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I suoi primi trent’anni, il suo primo dipinto / James Rosenquist. Rosso pomodoro

Soggetto: James Rosenquist, americano. Nato nel 1933, scomparso un anno fa, il 31 marzo 2017.  Professione: pittore di cartelloni pubblicitari fino al 1960, per i successivi 57 anni artista. Tema: i suoi primi trent’anni, il suo primo dipinto. Svolgimento in cinque parti.   Uno   Di origini norvegesi, biondo e fronte spaziosa, occhi piccoli, cresce in una terra piatta del Midwest. Vive in case senza elettricità e si sposta così di frequente che a dodici anni ha cambiato sette scuole. In un paesaggio senza rilievi, la voglia di volare e la passione degli aeroplani coinvolgono tutta la famiglia.  Perde il nonno in un inverno così rigido in North Dakota che, per seppellirlo, la famiglia aspetta che sverni, tenendo la bara in veranda. “Ciao nonno” diceva lui andando a scuola. E pensa al nonno quando per la prima volta vede le mummie egiziane in un museo. Durante la guerra comincia a disegnare scene di battaglia, utilizzando il retro della carta da parati recuperato dalla mamma, perché la carta da disegno costava troppo. La televisione comincia a guardarla solo a 17 anni. In Minnesota studia pittura a olio, tempera all’uovo, imprimitura in stile rinascimentale,...

Fotografia Europea 2018 / Braguino o la comunità impossibile

  La nuova edizione di Fotografia Europea si pone sotto l’egida della  “rivoluzione dello sguardo e della visione” una delle conseguenze che proprio la nascita della fotografia ha determinato. Rivoluzioni. Ribellioni, cambiamenti, utopie è il tema portante della tredicesima edizione, curata dal Comitato Scientifico della Fondazione Palazzo Magnani   “Nella taiga la cosa più pericolosa è l'uomo", racconta uno dei protagonisti del documentario, del libro e della videoinstallazione di Clément Cogitore intitolata “Braguino o la comunità impossibile” (2017) in mostra al Festival di Fotografia Europea di Reggio Emilia. In queste poche parole pare sia racchiuso il destino dell’uomo: non è possibile vivere in pace con gli altri uomini e in armonia con la natura. Il vuoto della taiga rappresenta il vuoto di questa possibilità. Tutto ha inizio dalla narrazione di un sogno, una premonizione. Poi un elicottero vola su un’immensa foresta. Il rumore dell’elica ricorda quello di una mitragliatrice in azione. Nello spazio si intravede qualche volto umano.   Braguino è poco più di questo. Un punto sperduto nella taiga siberiana a circa 700 chilometri...

Fotgrafia Europea 2018 / (Altre) Avventure di Lorenzo

      La nuova edizione di Fotografia Europea si pone sotto l’egida della  “rivoluzione dello sguardo e della visione” una delle conseguenze che proprio la nascita della fotografia ha determinato. Rivoluzioni. Ribellioni, cambiamenti, utopie è il tema portante della tredicesima edizione, curata dal Comitato Scientifico della Fondazione Palazzo Magnani   Lorenzo Tricoli, (Altre) Avventure di Pinocchio, book covers, 2016, courtesy Archivio Lorenzo Tricoli. Nel maggio 2012 una delle edicole del quartiere Isola, a Milano, rimane chiusa e abbandonata per qualche tempo. Lorenzo Tricoli, fotografo, chiede alla proprietà il permesso di poterla utilizzare per esporre un progetto in progress svolto proprio in quella zona: SYL – Support Your Locals, questo il titolo. Si tratta di una approfondita indagine sociale, di matrice artistica, che si rivolge direttamente alla gente del luogo. Sono tempi in cui il volto della città sta cambiando e Lorenzo documenta la progressiva trasformazione del quartiere da zona popolare a zona di pregio. La “mostra dell’edicola” diventa un evento performativo che evidenzia fin da subito un’idea non convenzionale...

Indagine sulle Terre estreme / RamDom e LaStation. L’arte volano del territorio

Chiunque si sia mai imbattuto per la prima volta in una cartografia storica si è trovato di fronte a una rappresentazione delle terre emerse rovesciata rispetto a quella che conosceva meglio e si sarebbe aspettato. Questo perché, vero che sembra banale dirlo, ma anche la cartografia come ogni narrazione è soggetta alle centralità politiche e culturali del momento. Per secoli, infatti, la posizione sulla mappa sottolineava il peso simbolico e pertanto luoghi come Gerusalemme che per secoli si è trovata al centro dell’Orbis Terrae. Allo sbilanciamento delle coordinate cardinali, corrisponde il ribaltamento dei continenti per cui l’Asia spicca sugli altri, distinguendosi come l’area più estesa e occupando l’intero emiciclo superiore del cerchio, mentre Europa e Africa sono appaiate in basso, dividendosi la metà inferiore. Nel mezzo: le acque del mare nostrum che ne fa una “T”.   Mappa di Bünting, 1581.   Orbis Terrae, XII secolo.   È da questa consapevolezza e soprattutto dal desiderio di rivedere il peso dei rapporti tra centro e periferia che nascono progetti come Indagine sulle Terre Estreme, un progetto di residenze per artisti di respiro internazionale, nato...

26 lettere su Manzoni, quello vero / Piero Manzoni. Monsieur Zero

Esce in questi giorni nella «Piccola biblioteca di letteratura inutile» diretta da Giovanni Nucci per le edizioni Italosvevo Monsieur Zero. 26 lettere su Manzoni, quello vero di Andrea Cortellessa: un dizionario giocoso composto da ventisei piccole monografie critiche, una per ogni lettera dell’alfabeto, che vorrebbe verificare in quale misura, ancora oggi, i paradossi dell’artista (morto a Milano il 6 febbraio 1963, prima di compiere trent’anni) mettano in crisi i nostri più inveterati presupposti su quanto, per tradizione, siamo abituati ad associare all’arte. Che è quanto dovrebbe fare, sempre, un artista degno di questo nome.   Pittore milanese, ma geniale  Skiantos, Merda d’artista   Fra i Manzoni preferisco quello vero, Piero  Baustelle, Un romantico a Milano   Essere   Alfabeto, 1958. Serigrafia su carta, 50 x 35 cm, da Piero Manzoni, Tavole di accertamento, Milano, Scheiwiller, 1962. «Non c’è nulla da dire: c’è solo da essere, c’è solo da vivere». È la frase più famosa di PM, questa con cui si conclude il suo testo dal titolo Libera dimensione pubblicato nel ’60 sul secondo numero di «Azimuth». Poco prima aveva precisato, Manzoni: «Alludere...

Raffaello e l’alfabeto degli esseri celesti

Il San Sebastiano (1501-1502 ca.) di Raffaello, dell’Accademia Carrara di Bergamo, regge una freccia nella mano destra, simbolo del suo martirio scampato, e guarda assorto verso una vicina lontananza. Il manto rosso è bordato con caratteri di un alfabeto che non sembra appartenere alle famiglie dei linguaggi conosciuti. Nella mostra Raffaello, l’eco del mito sono presenti scritture segrete, in forma di ornamentazioni epigrafiche, anche sulle vesti delle Madonne e dei santi dipinti dai maestri guardati da Raffaello, quando era dodicenne: nella Madonna con il Bambino in trono tra i santi Giovanni evangelista e Agostino (1494) di Perugino, nella Madonna della Pace (1495 circa) di Pintoricchio.    Raffaello Sanzio, Grande Madonna Cowper (o Madonna Niccolini) 1511, dettaglio, National Gallery of Art di Washington. In numerosi casi della storia dell’arte, tra Duecento e Cinquecento, molti pittori hanno racchiuso nelle aureole dei santi, e dipanato sui manti o sui troni, caratteri di una lingua sconosciuta, una lingua dei cieli, pronunciata iconicamente per gli occhi che sanno intuire i messaggi spirituali. A volte sembrano segni di alfabeti pseudocufici o di altre culture....

Una dichiarazione d'amore / Visages, Villages, Agnès Varda & JR

Una premessa è necessaria: adoro in modo smisurato e incondizionato Agnès Varda. Tutto quello che scriverò sarà qualcosa di molto vicino a una dichiarazione d'amore. Agnès Varda non ha bisogno di presentazioni: ha scritto, diretto e accompagnato – a partire dal 1954, con la sua prima personale nel cortile di casa – la storia dell'arte e del cinema francese d'avant-garde, della cinécriture, insieme a Chris Marker e Alain Resnais: la macchina da presa si fa strumento di scrittura e traccia una cartografia sentimentale. Sguardi che sono 'un passo a lato' dalla Nouvelle Vague di François Truffaut, Éric Rohmer e Claude Chabrol, ispirati e sostenuti da André Bazin. Tutto, con Agnès, prende una piega intima, anche e soprattutto i suoi documentari; e non sembra avere intenzione di interrompere il suo lungo racconto proprio ora: a quasi novant'anni, il suo spirito è giovane più che mai – ha il profumo intenso dei gelsomini nelle notti di maggio e una freschezza che ricorda la brezza atlantica dell'isola di Noirmoutier, dove si era trasferita con l'amore di una vita, il regista Jacques Demy, l'indimenticato regista di Les parapluies de Cherbourg (1964) e Les demoiselles de Rochefort (1967...

A Palazzo Reale fino al 24 giugno / Dürer e le signore rifatte

Albrecht Dürer, caricatura di una donna in una lettera indirizzata a Willibald Pirckheimer, 8 Settembre 1506. Penna e inchiostro. Norimberga, Stadtbibliothek. Brutto? No, sgraziato! Nella caricatura disegnata da Albrecht Dürer in una lettera indirizzata all’umanista Willibald Pirckheimer, il sorriso idiota e sgangherato di una donna si fa largo tra le parole con lo stesso tratto sciolto e sicuro usato per scrivere. In molti altri disegni, xilografie, incisioni a puntasecca e ad acquaforte esposte nella mostra milanese Dürer e il Rinascimento tra Germania e Italia in corso a Palazzo Reale (fino al 24 giugno), lo stesso tratto svolge elegantemente le grazie delle lettere oppure delinea figure e ornamenti prolungando e aggrovigliando lo svolazzo, sdoppiando il viticcio (Henri Focillon, Albrecht Dürer, Milano, 2004, p.16).    Albrecht Dürer, Grande Passione, 1496-1511. Xilografia in 11 fogli, dettaglio del foglio Seppellimento. Schweinfurt, Collezione Schӓfer. Lo fa con una pendolarità tra grazia e disgrazia, per comprendere la singolarità della quale può essere utile assistere alla proiezione del film Phantom thread – nella versione italiana Il filo nascosto – scritto...

Palazzo Reale (MI) fino al 06 maggio 2018 / L’Italia vista dalla moda 1971-2001

Rendere evidente un universo di senso, cristallizzare e interpretare lo spirito del tempo: ecco ciò che costituisce il fine ultimo di una mostra. Generalmente una mostra viene discussa in fieri, vale a dire prima dell’inaugurazione, oppure per annunciarne il catalogo, ma, come mi ha suggerito Maria Luisa Frisa, curatrice di Italiana. L’Italia vista dalla moda 1971-2001 insieme a Stefano Tonchi, è necessario riflettere sulla sua specificità di dispositivo testuale, in quanto si tratta di una narrazione tridimensionale che richiede di andare oltre i singoli pezzi esposti e valutare le impressioni, le esperienze generate al suo interno.  Mi piace pensare a Italiana come un organismo vivente, una donna, un essere di e alla moda che osserva la sua immagine riflessa nello specchio Ultrafragola (Ettore Sottsass per Poltronova, 1970), strategicamente posizionato in una delle nove stanze della mostra, quella delle meraviglie, un diorama mediante il quale sono state ricostruite e realizzate le suggestioni abitative di «Domus» e «Domus moda».   Da questa camera incantata Italiana, l’incarnazione della moda, osserva l'Italia da una prospettiva peculiare e privilegiata, anche se, per...

Perugia Social Photo Fest / La pelle delle immagini

Il Perugia Social Photo Fest si intitola “The Skin I Live”. In città, al Museo Civico Palazzo della Penna, si possono vedere le immagini di diciotto fotografi, mentre presso lo Spazio Off si tiene una collettiva dedicata a un gruppo di fotografe emergenti, tra le quali segnalo il lavoro di Dana de Luca e Lisa Ci.  Cos’è la pelle in cui vivo? Una superficie circoscritta, definita, eppure estesa a tal punto che non siamo in grado di affermare se ogni suo poro è stato sfiorato, toccato o se coscientemente sappiamo che esiste. La pelle, l’organo di senso più vasto e diffuso del nostro corpo, costituisce il confine tra noi e il mondo, ciò che avvolge l’io ed esclude il “fuori”. Ma allo stesso tempo diviene relazione e comunicazione, medium del contatto e della separazione. Riflette ciò che siamo, quello che è nascosto e che talvolta spinge per uscire, per apparire, per mostrarsi. La pelle è l’involucro ingombrante che Apollo strappa dal corpo di Marsia, è il dispositivo che lo condanna alla morte ma anche all’immortalità, la materia stessa della sua pena, ciò che ne genera la discorsività. E per paradosso la sua visibilità. Marsia è davvero visibile mentre perde se stesso. Qual è...

A novant'anni dalla sua morte / Medardo Rosso. Addio Milano

Nel maggio 1889 lo scultore trentunenne Medardo Rosso (1858-1928) dice addio a Milano e all’Italia. Dice addio alla ristrettezza di vedute dei circoli milanesi, a un’arte ufficiale che celebra battaglie ed eroi gagliardi, scene di genere retoriche e accademiche, stili nazionali quanto provinciali; a un paese in cui è riuscito a esporre una sola volta (a Venezia nel 1887). Dice addio all’immobilismo politico, alla borghesia conservatrice che non ha mantenuto le promesse del Risorgimento, e che gli ha persino rifiutato l’iscrizione alla Massoneria nel 1889. Dice addio all’Accademia di Belle Arti di Brera, in cui ha frequentato da uditore corsi di disegno ma non di scultura, e da cui è stato espulso nel 1883. Dice addio a una critica poco entusiasta quando non apertamente ostile: il suo monumento funebre al Cimitero Monumentale di Milano (La Riconoscenza, 1883, perduto) è rimosso nove giorni dopo l’installazione; di quello per Filippo Filippi (1888) si scrive invece che la sprezzatura è “spinta fino alla scombiccheratura” (Ferdinando Fontana), insomma uno sgorbio. Del resto in Italia il realismo di Courbet è considerato pretenzioso e i paesaggi impressionisti di Pissarro, come L’...

Fondazione Prada, una mostra sul fare mostra / POST ZANG TUMB TUUUM: arte, politica, potere e remake

Con Post Zang Tumb Tuuum. Art Life Politics: Italia 1918 – 1943 Germano Celant firma una mostra-evento per raccontare il rapporto tra arte e politica in Italia tra le due guerre mondiali. In un momento di stasi post-elezioni e in un clima di tifoseria calcistica nazionalpopolare applicato alla tenzone politica, si tratta di un’occasione importante per assistere a una mostra di alto profilo che offre l’opportunità di riflettere sul presente della pratica curatoriale e della società. Con Post Zang Tumb Tuuum ci troviamo di fronte a una operazione destinata a far discutere, una mostra sul fare-mostre sontuosa e affascinante nella sua esibita freddezza.   Dinanzi all’imponente allestimento, la domanda legittima è perché la Fondazione Prada abbia deciso di spingersi su un territorio così problematico, proponendo un’esposizione che per metodologia e struttura – consta di oltre seicento lavori – sarebbe idealmente destinata un museo. Le ragioni sono molteplici, in primis il desiderio di consolidare il proprio ruolo di polo d’eccellenza milanese, realizzando una operazione fuori scala, che non sfigurerebbe in una grande istituzione internazionale, scegliendo come firma il curatore...

Che Guevara tú y Todos / Il senso di una vita: il Che in mostra a Milano

A cinquant’anni dall’assassinio di Ernesto “Che” Guevara in Bolivia (9 ottobre 1967), la mostra Che Guevara tú y Todos (Milano, Fabbrica del Vapore, fino al 1° aprile 2018, catalogo Skira) propone, con l’ausilio di un ricco apparato visuale, un nuovo sguardo prospettico su colui che, dopo la morte, è stato irrigidito nell’immagine devozionale del “guerrigliero eroico”. Sul Che – che nel 1960 Jean Paul Sartre aveva definito “l’essere umano più completo del suo tempo” – si è subito addensata la coltre della leggenda. Si è letto il suo Diario in Bolivia come testimonianza di un sacrificio tanto vano quanto necessario. Al Guevara in carne e ossa si sono sovrapposti l’impressionante somiglianza con Gesù – gli occhi aperti e il corpo morto adagiato nel lavatoio dell’ospedale del villaggio di Vallegrande, lo sguardo che perdona i suoi carnefici – e l’accostamento con il Cristo morto di Andrea Mantegna. Dopo la fortuna planetaria del poster del rivoluzionario dal volto corrucciato, il basco e lo sguardo rivolto al futuro, oggettistica, abbigliamento, orologi Swatch hanno reso il Che un marchio globalizzato. La sua effigie ha oltrepassato le ideologie, facendone un volto sganciato dalla...

I ‘pulcini’ di Casiraghy / Alda Merini a Stoccolma con il pulcinoelefante

L’ultima volta che ci siamo visti mi ha offerto un Ginger, una bibita a base di zenzero in voga negli anni Sessanta. “Guarda, guarda come büscia [frizza]” mi dice in dialetto brianzolo e io guardo meravigliato nel bicchiere la festa delle bollicine. L’arte di Alberto Casiraghi è trarre gioia e meraviglia dalla banalità del quotidiano per valorizzare le cose semplici, come quella volta in cui, durante una delle sue innumerevoli telefonate ad Alberto, la poetessa Alda Merini in un momento di sconforto minacciò di buttarsi dalla finestra e farla finita una volta per tutte. Vista l’ora, Alberto le disse, rasserenandola: “ma no, hai appena pranzato!”.   Alda Merini, La Poesia. Osnago, Marzo 2004. Edizione di 33 copie. A partire dalle ore 07:30 di ogni giorno della settimana Alda Merini telefonava diverse volte nell’arco della giornata ad Alberto, talvolta dettando poesie per Pulcinoelefante: una serie sterminata di libretti da lui stampati a caratteri mobili nella sua fantastica casa popolata da ragni, maschere africane, viole e violini, pupazzi di Disney, stampi per i dolci, specchi, fotografie, sparititi musicali, fregi, merletti, libri in gran quantità e lucertole (solo d’...

Tino Seghal alle OGR di Torino / Contro il principio di produzione

La stagione 2018 delle OGR inaugura con un progetto internazionale di grande richiamo realizzato da Tino Sehgal, autore anglo-tedesco tra i più interessanti della scena internazionale. Forte del grande successo critico e di pubblico raccolto negli ultimi anni, già Leone d’Oro alla Biennale di Venezia nel 2013, Sehgal sbarca alle OGR di Torino con un progetto a cura di Luca Cerizza. L’intervento, coerente con la poetica riduzionista dell’artista, non ha titolo e prosegue la ricerca di un’arte relazionale, una pratica aperta che ponga al centro della propria esperienza l’incontro umano tra lo spettatore e il performer. Chi ha assistito a una performance ideata da Sehgal sa che l’artista sviluppa delle “constructed situations” in cui coinvolge danzatori e spettatori. Si tratta di situazioni che prendono vita in spazi museali e sono sempre pensate specificamente in relazione al luogo che le ospita. Sehgal elabora le sue performance attraverso un lungo lavoro di preparazione che coinvolge i performer e spesso si compone anche attraverso la consultazione del pubblico.   Nella sua arte immateriale, la relazione con lo spazio appare come uno dei fulcri della sua riflessione: si...

Antimateria di Francesco Lo Savio / Un marziano al MART

  «Disperato amico mio», suonano le ultime parole di Emilio Villa su Francesco Lo Savio, negli Attributi dell’arte odierna. Parole profetiche: pensando al suicidio commesso a Marsiglia due anni dopo, nel settembre del ’63, dall’amico ventottenne. Lo aveva presentato su «Appia antica» nel ’59, Villa, e l’anno seguente lo aveva invitato, a una collettiva alla galleria bolognese Il Cancello, insieme a Franco Angeli, Tano Festa (fratello di Lo Savio – che aveva preso il cognome del marito della madre – di lui minore di tre anni), Mario Schifano e Giuseppe Uncini.   Tano Festa, Francesco Lo Savio e Mario
Schifano alla Galleria La Salita nel 1960. Ma, fra le tante intuizioni rabdomantiche di Villa, i registri da lui impiegati per dar conto della ricerca di quel suo amico disperato, sino ad oggi per una volta parevano del tutto fuori fuoco. Lemmi di un repertorio standard, cui il suo pirotecnico strumentario linguistico avesse fatto ricorso, come talora gli capitava, col “pilota automatico”. Nulla a che vedere insomma, con le «larve biologiche», i «centri-erotemi», le «falde cellulari» evocate da Villa: in quella figurazione invece così fredda, rarefatta, severamente...

Vedovamazzei / “Unexpected landscapes". Decontestualizzare e disorientare

La storica Galleria de’ Foscherari apre la mostra di Vedovamazzei con un bancale in vetrina, un pallet diviso nella versione funzionale, di legno, e nel suo doppio, fuso in bronzo (Two Half Pallets, 2011). Si tratta di un’opera che dà ai visitatori una prima indicazione sulla mostra, intitolata Unexpected Landscapes, dove il mondo e le cose che lo abitano appaiono rovesciate, messe a soqquadro e riorganizzate con intento sovversivo, problematizzando il reale.   La mostra raccoglie opere eterogenee selezionate in un arco di tempo che va dal 2015 al 2018, un lasso temporale relativamente breve ma che dà un’idea efficace della poetica dei due artisti. Simeone Crispino e Stella Scala formano un sodalizio dal 1991, con una produzione che si potrebbe definire ipertrofica, se non si rischiasse così di attribuirgli un’accezione negativa. Affacciarsi all’universo di Vedovamazzei significa abdicare ai pregiudizi e abbandonarsi a un viaggio sorprendente che ha spesso il ritmo di un film slapstick, con gag e trovate che ricordano il migliore cinema comico delle origini. Dietro il guizzo, il gesto irriverente di matrice postmoderna, si delinea però il desiderio di mettere in luce le...

Giorgio Griffa / A Continuous Becoming

Molteplici riferimenti a diversi ambiti del sapere trovano espressione organica nella poesia visiva del vocabolario pittorico e nei testi scritti di Giorgio Griffa (Torino, 1936). Dopo aver conseguito la laurea in legge nel 1958, Griffa decide di dedicarsi completamente all’arte e intorno al 1968 giunge alla formulazione del suo linguaggio specifico che si sofferma sugli elementi essenziali della pittura, eliminando qualsiasi figurazione. “Io non rappresento nulla, io dipingo”, afferma per la prima volta in occasione della mostra tenutasi presso la galleria Godei di Roma nel 1972. E in continuità con quest’affermazione, lo scorso 25 gennaio 2018, in conversazione con Martin Clark, direttore del Camden Arts Centre, spiega: “Se la pittura rappresenta se stessa, allora il pittore può rappresentare la musica e la poesia.”   Giorgio Griffa. A Continuous Becoming, Veduta della mostra, Camden Arts Centre, Londra. Foto: Mark Blower. A Continuous Becoming, è il titolo della mostra a lui dedicata, visibile fino all’8 aprile 2018 nelle gallerie espositive dell’istituzione londinese, che presenta opere dagli anni Sessanta fino ad oggi. Tuttavia A Continuous Becoming non vuole essere...

Richiedenti asilo / Escape Artists. Intervista a Guy Ben-Ner

Abbiamo intervistato Guy Ben-Ner, artista israeliano nato a Ramat Gan nel 1969, in occasione della rassegna di videoarte CAMPI presso BACO_BaseArteContemporaneaOdierna di Bergamo. Gli abbiamo posto alcune domande relative al suo ultimo lavoro video, Escape Artists, girato con richiedenti asilo Sudanesi ed Eritrei presso il centro di detenzione di Holot.    Sei nato in Israele e ti sei formato in Nord America. Sei diventato padre quando eri ancora uno studente, un’esperienza che ha condizionato la tua vita e il tuo lavoro. Quali ragioni ti hanno spinto a far ritorno nel tuo Paese d’origine? È stato un ritorno definitivo o vivi ancora negli Stati Uniti?   Ho studiato arte in Israele. Ho proseguito gli studi negli Stati Uniti perché mia moglie voleva lasciare Israele, e registrarsi come studente era il solo modo all’epoca per avere il visto. Questa è stata l’unica ragione per cui ho scelto di studiare all’estero, in qualche modo è una ragione molto pratica. Io e la mia famiglia abbiamo vissuto a New York per cinque anni, poi ci siamo trasferiti a Berlino per altri due, per una borsa di studio DAAD. Siamo tornati in Israele a causa del divorzio: mia moglie, che è...

Dialogo tra due artisti / Dalì&Duchamp

Mercredi soir / Chère Gala, Cher Dalì / je voudrais vérifier quelques / dates dans la boîte-valise / que vous avez. / À tout hasard je/passerai à Port Lligat / vers midi demain Jeudi. / J’espère vous voire pour / une minute. / Affectueusement / Marcel Duchamp – Vergato con lettere svolazzanti, questo breve messaggio racchiude un intero universo. Poche parole esplicative e illuminanti del processo di realizzazione e di approccio alle proprie opere da parte del padre del ready-made, illustrative della quotidianità e delle personali relazioni amicali del grande scacchista. Inviato a Salvator Dalì (1904–1989) e a Gala (1894-1982; soprannome di Elena Dmitrievna D’jakonova, musa e moglie prima dello scrittore surrealista Paul Éluard e poi di Dalì), il messaggio ci informa che Marcel Duchamp (1887–1968) sta lavorando a uno dei suoi capisaldi, Boîte-en valise (Scatola in valigia). Lo sottopone alla visione del suo amico, durante i mesi di vacanza a Cadaqués. E vuole discutere con lui di alcuni dettagli. Siamo negli anni Sessanta, dunque Duchamp si sta dedicando alla seconda edizione della Boîte-en valise. La prima edizione della Boîte risale agli anni 1935-1941 e fu ideata per...

Imm’ Expo. Studio ed esposizione / Ad una certa ora del mattino

Come i lettori di doppiozero sanno Imm’ è una collana editoriale che si occupa dell’immagine in tutte le sue accezioni e ambiti (arti, cinema, fotografia, filosofia...), partendo dal presupposto che occuparsi di immagine non vuol dire soltanto prenderla ad oggetto del proprio studio e operare, ma che questo comporta anche di adattare ad essa i propri strumenti e argomenti, il proprio pensiero. Ogni volume è composto da contributi di diversi autori di diverse discipline, ordinati, ovvero “montati”, dalla regia dei curatori Elio Grazioli e Riccardo Panattoni. La singolarità della collana consiste in particolare nel progetto di legare ogni volume al seguente in un percorso che non si interrompe e cresce su se stesso, intrecciando di mano in mano questioni teoriche a motivi di attualità. Così dal “not straight” del primo volume, che indagava il rapporto tra “documento, piega e inganno”, secondo l’ottica del “non diretto”, come indica il titolo, della non presunta oggettività della registrazione, si è passati nel secondo volume alla “sovrapposizione”, modalità complessa e pur peculiare dell’immagine del rapporto non solo tra due o più immagini ma anche dell’immagine in se stessa,...

Un mostra e una monografia / Paolo Icaro: finito non finito

Ridiscutere il canone dell’arte italiana dell’ultimo mezzo secolo è impresa che potrebbe apparire superflua, tanto sembrano consolidati, indiscutibili quasi, i “valori”, le correnti, le personalità che ne occupano stabilmente, da sempre si direbbe, il proscenio. Ma fare storia non è mai un’impresa neutrale, un gesto puramente ricettivo, una mera asseverazione. Osservare in filigrana i passaggi difficili, far risaltare le lacune, le rimozioni più o meno intenzionali della vicenda artistica ­– come va facendo da almeno tre lustri una nuova generazione di studiosi, tanto italiani che internazionali –, significa interrogare non tanto la tenuta del canone, quanto la sua stessa legittimità, sfidandone la narrazione istituzionale e le concrezioni ideologiche in nome di una nuova leggibilità, di una percezione più sottile e produttiva, un atteggiamento oggi più che mai indispensabile ad esempio nei confronti di fenomeni artistici complessi e controversi come l’Arte povera, la cui apparente, invidiabile compattezza si è potuta mantenere nel tempo solo a prezzo di una progressiva sclerosi della sua ricezione critica, dove l’eccessiva dipendenza dalla parola dei protagonisti ha...

Il gorilla con l’aureola / Utopie radicali a Firenze

Effetto onda   Poco dopo la mezzanotte di venerdì 4 novembre 1966, il fiume Arno cominciò a straripare colpendo Firenze, i comuni limitrofi e molte zone della Toscana, tra cui Pisa e Grosseto. Con la sua esondazione, un magma di acqua, fango e nafta si spanse per il centro città, senza tante distinzioni tra biblioteche e carceri, abitazioni private e palazzi comunali, negozi di orafi e chiese storiche, anziane suore da convento e prigionieri, macchine e mandrie di campagna, i depositi degli Uffizi e i manoscritti della Biblioteca Nazionale. Il livello dell’acqua salì fino a sei metri, l’elettricità, l’acqua corrente e il gas saltarono. I detenuti delle carceri furono messi in salvo per evitare la fine del topo, ospitati nelle case dei fiorentini.  Con 250 milioni di litri d’acqua limacciosa e 600.000 metri cubi di fango, la culla del Rinascimento si ritrovò nella mota, in una pozzanghera di liquami. Il Crocifisso di Cimabue nella Basilica di Santa Croce ne è, ancora oggi, il testimone muto. Nota è la solidarietà internazionale dei cosiddetti “angeli del fango”, giovani di tutta Europa che accorsero a Firenze per salvare libri e opere d’arte. Noti i provvedimenti pubblici...

Il suo Atlante al MAXXI / Luigi Ghirri: memoria e infanzia

Il primo Atlante è un poema visivo concepito da Claudio Parmiggiani insieme a Emilio Villa e Nanni Balestrini nel 1970. Si tratta di un mappamondo di plastica sgonfiato, accartocciato e stirato, che Luigi Ghirri fotografa in una sequenza d’immagini incluse nel volume di Ennery Tamarelli Memoria come un’infanzia. Il pensiero narrante di Luigi Ghirri (Diabasis, 2017). In quel periodo il fotografo abita a Modena dove lavora come geometra. Ha un vicino di casa, Franco Guerzoni, un artista che l’ha introdotto nel giro dei poeti e degli operatori visivi che ruotano intorno alla neoavanguardia e alle piccole riviste stampate tra Modena e Reggio Emilia come “Malebolge”, che annovera tra i suoi animatori Adriano Spatola e Corrado Costa. Poco lontano, a Bologna, c’è poi Luciano Anceschi con il suo “il Verri”, deus ex machina del rinnovamento letterario e poetico. Tra gli artisti modenesi Ghirri conosce ben presto Giuliano Della Casa, inventivo autore di performance visive legate al libro. Luigi realizza per lui una serie di scatti; saranno parte importante di un volume intitolato Della casa (1971), che ritrae in successione l’androne e le scale dell’abitazione di Della Casa, fotografie che...