notevoli incongruità e arbitrarietà nella sua...

Buoni e giusti / Etica alimentare

  La modernità, in nome della ragione, ha progressivamente espulso la dimensione etica dal suo orizzonte e soprattutto l’ha fatto la sua cultura economica. Non si può però che concordare con Serge Latouche quando sostiene, come ha fatto all’interno del volume Giustizia senza limiti, che è necessario riconoscere la necessità di «un’istanza superiore, anche alla legge economica. Questa istanza chiamata a pronunciarsi sul giusto, sul legittimo e in definitiva a formulare la legge, con il rischio inevitabile di sbagliare, non può essere altro che la società» (p. 202). La quale, dunque, dovrebbe cercare di stabilire delle regole di comportamento per tutti gli individui. Delle regole in grado d’intensificare maggiormente la dimensione etica.   La necessità di regole è evidente soprattutto all’interno dell’ambito alimentare. Perché tale ambito ha da sempre un legame particolarmente intenso con la cultura sociale. E la cultura, necessariamente, si basa su delle regole. In realtà, anche nel campo alimentare oggi le regole non sono più così efficaci e potenti come in passato. Un tempo, ad esempio, si mangiava a orari fissi, seguendo una precisa successione delle portate (primo,...

20 luglio 2017 / Nobody can save him. Su Chester Bennington

“Your voice was joy and pain, anger and forgiveness, love and heartache all wrapped up into one". Questa frase è tratta dalla lettera che Chester Bennington ha dedicato a Chris Cornell, frontman dei Soundgarden, dopo aver avuto la notizia del suo suicidio. Ecco, ora è lui che ci ha lasciato, allo stesso modo del suo amico, e mai parole mi sono sembrate più adatte per descrivere la voce che ha accompagnato buona parte della mia vita.   I suoi acuti riuscivano a scarnificare il dolore che avevo in petto, facendolo volare via in forma di squame sottili, traslucide, restituendo alla mia anima una nuova pelle, liscia e pronta a ricevere nuove emozioni, positive o negative. Per me finisce un'era. Ho visto i Linkin Park esibirsi 4 volte, l'ultima il 17 giugno 2017 a Monza e Chester mi era sembrato strano, alcune espressioni del suo viso erano forzate e deformate dal dolore. L'energia era sempre tanta, ma diversa, non era lo stesso delle altre volte. Ho pensato che stava ancora metabolizzando la questione di Cornell, ma non avrei mai potuto immaginare questo triste epilogo. L'unica volta che ho parlato con Chester, il 16 novembre 2014 a Parigi, durante un Meet & Greet pre-...

Identità, sessualità, spiritualità / Erotico vs. sessuale. Una conversazione

Questa conversazione è un estratto dal nuovo numero della rivista aut aut Prove di spiritualità politica.   L'idea di questo fascicolo nasce dal desiderio di condividere una riflessione sul rapporto tra “io” e “noi”: esiste un nesso tra la dimensione soggettiva e quella collettiva? Tra i processi di trasformazione personale e quelli in cui ci si raccoglie e si avanza insieme per provare a cambiare il mondo? Si tratta senz’altro – in ogni caso è l’ipotesi da cui siamo partiti – di uno dei problemi più acuti e sensibili del nostro tempo. Se provassimo per esempio a chiederci se, per fare filosofia e fare politica, sia davvero sufficiente “parlare” o “scrivere” di filosofia e di politica? È così che abbiamo deciso di provarci, cercando di condividere il più possibile questo esercizio attraverso le pagine di “aut aut”. Le prove cui si fa riferimento nel titolo del fascicolo hanno il sapore impreciso, balbettante, precario degli esercizi che precedono l’andata in scena; ma sono anche l’esperienza stessa del provarci, di averci provato o di stare magari ancora lì a provarci. Pur rivisitando alcuni “luoghi” della ricerca foucaultiana, nel fascicolo la presenza di Foucault è una...

Aprire alla co-progettazione, cambiare gli algoritmi / Possono esistere delle (nuove) tecnologie conviviali?

Stavo ascoltando la radio. Era un mese fa, il 7 giugno. Su Radio3 sento la voce di Derrick De Kerckove che parla di datacrazia, della supremazia dei dati. Mi fermo all’ascolto, poi interviene Belpoliti. Capisco che è un dibattito sulla memoria e sugli strumenti per preservarla, ma che verso la fine ha preso altre strade. La discussione è molto interessante, e come al solito, lascia più domande che risposte. La potete riascoltare per intero qui. La discussione parte da un articolo di De Kerckhove pubblicato da La Stampa, in cui afferma che   “Come ha scritto Umberto Eco, la verità è che stiamo perdendo la memoria, «quella personale, inghiottita dall’iPad, e quella collettiva, forse per la pigrizia di non voler comprendere il passato per capire il presente». (…) Ma adesso, tornando digitale on line, la memoria culturale emigra completamente fuori del mio corpo e se ne va nel cloud. Si chiama «amnesia digitale» da uso eccessivo di Google e smartphone. (…) Nella partecipazione immediata e permanente che intratteniamo con il mondo digitale, nell’accelerazione continua e nel total surround dell’informazione, sparisce l’intervallo necessario per riflettere...

I festival dell’estate / Erotica Santarcangelo

Già dalla prima presentazione del programma, l’edizione appena conclusa del Festival di Santarcangelo ha destato curiosità e qualche diffidenza: qualcuno ha trovato le proposte della nuova direttrice Eva Neklyaeva un po’ troppo glamour, qualcuno ha denunciato l’assenza in cartellone di appuntamenti pienamente ‘teatrali’, altri hanno invecesalutato con soddisfazione la piena apertura alle arti visive e il mancato utilizzo di etichette limitanti. Le opinioni continuano a polarizzarsi anche a festival concluso. Mentre Tommaso Foti di Fratelli d’Italia denuncia il carattere ‘diseducativo’ della manifestazione, l’organizzazione segnala un significativo incremento nella vendita dei biglietti e il sold out su quasi tutte le date; specularmente, i commenti scambiati a fior di labbra tra gli addetti ai lavori spaziano dalla cauta perplessità fino al pieno entusiasmo.   Pony Express, Club Ecosex   E se è presto per incasellare la nuova anima curatoriale del festival in formule definitive (molti sono infatti i legami ancora visibili con la precedente direzione, ed evidenti sono i debiti con alcune realtà nostrane che hanno contribuito negli anni a trasformare l’identità di...

100 anni di Rodin / Rodin e il dominio sessuale

«La gente dice che penso troppo alle donne» disse Rodin a William Rothenstein. Pausa. «Però, in fondo, che cosa c’è di più importante a cui pensare?»   Cinquantesimo anniversario della sua morte. Per l’occasione si sono stampate decine di migliaia di riproduzioni delle sculture di Rodin, destinate in particolare a libri commemorativi e servizi giornalistici. Il culto degli anniversari è un mezzo per informare in modo indolore  e superficiale un’«élite culturale» che, per ragioni di mercato, deve essere in continua espansione. È un modo di consumare – non di comprendere – la storia.   Fra gli artisti della seconda metà del xix secolo oggi considerati dei maestri, Rodin fu l’unico che ebbe onori internazionali e venne ufficialmente considerato un personaggio illustre nel corso della sua vita attiva. Era un tradizionalista. «L’idea di progresso» diceva «è la peggior ipocrisia di cui la società sia capace.» Nato in una modesta famiglia parigina di petit-bourgeois, Rodin divenne un maestro. All’apice della sua carriera dava lavoro a una decina di scultori incaricati di scolpire i marmi per i quali era famoso. A partire dal 1900 dichiarò che le sue entrate annuali...

Ira e mediocrità / Fantozzi e Kafka. Vittime

Franz Kakfa era lo scrittore preferito da Paolo Villaggio. Questo non mi sorprende affatto, perché il Fantozzi che Villaggio ha fatto entrare nell’Enciclopedia dei Caratteri – assieme all’ipocrita, al misantropo, al millantatore, al soldato sbruffone, all’avaro, all’ipocondriaco, ecc. della commedia classica – è la versione burlesca, popolaresca, dei maggiori personaggi di Kafka, tutti un po’ fantozziani, anche se in chiave tragicissima. In fondo, anche Kafka spesso muove al riso, solo che la risata ci si congela in bocca, si storce in un ghigno di angoscia. La Repubblica ha riproposto Villaggio con lo slogan “Ci ha fatto piangere dal ridere”, Kafka invece ci fa ridere pur piangendo.   Disegno di Aaron Nosan.  I protagonisti di Kafka sono quasi tutti, in effetti, delle vittime assolute. La più assoluta è forse Gregor Samsa, l’impiegato – guarda caso! – che un bel mattino si ritrova trasformato in scarafaggio, nel racconto La metamorfosi. Non solo Gregor è mutato nell’essere più abietto, ma la famiglia lo colpevolizza per questo, e suo padre finirà per punirlo con la morte. Impiegato vittima è anche Herr K. protagonista di Il processo. Si suol dire che K. subisce un...

Making Douala 2007-2017

Italian Version   A small structure spread over three stories, with flooring bordered by rows of seedlings running along the balustrades, all nourished by an irrigation system that collects rainwater and distributes it drop by drop. Each drop falls against metallic cans and produces a musical note, creating a delicate and harmonic sound. Lucas Grandin's The Sound Garden of Bonamouti (Le Jardin Sonore de Bonamouti) rises a little higher than the Wouri River in Douala, a large city in Cameroon. Surrounding it is a lawn, finally clean. When the artist arrived in the area in 2010, it resembled a landfill dump. Convincing the inhabitants to clear the terracing overlooking the water, in a setting that seemed potentially fascinating, was not easy: Grandin rolled up his sleeves and began to remove tires, plastic, garbage, by himself. Slowly one after another joined him.   Lucas Grandin, Le Jardin Sonore de Bonamouti, 2010. Credits doual'art.   Recognizing that an abandoned space can become a shared space is not really obvious in the context of an area like Douala, where a large part of the population lives in informal settlements with no roads and few spaces of...

Fondazione Prada, Milano / MilanoTV70: Francesco Vezzoli guarda la RAI

È stato come accomodarsi nel salotto del signor Francesco Vezzoli (Brescia, 1971), di professione artista contemporaneo di fama internazionale, mentre guarda la televisione sintonizzata sui programmi Rai degli anni Settanta, così traumatici per la storia d'Italia; eppure, allora, la rete pubblica aveva ancora tutto da dire, tanto da raccontare e un ampio margine di sperimentazione. Se, oltre alla stampa, con i nuovi mezzi di comunicazione di massa – la radio prima, poi la televisione – si porta a compimento quel processo di unificazione linguistica dell'Italia, unita solo territorialmente dal1861: fino ad allora, i dialetti regionali non permettevano una reale comunicazione tra gli Italiani che non appartenevano alle élite culturali. Da quando la televisione è entrata nelle nostre case,questo «focolare elettronico» ha avuto, nel tempo, più o meno consapevolmente, un ruolo paideutico, educativo, financo normativo. È stato – ed è tuttora – inevitabile, per gli spettatori, l'audience!, come per gli studiosi, i critici e gli intellettuali, chiedersi se la televisione sia stata una cattiva maestra (in termini di incontrollato tempo assorbito, modelli sociali di comportamento e...

Public Art in Africa / Making Douala 2007-2017

English Version   Una piccola costruzione su tre piani, calpestabile, delimitata da file di pianticelle che si rincorrono lungo le balaustre, nutrite da un sistema di irrigazione che distribuisce capillarmente l’acqua piovana. Ogni goccia prima di raggiungere la terra del vaso picchia contro un elemento in metallo e produce una nota, creando un coro di tintinnii delicato e squillante. Le Jardin Sonore de Bonamouti di Lucas Grandin si erge poco più in alto del fiume Wouri a Douala, grande città del Camerun. Intorno, un prato, finalmente pulito. Quando l’artista è arrivato nel quartiere, nel 2010, qui c’era una discarica. Convincere gli abitanti a ripulire il terrazzamento affacciato sull’acqua, in una posizione che prometteva di essere alquanto suggestiva, non è stato facile: Grandin si è rimboccato le maniche e ha cominciato a rimuovere montagne di copertoni, plastiche, spazzatura, da solo. Qualcuno pian piano lo ha affiancato.   Lucas Grandin, Le Jardin Sonore de Bonamouti, 2010. Credits doual'art.   Riconoscere che uno spazio abbandonato possa diventare spazio condiviso è un salto logico niente affatto scontato in un contesto come Douala, dove larga parte della...

Teatro greco di Siracusa / Aristofane secondo Ficarra & Picone

Soddisfare le aspettative di un pubblico ampio senza cedere per questo alla tentazione del mero intrattenimento non è una sfida semplice. Le vie che paiono a prima vista più facili – come quella di scegliere un nome di richiamo, meglio se consacrato da cinema o televisione – spesso rivelano fiato corto e prospettive strette. Per questi (e altri) motivi, la scelta di assoldare Salvo Ficarra e Valentino Picone per l’ultimo appuntamento del ciclo di rappresentazioni classiche al teatro greco di Siracusa è parsa a molti una trovata furba, e tutta orientata al botteghino.   Ma chi ha avuto la possibilità di vedere Le rane di Aristofane (esaurito per la maggior parte delle poche date, dal 29 giugno al 9 luglio) si è trovato di fronte un “piatto” complesso e bilanciato, capace di tenere insieme ingredienti apparentemente contraddittori: la regia misurata e poco propensa all’effetto di Giorgio Barberio Corsetti, una coppia rodata di comici televisivi, e un testo stratificato e pieno di riferimenti come Le Rane.   Roberto Rustioni nella parte di Eschilo, ph. Gianni Luigi Carnera   Lo spettacolo dimostra, fin dai primi istanti, il coraggio di cambiare qualche regola...

Individui in rete / La società orizzontale e l’assenza di orizzonti

In Disorder dei Joy Division, un cupissimo Ian Curtis cantava poeticamente: “Aspettavo che venisse una guida e mi prendesse per mano”. Quella strofa ha rappresentato il punto di svolta per un’intera generazione e ha messo in discussione, anche solo per un momento, la questione del conflitto generazionale che aveva animato la cultura giovanile sin dagli anni cinquanta. Il tema della libertà assoluta, tanto agognata dalla generazione dei baby boomer, protagonisti degli anni sessanta, viene ribaltato in una nuova mistica dell’autorità. Mentre all’assassino del padre, immortalato dalla celebre “Father I want to kill you” di Jim Morrison in The End, subentra invece un senso di smarrimento, di richiesta d’aiuto, a cui si vuole dare risposta con la ricerca di una guida (con tutto il cotè di deriva nazi-fascista di cui difatti la band fu accusata). Da allora a oggi molte cose sono cambiate e come spesso accade alcuni elementi chiave delle subculture e della controcultura, sono diventati mainstream. Ancor più da quando la nuova politica – dal blairismo in UK al renzismo in Italia – ha recuperato il tema del conflitto generazionale per definire un posizionamento identitario netto e di...

Archivi di domani / Ricorda il tuo futuro

L’esperienza ci induce a pensare che passato e futuro siano differenti e che le cause precedano gli effetti. Il passato quindi non possiamo cambiarlo e il futuro è legato allo spazio aperto delle possibilità, all’incertezza, alla sorpresa, o all’azione del destino. Il flusso della memoria universale, però, certe volte giunge a suggestionare le menti degli individui meno anestetizzati con nuovi dubbi, inedite questioni, o ulteriori intuizioni. Parafrasando un frammento del filosofo presocratico Anassimandro immaginiamo che passato e futuro si trasformino l’uno nell’altro secondo necessità “e che si rendano giustizia secondo l’ordine del tempo”.   Ma Einstein ci ha insegnato che esistono innumerevoli tempi diversi, uno per ogni punto dello spazio, che le cose evolvono in tempi locali, e che i tempi locali evolvono uno rispetto all’altro, come in una rete di eventi che si influenzano vicendevolmente. Come si fa a creare un archivio utile e credibile quando si è sottoposti a questi spostamenti continui tra molti tempi e spazi diversi?   Proviamo anche a pensare come archiviare le zone vuote, quelle indefinibili, e a immaginare che siano accadute o che avverranno. Ci...

Marion Fayolle e Valeria Parrella / F come fica

Gli amanti è un libro dell’illustratrice Marion Fayolle pubblicato in Italia dall’editore Gallucci, che lo definisce “un piccolo scrigno dell’erotismo senza parole, in cui tutto è permesso”. In Francia questo brillante catalogo muto, che mostra un uomo e una donna (ma qualche volta due donne, o una donna e tre uomini, o due uomini) intenti a darsi reciproco o solitario piacere genitale nei modi più giocosi e surreali (lui ha una lumaca, lei una lattuga; lui ha uno struzzo che affonda la testa nella sabbia, lei ha la sabbia; lei ha un porcospino, lui si punge; lui si annaffia da solo con la sua proboscide d’elefante, lei disseta la sua gatta da un seno) si intitola Les coquins, ovvero i birichini, i monelli, un titolo più calzante: intanto non di erotismo si tratta ma di sesso, e le parole hanno diritto a essere utilizzate esatte. Erotismo e pornografia hanno un significato preciso se usati correttamente, peccato siano tirati in ballo quasi sempre a sproposito con l’obiettivo di rendere elegante oppure volgare ciò che non ha bisogno né dell’una né dell’altra cosa; questa giovane artista francese (oggi non ha neanche trent’anni, la prima edizione di Les coquins risale a cinque anni...

Festival Inequilibrio Castiglioncello / L’arte di cadere

All’inizio di Under the flesh, Bassam Abu Diab, fisico asciutto e barba leziosamente curata (da hipster o da sikh), guarda il pubblico dal bordo del proscenio, e il pubblico si sente guardato da quel brusco, imbarazzante corto-circuito della distanza che è ormai l’eccezione divenuta regola di tante presentazioni performative. Eppure non immagina fino a che punto questo danzatore venga, culturalmente, da lontano: Abu Diab, certo è un arabo, un giovane coreografo libanese come specifica il programma di sala della ventesima edizione del festival Inequilibrio di Castiglioncello, che ospita un focus young arab choreographers. Ma nel rompicapo delle identità libanesi, divise e ricomposte dalla lunga guerra che racconta sulla scena senza declinarne le generalità – il dove e il come, l’unico dato certo è che dal cielo, a cicli stagionali, cade la bomba, sempre più complessa, sempre più letale – lui appartiene alla comunità drusa, una cultura religiosa minoritaria invisa anche all’Islam, talmente esoterica che persino molti drusi ignorano gli arcani maggiori della fede che professano.    Bassam Abu Diab, Under the flesh, ph. Lucia Baldini. Pina Bausch diceva che la danza...

Onore allo scrittore Paolo Villaggio / L’impotenza è una cagata pazzesca!

Nel gennaio del 2013 l’editore storico di Paolo Villaggio, Rizzoli, ha pubblicato Fantozzi, rag. Ugo. La tragica e definitiva trilogia: 580 pagine che riunivano i “romanzi” Fantozzi (prima uscita 1971), Il secondo tragico libro di Fantozzi (1974) e Fantozzi contro tutti (1979), editor Oreste Del Buono. L’ho comprato appena l’ho scoperto. Ho sempre pensato che la lingua inventata da Paolo Villaggio quasi cinquanta anni fa fosse un unicum non della letteratura italiana di serie B, o della non-letteratura, ma qualcosa che nel tempo si sarebbe rivelata come epocale. Stefano Bartezzaghi chiude quel tomo grosso come Guerra e pace o I Buddenbrock con una postfazione lessicale a mio giudizio fondamentale: Il Fantozzi della lingua italiana censisce l’incredibile quantità di utilizzi spiazzanti e roboanti da parte di Villaggio scrittore che in quegli anni creò un vero vocabolario ironico diffuso, che anticipò il seguente fenomeno lessicale di altro consumo pop quali ad esempio generò il Drive In di Antonio Ricci su Italia 1 dieci anni dopo (1983-1988). Il primo personaggio comico scritto e interpretato da Paolo Villaggio che vidi in televisione alla fine degli anni Sessanta (avevo 10...

Il filo di lana dell’amore e della filosofia / Il “tocco” di Socrate

Il tema del 2017 del Festival di Filosofia “Filosofi lungo l'Oglio”, che ogni anno propone ai relatori un tema da declinare secondo le loro personali competenze, conoscenze e intuizioni filosofiche, è “Toccare”. Gesto automatico o voluto, percezione aptica che fa da ponte tra noi e la realtà, il toccare è essenziale nel nostro abitare il mondo. Ed è essenziale anche riguardo alla conoscenza, perché è importante che le persone e le cose ci tocchino affinché possiamo e vogliamo conoscerle. Ci tocchino secondo alcuni aspetti della ricchissima polisemia del termine: perché ci coinvolgono (ci riguardano da vicino), perché ci interessano (ci colpiscono e ci affascinano) e perché coinvolgono (investono e sfiorano) i nostri sensi e la nostra mente. Diciamo che il toccare è indispensabile all'esperienza e alla conoscenza e alla relazione affettiva, eppure ci rendiamo tutti conto anche senza essere degli specialisti che oggi tocchiamo sempre meno sia le cose sia le persone. Che cosa ciò può significare? Di fatto tasti e schermi sono le cose con le quali entriamo maggiormente in con-tatto,  con la punta delle dita e con lo sguardo, e che sostituiscono oggetti artificiali e naturali,...

Racconto che ne fui profeta / Così morì Airbnb

Airbnb ebbe vita breve. Pochi anni dopo la sua creazione fui testimone, mio malgrado, del suo lento e inesorabile declino. Ritrovati dei ricordi in un vecchio computer, ho deciso d’impiantarli su Triplozero.   John Baldessari, Goya Series, 1997   Attorno al focolare domestico   Nel centro pedonale di un paesino svizzero, la padrona di casa affittava la camera del primogenito, partito a lavorare altrove. Mi accolse calorosamente, facendomi fare il giro dell’appartamento che si sviluppava su due livelli. Bastava dormire sul materasso e nella stanza del figlio per essere trattato con un occhio di riguardo. La sera m’intrattenni a lungo con i due bambini, seduto attorno al focolare e sorseggiando l’acidula kombucha fatta in casa di cui la signora mi lasciò la ricetta, non senza decantarne esageratamente le proprietà benefiche. Parlammo di viaggi in India, di trekking sulle montagne svizzere, di libri che l’altro avrebbe dovuto assolutamente leggere. Prima di andare a letto, i bambini mi diedero il bacio della buonanotte e quando partii la più piccola mi regalò un disegno: se il mio naso era gigante, più grande del corpo, in compenso indossavo un bellissimo vestito...

L’avenir d’une illusion

Versione italiana English version   Depuis quelque temps, la vieille Europe semble souffrir d’une fièvre étrange : l’art contemporain africain ! De foires en expositions, de saisons en colloques, soudain l’on s’aperçoit de l’existence de ce continent qui, pour la plupart du temps, représente, pour employer une expression empruntée à Joseph Conrad, le cœur des ténèbres. Et le plus amusant, dans cet engouement soudain dont on se demande combien de temps il durera, c’est l’impression que nous avons d’assister à des ruées d’un autre temps.   Pascale Marthine Tayou, Plastic Tree, 2014/2015. Exhibition : Art Basel Unlimited. 2015 / Art Basel. Courtesy the artist and GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana. Photo by: Andrea Rossetti   Partout s’élève le mot découverte, comme si les nouveaux Christophe Colomb, Magellan, Vasco de Gamma et Marco Polo s’étaient transformés en collectionneurs, galeristes, directeurs de musées, seuls capables, selon les mots de Sartre, d’extraire toute chose des ténèbres primaires :   «Car le blanc a joui trois mille ans du privilège de voir sans qu’on le voie ; il était regard pur, la lumière de ses yeux tirait...

Arte africana contemporanea / Esploratori fuori tempo massimo

English Version Version francaise   Negli ultimi tempi, la vecchia Europa sembra essere affetta da una strana febbre: l’arte africana contemporanea! Dalle fiere alle rassegne, fino ai numerosi simposi, improvvisamente ci si accorge dell’esistenza di questo continente che, per la maggior parte è – utilizzando un’espressione presa in prestito da Joseph Conrad, il cuore di tenebra. E la cosa più divertente, rispetto a questa infatuazione folgorante, è che ci si chiede per quanto tempo durerà. Si ha l’impressione di assistere a una serie di precipitazioni da un’altra dimensione temporale.   Pascale Marthine Tayou, Plastic Tree, 2014/2015. Exhibition : Art Basel Unlimited. 2015 / Art Basel. Courtesy the artist and GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana. Photo by: Andrea Rossetti   Dappertutto, risuona la parola scoperta, come se i nuovi Cristoforo Colombo, Magellano, Vasco da Gamma e Marco Polo si fossero trasformati in collezionisti, galleristi, direttori di musei, capaci – secondo le parole di Sartre – di estrarre ogni cosa dal buio primario:   «Perché il bianco ha goduto per tremila anni del privilegio di...

The future of an illusion

Versione italiana Version francaise   Since some time now the old Europe seems to be suffering from a strange fever: the contemporary African art! From fairs to the exhibitions, from seasons to symposiums, suddenly it discovered the existence of the continent that for many represents, to use an expression borrowed from Joseph Conrad, “the heart of darkness”. And the most amusing thing in this sudden enthusiasm, which who knows how long is going to last, is that it seems like we are back in history.   Pascale Marthine Tayou, Plastic Tree, 2014/2015. Exhibition : Art Basel Unlimited. 2015 / Art Basel. Courtesy the artist and GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana. Photo by: Andrea Rossetti   Everywhere the word “discovery” is being hailed, as if the new Christopher Colombus, Magellan, Vasco de Gamma and Marco Polo had transformed into the collectors, gallerists, museum directors, who see themselves as the only ones capable, according to Sartre, to extract the whole thing from the primal darkness:   “For three thousand years, the white man has enjoyed the privilege of seeing without being seen; he was only a look; the light from his...