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Psicoanalisi

(219 risultati)

Un libro di Federico Leoni / Lacan. Clinica ed etica del godimento

Nel corso di tutto il suo insegnamento Lacan compie uno sforzo enorme, quello di intendere, sempre e comunque, il come e il dove è presente la causa negli effetti – in particolare in quegli effetti di cui la psicoanalisi si occupa e con i quali ha a che fare, e che prendono via via il nome di sintomo, di soggetto, di inconscio, di desiderio ecc.  Che cosa significa tutto ciò? Significa che Lacan ha cercato fin da subito, e progressivamente in modo più radicale e al contempo rovesciato, di intendere la “funzione”, il “peso” dell’incidenza del significante nel funzionamento del significante, della genesi della struttura nella struttura, della costituzione del soggetto nel soggetto costituito, del trauma nel traumatico, del taglio nel dispiegamento dell’inconscio ecc., dunque appunto la “funzione” e il “peso” della causa nell’effetto. Detto altrimenti Lacan sin dall’inizio del proprio insegnamento cerca di cogliere la funzione dell’accadere nell’accaduto, individuando in questo nodo un punto centrale della teoria e della pratica psicoanalitica.   Se si prende come riferimento il testo di apertura degli Scritti, La lettera rubata, si può cogliere come già questo Lacan,...

Scire per causas / Filosofia e psichiatria?

Esito ad affrontare il tema proposto da questo binomio. Le ragioni stanno all’intersezione delle aree semantiche proprie alle due discipline. Che, se fosse vuota, non metterebbe conto parlare del rapporto tra le due. Mentre, se non fosse vuota, richiederebbe di riconoscere quanto la filosofia possa essere psichiatrica e la psichiatria filosofica. Entrambi i temi sono pesantemente a rischio di inquinamento ideologico. I pregiudizi si annidano alla base dei giudizi. Le possibilità sono quattro e per minimizzare il rischio ideologico, probabilmente senza riuscire ad azzerarlo, tento di prenderle in considerazione sincronicamente tutte e quattro, analizzando le loro implicazioni in un contesto ipotetico-deduttivo, potenzialmente scientifico.     1. Se la filosofia è psichiatrica.   Questa è l’ipotesi cui mi sento più vicino e come psichiatra e come epistemologo di provenienza psicanalitica; è perciò quella che svilupperò più a fondo, ben sapendo di suscitare le ostilità del collega filosofo. Il mio pregiudizio è che in comune filosofia e medicina, in particolare filosofia e psichiatria, abbiano di essere due discorsi intorno alla certezza e alla causa.   I due...

Una conversazione con il regista bavarese / La visione estatica di Werner Herzog

Abbiamo incontrato Werner Herzog, che, in quarantacinque anni di attività e con una sessantina di film realizzati, ci ha regalato, anno dopo anno, innumerevoli immagini rare e preziosissime, raccolte in ogni parte del mondo. Il regista bavarese è noto per aver indagato e documentato gli aspetti insoliti della realtà, con visioni, spesso in terre estreme e di confine, tra immaginazione e stupore, con un linguaggio poetico in sospensione tra fiction e documentario. L’intervista parte dall’idea di comprendere cosa sia la visione estatica per Herzog. Abbiamo posto domande soprattutto legate a Encounters at the End of the World (Incontri alla fine del mondo), del 2007, una meditazione – ironica e al contempo costellata di immagini di straordinaria bellezza – sulla natura e sulla comunità scientifica di McMurdo, che fa esperimenti tra i ghiacci del Polo Sud.     Mauro Zanchi: Ci può parlare del suo film realizzato in Antartide?    Werner Herzog: Incontri alla fine del mondo è una sorpresa anche per me. Sono rimasto affascinato da una sequenza di immagini girate sott’acqua, sotto la calotta antartica dell’isola di Ross, immagini di rara bellezza. Immagini che paiono...

Ricordare in analisi / Terapia della sabbia

“Siamo un labirinto di parole, di immagini, di gesti e di espressioni, in continua germinazione, ci perdiamo nella ‘selva oscura’ delle nostre rappresentazioni, ciascuna essenziale, legata dal senso con ogni altra, poi, in un lampo, i fantasmi scompaiono come quando si solleva la nebbia, e resta una sola cosa, l’immagine germinale racchiusa in una foglia, un sasso, una conchiglia, un seme, un fiore”. Maurizio Franco, medico psichiatra che lavora in un servizio pubblico, a lungo responsabile di una comunità per la riabilitazione di pazienti psichiatrici gravi, torna sul luogo del trauma come luogo del delitto, in stanze dove, inesauribile, una corrente continua a circolare. È una stanza, quella dell’incontro analitico, alla quale si approda e poi si ritorna, dove capita di risentire la voce del padre, rivedere i castelli eretti in faccia al mare. Dove “riprovare a scavare nella sabbia asciutta” è una delle esperienze possibili in un setting che prevede la presenza di sabbiere dal fondo e dal bordo azzurro (cm. 57 x 72 x 7). E scaffali “dove la realtà è esplosa, i suoi componenti sono in ordine sparso, per quanto allineati. Regno animale, vegetale, minerale sono apparentemente...

Dal numero speciale di Philosphy's Kitchen / Mito e (neuro)scienze

Pubblichiamo un estratto da un saggio del numero speciale della rivista Philosphy's Kitchen, MITO. Mitologie e mitopoiesi nel contemporaneo (a cura di Giovanni Leghissa ed Enrico Manera). Pensato come espansione del volume Filosofie del mito nel Novecento, Carocci 2015, il numero della rivista ospita interventi dedicati alle forme contemporanee della mitologia nel Novecento in diversi ambiti (arte, letteratura e cinema, storiografia, mito, esoterismo, scienze cognitive).   L'intelligenza del dio   Molti sono gli antropologi e gli psicologi di orientamento cognitivo che sostengono che le credenze religiose e mitiche siano una conseguenza naturale dell'evoluzione della mente umana, o mente/cervello, come si dovrebbe dire per sottolineare l'impostazione materialista di questi autori. Considerando il suo ruolo fondamentale nella storia delle scienze cognitive, un punto di vista interessante è quello di Howard Gardner, il padre della teoria delle «intelligenze multiple» (Gardner, 1987). Gardner (2000) analizza la possibilità di una forma autonoma di intelligenza, spirituale o religiosa, che comprenderebbe due abilità principali: realizzare particolari stati fisici coinvolti...

Il carteggio tra scienza e psicoanalisi / Jung e Pauli psiche e atomi

Tra il 1932 e il 1957, il futuro premio Nobel per la fisica Wolfgang Pauli e Carl Gustava Jung, padre della psicologia del profondo, intesserono un fittissimo carteggio alla ricerca di un terreno comune tra realtà fisica (Wirklichkeit) e realtà psichica (Realität) che si rivelò per entrambi estremamente fecondo per la chiarificazione e la ristematizzazione di alcuni concetti chiave al centro dei loro futuri lavori. Ce ne rende finalmente conto nella sua interezza l’edizione italiana a cura del fisico Antonio Sparzani e della psicoanalista junghiana Anna Panepucci, recentemente uscita per Moretti & Vitali: Jung e Pauli. Il carteggio originale: l’incontro tra Psiche e materia, pp. 392, euro 30. Tuttavia, contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, l’incontro tra i due non fu dovuto a questioni scientifiche ma a ragioni cliniche. Wolfgang Pauli, che nel 1932 era già riconosciuto come uno dei più eminenti rappresentanti della fisica meccanica e di cui Einstein aveva pubblicamente lodato “la comprensione psicologica dell’evoluzione delle idee, l’accuratezza delle deduzioni matematiche, la profonda intuizione, la capacità di presentazione del lavoro con sistematica lucidità, la...

Viltà e indifferenza della gente? / Sara di Pietrantonio

Sara di Pietrantonio, 22 anni, studentessa, è stata aggredita, uccisa e bruciata dal suo ex-fidanzato respinto, una guardia giurata, in una strada di periferia di Roma nel maggio del 2016. In questo feroce delitto l’opinione è stata particolarmente colpita dal fatto che la ragazza assalita, pur avendo chiesto aiuto alle auto che passavano, non è stata soccorsa da nessuno.  Sin dagli anni ‘60 negli Stati Uniti episodi analoghi sollevano un ampio dibattito sia nei media che tra gli specialisti. Ogni tanto qualche ragazza viene aggredita o uccisa da uno o più uomini in zone frequentate, ma nessuno interviene. Viltà e indifferenza della gente? Secondo molti psicologi cognitivi le cose sono più complesse.   Anni fa una mia amica straniera venne rapinata del suo orologio da un piccolo gruppo di ragazzi in pieno centro di Napoli, varie persone avevano assistito all’evento. Quando, dopo la rapina, chiese agli astanti “ma perché non mi avete aiutata?”, le persone sembravano cadere dalle nuvole: “Pensavamo che si trattasse di una lite tra fidanzati”. Strana una lite tra una donna e tre fidanzati… Quando una donna viene attaccata, nessuno capisce bene; si pensa sempre che sia un...

Lo scrittore tedesco e l’uso delle immagini / W.G. Sebald e le farfalle

Spesso pensiamo che l'immagine venga catturata. “Cacciatore di immagini”, ci dice l'espressione per indicare il fotografo. Certe volte, tuttavia, non siamo noi ad afferrare l'immagine, ma piuttosto è lei a catturare il nostro sguardo. Si tratta in ogni caso di quello che suggerisce Walter Benjamin nel racconto del ricordo d'infanzia di una caccia alle farfalle: “Quando una vanessa o una sfinge, che avrei facilmente potuto superare, si prendeva gioco di me col suo temporeggiare, ondeggiare e sostare, allora avrei desiderato dissolvermi in luce e aria, solo per avvicinarmi inosservato alla preda e poterla sopraffare. E il mio desiderio si realizzava a tal punto che ogni vibrare e oscillare di quelle ali in cui mi ero smarrito sfiorava o inondava anche me. Cominciava a valere tra noi l'antico canone della caccia: quanto più io stesso con tutte le fibre aderivo all'animale, quanto più nell'intimo divenivo farfalla, tanto più l'insetto nel suo agire assumeva il colore dell'umana determinazione, e infine era come se la sua cattura fosse il prezzo in virtù del quale unicamente potevo riappropriarmi del mio essere uomo”.   In questo racconto, Benjamin descrive un'esperienza dello...

Metafore dell’oblio / Delete, l’arte di dimenticare

Prologo: B.I.   Inizierò con un prologo. Nell'aprile del 1995 comparve sulla rivista «Iride. Filosofia e discussione pubblica» un mio saggio dal titolo: Il velo e il fiume. Riflessioni sulle metafore dell'oblio. Quando l'articolo uscì non sapevo ancora che il mondo sarebbe cambiato di lì a pochissimo per me e per molte altre persone comuni (per gli addetti ai lavori ovviamente già prima); proprio due mesi dopo mi recai negli USA con una fellowship e lì, nella biblioteca dell'Università di Princeton, assistetti per la prima volta alle prestazioni di Internet; mi fecero infatti vedere come era possibile collegarsi a siti di altre università e entrare in relazione col mondo. Nel 1996, prendendo servizio all'università a Lugano, ebbi il mio primo indirizzo elettronico e la possibilità di mettermi in contatto con la posta elettronica con chiunque sulla terra avesse un analogo indirizzo. Di quel momento alla Firestone Library ho il ricordo vivissimo di un'esperienza sconvolgente, mentre di altri momenti trascorsi a Princeton conservo un ricordo sbiadito. In questo prologo, intitolato b.I., before Internet, ho usato alcune metafore della memoria e dell'oblio per poter raccontare...

La summa di Joseph LeDoux / Ansia

Quando mi è stato segnalato per una recensione il saggio pubblicato da Raffaello Cortina intitolato Ansia e scritto da Joseph LeDoux, uno dei più eminenti neuroscienziati americani che da oltre trent'anni è impegnato nello studio delle relazioni tra il cervello umano e le emozioni, ansia e paura in particolare, ho chiesto di mandarmene una copia. La mia richiesta è stata accolta con sollecitudine e ventiquattr'ore dopo mi è arrivato un pacco su cui era scritto, a caratteri cubitali, URGENTISSIMO. Appena l'ho visto mi ha preso un attacco d'ansia! Cosa voleva dire quell'urgentissimo? Era una sfida, una minaccia, un avvertimento? Ancora non lo sapevo, ma stavo facendo esperienza del meccanismo che scatena l'ansia: la percezione di una minaccia al mio benessere presente o futuro. Il toro va preso per le corna e bisogna affrontare quello che ci mette in ansia. Mi sono subito immersa nel libro.    Si tratta di un saggio importante, di oltre seicento pagine, circa duecento delle quali sono dedicate alle note e a una bibliografia che dire esauriente sarebbe riduttivo. È scritto in modo gradevole e, nonostante sia impegnativo, è di agevole lettura. Si può affrontarlo a due...

Intorno al risentimento (parte seconda) / Rancore

Rimorso    Il rancoroso possiede una memoria implacabile, non può perdonare né perdonarsi, e condivide molti tratti simili a chi soffre del sentimento di vergogna: è offuscato dalla memoria di un passato da cui non può separarsi e che non può tenere a distanza. Ciò che manca a chi soffre di questo sentimento è la capacità di ri-vivere, quindi di trovare un senso all’offesa patita, di farla transitare attraverso l’esperienza del proprio vissuto; non si congeda mai dal ricordo della frustrazione, torna a sentire le offese narcisistiche ricevute, edipiche o fraterne, che non si vogliono o non si possono dimenticare o perdonare. Sia nel risentimento, come nella vergogna, appare la figura del “rimorso”, il tornare a mordere o mordersi, sotto la pressione di un’emozione, dice Kancyper, specifica, ripetitiva, alimentando l’attesa di nuove vendette rivolte, prima di tutto, contro se stessi.   Lo psicoanalista sottolinea come il rimorso sia ben altra cosa rispetto all’odio; mentre il rimorso promuove una circolarità regressiva e sadica, l’odio può invece promuovere un movimento centrifugo della libido. Rifacendosi al Freud di Pulsioni e loro destini (1915), Kancyper...

Un Celati anni '70. Intervista con Cerritelli / Contro le Avanguardie

Avviandosi a concludere la sua tesi di laurea con un’appendice costituita da varie interviste ad artisti, storici dell’arte e intellettuali operanti a Bologna, Claudio Cerritelli (1953) incontra il suo professore del Dams Gianni Celati raccogliendo alcune riflessioni intorno al concetto d’avanguardia.   Claudio Cerritelli : Mi rendo conto che non è semplice venire qui a chiederti cose specifiche che mi siano direttamente utili. Mi hai già fatto presente la tua difficoltà dicendomi che hai spesso atteggiamenti critici irrazionali. Questo potrebbe interessarmi di più. Perciò non rinuncio a chiederti quali sono le tue idee intorno a tutto un universo avanguardistico, sia quello storicamente già concluso, sia quello che ancora sta marciando. Come vedi questo fatto, riferito anche alla tua esperienza?    Gianni Celati: Non so come lo vedo; anzi, soprattutto, non mi interessa vederlo, avere una cosa definita. Dal punto di vista delle cose che mi sono girate intorno mi sembra che ci sia un punto di riferimento fisso: l’irruzione della Pop Art. Mentre in fondo tutte le avanguardie storiche (a cominciare da Baudelaire fino a Benjamin, Sanguineti etc.) esprimono il discorso...

Il mood dominante della nostra epoca / Risentimento

Non c’è dubbio: il risentimento è il mood dominante della nostra epoca. Sempre più spesso gli individui provano un senso di animosità verso gli altri, verso il mondo in generale – livore, astio, ostilità, odio, inimicizia, invidia, malignità, acredine, malevolenza, accanimento, vendetta –, come risposta a offese, affronti o frustrazioni che ritengono di aver subito. Ritengono, ma non è detto che sia davvero così, o che sia accaduto nel modo in cui gli individui suppongono e manifestano agli altri. Sempre più spesso accade che le persone covino un’avversione. Si tratta di un sentimento lungamente coltivato che poi esplode all’improvviso, inatteso anche agli stessi protagonisti. In moltissimi casi il rancore ha origine dal senso di vergogna provato. Rancore e vergogna sono strettamente collegati. Col trascorrere del tempo, sostengono gli psicologi, l’interiorizzazione dell’emozione della vergogna, con la visione svalutativa di sé che provoca, con la lacerazione narcisistica che genera, può portare all’elaborazione di forme d’odio occulte nei confronti di coloro che vengono ritenuti, a torto o a ragione non importa, responsabili della frustrazione, o dell’offesa, subita.  ...

Un delitto perfetto? / Caso Varani. Il movente c’è eccome!

A bocce ferme, possiamo dircelo: c’è qualcosa che ci si poteva aspettare di leggere nella miriade di editoriali e commenti suscitati dall’omicidio di Luca Varani, e che non è stato (quasi) mai detto. Probabilmente non occorre ripetere particolari che ormai tutti conoscono. A Roma, nel quartiere Collatino, la notte tra il 3 e il 4 marzo Varani, ventitré anni, è stato lungamente seviziato e assassinato da due uomini sui trent’anni, Marco Prato e Manuel Foffo, nell’appartamento di quest’ultimo. Le ragioni del delitto non erano chiare. La larga quantità di droga (cocaina e altro) assunta dagli omicidi poteva al massimo amplificare una distorsione più profonda.   Non c’è quotidiano che non abbia pubblicato un editoriale  – o due, tre, cinque – sulla vicenda. Ma la ricerca delle cause ha preso subito una direzione ben precisa: il delitto del Collatino come sintomo di un disagio universale, storico, esistenziale. Questa chiave di lettura è stata perseguita ad oltranza, con pagine e pagine  di commenti sul “problema del male”. Ancora il 20 marzo l’inserto culturale del “Corriere della sera” pubblicava tre pagine in cui “medici, scienziati, umanisti, artisti” ragionavano “...

Il soggetto perduto del desiderio / Il Lacan di Recalcati

Nel secondo volume della sua grande monografia (Jacques Lacan. La clinica psicoanalitica: struttura e soggetto), Massimo Recalcati descrive prevalentemente le forme che la malattia psichica può assumere. Sin dalle prime righe, egli sottolinea l’essenzialità della clinica nella ricerca di un autore che, a partire dal 1966, l’anno di pubblicazione degli Scritti, ha fatto irruzione anche sulla scena filosofica ed è diventato un riferimento tra i più fecondi – anche per chi lo ha rifiutato – nella filosofia contemporanea. Le mie riflessioni ovviamente non contrastano con quanto afferma Recalcati, e cioè che la teoria del soggetto, del desiderio e del godimento, del significante e dell’oggetto piccolo (a) derivano da una creatività teoretica che s’intreccia continuamente e in misura fondamentale con la pratica clinica. Vorrei piuttosto sottolineare l’interesse e gli stimoli che questo secondo volume può suscitare nel lettore che non dispone di una formazione clinica: dalle forme patologiche affiorano le figure del desiderio, e le domande sull’esistenza in quanto elaborate da quel soggetto plastico che noi siamo. Mi sembra perciò legittimo indicare alcune questioni filosofiche che...

Uno dei più notevoli e originali psicoanalisti italiani / Elvio Fachinelli: una nuova lingua per la psicoanalisi

La recente pubblicazione di alcuni scritti politici di Elvio Fachinelli, curati con attenzione dal filosofo Dario Borso, col titolo semplice ma suggestivo Al cuore delle cose (DeriveApprodi, Roma), suggerisce un bilancio dell’opera di una tra le figure più notevoli e originali della psicoanalisi italiana. Non a caso Jacques Lacan aveva sempre considerato, sin dalla fine degli anni sessanta, il giovane Elvio Fachinelli come il suo erede più promettente in Italia, il quale però, non a caso, come tutti i suoi migliori allievi, aveva fatta propria l’indicazione di Lacan: “fate come me, non imitatemi!”. In Fachinelli, nella persona e nell’opera, non ritroviamo, infatti, nessuna di quelle farsesche riproduzioni dello stile di Lacan – alla Verdiglione per intenderci – che hanno contrassegnato e penalizzato gravemente la diffusione del lacanismo in Italia negli anni Settanta.   Fachinelli, pur conservando una posizione critica nei confronti del suo establishment, resta membro della Società psicoanalitica italiana rifiutandosi di finire fagocitato nel culto della personalità del grande psicoanalista francese – destino fatale per quasi tutti i suoi allievi, francesi e non. E tuttavia...

Come parlare della guerra in casa / L'Isis e i bambini

Io ho visto in televisione che c’era la guerra, ho sentito parlare della guerra nel telegiornale, io ho sentito alla tv che facevano la guerra. I piccoli captano segnali, intercettano sguardi, spiano le smorfie sui volti dei grandi per decidere se è il caso di allarmarsi oppure si può stare tranquilli. I recenti attentati terroristici possiedono la particolarità delle cosiddette “nuove guerre” degli anni Novanta del Novecento, tutte indissolubilmente legate alla loro rappresentazione mediatica ed estetica. Il contatto con il Male avviene sullo schermo, “focolare virtuale” che mette in comunicazione nostre e altrui identità. In ogni momento e a ogni latitudine è possibile l’“irruzione dell’imprevisto catastrofico”: dopo l’11 settembre 2001 la guerra invisibile è diventata un filo che penetra sottotraccia, rimescolando pensieri, shakerando emozioni. Le vittime e i carnefici, i “valori” dell’Oriente e dell’Occidente, la politica e la violenza sono sprofondate insieme nel cratere di Ground Zero. Le due torri gemelle infuocate e spezzate ormai stanno lì, ficcate nel nostro immaginario di adulti, gli ultimi attentati suicidi nelle capitali europee amplificano la guerra psichica, che...

Un libro recente di Gérard Haddad / Psicoanalisi del fanatismo

Dans la main droite de Dieu. Psychanalyse du fanatisme, di Gérard Haddad, parla di quanto accade da qualche tempo a questa parte – sempre più di frequente – nel mondo moderno: il risorgere del fanatismo. Il libro si divide in due parti. La prima parte del libro s'intitola “Le leggi del fanatismo” e descrive il fenomeno di massa: il fanatismo come soggetto collettivo. Oggi il turno è stato preso dai fanatici millenaristi, che non sono solo islamici. In altre epoche si è trattato di altre forme: pulizie etniche, purghe staliniste, stragi perpetrate nell'indifferenza e negate – come quella degli Armeni – fascismi – quello italiano è l'avanguardia – fino al nazismo, progetto eugenetico di sterminio di disabili e pazienti psichiatrici. Infine il progetto di produzione dello sterminio di massa degli ebrei, la Shoah. Il progetto dei fanatici millenaristi contemporanei consiste nello sterminio di chiunque non concepisca la fede come un progetto di sterminio generalizzato, una sorta di circolarità dello sterminio. A prima vista, il fanatismo è una lotta fratricida totale: ebrei, cristiani, laici, islamici. Il suo teorema è la distruzione dell'umanità. In questa lotta contro gli...

Che cosa significa Incassare? Risparmiare? Sprecare? Consumare? / Mida a Wall Street

“La storia degli uomini è un attimo tra due passi di un viandante” ha scritto Kafka e i quindici saggi in cui si articola Re Mida a Wall Street (a cura di Federico Leoni, Mimesis, 2015) provano a far durare quell’attimo convertendolo in moneta e lasciando poi che circoli tra le parole che il discorso filosofico, psicoanalitico ed economico, hanno messo a disposizione di quella “storia di uomini” affinché non cessasse di scriversi. Una storia il cui senso – “nexum rerum storico e non premessa naturale” come precisa Fachinelli in uno dei due testi ‘ritrovati’ e messi a disposizione del lettore nella sezione Materiali – si lascia però solo intravedere, dire a metà, indovinare perché, se la parola è come la moneta, l’oro del linguaggio, la Chose che infinitamente si esprime e brilla nelle perle della collana significante, è, per sua natura, inafferrabile.  È stato Henri Bergson a fornire di questa infinita impareggiabilità una delle più belle immagini quando, per illustrare il principio metafisico di pienezza e continuità, ne L’évolution créatrice, si serve di un’immagine economico-alchemica e scrive: “la métaphysique établit entre l’éternité et le temps le même rapport qu’...

Una mostra al Macro di Roma / egosuperegoalterego

Qualche mese prima dell'inaugurazione della mostra egosuperegoalterego il Macro, il museo che la ospita fino all'8 maggio 2016, promosse la campagna #macroego, invitando il pubblico a inviare i propri autoscatti per vederli esposti assieme alle altre opere. Le prime cento immagini avrebbero formato la copertina del catalogo della mostra, una raccolta di interventi critici dedicati allo sguardo degli artisti sull'identità propria e altrui. Il dato surreale è che quest'immagine nata per celebrare il tema della visione autoriflessa risulta nei fatti anonima: lo sguardo non riesce a concentrarsi su un volto né a trattenere più di una rapida impressione, rimbalza da una faccia all'altra cogliendo solo i lineamenti umani più riconoscibili – occhi, naso, bocca – senza comprendere molto altro.  Nella mostra un'installazione di Mariana Ferratto, Allo specchio, riproduce l'osservarsi come dialogo privato in cui subentra sempre la visione di qualcun altro. Le donne che sembrano specchiarsi rivelano quella sottile mimica che nasconde la ricerca di una conferma: la garanzia che ciò che vediamo sia aderente a un'immagine inconsciamente interiorizzata che soddisfa i canoni estetici...

Uno psicoanalista per non psicoanalisti / Fachinelli: il cuore come campo d'indagine

Curato da Dario Borso, Al cuore delle cose. Scritti politici (1967-1989), è un insieme inedito di opere di Elvio Fachinelli per DeriveApprodi. Si tratta in gran parte di scritti apparsi su giornali e riviste, compresa L'erba voglio, tra il 1967 e gli ultimi tempi della sua breve vita.Il testo è corredato da una biografia sintetica dell'autore, morto prematuramente nel 1989, e di una intervista autobiografica svolta l'anno antecedente la sua scomparsa.Nell'introduzione Borso afferma che questi scritti mostrano che il paziente più difficile di Fachinelli fu l'Italia. Emerge infatti un corpo a corpo dello psicoanalista di Luserna con il nostro paese, ma anche con i corpi del paese. I Pierini – che hanno il merito di avere ciò che per i Gianni è esclusione – e, appunto, i Gianni, i figli dell'Italia reale, povera e ancora in molta parte analfabeta o semianalfabeta. “Noi Pierini assumiamo come nostro diritto, merito e premio ciò che per loro si è dimostrato condanna, biasimo ed esclusione”. Così in un saggio, presente nel libro, del 1967. Uno psicoanalista bizzarro – quando mai a quell'epoca la psicoanalisi europea si occupava dei poveri? – e coraggioso. In quegli anni, prima...

Le passioni tristi di Benasayag

Gli psi   Sono usciti di recente in Italia due libri di Miguel Benasayag: Oltre le passioni tristi, per Feltrinelli, e Il cervello aumentato, l'uomo diminuito, per Erickson. Benasayag merita attenzione, come scrittore e come clinico, per il suo pensiero e la sua biografia. Una biografia che non è solo legata alla formazione più o meno classica, ma che si avvale di un'esperienza vissuta intensamente, in cui l'autore ha provato “sulla pelle” la tortura e gli eventi storici del golpe argentino, l'oppressione sociale e la dittatura.  A poco più di dieci anni da L'epoca delle passioni tristi – Les passions tristes, scritto con Gerard Schmit – Benasayag scrive, oggi, Oltre le passioni tristi. L'epoca delle passioni tristi è superata. Fin qui siamo alla buona riuscita di un espediente editoriale. In realtà il testo francese ha un altro titolo: Clinique du mal-être, con un lungo sottotitolo che potrebbe essere tradotto con: gli psi di fronte alle nuove sofferenze psichiche.  Ma chi sono gli psi? Con questo termine credo che Benasayag intenda: psicologi, psichiatri, psicoterapeuti,...

La morale dell’amorale. Meglio Samuel L. Jackson di Di Caprio

Sono appena usciti due western molto simili tra loro in termini di fotografia, effetti tecnologici, paesaggi, suoni. Insomma: in termini cinematografici. Benché The Hateful Eight, di Quentin Tarantino, privilegi gli interni e The Revenant di Alejandro González Iñárritu, gli esterni, i due film sembrano girati insieme. Visti uno dietro l'altro, a parte la breve passeggiata per cambiare sala, avete la sensazione di rimanere negli stessi luoghi, benché in epoca storica differente.   Sul piano psicologico invece i due film sono opposti.   The Revenant racconta la storia di un eroe giusto, padre di un ragazzo “meticcio”. Un Leonardo Di Caprio che ha dismesso la sua espressione ambivalente, tipica dell'antieroe. Ci sono i francesi, alleati con una tribù indiana, e gli inglesi. I francesi sono arroganti e imbroglioni (vecchia storia tra puritani e libertini), gli indiani sono aggressivi perché imbrogliati dai francesi e gli inglesi siamo noi, il pubblico, che fin da subito entra a far parte del gruppo inglese. Ben presto lo schema si riproduce dentro il gruppo inglese. Se si legge la Morfologia della...

Il dizionario della complessità

Provate a immaginare di prendere a prestito il signor Palomar dal libro omonimo di Italo Calvino e di fargli osservare, una notte d’estate, il cielo. Esso lo colpirà immediatamente per la confusione di stelle, disperse a caso. Provate ora a indurre il signor Palomar a esaminarlo una seconda volta. Quel disordine gli apparirà come un ordine cosmico, imperturbabile notte dopo notte. Ma c’è anche una terza visione, da farsi a tavolino, col ragionamento, quella a cui il signor Palomar può pervenire per iniezione di un nuovo e formidabile disordine in quest’ordine. Qui egli potrà vedere, attraverso una binocularità mentale, un universo che si organizza disintegrandosi. È quello in cui le stelle nascono, esplodono, muoiono: è l’universo in espansione e in dispersione, in cui ordine e disordine convivono in uno strano rapporto.     Ora provate a mandare il signor Palomar a incontrare un gruppo di evoluzionisti postdarwiniani, anche loro gli faranno osservare il cosmo, quello dell’evoluzione della vita. Qui la fissità delle specie si riproduce impeccabile attraverso i millenni in...