Categorie

Elenco articoli con tag:

Geografie

(1,103 risultati)

Nolan e il “genere" / Dunkirk, il tempo e la menzogna

Dunkerque, nord della Francia. L’Inghilterra è a una quarantina di chilometri, al di là del canale della Manica. È il 1940, la Seconda Guerra Mondiale è iniziata da circa un anno e la Germania sembra inarrestabile. 400.000 soldati inglesi e francesi sono rimasti intrappolati in questo minuscolo lembo di terra, accerchiati dall’esercito del Terzo Reich, pronto a fare con loro il tiro al bersaglio. In un modo o nell’altro, devono essere portati oltre la Manica perché rimanga qualche futura speranza di vittoria. In questo contesto storico, Dunkirk inizia senza preamboli: uno sparuto gruppo di soldati si aggira smarrito per le strade di una cittadina deserta, splendidamente fotografata dal DOP Hoyte van Hoytema (Her, Interstellar, Spectre) nella tanto chiacchierata pellicola IMAX 65mm. Non si sa chi siano e come siano arrivati qui. Non ci sono dialoghi, il silenzio è violato solo dalla colonna sonora che propone l’incessante ticchettio di un orologio.   Prima che irrompano gli spari, viene naturale – come dice giustamente Roberto Manassero – richiamare le parole di Cobb in Inception: «Non ti ricordi mai veramente l'inizio di un sogno, giusto? Ti ritrovi sempre nel bel mezzo di...

Sue Williamson, Chronicler of Memory*

Italian Version   It was 2008, and the Palazzo delle Papesse in Siena was hosting a collective exhibition of young artists from South Africa. Among them, a still-unknown Zanele Muholi with her Miss D’vine series and other works focused on the South African LGBT community. My journalistic interest in African contemporary art (whatever this expression means to say) began with those images, which represented the starting point for an investigation into South Africa’s “corrective rapes,” the hateful and recurring practice of abusing homosexual women to bring them back “on the right road.” Muholi’s shots concretely show how much testimonial strength and denunciation art can hold. They offered a key to understanding, a way to access a country in transformation. They were the meeting point between poetry and chronicle, between expression of self and social commitment. Something very close to my concept of writing.   Muholi’s presence at the Papesse was strongly called for by Sue Williamson, a South African artist who was among the curators of the exhibition. For this reason, I felt I owed her a debt ever since. When I had the opportunity to interview her, thanks to Skira...

Sue Williamson, cronista della memoria*

English Version   Era il 2008, e il Palazzo delle Papesse di Siena ospitava una collettiva di giovani artisti del Sudafrica. Tra loro, un’ancora poco nota Zanele Muholi, con la serie Miss D’vine e altri lavori focalizzati sulla comunità LGBT sudafricana. Il mio interesse giornalistico per l’arte contemporanea africana (qualsiasi cosa questa espressione voglia dire) è cominciato con quelle immagini, che furono il punto di partenza per un’inchiesta sugli stupri correttivi in Sudafrica, la pratica odiosa e ricorrente di violentare le donne omosessuali per riportarle “sulla retta via”. Gli scatti di Muholi mostravano concretamente quanta forza di testimonianza e denuncia potesse irrompere dall’arte. Offrivano una chiave di lettura, una via d’accesso a un Paese in trasformazione. Erano il punto d’incontro tra poesia e cronaca, tra espressione del sé e impegno sociale. Qualcosa di molto vicino alla mia idea di scrittura.  A volere Muholi alle Papesse era stata Sue Williamson, artista sudafricana che figurava tra i curatori della mostra. Per questa ragione, da allora, ho sentito di avere un debito con lei. Quando ho avuto la possibilità di intervistarla,...

Artecrazia / Il mercato fa l’arte e l’arte la libertà

All’arte ormai non rimane altro che «lavorare sul lavoro»: sulle attuali condizioni del proprio lavoro, scrive Marco Scotini in Artecrazia: macchine espositive e governo dei pubblici pubblicato da DeriveApprodi con un’introduzione di Christian Marazzi.   In questo libro Scotini indaga le condizioni sociali ed economiche dell’arte contemporanea con contributi realizzati in seguito alla crisi finanziaria del 2008. Solo alcuni testi risalgono ai primi anni Duemila, come l’intervista a Paolo Virno (2003) e la conversazione con Harald Szeeman sul Monte Verità (2000). Il titolo si rifà a una rivista futurista diretta da Mino Somenzi dal 1934 al 1939, e quindi al legame tra arte e fascismo. Allude all’estetizzazione del politico: non è l’immaginazione al potere come voleva l’utopia del ‘68, semmai l’arte è usata dal potere per ottenere forme di legittimazione e, quindi, di sfruttamento. È il liberismo portato all’esasperazione, con nuovi monopoli, grandi patrimoni in mano a pochi e crescenti diseguaglianze sociali. Si creano relazioni economiche che Maurizio Lazzarato definisce di matrice neo-arcaica: da una parte ci sono i ruoli tradizionali (l’artista, il collezionista, il...

Matti Simon / La vespa che fece il lavaggio del cervello al bruco

Gli animali devono affrontare un sacco di problemi, non problemi complicati o astrusi, problemi semplici, come cercare di riprodursi, proteggere i piccoli, non farsi mangiare ma piuttosto riuscire a mangiare gli altri, trovare un riparo sicuro per la notte – oppure per tutta la vita –, non restare senza cibo e sopravvivere in ambienti squallidi e in condizioni estreme. Problemi semplici, di vita ordinaria, ai quali trovano soluzioni sorprendenti, sconcertanti e, diciamo la verità, non di rado orripilanti e, ad ogni modo, certamente curiose. Come si può giudicare, per esempio, la soluzione adottata da una varietà della platelminta – minuscolo verme marino – che, data la difficoltà d'incontrare un partner nell'immenso fondale oceanico, si inocula da sola il proprio sperma, contenuto nella "coda", in testa?   Ce ne parla il giornalista scientifico di Wired Matt Simon in La vespa che fece il lavaggio del cervello al bruco (Raffaello Cortina Editore), un saggio serio e divertente, non privo di qualche tocco horror. Nella Prefazione, Telmo Pievani, lo definisce giustamente «un godibilissimo catalogo di bizzarrie zoologiche che illustrano il lato gladiatorio e spietato della lotta...

Compulsion di Meyer Levin / Uccidere senza un perché

Sono innumerevoli le vicende processuali che hanno meritato e meritano anche oggi l’attenzione degli scrittori, da Buzzati e Moravia tra gli italiani, a Gide e Truman Capote per citare gli esempi più noti. Perché allora leggere questo libro? Meyer Levin non è uno scrittore affermato. Ha scritto alcuni libri poco noti tra cui Compulsion (Adelphi, 2017), uscito nel 1956 senza particolare successo. In Italia viene tradotto dopo qualche anno con il titolo Gli ossessi, ma poco se ne parla. È portato sullo schermo nel 1958 con il titolo Frenesia del delitto e con un titanico Orson Welles, ma rimane in bassa classifica. Nei primi anni novanta ispira il trascurabile Swoon.  In realtà il libro nasce per una casualità. Nel 1924 Levin ha avuto in sorte di seguire, come giornalista giovane e dinamico, una vicenda giudiziaria che all’epoca ha suscitato molto interesse e la descrive nel libro. Di cosa si trattava?    I protagonisti, assassini poi confessi, sono due minorenni, rampolli vezzeggiati di ricche famiglie cui nulla manca, annoiati e alla ricerca di emozioni, legati tra loro da un vincolo stretto e sessualmente ambiguo. Una coppia che diviene criminale, così per i...

Progetto Jazzi / Salvare il fuoco

Continua l’intervento di doppiozero a sostegno del Progetto Jazzi, un programma di valorizzazione e narrazione del patrimonio culturale e ambientale, materiale e immateriale, del Parco Nazionale del Cilento (SA).   Il fuoco è stato uno degli incubi di questa estate. Incendi dappertutto, che hanno incenerito migliaia e migliaia di ettari di bosco. Spesso si è trattato di incendi dolosi, appiccati dall’uomo. Il fuoco fa paura, ma al tempo stesso ci attira. Gli uomini hanno un antico e profondo legame con il fuoco, tanto che è impossibile concepire l’umanità senza di lui, come ha scritto Catherine Perlès, studiosa delle origini della storia umana in Preistoria del fuoco (Einaudi). I miti studiati da James Frazer e diffusi in ogni luogo del Pianeta, ci dicono che l’Uomo si differenzia dall’animale solo a partire dal momento in cui diviene padrone del Fuoco. Il mito di Prometeo racconta inoltre che il fuoco è di natura divina, e che per averlo occorre rubarlo agli dei. Ma quando è accaduto questo?   Molte delle testimonianze disponibili ci dicono che già l’Homo erectus faceva uso del fuoco 400.000 anni fa, prima della comparsa dell’Homo sapiens. La scoperta e l’utilizzo del...

Populismo digitale o solamente para-fascismo?

Per molti commentatori la “vera” sinistra è davvero poco attrezzata per affrontare le problematiche fondamentali del nostro tempo – come sostenne anni fa anche Christopher Lasch – mentre le uniche formazioni oggi capaci di farlo sono: una sinistra neolaburista che saccheggia politiche di destra importandole nel proprio programma oppure i movimenti populisti che si pongono come forze post-ideologiche ma che, in loro parecchie manifestazioni, assumono posizioni tipicamente di destra. Non è ancora chiaro se tale condizione sia solo di passaggio, ovvero un interregno tra il vecchio sistema e il nuovo, oppure se è già parte del nuovo che ha spazzato via alcune parti del vecchio (come l’idea classica di sinistra).    Tra gli autori che oggi invece confutano tale tesi, Alessandro Dal Lago nel suo Populismo digitale (Raffaello Cortina 2017) propone una critica serrata contro l’alleanza tra globalizzazione e cultura digitale, ma anche contro il populismo che rappresenta un modo sui generis di incrinare tale alleanza e di utilizzare le armi del digitale contro la globalizzazione. Per questo il testo esordisce con due citazioni in esergo che sono talmente stridenti da rendere bene...

Gli Appennini al tempo di Google / Il bel paese ch’Appennin parte e ’l mar circonda e l’Alpe

Gli Appennini costituiscono non solo la colonna vertebrale del nostro paese, ma anche uno degli ambienti più importanti dal punto di vista geografico, territoriale e paesaggistico. Sono anche l'Italia più negletta e dimenticata, seppur molta parte dell'identità italiana deriva dai borghi e dai paesi lì arroccati, o alle sue falde. Abbiamo pensato di dedicare uno speciale agli Appennini nella loro estensione dal Nord al Sud, cercando di capire cosa sono e cosa potrebbero essere nel prossimo futuro. Un'indagine e una riflessione, che ci auguriamo possa aiutare dopo i terremoti degli ultimi decenni a riscoprire questo terriotrio montuoso così importante per tutti noi. La serie sarà coordinata da Maurizio Sentieri e riprende parte del lavoro di scandaglio e narrazione realizzato in occasione dello speciale precedente Paesi e città.   Le parole del Petrarca restituiscono tutta l’essenza dell’Italia nel XIV secolo: quello il “bel paese”. Un’immagine che può sembrare vera ancora oggi, nei giorni di Google. Basta digitare “Italia geografia” sul motore di ricerca, e moltissime immagini evidenzieranno in un insieme unico Mar Mediterraneo, Alpi, Appennini, questa la “triade” per...

La vita e l’opera di un filosofo vietnamita / Chi è Tran Duc Thao?

-Assecondando i miei percorsi formativi mi sono imbattuto più volte, e in relazione a questioni e autori differenti (marxismo, fenomenologia, linguistica; Derrida, Althusser, Fanon), in un filosofo cui si devono due testi importanti, Phénoménologie et matérialisme dialectique e Recherches sur l’origine du langage et de la conscience, e decisamente interessante anche per il particolare percorso di militanza, fallimentare, ma non di meno emblematico, che si è trovato a vivere. Quando ho letto questo testo di Alexandre Féron, ho pensato che tradurlo potesse essere una eccellente introduzione al pensiero e alle vicende personali di Tran Duc Thao, forse la prima presentazione del suo lavoro in Italia.   Enrico Valtellina   Un ritorno sul progetto intellettuale ambizioso e sul percorso travagliato di questo filosofo marxista vietnamita, troppo militante per i filosofi, troppo filosofo per i militanti, e catturato nelle contraddizioni del secolo.   L’autore, Alexander Féron è PhD in filosofia. Studia il rapporto tra il marxismo e la fenomenologia nella filosofia francese, in particolare in Sartre, Merleau-Ponty e Tran Duc Thao.   Sono poche le probabilità che abbiate...

Italia e Israele al DLD Festival / Il paese stesso è una startup

“Qui il paese stesso è una startup: l’innovazione è parte del DNA di Israele”. Così Edoardo Montenegro descrive Israele nel corso della sua prima visita a “Startup Nation”, durante il DLD (Digital Life Design): il Festival internazionale dell’innovazione che ormai dal 2011 si tiene ogni settembre a Tel Aviv. In particolare, continua Montenegro, il DLD, è un vero e proprio “ecosistema all’interno di un ecosistema” dove, aldilà dei possibili investitori, si ha la possibilità, davvero unica, di accedere a un networking dalla portata internazionale ma con un’accoglienza “mediterranea”. Infatti le giornate del DLD (3-7 Settembre 2018) non si sono limitate agli spazi istituzionali della Tachana, ex stazione dei treni di Tel Aviv e, in quanto tale, “hub” per definizione, bensì hanno abbracciato la città e i suoi cittadini varcando i confini del Museo di Arte Moderna di Tel Aviv, dove è stato possibile assistere alle sessioni plenarie attraversando i padiglioni e le diverse mostre offerte dal museo, fino a raggiungere Boulevard Rothschild, dove geek e innovatori di ogni sorta hanno allestito installazioni lungo il viale alberato e costellato di bar che, in occasione del Festival, hanno...

Buoni e cattivi / Siamo come funghi

In questa stagione nei boschi crescono i funghi. Forse anche funghi con effetti particolari, come quello su cui si è piazzato il bruco di Lewis Carrol. Dopo essersi staccato la pipa di bocca, il bruco propone ad Alice di mordicchiarlo: «Da un lato ti farà crescere, dall'altro ti farà diventare più bassa» (One side will make you grow taller, and the other side will make you grow shorter). A quel punto il bruco scende dal cappello del fungo, deve stava fumando la pipa, e Alice addenta il fungo, prima da un lato poi da un altro, e ne subisce gli effetti, diventando prima piccolissima e poi gigantesca.   A noi qui però interessano altri funghi, quelli che si raccolgono per diletto e si mangiano per piacere o anche soltanto per dar loro una destinazione, ché il diletto di trovarli supera abbondantemente il piacere di mangiarli. Questo tipo di funghi trova  posto nei boschi, ma raramente nella letteratura; lo nota Peter Handke, che sui funghi normali, anzi sui funghi porcini in particolare, ha scritto pochi anni fa uno strano romanzo Versuch über den Pilznarren, 2013 (Saggio sul cercatore di funghi, tr. it. Alessandra Iadicicco). Lì il coprotagonista (l'altro è l'autore...

Martin Pollack / Geografia del massacro

Sono apparsi, a distanza di circa un anno l'uno dall'altro, per i tipi dell'ottimo editore Keller, due libri importanti di Martin Pollack, scrittore austriaco nato nel 1944, al culmine della seconda guerra mondiale; la data e il luogo di nascita dell'autore non sono casuali: egli nasce sulle rovine di un mondo che le due guerre hanno distrutto e avvelenato quasi in modo definitivo, e proprio da queste rovine parte per ricostruire alcune preziose realtà, e per ristabilire la verità su episodi terribili, che hanno contaminato profondamente paesaggi in apparenza idilliaci.   I libri pubblicati sono, in ordine cronologico: Paesaggi contaminati – Per una nuova mappa della memoria in Europa, e Galizia (trad. it. F. Cremonesi, 2017) – Viaggio nel cuore scomparso della Mitteleuropa (trad. it. M. Maggioni, 2016). In realtà, andrebbero forse letti in ordine inverso, per immergersi lentamente in quel mondo scomparso che fu la patria di Joseph Roth, e che generò scrittori e poeti di valore assoluto come Bruno Schulz e Paul Celan. Finalmente possiamo, con la precisione ferroviaria degli itinerari descritti, muoverci con esattezza in terre sempre avvolte da una meravigliosa...

L’oscurità del moderno / Batman e Piranesi

Da una finestra di Palazzo Braschi a Roma è possibile ammirare piazza Navona. La finestra incornicia una delle vedute che deliziano il viaggiatore, come quella famosa del golfo di Napoli con il pino domestico di Posillipo nei pressi della chiesa di Sant’Antonio.  Il piacere provato nel contemplare queste vedute non è istintivo e spontaneo, come ingenuamente siamo portati a credere. La veduta rappresenta lo spazio attraverso un artificio prospettico realizzato con l’aiuto della matematica o di strumenti ottici, tra i quali la camera oscura. Quella portatile, il cui uso si diffonde a partire dal XVII secolo e raggiunge la sua massima fortuna nel XVIII, è l’antenata della fotocamera. I vari tentativi di automatizzare la tecnica dell’incisione di vedute disegnate con l’ausilio della camera oscura porteranno infatti all’invenzione della fotografia.  Le cartoline che una volta si acquistavano, affrancavano e spedivano replicano la stessa inquadratura delle incisioni realizzate per il mercato del Gran Tour. Sono i cliché iconografici del Vedutismo, che la storia dell’arte colloca tra l’età tardo-rinascimentale e gli inizi del Romanticismo (Stefano Susinno, La veduta nella...

Voci dal Messico / Terra nullius

Ho incontrato Rafeal Camacho a marzo in Città del Messico, nello spazio del collettivo del Crater Invertido. Ci siamo rivisti nuovamente tre mesi dopo, in un bar della Stazione Centrale di Milano. Rafael era in Italia insieme a José Arteaga per la presentazione di Recuperando el Paraíso/Retrieving Paradise al festival internazionale di documentari sui diritti umani di Forlì. Rafael è un giornalista messicano.   Recuperando el Paraíso è il frutto di un lavoro di scambio con la comunità indigena di Santa Maria de Ostula (che sorge su un territorio Nahuatl) iniziato nel 2009 e conclusosi nel 2017. Documentata è la resistenza armata della comunità, la lotta per la difesa della terra comunale contro l’occupazione da parte dei caciques, narcotrafficanti, operanti con la complicità del governo centrale, mediata dalla polizia.    La prima scena del documentario presenta alcuni membri della comunità, mentre puliscono armi interrate nel 2010 e riesumate nel 2014 onde evitare la confisca delle stesse da parte de Los Templarios, i signori del narcotraffico nel Michoacan. Il ritorno nel territorio degli attivisti è avvenuto dopo un allontanamento degli stessi per un periodo di...

Insipida e farinosa / La patata: tubero a lungo osteggiato

Nel 1536, dopo essersi aperti un varco nella foresta della valle di Magdalena, i membri della spedizione di Gonzalo Jiménez de Quesada incontrano il villaggio di Sorocotá. Gli indigeni fuggono all’apparire degli spagnoli e questi, entrando nelle case, vi trovano fagioli, mais e “tartufi”. Nel suo resoconto Juan de Castellanos li descrive dettagliatamente: “piante con scarsi fiori viola opaco e radici farinose di sapore gradevole, un dono molto gradito dagli indios e un piatto prelibato perfino per gli spagnoli”. Pochi mesi più tardi la medesima spedizione conquista Bogotà e scopre che il mais e il “tartufo” sono la base dell'alimentazione della popolazione. Due anni dopo, nel 1538, Pedro Cieza de Leon, soldato semplice di un’altra spedizione, un erudito, descrive il vegetale sconosciuto in modo dettagliato. Il suo resoconto, pubblicato nel 1550, è la prima testimonianza scritta della patata.     Ventitré anni dopo il “tartufo” fa parte del vitto dell’Hospital de la Sangre di Siviglia, città crocevia della sua introduzione. Tuttavia questo tubero, appartenente alla famiglia delle Solanacee, faticherà parecchio a imporsi come alimento in Europa, in particolare in Italia...

Un bilancio di documenta 14 / Osservare la colpa

Shame on us, ovvero “vergogniamoci”. È il titolo, scelto dopo molte polemiche, di un reading di poesie di Franco “Bifo” Berardi che ha preso il posto della sua performance Auschwitz on the Beach, programmata nell’ambito di documenta, la rassegna, giunta alla quattordicesima edizione, che ogni cinque anni fa a Kassel il punto sulla produzione artistica contemporanea. La risposta assai irritata dei curatori – Adam Szymczyk, direttore artistico, e Paul B. Preciado, responsabile delle attività pubbliche –, alla polemica, feroce, sulla scelta di Berardi di accostare la Shoah alla condizione contemporanea di migranti e rifugiati, rivela un aspetto sintomatico dell’esposizione di quest’anno, la prevalenza appunto di un sentimento di vergogna, o meglio di colpevolezza, assunto come Leitmotiv tanto dell’impalcatura ideologica quanto della scelta di larga parte delle opere. Un dito puntato insomma verso le innegabili responsabilità dell’Europa e dell’Occidente nella tragica sequenza di guerre, crisi economiche, catastrofi umanitarie, disastri ambientali della nostra epoca, ma anche verso il discorso “neocoloniale, patriarcale, eteronormativo” – come scrive Szymczyk nell’enfatico gergo...

Politiche dell’assemblea / Michael Hardt e Toni Negri. Assembly

A Greensboro, in North Carolina, l’1 febbraio 1960, quattro studenti del primo anno della North Carolina A&T State University – Joseph McNeil, Franklin McCain, Ezell Blair Jr., e David Richmond – entrano in un cosiddetto five and dime store di Woolworth (un’azienda che oggi conosciamo con il nome di Footlocker), uno di quei negozi che vendevano vari prodotti per la casa scontati a pochi centesimi. Comprano un dentifricio e altre piccole cose, vanno alla cassa, li pagano e poi si avvicinano al lunch counter del negozio per ordinare un caffè. Quel caffè però non gli verrà mai servito perché contrariamente al resto del negozio, i lunch counter di Woolworth, così come accadeva in molti altri negozi nel Sud degli Stati Uniti, erano “white only”, rifiutavano cioè il servizio alle persone di colore. Il manager chiede allora ai quattro ragazzi di andarsene ma quelli che poi verranno soprannominati come gli A&T Four decidono invece di fare un’azione eclatante: rimangono nel negozio fino alla chiusura. Il giorno dopo accade lo stesso, questa volta però ai quattro ragazzi si uniscono decine di altri studenti di colore di altre università della zona che danno vita a quella che...

La cultura, come l'arte e la danza, non è lavoro / Flânerie ed ebraismo a Rio de Janeiro

Passeggiare per Rio de Janeiro dà una strana sensazione, come camminare dentro un nastro di Moebius, le vie ruotano di continuo attorno alla città, marciapiedi coperti dalla calçada portuguesa, che, con l'usura, si disconnette e diventa scivolosa. Sono giorni di pioggia. È agosto e ad agosto a Rio fa freddo, come qui a marzo o a ottobre. Qui tutto è vecchio, non antico, quasi antico. Sembra di stare in una città anni Sessanta (prima di allora non me le ricordo le città) anche se non manca la tecnologia avanzata.    Per comprare una scheda telefonica per il cellulare devi andare dentro al chiosco del giornalaio, che ha sempre un banchetto dove avviene la ricarica. Con 20 Reais ti danno una settimana di colloqui telefonici, forse di più, a volte ti regalano un bonus di 10 Reais, ti danno 2000 megabyte di connessione a internet, sempre in questo chiosco cadente arrugginito, vecchio. Per le strade vendono scarpe e zoccoli usati, radioline, braccialetti vecchi, stetoscopi (ne ho comprato uno a 3 Reais). Per dare un'idea di questo Real brasiliano, per capire a che spese si va incontro, bisogna considerare che oggi un Euro vale circa 3.70 Reais, quindi uno stetoscopio da...

Anamorfismi e ibridazioni all’Accademia di San Luca / Luigi Ontani, la scala a chiocciola

Non si può negare che Luigi Ontani, grande viaggiatore, abbia infallibile il Genio Del Luogo. La sua nuova casa-studio, nella città che lo ha adottato ormai tanti anni fa, si trova in quello che era lo studio di Antonio Canova; né potrebbero essere meglio scelte, nella stessa Roma, le locations delle ultime due sue mostre antologiche: nel 2012, AnderSennoSogno al museo Andersen (a cura di Luca Lo Pinto e con la colonna sonora di Charlemagne Palestine), oggi (e sino al 22 settembre) SanLuCastoMalinconIcoAttoniTonicoEstaEstetico all’Accademia Nazionale di San Luca (della quale Canova fu Principe Perpetuo dal 1814 al 1822): a firmare l’auto-curatela, lo stesso artista (ma l’Accademia, auspice il nuovo Presidente Gianni Dessì, gli dedica un ricco catalogo prossimo all’uscita). A ristrutturare lo spazio di Palazzo Carpegna – a due passi da Fontana di Trevi – fu, tra gli anni Trenta e Quaranta del Seicento, Francesco Borromini: al quale si deve, in particolare, la stupefacente rampa elicoidale che conduce dal porticato al pianterreno alle grandi sale della Galleria al terzo piano. Le strutture a spirale erano com’è noto una sua ossessione o, piuttosto, un marchio di fabbrica...

Non vittime ma soggetti di desiderio / Desiderio di migrare

Gli esseri umani si muovono da sempre, da prima che esistessero come tali; più precisamente, sono nati da molteplici migrazioni. Il fenomeno noto come Out of Africa, iniziato circa 2,5 milioni di anni fa e che si è ripetuto a ondate, ha visto la disseminazione dall’Africa di diverse specie del genere Homo. Tra di esse Homo sapiens, la specie più invasiva e competente, la più capace di espandersi e migrare rispetto alle altre, quella che, infatti, ha avuto la meglio e ha assistito all’estinzione progressiva delle altre specie, compresa Homo nearderthaliensis. Homo sapiens ha visto allungarsi progressivamente i tempi di crescita dell’individuo, fattore che ha influito sulle capacità di apprendimento, sull’organizzazione sociale, sull’acquisizione delle capacità simboliche e del linguaggio.   Dall’Africa, e precisamente dall’Eritrea, Homo Sapiens, attraverso il Corno d’Africa, si è espansa verso est, il Caucaso e l’Europa (ultima ondata di Out of Africa). Per farlo ha dovuto attraversare il deserto del Sahara, lo stesso che attraversano molti migranti oggi. Tutti gli abitanti dell’Europa, dunque, nonché del resto del mondo, hanno origini africane (sud-sahariane) che risalgono a...

Kassel, 10 giugno - 17 settembre 2017 / dOCUMENTA. Learning from Athens

Dopo il primo capitolo, inaugurato nel mese di aprile ad Atene, il 10 giugno ha aperto i suoi battenti la XIV edizione di dOCUMENTA nella sede storica di Kassel. Affiancato da un team di 18 professionisti, il curatore Adam Szymczyk (1970), per la prima volta, ha diviso la rassegna, portandola anche fuori dai confini teutonici. Con un budget complessivo di 37 milioni di euro (14,5 da Kassel e da Hesse, 4,5 dal Governo Federale e i restanti 18 da sponsor e da partner privati, che investono nell’arte), pure questa edizione si presenta diffusa nell’intero quartiere centrale della cittadina tedesca. Più di 160 artisti, selezionati tra quelli greci e internazionali dal 1960 ad oggi, sono mostrati in trenta differenti siti.   L’Università, i musei delle Sepolture e dei fratelli Grimm, i Glass Pavilions, la Tofufabrik, la Neue Neue Galerie-Neue Hauptpost sono alcuni dei luoghi che ospitano i lavori oltre alle consuete sedi istituzionali. Riflettere sull’attuale democrazia con le sue contraddizioni, è l’impianto politico su cui Learning from Athens si articola. Estensione e tematiche che richiedono al visitatore tempo, molto tempo. Necessario per approfondire, raggiungere i diversi...

Lo Zimbabwe e il paradosso spaziale

English Version   Abbassare la testa e avanzare a zig zag, spostare il peso da un piede all’altro, schivare i colpi di spalla e correre veloci verso… l’altro lato della strada. È così che mi muovo, non su un campo di rugby, ma tra le strade del centro di Harare.   Ritengo di avere una buona consapevolezza dello spazio che mi circonda, so dove sono collocati gli oggetti rispetto al mio corpo e sono in grado di muovermi di conseguenza. Eppure non posso dire lo stesso di molti abitanti dello Zimbabwe.   AtWork Harare, workshop at the National Hallery of Zimbabwe, ph Kresiah Mukwazhi. Non si contano le volte in cui, trovandomi in fila, ho avvertito il fiato di un altro sul collo, il suo petto contro la schiena. Di solito basta uno sguardo per farlo indietreggiare, ma quando invece ti fissa stupito con sguardo innocente, ti fa passare per strano solo perché non vuoi che il tuo spazio personale sia occupato da un perfetto sconosciuto.   E poi ci sono i kombi. L’obiettivo è semplice: stipare dentro il minibus il maggior numero di persone possibile. Non importa se la leva del cambio ti preme contro la coscia o se i passeggeri si lamentano perché hanno fretta. Tutti...

Zimbabwe’s spatial paradox

Italian Version   Ducking and weaving, side-stepping one, side-stepping two, brushing away shoulder charges and sprinting through to … the other side of the road, are my moves in the streets of downtown Harare and not the rugby field.    I consider myself to be spatially aware, I have a good sense of where objects are in relation to my body and can make the necessary adjustments when the aforementioned’s position changes. However, I can’t say the same for many Zimbabweans.    AtWork Harare, workshop at the National Hallery of Zimbabwe, ph Kresiah Mukwazhi. The number of times I’ve stood in a queue and felt someones’ breath on my neck or their chest on my back are too numerous to mention. Normally a glare would make most back off, but instead, a vacant expression free of any guilt makes you look weird for not wanting a complete strangers’ body in your personal space.   Then there are kombis. The business is simple: get as many people to fit  into the mini-bus as humanely possible. Nevermind the gear lever grinding on your thigh or the complaints of clients in a hurry, everyone knows space is money.   Great Zimbabwe, ph Simba Mafundikwa...