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Sue Williamson, Chronicler of Memory*

Italian Version   It was 2008, and the Palazzo delle Papesse in Siena was hosting a collective exhibition of young artists from South Africa. Among them, a still-unknown Zanele Muholi with her Miss D’vine series and other works focused on the South African LGBT community. My journalistic interest in African contemporary art (whatever this expression means to say) began with those images, which represented the starting point for an investigation into South Africa’s “corrective rapes,” the hateful and recurring practice of abusing homosexual women to bring them back “on the right road.” Muholi’s shots concretely show how much testimonial strength and denunciation art can hold. They offered a key to understanding, a way to access a country in transformation. They were the meeting point between poetry and chronicle, between expression of self and social commitment. Something very close to my concept of writing.   Muholi’s presence at the Papesse was strongly called for by Sue Williamson, a South African artist who was among the curators of the exhibition. For this reason, I felt I owed her a debt ever since. When I had the opportunity to interview her, thanks to Skira...

Sue Williamson, cronista della memoria*

English Version   Era il 2008, e il Palazzo delle Papesse di Siena ospitava una collettiva di giovani artisti del Sudafrica. Tra loro, un’ancora poco nota Zanele Muholi, con la serie Miss D’vine e altri lavori focalizzati sulla comunità LGBT sudafricana. Il mio interesse giornalistico per l’arte contemporanea africana (qualsiasi cosa questa espressione voglia dire) è cominciato con quelle immagini, che furono il punto di partenza per un’inchiesta sugli stupri correttivi in Sudafrica, la pratica odiosa e ricorrente di violentare le donne omosessuali per riportarle “sulla retta via”. Gli scatti di Muholi mostravano concretamente quanta forza di testimonianza e denuncia potesse irrompere dall’arte. Offrivano una chiave di lettura, una via d’accesso a un Paese in trasformazione. Erano il punto d’incontro tra poesia e cronaca, tra espressione del sé e impegno sociale. Qualcosa di molto vicino alla mia idea di scrittura.  A volere Muholi alle Papesse era stata Sue Williamson, artista sudafricana che figurava tra i curatori della mostra. Per questa ragione, da allora, ho sentito di avere un debito con lei. Quando ho avuto la possibilità di intervistarla,...

L'innominabile attuale / Roberto Calsso, teroristi e turisti

Roberto Calasso è interessato ai terroristi. Non quelli del passato, ma a quelli del presente: i terroristi islamici. Sono l’incarnazione di una questione che lo ossessiona dai tempi della Rovina di Kasch (1983): il sacrificio. I giovani terroristi suicidi di Parigi, Londra, Berlino, Nizza, Barcellona con il loro sacrificio protraggono nel mondo contemporaneo – l’età dell’inconsistenza, come la chiama Calasso – un rituale fondamentale che sembrava scomparso nel regno della modernità. Attraverso i ragazzi dell’Isis e di al-Queda il sacrificio celebra nuovamente i suoi fasti: “Il terrorismo islamico è sacrificale: nella sua forma perfetta, la vittima è l’attentatore”. Un ritorno al passato? Non proprio. C’è una differenza sostanziale rispetto al sacrificio arcaico del mondo ciclico evocato nella Rovina di Kasch. In quel libro, costruito per frammenti, giustapposizioni, montaggi, l’antica macchina sacrificale “era concepita per stabilire un contatto e una circolazione tra visibile e invisibile”, mentre l’attentatore che oggi uccide morendo è perfettamente visibile, misurabile, quantificabile, fotografabile. In L’innominabile attuale, volume appena pubblicato da Adelphi, Calasso...

Artecrazia / Il mercato fa l’arte e l’arte la libertà

All’arte ormai non rimane altro che «lavorare sul lavoro»: sulle attuali condizioni del proprio lavoro, scrive Marco Scotini in Artecrazia: macchine espositive e governo dei pubblici pubblicato da DeriveApprodi con un’introduzione di Christian Marazzi.   In questo libro Scotini indaga le condizioni sociali ed economiche dell’arte contemporanea con contributi realizzati in seguito alla crisi finanziaria del 2008. Solo alcuni testi risalgono ai primi anni Duemila, come l’intervista a Paolo Virno (2003) e la conversazione con Harald Szeeman sul Monte Verità (2000). Il titolo si rifà a una rivista futurista diretta da Mino Somenzi dal 1934 al 1939, e quindi al legame tra arte e fascismo. Allude all’estetizzazione del politico: non è l’immaginazione al potere come voleva l’utopia del ‘68, semmai l’arte è usata dal potere per ottenere forme di legittimazione e, quindi, di sfruttamento. È il liberismo portato all’esasperazione, con nuovi monopoli, grandi patrimoni in mano a pochi e crescenti diseguaglianze sociali. Si creano relazioni economiche che Maurizio Lazzarato definisce di matrice neo-arcaica: da una parte ci sono i ruoli tradizionali (l’artista, il collezionista, il...

Short Theatre / L’orologio apocalittico del Conde de Torrefiel

A teatro, diceva Albert Camus, “solo la parola agisce”. El Conde de Torrefiel, a suo modo, ha fatto propria questa frase, anche se ciò che veramente agisce in Guerrilla, visto in prima nazionale sul palcoscenico dell’India per la dodicesima edizione di Short Theatre (“Lo stato interiore”) è la disgiunzione tra il testo che corre sullo schermo, fino all’ultimo senza mai fermarsi, e quello che accade su una scena che, dal vuoto iniziale, diviene sempre più popolosa fino a essere gremita da ottanta persone, tutte, invariabilmente, prive di parola.   All’inizio c’è un pubblico, uomini, donne, tutti sotto i quarant’anni, che si dispongono su quattro file di sedie, in attesa di una conferenza, creando immediatamente un effetto a specchio con i veri spettatori seduti in sala (uomini, donne, pochi sopra i quarant’anni): loro sono noi, noi siamo loro, con la differenza che noi li vediamo, mentre loro si comportano come pesci nell’acquario della rappresentazione – come in tutte le rappresentazioni – di cui una mano potente e inavvertita sottotitola vite e destini alzando, come l’instancabile mare omerico, onde sempre più alte, possenti muri d’acqua che inghiottono e...

Restare o diventare bambini / Walter Benjamin. La febbre

Continua la serie di contributi sul tema dell'infanzia legati alla XIII edizione di Torino spiritualità (21-25 settembre 2017). Qui il programma. Valentina Maurella commenta Walter Benjamin (W. Benjamin, Figure dell’infanzia. Educazione, letteratura, immaginario, tr. it. I. Amaduzzi, Raffaello Cortina, Milano 2012, pp 143-44).   «L’inizio di ogni nuova malattia mi insegnava, immancabilmente, con quale sicuro tatto e con quanta abilità il contrattempo mi venisse a trovare. Lungi da esso l’idea di farsi notare. Tutto aveva inizio con qualche chiazza sulla pelle, con un malessere. Ed era come se la malattia fosse abituata ad aspettare fino a quando il medico non le avesse procurato una collocazione. […] cominciavo a riflettere su quanto mi stava per accadere. Calcolavo la distanza tra il letto e la porta e mi chiedevo per quanto tempo ancora la mia voce avrebbe potuto superarla. Già mi immaginavo il cucchiaio dal brodo colmo di esortazioni materne […]. E come una persona che nell’ebbrezza prova a fare un calcolo o un ragionamento solo per vedere se ci riesce, così io contavo i riflessi che il sole faceva balenare sul soffitto della stanza e ordinavo sempre in nuovi gruppi le...

Matti Simon / La vespa che fece il lavaggio del cervello al bruco

Gli animali devono affrontare un sacco di problemi, non problemi complicati o astrusi, problemi semplici, come cercare di riprodursi, proteggere i piccoli, non farsi mangiare ma piuttosto riuscire a mangiare gli altri, trovare un riparo sicuro per la notte – oppure per tutta la vita –, non restare senza cibo e sopravvivere in ambienti squallidi e in condizioni estreme. Problemi semplici, di vita ordinaria, ai quali trovano soluzioni sorprendenti, sconcertanti e, diciamo la verità, non di rado orripilanti e, ad ogni modo, certamente curiose. Come si può giudicare, per esempio, la soluzione adottata da una varietà della platelminta – minuscolo verme marino – che, data la difficoltà d'incontrare un partner nell'immenso fondale oceanico, si inocula da sola il proprio sperma, contenuto nella "coda", in testa?   Ce ne parla il giornalista scientifico di Wired Matt Simon in La vespa che fece il lavaggio del cervello al bruco (Raffaello Cortina Editore), un saggio serio e divertente, non privo di qualche tocco horror. Nella Prefazione, Telmo Pievani, lo definisce giustamente «un godibilissimo catalogo di bizzarrie zoologiche che illustrano il lato gladiatorio e spietato della lotta...

Compulsion di Meyer Levin / Uccidere senza un perché

Sono innumerevoli le vicende processuali che hanno meritato e meritano anche oggi l’attenzione degli scrittori, da Buzzati e Moravia tra gli italiani, a Gide e Truman Capote per citare gli esempi più noti. Perché allora leggere questo libro? Meyer Levin non è uno scrittore affermato. Ha scritto alcuni libri poco noti tra cui Compulsion (Adelphi, 2017), uscito nel 1956 senza particolare successo. In Italia viene tradotto dopo qualche anno con il titolo Gli ossessi, ma poco se ne parla. È portato sullo schermo nel 1958 con il titolo Frenesia del delitto e con un titanico Orson Welles, ma rimane in bassa classifica. Nei primi anni novanta ispira il trascurabile Swoon.  In realtà il libro nasce per una casualità. Nel 1924 Levin ha avuto in sorte di seguire, come giornalista giovane e dinamico, una vicenda giudiziaria che all’epoca ha suscitato molto interesse e la descrive nel libro. Di cosa si trattava?    I protagonisti, assassini poi confessi, sono due minorenni, rampolli vezzeggiati di ricche famiglie cui nulla manca, annoiati e alla ricerca di emozioni, legati tra loro da un vincolo stretto e sessualmente ambiguo. Una coppia che diviene criminale, così per i...

Palazzo Reale, 4 luglio - 24 settembre 2017 / Agnetti. A Cent’anni da adesso

Vincenzo Agnetti, o di come affrontare il linguaggio con atteggiamento di sfida, a petto in fuori, armati giusto di se stessi. Si tratta di attitudine vertiginosa, che dà il capogiro come lo dà mettersi di traverso a qualunque cosa esista in quanto tale, come un dato di fatto. Missione e urgenza del grande e vero pensatore, del grande e vero artista, del pensatore evoluto, effettivo, è sfidare il già dato, e la vertigine che viene da tale sfida; quale ulteriore fardello, dovrà farlo sostenendo l’espressione di disappunto del resto del mondo all’udire una dichiarazione di intenti che suoni più o meno: «Mi propongo di mettere in discussione il linguaggio che ci è dato perché non voglio accettarlo in quanto tale, non voglio prendere nulla di ciò che è già dato».   Quello sguardo, in risposta a quella frase, accusa lei e chi la pronuncia di ingratitudine perché ciò che è già dato è qualcosa di concesso, disposto e disponibile: è più facile considerare il già dato come qualcosa di donato, quindi è molto più comodo ritenerlo giusto, in definitiva è una questione di auto-conforto. Ma il conforto di sé è ciò da cui il vero pensatore deve rifuggire, scappare terrorizzato,...

Lo smartphone a scuola

Sono un insegnante che ha iniziato a fare le prime supplenze nel 1988; in quasi trent’anni ho assistito a svariate mutazioni, tutte superficiali, nell’attività di docente, e, al contempo, ad una ferrea, adamantina, coriacea invarianza fondamentale in ciò che si chiama scuola.  Una delle guide della mia vita ha nome Giorgio Manganelli e questo grande scrittore ebbe modo di scrivere negli anni ‘80, a proposito dei cosiddetti mutamenti scolastici, le seguenti illuminanti e definitive parole: “ mi dicono che le cose sono cambiate. Sarà. Ma ci sono le classi? Le aule? Le campanelle? E allora non ci credo”. Parole sante! Le riforme della scuola non sono riforme. Sono ritocchi parziali, spesso scoordinati e raffazzonati, tendenti ad un unico fine, triplicemente modulato: tagliare, tagliare, tagliare. Ore, posti di lavoro, siano cattedre o segreterie e dirigenze.   Gli accorpamenti di istituti di cui sono stato testimone negli anni non hanno alcuno scopo se non quello appena ricordato. La didattica, la pedagogia non vi hanno alcuna parte. L’introduzione della settimana corta, cinque giorni su sette, (che è una realtà della mia scuola, sudtirolese) si spiega con la volontà di...

Mall, anti-mall, demalling / Caro supermercato, mi consoli?

  È di questi giorni la notizia che The Mall of America, la nota catena di centri commerciali statunitense, per celebrare il suo 25esimo compleanno, vada alla ricerca di uno scrittore, il cui compito esplicito sia di prestarsi a raccontare la cultura e la vita del mall, vivendoci per cinque giorni.  Va da sé che, per ottemperare compiutamente al suo compito, il fortunato vincitore della call potrà usufruire di una tessera per ottenere gran parte del cibo e della merce in vendita gratuitamente oltre che di un generoso onorario per il suo lavoro.  In rete, si è letta qualche ironia su quanto la notizia possa, per molti, rappresentare un’occasione da cogliere al volo per appagare i propri più languidi desideri adolescenziali, abbandonandosi, una volta tanto, al piacere del consumo. Il tutto, per giunta, senza nemmeno l’incomodo di affrontare rimorsi e sensi di colpa dato che, contro ogni possibile brontolio della coscienza, si può sempre propugnare che di duro lavoro si tratti.    A The Mall of America di un’occupazione di questo genere devono averne davvero sentito il bisogno, se è vero che i centri commerciali vivono dentro una retorica apocalittica che...

Progetto Jazzi / Salvare il fuoco

Continua l’intervento di doppiozero a sostegno del Progetto Jazzi, un programma di valorizzazione e narrazione del patrimonio culturale e ambientale, materiale e immateriale, del Parco Nazionale del Cilento (SA).   Il fuoco è stato uno degli incubi di questa estate. Incendi dappertutto, che hanno incenerito migliaia e migliaia di ettari di bosco. Spesso si è trattato di incendi dolosi, appiccati dall’uomo. Il fuoco fa paura, ma al tempo stesso ci attira. Gli uomini hanno un antico e profondo legame con il fuoco, tanto che è impossibile concepire l’umanità senza di lui, come ha scritto Catherine Perlès, studiosa delle origini della storia umana in Preistoria del fuoco (Einaudi). I miti studiati da James Frazer e diffusi in ogni luogo del Pianeta, ci dicono che l’Uomo si differenzia dall’animale solo a partire dal momento in cui diviene padrone del Fuoco. Il mito di Prometeo racconta inoltre che il fuoco è di natura divina, e che per averlo occorre rubarlo agli dei. Ma quando è accaduto questo?   Molte delle testimonianze disponibili ci dicono che già l’Homo erectus faceva uso del fuoco 400.000 anni fa, prima della comparsa dell’Homo sapiens. La scoperta e l’utilizzo del...

Populismo digitale o solamente para-fascismo?

Per molti commentatori la “vera” sinistra è davvero poco attrezzata per affrontare le problematiche fondamentali del nostro tempo – come sostenne anni fa anche Christopher Lasch – mentre le uniche formazioni oggi capaci di farlo sono: una sinistra neolaburista che saccheggia politiche di destra importandole nel proprio programma oppure i movimenti populisti che si pongono come forze post-ideologiche ma che, in loro parecchie manifestazioni, assumono posizioni tipicamente di destra. Non è ancora chiaro se tale condizione sia solo di passaggio, ovvero un interregno tra il vecchio sistema e il nuovo, oppure se è già parte del nuovo che ha spazzato via alcune parti del vecchio (come l’idea classica di sinistra).    Tra gli autori che oggi invece confutano tale tesi, Alessandro Dal Lago nel suo Populismo digitale (Raffaello Cortina 2017) propone una critica serrata contro l’alleanza tra globalizzazione e cultura digitale, ma anche contro il populismo che rappresenta un modo sui generis di incrinare tale alleanza e di utilizzare le armi del digitale contro la globalizzazione. Per questo il testo esordisce con due citazioni in esergo che sono talmente stridenti da rendere bene...

Gli Appennini al tempo di Google / Il bel paese ch’Appennin parte e ’l mar circonda e l’Alpe

Gli Appennini costituiscono non solo la colonna vertebrale del nostro paese, ma anche uno degli ambienti più importanti dal punto di vista geografico, territoriale e paesaggistico. Sono anche l'Italia più negletta e dimenticata, seppur molta parte dell'identità italiana deriva dai borghi e dai paesi lì arroccati, o alle sue falde. Abbiamo pensato di dedicare uno speciale agli Appennini nella loro estensione dal Nord al Sud, cercando di capire cosa sono e cosa potrebbero essere nel prossimo futuro. Un'indagine e una riflessione, che ci auguriamo possa aiutare dopo i terremoti degli ultimi decenni a riscoprire questo terriotrio montuoso così importante per tutti noi. La serie sarà coordinata da Maurizio Sentieri e riprende parte del lavoro di scandaglio e narrazione realizzato in occasione dello speciale precedente Paesi e città.   Le parole del Petrarca restituiscono tutta l’essenza dell’Italia nel XIV secolo: quello il “bel paese”. Un’immagine che può sembrare vera ancora oggi, nei giorni di Google. Basta digitare “Italia geografia” sul motore di ricerca, e moltissime immagini evidenzieranno in un insieme unico Mar Mediterraneo, Alpi, Appennini, questa la “triade” per...

La vita e l’opera di un filosofo vietnamita / Chi è Tran Duc Thao?

-Assecondando i miei percorsi formativi mi sono imbattuto più volte, e in relazione a questioni e autori differenti (marxismo, fenomenologia, linguistica; Derrida, Althusser, Fanon), in un filosofo cui si devono due testi importanti, Phénoménologie et matérialisme dialectique e Recherches sur l’origine du langage et de la conscience, e decisamente interessante anche per il particolare percorso di militanza, fallimentare, ma non di meno emblematico, che si è trovato a vivere. Quando ho letto questo testo di Alexandre Féron, ho pensato che tradurlo potesse essere una eccellente introduzione al pensiero e alle vicende personali di Tran Duc Thao, forse la prima presentazione del suo lavoro in Italia.   Enrico Valtellina   Un ritorno sul progetto intellettuale ambizioso e sul percorso travagliato di questo filosofo marxista vietnamita, troppo militante per i filosofi, troppo filosofo per i militanti, e catturato nelle contraddizioni del secolo.   L’autore, Alexander Féron è PhD in filosofia. Studia il rapporto tra il marxismo e la fenomenologia nella filosofia francese, in particolare in Sartre, Merleau-Ponty e Tran Duc Thao.   Sono poche le probabilità che abbiate...

Italia e Israele al DLD Festival / Il paese stesso è una startup

“Qui il paese stesso è una startup: l’innovazione è parte del DNA di Israele”. Così Edoardo Montenegro descrive Israele nel corso della sua prima visita a “Startup Nation”, durante il DLD (Digital Life Design): il Festival internazionale dell’innovazione che ormai dal 2011 si tiene ogni settembre a Tel Aviv. In particolare, continua Montenegro, il DLD, è un vero e proprio “ecosistema all’interno di un ecosistema” dove, aldilà dei possibili investitori, si ha la possibilità, davvero unica, di accedere a un networking dalla portata internazionale ma con un’accoglienza “mediterranea”. Infatti le giornate del DLD (3-7 Settembre 2018) non si sono limitate agli spazi istituzionali della Tachana, ex stazione dei treni di Tel Aviv e, in quanto tale, “hub” per definizione, bensì hanno abbracciato la città e i suoi cittadini varcando i confini del Museo di Arte Moderna di Tel Aviv, dove è stato possibile assistere alle sessioni plenarie attraversando i padiglioni e le diverse mostre offerte dal museo, fino a raggiungere Boulevard Rothschild, dove geek e innovatori di ogni sorta hanno allestito installazioni lungo il viale alberato e costellato di bar che, in occasione del Festival, hanno...

Il mistero del mondo è ciò che si vede / Colore e luce

«Il vero mistero del mondo è ciò che si vede e non l’invisibile»: con questa citazione di Oscar Wilde Andrea Frova introduce un paragrafo introduttivo del suo nuovo libro Luce. Una storia da Pitagora a oggi (Carocci, Roma 2017); è dunque chiaro l'approccio scientifico dell'autore, che ritorna in questo libro sui temi trattati nel precedente Luce colore visione (Rizzoli, Milano 2000) aggiornando alcuni elementi dell'analisi scientifica e tecnica e con un nuovo taglio storico. L'interesse del testo consiste in primo luogo nel suo carattere divulgativo, nella capacità di spiegare a un pubblico non specialistico l'evolversi delle teorie che hanno per oggetto la luce e i colori, nonché alcune importanti applicazioni tecniche: contiene una storia delle forme di illuminazione, un capitolo su LASER e LED e uno sull'utilizzo della luce nell'esplorazione del cosmo.    Frova prende avvio dai miti e dai culti del sole delle antiche religioni, esamina le varie tesi sui raggi luminosi e sui raggi visuali dell'ottica greca ed ellenistica, i progressi dell'ottica araba medievale, le ricerche di Leonardo, Keplero e Cartesio, i quali avviano e realizzano il paradigma meccanicistico che...

Creatività e abitudini organizzative

Ogni definizione di creatività si presta a facili controdeduzioni   «Prova a chiedere una definizione di creatività e ti ritroverai con tante opinioni quanti sono gli individui»: queste le parole di Barry Day, noto pubblicitario americano. Edison affermava che la creatività è: «1% di genio e 99% di sudore». Einstein sosteneva che: «il segreto della creatività consiste nel saper nascondere le proprie fonti». Poincaré considerava creativo tutto quello che fosse in grado di portare “novità e utilità” al tempo stesso.  In altre parole, quando proviamo a dare una definizione del termine, esplodono definizioni che si sconfessano a vicenda: per molti studiosi la creatività dipende dalla disciplina, per altri dalla libertà; per alcuni dipende da un sentiero già tracciato, per altri da un sentiero inventato.  Per alcuni è scolarizzabile, per altri estranea a qualsiasi logica didattica.  In realtà, alla base di ogni processo creativo applicato in organizzazione, esistono regole e soprattutto meta-regole che guidano i sentieri dell'innovazione.    Dal mio punto di osservazione, la definizione più calzante del termine deve essere al tempo stesso paradossale,...

Buoni e cattivi / Siamo come funghi

In questa stagione nei boschi crescono i funghi. Forse anche funghi con effetti particolari, come quello su cui si è piazzato il bruco di Lewis Carrol. Dopo essersi staccato la pipa di bocca, il bruco propone ad Alice di mordicchiarlo: «Da un lato ti farà crescere, dall'altro ti farà diventare più bassa» (One side will make you grow taller, and the other side will make you grow shorter). A quel punto il bruco scende dal cappello del fungo, deve stava fumando la pipa, e Alice addenta il fungo, prima da un lato poi da un altro, e ne subisce gli effetti, diventando prima piccolissima e poi gigantesca.   A noi qui però interessano altri funghi, quelli che si raccolgono per diletto e si mangiano per piacere o anche soltanto per dar loro una destinazione, ché il diletto di trovarli supera abbondantemente il piacere di mangiarli. Questo tipo di funghi trova  posto nei boschi, ma raramente nella letteratura; lo nota Peter Handke, che sui funghi normali, anzi sui funghi porcini in particolare, ha scritto pochi anni fa uno strano romanzo Versuch über den Pilznarren, 2013 (Saggio sul cercatore di funghi, tr. it. Alessandra Iadicicco). Lì il coprotagonista (l'altro è l'autore...

A Roma il lavoro in scena / Ritratto di una Nazione

Torna prepotente il bisogno di un teatro politico, e sociale, e subito ci si impantana in vecchie questioni mai risolte. Sarà perché di politica in questo paese se ne fa tanta, e soprattutto se ne discute molto, moltissimo, arrivando a spaccare in quattro il capello e i partiti, i movimenti, con molto poco pragmatismo e ancora minore attenzione ai bisogni della popolazione. O perché le cose sono complesse, e la nostra mentalità le complica di più, perché è ancora bizantina o polarizzata sulle contrapposizioni guelfi/ghibellini, e magari pure alla ricerca di qualche vantaggio particulare… Ma qui si parla di teatro. Di teatro sociale e politico, altra questione spinosa.   Nei cartelloni sono molti ormai gli spettacoli che affrontano, in modi diversi, temi della vita “reale”. Si sono visti Lehman Trilogy e vari altri testi di Massini dedicati all’economia e alla fabbrica. Si possono ricordare lavori come Made in Ilva della piccola compagnia Instabili Vaganti di Bologna (ma là il tema è più un pretesto, o un cappello “pubblicitario”, per un lavoro fisico sull’alienazione) e vari spettacoli di narrazione.  Nella prossima stagione verrà prodotto un curioso La classe operaia...

Martin Pollack / Geografia del massacro

Sono apparsi, a distanza di circa un anno l'uno dall'altro, per i tipi dell'ottimo editore Keller, due libri importanti di Martin Pollack, scrittore austriaco nato nel 1944, al culmine della seconda guerra mondiale; la data e il luogo di nascita dell'autore non sono casuali: egli nasce sulle rovine di un mondo che le due guerre hanno distrutto e avvelenato quasi in modo definitivo, e proprio da queste rovine parte per ricostruire alcune preziose realtà, e per ristabilire la verità su episodi terribili, che hanno contaminato profondamente paesaggi in apparenza idilliaci.   I libri pubblicati sono, in ordine cronologico: Paesaggi contaminati – Per una nuova mappa della memoria in Europa, e Galizia (trad. it. F. Cremonesi, 2017) – Viaggio nel cuore scomparso della Mitteleuropa (trad. it. M. Maggioni, 2016). In realtà, andrebbero forse letti in ordine inverso, per immergersi lentamente in quel mondo scomparso che fu la patria di Joseph Roth, e che generò scrittori e poeti di valore assoluto come Bruno Schulz e Paul Celan. Finalmente possiamo, con la precisione ferroviaria degli itinerari descritti, muoverci con esattezza in terre sempre avvolte da una meravigliosa...

L’oscurità del moderno / Batman e Piranesi

Da una finestra di Palazzo Braschi a Roma è possibile ammirare piazza Navona. La finestra incornicia una delle vedute che deliziano il viaggiatore, come quella famosa del golfo di Napoli con il pino domestico di Posillipo nei pressi della chiesa di Sant’Antonio.  Il piacere provato nel contemplare queste vedute non è istintivo e spontaneo, come ingenuamente siamo portati a credere. La veduta rappresenta lo spazio attraverso un artificio prospettico realizzato con l’aiuto della matematica o di strumenti ottici, tra i quali la camera oscura. Quella portatile, il cui uso si diffonde a partire dal XVII secolo e raggiunge la sua massima fortuna nel XVIII, è l’antenata della fotocamera. I vari tentativi di automatizzare la tecnica dell’incisione di vedute disegnate con l’ausilio della camera oscura porteranno infatti all’invenzione della fotografia.  Le cartoline che una volta si acquistavano, affrancavano e spedivano replicano la stessa inquadratura delle incisioni realizzate per il mercato del Gran Tour. Sono i cliché iconografici del Vedutismo, che la storia dell’arte colloca tra l’età tardo-rinascimentale e gli inizi del Romanticismo (Stefano Susinno, La veduta nella...

Voci dal Messico / Terra nullius

Ho incontrato Rafeal Camacho a marzo in Città del Messico, nello spazio del collettivo del Crater Invertido. Ci siamo rivisti nuovamente tre mesi dopo, in un bar della Stazione Centrale di Milano. Rafael era in Italia insieme a José Arteaga per la presentazione di Recuperando el Paraíso/Retrieving Paradise al festival internazionale di documentari sui diritti umani di Forlì. Rafael è un giornalista messicano.   Recuperando el Paraíso è il frutto di un lavoro di scambio con la comunità indigena di Santa Maria de Ostula (che sorge su un territorio Nahuatl) iniziato nel 2009 e conclusosi nel 2017. Documentata è la resistenza armata della comunità, la lotta per la difesa della terra comunale contro l’occupazione da parte dei caciques, narcotrafficanti, operanti con la complicità del governo centrale, mediata dalla polizia.    La prima scena del documentario presenta alcuni membri della comunità, mentre puliscono armi interrate nel 2010 e riesumate nel 2014 onde evitare la confisca delle stesse da parte de Los Templarios, i signori del narcotraffico nel Michoacan. Il ritorno nel territorio degli attivisti è avvenuto dopo un allontanamento degli stessi per un periodo di...

Una biografia a cura di Stefano Cristante / Paz, un genio in fuga

Correva il 1977. L’anno delle occupazioni delle università, della cacciata di Luciano Lama, il segretario della Cgil, dalla Sapienza di Roma, poi dell’assassinio di Francesco Lorusso e dell’incendio di Bologna, occupata militarmente dagli autoblindo di Kossiga (così si scriveva sui muri, con le s disegnate come quelle delle SS) a mettere fine alla ribellione e a minacciare di seppellire sotto una pietra tombale, con la benedizione del Partito Comunista Italiano, alcuni mesi di esperimenti politici ed esistenziali. Correva l’aprile e su “alter alter”, rivista della Milano Libri collegata a “Linus”, uscivano le tavole di un giovane disegnatore di San Severo che in quella Bologna ribollente viveva e frequentava il Dams. La storia si intitolava Le straordinarie avventure di Pentothal, dal suo protagonista, e il suo autore era Andrea Pazienza. Lui “nel 1977 è una specie di bomba H dell’arte contemporanea pronta a esplodere portandosi dietro un talento certo, grazie al quale immette nella carta segni rimasticati in ogni dove, accompagnandoli con una scrittura infantile e fascinosa, ebete e profonda”.      Paz o della sovversione   Così racconta quel debutto...