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Denaro

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Buoni e giusti / Shopping online

"La cliente potrà sintonizzarsi su vari negozi. La sua tessera di credito sarà automaticamente ripresa dalla televisione. Le saranno mostrate le merci con tutti i loro colori fedelmente trasmessi. La distanza non sarà più un problema in quanto entro la fine del secolo il cliente riuscirà a mettersi direttamente in contatto televisivo con chi vorrà, indipendentemente dal numero di miglia che lo separeranno da esso".  Questo stralcio di un articolo del New York Times del 1963, citato da Marshall McLuhan in un capitolo dimenticato e interessantissimo del suo Understanding Media, la dice lunga sul potere di fascinazione che l'idea di fare acquisti a distanza ha potuto riscuotere strada facendo fino all'avvento di Internet e alla realizzazione di cotanto sogno. Salvo scoprire che, una volta realizzato – lo aveva già intuito lo stesso McLuhan – difficilmente il senso profondo di una tale pratica sarebbe rimasto lo stesso: "invece di pensare a fare la spesa per televisione, dovremmo renderci conto che il video-telefono segnerà la fine dell'andare a fare spese e anche la fine del lavoro come lo intendiamo oggi" (ibidem). Con il privilegio di guardare al fenomeno con il senno di poi...

18 novembre, ore 17; Piazza Affari, Milano / Bonus cultura: qualche riflessione

Palazzo Mezzanotte   Sta per chiudersi il primo anno di Bonus cultura ed è partito l’anno 2: i ragazzi nati nel 1998 hanno tempo fino a Natale per spendere i loro 500 euro e, nel frattempo, il 19 settembre 2017 è stato lanciato il bonus cultura per i ragazzi nati nel 1999.  Come è noto, il bonus cultura è un voucher di 500 euro destinato ai diciottenni (e agli insegnanti, ma di questo non parlo qui) da spendersi per prodotti e servizi culturali con la seguente procedura:   - Ottenere lo SPID (un identità digitale).  - Iscriversi ad apposito sito APP. - Acquistare prodotti culturali (la varietà di prodotti e servizi acquistabili è aumentata fra il primo e il secondo anno di presenza dell’incentivo) fino ad esaurimento del credito.   Attorno alla manovra si è creato nei mesi scorsi un diffuso scetticismo, che francamente capisco poco. Provo quindi a riflettere su tre punti:   - È un buon intervento? - Come sta andando? - Che cosa si può migliorare?   1. Bonus cultura: è un buon intervento?   Ci sono diverse ragioni per cui penso che il bonus cultura sia una buona iniziativa. Innanzitutto, non è mistero che l’Italia si caratterizzi per livelli...

Domani a Mudima alle 17.30 (Bookcity Milano) / Instaturisti (non) per caso

Nel momento in cui scrivo (16 ottobre 2017) le ultime statistiche su Instagram indicano in ottocento milioni il numero di persone che, con cadenza variabile, spesso molte volte al giorno, usano l'applicazione di condivisione delle fotografie creata nel 2010 da Kevin Systrom e Mike Krieger e acquisita nel 2012 da Mark Zuckerberg. Ma è probabile che dalla fine di settembre, quando i dati sono stati resi pubblici, a oggi, la cifra sia cresciuta. E lo sarà di sicuro quando queste righe verranno stampate e – forse – lette.  Tra giugno 2016 e aprile 2017 gli utenti di Instagram sono aumentati di venti milioni al mese, con un’accelerazione continua e progressiva. Presto un umano su sei sarà in grado di mostrare nel giro di pochi secondi i suoi scatti e le sue “stories” a una platea che copre l’intero pianeta. Molto più di altri social media, Instagram ha una diffusione globale: l’80 per cento dei suoi utenti si trovano fuori dagli Stati Uniti e in paesi come l’Indonesia, l’Iran o il Mozambico superano in numero quelli di Facebook o di Twitter (World Map of Social Networks, gennaio 2017).  Quanto alle ragioni di questo successo, si riassumono rapidamente: l’ubiquità e la...

Conversazione con Valeria Orani / Organizzare teatro tra l’Italia e NYC

Valeria Orani è una delle figure più intraprendenti dell’industria culturale italiana. Dopo aver lavorato per alcuni anni come producer e organizzatrice teatrale per varie istituzioni artistiche pubbliche e private, fonda nel 2003 la 369gradi, un centro di produzione, promozione e distribuzione della cultura contemporanea, che ha sostenuto e sostiene artisti della scena d’innovazione eccellenti come Punta Corsara e Lucia Calamaro. Poco più di tre anni fa si è trasferita a New York dove ha fondato Umanism NY, una società di servizi dedicata all’export culturale, che offre sostegno organizzativo, burocratico e promozionale ai talenti creativi (non solo del mondo delle performing arts ma anche di artigianato, moda, design, cucina) che vogliano accedere al generoso quanto complesso mercato della Grande Mela. Il primo progetto promosso da Umanism è stato Italian Playwrights Project, un format a cadenza biennale dedicato alla diffusione della drammaturgia contemporanea italiana negli Stati Uniti, attraverso la selezione, traduzione e pubblicazione dei testi ritenuti più interessanti da una commissione di esperti statunitensi. Dopo l’edizione pilota il format si è evoluto in Italian and...

Autobiografia di uno spettatore / Godard secondo Hazanavicius

Nel 1967 e 1968, quando ero studente alla Sorbona, andavo spesso a Parigi in un cinema vasto e un po’ fatiscente della Rive Gauche, specializzato in vecchi film muti. L’accompagnamento musicale dei film veniva fatto da un anziano pianista in sala, che seguiva uno spartito. Questo cinema era spesso pieno: non di vecchi nostalgici del muto, ma per lo più di giovani. Perché per tutti noi cinefili – e quanti lo eravamo allora! – il cinema faceva corpo con la sua storia. Mi chiedo se allora in altre metropoli ci fosse un cinema rétro del genere. È questa passione storica degli amanti del cinema a rendere intelligibile un film come Le Redoutable (Il mio Godard) di Michel Hazanavicius, finora alquanto maltrattato dalla critica. La critica più sofisticata non ama Hazanavicius, considerato regista troppo “leggero” e commerciale, insomma un anti-Godard. Il solo recensirlo è un passo falso. In effetti Hazanavicius dice di non odiare né amare particolarmente Godard (Michel Hazanavicius: «Godard n’a jamais cherché à être sympathique», apparso su Le Monde, 12 settembre 2017), ma proprio per questo trovo interessante che un non-godardiano faccia un film – il primo, a quanto ne sappia – su...

Sicurezza sociale per il fare comune nel mondo / Uberizzazione dell'economia

Né rimpianti né ortodossie potranno aiutarci ad affrontare seriamente le esigenze dell’universo del lavoro contemporaneo. Tali posture, per quanto comprensibili, rischiano di spingere verso battaglie inefficaci e drammaticamente segmentate, incapaci di coagulare largo consenso attorno a sé. Non ricompongono il quadro e, a ben vedere, si fermano alla descrizione, un po’ querula, della fase perdente del lavoro salariato e subordinato. Osservare questo vuole dire osservare solo lo sfondo, tra l’altro in progressiva e incontrovertibile contrazione, e soprattutto vuole dire bloccare sotto un grumo di nostalgia la differente soggettività politica dei nuovi lavoratori e delle nuove lavoratrici, a partire dal fatto che non si riconosce la manifesta mutazione della nozione stessa di lavoro, uscita ormai completamente da cardini e binari noti, sessualmente connotati, per allargarsi, tra tensioni e contraddizioni, ad altri possibili campi semantici ed epistemici che descrivono le diverse forme dell’agire umano nel mondo (fare, attività, creazione, prestazione, relazione, iniziativa…). Si parte, insomma, da un abuso del linguaggio – la maggioranza delle donne questa storia la conosce assai...

I consumi degli italiani / Non resta che il cibo

È noto come l’economia italiana sia entrata da parecchi anni in una condizione di tipo recessivo. Ciò ha determinato delle pesanti ripercussioni sugli atteggiamenti e i comportamenti dei consumatori, che hanno cominciato a preoccuparsi per il futuro e a limitare di conseguenza i loro consumi. Come avviene sempre nei periodi di crisi, il baricentro degli acquisti si è spostato progressivamente verso i consumi essenziali. Va considerato però che, per quanto riguarda l’Occidente e l’Italia, l’andamento dei consumi è stazionario già da prima. Ad eccezione infatti dei settori in grado di offrire delle reali innovazioni (come ad esempio l’elettronica di consumo), la maggior parte dei prodotti ha a che fare dalla fine degli anni Ottanta con un consumatore maturo, che si trova a vivere in una condizione di “iperscelta” ed è pertanto poco sensibile alle proposte d’acquisto che gli vengono formulate. Un consumatore dunque che compera soprattutto per mantenere il suo standard di vita e il suo livello di benessere.      Va considerato inoltre che l’atto d’acquisto è da sempre profondamente legato alla percezione che l’individuo ha di sé e della sua collocazione nel mondo....

Modelli di imprenditorialità / Impresa culturale: datti una regolata!

Se esiste un’impresa culturale, figuriamoci se non si può parlare di una cultura (giuridica) dell’impresa culturale. Il che significa parlare di regole istituzionali e sociali, formali e informali, ortodosse o atipiche, convenzionali conformiste controintuitive che siano. A patto che da qualche parte si veda un’impresa, a maggior ragione se fa parte di un più ampio tessuto connettivo, si tratta di reti cognitive, hub innovativi, distretti culturali, filiere produttive o mercati comuni. Ha senso discuterne proprio perché è tale appartenenza che perlopiù si riscontra, a partire da un esercizio professionale di attività economiche organizzate al fine della produzione di beni o servizi (ossia di impresa: art. 2082 c.c.). Sicché, per un giurista che abbia a cuore la sostenibilità delle attività culturali, specialmente creative, – ciò che significa garantire loro libertà di mezzi, fini e contenuti – è inevitabile occuparsi di modelli organizzativi interimprenditoriali: cioè di impresa e di sistema. Impresa…non semplice, d’altronde a questo serve il diritto dell’economia. La partita è complicata ma va giocata. Ne parlavo qui.   L’imprenditorialità culturale ha caratteristiche tutte...

Capitalismo / Il liberalismo ha fallito?

Si diffondono libri e saggi in cui si brinda al fallimento del neoliberalismo. Per neoliberalismo si intendono sia le politiche thatcheriano-reaganiane adottate in molti paesi, sia certe dottrine liberali del secolo scorso, come l’ordoliberalismo tedesco o il liberalismo austriaco (L. von Mises, F.A. von Hayek) o quello americano (scuola di Chicago). Si intende insomma sia una certa governance politica affermatasi dagli anni ‘80 in poi, sia teorie economiche, filosofiche in senso lato, che starebbero alla base di questa governance.  Uno degli ultimi interventi in questo senso è opera di un filosofo, Massimo de Carolis, Il rovescio della libertà, che ha per sottotitolo Tramonto del neoliberalismo e disagio della civiltà (Quodlibet). De Carolis intende dimostrare che il neoliberalismo è fallito non con argomenti economici o sociologici, ma piuttosto filosofici speculativi. Anche se de Carolis evoca dati di fatto economici e sociali.    Ma in che senso il neoliberalismo è fallito? Non venderei la pelle dell’orso prima di averlo ucciso. Credo intanto che non ci si debba limitare a criticare il neoliberalismo, ma il liberalismo nel suo complesso (come ho cercato di fare...

Pratiche e strategie del motore di ricerca / Google è ovunque

Google è ovunque, Google è qualsiasi cosa. Google è, lo sappiamo tutti, un universo. Agisce su scala planetaria e su tutti gli ambiti della conoscenza umana, esplorandone ogni anfratto. Così facendo, ovvero esplorando e mappando, Google finisce per generare un doppio del mondo, talmente ampio e profondo, che appare quasi impossibile riuscire a tenergli testa. Ed è proprio questo quasi lo spazio della sfida semiotica che il team di analisti chiamato a raccolta dal recente Nella rete di Google. Pratiche, strategie e dispositivi del motore di ricerca che ha cambiato la nostra vita (a cura di Isabella Pezzini e Vincenza del Marco, Franco Angeli) lancia al gigante informatico: decostruirne la retorica, mostrare le procedure di costruzione del suo discorso, metterle alla prova di alcune obiezioni semiotiche, spiegare il significato delle sue tante interfacce, il ruolo ovvio e quindi di regola ignorato che esse svolgono nelle nostre vite è l'obiettivo esplicito del libro.    Si comincia con la sua stessa identità aziendale (Pezzini). Prendendo in esame l'epopea mille volte raccontata da libri e magazine più o meno embedded dei due fondatori, Larry Page e Sergey Brin, emergono...

Il “brodo indiano” / Cioccolata e religione

La cioccolata è tutta una faccenda di religione. Dai Maya sino alle corti barocche europee questa sostanza chimicamente complessa, di color marrone scuro, gradevolmente amara, e che noi chiamiamo cioccolato, non avrebbe avuto successo senza uno stretto rapporto con le religioni che ha incontrato sulla sua strada. Senza i sacerdoti dei popoli che abitavano tanto tempo fa la regione del mondo che chiamiamo Centroamerica – Olmechi, Maya, Aztechi –, senza i frati francescani, le suore e i gesuiti in Spagna e in Italia nel Seicento, i semi del cacao, da cui si ricava la cioccolata, non avrebbero assunto l’importanza che hanno avuto per diciotto secoli.   Wolfgang Schivelbusch nella sua storia dei generi voluttuari sostiene non senza ragione che la cioccolata è strettamente legata al mondo cattolico, così come il caffè a quello protestante. Il “brodo indiano”, com’era chiamato il cioccolato liquido da bere, è associato all' aristocrazia, alla regalità e alla Chiesa, con la sola eccezione dell’Inghilterra; così che, quando la Rivoluzione alla fine del Settecento rovescia le istituzioni dell’Ancien Régime, e dal barocco si passa all’età dei Lumi, quel brodo lascia il posto alle...

Il controllo dell’aria e dell’atmosfera / Arte e denaro. Da Duchamp alla “foam city” contemporanea

Il 22 gennaio 2017 è morto l’artista statunitense J.S.G. Boggs, specializzato, a partire dagli anni’80, nella creazione di banconote personalizzate, i Boggs Bills, con le quali cercava di pagare beni e servizi, usandole come vero denaro. La riproduzione della banconota era affiancata da scritte decontestualizzate, come “Do you hear anything being said here, or am I empty now? Is anybody home? Hello?”.Queste opere erano funzionali a vere e proprie performance che declinavano la tipica interrogazione contemporanea sul valore artistico nella sua intima dialettica con il valore economico.   Se da queste banconote, che coprono per intero lo spazio dell’opera, si tornasse indietro per fare una caccia al tesoro in cerca della luccicante presenza del denaro nella tradizione artistica, si rischierebbe, letteralmente, di non finire mai e di dirigersi fino all’inizio, fino all’invenzione del quadro come oggetto separato e incorniciato per potere transitare anche nel mondo dei commerci. Il denaro si è sempre intrecciato con la produzione artistica, sia nel soggetto sia nella costituzione stessa dell’opera attraverso la committenza, il collezionismo, i mercati, che non sono...

La grande cecità, il cambiamento climatico e l’impensabile / Esercita il dubbio e stai a vedere cosa offre il caso

  Derive dell’intuizione e della magia. Un prologo semiserio   Comodo è affidarsi a quello che è intuitivo e si presenta più facile da comprendere. Creature fantastiche o magie soddisfano il bisogno che abbiamo di trasgredire, però quanto basta, all’interno di un gioco dalle possibilità regolate, e allora tutto questo ci appaga, assolvendoci dalla responsabilità della verifica e della falsificazione. Ecco che l’impensabile si propone a noi, soddisfatti dalla completezza che, per quanto fasulla, ci avvolge come un manto e si presenta persino confortevole. Giungiamo così a dire che una cosa è vera perché è causa di un’altra, ma non ci impegniamo a verificare se non esistano altre cause che la rendono quella che è, in modo da escluderle tutte, tranne una. Questo è il punto, caro il mio mago. Mi rendo conto che tu hai buon gioco ad accattivarti la maggior parte delle persone: proponi loro vie per la conoscenza che costano poco e sono comode; non richiedono impegno e sono facili da capire e da ricordare. Il fatto è che sono false.   C’è stato un tempo in cui sembrava che finalmente potessi passartela male. È durato poco. Poi l’umanità ha iniziato a diventare sempre più...

Il settantasette compie quarant'anni / Una tomba per uno strano animale

Il Settantasette compie, quest'anno, quarant'anni. Scriverne non può servire a celebrare o svilire una data decisiva nella storia dell'Italia contemporanea, entrata nell'immaginario collettivo più di quanto sembri – basti pensare alla infinita e inutile letteratura scandalistica sugli anni di piombo, o anche al cinema in presa diretta di quegli anni, e quindi alla commedia di Luciano Salce Il... Belpaese, film uscito proprio nel 1977 e interpretato da Paolo Villaggio, quasi due ore di luogocomunismo sugli anni di piombo dal punto di vista della borghesia milanese, e poi anche Tutti a squola di Pingitore uscito nel 1979, protagonista Pippo Franco professore liceale alle prese con i giovani settantasettini drogati e delinquenti, deriva trash di una destra romana meno perbene ma più ridanciana – ma ancora scarsamente oggetto di indagine storica soprattutto da parte delle generazioni più giovani.   In controtendenza, in questo senso, lo studio di Luca Falciola, Il movimento del 1977 in Italia, uscito nel 2016 per Carocci, il libro di Danilo Mariscalco, Dai laboratori alle masse, dedicato al rapporto tra il '77, le arti e la comunicazione, uscito nel 2014 per ombre corte, e la...

La bevanda della borghesia moderna / La scoperta del caffé

“Il caffè agisce sul diaframma e sui plessi dello stomaco, da cui raggiunge il cervello attraverso irradiazioni impercettibili che sfuggono a ogni analisi; nondimeno si può presumere che sia il fluido nervoso a fungere da conduttore dell’elettricità sprigionata dal caffè, o meglio trovata e messa in azione dentro di noi”.   Così scrive Balzac nel suo Trattato degli eccitanti moderni (1839). Lo scrittore ne fa un uso smodato come analgesico, per tenersi sveglio, come aiuto per l’immaginazione. Di fatto è un tossicodipendente, e hanno ragione due studiosi della caffeina, Bennett A. Weinberg e Bonnie K. Bealer, nel dire che l’alcaloide contenuto nel caffè è senza dubbio la droga più popolare del mondo, supera di larga misura nicotina e alcol. Eppure fino al 1650 era praticamente sconosciuta in Europa, mentre cinquanta anni dopo si consumava in 3.000 locali di Londra, che ne è stata la capitale insieme a Parigi per quasi un secolo. Come ha fatto a diffondersi e a diventare la bevanda preferita del secolo dei Lumi, e oltre? “Ogni volta che beviamo una tazza di caffè, prendiamo parte a uno dei più grandi misteri della storia della cultura”, scrivono i due studiosi. L’arbusto del...

Cosa siamo diventati / Convivere condividere consumare

  Togliete la convivialità al cibo e subito diventa altro...diventerà sopravvivenza, fame e sazietà, necessità, abitudine, fors'anche piacere solitario o dietetica ma perderà sempre umanità, comunque. Come potrebbe essere diversamente? Si perde il "convivere", si perde il condividere e poi mangiando da soli si perdono inevitabilmente le parole... si perde cioè un altro lato dell'umano.   Non è un caso dunque che pranzare al ristorante da soli sia esperienza che in genere evitiamo. Salve solo le pause pranzo per le quali il prevalere della sopravvivenza fa regola a sé. Diversamente, al ristorante due sono i surrogati all'assenza di convivialità e condivisione: concentrarsi sul cibo e sui commensali: quelli di lato, di fronte, distanti... alternative differenti e fluttuanti a secondo della personalità... del cibo, delle persone presenti.   Capita un pranzo in una trattoria a pochi metri dal mare in un fine maggio che fa quasi estate. Una di quelle trattorie che "guardano" alla clientela abituale e ai turisti;in un giorno che come tutti i sabati è di confine ambiguo tra le due categorie di clienti con il "pranzo di lavoro" a 11 euro (compreso il pesce per secondo) a...

Una storia complicata / Storia dello zucchero

Viviamo nell’epoca delle bustine. Quasi tutto quello che mangiamo ci raggiunge attraverso buste di diverse dimensioni. Lo zucchero, ad esempio. Sul bancone del bar ci sono almeno tre bustine: lo zucchero semolato bianco, lo zucchero bruno di pura canna e un dolcificante a base di saccarina sodica. Lo zucchero oggi costa poco. Se vogliamo comprarne un chilo basta entrare in un supermercato: 0,70 euro quello bianco raffinato, o 2,5 euro il bruno. La strada che lo zucchero ha percorso per arrivare sino a noi e raggiungere prezzi così contenuti, è stata lunga e complessa. Quello che usiamo è saccarosio estratto dalla canna da zucchero; può anche essere derivato dalla barbabietola, ma solo a partire dall’Ottocento.   Il saccarosio è un composto chimico organico della famiglia dei carboidrati estratto da un vegetale il cui nome scientifico è Saccharum officinarum. Proviene dalla Nuova Guinea dove, secondo i botanici, sarebbe stato addomesticato alcune migliaia di anni fa. A partire dall’8000 a.C. è arrivato nelle Filippine, in India e poi in Indonesia. Ma sono dovuti trascorrere decine di secoli affinché giungesse da noi a partire dalle isole dove spesso si pensasia nato: i...

Buoni e giusti / Etica alimentare

La modernità, in nome della ragione, ha progressivamente espulso la dimensione etica dal suo orizzonte e soprattutto l’ha fatto la sua cultura economica. Non si può però che concordare con Serge Latouche quando sostiene, come ha fatto all’interno del volume Giustizia senza limiti, che è necessario riconoscere la necessità di «un’istanza superiore, anche alla legge economica. Questa istanza chiamata a pronunciarsi sul giusto, sul legittimo e in definitiva a formulare la legge, con il rischio inevitabile di sbagliare, non può essere altro che la società» (p. 202). La quale, dunque, dovrebbe cercare di stabilire delle regole di comportamento per tutti gli individui. Delle regole in grado d’intensificare maggiormente la dimensione etica.   La necessità di regole è evidente soprattutto all’interno dell’ambito alimentare. Perché tale ambito ha da sempre un legame particolarmente intenso con la cultura sociale. E la cultura, necessariamente, si basa su delle regole. In realtà, anche nel campo alimentare oggi le regole non sono più così efficaci e potenti come in passato. Un tempo, ad esempio, si mangiava a orari fissi, seguendo una precisa successione delle portate (primo, secondo...

Aprire alla co-progettazione, cambiare gli algoritmi / Possono esistere delle (nuove) tecnologie conviviali?

Stavo ascoltando la radio. Era un mese fa, il 7 giugno. Su Radio3 sento la voce di Derrick De Kerckove che parla di datacrazia, della supremazia dei dati. Mi fermo all’ascolto, poi interviene Belpoliti. Capisco che è un dibattito sulla memoria e sugli strumenti per preservarla, ma che verso la fine ha preso altre strade. La discussione è molto interessante, e come al solito, lascia più domande che risposte. La potete riascoltare per intero qui. La discussione parte da un articolo di De Kerckhove pubblicato da La Stampa, in cui afferma che   “Come ha scritto Umberto Eco, la verità è che stiamo perdendo la memoria, «quella personale, inghiottita dall’iPad, e quella collettiva, forse per la pigrizia di non voler comprendere il passato per capire il presente». (…) Ma adesso, tornando digitale on line, la memoria culturale emigra completamente fuori del mio corpo e se ne va nel cloud. Si chiama «amnesia digitale» da uso eccessivo di Google e smartphone. (…) Nella partecipazione immediata e permanente che intratteniamo con il mondo digitale, nell’accelerazione continua e nel total surround dell’informazione, sparisce l’intervallo necessario per riflettere...

Conversazione con Fabio Viola / Coinvolti e creativi

Fabio Viola è una figura di rilevanza nella sfera dell’industria culturale e creativa, operando nell’intersezione tra questi due mondi, con progetti come Father and Son per il Museo Archeologico di Napoli. È tra i fondatori di alcune imprese creative quali TuoMuseo, DigitalFun e Mobile Idea, autore dei libri Gamification. I videogiochi nella vita quotidiana e L’arte del coinvolgimento. Emozioni e stimoli per cambiare il mondo.   P.D. Ciao Fabio, grazie per aver accettato l’intervista. Raccontaci chi sei. F.V. Sono una delle tante persone vissute negli anni ‘80 con due passioni: i videogiochi, che divennero il mio lavoro, e la storia che divenne il mio percorso di studio. Fondai la mia prima start up a 22 anni e a 25 iniziai a lavorare per aziende come Electronic Arts Mobile e Vivendi Games, dalle quali acquistavo giochi fino a pochi mesi prima. Il caso ha voluto che queste due distanti passioni, recentemente, si siano ricongiunte grazie a TuoMuseo, che mi permette di lavorare entro le sfere della creatività e della cultura. Inoltre coordino un master allo IED in Gamification ed engagement design. Attraverso altre start-up che ho fondato, mi occupo di videogiochi e dell’...

Attività creative / L’impresa culturale italiana: genio e regolatezza

Qualche anno fa, all’inizio del mio percorso di ricerca sulla disciplina giuridica delle imprese culturali italiane, ebbi l’occasione di incontrare alcuni giovanissimi operatori (artigiani, innovatori, artisti), alcuni dei quali si affacciavano allora all’esperienza imprenditoriale, e di scambiare con loro, nei mesi successivi, opinioni e pareri sugli aspetti pratici dello stesso tema: come regolare al meglio un’attività di natura creativa. Rimasi piacevolmente stupito dell’interesse mostrato soprattutto per i profili organizzativi della loro impresa, e non mi riferisco solo alle questioni di massima (che tipo societario adottare, come reperire capitali e credito, e così via). Quegli incontri erano organizzati da un’importante fondazione che metteva risorse economiche, oltre che strutturali e progettuali, a disposizione delle nuove leve creative. Sicché si parlò di finanziamento ma anche di molto altro, e mi riferisco a questioni decisamente tecniche e di dettaglio giuridico: a quali partner affiancarsi, se convenisse legarsi a loro con vincoli societari o contrattuali, come governare l’impresa in forme pluripartecipate e tendenzialmente democratiche (ossia adottando un modello...

Racconto che ne fui profeta / Così morì Airbnb

Airbnb ebbe vita breve. Pochi anni dopo la sua creazione fui testimone, mio malgrado, del suo lento e inesorabile declino. Ritrovati dei ricordi in un vecchio computer, ho deciso d’impiantarli su Triplozero.   John Baldessari, Goya Series, 1997   Attorno al focolare domestico   Nel centro pedonale di un paesino svizzero, la padrona di casa affittava la camera del primogenito, partito a lavorare altrove. Mi accolse calorosamente, facendomi fare il giro dell’appartamento che si sviluppava su due livelli. Bastava dormire sul materasso e nella stanza del figlio per essere trattato con un occhio di riguardo. La sera m’intrattenni a lungo con i due bambini, seduto attorno al focolare e sorseggiando l’acidula kombucha fatta in casa di cui la signora mi lasciò la ricetta, non senza decantarne esageratamente le proprietà benefiche. Parlammo di viaggi in India, di trekking sulle montagne svizzere, di libri che l’altro avrebbe dovuto assolutamente leggere. Prima di andare a letto, i bambini mi diedero il bacio della buonanotte e quando partii la più piccola mi regalò un disegno: se il mio naso era gigante, più grande del corpo, in compenso indossavo un bellissimo vestito...

Conversazione con Armando Punzo / Che il cielo esista, anche se il nostro posto è l’inferno

In una lettera diffusa nella notte tra il 20 e il 21 giugno Armando Punzo ha annunciato di aver lasciato la direzione artistica di VolterraTeatro, uno storico festival internazionale di ricerca artistica che il regista della Compagnia della Fortezza dirigeva da vent’anni. Nella lunga e dettagliata lettera che in poche ore è rimbalzata su tutti i canali di comunicazione, scuotendo l’Italia del teatro e della cultura, sono riportate le ragioni di una scelta radicale ma inevitabile, dettata dal venire meno delle condizioni minime per la gestione di una manifestazione artistica che possa essere definita tale e che tale non è più quando viene affidata tramite uno scellerato bando che arriva a un mese e mezzo dall’inizio del festival, con richiesta di preventivo al ribasso economico (chi offre di meno vince, indipendentemente dal progetto), rispetto a un budget irrisorio di circa 40.000 euro.   Compagnia della Fortezza, Hamlice, Volterrateatro 2010, ph. Stefano Vaja   Negli ultimi anni, nonostante le difficoltà fossero già enormi e logoranti, ti ho visto assolutamente risoluto nel proteggere il progetto di VolterraTeatro e de I teatri dell’Impossibile: il festival andava...

Sistemi di misura e previsioni / Dati. Tracce nel web

Le aziende che operano nel mondo digitale hanno incontrato delle difficoltà nell’interpretare le persone, a causa delle notevoli differenze esistenti tra quello che queste dicono di sé e dei propri comportamenti e quello che fanno realmente. Hanno deciso pertanto di privilegiare la raccolta e l’elaborazione delle numerose tracce che vengono lasciate dagli utenti in Rete, dalla ricerca su Google al pagamento di un biglietto ferroviario. Oggi è possibile fare ciò abbastanza agevolmente e senza la necessità d’interpretare tali tracce, né di ricavarne caratteristiche applicabili a fenomeni sociali più vasti. I dati si accumulano automaticamente grazie al processo di digitalizzazione in corso nella società e, una volta raccolti, possono dare vita anche a dei «meta-dati». Producono cioè ulteriori informazioni.   Ad esempio, conoscendo i movimenti effettuati e le persone frequentate da un individuo, si può sapere molto sullo stato di salute o sulla vita privata di questi. Come è stato riportato dal giornalista Paolo Pagliaro nel libro Punto, una ricerca condotta dall’Università di Cambridge in collaborazione con Microsoft su 58.000 utenti staunitensi di Facebook ha mostrato come i...