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Tempo di libri - maestri / Henri Cartier–Bresson

Per contribuire a un momento d’incontro, approfondimento e scambio come Tempo di Libri, la fiera del libro che si terrà a Milano dall'8 al 12 marzo, non abbiamo solo creato uno speciale doppiozero | Tempo di Libri dove raccogliere materiale e contenuti in dialogo con quanto avverrà nei cinque giorni della fiera, ma abbiamo pensato di organizzare dieci incontri: maestri che parlano di maestri. Sabato 10 marzo, alle ore 11.00, Ferdinando Scianna parlerà di Henri Cartier–Bresson.   Se penso a una definizione di Henri Cartier–Bresson, la più adatta mi sembra quella di specialista in evasioni. Non c’è prigione, fisica o intellettuale, nella quale abbiano cercato di rinchiuderlo dalla quale non sia riuscito a fuggire. Anche dal campo nazista nel quale era prigioniero evase. Lo ripresero due volte; alla terza riuscì. Un paio di settimane fa ha compiuto novant’anni. Anche questo anniversario, complicato da una celebrità che da oltre mezzo secolo lo accompagna come leggenda vivente della fotografia, lo vive come una prigione e si dibatte in cerca di vie di fuga. Che cosa diavolo significa, si chiede, un compleanno? Si muore e si rinasce ogni giorno.  ...

“Il filo nascosto” di P. T. Anderson / Ciò che mi distrugge mi nutre

Quante volte Reynolds Woodcock (Daniel Day-Lewis), il personaggio attorno al quale si dipana la storia di Il filo nascosto (Phantom Thread, 2017), è rappresentato nell’atto di trovarsi a tavola, per far colazione o per cenare? Quando ho riguardato il film ho provato a contarle, e credo che siano quindici. È una ricorrenza così forte da poter funzionare quasi come un leitmotiv, o un filo attraverso il quale si attorciglia l’intera vicenda, fatta di tante situazioni che si ripetono e si infilano l’una nell’altra, formando una sorta di ghirigoro, come quello disegnato dall’immagine in apertura e in chiusura:     A tavola si formano e si definiscono le relazioni fra i tre personaggi principali, che occupano quasi tutto il racconto: anzitutto ci sono gli inseparabili Reynolds e sua sorella Cyril («My old so and so», come la chiama il fratello), che vivono assieme da sempre, secondo lo schema di una fusione morbosa che spesso sfiora i tratti di una folie à deux; e poi c’è Alma, la straniera, l’intrusa: la giovane donna conosciuta in un ristorante e fatta venire a casa, come le tante altre amanti precedenti di Reynolds, a cui la sorella ha dato via via il benservito,...

Antimateria di Francesco Lo Savio / Un marziano al MART

  «Disperato amico mio», suonano le ultime parole di Emilio Villa su Francesco Lo Savio, negli Attributi dell’arte odierna. Parole profetiche: pensando al suicidio commesso a Marsiglia due anni dopo, nel settembre del ’63, dall’amico ventottenne. Lo aveva presentato su «Appia antica» nel ’59, Villa, e l’anno seguente lo aveva invitato, a una collettiva alla galleria bolognese Il Cancello, insieme a Franco Angeli, Tano Festa (fratello di Lo Savio – che aveva preso il cognome del marito della madre – di lui minore di tre anni), Mario Schifano e Giuseppe Uncini.   Tano Festa, Francesco Lo Savio e Mario
Schifano alla Galleria La Salita nel 1960. Ma, fra le tante intuizioni rabdomantiche di Villa, i registri da lui impiegati per dar conto della ricerca di quel suo amico disperato, sino ad oggi per una volta parevano del tutto fuori fuoco. Lemmi di un repertorio standard, cui il suo pirotecnico strumentario linguistico avesse fatto ricorso, come talora gli capitava, col “pilota automatico”. Nulla a che vedere insomma, con le «larve biologiche», i «centri-erotemi», le «falde cellulari» evocate da Villa: in quella figurazione invece così fredda, rarefatta, severamente...

Una metafora dello stato del Paese / L'Italia e quel fatto di Firenze

I commenti sulle elezioni confinano i fatti di Firenze nelle pagine interne, con tendenza alla minimizzazione. Eppure il destino ha servito su un piatto d’argento, a chi vuole leggerlo, il commento antropologico più chiaro allo stato del paese, di cui i risultati delle urne sono una conseguenza. Cominciamo col conoscere Roberto Pirrone, lo sparatore. È un italiano piccolo piccolo, la cui ascendenza si può tranquillamente ascrivere al famoso personaggio di Cerami, e poi di Monicelli e Sordi. Lo chiameremmo borghese, se la lower middle class non fosse sparita con la globalizzazione. Ha una vita anonima, come ritualmente confermano i vicini dopo uno dei tanti fatti di “follia” che capitano nel paese. Non ha opinioni politiche conosciute, ma colleziona oggettistica ex-sovietica. Un uomo che, non solo per l’età (ha 65 anni), sembra essersi fissato sul passato. Il suo profilo Facebook è un mish-mash di acculturazione di massa, si passa da Buddha a Frida Kahlo alle citazioni delle canzoni pop: “La vita è un brivido che vola via…”. Pirrone una passione però ce l’ha, le armi. Non ossessiva: una cosa così, come i trenini, che spiega la presenza di una pistola e di un fucile in casa sua....

Tempo di libri - maestri / Gianni Celati, uccello camminatore

Per contribuire a un momento d’incontro, approfondimento e scambio come Tempo di Libri, la fiera del libro che si terrà a Milano dall'8 al 12 marzo, non abbiamo solo creato uno speciale doppiozero | Tempo di Libri dove raccogliere materiale e contenuti in dialogo con quanto avverrà nei cinque giorni della fiera, ma abbiamo pensato di organizzare dieci incontri: maestri che parlano di maestri. Venerdì 9 marzo, alle ore 18.00, Franco Arminio parlerà di Gianni Celati.   Prosa o poesia che sia, la scrittura è bella quando sfugge di mano. Lo scrittore non distribuisce lui le parole ma è distribuito dalle parole: una parte di lui finisce su un ramo, un’altra in bocca a un cane.  Gianni Celati ci insegna a non farla noi la lingua, ma semplicemente ad andarle dietro. È bello inseguire la lingua, piuttosto che pensare penosamente che spetta a noi scegliere la parola. La lingua non vuole l’arroganza dell’autore, ma l’umiltà dello spavento, il sentimento di uno che è caduto da cavallo e scrive strisciando sulla polvere.   Il nostro corpo non deve vigilare lo spazio, definirlo, misurarlo. Il nostro corpo deve camminare nello spazio, saltellare, dormire, ridere,...

Caryl Churchill a Roma / L’imponderabile ronde dell’Impero

Trovare la maturità, la sicurezza, la disinvoltura dove ci si aspettavano le esitazioni o le iperboli di un apprendistato è sempre un’esperienza disorientante. Ma sul palcoscenico questa nascita artistica tutta d’un pezzo è più frequente di quanto si immagini: alla fine di Settimo Cielo, uno dei pezzi di teatro più famosi di Caryl Churchill che Giorgina Pi ha portato in scena con la sua compagnia al teatro India di Roma, viene da pensare che la regista romana, rendendo onore al proprio pseudonimo, sia appena uscita dalla mente di Zeus e subito abbia cominciato a esercitare la propria sapienza. Non è tanto da un segno che lo si capisce, quanto dal suo contrario: dal fatto che tutto è passato al pubblico senza un intoppo, a cominciare dalla demoniaca ars combinatoria dell’autrice britannica che trasforma i neri in bianchi, gli uomini in donne, le bambine in bambole e l’Africa del colonialismo ottocentesco in un déjeuner sur l’herbe vittoriano, pieno di caustiche e pungenti rivelazioni, o in una cena di Natale degna dei Morti di Joyce.   Non si sente alcuna contraddizione nel ritrovare i protagonisti della prima parte dello spettacolo un secolo dopo, in un parco della Londra del...

Speciale aqua / Quante cose conosce l'acqua!

"Acqua, ti adoro!  Cos'è la vita se non acqua organizzata? Cos'è un albero se non un fiume verticale che sale verso la luce? Il nomade si arresta accanto a te, nel punto sacro in cui la ninfa e la fonte preparano la nascita della civiltà. Anche il linguaggio canta le tue lodi, quando parla di trasparenza, sete di verità, torrenti di parole. Il tempo stesso ha attinto dal tuo corso la figura con cui lo immaginiamo". Tanto lirismo per una réclame. Queste riflessioni sono tratte da un breve testo che Paul Valéry compose nel 1935 per la Perrier. In copertina stava un bicchiere della celebre acqua minerale, con la scritta: "Al gas naturale". E' l'apoteosi del seltz. Eppure, benché partito dalla pubblicità, Valéry elaborò un'ipotesi affascinante: "Quante cose conosce l'acqua! La sua sostanza si fa memoria. Assimilando ciò che ha sfiorato, bagnato, trascinato, assorbe le potenze primitive delle rocce, e porta con sé briciole di atomi, tracce d'energia pura". Sembra di ascoltare le strofe in cui Philippe Soupault esorta il poeta a tramutarsi in acqua. Ma sembra anche di risentire le polemiche che qualche anno fa accompagnarono la presunta scoperta di Jacques Benveniste: lo scienziato...

Tempo di libri - maestri / Jannis Kounellis. La potenza del frammento

Per contribuire a un momento d’incontro, approfondimento e scambio come Tempo di Libri, la fiera del libro che si terrà a Milano dall'8 al 12 marzo, non abbiamo solo creato uno speciale doppiozero | Tempo di Libri dove raccogliere materiale e contenuti in dialogo con quanto avverrà nei cinque giorni della fiera, ma abbiamo pensato di organizzare dieci incontri: maestri che parlano di maestri. Domenica 11 marzo alle ore 11 Massimo Recalcati parlerà di Jannis Kounellis.   Di fronte alla perdita del Centro, all’impossibilità di conservare la centralità del quadro, non si tratta di rimpiangere nostalgicamente alcuna totalità. Piuttosto la poetica di Kounellis ricerca attivamente il frammento senza la pretesa di compiere una sua unificazione finale. L’immagine che lo interessa non evoca alcuna compiutezza ma deve saper testimoniare l’impossibilità di ogni compiutezza. Questo non significa però distruggere l’opera o fare della distruzione l’unico senso possibile dell’opera. Kounellis si schiera contro ogni “estetica della catastrofe” per restare fedele allo spirito del Novecento, al “dogma della forma”. La storia resta dispersa, in frammenti, anche se il pittore...

Intervista a Delphine Minoui / Le parole contro l’assedio. Gli angeli dei libri di Daraya

    Daraya è una città di circa 70mila abitanti a otto chilometri da Damasco, nella zona conosciuta come Rif Dimasq, la periferia estesa della grande capitale della Siria. Daraya è una città simbolo della Rivoluzione siriana. Qui dal marzo del 2011 – ma in città era forte il focolaio del dissenso anti regime già dalla fine degli anni Novanta – gli abitanti sono insorti contro il rais Bashar al Assad, chiedendo senza sosta diritti e democrazia e la città è divenuta uno dei centri e dei motori della dissidenza in Siria. A seguito della violenta repressione del regime sui manifestanti, parte della popolazione si arma per difendere la città, i giovani che fino a quel momento studiavano all’università prendono per la prima volta un fucile in mano e formano delle brigati combattenti contro l’esercito di Assad. Per questo motivo, nel novembre del 2012 il regime decide di stringere la città in un assedio feroce che durerà quattro lunghissimi anni, fino al 25 agosto del 2016 quando la città martire stremata si arrenderà alle truppe lealiste. Daraya diviene, durante gli anni del suo assedio, il simbolo della resilienza e della resistenza del popolo siriano. Daraya come un modello...

Politiche, 4 marzo 2018 / Berlusconi il gregario

Il seduttore non seduce più. Come poteva essere altrimenti? A 81 anni suonati, completamente rifatto, una moquette al posto dei capelli, tenuto in piedi probabilmente da farmaci e con il tagliando continuamente da ripetere nella sua beauty farm altoatesina, Silvio Berlusconi non ha più il corpo del Capo. Anzi, non è più un Capo. È diventato un gregario del suo gregario, l’uomo con la felpa, e ora in giacca e cravatta, Matteo Salvini, che si sente il doppiopetto del ministro addosso, per quanto arrivare lì non sarà né semplice né facile, visto che l’altro uomo in giacca e cravatta, oltre che in camicia bianca, lo steward fieristico Gigi Di Maio, lo precede di diverse lunghezze sulla via verso il Quirinale. Nessuno sapeva che risultato avrebbe ottenuto dalle urne Berlusconi, ma tutti sapevano che non avrebbe ottenuto il successo pieno. Non lo attendeva neppure lui. Ha detto: non potevo essere candidato, per questo non ho vinto. Per vincere ha vinto, perché la sua compagine, compresa la Meloni di Fratelli d’Italia, ha raggiunto il 35 % dei voti, ma la maggioranza del pacchetto azionario spetta ora a Salvini, perché mentre l’ex Cavaliere resta al 14%, il capo della Lega ex Nord, ora...

Politiche, 4 marzo 2018 / LeU: missione impossibile

Si potrebbe dire, un po' per celia in po' sul serio, che in politica l'ex magistrato candidato non porta bene. E men che meno l'ex presidente di una delle camere... Ma sarebbe ingeneroso per le persone, oltre che superficiale per la storia (e la politologia).   In realtà il pessimo risultato di LeU viene da lontano. Prescinde, almeno in parte, da errori di conduzione della campagna elettorale (che pure ci sono stati, in alcuni casi anche gravi, come la dichiarata disponibilità a partecipare a un "governo di scopo"). E affonda le radici nel modo tutto sommato meccanico, da fusione a freddo tra gruppi dirigenti, esente da emozioni e partecipazioni "di popolo", con cui la lista è nata (simmetrico, tutto sommato, alla solitudine da numeri primi che aveva accompagnato le fasi della scissione, anch'essa a freddo, lontana dai turbamenti passionali che in altri tempi avrebbero accompagnato un evento del genere). Scissione (e rilancio sul terreno elettorale), d'altra parte, tardivi, messi in atto quando ormai tutte le mucche se n'erano andate dalle stalle del Nazareno e dallo stesso corridoio (direbbe Bersani), e il tarlo renziano aveva consumato per intero il residuo rapporto tra...

Politiche, 4 marzo 2018 / Le tre vittorie della Lega

La Lega vince due volte. La prima sui suoi storici avversari, ossia il centro-sinistra. Sia su quello connotato dal flebile liberalismo di un “partito della nazione” che è divenuto sempre più spesso la “lista del capo”, che su quello identitario delle liste minori. Queste ultime tali erano e tali rimangono, destinate ad essere messe in soffitta, in attesa che alla prossima tornata elettorale ci si inventi un altro nome ed un nuovo logo. La seconda vittoria, ed è in fondo il risultato più importante, si consuma sui suoi alleati di coalizione elettorale, detronizzati – nel caso di Forza Italia – dalla rendita di posizione consegnata tradizionalmente agli azionisti di maggioranza. In tutta probabilità Silvio Berlusconi aveva già intuito l’esito prima che le urne si aprissero. Si tratta di un successo storico per Matteo Salvini, erede di un esangue partito che la famiglia Bossi e i suoi accoliti del “cerchio magico” erano riusciti a portare al quattro per cento, consegnandolo all’irrilevanza e quindi al prevedibile tramonto.   Un successo che si può intestare con pieno merito. La Lega, non più “nord”, non più “padana” ma sovranista e identitaria, può giocare ora il ruolo di...

Politiche, 4 marzo 2018 / Il crollo del PD

Sarebbe una ingenuità attribuire questa disfatta della sinistra italiana nel suo complesso – non solo quindi del PD – al fatto che essa avrebbe governato male. Penso invece che i governi Letta-Renzi-Gentiloni abbiano fatto un buon lavoro, tenendo conto dei limiti del sistema (un Senato con una maggioranza raccogliticcia). La sinistra è stata punita semplicemente perché, agli occhi della gente, da anni essa è percepita come il Potere. Ormai a ogni elezione si vota contro chi governa – non importa se esso sia di destra, di sinistra, o fuori da questo asse. Nelle democrazie si vota sempre più contro non a favore. Più che la fiducia, prevale la rabbia. C’è da scommettere che se il Movimento 5 Stelle nei prossimi anni assumerà un ruolo dominante e verrà quindi inscritto nel luogo del Potere, prima o poi prenderà una batosta non meno severa di quella che oggi ha preso la sinistra.   Si dice che in questi ultimi tempi la sinistra perda dappertutto: in Francia, in Germania, negli Stati Uniti, in Spagna, e ora in Italia. Ma perde soprattutto perché in questi paesi era ed è percepita come il Potere o come parte integrante di esso. Prova ne sia che l’unico risultato lusinghiero è stato...

Politiche, 4 marzo 2018 / M5S: una forza “antisistema” perno del sistema

Un dato è certo. Grazie soprattutto al Movimento 5 Stelle il 4 marzo 2018 è stata spazzata via una classe dirigente inefficace e corrotta, una gerontocrazia autoreferenziale sostenuta da (quasi) tutto il sistema mediatico. La “casta” non è stata in grado di affrontare le grandi sfide del XXI secolo: né la globalizzazione con il riequilibrio geopolitico e la conseguente crisi economica, che ha colpito più duramente un paese incapace di guardare al futuro ma attento solo a conservare; né la rivoluzione digitale, con le sue potenzialità di sviluppo economico e culturale, e con le sue ripercussioni sulle attese e sulla comunicazione politica.    Il Movimento 5 Stelle – grazie anche all'intuito politico di Grillo e al suo precoce anti-europeismo – ha invece saputo cogliere ed esprimere questo cambiamento. Ha anticipato l'ondata populista che sta travolgendo i sistemi politici di molte democrazie fragili. Ha offerto strumenti che hanno cercato di dare forma a una possibile democrazia 2.0, con tutti gli inciampi del caso. Il “metodo 5 Stelle” ha funzionato. Il Movimento è stato il principale bersaglio polemico della campagna elettorale, a cominciare dai costanti attacchi di...

Politiche, 4 marzo 2018 / Le elezioni viste dalla Germania

Dalla stampa e dai media tedeschi: il 4 marzo 2018 l'Italia ha votato un nuovo parlamento. Hanno vinto i partiti antieuropeisti, populisti e di destra. Né i voti ricevuti dal movimento di protesta dei Cinque Stelle, e nemmeno quelli della coalizione di centrodestra del ex-Presidente del consiglio Silvio Berlusconi e del partito di destra della Lega con le sue parole d'ordine anti-migranti insieme ai neofascisti di Fratelli d'Italia sono sufficienti a governare un paese economicamente allo stremo. I populisti del Movimento Cinque Stelle sono il partito più forte, avendo ricevuto voti soprattutto dal l'Italia del Sud, mentre al Nord prevale il centrodestra. Populisti ed euroscettici insieme superano il 50%. Il partito socialdemocratico del PD, finora al governo, passa all'opposizione.   Stereotipi e pregiudizi sono confermati: l'Italia è un paese poco serio, dominato da mafie e camorre. I risultati delle elezioni sembrano confermare i cliché sul Bel Paese che in Germania vanno per la maggiore (e in cui le donne stanno a casa a far la pasta e a tenersi caldi nel nido i figli trentenni), recentemente confermati in un libro scritto a quattro mani da Roberto Saviano e Giovanni De...

Mercoledì 7 marzo al Circolo dei lettori / Pigrizia

Definizione del Dizionario Garzanti pigro: 1. che cerca di evitare la fatica e l’impegno; lento e svogliato: un ragazzo pigro; essere pigro nello studio; la mattina è pigro ad alzarsi accr. pigrone, pegg. pigraccio 2. che denota pigrizia, lentezza: gesto, movimento pigro | che porta alla pigrizia, che fa diventare indolente e apatico: il pigro inverno 3. lento a reagire; inerte: intelletto pigro; intestino pigro, che ha una funzionalità rallentata o insufficiente; egli gridava a’ dissueti orecchi, / a’ pigri cuori, a gli animi giacenti (CARDUCCI)   Citazioni celebri: La pigrizia è madre. Ha un figlio, il furto, e una figlia, la fame. (Victor Hugo) La pigrizia è il rifugio degli spiriti deboli. (Philip Stanhope) È impossibile godere della pigrizia fino in fondo se non si ha parecchio lavoro da compiere. (Jerome K. Jerome) È pigro l'uomo che può far di meglio. (Ralph Waldo Emerson) La mediocrità di spirito e la pigrizia producono più filosofi che non la riflessione. (Luc De Vauvenargues) Oserò qui esporre che cosa prescriva la più grande, la più importante, la più preziosa regola di tutta l'educazione? Non già di guadagnare tempo, ma di perderne. (Jean-Jacques Rousseau)  ...

5 marzo 1922 - 5 marzo 2018 / Pier Paolo Pasolini. Verità? O Teatro?

Pasolini dice la verità. Pasolini fa la parte di uno che dice la verità. Tra queste due ipotesi radicalmente contrastanti, almeno in apparenza, s’instaura un dialogo a distanza tra due dei contributi critici più interessanti e acuti degli ultimi tempi sulla figura di Pasolini. È un dialogo pieno di spunti originali, focalizzati soprattutto sull’ultima fase della vita e dell’opera dello scrittore-regista. Entrambi i saggi si concentrano per lo più sulla fase che parte dal 1963, l’anno in cui iniziò a stendere la sua incompiuta riscrittura dantesca, La Divina Mimesis (ma il ’63 è anche l’anno in cui Pasolini conobbe Ninetto Davoli, sul set de La ricotta), fino agli ultimissimi progetti, tra Petrolio, Salò, la poesia friulana rimaneggiata della Nuova gioventù, varie sceneggiature ‘da farsi’, da San Paolo a Porno-Teo-Kolossal, e – momento fondamentale per entrambi – le fotografie scattate da Dino Pedriali, con la progettazione e la stretta collaborazione di Pasolini stesso, tra Sabaudia e Chia, nell’ottobre 1975, alcuni giorni prima della sua morte, foto già descritte e commentate in pagine illuminanti da Marco Belpoliti (Pasolini in salsa piccante, Guanda, 2010). Oltre all’interesse...

Tempo di libri - incipit / José Saramago, Le intermittenze della morte

Per contribuire a un momento d’incontro, approfondimento e scambio come Tempo di Libri, la fiera del libro che si terrà a Milano dall'8 al 12 marzo, abbiamo creato uno speciale doppiozero | Tempo di Libri dove raccogliere materiale e contenuti in dialogo con quanto avverrà nei cinque giorni della fiera. Riprenderemo i temi delle giornate - dalle donne al digitale -, daremo voce a maestri che parlano di maestri, i nostri autori scriveranno sugli incipit dei romanzi più amati, racconteremo gli chef prima degli chef, rileggeremo l' “Infinito” di Leopardi e rivisiteremo la Milano di Hemingway, rileggeremo insieme testi e articoli del nostro archivio, che continuano a essere attuali e interessanti.   «Il giorno seguente non morì nessuno. Il fatto, poiché assolutamente contrario alle norme della vita, causò negli spiriti un enorme turbamento, cosa del tutto giustificata, ci basterà ricordare che non si riscontrava notizia nei quaranta volumi della storia universale, sia pur che si trattasse di un solo caso per campione, che fosse mai occorso un fenomeno simile, che trascorresse un giorno intero, con tutte le sue prodighe ventiquattr’ore, fra diurne e notturne, mattutine e...

Una recensione dialettica / A proposito de “La forma dell'acqua”

Premessa sulle lacrime   La critica cinematografica (Carocci, 2007) è un agile volumetto nel quale il bravo Alberto Pezzotta traccia, senz'ombra alcuna di pedanteria o presunzione, alcune regole di fondo per chi voglia intraprendere una professione che già François Truffaut definiva «ingrata e poco nota». Verso la fine del libro, affrontando la questione dell'argomentazione, della sua coerenza e verificabilità, Pezzotta scrive che «argomentazioni non sufficientemente provate sono quelle di chi fonda il giudizio su fattori extracinematografici […] Molti ricordano il resoconto di Irene Bignardi che, incinta, esce turbata dalla sala dove proiettano Brood, la covata malefica di Cronenberg»: il tutto, conclude Pezzotta, per giustificare il proprio giudizio negativo sul film.   Chiedo scusa per questo sproloquio/digressione sul metodo. È solo che, per la prima volta dopo molti anni, mi sono ritrovato a commuovermi davanti a un film. Non parlo dell'emozione fortissima che provo ogni volta che rivedo un film che amo, né di quel senso di viscerale, spontanea esaltazione che mi prende, talvolta, davanti a un film appena uscito (sempre più raramente, oltretutto: l'ultima volta è...

Sandra Petrignani: looking for Natalia / La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg

«Visti da vicino gli scrittori fanno spesso il medesimo effetto degli attori: deludono»: quel che Oriana Fallaci afferma nell’introduzione a un’intervista a Natalia Ginzburg (Gli antipatici, Rizzoli, 1963) è vero quasi sempre, ma viene in realtà smentito dall’amabile conversazione con l’autrice di Lessico famigliare, incontrata nella sua casa romana di Piazza Campo Marzio pochi giorni prima dell’assegnazione del premio Strega al suo romanzo più famoso. E tale affermazione è smentita anche dalla lettura del bel ritratto che dedica a Natalia Ginzburg un’altra scrittrice, Sandra Petrignani, nel suo La corsara (Neri Pozza) da qualche giorno in libreria. La corposa e appassionata ricostruzione biografica, che ripercorre la vita di una delle più grandi scrittrici italiane e rievoca la rete di amici e familiari che hanno accompagnato la sua esistenza, non svela grandi segreti e si avvicina a Nat (così la chiamavano coloro che le sono stati più vicini) con rispetto e discrezione, e forse proprio per questo l’immagine che ne vien fuori non “delude”. Sembra che nel tratteggiarne il profilo Petrignani raccolga la raccomandazione che Ginzburg stessa aveva fatto a Silvio Perrella quando era...

Un'inchiesta (parte IV) / Tre domande sull'antifascismo oggi: Janeczek, Vasta, Balzano

Per provare a interrogarci e confrontarci sull'antifascismo oggi abbiamo posto ad alcuni intellettuali e collaboratori queste tre domande, a cura dello storico Claudio Vercelli. Pubblichiamo oggi tre ulteriori risposte (qui, qui e qui le prime: Valerio, Cortellessa, Manera; Lagioia, Sarchi, Inglese; Benvenuto, Ferrario, Zinato).   1. Perché si dovrebbe continuare ad essere antifascisti se è vera l’affermazione, che si fa assunto di senso comune, per cui destra e sinistra sarebbero due distinzioni che non hanno più motivo di esistere? Se invece continua a sussistere una linea di differenziazione tra i due aggregati, quali ne sono le discriminanti in senso antifascista?   2. Se l’antifascismo non si è esaurito, in cosa si deve allora sostanziare? Allo stesso tempo, se il fascismo non è mai del tutto scomparso, sotto quale natura e con quali aspetti si manifesta oggi?   3. Prova a legare alla parola «fascismo», in successione, secondo una scala decrescente di pertinenza, questi cinque termini; ciò facendo ne deriverà quelli che per te sono i tratti salienti e prioritari in cui esso si sostanzia: A) razzismo; B) populismo; C) ...

Ritratto di un quartiere / Palermo Brancaccio (parte terza)

Nota dal diario: Quinto giorno (il 26 giugno) mi trovo in un’altra zona di Brancaccio, quartiere che si espande su una grande area tra le pendici del Monte Grifone e le spiagge di Romagnolo e dello Sperone. Decido di andare a vedere la chiesa di San Gaetano appunto in via Brancaccio, dove era parroco Don Puglisi.   Ph A. Costa. Lungo il percorso avevo visto dei polli per strada che stavano al ridosso di una vasta area chiusa da un grande cancello semiaperto, ma non ero riuscito a fotografarli; si dileguarono mentre stavo per inquadrarli, spaventati da un’auto che usciva in quel momento. Allora proseguii per la mia destinazione iniziale: la chiesa, che però visto l’orario trovai chiusa. Percorsi a ritroso il pezzo di strada, sperando nel frattempo di incontrare i pennuti fuori nel piazzale, ma non si fecero rivedere. Aspettai invano. Tornai così alla parrocchia di Padre Puglisi; non era ancora aperta. Passai circa un’ora facendo avanti indietro tra il cortile dei polli che non uscivano dal loro rifugio per entrare nella mia inquadratura e il portone principale di San Gaetano che rimaneva sbarrato oltre l’orario solito di apertura.   Ph A. Costa. Poi finalmente ero...

L’Italia che crocifigge / La maestra e il licenziamento in tronco

Un licenziamento in tronco di un dipendente pubblico, da parte del segretario del partito di governo, in diretta televisiva, non si era mai visto. Per lo meno in democrazia.  È successo il 27 febbraio, quando la trasmissione Matrix, su Canale 5, ha mandato in onda le immagini registrate durante i tafferugli avvenuti a Torino in occasione di una protesta contro CasaPound, e tra queste, in particolare, quelle in cui compariva Lavinia Flavia Cassaro, maestra precaria presso una scuola elementare della periferia, ripresa in primo piano, sotto la pioggia, impegnata in una violenta invettiva contro la polizia: "Vigliacchi! Mi fate schifo..." E l'immancabile (in ogni rissa di tifoseria o studentesca) "Dovete morire...". Da cui la reprimenda renziana, favorita da un assist di Nicola Porro: "Che schifo, una professoressa che augura la morte ai poliziotti andrebbe licenziata su due piedi".   Detto fatto. A stretto giro arriva la dichiarazione della ministra della Pubblica istruzione in persona, Valeria Fedeli, che definendo "inaccettabile ascoltare dalla voce di una docente parole di odio e di violenza contro le Forze dell'Ordine", annuncia che il Miur ha "avviato un procedimento...

107 o 109 anni? / Un signore neoclassico. Gillo Dorfles secondo Lea Vergine

Le volte che ho incontrato Gillo Dorfles, oltre naturalmente alle mostre o a qualche presentazione di un volume, è stato a casa di Lea Vergine. A colazione, come dice Lea, che è una signora napoletana, oltre che una straordinaria scrittrice d’arte. Così a pranzo c’era Gillo, e si conversava di tutto con lui. In genere i suoi erano racconti di esposizioni appena viste, libri appena letti, persone incontrate da poco. Insaziabile, era dappertutto e vedeva tutto. Aveva già superato i novanta, ma sembrava, nonostante l’aspetto, un ragazzo per via della curiosità. La cosa che colpiva era il suo abito. Sempre perfetto, sempre impeccabile: camicia, cravatta, giacca, calzoni. Tutto in tinta. Come poteva essere diversamente? Si è occupato d’arte nei suoi libri. All’usato avevo comperato anni prima di incontrarlo Modi & Mode, edito da Mazzotta nel 1979, ma i suoi libri sono disseminati di notizie e riflessioni su quella che è oggi l’arte dominante; di più: il motore estetico, e quindi politico, del contemporaneo. Nelle conversazioni a tavola con Dorfles mi colpivano i rari giudizi che formulava. Sempre ponderati, quasi freddi. Detti in modo scientifico. In fondo era un medico. Si era...