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Memoria

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"Colpa di chi difende ancora il catenaccio” / Marcature a uomo, gioco di squadra e movimenti senza palla

Sono mesi, anni difficili per il calcio italiano: i rapporti non limpidi tra società e ultras, il razzismo delle curve, l’eliminazione dai mondiali, l’urgente bisogno di riorganizzare un sistema in crisi. In tutto questo pesa un silenzio, quello dei protagonisti. Loro, i calciatori, non escono mai allo scoperto e non prendono posizione, dove invece potrebbe sfruttare il loro essere “megafoni” naturali dello spettacolo sportivo. Ci sono stati anni in Italia in cui alcuni giocatori provarono a prender voce. Questo articolo racconta la loro storia.   Enzo Belforte è un giornalista sportivo, è lui che ha l’idea della riunione.  Ad aiutarlo c’è Paolo Sollier, centrocampista noto per la sua passione politica che non manca di esternare anche nel rettangolo di gioco. Di lui, in calzoncini e maglia del Perugia, che il destino volle di colore rosso, è rimasta negli annali una foto: un pugno chiuso alzato al cielo in un campo di serie A.  Dopo una breve esperienza alla Fiat, per Paolo il pallone è diventato un mestiere. Nello spogliatoio, a differenza della fabbrica e della scuola che aveva frequentato, non c’è spazio per la politica.  «Io stesso me lo ero auto imposto:...

Rian Johnson, “Star Wars Episodio VIII” / Gli ultimi Jedi e l’età adulta della Repubblica

Episodio VIII: Gli ultimi Jedi è il miglior film di Star Wars mai realizzato. E non lo è soltanto perché viene dopo il pessimo Episodio VII: il risveglio della forza, ma lo è soprattutto perché ha la sfrontatezza di compiere un’audace e inaspettata opera di attualizzazione. È il passaggio all’età adulta di un intero immaginario e ha coraggio di fare ciò che Kylo Ren suggerisce a Rey: «Lascia morire il passato. Uccidilo se devi. Questo è l'unico modo per diventare ciò che sei destinato a essere».  Non è un caso che il film abbia letteralmente spaccato in due la comunità dei fan del franchise ideato da George Lucas. In che cosa consiste questa operazione di “spostamento” e perché assume questo peso specifico?         La galassia e le sue certezze   Quando nel 1977 Lucas vara la saga destinata a cambiare per sempre la storia del cinema, non ha idea della portata dell’operazione che sta per compiere. A testimonianza di ciò, la celebre scommessa con Spielberg: secondo Lucas, il coevo Incontri ravvicinati del terzo tipo dell’amico Steven avrebbe incassato, nei secoli dei secoli, molto più di Star Wars. Che cosa ha determinato il ribaltamento del pronostico...

Le immagini raccontano il terrore / Nagasaki, Papa Francesco, Yamahata

Pochi giorni fa sull’aeroplano che lo conduceva in Cile Papa Francesco ha fatto distribuire un’immagine scattata da un fotografo americano, Joseph Roger O’Donnell a Nagasaki nel 1945. Raffigura un ragazzo che porta sulla schiena il fratellino legato con corde. Il bambino è morto a causa del bombardamento atomico sulla città giapponese e il giovane lo sta portando a far cremare; così almeno le didascalie sui quotidiani del 16 gennaio. Insieme all’immagine ci sono delle frasi scritte da Francesco: “Il frutto della guerra”. E ancora: “La tristezza del bambino solo si esprime nel suo gesto di mordersi le labbra che trasudano sangue”. Poi: “Commuove più di mille parole”.  Tra le foto scattate da Yosuke Yamahata, il primo fotografo che si recò a Nagasaki il giorno successivo allo sganciamento della bomba su incarico del governo giapponese, c’è un’immagine analoga. Si tratta del ritratto di Inoue Nirimichi e del fratello Masaki. Il più grande ha 18 anni, il piccolo 6; questi si regge con una doppia cinta alla schiena del grande. La medesima postura della foto dell’americano. Il loro viso è sporco di sangue; quello del bambino è ricoperto del sangue della madre, che aveva cercato di...

E i dettagli, le sfumature, la tradizione russa del comico? / La morte di Stalin

Fabien Nury ha dato alle stampe il suo graphic novel La mort de Stalin, illustrato da Thierry Robin, nel 2010, seguito, nel 2012, da un secondo volume Les funerailles. Entrambi con il sottotitolo di Une histoire vraie… soviétique. Da queste storie è stato tratto nel 2017 il film The Death of Stalin (Morto Stalin se ne fa un altro, nella versione italiana) per la regia di Armando Iannucci, oggi in distribuzione anche nelle sale italiane. Prendiamo le mosse dai primi per addentraci in questa rivisitazione di uno dei momenti più tragici e, al contempo, paradossali della storia mondiale: la morte di Stalin, appunto, avvenuta il 5 marzo 1953. Anzi, il 3 marzo 1953, ma, e questo già rientra nello spirito di questa narrazione, per ragioni di stato e necessità burocratiche, comunicata soltanto due giorni più tardi. Modalità che sarebbe continuata nei decenni successivi, in occasione delle scomparse di altri leader, facendo nascere una nuova mitologia per il Lago dei cigni.   Proprio perché il balletto di Čajkovskij, trasmesso in televisione all’improvviso senza commenti, sarebbe stato scelto come segnale convenzionale per comunicare al popolo che qualcosa di tragico era accaduto ma...

Il suo Atlante al MAXXI / Luigi Ghirri: memoria e infanzia

Il primo Atlante è un poema visivo concepito da Claudio Parmiggiani insieme a Emilio Villa e Nanni Balestrini nel 1970. Si tratta di un mappamondo di plastica sgonfiato, accartocciato e stirato, che Luigi Ghirri fotografa in una sequenza d’immagini incluse nel volume di Ennery Tamarelli Memoria come un’infanzia. Il pensiero narrante di Luigi Ghirri (Diabasis, 2017). In quel periodo il fotografo abita a Modena dove lavora come geometra. Ha un vicino di casa, Franco Guerzoni, un artista che l’ha introdotto nel giro dei poeti e degli operatori visivi che ruotano intorno alla neoavanguardia e alle piccole riviste stampate tra Modena e Reggio Emilia come “Malebolge”, che annovera tra i suoi animatori Adriano Spatola e Corrado Costa. Poco lontano, a Bologna, c’è poi Luciano Anceschi con il suo “il Verri”, deus ex machina del rinnovamento letterario e poetico. Tra gli artisti modenesi Ghirri conosce ben presto Giuliano Della Casa, inventivo autore di performance visive legate al libro. Luigi realizza per lui una serie di scatti; saranno parte importante di un volume intitolato Della casa (1971), che ritrae in successione l’androne e le scale dell’abitazione di Della Casa, fotografie che...

Pensare la cucina / Marchesi: l’arte del buon senso, lo spettro del Kitsch

La notizia della morte di Gualtiero Marchesi, la sera del 26 dicembre scorso, l’ho appresa da Facebook. Il mattino dopo m’è arrivata per mail, con indicazioni dettagliate circa le esequie, la conferma ufficiale. La mail aveva come mittente Gualtiero Marchesi. Inquietante, lo so, forse macabro: per chi ha un po’ di dimestichezza coi social, invece, è assai poco strano. Si potrebbe giustamente ricordare, in casi così, l’agghiacciante racconto di Edgar A. Poe (“’I’ve been sleeping, but now I’m dead’, said Mr Valdemar…”). Ma i media vecchi e nuovi ci hanno insegnato a cogliere, pacificamente e cinicamente, la differenza discorsiva fra una persona fisica e la sua immagine pubblica, fra un corpo fisiologico e il suo brand. Ed è in tale differenza, sottile per taluni, incommensurabile per altri, che va letta, e interpretata, la scomparsa di questo grande della cucina italiana.    Ora, il problema non è tanto quello di tenere smembrati l’uomo e il suo simulacro mediatico, la persona e il personaggio, né tantomeno di discernere fra l’effettiva abilità ai fornelli e la sua efficace promozione urbi et orbi. Al contrario, quel che è interessante è il modo in cui, riuscendo a...

Perché è la domanda sbagliata / Un viaggio cubano

22.11.17   Chiedere perché è sempre la domanda sbagliata. Accadono le cose e noi dobbiamo comprenderle, non immaginare che potrebbero essere diverse da così. Il mondo è abbastanza complesso senza che si debbano aggiungere alle cose che esistono le nostre ipotesi. Così le rivoluzioni non sono mai eventi immaginari, velleitari, come paiono quando le si giudicano dall’arretramento dei comportamenti reali, che le hanno agite, a un’analisi delle idee, e proviamo a misurarne gli esiti rispetto a premesse che con il passare del tempo divengono immaginarie. In questo modo pare che il capitalismo sia la realtà senza ideologia, e dall’altra parte ci sia stata l’ideologia socialista, che è stata smentita dai fatti. Invece sia capitalismo sia socialismo sono a loro volta stati espressione di ciò che era reale per quei popoli e in quei momenti. Visto da Cuba, dove per prima è arrivata l’espansione coloniale europea, dietro le rivoluzioni c’è il conflitto tra il mondo anglosassone e quello spagnolo, che a sua volta era espressione dei conflitti religiosi e politici tra mondo protestante e mondo cattolico, che a sua volta era espressione della frantumazione dell’Impero romano d’Occidente,...

Sulla moralità dell'arte / Artisti nell'era della nuova "inquisizione"

Si è arrivati a spulciare gli archivi dell’Università di Princeton, che raccolgono 57 anni di opere e appunti di un cineasta come Woody Allen, per decretare, senza la minima soggezione nei confronti del ridicolo, che ci troviamo di fronte a un’apoteosi di “riflessioni misogine e lascive”. Avete letto bene: nient’altro che riflessioni “misogine e lascive”. Sparita l’anatomia degli amori fra nevrotici, che raggiunse l’acme dell’efficacia narrativa in Io e Annie (1977), spariti i dilemmi etici di pellicole come Crimini e Misfatti (1989), sparita l’estetica dell’insensatezza e dell’impero del caso, che permea tutti i film del regista. Restano solo la lascivia, il libertinaggio, la licenziosità. Naturalmente, quello di Richard Morgan, autore delle valutazioni in questione per il Washington Post, è un concetto dell’opera di Allen talmente riduttivo da non necessitare l’intervento della critica d’autore per essere smontato. Basta il buonsenso. Come dire? È un giudizio che sconcerta, visto il pulpito da cui proviene, ma in sé non può far paura: siamo pur sempre nell’era dell’avventatezza e la banalizzazione fa parte delle esperienze di ogni giorno. A spaventare sono, piuttosto, gli...

L'altro come cosa / L'odio non è un volto dell'amore

Diritto di famiglia   Taluni hanno cercato di indorare la pillola sostenendo che l’odio è l’altra faccia dell’amore. Secondo questa idea, l’odio è gelosia: prova d’amore per l’altro. Io non ci credo. Invero “gelosia” deriva da “zelo” e lo zelo, più che amore, è avarizia, delirio di possesso. Lo zelo è passione sfrenata per l’oggetto: l’oggetto è solo e soltanto mio. C’è un’aridità di fondo che distingue la gelosia dalla passione amorosa.  Algirdas Julien Greimas e Jacques Fontanille lo raccontano nel libro Semiotica delle passioni. L’altra persona, nell’odio, è già una cosa; prima ancora di essere odiata, nel momento in cui si mostra come persona, non soggiogata al ruolo di cosa, deve venire annientata; l’essere persona è già tradimento, solo la cosa non può tradire. La persona è libera dal regno della necessità, trasgredisce la legge del possesso, non è mai uguale a se stessa, si trasforma.    Il crimine passionale, com’era noto in Francia, o delitto d’onore, come noto in Italia, presuppone che l’altrui persona diventi la mia cosa. In quel tipo di giurisprudenza, certe persone sono reificate per definizione. Prima ancora che l’odio di gelosia si manifesti, c’è...

Letto in un'altra lingua / Lidija Sejfullina. Racconto su Lenin

In seguito all'attentato di cui Lenin fu vittima nell'agosto del 1918 si accrebbe notevolmente la sua popolarità. Nelle prime settimane di governo bolscevico, come racconta la moglie Nadežda Krupskaja, «nessuno conosceva Lenin di faccia […] e nessuno lo riconosceva poiché i suoi ritratti allora non c’erano». Il primo ritratto fotografico ufficiale risale al gennaio del 1918 e raffigura un Lenin leggermente sorridente, sguardo intenso, baffi e pizzetto brizzolati e abbondanti piccole rughe intorno agli occhi. La fotografia divenne una delle più famose del leader e piacque così tanto anche ai vertici del partito che spianò la strada alla carriera del suo autore, Moisej Nappel’baum. Prima di allora erano apparsi sulla stampa alcuni componimenti su Lenin e un breve profilo biografico in cui veniva espressa l’idea che il capo dei bolscevichi rappresentava una moltitudine, il partito, la classe dei lavoratori, e teneva unita la società.   Il primo ritratto fotografico ufficiale di Lenin.  Dopo l’attentato, Lenin cominciò a essere esaltato come un santo, un apostolo, un profeta, un martire che senza scorta aveva partecipato ogni giorno alle assemblee sottoponendosi...

Una mostra da Milano a Londra / Revolution. Dai Beatles a Woodstock

Come documentano diverse fonti più o meno attendibili, circa 70 anni fa, a 80.000 leghe sotto il mare, nella città di Pepperlandia, il sergente Pepper insegnò alla Band dei Cuori Solitari a suonare. Le conseguenze furono sorprendenti: in poco tempo nella città subacquea fu tutto un rifiorire di suoni, colori e felicità. Poi, d’improvviso, come succede spesso nelle favole, entrarono in scena i cattivi, i Blue Meanies detti anche Biechi Blu, capitanati dal terribile e tristissimo Capo Bieco Blu. Non sopportavano né musica né colori e, in un batter d’occhio, i loro mostruosi reparti speciali abolirono la musica, congelarono gli abitanti e trasformarono la città in un luogo sepolcrale, monocromo e silenzioso. Per fortuna dei pepperlandiani, il capitano Fred riuscì a fuggire. A bordo del sottomarino giallo andò in cerca di aiuto, che trovò a Liverpool, dove quattro giovani musicisti decisero di dare una mano. Fecero il viaggio di ritorno a bordo del sottomarino, e una volta arrivati imbracciarono i loro strumenti musicali: novelli suonatori della Band del Sergente Pepper, con la sola forza delle note, dei testi delle canzoni, e dell’arguzia dei loro surreali giochi di parole,...

Asti, 20 maggio 1941 – Roma, 9 gennaio 2018 / Mario Perniola o del transito

Quando già Mario Perniola era molto malato, a casa sua, assieme ad altri amici, qualcuno lanciò una domanda-esca: “se tu fossi completamente libero di scegliere la città o il paese dove vivere, cosa sceglieresti?” Ognuno di noi rispose, e quando venne la volta di Mario, lui disse: “Vorrei essere come quel personaggio che viveva nell’aeroporto di Roissy, perché non gli permettevano di entrare in Francia e nemmeno di ripartire”. Si ricorderà il film di Spielberg The Terminal, dove Tom Hanks incarnava la versione americana di un disgraziato vero, che a Parigi divenne vittima della protervia di un burocrate francese che non gli permise di uscire dalla parte internazionale dell’aeroporto.   Credo che allora, sapendo di morire, Mario abbia detto qualcosa di essenziale di sé: la sua impossibilità di avere una patria elettiva, una radice a cui tornare. Il suo sentirsi sempre su una sorta di borderline, di no man’s land, di luogo interstiziale. Il che pare contraddire la sua biografia, di un professore di estetica ben radicato nel mondo accademico. Credo che abbia espresso bene quel suo “sentire” un libro del 1985, Transiti. Come si va dallo stesso allo stesso. Mario si è sentito...

Compiere l'impossibile / Houdini. Escamotages magici per tempi angusti

Zampano circus. Immagine eloquente: Ehrich Weisz a testa in giù si esibisce in un numero di evasione. È appeso nel vuoto, fuori dal cornicione del settimo piano di un palazzo newyorkese con le caviglie legate in alto e una camicia di forza stretta attorno al busto. Ha il volto paonazzo, il sangue che gli pulsa alle tempie spinto verso il basso dalla forza di gravità. Sta pensando alle conseguenze, un attimo prima di essere colto dal panico. Tutti gli occhi sono su di lui. Fallire è morire. Restare nella camicia di forza significa tornare alla povertà, per lui e per sua moglie Bess. La gente non aspetta altro, vederlo penzoloni mentre si dimena, mentre procrastina quella sequenza di movimenti che questa volta non riesce: spalla su, gambe tese, busto in alto, spalla su, gambe flesse, busto in basso. Non gli riesce. Riprova. Non va. Riprova. Non funziona. Che succede? Riprova di nuovo. L’ha fatto in passato, è così che si è tirato fuori dalla miseria.  Forse sta sbagliando. Tenta ancora, questa volta con una sequenza diversa: gambe tese, busto in dentro, spalla in su. Non gli riesce, non sta riuscendo. Cambia ancora: busto fuori, spalla giù.  Niente. Non funziona. È in...

Vorrei essere FICO / Fabbrica italiana contadina

  Che cosa è FICO? È il parco agroalimentare più grande del mondo secondo la definizione prospettata dalla “madre” Eataly o una sorta di Disneyland dell’alimentazione per consumatori gastro-orientati? Oppure è un’occasione imperdibile per vedere il meglio della “cultura viva” che il cibo italiano rappresenta? O ancora è un’Expo 2015 in sedicesimi e in formato permanente?     Secondo il medico Ludovico Bertaldi, nel Seicento erano chiamati in Liguria e Provenza figoni coloro “...che parte dell’anno vivono di fichi secchi ...e tanto può la consuetudine che sono gagliardi e forti come fossero nutriti di esquisite vivande...” In un antico commentario di agronomia e cose naturali, si trova l’origine di una parola che ancora oggi ha il significato di bello, attraente all’ennesima potenza. Probabilmente chi ha scelto FICO come nome per la Fabbrica Italiana Contadina ignorava la citazione ma non la volontà di associare il significato gergale al nome da dare al parco agroalimentare. Fico come figo dunque, già...      FICO attualmente è un po’ tutte le cose sopra riportate, almeno ad una prima visita, avvenuta in un giorno feriale alla metà del dicembre...

Un intervento di Elisa Sighicelli a Palazzo Madama / Doppio sogno

Palazzo Madama di Torino è uno scrigno che racchiude meraviglie. Il Museo Civico di Arte Antica, creato nel 1861 per volontà della Città di Torino, risale al lontano XIII secolo d.C., quando le cronache ne registrano la presenza come Castello di Torino, sede della corte d’Acaia. Le fondamenta poggiano però su mura di epoca romana e proprio la sua lunghissima storia ha permesso la stratificazione di elementi architettonici e lo sviluppo delle collezioni permanenti all’interno della residenza sabauda, trasformandola in quello che oggi possiamo ammirare come una delle realtà espositive più preziose della città. In occasione di Artissima 2017 e Contemporary 2017, Elisa Sighicelli è stata chiamata a realizzare un progetto site specific che mettesse in dialogo elementi del museo con le proprie opere, creando un ponte tra passato e presente. È nato così Doppio Sogno, progetto installativo dalla lunga gestazione che si articola negli spazi fastosi delle sale barocche, al primo piano dell’edificio.    Sighicelli opera su un piano estetico-percettivo e, per inserirsi nel discorso che i singoli elementi del museo intrattengono tra loro, sceglie di concentrarsi sulla veranda...

Venerdì 26 gennaio, ore 18, Libreria Coop Ambasciatori (Bologna) / Conservare la memoria: 10 scrittori, 10 libri

Conservare la memoria. Di che cosa? Del passato, ma anche del nostro presente. Gli scrittori che hanno accettato l’invito a indicare dieci libri da proporre in lettura ai giovani hanno declinato in vari e differenti modi la loro idea di memoria e di memorabile, ovvero di cosa occorre ricordare, cosa si deve ricordare. Il XX secolo è alle nostre spalle, ma il suo carico di eventi terribili, luttuosi e devastanti, pesa ancora su di noi. Ma anche il nostro presente è carico di memoria che occorre custodire e per cui occorre agire. La lettura come uno strumento per pensare ma anche per fare. Per non restare indifferenti. Questo il contributo che proponiamo alla Giornata della Memoria.   Gli episodi di ordinaria cancellazione e offesa della memoria si susseguono a ritmo incessante, incalzante, inquietante. Dalle lapidi profanate alle svastiche disegnate sui cartelli delle scuole dedicate ad Anna Frank. Dai saluti romani a Marzabotto (Città Martire) ai raduni arroganti e minacciosamente evocanti. Dieci autori consigliano dieci libri agli adolescenti. Coop Alleanza 3.0, Librerie.coop e Doppiozero promuovono una raccolta di 10 volumi indicati da 10 autori. Dieci libri che...

Fuochi e altre “Apocalissi” / Mentre la Calabria brucia

Quest’anno i boschi in Calabria hanno bruciato come mai prima: quasi 8000 incendi – tutti dolosi – nella siccità estiva hanno mandato in fumo 1/6 di tutta la superficie forestale della regione, aree protette e parchi nazionali inclusi. La Sila e il Pollino bruciati per mesi, un lungo ininterrotto barbecue silvestre. Un olocausto verde, l’ustione più vasta di tutta l’Europa continentale.  Solo nel territorio silano, questa estate, ci sono stati roghi estesi dai 25 ai 40 kmq. A Longobucco (Cs), un unico incendio è durato più di quaranta giorni. «Quando si era sul punto di spegnerlo notavamo l’apertura di un altro fronte di fuoco, una strategia studiata a tavolino», dice chi era presente. Solo nei primi nove mesi dell’anno nella regione più ustionata d’Italia ci sono stati già più di 8000 incendi boschivi. La provincia più colpita è stata quella di Cosenza, con ben 413 kmq di aree percorse dal fuoco, l’equivalente di 60.000 campi di calcio, 45,8 kmq di boschi in cenere ogni mese.   L’aria plumbea che brucia i polmoni, il cielo basso, striato da una nuvola brunastra sospesa a mezz’aria. Una cappa uniforme e densa di fumo ha avvolto per mesi tutta la Calabria come in un...

E i platani, hanno ragione / Umberto Fiori: la profondità dell’evidenza

La luce sul muro è il titolo del documentario dedicato a Umberto Fiori. Prima che poeta Fiori è stato negli anni Settanta la voce del gruppo musicale “Stormy Six”, oltre che autore di alcuni dei testi eseguiti dal gruppo. Il film, opera di Giovanni Bonoli e Massimo Cecconi, è stato proiettato di recente a Milano. Racconta attraverso brani d’interviste con l’artista e interventi di suoi amici ed estimatori, la multiforme attività di Fiori.  Negli Ottanta il gruppo si scioglie e Fiori si trova a ricominciare da capo. La poesia sarà il suo approdo. Pur avendo scritto anche alcuni saggi e un romanzo, e pur presentandosi ancora di tanto in tanto sulle scene come cantante, da allora si è mantenuto fedele alla poesia con la pubblicazione di diverse opere che, dopo essere uscite singolarmente per editori come San Marco dei Giustiniani, Marcos y Marcos e Mondadori, sono state raccolte qualche anno fa in un unico volume (Poesie 1986-2014, Oscar Mondadori, 2014) con l’aggiunta di un poemetto inedito che lascia intendere come l’attività poetica sia destinata a continuare. Dunque non è forse ancora giunto il momento di fare un bilancio della sua carriera letteraria. Tuttavia, a questo...

Raccontare le ferite del nostro tempo / Il confine che ci attraversa

C'era una volta l'Europa, verrebbe da scrivere. «Quest'idea ci girava in testa già da un po'. Percorrendo la frontiera esterna – la grande crepa – abbiamo notato moltissime spaccature nel sogno europeo. C'è l'immensa voragine dei profughi; la breccia dei nazionalismi, la chiusura delle frontiere e la minaccia dell'uscita del Regno Unito dall'Ue, il populismo e l'islamofobia, la crisi che ha opposto il Nord al Sud, la rottura di un blocco di Paesi dell'Est che vedono in Bruxelles la nuova Mosca; il baratro della Siria, dell'Iraq e della Libia. E poi c'è la Russia, un abisso enorme sul quale abbiamo l'intenzione di affacciarci. “Ci sono crepe più grandi e altre più piccole. E sono tutte collegate”, mi dice Carlos subito prima dell'attentato. “Se non si riparano quelle, collassa tutta la struttura”».  Chi scrive è Guillermo Abril, giornalista spagnolo classe '81 che nel 2015, con il cortometraggio A la puertas de Europa, vince il World Press Photo con il fotografo Carlos Spottorno, connazionale nato a Budapest dieci anni prima di lui. Insieme hanno fatto un libro che – per dirla con le parole di Fabio Geda, che firma la commossa Prefazione – “è un'esperienza estetica...

L’epifania nelle immagini / Re Magi: due uomini e una donna

Nell’Adorazione dei magi (1420-1422) di Lorenzo Monaco, ora conservata agli Uffizi, il re più giovane raffigurato in primo piano indossa una veste femminile, probabilmente in velluto con ricami in oro, con una cintola che ricorda la avnet, ovvero la cintura sacerdotale ebraica. La persona è imberbe, con i lineamenti marcatamente femminei. Indossa un copricapo simile a un turbante, che solitamente è solo maschile. Ma qui è avvenuta una sostituzione simbolica. In contraddizione con i racconti canonici e quelli apocrifi, Lorenzo Monaco fa riferimento a una regina che è inginocchiata al cospetto di Gesù Bambino, assieme ai re magi. È un caso raro nell’iconografia legata a questo tema. Come mai c’è una regina nella scena dell'adorazione dei magi?   Lorenzo Monaco, Adorazione dei Magi (1422 c.), particolare della regina maga, Firenze, Galleria degli Uffizi.   Si ricollega atemporalmente all'Antico testamento? È un riferimento alla regina di Saba? Forse qui è avvenuto un salto nel tempo, e la regina di Saba è venuta a rendere onore non a Salomone ma a Gesù, il discendente più importante della sua stirpe? Anche Lorenzo Lotto un secolo dopo raffigura tre re magi che...

Scomparso lo scrittore israeliano / Appelfeld lo scrittore sfollato

Se ripenso ad Aharon Appelfeld mi torna in mente il suo sorriso. Timido, mite, disarmante. Quello di un bambino sopravvissuto alle atrocità della Storia senza smarrire l’innocenza. C’è voluto quasi mezzo secolo prima che il grande scrittore israeliano testimone della Shoah, scomparso ieri all’età di 85 anni, decidesse di rompere il silenzio e, ritrovando lo sguardo incantato dell’infanzia, raccontasse la sua incredibile vicenda in Storia di una vita.    A quel tempo alcuni dei suoi lavori più belli, Badenheim 1939 e Tsili (da cui qualche anno fa Amos Gitai ha tratto un film) erano già stati pubblicati. Appelfeld, almeno in Israele, era un autore affermato. Storia di una vita (Giuntina, 2001) ne fece un personaggio conquistando il pubblico di tutto il mondo.  La storia di Appelfeld era così toccante, avventurosa e incredibile, da convincere anche i più scettici. E la purezza della scrittura con cui la raccontava, unita alla scelta di lavorare per sottrazione, evocando l’orrore senza mai affrontarlo in presa diretta, la rendevano se possibile ancora più unica e sconvolgente.   Nato nel 1932 nel villaggio di Jadova, vicino a Czernowitz, allora Romania e oggi...

Mimmo Cuticchio – Virgilio Sieni / Il pupo il danzatore il cunto dell’angelo

Piove. Piove a dirotto. Il taxi entra nel vialetto tra vecchi capannoni. Sembrano tutti spenti. Il taxista si perde. Mi dice che non sa dov’è il teatro. Scendo, torno all’ingresso, alla guardiola del custode. Chiedo la strada per lo spettacolo di Cuticchio, Mimmo Cuticchio… i pupi… il cunto… con Virgilio Sieni… il danzatore... Non sa bene. Sta guardando la televisione. Giro per i Cantieri della Zisa, Palermo. Sembra un labirinto abbandonato. Buio. Una lucina. Càpito nelle prove di altro spettacolo, Orli di Tino Caspanello, con la regia di Giuseppe Massa (bello, vitale, grottesco, una gara a conquistarsi un posto al sole, seduti su un’anguria – quelle in più si spaccano – per sopravvivere da un naufragio, in mare… gli esodi, le migrazioni, l’attualità poeticamente trasposta…). Esco. Sotto la pioggia. Entro in uno stanzone buio. Qualche rumore in lontananza mi guida e poi una voce che sale. Finalmente ci sono, in questa performance mistero, alchimia di due sguardi diversi, maestri.  La serata, grazie al ritardo del mio aereo da Roma a Palermo, è già iniziata da forse mezz’ora. Mimmo Cuticchio sta raccontando l’amore di Orlando per Angelica, e la sua follia. Il pupo paladino si...

Palazzo Reale, Milano / James Nachtwey. Memoria

“Un uomo si propone il compito di disegnare il mondo. Poco prima di morire, scopre che quel paziente labirinto di linee traccia l’immagine del suo volto”, scriveva J.L. Borges. Cosa si delinea sul volto del fotografo James Nachtwey? Una mappa fatta di dolore, un viaggio senza ritorno nei posti peggiori della Terra. È questa la sua memoria, una linea del tempo infinita su cui si collocano conflitti, guerre e morte: una strada di Kabul invasa dalle macerie, il fantasma di una donna avvolta da un burka, i frantumi dell’11 settembre, il cecchino appostato nella stanza di una casa. E molto altro. C’è qualcosa di crudele nella memoria di Nachtwey. Non vi è traccia di riscatto religioso, politico o storico. Solo disincanto. Essa delinea un percorso dove la storia dell’uomo va disgregandosi anziché costruirsi nel suo cammino. La morte, la violenza e la miseria non smettono di esistere. La storia si fa ancora con le mine antiuomo e i machete. Il fotografo può solo attraversare il mondo facendo esperienza della sua precarietà e di quella della condizione umana: chi muore e chi guarda la morte.   James Nachtwey, La torre sud del World Trade Center collassa in seguito allo schianto dell...

Quei libri da custodire / Papa Francesco a la biblioteca di Esther

L'elezione al soglio pontificio del cardinale argentino Jorge Bergoglio, gesuita, è stata accolta con entusiasmo dalla maggior parte dei cattolici, ma non da tutti. Infatti, già poche ore dopo la sua uscita sul balcone di san Pietro per il primo saluto alla folla, gli organi di stampa e il network diffondevano, di rimbalzo dall'Argentina, una notizia che, se vera, avrebbe potuto distruggere la reputazione del nuovo pontefice. Se falsa, anche a causa dello straordinario tempismo con cui comparve, avrebbe mostrato quanto odio nutrissero certi ambienti politici per l'ex provinciale dei gesuiti. Si trattava di una vecchia e pesante accusa mossagli da elementi di estrema sinistra e di estrema destra - a entrambi dei quali il cardinale era inviso per opposte ragioni - di essere stato connivente se non addirittura complice, della sanguinaria giunta militare che aveva governato il paese dal 1976 al 1983, il periodo più buio della storia argentina del Novecento.   Nello specifico, si accusava Bergoglio di avere avuto un ruolo nell'arresto di due suoi confratelli imputati di sovversione e arrestati durante una retata nella baraccopoli di Belén nel Bajo Flores, a Buenos Aires, in cui...