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Filosofia

(528 risultati)

L’ultimo pamphlet / Michel Serres. Pollicina ci salverà dal populismo

All’età di 88 anni, Michel Serres è una delle voci più singolari, eterodosse e profetiche del panorama filosofico europeo, che si è contraddistinto, negli anni Sessanta del secolo scorso, per aver annunciato l’avvento della società della comunicazione al posto della società della produzione, e, agli inizi del nostro secolo, per averci reso coscienti che solo da un cinquantennio ci siamo lasciati alle spalle il Neolitico, con la “fine” del mondo rurale e contadino, immettendoci nel solco di una nuova e incipiente metamorfosi dell’umano, che già sta rendendo l’Homo sapiens contemporaneo un genere di animale molto differente se paragonato ai suoi antenati. Improvvisamente sono apparsi uomini che non si sentono più attaccati a questa o quella comunità, conoscono poco il dolore e la sofferenza fisica, godono di un benessere mai conosciuto prima, controllano la nascita e in parte la morte, possono modificare geneticamente i propri alimenti, vivere liberamente la sessualità, ridurre drasticamente il lavoro umano necessario alla produzione e così via. Insomma, una nuova condizione umana che consiste nella condizione di poter cambiare la propria condizione.   E, da alcuni anni, Serres...

Il profumo Zen del tempo / Buddhismo e lentezza in Byung-Chul Han

«Fino alla fine del XIX era in uso in Cina un orologio a incenso, detto hsiang yin (letteralmente, “sigillo di profumo”). Gli europei, fino alla metà del XX secolo, credevano si trattasse di un comune turibolo. A quanto pare, era loro estranea l’idea di misurare il tempo con l’incenso, e forse anche in generale il pensiero che il tempo potesse assumere la forma di un profumo» (p. 65). In uno dei passaggi più belli de Il profumo del tempo. L’arte di indugiare sulle cose (Vita e Pensiero, Milano 2017) il filosofo coreano di lingua tedesca Byung-Chul Han porta l’attenzione del lettore su questo oggetto, tanto poetico quanto estraneo alla sensibilità occidentale (almeno a suo parere). Può il tempo essere un profumo? È possibile percepire le cose, gli oggetti quanto l’immaterialità della durata in un altro modo rispetto a quello a cui siamo abituati? È necessaria, utile, sensata la quantificazione e la compartimentazione a cui abbiamo sottoposto gran parte delle nostre vite?   Sulle patologie della nostra – nostra di noi uomini occidentali contemporanei – percezione del tempo, di quel tempo che oggi vive un’epoca di «crisi» (p. 8) riflette Han in questo libro del 2009, tradotto a...

Livorno, dal 28 al 30 settembre / Il senso del ridicolo

  Dal 28 al 30 settembre si terrà a Livorno la terza edizione del festival IL SENSO DEL RIDICOLO, dedicato all'umorismo, alla comicità e alla satira.   Il festival, diretto da Stefano Bartezzaghi, si aprirà venerdì 28 settembre alle 17,30 con Bianca Pitzorno e Davide Tortorella.   Il programma è consultabile sul sito, tra gli ospiti Bianca Pitzorno e Davide Tortorella, Vera Gheno e iBruno Mastroianni, Fabrizio Gifuni, Marco Ardemagni, Sandro Paté, Rocco Tanica, Ernesto Assante, Adriano Favole, Simone Lenzi, Concita De Gregorio, Irene Soave, Michele Smargiassi, Loredana Lipperini, Francesco Costa, Giuseppe Civati, Lucia Poli, Matteo Caccia, Giulia Addazi, Gabriele Gimmelli, Walter Fontana.   Durante il mese di agosto Doppiozero pubblicherà approfondimenti e anticipazioni legate ai contenuti del festival.

Uomo ambiguo / I filosofi e Macron

Secondo una leggenda metropolitana Enrico Cuccia, dopo aver deciso quale trust finanziare e quale far colare a picco, scriveva romanzi e poesie che pubblicava sotto pseudonimo. Come se chi detiene il potere (politico, finanziario, industriale) sentisse forte la tentazione di disfare di notte la tela che tesse di giorno. Il possesso del potere sembra essere legittimato da una fonte la cui natura non è però quella del potere. Assistente di Paul Ricoeur e tesista di Etienne Balibar, forse la fonte di Macron va cercata nella filosofia. Di Macron, «capace di audacia e trasgressione», Edgar Morin avverte la «straordinaria ambiguità d’essere un intellettuale con una cultura letteraria e filosofica e un uomo che ha fatto carriera agli antipodi della filosofia, nelle banche e nella finanza». Su questo argomento sono usciti in Francia Macron, un président philosophe di Brice Couturier e Il nuovo potere (sottotitolo italiano: Macron, il neo-protestantesimo e la mediologia, Franco Angeli, Milano 2018) di Regis Debray.     Per Debray l’azione di Macron è all’insegna di un pensiero neo-protestante. Lo aveva già detto Sloterdijk, in un’intervista a L’Obs: nella dichiarazione fatta a...

Charles Melman / Cerco un centro di gravità... (ma di permanente è rimasto il godimento)

Il noto verso di Battiato “cerco un centro di gravità permanente”, cui si allude nel titolo, raccontava il vacillare dell'uomo che, negli anni ’80 in cui nasceva l'allegro e idiota edonismo italiano, faticava a ritrovare in sé un punto di tenuta. L’uomo senza gravità è un libro che Charles Melman pubblicò nel 2002, ed ora è appena uscito in Italia, edito da Mimesis nella collana diretta da Marisa Fiumanò, il volume La nuova economia psichica. Il modo di pensare e di godere oggi che, di quell’assenza di dignità ponderale, dettaglia le pieghe e le piaghe sia inconsce che del discorso pubblico. Charles Melman, infatti, appartiene a quella schiera di pensatori – di cui abbiamo sempre più bisogno – che sentono l'urgenza di mettere al servizio della smarrita e gaudente contemporaneità il raffinato armamentario di pensiero della psicoanalisi. D’altronde, lo scritto di Freud Il Disagio nella Civilità, i concetti analitici di Lacan del “discorso capitalista” e “l’inconscio è sociale”, sono qualcosa che autorizza lo psicoanalista a uscire dal suo studio. “Sono sorpreso non tanto di trovare gli psicoanalisti...

Parigi, 8 luglio 1921 / Edgard Morin. Eppur si crea

Lo scenografo di Federico Fellini e di altri grandi registi, Dante Ferretti, in una recente intervista, dice che Fellini passava a prenderlo tutte le mattine e gli chiedeva: “Dantino, che ti sei sognato?” Ferretti commenta: “Io dovevo inventarmi qualcosa”. E aggiunge, a proposito del suo lavoro: “Non lo so, che arte faccio? Non saprei. Quello che ripeto sempre è che nei miei film faccio sempre molti sbagli. Cioè commetto molti errori apposta, perché se in una ricostruzione è tutto perfetto, sembra un set cinematografico, non è la vita. Mentre ci guardiamo intorno, se andiamo in giro, i luoghi, le case, la nostra vita è disseminata di errori, nulla è perfetto. Ecco perché sbaglio volutamente, perché solo in questo modo quello che creo è credibile” (il Sole 24 ore, 11 marzo 2018, intervista a cura di Serena Uccello). La creatività per prodursi ha bisogno di elementi semplici, di base, “solo di un tratto, di un foglio, di una matita”, e di assenza, di vuoto, di mancanza e, ancora, di imperfezione, di immaginazione, di invenzione, di finzione, in una parola di spazi per generarsi ed emergere: “l’idea che diventa forma attraverso le mani e il corpo”. O il corpo e le mani che danno vita...

Voci dall’Italian Thought / “Effetto Italian Thought”

Con la fondazione di una collana editoriale (Materiali IT) presso un editore che già si era dimostrato in precedenza particolarmente attento agli sviluppi e alle (auto-)riflessioni della e sulla filosofia italiana, vale a dire Quodlibet di Macerata, il movimento che negli ultimi anni si è consolidato sotto l’etichetta doppia Italian Theory/Italian Thought (quest’ultima denominazione accettata per lo più in Italia da chi riconosce in Roberto Esposito il ‘padre fondatore’ del movimento, la prima, invece, più amata all’estero, in virtù del diretto effetto di risonanza e continuità con la French Theory) trova anche un organo di espressione, per così dire, ‘ufficiale’. Di quanto quest’ufficialità sia all’insegna della plurivocità lo testimonia il fatto che i primi tre volumi della collana sono dedicati a temi estremamente diversi (Machiavelli, i rapporti tra decostruzione e biopolitica, e – appunto – l’‘effetto’ Italian Thought), pur non essendo, tra loro, divergenti. Il tentativo di ‘aprire le porte’ dell’Italian Thought a una serie di contributi che ne pongano in questione l’essenza, potremmo dire, senza però metterne in dubbio l’esistenza, appare essere il compito (e il merito)...

Rispondere all'incertezza / L’ira impossibile, ovvero: elogio dell’ira

Non è compito facile sottrarre l’ira alla sua fama. E la sua non è una buona fama. Inscritta tra i vizi capitali da Evagrio Pontico (Ibora, 345 – Egitto, 399), un monaco cristiano, scrittore e asceta greco antico, l’ira non si è più liberata della caratterizzazione negativa con cui è spontaneamente considerata.    Erotica/Irotica  “Sine ira et studio”, senza ira e parzialità, fu l’espressione usata da Tacito (Annali I, 1) con riferimento al proprio programma storiografico, talvolta citata per sottolineare l’obiettività di un proprio giudizio o atteggiamento. Ancora una volta l’ira assume una connotazione negativa e problematica, quella di un fattore di disturbo del giudizio e causa del turbamento di una presunta obiettività.  Eppure non dovrebbe essere difficile riconoscere come vi sia una interconnessione abbastanza stretta tra i sistemi emozionali umani che presidiano alla ricerca, alla curiosità, alla creatività, al desiderio e, perciò, ad un’erotica dell’esistenza e della conoscenza, e i sistemi emozionali della collera, della rabbia, dell’attrazione coinvolgente, dell’aggressività non necessariamente distruttiva e, perciò, di quella che con un neologismo...

Knowing the Score / L’insostenibile leggerezza dello sport

La ‘filosofia del frivolo’ (del vino, della moda, del telefonino…) risale almeno agli anni Sessanta, quando diversi intellettuali cominciarono a trasgredire le barriere tradizionali fra cultura alta e bassa. Nell’arco di pochi anni Heidegger che medita sull’essere camminando solitario nella Foresta Nera, o Wittgenstein rinchiuso nella baita affacciata sui fiordi norvegesi diventarono icone del passato. Il filosofo serioso che si vanta di non ascoltare musica pop o di non seguire il campionato di calcio viene oggi visto (giustamente) come uno snob indifferente alla cultura e alla società del suo tempo.   Fra i best seller della filosofia del frivolo spiccano diversi libri dedicati allo sport. L’ultimo della serie, Knowing the Score (Basic Books, 2017), è stato scritto da un filosofo noto e rispettato, David Papineau, autore di numerosi articoli e libri sul realismo scientifico, il naturalismo, e la filosofia della mente. Papineau è particolarmente tagliato per scrivere un libro del genere: tennista, giocatore di cricket, golfista, velista e surfista indefesso, scrive con l’entusiasmo dell’amatore, senza peraltro soffrire di preconcetti nei confronti dello sport...

Razzismo contemporaneo e sovranismo / Sovrano senza scettro

  Afferma l’enciclopedia Larousse che il sovranismo è «la dottrina dei difensori dell’esercizio della sovranità nazionale in Europa». La sua radice sarebbe essenzialmente difensiva (quindi negativa, perché derivata per sottrazione), intendendo impedire il trasferimento di poteri, funzioni, saperi e competenze dallo Stato nazionale ad un organismo ad esso sovraordinato, federale o internazionale. In tale processo, infatti, il sovranismo identifica l’indebolimento e la disintegrazione dell’identità storica di una collettività, insieme allo svuotamento progressivo del principio democratico, soprattutto laddove esso invece istituisce e vivifica un nesso di rappresentanza diretta tra cittadini e decisori politici. La risposta alla globalizzazione senza confini, quand’essa si fa spazio totale di relazioni e di scambio, al medesimo tempo assolutista e autosufficiente, riposerebbe pertanto nella ricostruzione di saldi confini nazionali, a presidio di un territorio che è descritto come altrimenti assediato ed espropriato. Assediato dal più potente esercito che ci sia, quello della merce, ed espropriato non solo di capacità decisionale ma anche delle funzioni di rappresentanza degli...

«Ero straniero e non mi avete accolto» / Il prossimo, il lontano e l'accoglienza dei profughi

La coerenza di Salvini   «Sono un cristiano coerente», ha risposto Matteo Salvini al twitter di Gianfranco Ravasi (anche lei, eminenza!?), che in relazione al respingimento della nave Aquarius aveva scritto, parafrasando in negativo Mt. 25,43:  «Ero straniero e non mi avete accolto». «Amerai il prossimo tuo», si dice nel Vangelo. Io non sono credente e non mi intendo di questioni interne alla chiesa; mi intendo un poco di filosofia politica ed è su questa base che vorrei commentare l'episodio. Forse Salvini intende il precetto alla lettera, perché no. Prima il prossimo dunque. La massima si addice al «primanostrismo» elaborato da Salvini, una specie di variante paesana del grido «America first!» di Donald Trump. Il popolo italiano deve pensare ai suoi terremotati, disoccupati e indigenti, altro che a quelli che vengono da lontano, profughi, migranti e rifugiati che invadono il Bel Paese per godere della pacchia (sic) e farsi una crociera (sic sic sic).   Chi è il prossimo?   Ora, bisogna sapere che il conflitto noi/loro, vicino/lontano non è certo stato inventato oggi, anzi ha una lunga storia filosofica che spesso si è trovata di fronte a quesiti analoghi:...

Sconfitta e utopia. Identità e feticismo tra Marx e Nietzsche / «Ci hanno davvero preso tutto»

«Naufragium feci, bene navigavi, perché sono naufragato nelle speranze», scrive Romano Màdera all’inizio di un prologo inedito che, insieme ad un altro testo del 2011, correda la ripubblicazione del suo Identità e feticismo (1977) nel volume Sconfitta e utopia. Identità e feticismo tra Marx e Nietzsche (Mimesis, 2018). A quarant’anni di distanza, l’autore ripensa al testo «scritto di furia tra la fine del 1975 e il 1976» come una bottiglia-libro contenente un messaggio gettato in mare, esattamente come fanno i naufraghi. Ma a quale naufragio si riferisce?  Nelle nuove pagine introduttive, Màdera – filosofo, psicoanalista e militante sessantottino – non rinuncia, oggi come allora, alla scelta di «leggere Marx con il nucleo pulsante della sua teoria […] cioè con la teoria del feticismo» (p.10). Il testo, scritto in un periodo che l’autore già individuava come disastroso per le avventure politiche della sinistra rivoluzionaria, oggi non può esimersi dal misurarsi con il trionfo del “capitalismo globale” per cui “tutto diventa merce” e «l’intero pianeta appare sempre più ricoperto di una sola rete di scambi interdipendenti» (p. 22). Il naufragio è dunque quello delle speranze...

Novara, dal 20 al 23 settembre / Scarabocchi. Il mio primo festival

Cosa sono esattamente gli scarabocchi? Il ponte che unisce disegno infantile e scrittura adulta? Nel linguaggio comune gli “scarabocchi” sono parole mal scritte, illeggibili, che ricordano delle macchie. I bambini scarabocchiano quando non sanno scrivere o tentano di imitare la grafia dei loro fratelli più grandi e già alfabetizzati. L’etimologia della parola è assai incerta: secondo alcuni vocabolari deriva da scarabotto, “scarafaggio”, a detta di altri viene da un termine francese, escarbot, che è la fusione di due parole: escharbot, “scarafaggio” e escargot, “chiocciola”; un linguista, Giacomo Devoto, vi vede invece l’incrocio di due termini, escharbot, “scarafaggio” e scarabèo; la ragione risiederebbe nella forma che hanno di solito le macchie nella scrittura scarabocchiata: l’impronta di uno scarabeo.   Gli scarabocchi rivelano una sorta di natura animale del bambino, ma anche vegetale (gli scarabocchi richiamano la forma di rami, foglie, fronde, cespugli), se non addirittura minerale, per via dell’origine degli inchiostri, un tempo prodotti ricorrendo a pigmenti di origine minerale. In ogni caso, lo scarabocchio rende evidente una condizione che sembra valicare — o...

Appunti per una storia, un’antropologia, una politica dell’acqua / Il Mondo e i mondi di acque

L’acqua è elemento trasversale, fluido, mutevole, multiforme, liquido, solido e gassoso (non si dimentichino le nevi e i ghiacci, i vapori e l’aria) che si riversa diversamente sulla terra, nella natura e nella storia. Questo carattere pervasivo, questa intrinseca, necessaria presenza dell’acqua entro ogni forma di vita del mondo non è mai uguale, non si ripete con monotona e scontata prevedibilità.  L’acqua esplica, infatti, le sue necessarie funzioni, articola e modella il suo ciclico fluire e rifluire, dando luogo a differenti geografie e storie, modificando, a seconda dei luoghi, dei tempi, delle interazioni con altri fattori fisici e storici – prima di tutto l’azione plasmatrice o distruttrice degli uomini – i suoi modi di essere, le sue presenze materiali, le sue stesse valenze simboliche. I diversi “mondi” che il nostro mondo terracqueo contiene, le configurazioni che al suo interno si susseguono nello spazio e nel tempo, altro non sono che differenti mondi d’acqua: mondi che possono rintracciare e raccontare la loro diversità, la peculiare specificità della loro stessa storia, proprio a partire dall’acqua. In questa accezione, una storia dell’acqua tende...

Mirandola, 7/10 Giugno 2018 / La memoria in Agostino

Quest’anno dal 7 al 10 giugno l’appuntamento è con la seconda edizione del Memoria Festival, promosso dal Consorzio per il Festival della Memoria in collaborazione con Giulio Einaudi editore. Nei prossimi giorni pubblicheremo alcuni scritti di approfondimento sui temi di cui si discuterà durante il Festival, in compagnia di numerosi protagonisti italiani della cultura, del pensiero e dello spettacolo.   Composte nel 398, dopo il ritorno in Africa e la nomina a vescovo di Ippona, Le Confessioni di Agostino costituiscono un’opera capitale della letteratura cristiana e della cultura dell’Occidente. Il testo, autobiografico ma soprattutto rivelazione di un’anima a se stessa attraverso il serrato dialogo con Dio, si sofferma sulle esperienze di vita, dall’infanzia a Tagaste all’educazione ricevuta, passando attraverso un’adolescenza turbolenta. Agostino riceve la formazione classica di un cittadino romano che si indirizza alla professione di retore, non senza suggestioni filosofiche grazie alla lettura dell’Ortensius, un’opera perduta di Cicerone, che esortava alla filosofia. Attratto dal manicheismo e dal neoplatonismo, Agostino compie la sua conversione al cristianesimo una...

Mirandola, 7/10 Giugno 2018 / La memoria in Platone

Quest’anno dal 7 al 10 giugno l’appuntamento è con la seconda edizione del Memoria Festival, promosso dal Consorzio per il Festival della Memoria in collaborazione con Giulio Einaudi editore. Nei prossimi giorni pubblicheremo alcuni scritti di approfondimento sui temi di cui si discuterà durante il Festival, in compagnia di numerosi protagonisti italiani della cultura, del pensiero e dello spettacolo.   Fedro, 274 c-276 a   Socrate – Ho sentito narrare che a Naucrati d’Egitto dimorava uno dei vecchi dèi del paese, il dio a cui è sacro l’uccello chiamato ibis, e di nome detto Theuth. Egli fu l’inventore dei numeri, del calcolo, della geometria e dell’astronomia, per non parlare del gioco del tavoliere e dei dadi e finalmente delle lettere dell’alfabeto. Re dell’intero paese era a quel tempo Thamus, che abitava nella grande città dell’Alto Egitto che i Greci chiamano Tebe egiziana e il cui dio è Ammone. Theuth venne presso il re, gli rivelò le sue arti dicendo che esse dovevano esser diffuse presso tutti gli Egiziani. Il re di ciascuna gli chiedeva quale utilità comportasse, e poiché Theuth spiegava, egli disapprovava ciò che gli sembrava negativo, lodava ciò che gli...

De arca archa / Ontologia della scatola

Nella farraginosa evoluzione di una philosophia perennis che si affanna a inseguire le seduzioni tecnologiche di una rivoluzione che dematerializza la memoria nella illusione platonica che siano le idee a donarci l’immortalità, le cose sopravvivono silenziose, pesanti, impolverate, ingombranti. Le loro migrazioni dagli scaffali dove si offrono alla voluttà dei loro futuri possessori al degrado di cantine e solai, per non parlare di discariche e di inceneritori, sono la memoria fisica di storie forse mai raccontate, ma non per questo meno reali. Pur nella sua vuotezza – se non fosse vuota non sarebbe una scatola, un contenitore – la scatola è una cosa che esprime la sua funzione in maniera inequivocabile, che non lascia ambiguità. Anche se il suo nome, in italiano, è metatesi del latino medievale castula, di origine germanica dove skata indica tesoro, perché skatts è in gotico l’oro.   Tra box e boîte, ma anche Box in tedesco, non c’è molta differenza perché la loro origine nel lontano medioevo associa queste parole al latino buxus: le scatole erano di legno. Chissà perché le scatole italiane avevano un’origine dorata e quelle mitteleuropee solamente legnosa? A questo punto...

La differenza del cristianesimo / Resurrezione: mito o mistero?

Nel dipinto di Pieter Bruegel il Vecchio Salita al Calvario del 1564, si scorge a fatica, al centro di una scena super affollata, Gesù salire al Calvario nell'indifferenza generale. Si fatica a vedere la sua piccola figura e la grande croce che trascina con sé. Tutt'intorno a lui brulica una folla indifferente, affaccendata nelle proprie attività. Il clima è festoso, non sembra profilarsi alcuna tragedia all'orizzonte. In primo piano, tre donne piangono, consolate da un giovane che sappiamo essere Giovanni, l'apostolo. Ma le quattro figure sembrano fuori posto, quasi fossero dovute perché non si dà la Passione senza le donne piangenti e Giovanni.  Inizia da qui l'itinerario che Gabriella Caramore e Maurizio Ciampa percorrono nel loro ultimo libro, Croce e Resurrezione (il Mulino), pubblicato nella collana 'Icone. Pensare per immagini' diretta da Massimo Cacciari. Come suggerisce il titolo, il libro è diviso in due parti. Nella prima, dedicata alla passione e crocefissione di Cristo, Maurizio Ciampa commenta la Salita al Calvario accostandola anche a diverse altre raffigurazioni dello stesso soggetto: da Hieronymus Bosch, col suo Cristo portacroce del 1515 – in cui il volto di...

Pigrizia marxista / La morte di Laura Marx

«Suvvia, oziamo in qualsiasi cosa, eccetto che nell’amare e nel bere, eccetto che nell’oziare». G. E. Lessing, citato da Paul Lafargue.   In questi giorni si celebra il bicentenario della nascita di Karl Marx, ma io vorrei celebrare piuttosto la morte della figlia Laura. Non è un anniversario, perché questa morte avvenne nel 1911. Laura è morta suicida, assieme a suo marito, il celebre rivoluzionario Paul Lafargue. Laura morì a 66 anni, Lafargue a 69. Oggi ho l’età di Lafargue quando morì, e quindi per me la sua dipartita è una sorta di anniversario, perché, come si vedrà, le ragioni per cui lui si uccise potrebbero essere anche le mie. La sera del 26 novembre 1911 Laura e Paul rientrano nella loro casa di Draveil, piccolo centro vicino a Parigi. Hanno visto nella Capitale uno spettacolo che all’epoca era considerato ancora cosa chic, un film. Prima di ritirarsi in camera, si intrattengono amichevolmente con il giardiniere di casa. La mattina dopo questo stesso giardiniere trova Laura e Paul entrambi seduti, vestiti, su due poltrone, morti per un’iniezione di acido cianidrico. Nel testamento lasciato da Lafargue, si legge:   "Sano di corpo e di spirito, mi uccido prima...

Franco Brevini / Simboli della montagna

Il symbolon unisce, il diabolon divide. Così ci dice l’etimo dei due termini greci. E i simboli della montagna non fanno eccezione: uniscono coloro che si sentono attratti dai suoi valori, dalle sue narrazioni e ne condividono la più potente delle emozioni, quella del sublime. Un sentimento ambiguo di attrazione e terrore per ciò che già anticamente era considerato il limite, oltre al quale l’uomo perde ogni controllo razionale di se stesso e del suo posto nel mondo. La montagna, fin dalle età più remote, si è presentata nella sua inaccessibile alterità. Ma proprio perciò ha generato in chi l’osservava il desiderio di sfidarla, di conquistarla. Questa tensione polare, dove gli estremi si uniscono, dove l’unheimlich, il perturbante, fa da contraltare alla volontà di potenza e la paura si unisce al coraggio, è esplorata da Franco Brevini in un libro di gradevolissima lettura dal titolo elegantemente referenziale: Simboli della montagna.  Si tratta di una selezione di oggetti ad alta densità simbolica in cui si raccolgono e compendiano gli umori e le oscillazioni dell’immaginario collettivo degli ultimi due secoli: gli animali (l’aquila, il camoscio, lo stambecco, il cervo), la...

È l'origine della nostra fine? / Curiosità. In nome di Pandora

“La curiosità esiste per ragioni proprie” [Albert Einstein]     Si dice curiosità e viene in mente l’occhio. “Concupiscientia oculorum”, concupiscenza degli occhi, la chiamava Agostino d’Ippona, e metteva in guardia dalla tentazione di voler contare le stelle o i granelli di sabbia in quanto, secondo il suo parere, quella curiosità non solo era vana ma costituiva un ostacolo sul cammino della devozione. Anche Bernardo di Chiaravalle nel dodicesimo secolo colloca la curiosità tra l’accidia e l’orgoglio: “Ci sono coloro che vogliono sapere al solo fine di sapere, e questa è turpe curiosità”, scriveva, come riporta N. Kenny in The Uses of Curiosity in Early Modern France and Germany, Oxford Unieversity Press, Oxford 2004. Eppure fin da Eva e Pandora il mito non concede attenuanti: siamo esseri curiosi per natura e per cultura. Due donne, certo, e l’attribuzione corrente che la curiosità sia femmina, come si dice. In un ampio contesto sociale e culturale italiano, delle donne curiose si dice che sono “braghere”, con un evidente riferimento alla loro propensione, ritenuta disdicevole, di cercare, secondo la vulgata maschilista, ovviamente nelle braghe maschili. In altri...

Quando la teoria critica non era solo un lamento / Edgar Morin. L’etica del Loisir

Torna finalmente in libreria Lo spirito del tempo di Edgar Morin, un classico della sociologia dei media che mancava in Italia dal 2005. Nella nota introduttiva, Andrea Rabbito, il curatore del volume, spiega che questa nuova edizione vuole colmare un vuoto editoriale e soprattutto intende restituire agli studiosi contemporanei un testo che preserva ancora inalterata la capacità di cogliere “lo spirito del tempo attuale” (p. 9). È proprio questo il punto di avvio preferenziale per comprendere l’opera di Morin, l’idea di uno “spirito del tempo”, vale a dire quella di un clima nuovo che fotografa l’uomo “a un certo stadio della tecnica, dell’industria, del capitalismo, della democrazia e dei consumi” (p. 235).   Un problema di fondo, quindi, che, come scrive Ruggero Eugeni nella bella introduzione al volume, è allo stesso tempo lo sfondo su cui si staglia la vita dell’Occidente, descritto da Morin portando alla luce i più significativi dettagli dell’impronta che la cultura di massa deposita sul mondo. Lo spirito del tempo studiato da Morin è “l’etica del loisir”, una delle intuizioni più felici dello studioso francese – rielaborata e attualizzata oggi, nel modo più diretto,...

Mirandola, 7/10 Giugno 2018 / Memoria Festival

Quest’anno dal 7 al 10 giugno l’appuntamento è con la seconda edizione del Memoria Festival, promosso dal Consorzio per il Festival della Memoria in collaborazione con Giulio Einaudi editore.   In compagnia di numerosi protagonisti italiani della cultura, del pensiero e dello spettacolo, il Festival invita il suo pubblico ad arrestare il tempo frenetico dell’immediatezza, della quotidianità, per riscoprire il piacere di concentrarsi e lasciarsi coinvolgere in riflessioni, dibattiti, proiezioni, giochi e attività diverse.   Quando si parla di memoria si fa riferimento al fondamento stesso della conoscenza e dell’azione individuale e collettiva. La memoria plasma come un demiurgo il carattere degli individui e dei popoli: conservandone esperienze e informazioni, crea i presupposti essenziali di qualsiasi comportamento e progresso. La cultura del cambiamento e l’innovazione, infatti, trovano vie privilegiate e terreni fecondi solo su percorsi di crescita sviluppati nel passato e fondati, cresciuti, sulla ricchezza della memoria.

Cose, merci, forse esseri umani / Oggetto

Lo scrittore Georges Perec ha documentato negli anni Sessanta, nel celebre romanzo Le cose, quel potente choc psicologico e culturale che è stato causato dalla crescita abnorme degli oggetti determinata nelle abitazioni private dalla produzione industriale di massa. All’epoca appariva evidente infatti che con la nuova società dei consumi le merci crescevano costantemente in quantità e in dimensioni e tendevano sempre più ad occupare anche lo spazio quotidiano di vita delle persone. Da allora però gli oggetti hanno notevolmente accresciuto sia il loro numero, che la loro capacità di comunicare. Oggi veicolano pertanto numerosi significati, che provengono dal marketing e dalla cultura del consumo, ma anche dalla cultura sociale. Con il risultato di rendere difficoltoso per le persone orientarsi rispetto ad essi. Di rendere difficoltoso cioè gestire il flusso vischioso dei significati che riguarda gli oggetti. Vivere nell’ipermodernità vuole dire infatti, tra le altre cose, dover imparare a vivere immersi all’interno della cultura degli oggetti.      Il concetto di funzione utile della merce tende pertanto a diventare sempre più obsoleto, messo in crisi dall’avanzata...