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Globalizzazione

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Un iperreale al riparo da reale e immaginario / Politica della post verità o potere sovralegale?

Gli orientamenti politici e gli esiti delle decisioni collettive sfidano oggi le tradizionali categorie della psicologia del potere. L’opinione pubblica alla base delle scelte si forma per vie che sfuggono alle forme conosciute e le campagne elettorali sono costruite al di fuori del mondo dei fatti. Non solo, ma chi sceglie in un certo modo, concorrendo a esiti determinanti anche per il proprio presente e il proprio futuro, sembra cambiare idea un momento dopo, a fatti compiuti e, almeno per un certo tempo, irreversibili. Viene sempre più spesso in mente Winston Churchill e la sua affermazione sulla difesa della democrazia “purché non voti mia suocera”. Una provocazione alla sua maniera che comunque induce a interrogarsi sul presente della democrazia e delle forme di esercizio del potere. A fare affermazioni senza prove e senza logica; smentendole immediatamente dopo o cambiando versione continuamente, si ottiene seguito e consenso e viene da chiedersi come sia possibile.    Se consideriamo l’elezione di Donald Trump a Presidente degli Stati Uniti d’America, la domanda da porsi è come abbia fatto una minoranza di americani a portarlo al potere. L’interrogazione è,...

La disponibilità degli individui alla sottomissione / La passività delle masse

Le società contemporanee hanno bisogno della massa, ma questa ha costituito un problema sin dal momento della sua apparizione, nelle prime forme di metropoli sviluppatesi durante l’Ottocento. Non a caso scrittori lungimiranti come Poe e Baudelaire, all’epoca, hanno avvertito l’esistenza di tutto ciò. La massa è problematica perché si presenta come un aggregato estremamente ampio di individui, ma privo di organizzazione e composto di soggetti isolati e incapaci di interagire tra loro in modo significativo. Gustave Le Bon, alla fine dell’Ottocento, nel celebre volume Psicologia delle folle (Longanesi), ha interpretato la massa come il risultato di un processo di omologazione: «Quali che siano gli individui che compongono la folla, per simili o diversi che possano essere il loro modo di vita, le loro occupazioni, carattere e intelligenza, il solo fatto di essere trasformati in massa li dota di una sorta di anima collettiva, in virtù della quale essi sentono, pensano e agiscono in modo del tutto diverso da quello in cui ciascuno di essi, preso isolatamente, sentirebbe o penserebbe e agirebbe. Certe idee, certi sentimenti nascono e si trasformano in atti soltanto negli individui...

Mi lamento, dunque sono / Il disagio nella società

Quando una tornata elettorale o referendaria punisce il governo o i partiti al governo, di solito lo si spiega con ragioni economiche: alta disoccupazione, ampie fasce di povertà, più tasse, ecc. Il voto sarebbe una protesta contro lo stato materiale del paese, secondo il detto clintoniano “è l’economia, stupido!”. Insomma, si vota sempre col portafoglio. Oggi si evoca come deus ex machina la globalizzazione, che avrebbe impoverito il ceto medio. La globalizzazione è un processo complesso, da cui alcuni traggono vantaggio e altri svantaggio. Chi lavora per l’esportazione, ad esempio, ne trae vantaggi. Non credo che un governo venga bocciato solo per il voto di quelli che hanno visto diminuire il loro reddito. Anche perché altri invece lo hanno visto aumentare. Negli ultimi decenni abbiamo avuto un ampliarsi delle diseguaglianze, non un impoverimento generale. In Italia dopo il 1994 – da quando c’è un sistema maggioritario – a ogni elezione vince l’opposizione. L’alternanza in Italia è perfetta. (Anche se spesso la sinistra vince per modo di dire, come nel 2006 e nel 2013, mentre quando vince la destra, lo fa in modo pieno.) A meno che non si torni al proporzionale, fatto apposta...

Notizie sensazionali e ansiolitici / Post-verità. Non contraddire le emozioni

Immaginiamo per un momento di imbatterci, in una qualunque pagina web d’informazione, con questa notizia: «Trovato un colombaccio del peso di un chilo e mezzo». Quanti apriranno il link? Qualcuno sì, certo: per una generica curiosità, per genuino interesse verso gli uccelli o i columbiformi, per concreto interesse economico (i colombacci si mangiano, potrebbe esserci un business), per distrazione, per automatismo, per noia. Ad altri – ai più – balenerà alla mente una qualunque variante di ecchissene…, una mezza smorfia, e passeranno oltre. Immaginiamo ora che la notizia sia «Trovato un colombaccio del peso di 20 kg». Anche senza sopravvalutare l’attrazione dell’utente medio del web per i colombacci, possiamo supporre che ad aprire il link sarebbero questa volta molti, molti di più, perché l’annuncio suonerebbe sbalorditivo – pur se, con ogni evidenza, falso. Intendiamoci: non so se sia mai esistito un colombaccio del peso di un chilo e mezzo, se fosse vero sarebbe una notizia straordinaria, visto che di solito pesano poco più di un terzo. Ma pochi se ne renderebbero conto. L’idea di un colombaccio di 20 kg, invece – qualcosa a mezza via fra un albatro e un deltaplano – colpisce...

Populismo penale / Trump e il ritorno della tortura

La tortura funziona, ok ragazzi? Sapete, ci sono questi tipi – “la tortura non funziona”. Credetemi, funziona. E il waterboarding è una forma minore. Alcuni dicono che non è davvero tortura. Ammettiamo che lo sia. Ma mi hanno fatto la domanda: che ne pensa del waterboarding? Assolutamente d’accordo. Ma dovremmo andarci giù molto più pesanti che col waterboarding. La vedo così. Stanno tagliando delle teste. Credetemi, dovremmo andarci giù molto più pesanti, perché il nostro paese è in difficoltà. Siamo in pericolo. Donald Trump, Bluffton South Carolina, 17 febbraio 2016   1. La cosa che più stupisce di queste dichiarazioni di Trump è che siano possibili. Come è avvenuto che affermazioni del genere potessero essere espresse pubblicamente da un candidato poi eletto alla carica di Presidente degli Stati Uniti?  Rispondere che il successo di Trump si deve proprio alla sua sfida al “politicamente corretto” non aiuta. In senso stretto, il politicamente corretto sarebbe quel codice informale della comunicazione pubblica che impedisce di esprimere giudizi offensivi nei confronti di categorie di persone socialmente svantaggiate e che vale soprattutto per chi ricopre o si candida...

Il rischio della reductio ad nullum fabiovolista / Una ciancia cool

Credo che non sarebbe difficile mettere rapidamente insieme una lista di libri nei quali il nucleo di interesse sta tutto in pochissime righe e tutto il resto è un cumulo di pagine pressoché inutili. Una buona battuta, breve, una riflessione fulminante preceduta e seguita da una inconcludente e sfibrante lunga chiacchiera. È la “poetica del dado”, un minimo nucleo densissimo diluito in una quantità d’acqua. Se il fine è fare una minestrina va tutto bene, ma se un libro è una brodaglia allora non ci siamo. (Per onestà e completezza va detto che ci sono anche non pochi libri che non contengono nemmeno quel piccolo nucleo di sostanza…).   Ogni giorno a una qualche ora diamo una prima scorsa al web, ciascuno di noi ha il suo proprio panorama, la sua finestra da cui si affaccia sul mondo per capire che succede. In questo panorama ci sono sempre anche un mucchio di fiorellini, di graziose piantine decorative che ingentiliscono la finestra, una sorta di packaging edulcorante che infiocchetta le crudeltà del reale. Sono quelle antologie di aforismi, citazioni e brillanterie varie di cui tutti ci circondiamo e con cui pensiamo di allietare il (nostro) mondo.    Ci sono siti...

The Obama Paintings / Un Obama al giorno

Ritratti del presidente   Conquistato dal vento di speranza sollevato dalla campagna elettorale di  Barack Hussein Obama, l’artista americano Rob Pruitt s’imbarca in un progetto ambizioso: realizzare un ritratto al giorno del futuro e ormai ex presidente, uno per ogni giorno del suo mandato, dal 20 gennaio 2009 al 20 gennaio 2017, per un totale di 2922 dipinti (The Obama Paintings). Il protocollo è semplice e prende 15-30 minuti al giorno, un approccio “slow burn” alla pittura, come andare in palestra. Ogni mattina Pruitt seleziona un’immagine del presidente da Google Images, realizza una diapositiva, la proietta sul muro, ne modifica la composizione e l’inquadratura mettendo in risalto il soggetto principale. Dipinge la tela – un quadrato di 60cm di lato – con tre colori acrilici (rosso, blu e bianco), gli stessi dello street artist e graphic designer losangelino Shepard Fairey nei celebri ritratti di Obama. Le immagini di Pruitt sono tuttavia sfumate, a bassa definizione, più vicine alla stampa quotidiana che alla ritrattistica.   Il soggetto resta nondimeno leggibile: vediamo Obama impegnato, di volta in volta, a stringere mani in incontri ufficiali o a ballare...

Un’introduzione / L’invasione aliena

Esce in questi giorni da DeriveApprodi (pp. 400, € 25) il secondo Almanacco di alfabeta2, dedicato quest’anno a L’invasione aliena. Dopo il ricordo di Umberto Eco – tra i fondatori della rivista – affidato a Paolo Fabbri, la «cronaca di un anno» riporta una selezione di 128 articoli, fra quelli pubblicati su www.alfabeta2.it da settembre 2015 ad agosto 2016 – illustrati da oltre cento artiste di WAW. Women Artists of the World, selezionate da Manuela Gandini e Francesca Pasini –, ed è preceduta da una sezione tematica costituita da quindici saggi scritti per l’occasione (da Franco Berardi Bifo, Alberto Burgio, Letizia Paolozzi, Maria Teresa Carbone, Lucia Tozzi, Furio Colombo, Fabrizio Tonello, G.B. Zorzoli, Andrea Grignolio, Antonella Moscati, Paolo Godani, Franca Cavagnoli, Valentina Parisi e da Daniele Cianfriglia e Chiara Veltri), da un’antologia di testi d’autore in versi e in prosa (di Gian Maria Annovi, Nanni Balestrini, Gherardo Bortolotti, Alessandra Carnaroli, Gabriele Frasca, Marco Giovenale, Andrea Inglese, Guido Mazzoni, Tommaso Ottonieri e Laura Pugno) e dalle immagini di Luigi Ontani (con un’intervista al quale la sezione dedicata all’Invasione aliena si conclude...

Le sette lezioni sul pensiero globale / Edgar Morin. L’inatteso è il nostro futuro migliore

Il dottor Nicolaes Tulp, stimato anatomista della confraternita dei chirurghi di Amsterdam, agli inizi del XVII secolo, è ritratto da Rembrandt nel mostrare ai colleghi i tendini del cadavere di un uomo giustiziato che consentono la flessione della mano, opportunamente simulata dal dottore, nello stesso tempo, con la propria mano libera. È probabile che il cadavere sarà sezionato ancora per studiarne altre parti e organi. La scena si ripeterà negli anni e nei secoli successivi e non solo sui tavoli di medicina legale, per le autopsie e le dissezioni. Il corpo umano sarà suddiviso in diversi apparati e funzioni, che saranno studiati separatamente e diventeranno appannaggio di differenti branche della medicina e dipartimenti della biologia. In più, dopo quel ritratto del 1632, esattamente cinque anni dopo, Cartesio, nel Discorso sul metodo, separerà dal corpo la mente o “cosa pensante”, destinata a diventare il campo autonomo della psicologia, così come i comportamenti criminali di quell’uomo, finito a sua insaputa sul tavolo autoptico del dottor Tulp e sacrificato ai progressi della chirurgia, saranno l’oggetto di una nuova scienza, la sociologia, e poi, ancora, di una sua...

Il diario di due anni insopportabili. / Qualcuno ha votato per Trump perché…

Dal 20 gennaio 2017 un idiota farneticante sarà presidente degli Stati Uniti d’America e, come da quelle parti si usa dire, diventerà “la guida del mondo libero”. Tanto per essere chiari, la sua elezione è il risultato di un colpo di stato legale – che è la maniera migliore di condurre un colpo di stato. Hanno contribuito, ma non sono stati decisivi, i servizi segreti russi, Julian Assange, l’ala dell’FBI ostile a Hillary Clinton e i media che offrendo a Trump una copertura biennale 24 ore su 24 gli hanno dato la possibilità di condurre una campagna elettorale gratis. Nulla di tutto ciò sarebbe bastato, sia chiaro. Il fattore decisivo è stata la soppressione del voto delle minoranze negli stati controllati dai repubblicani. Grazie alla decisione della Corte Suprema, risalente ad alcuni fa, di togliere allo stato federale il controllo su alcuni aspetti delicati delle procedure elettorali (con la scusa che tanto il razzismo è finito e non c’è più bisogno di sorvegliare che ai neri non venga impedito di votare), si calcola che negli stati repubblicani all’incirca un milione e centomila elettori siano stati esclusi dal voto.   Ad esempio, se in una circoscrizione elettorale...

Lo spettro dell'anonimato / Le prigioni di internet e la tirannia di Wikipedia

Non so bene da dove iniziare. Forse l’esperienza personale, a cui non ricorro quasi mai, in questo caso funziona: è esplicativa. E quanto segue può sembrare ormai palese, eppure ce se ne dimentica di frequente. Un semplice esempio: il primo gennaio 2017 ricevo una telefonata che, con voce sgomenta, mi domanda: “Non sei su fb? E allora come riesco a farti gli auguri di buon anno?”. Certo, verrebbe da ridere e ribattere: “Scusa, perché non ci facciamo gli auguri al telefono, visto che mi hai chiamata?”. Suppongo sarebbe tempo perso. Impiego internet da suoi primordi, e non mi pareva una schiavitù. Ora non solo se ne è schiavi, ma pure impossibilitati, seppur innocenti, a uscire dalla galera. Mi rallegro (e sto mentendo) con chi come me non la pensa, ovvero coi tanti e le tante che vagano nella confusione di essere se stessi/e rispetto alle menzioni del loro nome su un motore di ricerca, specie su google: di tali menzioni ne cercano, ricercano, desiderano sempre troppe, pure quando non ne avrebbero alcuna necessità. A contare, a mio avviso, dovrebbe piuttosto essere la propria individualità e professionalità, la propria onestà, al di là delle menzioni (o menzogne).   Ho in...

Zygmunt Bauman / Morte di un sociologo della globalizzazione

La grandezza del pensiero di Z. Bauman non può essere certamente ridotta all’impressionante grado di diffusione del suo famoso cavallo di battaglia: quella liquidità che egli ha rintracciato in numerose espressioni della vita contemporanea e che, paradossalmente, è servita più a legittimare la trasformazione in atto che non ad arginarne il potere straripante. Per questo motivo proverò qui a ricordarlo attraverso un percorso che va dalla critica generale alla globalizzazione, passando per l’analisi del consumo, fino alle più recenti considerazioni sulla società confessionale e sulle nuove forme di sorveglianza.  Insieme a U. Beck, morto due anni fa, a J. Tomlinson, A. Giddens, R. Robertson, Bauman è stato uno dei protagonisti del dibattito sulla globalizzazione, fino a raggiungere una popolarità internazionale inaudita tra anni novanta e duemila, proprio quando tale argomento divenne un tormentone capace di affollare gli scaffali delle librerie di tutto il mondo. La sua origine marxista lo colloca in una posizione ben diversa da quella apologetica di Giddens e dei teorici della Terza via, secondo cui la globalizzazione non solo è un processo naturale e irreversibile ma...

Post-verità / Storytelling versus verità

“Che cosa è la verità”? (Giovanni, 18:38) La verità non prospera nella nostra epoca di pragmatismo anche filosofico. Il pragmatismo è stata la filosofia più influente nel XX secolo, e si riassume nell’idea che in fin dei conti è vero ciò che è utile. E oggi è massimamente utile (per certi) sfruttare ciò che la massa crede sia verità. Nell’antica Roma per tenere buona la plebe si davano a essa panem et circenses, pane e spettacoli; oggi per conquistare il suo consenso le si danno in pasto pseudo-verità.   Nelle campagne di gran parte d’Europa, anche in Italia, è diffusa questa “informazione”: che da un aereo vengono lanciate vipere nelle campagne. Siccome le vipere sono a rischio estinzione, per mantenere l’equilibrio ecologico occorre immetterne esemplari. Questo a opera della Forestale o di qualche altro ente statale. È una leggenda metropolitana, anche se questa leggenda è virale in zone rurali, non nelle metropoli. Quando cerco di convincere qualche contadino o contadina che la cosa non è possibile – perché un fatto del genere finirebbe sulle prime pagine dei giornali e innescherebbe un poderoso attacco al governo, ecc. – fallisco puntualmente. Penso che un Trump italiano...

Verosimiglianza e liquefazione / Post-verità. La fine della verità o la verità nei post?

Avevo cominciato a raccogliere articoli sulla post-verità successivi all’ingresso del termine nel dizionario di Oxford. Come per i superalcolici, ho dovuto smettere. Troppi, la maggior parte dei quali maledettamente nocivi. Sembra che la questione appassioni chiunque, e per ragioni non sempre uguali, anzi il più delle volte contrapposte. C’è chi rimpiange la verità che non c’è più, dando la colpa della sua dissipazione a destra e a ultradestra. E c’è chi inneggia a un post- che più che ‘dopo’ sembra indicare i contenuti pubblicati su blog e social (“vorrei ma non posto”, canta il post-saggio). La post-verità è la fine della verità o la verità nei post? Per amor di significante, secondo certuni le cose coincidono. Così, c’è chi lancia strali contro le imposture, e chi sostiene che la verità è la vera impostura. Le bufale spopolano, come anche i loro cacciatori. A risentirne sono le mozzarelle, verso cui, peraltro, si dirigono i sospetti dei gourmet consapevoli. Che le bufaline siano una bufala? Povero Gesualdo. E l’alétheia greca, ormai postata nei Quaderni neri, che fa? gioca ancora a nascondino?   Si potrebbe continuare con i birignao, tutti attestati, tutti in odor di...

Pasolini, La lunga strada

“Sono felice. Era tanto che non potevo dirlo: e cos’è che mi dà questo intimo, preciso senso di gioia, di leggerezza? Niente. O quasi. Un silenzio meraviglioso è intorno a me: la camera del mio albergo, in cui mi trovo da cinque minuti, dà su un grosso monte, verde verde, qualche casa modesta e normale”. Così scrive su carta intestata dell’Albergo Savoia di Casamicciola Terme, a Ischia, Pier Paolo Pasolini nel luglio del 1959. Partito da Ventimiglia, sta esplorando le coste e le spiagge italiane scendendo fino in Sicilia per poi risalire a Trieste. Si tratta di una serie di articoli, tre in tutto, che il settimanale Successo dell’editore Palazzi, diretto da Arturo Tofanelli, gli ha commissionato.   L’idea è del fotografo Paolo di Paolo e Tofanelli ha pensato subito a Pasolini quale compagno di viaggio. Nel mese di maggio ha pubblicato Una vita violenta, suo secondo romanzo dopo la scandaloso Ragazzi di vita; il riscontro di critica e di pubblico è positivo, come racconta Nico Naldini in Pasolini, una vita, biografia del poeta riedita da poco in forma accresciuta (Tamellini Edizioni). Si tratta di uno dei primi reportage sull’Italia del boom, che scopre le vacanze e si stende...

I signori del cibo / Errori e orrori dell'alimentazione postindustriale

Quattro capitoli per altrettanti alimenti cercando di capire cosa sia oggi il "cibo postindustriale": potrebbe essere questa una sintesi minima essenziale del libro I signori del cibo di Stefano Liberti (Minimum fax editore, 2016). In mezzo una descrizione accurata dei processi attraverso i quali quel cibo arriva sulle nostre tavole, di come sia, innanzitutto e prima di tutto, semplicemente merce e – qui sta la novità – come questa merce nell'epoca della globalizzazione sia diventata anche elemento della finanza con tutte le relative conseguenze, che sono nel contempo alimentari ed extra alimentari.   Non solo oro, argento, petrolio o terre rare  muovono i grandi capitali ma recentemente anche derrate alimentari, che, per la loro importanza in un mondo sovrappopolato, sono diventate materie prime contese, con le loro quotazioni, contratti, futures, coinvolgimento di hedge fund compreso.  È solo il mercato. Già... ma un mercato con leggi ben diverse da quello del mercato rionale, dove la merce è innanzitutto cibo da osservare, toccare, anche annusare prima di decidere infine di comprarlo. Nel mercato globale e digitalizzato invece gli alimenti sono paradossalmente e...

Pluralismo culturale / Camminare nel mondo

Allargare la distanza, aumentare la comprensione, con un profondo rispetto per la sofferenza degli altri. Così si esprime, commentando il proprio lavoro, Paolo Pellegrin, fotografo che con il giornalista Scott Anderson ha realizzato il reportage de “la Repubblica” e del “New York Times Magazine”, uscito il 14 agosto 2016, col titolo Terre spezzate.  Le indicazioni di Pellegrin si mostrano difficili da mettere in pratica. Soprattutto in un tempo come il nostro, quando siamo particolarmente impegnati a restringere la distanza al nostro mondo particolare; a praticare l’indifferenza e non certo la comprensione; a esprimere forme di narcisismo diffuso, concentrati come siamo principalmente se non esclusivamente su noi stessi. Operiamo in molti campi della nostra esperienza una semplificazione eccessiva, riduciamo tutto a un solo mondo, il nostro particolare, realizzando così una reductio ad unum, una riduzione a forme e modi unici in ogni campo: il contrario del pluralismo. Ma anche il contrario del movimento che contraddistingue l’evoluzione naturale e quella culturale. La seconda con tempi storici, più veloci della prima, che si muove in tempi biologici.  Negare il...

Città. Luoghi di mescolanze / Mondo glocale

Da Weber e Simmel a Saskia Sassen, la città è cosmopoli, riunisce e ‘ordina’ (kosmos) individui diversi per estrazione sociale e provenienza geografica, non tutti cittadini però – la città da sempre ospita molte figure intermedie e provvisorie, spurie. Molto più degli Stati che confinano ed espellono, le città sono luoghi di mescolanze e ibridi, con tutti i significati e i valori che ciò porta al processo di civilizzazione. Come quest’ antico lascito sia tuttora vitale è un aspetto non trascurabile della nostra visione del mondo.   1. Ieri   Venezia, come dimostra il materiale iconografico raccolto in “Venezia, gli Ebrei e l’Europa 1516-2016” a cura di Donatella Calabi ed esposto in mostra al Palazzo Ducale di Venezia, è il luogo simbolico di una sorprendente pagina di storia del cosmopolitismo europeo. Ci si aspetterebbe che la formazione nel 1516 del primo ghetto d’Europa fosse processo di chiusura, persecuzione di minoranze religiose e prototipo di ogni futura segregazione. E invece la città ha lì sperimentato, in un’epoca di espulsioni e forzate conversioni, di crociate e di stermini a sfondo religioso guidati dall’Occidente, un mix di convivenza etnica e religiosa...

Attendiamo invano dalla Cina il grande romanzo contemporaneo / Censura in Cina

Un mio vecchio libro, acquistato, tradotto, editato da una casa editrice cinese, è stato bloccato dalla censura due giorni prima di andare in stampa. Racconta la storia di duemila operai dei cantieri di Monfalcone che nel dopoguerra emigrarono in Jugoslavia. Andavano a costruire il socialismo, e la delusione fu cocente: la povertà, la dittatura, la prigione e il campo di detenzione per molti di loro. Quindici anni fa andai a intervistare i reduci di quella epopea operaia, magnifiche persone di settanta e ottant’anni che raccontavano per la prima volta la loro storia. Nella Cina di Xi Jinping un libro del genere non ha diritto a circolare.   Farsi censurare è diverso dal farsi rifiutare. Se ho un mio nuovo libro tra le mani e molte case editrici declinano l’offerta, mi sento svalutato. Subisco il giudizio altrui come una condanna, non ho pace fino a che non trovo una pubblicazione. È un po’ adolescenziale, lo so, ma so anche che è una reazione comune. Se ti censurano ti cadono le braccia. Hai un piccolo tour di presentazioni in via di definizione, ti stai scrivendo con gli amici librai e critici e scrittori in Cina, ti prepari a sbarcare in molte città a discutere con un...

Rete di potere / Internet. Libertà apparente

Le società contemporanee sono sempre più avvolte da una gigantesca rete che sta progressivamente imponendo il suo modello culturale e comunicativo. Nato come spazio liberamente accessibile e privo di confini, il Web sta trasformandosi infatti in uno spazio chiuso, nel quale aumentano i vincoli per il singolo individuo, che può accedere a certi servizi solamente pagando un determinato prezzo. Il processo è in corso da tempo, grazie allo sviluppo di una vasta gamma di strumenti di controllo che regolamentano e limitano la libertà d’azione: registrazione degli utenti, password d’accesso, filtri, cookies, tracciabilità dei contenuti, ecc.  La comparsa negli ultimi anni di strumenti come gli smartphone e i tablet lo sta però accelerando. Perché le app, cioè le applicazioni informatiche che consentono di ottenere specifiche prestazioni da questi strumenti, stabiliscono dei precisi limiti d’azione per l’utente e sono spesso a pagamento, come lo sono del resto anche molti contenuti che in passato erano liberamente consultabili.    Illustrazione di Ehsan Mehrbakhsh.   Inoltre, ciascuna azienda operante nel Web cerca di fare restare il più possibile l’utente all’...

Le verità vere sono quelle che si possono inventare / Storia naturale della post-verità

“Le verità vere sono quelle che si possono inventare”, scriveva Karl Kraus circa un secolo fa. Lo scrittore e polemista austriaco, celebre anche per i suoi aforismi, amava dire che chi esagera ha buone probabilità di venir sospettato di dire la verità, e chi inventa addirittura di passare per ben informato. Più o meno nello stesso periodo, lo scrittore anarchico statunitense Ambrose Bierce definiva così il termine verità nel suo splendido Dizionario del diavolo: “ingegnoso miscuglio di apparenze e utopia”. Veritiero nel libro di Bierce equivale così a “ottuso, stolto, analfabeta”. Con tutt’altro approccio, nel 1967 Guy Debord scriveva che “nel mondo realmente rovesciato, il vero è un momento del falso”. Il filosofo Baudrillard, riprendendo il Qōhelet, ci ha informati invece della scomparsa della realtà, sostituita dalla realtà dei simulacri.    Nel corso della nostra lunga storia europea siamo stati messi in guardia più volte sui pericoli della manipolazione del senso comune, delle verità e delle informazioni di qualsiasi tipo. La notizia più recente riguarda però l’elezione di “post-truth” a parola dell’anno per l’Oxford Dictionary: dopo un lungo dibattito la scelta è...

Un fantasma si aggira per l’Europa / Il sogno della democrazia diretta

Il consenso universale   Un fantasma si aggira per l’Europa: la democrazia diretta. Esso ha colpito duro col referendum della Brexit, sconfiggendo la maggior parte della classe politica britannica, che era per il Remain.  In Italia la democrazia diretta è il progetto fondamentale del Movimento 5 Stelle, progetto che Gianroberto Casaleggio ha mutuato esplicitamente dal pensiero di Rousseau. Non credo nella democrazia diretta, da qui anche il mio rifiuto del M5S. Il fantasma della democrazia diretta è nato congiuntamente al pensiero democratico. Rousseau pensava a una democrazia buona per la sua piccola Ginevra, città virtuosa dove tendenzialmente tutti si conoscevano. Ed erano una forma di democrazia diretta anche i soviet bolscevichi, ovvero assemblee di operai, contadini e soldati, prima che il partito comunista non confiscasse completamente il loro potere. Negli anni tra i ‘60 e i ‘70, all’epoca della contestazione, la democrazia diretta veniva spesso evocata. Ma allora quei progetti, troppo marcati dal sinistrismo, avevano uno scarso riscontro elettorale. Mentre oggi il 30% degli italiani intende votare per questo fantasma della libertà.    L’affermarsi di...

Appadurai. Finanza e linguaggio / Un antropologo nel caveau della banca

In che senso il cedimento del mercato immobiliare che ha scatenato il collasso del sistema finanziario statunitense del 2007-2008, coi suoi effetti sull'economia mondiale, è stato essenzialmente un «cedimento linguistico»? Ecco la tesi e insieme la domanda di fondo di questo complesso, ardito, incompiuto e tuttavia importante saggio di Arjun Appadurai, antropologo della modernità e studioso dell'immaginario sociale, di origine indiana ma operante negli USA. Nel senso che, si potrebbe rispondere semplificando al massimo, il carattere di promessa dei contratti derivati è stato sistematicamente e iniquamente violato nell'interesse di pochi e ai danni di molti. È ora dunque di immaginare e introdurre nuove forme che rispettino una concezione progressista e socialmente produttiva della finanza, della ricchezza e del rischio, giacché è definitivamente crollato il castello di promesse espresse dalle parole dei contratti, che in qualche modo offrono una dimensione di certezza in un mondo, quello del capitalismo, dominato alle sue origini dall'incertezza.    Fu l'ethos protestante, precipuamente calvinista, a mettere in moto il moderno capitalismo come sistema economico legato...

Dal francese Tromper / Trump. Colloquio tra un nord-americano e un europeo

Pakman – Il trionfo di Trump ha risvegliato molti stereotipi anti-yankee. Per esempio che l'“America” mostra il suo “vero Self” – concetto assai dubbio – la stupidità del suo popolo, la mancanza di cultura dello stesso, il suo razzismo, ecc. Nonostante il momento orribile, credo sia utile ricordare che Trump ha vinto per il consenso della metà dei votanti, che l'altra metà ha votato Hillary Clinton, come di solito accade in democrazia, comunque la si pensi a proposito del sistema democratico. Così vinse anche Obama, così accade quasi sempre, salvo nei paesi dove un candidato vince con maggioranza schiacciante, in generale con la massima frode.  La metà che perde non scompare e, si potrebbe aggiungere, è “il nucleo autentico del popolo statunitense”, anche se ciò appartiene al pensiero di chi ha perso. Per molti, benché l'ideologia di Trump sia affine al fascismo, le sue azioni di governo saranno  orientate al pragmatismo, alla convenienza, che gli permetterebbe di affermarsi su differenti fronti, contraddicendo le proposte della sua campagna elettorale, sperando che il gioco delle forze interne al governo si esprima intorno a ogni tema da affrontare.   ...