Categorie

Elenco articoli con tag:

Globalizzazione

(604 risultati)

Fake news / Menzogna mediatica

Umberto Eco e Aldo Grasso hanno effettuato nel 1969 un esperimento. Il primo ha scritto una sceneggiatura che il secondo ha utilizzato per ricavarne il programma televisivo Fiamme a Vaduz, che raccontava attraverso il linguaggio giornalistico una serie di violenti scontri avvenuti a Vaduz, capitale del Liechtenstein, tra i valdesi e gli anabattisti. Il programma è stato poi presentato in tre diverse versioni a tre gruppi di spettatori di differente livello culturale e, come ha scritto Eco in Dalla periferia dell’impero, «la stragrande maggioranza dei soggetti (compresi alcuni che avevano già visitato il Liechtenstein) non ha messo in dubbio la veridicità del racconto» (p. 286). Dunque, l’esperimento condotto da Eco e Grasso ha mostrato che la televisione, se viene utilizzata sfruttando al meglio il suo linguaggio, è in grado di essere estremamente convincente, anche se parla di qualcosa che in realtà non è mai avvenuto. Ciò è possibile perché la televisione si caratterizza per essere una forma di comunicazione basata su un flusso d’immagini veloci, con ritmi intensi e una continua variazione dei soggetti presentati, che sfugge al controllo razionale. Ma soprattutto in televisione...

Che cosa è design? / L’icona che pensa (il design)

Travolti come siamo dal fascino perverso della parola cambiamento, e dimentichi del fatto che la sua direzione è quantomeno duplice, non possiamo fare a meno di tanto in tanto di pensare a ciò che non cambia o che ci farebbe piacere non lo facesse. Le cose che ci contraddistinguono in quanto italiani innanzitutto, nelle quali ci piace riconoscerci. Le famose “eccellenze” che vanno preservate a tutti i costi. Direi, per cominciare, cibo, moda e naturalmente design. Niente panico, il design c’è. Per esserne sicuri basta guardare eventi come il recente Salone del mobile, parlare con qualche amico straniero, o andare in edicola e sfogliare una di quelle patinatissime riviste che parlano delle case più belle del mondo. Lo trovate lì, in copertina, che vi guarda sornione: una Arco di qua, una Tolomeo di là, una Cubo di lì. Vecchi amici, che ci fanno tirare un sospiro di sollievo in un’epoca in cui se ne sente il bisogno. Il fatto è che qui da noi il design lo si vive quotidianamente, fin dalla mattina, quando, con nonchalance, prepariamo il caffè con quella straordinaria opera che è la moka Bialetti, senza riflettere troppo sul fatto che un esemplare sia presente nei musei di arte...

Masscult e Midcult / Macdonald, Eco e la cultura di massa

Il libro del critico culturale statunitense Dwight Macdonald Masscult e Midcult è un piccolo classico che non era più disponibile per i lettori italiani, nonostante avesse dato origine, dopo l’uscita nel 1960, a un vasto dibattito in tutto il mondo. In Italia lo hanno analizzato, ad esempio, Umberto Eco e Gillo Dorfles. Bene ha fatto dunque l’editore Piano B a riproporre, con la cura e la traduzione di Mauro Maraschi, tale volume, già tradotto nel nostro Paese nel 1969 e nel 1997. Che cosa sosteneva Macdonald? Che a fianco della tradizionale distinzione tra la cultura alta (o Highcult), quella degli scrittori e dei musicisti importanti, e la cultura di massa (o Masscult), quella che viene sostanzialmente prodotta dai media, la notevole diffusione dei media di massa (cinema, radio, televisione) stava facendo emergere un nuovo tipo di pubblico che richiedeva un tipo di cultura appositamente realizzata: la cultura media o Midcult. Una cultura in grado di minacciare l’esistenza delle altre e basata spesso sullo sfruttamento delle innovazioni realizzate dalle avanguardie culturali per produrre e immettere sul mercato dei prodotti di natura esplicitamente commerciale. Non è infatti...

Due mostre a Berlino / Lo spirito dell’alveare

A Berlino, in contemporanea, due mostre si misurano con due questioni cruciali per la cultura della nostra epoca. La prima riguarda l’eredità storica dell’arte moderna e la sua rivendicazione di autonomia estetica, tradizionali capisaldi i cui presupposti sociali e culturali e le cui pretese di universalità appaiono assediati sia dall’affermarsi di una visione policentrica, multiculturale, del mondo attuale sia dalla crescente erosione della stessa categoria di “arte” a vantaggio di quella ben più elastica e accogliente di cultura visiva. La seconda tocca invece le istituzioni-simbolo del “mondo dell’arte”: il museo e la mostra. In che modo aprire – “rendere inclusivi”, come si dice – questi luoghi a pubblici eterogenei, portatori di istanze culturali, di identità spesso mutuamente conflittuali?   Nonostante le differenze – la prima è un allestimento tematico di una grande collezione di arte del XX e XXI secolo, la seconda una stratigrafia multidisciplinare di un singolo momento della vicenda novecentesca – sia Hello World (Hamburger Bahnhof – Museum für Gegenwart, fino al 26 agosto), che Neolithische Kindheit. Kunst in einer falschen Gegenwart, ca. 1930 (“Infanzia neolitica...

Rivoluzioni telefoniche / Il marketing ai tempi di Salvimaio

È notizia degli ultimi giorni l’ingresso della società francese Iliad nel settore della telefonia mobile italiana, con la promessa – nientemeno – di rivoluzionare le nostre vite, a colpi di tariffe “trasparenti e generose”, con tanti giga in spensieratezza, che spazzeranno via i privilegi di quei mangiapane a tradimento delle vecchie compagnie. Il giovane e brillante amministratore delegato, nominato dal gruppo francese a guidare la divisione italiana, ha presieduto la conferenza stampa – per usare un termine démodé – di presentazione della compagnia e dei servizi, tenutasi rigorosamente a Milano e diffusa – scusate, condivisa – con varie dirette online e da tutti i principali media (si può rivedere tutto l’evento da qui).  Se è vero che il marketing riflette la società più di quanto non la anticipi, la #rivoluzione annunciata dalla società di telefonia francese Iliad, mentre inaugurava la sua campagna d’Italia, la dice lunga sulle mitologie e i sentimenti che pare domineranno la sotto-epoca postmoderna del post-casta, post-crisi, post-tutto. Sono gli anni dieci dei duemillenials.   Si dice keynote, ignorante   L’ingresso del CEO è anticipato da un mega countdown...

Antropologia del presente / Il ritorno della portinaia

C’era una volta la portinaia. E c’è ancora. Ma è molto cambiata: ha altre fattezze, altre funzioni, tutt’altro senso. Nel bel tempo andato – quello che grosso modo esiste solo nell’immaginario popolare e mediatico, sempre in cerca di dubbie età dell’oro – la portinaia era una figura al tempo stesso misera e mitica, mitica perché falsamente misera: chiusa nel suo impenetrabile gabbiotto dal quale fuoriusciva odor di cavoli e di un unto imprecisato e penetrante, la portinaia gestiva, fondandola, la comunità dell’edificio di cui stava a guardia. Tutto il viavai dal portone era controllato tanto distrattamente quanto minuziosamente: lei sapeva tutto di tutti, e faceva finta di nulla, salvo poi spettegolarne col primo venuto, sia esso residente in loco o in numeri civici là accanto. Il segreto era la sua arma vincente: acquisendone a più non posso, era pronta a venderlo al miglior offerente, nella migliore strategica occasione.    Il suo ruolo era insomma molto chiaro, e prescindeva dalla sua funzione sociale apparente: più che occuparsi dall’edificio, dal punto di vista fisico, s’occupava semmai dei suoi abitanti, diffondendo e inventando su di loro rumors d’ogni sorta,...

Atlante occidentale / Futuro

Il futuro di chi ci ha preceduto, a meno di non morire in una guerra devastante, o di finire in mezzo a un conflitto nucleare in piena Guerra Fredda, o di non cadere vittima della strategia della tensione, o di non ammalarsi, era un campo molto vasto. In qualche modo, sembrava dipendere dall'impegno personale: se lavorerò guadagnerò, se lavorerò di più e meglio guadagnerò di più, mi sposerò, comprerò una casa e vedrò crescere i miei figli, se non finiranno vittima di una siringa o dall'erba contaminata da un incidente nucleare. Andrò in pensione e mi dedicherò ai miei hobby circondato dai nipotini, sempre che non ci colpisca Al Quaeda nel frattempo, o il morbo della mucca pazza, o Unabomber. Adesso, il futuro è più o meno porsi un'asticella da superare molto vicina, diciamo, la settimana prossima. A meno che non sia la quarta settimana del mese. Allora bisogna arrivare a dopodomani. A forza di dopodomani, si può anche riuscire a vivere una vita intera. A meno che l'Isis, e Trump, e la Siria, e Putin, e gli alieni...  

Razzismo contemporaneo e sovranismo / Sovrano senza scettro

  Afferma l’enciclopedia Larousse che il sovranismo è «la dottrina dei difensori dell’esercizio della sovranità nazionale in Europa». La sua radice sarebbe essenzialmente difensiva (quindi negativa, perché derivata per sottrazione), intendendo impedire il trasferimento di poteri, funzioni, saperi e competenze dallo Stato nazionale ad un organismo ad esso sovraordinato, federale o internazionale. In tale processo, infatti, il sovranismo identifica l’indebolimento e la disintegrazione dell’identità storica di una collettività, insieme allo svuotamento progressivo del principio democratico, soprattutto laddove esso invece istituisce e vivifica un nesso di rappresentanza diretta tra cittadini e decisori politici. La risposta alla globalizzazione senza confini, quand’essa si fa spazio totale di relazioni e di scambio, al medesimo tempo assolutista e autosufficiente, riposerebbe pertanto nella ricostruzione di saldi confini nazionali, a presidio di un territorio che è descritto come altrimenti assediato ed espropriato. Assediato dal più potente esercito che ci sia, quello della merce, ed espropriato non solo di capacità decisionale ma anche delle funzioni di rappresentanza degli...

«Ero straniero e non mi avete accolto» / Il prossimo, il lontano e l'accoglienza dei profughi

La coerenza di Salvini   «Sono un cristiano coerente», ha risposto Matteo Salvini al twitter di Gianfranco Ravasi (anche lei, eminenza!?), che in relazione al respingimento della nave Aquarius aveva scritto, parafrasando in negativo Mt. 25,43:  «Ero straniero e non mi avete accolto». «Amerai il prossimo tuo», si dice nel Vangelo. Io non sono credente e non mi intendo di questioni interne alla chiesa; mi intendo un poco di filosofia politica ed è su questa base che vorrei commentare l'episodio. Forse Salvini intende il precetto alla lettera, perché no. Prima il prossimo dunque. La massima si addice al «primanostrismo» elaborato da Salvini, una specie di variante paesana del grido «America first!» di Donald Trump. Il popolo italiano deve pensare ai suoi terremotati, disoccupati e indigenti, altro che a quelli che vengono da lontano, profughi, migranti e rifugiati che invadono il Bel Paese per godere della pacchia (sic) e farsi una crociera (sic sic sic).   Chi è il prossimo?   Ora, bisogna sapere che il conflitto noi/loro, vicino/lontano non è certo stato inventato oggi, anzi ha una lunga storia filosofica che spesso si è trovata di fronte a quesiti analoghi:...

“Classe aspirazionale” / Il nuovo consumo vistoso

L’intensa crisi economica che si è sviluppata in Occidente a partire dal 2008 ha profondamente cambiato il mondo dei consumi. L’acquisto dei beni di consumo di massa ha ridotto la sua importanza e hanno assunto una sempre maggiore centralità le scelte di tipo etico e culturale. Ma il consumo nelle attuali società capitalistiche rimane fondamentale e soprattutto è ancora regolato da quei meccanismi che l’hanno sempre fatto funzionare. Uno dei più importanti di tali meccanismi è quello basato sulla funzione di status symbol dei beni ed è stato individuato dal sociologo ed economista Thorstein Veblen nel primo volume che ha pubblicato, La teoria della classe agiata, uscito negli Stati Uniti nel 1899 e tradotto in italiano nel 1949.   Veblen è nato nel 1857 in una fattoria del Wisconsin, dove i nonni si erano trasferiti dalla Norvegia. Il giovane Thorstein è stato perciò notevolmente influenzato dalla cultura della comunità norvegese in cui viveva, in particolare da quella visione morale puritana e direttamente discendente dalla religione protestante che dominava in tale comunità. Pertanto, a suo avviso, la principale caratteristica del consumo è la sua natura vistosa e...

Sintomi e rimedi / La democrazia: governo della crisi o modello in crisi?

Negli ultimi anni l'Italia è stata sommersa da un'alluvione di volumi sulla democrazia, in una prospettiva sia storica sia soprattutto in chiave attuale, anche se la riflessione sul passato e quella sul presente inevitabilmente s'intrecciano. Questa sovrapproduzione è frutto di un presupposto condiviso dagli autori e dagli editori che li pubblicano: la democrazia in Italia (e non solo in Italia) sta attraversando una profonda crisi. E si ipotizza che questa consapevolezza possa intercettare un fenomeno interessante e attrarre molti lettori.    Crisi, malessere o stallo?   Sappiamo bene che “la democrazia [è] un governo della crisi” [Urbinati 2013]. Ma ora pare che sia la crisi a governare la democrazia, fino a devastarla. A giudicare dai titoli di diversi volumi, la nostra sarebbe ormai una democrazia “senza” [Schianchi e Franchi 2016], ovvero “senza popolo” [Galli 2017], “senza memoria” [Violante 2017], “senza futuro” [Simoncini 2018], “in declino” [Kotler 2017]. Appare “recitativa” [Gentile 2016 , Gentile 2017], “sfigurata” [Urbinati 2014] e dunque “irriconoscibile” [Calise 2016]. È un “inganno” [Simonetti 2010] e dunque “fallisce” [Simone 2015]. Anzi, è un “Dio...

Economia politica del comune / Il comunismo del capitale

Il capitalismo è cambiato. Lo dice Andrea Fumagalli. E l’ha detto, per molto tempo, la sua scuola; la tradizione dell’autonomia, che a partire dai primi scritti di Mario Tronti e Raniero Panzieri degli anni sessanta, passando per l’esperienza intellettualmente feconda di potere operaio degli anni settanta e le brillanti analisi del post-fordismo e della nuova figura dell’‘operaio sociale’ degli anni ottanta, sempre con l’analisi saldamente ancorata nel pensiero del ormai internazionalmente riconosciuto maestro del Italian Theory Antonio Negri, ha sviluppato un marxismo per l’era digitale, incentrata sui Grundrisse, e in particolare sul celebre ‘frammento sulle macchine’, più che sul Capitale. Insieme a Christian Marazzi e Maurizio Lazzarato, Andrea Fumagalli è la persona che più ha contribuito a questa prospettiva, aggiungendo una solida base empirica fondata sulla sua esperienza da economista di professione.    Il nuovo libro di Andrea, Economia politica del comune, raccoglie una serie di saggi, per la maggior parte pubblicati altrove in precedenza, che riassumono la sua analisi del capitalismo contemporaneo post-crisi. Per l’autore, lo scenario degli ultimi dieci anni...

Parigi / Sans-papiers. Abou nel labirinto

L’altra sera dopo cena con S. abbiamo guardato il video di Mamoudou Gassama, il sans-papiers del Mali che ha salvato il bimbo appeso a un parapetto scalando quattro piani di facciata. S. ne aveva sentito parlare in cantiere, nel pomeriggio. Al video della scalata segue uno spaccato del colloquio che Gassama ha avuto con Macron all’Eliseo. Ho sentito delle grida e dei clacson strombazzare, dice Gassama. Macron gli chiede che ora era. Le venti. E dunque t…, dice Macron bloccandosi sulla t; un attimo di sospensione e poi riparte: Così, senza riflettere, si è… E con la mano fa il gesto di precipitarsi. Dal tu al lei; dal piano terra al quarto. Sotto i riflettori. E adesso, cosa succede? mi chiede S. Adesso Macron lo naturalizza.   Abou* invece ha ricevuto la "notifica di trasferimento". Il suo "periodo dublino" doveva finire a inizio giugno, ma ha ricevuto questo foglio che lo invitava a presentarsi in una certa prefettura entro quarantott’ore, perché l'Italia (dove ha lasciato le impronte arrivando dalla Libia, e prima ancora dalla Guinea, suo paese natale) avrebbe accettato di riprenderselo. Un'espulsione, insomma. Lo sono venuta a sapere da N., nostra comune amica italiana,...

Yascha Mounk, Popolo e democrazia / Il populismo come requiem della democrazia liberale

La fase politica che viviamo in Italia si contraddistingue per una distonia drammatica. Da un lato la permanenza del vecchio, ovvero dei protagonisti di un ventennio politico che ha al contempo plasmato e saturato l’immaginario degli elettori. Dall’altro l’emergere del nuovo che tenta di emanciparsi dal recente passato – la Seconda Repubblica – per inaugurare una nuova stagione in cui finalmente saranno protagonisti i cittadini.   Non è un caso che a surriscaldare uno dei momenti più instabili della democrazia italiana contribuisce anche il film di Sorrentino Loro 1 e 2, in cui si mette in scena un frammento della vicenda berlusconiana attraverso un iperrealismo agonistico in cui realtà e immaginazione (sempre più simili) competono a chi è più inimmaginabile. Nel film è palese la relazione tra la frenesia compulsiva di ciò che accade intorno alla figura del leader e che vuole catturarne l’interesse, e la pace serafica della sua dimensione quotidiana, sostanzialmente inerte e fuori dal tempo. Lo stesso rapporto ciclico tra stasi e velocità è usato da un autore che condivide con il film di Sorrentino anche il periodo d’uscita in Italia, insieme a una certa idea di...

Domani alle OGR, Torino / Iphone. Due o tre cose che non sapete di avere nelle tasche

La macchina che portate a spasso nelle vostre tasche è una tecnologia che ha sintetizzato in un unico apparecchio media e tecnologie precedenti. È una delle più potenti macchine a nostra disposizione, peccato che sia a disposizione anche di chi raccoglie dati per fini commerciali e politici.  Proverò a fornire, per questa occasione, una lettura provocatoria sulle potenzialità e i rischi più invisibili che il vostro smartphone si porta con sé, dallo zapping pseudo-televisivo delle app, alla slot-machine delle notifiche, all'inferno delle chat per genitori.   Alan Key è un programmatore americano e computer scientist tra i più importanti del novecento. È uno dei padri della programmazione orientata agli oggetti, ha concepito i laptop, ha inventato, insieme a Douglas Engelbart le interfacce grafiche moderne, tra le altre cose. Nel 1984 ha lavorato per la Apple, e successivamente per la Walt Disney e molti altri.  Prima ancora che esistessero i telefoni cellulari, Key scrisse in un saggio del 1984: «Il computer è un medium che può simulare dinamicamente le caratteristiche di altri mezzi di comunicazione» 34 anni dopo quella sua definizione, oggi...

Un’intervista con Evgenij Morozov / Come rivoluzionare la rivoluzione digitale?

  Cosa significa essere rivoluzionari dopo la rivoluzione digitale? Per Evgenij Morozov non si tratta di sicuro di riaffermare un pensiero luddista, né di provare un disgusto morale nei confronti della tecnologia. “Posso pensare a modalità veramente differenti per mettere l’intelligenza artificiale al servizio delle persone? Certo. Mi piacerebbe non farlo? No”. Per il sociologo bielorusso, evitare un ingaggio diretto sul destino del rapporto tra tecnologia e umanità significherebbe tornare indietro a un modello passato, quindi uno spreco di tempo. “La domanda che dovremmo farci è, allora, come arrivare a un nuovo modello”. Il primo tassello, per Morozov, è non reificare la narrazione della tecnologia come se prima non vi fosse nulla e osservarla all’interno di un più ampio “sistema socio-politico e socio-economico di cui abbiamo perso il controllo tempo fa”. Questo implica riconoscere che, qualsiasi uso si possa fare della tecnologia, finisce comunque sempre a seguire la logica di quel sistema, uscendo così da un atteggiamento ingenuo. Riconoscere questa situazione è già di per sé un gesto rivoluzionario e così, incontrando Morozov alla giornata inaugurale del festival...

Cosa rende il cambiamento climatico una minaccia? / Da sfera fusa a palla di neve

“Il segno distintivo della Terra fu il cambiamento costante. Come un artista precoce, il nostro pianeta ha reinventato se stesso più e più volte, provando in ogni fase qualcosa di nuovo”. Lo afferma Robert M. Hazen, mineralogista e astrobiologo, docente alla George Mason University, e autore del saggio Breve storia della Terra (il Saggiatore) in cui racconta come, formatasi dalle polveri della nebulosa del Sole, sia diventata un pianeta capace di generare la vita. In contraddizione col titolo, è una storia lunga e appassionante, da cui si emerge colmi di meraviglia per quel vero prodigio che è la Terra. Ed anche con un po' d'inquietudine perché l'autore, dopo avere spiegato quali siano le responsabilità che oggi gravano sulle spalle della società umana per la salvaguardia del pianeta, ci ricorda – e non so se questo ci consoli – che il destino della Terra non è tutto nelle nostre mani. Siamo ospiti, forse attesi o persino sperati e comunque finora benvenuti, di cui però il pianeta può facilmente sbarazzarsi, per ragioni tutte sue.  Robert Hazen suddivide la storia della Terra, iniziata circa 4,5 miliardi di anni fa, secondo il colore che aveva nei momenti cruciali della sua...

Cose, merci, forse esseri umani / Oggetto

Lo scrittore Georges Perec ha documentato negli anni Sessanta, nel celebre romanzo Le cose, quel potente choc psicologico e culturale che è stato causato dalla crescita abnorme degli oggetti determinata nelle abitazioni private dalla produzione industriale di massa. All’epoca appariva evidente infatti che con la nuova società dei consumi le merci crescevano costantemente in quantità e in dimensioni e tendevano sempre più ad occupare anche lo spazio quotidiano di vita delle persone. Da allora però gli oggetti hanno notevolmente accresciuto sia il loro numero, che la loro capacità di comunicare. Oggi veicolano pertanto numerosi significati, che provengono dal marketing e dalla cultura del consumo, ma anche dalla cultura sociale. Con il risultato di rendere difficoltoso per le persone orientarsi rispetto ad essi. Di rendere difficoltoso cioè gestire il flusso vischioso dei significati che riguarda gli oggetti. Vivere nell’ipermodernità vuole dire infatti, tra le altre cose, dover imparare a vivere immersi all’interno della cultura degli oggetti.      Il concetto di funzione utile della merce tende pertanto a diventare sempre più obsoleto, messo in crisi dall’avanzata...

Parole nuove per contenuti vecchi? / Dopo la democrazia, la governance?

Gli antichi greci distinguevano tra democrazia, oligarchia e tirannia. Per Platone e Aristotele la democrazia non era la migliore forma di governo possibile e nemmeno lo sbocco inevitabile dell'evoluzione politica. Per loro il passaggio da una forma di governo all'altra era una degenerazione inevitabile (sul tema vedi Stefano Petrucciani, Democrazia, Einaudi, Torino, 2014, alle pp.17-26).    Si sta ora affermando quella che si presenta come una quarta forma di governo, la “governance” che dà il titolo al saggio del canadese Alain Deneault (Governance. Il management totalitario, Neri Pozza, Milano, 2018). L'autore – che nel precedente La mediocrazia (Neri Pozza Milano 2017) se l'era presa con i mediocri al potere – discuterà del tema al Salone di Torino giovedì 10 maggio con Gustavo Zagrebelsky. “Governance” è una di quelle parole magiche dal significato abbastanza vago, che funzionano da grimaldello per immaginare soluzioni innovative, ma possono anche occultare i reali rapporti di potere e per questo rischiano di avere grande successo. Infatti la governance imperversa oggi in ambito aziendale, politico, universitario, ma anche nelle varie articolazioni del terzo...

L’armata Brancaleone su Facebook / Chi è “io”?

Nei giorni in cui divampava il caso Cambridge Analytica io condividevo post sul caso Cambridge Analytica: mi stupiva un po’ l’indignazione di chi temeva di essere stato derubato della propria privacy, della propria identità. Quando devo spiegare ai ragazzini in classe quali siano i rischi della rete dico sempre che non c’è nulla di segreto in ciò che è elettronico, inventato dai militari per spiare; se invii a un fidanzatino un selfie dalla tua cameretta, se gli invii un frammento della tua privacy, quel frammento non sarà più privato; il fidanzatino lo inoltrerà a quello che pensa sia un suo amico, che lo condividerà con due o tre amici ancora meno intimi (i ragazzini stentano ormai ad avere anche un solo amico intimo, e hanno perlopiù branchi di decine di amici digitali), e dopo qualche settimana le tue tettine saranno sbavate da qualche pedofilo; le studentesse a quel punto inorridiscono, e trasecolano nel sentire che l’unica vera intimità è quando si è in due in uno spazio protetto, con i due smartphone in un’altra stanza e un pochino di delicata penombra. Su Facebook e WhatsApp per gli adulti, su Instagram e WhatsApp per gli under 18, non c’è privacy. Qualche sbarramento...

Fotografia Europea 2018 / Sex & Revolution! Corpi ribelli

La nuova edizione di Fotografia Europea si pone sotto l’egida della  “rivoluzione dello sguardo e della visione” una delle conseguenze che proprio la nascita della fotografia ha determinato. Rivoluzioni. Ribellioni, cambiamenti, utopie è il tema portante della tredicesima edizione, curata dal Comitato Scientifico della Fondazione Palazzo Magnani.   Ho un ricordo, impreciso nel tempo (l’estate del 1979 o del 1980…), ma vivissimo nella sostanza. È la stagione nella quale gli italiani diventarono nudisti: e mi chiedo quanti condividano con me quel ricordo, perché la cosa – in mezzo ai tanti eventi di quegli anni feroci – sembrò “solo” un curioso fatto di costume. Quello che successe è che di colpo, senza preavviso, le spiagge (tutte le spiagge, e soprattutto quelle tradizionali) videro i litorali calpestati da masse di gente senza niente addosso. Non si trattava di giovani o di gruppi che si rifacevano in qualche modo alle nudità “di sinistra” emerse nel decennio precedente. Erano intere famiglie che si presentavano senza costume da bagno, o al massimo in topless. Sopra corpi di ogni età riconoscevi tipi sociali imprevedibili: casalinghe, salumieri,...

Ready Player one / Steven Spielberg. Retro-nostalgia

Crisi economica, tensioni sociali e culturali esacerbano il presente, inducendo chi lo vive a cercare vie di fuga verso qualcosa che possa sopprimere l'angoscia, anche se solo momentaneamente.  Non si tratta di tendere verso l'infinito e oltre – troppo ottimismo nuoce – ma di cercare una realtà alternativa, un succedaneo del mondo reale dove essere finalmente liberi dalle oppressioni. In una parola: evadere. Ecco lo scopo delle narrazioni mediali, vale a dire trasportarci in un universo parallelo e finzionale, dove poter diventare qualcun altro, quell'altro che la realtà ci ha impedito di diventare. Iniziamo presto, prestissimo, a costruire il nostro mondo ideale sulla base dei film, romanzi, fumetti, videogiochi che consumiamo quotidianamente, ed è come se questi ultimi fossero il carburante dei nostri sogni, di ciò che ci fa dire «da grande voglio essere Indiana Jones». Gli universi finzionali rappresentano l’El Dorado contemporaneo perché, oltre ad essere facilmente raggiungibili, hanno un costo ridotto e zero barriere temporali, cose che ormai determina il masochistico indugiare nel binge watching delle serie televisive anche se al mattino la sveglia è all'alba....

Il bene degli stranieri / Lampedusa. L’isola del non arrivo

Forse a Lampedusa non ci sono eroi. Ci sono molte persone per bene. Di questo avremmo tanto bisogno. Queste sono le ultime righe di un libro che parla di Lampedusa, che fa parlare gli abitanti di Lampedusa. Il titolo è: L’isola del non arrivo. L’editore Bollati Boringhieri. L’autore è l’antropologo Marco Aime. Leggendo questo libro a me è venuto un grande senso di tristezza. Eppure è un resoconto onesto e appassionato. La tristezza viene da questa storia incredibile di cui non ci rendiamo conto: è mostruoso pensare che un territorio sia di qualcuno. L’autismo corale e la miseria spirituale non conoscono deroghe. Sono la patria di ognuno di noi. Anche dei più sensibili. E non prendiamoci in giro. Non ha senso nessuno dei discorsi che si fanno sugli stranieri. Semplicemente perché non si dovrebbe parlare di stranieri. La terra è una e appartiene a tutti. Fuori da questa verità tutto il resto è menzogna. Chi abita in un posto è sempre un abitante provvisorio e prima di lui in quel posto c’è stato qualcun altro e così dopo di lui.  Marco Aime raccoglie le voci di un’isola lontana e si capisce che il problema non è a Lampedusa, ma nelle capitali europee. Basta girare nei grandi...

Fate ogni giorno una ricerca con parole casuali su Google / Disobbedienza digitale

Su Topolino n. 1106 del ‘77 Paperone ordina ad Archimede di produrre in serie sosia-robot per le attività più incresciose (“accompagnare vostra moglie nelle massacranti spese estive, insomma per vivere meglio”), ma gli automi si sostituiscono completamente ai loro padroni: è arduo distinguere la macchina dal papero. L’unica soluzione è comportarsi irrazionalmente. I robot si ingegneranno così in cerca di impossibili soluzioni logiche, ma lo sforzo manderà in fumo i transistor, decretando la vittoria dei costruttori sulle macchine. La storia a fumetti Disney somiglia ai racconti di Asimov e ricorda l’ammonimento del filosofo tedesco Hans Jonas riportato nell’intervento di Longo su Hawking di qualche giorno fa: «La Natura non poteva correre rischio maggiore di quello di far nascere l’uomo. Nell’uomo la Natura ha distrutto se stessa». È la “singolarità”, termine con cui Raymond Kurzweil, futurologo del MIT, descrive il momento del sorpasso dell’intelligenza artificiale sulla umana. Non dovrebbe mancare molto, se è vero quanto rivela George Dyson in La cattedrale di Turing: Google Books non avrebbe scansionato tutti i libri del pianeta per l’umanità, ma «per farli leggere a un’...