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Politica

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Habermas e l’Europa / Senza l’Ue usciamo dalla storia mondiale

Alla fine del V secolo a. C., ad Atene, c’era un filosofo che proponeva di salvare e recuperare la giustizia nella vita della comunità, sostituendo la democrazia con un’aristocrazia di custodi, esperti del bene comune, filosofi da convertire in tecnocrati. Il suo nome era Platone. Oggi, agli inizi del XXI secolo, a Francoforte, sede della Goethe-Universität ma anche di un’istituzione comunitaria nevralgica come la Banca centrale europea, c’è un filosofo che propone di salvare la democrazia in Europa facendole varcare i confini nazionali e di sottrarre l’Unione europea alla spirale tecnocratica, in cui è ricaduta soprattutto nel modo di affrontare la crisi economica e finanziaria dei debiti sovrani dopo il 2008. Il suo nome è Jürgen Habermas. A differenza del malcapitato Platone e delle sue disavventure col tiranno di Siracusa, il filosofo di Francoforte sembra, invece, finalmente aver avuto udienza presso la Bundeskanzlerin Merkel e il suo governo di Grosse Koalition.   La proposta recente della cancelliera tedesca di rivedere i Trattati contemplando la possibilità di un’Europa a due velocità o a geometrie variabili, con ritmi e livelli diversi di integrazione, rilanciano e...

Globalizzazione e nuove differenze / Good bye Europa?

L’Europa sembra fasciarsi la testa prima che la vittoria alle presidenziali di Marine Le Pen non gliela rompa sul serio, ma indubbiamente oggi più che mai appare verosimile la disgregazione dell’unità europea. Si immaginano vari scenari nel futuro, anche quello di qualche guerra tra Francia e Germania. Sono francamente stupito dal fatto che milioni di risparmiatori italiani o francesi o spagnoli non abbiano già provveduto a portare i loro risparmi in qualche banca tedesca, prevedendo la fine dell’euro. I padri fondatori dell’unità europea avevano un’idea precisa e audace: che bisognasse puntare dapprima sul libero scambio economico tra i paesi europei per far maturare, poco a poco, un’unità politica tra loro. Un esperimento più unico che raro nella storia. Per oltre 60 anni il carro dell’economia in effetti sembra aver trascinato i buoi della politica in Europa.   Poi il processo si è spezzato nel 2005, quando il progetto di Costituzione europea è stato bocciato da francesi e olandesi. È evidente che il rigetto dell’unità europea viene dal basso – demagoghi come Le Pen, Farage, Gewiert, Petry, Salvini e altri sfruttano un sentimento diffuso di cui si fanno portavoce, “I am...

Perché non si racconta che a Bologna vennero intellettuali da tutta l’Europa? / L'altro 1977

Quando entro in aula, dove ho insegnato tutta la vita, e vedo i ragazzi che finalmente liberi dalla disciplina della scuola sviluppano rapidamente e con competenza una visione del futuro che abiteranno con scienza e poesia, porto con me le splendide atmosfere intellettuali della mia giovinezza. Da Gianni Celati e Umberto Eco a Giuliano Scabia o Pietro Camporesi, i nostri cattivi maestri, come si diceva allora, o almeno quelli che sono stati i miei, riempivano le aule non solo di studenti, ma di idee e discussioni. Bologna era negli anni ’70 un’università-fucina straordinaria. Giornali, seminari, collettivi, radio. Invece si riparla sempre del ’77 bolognese a partire dalla violenza. Foto di fazzoletti tirati sopra il viso, i blindati che entrano la città universitaria come a Praga nel ’68, salvo che il tono degli articoli italiani non simpatizza davvero con lo studente ucciso o con gli studenti che vennero arrestati, se mai ribadisce che erano untorelli, per usare il termine ripreso dai promessi sposi da Enrico Berlinguer in un comizio a Piazza Maggiore.   È un’epoca lontana e la memoria trasforma i fatti, per me come per altri, ma rivedere quanto facilmente si ricrea lo...

Goethe Institut Turin / Autoritratto canaglia

  Oggi a Torino il secondo giorno di incontri sul tema delle immagini e della violenza: come dobbiamo e vogliamo rapportarci a tutte queste immagini che pervadono e ossessionano la società occidentale? Che effetto ha il predominio dell’immagine sulla costruzione e tradizione del nostro canone culturale? È possibile formulare un’etica dell’immagine per il XXI secolo? Doppiozero riprende qui un articolo di Francesco Zucconi per contribuire a costruire un dibattito attorno al tema, urgente e fondamentale.   Come hanno modo di constatare gli spettatori di Rambo 3 – che ancora, qualche volta, passa su Italia 1 –, il susseguirsi degli interventi politici e militari statunitensi nell’area mediorientale e la produzione di immagini a essi correlata hanno contribuito alla nascita di nemici dell’Occidente sempre peggiori. Era il 1988 quando John Rambo e il colonnello Trautman, reduci del Vietnam, potevano intraprendere azioni di guerra in Afghanistan insieme a un gruppo di “mujaheddin” talebani in chiave antisovietica. Dopo decenni di iconografie congelate sulla Guerra fredda, gli anni Novanta avrebbero inaugurato nuovi scenari e nuove figure del terrore, capaci di bruciarsi e...

Il 18 marzo a Libri Come / L'Italia di Adriano Olivetti

Nell’autunno del 2007 Enrico Morteo mi coinvolse nell’organizzazione di una mostra che avrebbe celebrato a Torino, nella primavera successiva, i cento anni della Olivetti. Aderii con entusiasmo. Mi ero laureato, parecchi anni prima, sulle attività culturali di Raffaele Mattioli e da allora ho pensato ad Adriano Olivetti come a un suo complementare pendant nell’Italia che rinasceva nel 1945. Avevo raccolto nel tempo qualche appunto, avevo notato come il nome Olivetti incrociasse le vicende di molti uomini illustri dell’Italia repubblicana, ma non mi era mai stata data occasione di studiarne la storia. Cosa fosse divenuta nel frattempo la Olivetti lo ignoravo. Avevo letto sui giornali che dopo Carlo De Benedetti c’erano stati una serie di passaggi di proprietà e mi ero accorto che il nome Olivetti, fino ad allora parte della nostra vita quotidiana, si era via via offuscato fino quasi a scomparire al passaggio del secolo. Scoprii che era proprietà di Telecom, che il marchio era utilizzato per produrre telefax e registratori di cassa, e che a Ivrea esisteva ormai solo un archivio creato ex post dove erano stati radunati materiali e carte che provenivano dai vari uffici...

La «completezza» della donna e il tabù del rimpianto / Storie di donne che tornerebbero indietro

Chi l'ha detto che la completezza della donna si realizza tramite la maternità? Che la capacità di fare figli è il nucleo cruciale dell'esistenza di una donna? Certo, lo affermano molte religioni, culture e società. Ma deve per forza essere così? E se alcune donne e uomini non percepissero il desiderio di genitorialità? E se alcune donne, horribile dictu, che figli hanno avuto, se ne pentissero, rimpiangendo la condizione di quando non erano nati? È contro il tabù del rimpianto che si rivolge l'analisi della sociologa israeliana Orna Donath in questo recente studio uscito l'anno scorso in Germania, dove ha provocato un vivace dibattito, e che esce ora tradotto in lingua italiana. Molte donne diventate madri per inerzia, per abitudine o per costrizione familiare e sociale, si sono trovate a soffrire di rimpianto e pentimento: «Ah, non l'avessi mai fatto!». Sono donne che vanno al di là della ripartizione, che trattai nel volume da me scritto con Duccio Demetrio nel 2012, Senza figli (Milano, Raffaello Cortina editore) tra le  childless, le «senza figli», ovvero le donne che, pur sentendosi orientate verso la maternità, non riescono a realizzarla, e le childfree, le «libere da...

Goethe Institut Turin / Il Grande Vecchio ovvero La guerra delle immagini

  Il 15/16 marzo a Torino due giorni di incontri sul tema delle immagini e della violenza: come dobbiamo e vogliamo rapportarci a tutte queste immagini che pervadono e ossessionano la società occidentale? Che effetto ha il predominio dell’immagine sulla costruzione e tradizione del nostro canone culturale? È possibile formulare un’etica dell’immagine per il XXI secolo? Doppiozero riprende qui un contributo di Oliviero Ponte di Pino per contribuire a costruire un dibattito attorno al tema, urgente e fondamentale.   Si spara e si muore, tra le colline, nei deserti, nelle foreste. Si muore nelle città e nei villaggi. Si muore sulle mine e sotto il mirino dei droni. Si muore davanti alle telecamere, sgozzati da un ragazzino. Si muore falciati da un kalashnikov su una spiaggia. Sono sofferenze indicibili. Una violenza insensata, disgustosa, inaccettabile. Sta togliendo vita e dignità a decine di migliaia di esseri umani. È impossibile trovare le parole per questo dolore, per queste sofferenze.   Ma le guerre, oggi più che mai, non si combattono solo con le armi. Una delle guerre più lunghe e profonde, in atto da millenni, vede fronteggiarsi parole e immagini. Parole...

Cent'anni sono passati dall'ottobre 1917 / D. Moor. Aiuta

Cent'anni sono passati dall'ottobre 1917, anniversario dei fatidici giorni che "sconvolsero il mondo" e non soltanto la Russia: la Rivoluzione Socialista d'ottobre. Il suo effetto, tra splendori e miserie, si è protratto per una settantina d'anni nel corso dei quali molteplici testi culturali, a fianco di eventi politici e rivolgimenti sociali, sono stati prodotti. Esamineremo ogni mese un'immagine particolarmente significativa per quel percorso commentandola, analizzandola, sistemandola nel tempo e nel discorso da cui era emersa. Questo sarà il nostro omaggio ai cent'anni di una delle utopie più grandi della terra e, inevitabilmente, al suo crollo.   Si chiamava Dmitrij Stachievič Orlov ma aveva scelto per i suoi disegni lo pseudonimo D. Moor. Nel 1921, sensibile come altri dediti alla causa alla devastante carestia che imperversava nelle regioni del Volga, decise di creare un’immagine potente che superasse i pregiudizi e scuotesse menti e coscienze anche di chi disponesse di scarsi strumenti culturali e più facilmente cadesse nelle trappole contro-rivoluzionarie. Anni di conflitto mondiale alle spalle, guerra civile successiva alla rivoluzione, privazioni dovute al...

L'orrore del suicidio / A proposito della morte di Dj Fabo

Colpisce quanto sia stato diverso il modo di congedarsi dal mondo di Lucio Magri e di Fabiano Antoniani, DJ Fabo. Magri ha passato la vita in politica, ovvero ha trovato sempre il volto politico di tutto quel che accadeva; a 79 anni, dopo aver perso sua moglie, ha deciso di andare in Svizzera a sottoporsi al suicidio assistito. Ma non lo è andato a gridare ai quattro venti, ha mantenuto pudicamente questa sua scelta in una dimensione intimista. Invece, DJ Fabo ha passato la vita a occuparsi di musica e motocross, progettava di andare a vivere in India; finché un incidente d’auto non lo ha reso cieco e tetraplegico. Quando ha deciso per il suicidio assistito, ha sentito il bisogno di lanciare un messaggio politico: era una vergogna che dovesse andare a Zurigo per togliersi la vita, che non lo potesse fare nel suo paese. Un messaggio che ha creato un putiferio politico. In effetti, la legge sul testamento biologico sta ferma da anni in Parlamento; una legge, si badi, che riguarda il testamento biologico e che non permette il suicidio assistito: insomma, anche se fosse stata approvata DJ Fabo avrebbe dovuto andare in Svizzera. Pochi paesi europei permettono il suicidio assistito:...

Settantasette / Storia di un anno

Nel mese di febbraio iniziano le occupazioni delle università. Il “Corriere della Sera” lo annuncia immediatamente: a Palermo, a Sassari, a Napoli molte facoltà sono state occupate dagli studenti. La protesta, iniziata in Sicilia a gennaio, è provocata da un provvedimento ministeriale che limita la ripetizione degli esami. A Roma un gruppo di neofascisti entra nella facoltà di Lettere e di Giurisprudenza e ferisce uno studente. Il terrorismo è all’apice. In gennaio Prospero Gallinari, uno dei primi membri delle Brigate Rosse, è evaso dal carcere di Treviso; a Lecco un commando attacca il carcere e libera tre detenuti. Al sud, dove hanno operato i Nap, due membri del gruppo terrorista, Maria Pia Pianale e Franca Salerno, sono evase dal carcere di Pozzuoli. In questo clima alcuni gruppi del movimento si convincono di essere in una fase pre-insurrezionale e scendono in piazza armati. A Roma, nel corteo in solidarietà con lo studente ferito, Bellachioma, vengono colpiti un agente di polizia e due autonomi che hanno sparato: Daddo Fortuna e Paolo Tommasini.   A Roma, alla manifestazione contro la circolare ministeriale, compaiono gli “Indiani metropolitani” travestiti da...

Dj Fabo, oggi l'ultimo saluto / La dolce morte mediale

Il suicidio è un evento impossibile da trattare. Ci sono almeno due motivi che lo rendono incandescente: il primo è la radicalizzazione dello scontro tra due posizioni: “chi non è con me, è contro di me”. Il secondo motivo è la necessità di declinare l'argomento nel registro della singolarità. Ma il primo motivo rende impossibile il secondo. Rende impossibile la necessità di istoriare la vita per cercare di comprendere come il soggetto (questo soggetto, non gli altri) si somministra la morte. Nell'ambito del giudizio radicale, chi “racconta storie” è pericoloso, inserisce il dubbio nella certezza, devia, dissente.  L'effetto è “guerra”, la storia di una vita è sotto processo, due schiere di avvocati si scontrano. La giustizia mette i sigilli intorno al campo della misericordia, la preclude; parliamo della misericordia di Shakespeare, quella che tempera la giustizia.   Nel film Di chi è la mia vita (1981), di John Badham, uno scultore rimane paralizzato interamente dopo un incidente. Lucido di mente, viene tenuto in vita dalla dialisi, ma rifiuta le cure. Sorge un contrasto tra lui e il medico, che vuole tenerlo in vita. Il medico lo invita a fare colloqui con una...

Goethe Institut Torino / L’immagine (sin troppo verosimile) del terrore

Il 15/16 marzo a Torino due giorni di incontri sul tema delle immagini e della violenza: come dobbiamo e vogliamo rapportarci a tutte queste immagini che pervadono e ossessionano la società occidentale? Che effetto ha il predominio dell’immagine sulla costruzione e tradizione del nostro canone culturale? È possibile formulare un’etica dell’immagine per il XXI secolo? Doppiozero riprende qui un contributo di Gianluca Solla per contribuire a costruire un dibattito attorno al tema, urgente e fondamentale.   Leggendo le raffinate considerazioni di cui Pierandrea Amato costella il suo In posa. Abu Ghraib 10 anni dopo (Cronopio), quest’estate era di fatto impossibile sottrarsi all’interferenza che sovrappone alle fotografie di Abu Ghraib, vecchie appunto di dieci anni, le immagini delle esecuzioni dello IS o Stato Islamico in Iraq e Siria delle ultime settimane.   Già nel 2004 la decapitazione di Nick Berg in Iraq venne presentata come una rappresaglia per le vittime delle torture americane di Abu Ghraib. Eppure nella tortura americana in Iraq e nelle decapitazioni dell’IS differenti sono le messe in scena e diverse le implicazioni di questi atti di guerra. Le foto delle...

Guerre mediatiche / Baudrillard e lo spirito del terrorismo

Il 6 marzo sarà il decimo anniversario dalla scomparsa di Jean Baudrillard. L’editore FrancoAngeli pubblicherà per questa occasione il volume Pornografia del terrorismo, raccolta dei principali saggi dedicati dal sociologo francese al terrorismo. Presentiamo in anteprima un estratto dalla prefazione di Vanni Codeluppi, che ha curato il volume.   Le società occidentali hanno costruito il loro successo nei secoli facendo costantemente agli individui delle promesse di benessere e felicità. Ciò le ha portate a tentare di eliminare ogni negatività e soprattutto la negatività più forte di tutte: la morte. Baudrillard ha accuratamente descritto questo fenomeno nel suo saggio probabilmente più significativo: Lo scambio simbolico e la morte. Nel quale però ha anche sostenuto che la morte, e con essa il negativo e il male, non può essere totalmente cancellata dalla società. Riemerge periodicamente affluendo negli interstizi e negli spazi liberi che le vengono lasciati. Perché si tratta di una dimensione ineliminabile dell’esistenza umana. Come il Male, che non può che essere portato a bilanciare la presenza del Bene. Le società occidentali però, come si è detto, tentano costantemente...

“Fifa e Arena”, 1948 / Fame e politica

  «A proposito di politica… non si potrebbe mangiare qualche coserellina?». A parlare è Totò in Fifa e arena, regista Mario Mattòli, anno 1948, esilarante parodia di Sangue e arena di Mamoulian. Una sfilacciata vicenda di passioni, equivoci, travestimenti, inganni, delitti, intrighi, denaro, serenate e canzonacce, sciantose e freaks, altezze e bassezze d’ogni tipo: il tutto perennemente in scena, sul palcoscenico continuo della vita e del suo raddoppiamento d’avanspettacolo. Una battutaccia, lo so, niente a che vedere con le leggende cinematografico-culinarie con cui abbiamo oggi a che fare. Ma forse una strada per ripensare a questo curioso binomio fra cinema e cibo, per il tramite di un inaspettato, imprevedibile ospite qual è la politica. Con la dovuta, seriosa ironia.      Proviamo per esempio a chiederci: perché questa battuta fa ridere? Il motivo è semplice: come sempre nelle barzellette, sebbene sia apparentemente insensata essa inverte un modo diffuso di pensare, e cioè la maniera comune di concepire il legame fra cibo e politica. Il grande Totò sapeva esser comico in modo geniale. Lo faceva al modo dello sciocco del folklore tradizionale, dietro la...

California dreamin'? / Scissione PD

Quali sono le vere ragioni della recente scissione dal Partito Democratico? Alcuni dicono che non si tratti di una scissione quanto piuttosto di una disgregazione del PD. E colpa ne sarebbe l’incapacità di Matteo Renzi di mediare tra i vari leader e anime del partito. È probabile che Renzi abbia commesso errori e che manchi di talento mediatore, ma credo che il processo di frammentazione del PD vada al di là di meriti o demeriti di singoli: declina all’italiana un processo di crisi globale, che dall’esterno appare suicidario, della sinistra occidentale.  Oggi la sinistra è fortemente divisa, e quindi perdente, nella maggior parte dei paesi. Negli USA molti che avevano votato Bernie Sanders, e che detestano Hillary Clinton come emblema dell’establishment, non hanno votato, permettendo così la vittoria di Trump (ma conosco personalmente vari americani che hanno votato per Sanders alle primarie e per Trump come presidente). In Gran Bretagna si approfondisce la spaccatura tra i deputati laburisti, che sono su posizioni di sinistra moderata, e la base del partito laburista, che appoggia il segretario socialist Jeremy Corbyn. In Francia per le presidenziali la sinistra schiera ben...

Palmira / Una guerra di segni

Il sito archeologico di Palmira, l’antica Tadmor siriana, viene inaugurato ufficialmente dai francesi nel 1929. Nella storia millenaria di questa straordinaria città-oasi, ricchissima tappa di lunghe carovane fra il Mediterraneo e l’Oriente, si contano sette diverse fasi: cinque di sviluppo, due di decadenza. Moltissime culture e religioni – greca, romana, cristiana, mussulmana – sono state accolte in questo centro civile e commerciale, che si è costantemente caratterizzato per il politeismo felice e l’inclusione etnica, il desiderio di dialogo e la volontà d’unione: in nome degli dèi, ivi compreso il denaro. Dal 1930 le cose cambiano: Palmira sembra avere il passato nel suo futuro, esce dalla storia per diventare, appunto, bene culturale, patrimonio dell’umanità, fino a diventare, nel 1980, brand Unesco.    Manar Hammad.   Sembra una museificazione definitiva, un ineluttabile passaggio alle ragnatele, ma le cronache sono pronte farsi storia a loro volta. Ed ecco due nuove, inaspettate fasi, da includere nella riflessione dello studioso e negli scavi dell’archeologo. Dal 1930 al 2013, parallelamente al lavoro di riemersione dei reperti e dei monumenti nella città...

La campagn elettorale di Marine Le Pen / L’orto di Marine

Il tempo si incaricherà di dire che cosa c’è per davvero dietro alle dichiarazioni e ai gesti, prevedibilmente sempre più frequenti ed inflazionati con l’approssimarsi del voto e l’intensificarsi della campagna elettorale, di Marine Le Pen. Ossia, se il suo dire e il suo fare rispondano a un disegno che vada ben oltre l’agenda politica imposta dalla corsa all’Eliseo oppure siano solo dettati da quell’obiettivo. Rischia peraltro di non catturare la presidenza francese, anche se i sondaggi rimangono al momenti incerti e altalenanti nel quadro umorale e discontinuo che ci consegnano. Con la differenza che se nelle ultime elezioni i risultati si sono rivelati comunque di per sé lusinghieri, segnando l’emersione definitiva del Front National dalle vecchie secche dell’auto-ghettizzazione, adesso, nell’anno di grazia 2017, l’Eliseo o lo si conquista o lo si perde davvero. E magari non per l’ennesima tornata ma per sempre. Un treno che potrebbe quindi passare invano. Una sconfitta rilevante, nel qual caso, a fronte di avversari sbiaditi o comunque pallidi, scarsamente o per nulla capaci di articolare delle proposte credibili, al di là della ripetizione conativa dei postulati di una...

Dalla res publica alla realtà di Trump / Post verità, discorso pubblico e performance privata

Il 21 gennaio 2017 il portavoce della Casa Bianca Sean Spicer ha mentito in conferenza stampa sulla modesta affluenza alla cerimonia inaugurale del neoeletto presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump in spregio al principio di non contraddizione: “Nessuno ha i numeri, ma non si era mai registrata una partecipazione così numerosa a una inaugurazione, punto e a capo.” Il giorno seguente Kellyanne Conway, consigliere del presidente, sollecitata dal giornalista Chuck Todd a dare ragione della falsità durante il programma televisivo Meet the Press in onda su NBC, risponde che Spicer ha fornito “fatti alternativi”. Viviamo in un’epoca di menzogna istituzionale, come è proprio dei regimi dispotici? Potrebbe essere, dal momento che i fatti sembrano venire resi di pubblico dominio seguendo il criterio della post-verità, secondo il termine che l’Oxford Dictionary ha eletto a parola dell’anno nel 2016: “Essa fa riferimento o denota circostanze in cui i fatti obiettivi sono meno dirimenti per la formazione dell’opinione pubblica di quanto non lo siano l’emozione e l’opinione personale.” Sul piano politico ciò significherebbe che la verità delle cose esiste, ma la sua conoscenza è impedita...

Questi 500 euro di cui tanto si parla / Cosa è il Bonus Cultura per i diciottenni?

500 euro a chi compie 18 anni per acquisti di prodotti culturali, con una spesa prevista di 290 milioni di euro. È il “Bonus Cultura” inserito nella legge di stabilità 2016 (governo Renzi), in due comma alla fine del maxi-provvedimento, il 979 e il 980. Come ha dichiarato Matteo Renzi, 1° dicembre 2015: “I 18enni sono un simbolo. Vorrei che andassero a teatro. Diamo un messaggio educativo come Stato, quello che le mostre sono un valore bello. Diciamo ai ragazzi che sono cittadini e non solo consumatori”.  Il “Bonus Cultura” è stato poi esteso ai neodiciottenni extracomunitari con regolare permesso di soggiorno (Decreto scuola, approvato il 25 maggio 2016) e reiterato nella legge di stabilità 2017 (governo Gentiloni).   I “Buoni Cultura” sono diventati spendibili, con qualche difficoltà tecnica iniziale, solo all’inizio di novembre 2016. Nelle settimane precedenti la Presidenza del Consiglio aveva predisposto un sito, 18App La cultura che piace. Sulla homepage campeggia la scritta:   “Sei del ’98? Per te 500€ da spendere in buoni per cinema, concerti, eventi culturali, libri, musei, monumenti e parchi, teatro e danza”. Il funzionamento, viene assicurato, è...

Fenomeni italiani / Silvio e Matteo, Umberto e Mike

Silvio Berlusconi e Matteo Renzi sono stati i due presidenti del Consiglio dei ministri più rilevanti della vicenda politica italiana dell’ultimo quarto di secolo, a prescindere da qualsiasi giudizio di merito sulle loro figure e sul loro operato. Del resto, la loro salienza si è probabilmente determinata per critiche, biasimi e contestazioni più che per appoggi, lodi e celebrazioni e a renderli notevoli ha forse potuto l’odio più dell’amore. Dei due si è anche detto che siano stati sostanzialmente simili. Uno sguardo attento ma spassionato mostra erronea tale affermazione. Consente tuttavia di cogliere al tempo stesso la loro comparabilità, nella salienza percettiva. Fuori del politicamente opinabile, un confronto tra Berlusconi e Renzi è infatti possibile per opposizioni di valori marcati e non-marcati. È il metodo della linguistica migliore. Come si sa, lo si può estendere, con cautela e consapevolezza, a osservazioni sperimentali in altri domini dell’umano, dove mette ordine e consente di vedere più chiaro. Tutti sono infatti forme di espressione e, conseguentemente, di comunicazione. Nel caso specifico, inoltre, a chiamare in causa un confronto del genere sono proprio i modi...

La rivoluzione del potere gentile / Wake up! Salviamo teneramente il mondo

Lo vediamo che così non va. Difficile individuare nella storia età dell’oro, della felicità, della compassione, della solidarietà tra esseri umani. Eppure oggi abbiamo una facoltà di soffrire per le tragedie collettive e individuali. Questa sensibilità, che forse possiamo dire molto diffusa in un tempo percepito come drammatico da molte coscienze, è un bene prezioso, che nel passato è stato testimoniato da saggi, da filosofi, da guru, da profeti, da vittime che avevano la possibilità di scrivere, di testimoniare la loro acutezza. Se una eccellenza resta alla cultura, è la sua capacità di vedere e riferire ciò che in tanti esseri umani è dolore privato, disperazione intima, tuttalpiù sfogo straziante davanti alla telecamera di un giornalista spedito sul luogo del disastro per alimentare anche l’affare economico dell’informazione istantanea e globale.   L’aspetto migliore delle religioni è sempre stato il loro nucleo empatico, il più semplice, quello che ritrovi nelle più autentiche e originarie dichiarazioni dei maestri che le hanno fondate: profeti dell’Antico Testamento ebraico, Buddha nei sutra, Gesù nei Vangeli, Maometto nel Corano. Isabella Guanzini non è propriamente “...

Marco Rossi Doria e la lettera dei 600 / La lingua della vita

Il dibattito di questi giorni sullo stato della competenze linguistiche degli studenti universitari e sulla messa in stato di accusa della scuola italiana è l'occasione per ragionare insieme a Marco Rossi Doria, insegnante ed esperto di politiche educative e sociali e già sottosegretario all'Istruzione, sullo stato della questione ed è anche un modo per riprendere temi e problemi già affrontati da Doppiozero.   La “lettera dei 600” docenti universitari e intellettuali sulla crisi della formazione degli studenti italiani ha avuto una vasta eco. Mi sembra che non aggiunga nulla di nuovo in termini di analisi e piuttosto si concentri sulle responsabilità della scuola, in modo perfino poco intellettualmente onesto. La mia impressione è che manchi una riflessione più ampia sulla società e su come questa, nelle altre sue agenzie di socializzazione, abbia abdicato al ruolo educativo. Ne risulta in questo modo un'accusa molto giudicante che si rovescia sulla sola scuola e sugli insegnanti...   Vorrei non parlare dei toni della lettera dei 600 alla quale ho risposto su Repubblica dell’8 febbraio invitando a un lavoro comune che ha bisogno di responsabilità condivise, molto...

Renzi: nuove strade? / Miti di leadership

Fitti conciliaboli degli dei presiedono ai destini degli eroi nei poemi greci. Sorti collettive e individuali: divinità politiche dotate d’un proprio carattere. Ha faticato la storia a rendersi indipendente dal mito. E comunque gli storici antichi, quasi a ricompensa di una mutilazione, hanno sempre inserito nella trama dei fatti schizzi incisivi sulla psicologia dei grandi uomini, fino a farne il centro occulto o palese delle piegature di quanto appare più evidente in superficie. Del resto nel re, nel comandante, nel capopopolo è stato per lunghissimo tempo rinvenuta l’impronta di qualcosa di superiore e di semidivino. Perfino nel momento della laicizzazione della politica e della morale con Machiavelli la biografia reale o ideale del Principe continua a campeggiare enorme al centro della scena. Sarà forse Napoleone a chiudere provvisoriamente l’età degli uomini fatali, per dare spazio anche teorico al protagonismo delle masse e del capitale. Allora la psicopolitica, disciplina che indaga la chimica creatasi tra leader e popolo, comincerà una forte crisi di credibilità.   Il Novecento, secolo per eccellenza delle masse prima e poi della globalizzazione di una tecnica e di...

“I due orfanelli”, 1947 / Un maestro di disobbedienza

  Nelle prime ore del 15 aprile 1967, moriva improvvisamente il principe Antonio Focas Flavio Angelo Ducas Comneno de Curtis di Bisanzio, in arte Totò. Da quella notte sono passati cinquant'anni, ma la sua figura è più viva che mai nell'immaginario collettivo. Affrontarla significa raccontare una porzione consistente della cultura nazionale, sia “bassa” che “alta”, dal ventennio fascista ai prodromi del '68; ma significa anche, dietro le risate, domandarsi quanto sia ancora in grado di parlare a noi (ma soprattutto di noi), spettatori italiani d'oggi. In occasione di questo anniversario, Doppiozero ha deciso di dedicare a Totò uno speciale in più parti, nel quale le testimonianze d'epoca verranno affiancate alle parole dei nostri collaboratori, ciascuno alle prese con una sequenza, un'immagine o una battuta tratte dagli oltre novanta film interpretati dal grande comico napoletano. Per restituire un ritratto a più voci di un artista rivelatosi, nell'arco di mezzo secolo, davvero inesauribile. Come ogni vero classico.   Penso a Totò tutti i giorni, o quasi. Ci penso quando sono malinconico, ci penso quando sono allegro. Degli attori si dice che restano tra noi in...