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Psicoanalisi

(232 risultati)

Jonathan Littell. Trittico

Non è molto sorprendente che uno scrittore come Jonathan Littell, così affascinato dalla violenza da farne il centro propulsore del suo talento, si sia deciso a comporre un Trittico di studi su Francis Bacon (trad. di Luca Bianco, Einaudi). A volte, soprattutto nel primo dei tre pannelli del libro, sembra adoperare la stessa intensità analitica, insieme fredda e appassionata, dei reportages dalla Cecenia e dalla Siria – per tacere delle pagine più truculente delle Benevole. Com’è noto, molti detrattori di Littell vedono in questa ossessione nient’altro che una cinica ricerca di effettacci a scopo scandalistico-commerciale. Ma c’è una critica delle intenzioni e una critica dei risultati, e confonderle genera spesso abbagli moralistici.     Personalmente, l’eventuale cinismo di Littell mi interessa poco, non essendo né sua moglie né il suo confessore, e trovo nei suoi libri non una serie di argomenti, ma un mondo, cioè qualcosa di retto da leggi coerenti, che sono come l’impalcatura invisibile che soggiace la varietà dei fenomeni. Il principio fondamentale di...

Tavoli | Luigi Zoja

Piccolo, il tavolo, ma doppio; almeno nel momento in cui viene scattata questa fotografia. Infatti, sulla pila di carte a destra è appoggiato e ripiegato il foglio di un quotidiano tedesco; e con la pagina si piega anche la vignetta, a commento di un articolo sul tema del genocidio. Potrebbe essere la recensione di un libro curato da Sybille Steinbacher, Holocaust und Völkermorde (2012). Nella vignetta uno scheletro sta scavando una fossa – sotto un tavolo appunto –, forse quello di inutili trattative. Naturalmente è una coincidenza, ciò che conta è l’argomento della recensione; ma la tentazione è di pensare il contrario, tanto è attraente in motivo del doppio proprio lì dove lavora uno psicoanalista. Sta di fatto che il tavolo disegnato è come en abyme rispetto alla foto che ritrae il tavolo reale e le sue adiacenze.   Lo spazio della scrivania è piccolo, si diceva, tanto che la stampante, collocata su un altro tavolinetto di legno, se ne prende una parte e lascia poco spazio a un portatile bianco e a tre pile di carte da un lato e dall’altro.   A sinistra c’è un...

La difficile situazione dell'arte contemporanea

Lo so, non toccherebbe a me scrivere di questo libro, essendone il curatore, non si tratta però di una recensione ma solo di informazioni che spero utili. Ricordo velocemente che il volume in questione, Arte dal 1900, uscì in prima edizione nel 2004, in traduzione italiana nel 2006. Scritto da quattro degli storici dell’arte contemporanea più accreditati e combattivi della scena internazionale, benché o proprio perché fortemente assestati su posizioni audaci, da allora non ha fatto che influenzare in un modo o nell’altro, per adesione o per reazione, comunque per vastità e varietà di temi, oltre che per la loro trattazione approfondita e stimolante, gli studi di settore di tutto il mondo, Italia compresa. Impostato per anni, invece che per movimenti artistici o decenni come è maggiormente d’uso nei manuali, ha anche reinventato questa formula accattivante e insieme significativa, benché scombini un poco le abitudini didattiche a cui siamo abituati.   È uscita da qualche mese la seconda edizione che qui vogliamo presentare, perché non è né una semplice ristampa n...

Massimo Recalcati. Il vuoto e il resto

Per misurare il successo che ha riscosso l’opera di Massimo Recalcati negli ultimi anni, non basta andare a vedere gli straordinari dati di vendita dei suoi libri, la sua regolare presenza nei maggiori festival culturali italiani, i numerosi editoriali su La Repubblica o la partecipazione e l’interesse che riscuotono sempre le sue conferenze pubbliche. Ci pare ancora più significativo il fatto che le riflessioni di Recalcati siano ormai diventate parte del discorso culturale pubblico. L’influenza di un intellettuale non la si giudica soltanto dagli interventi di cui è direttamente protagonista, ma anche da come le sue parole d’ordine e riflessioni diventino patrimonio collettivo e si riproducano in modo “virale” indipendentemente dal suo controllo. Per chi lo segue da qualche anno non può che fare un certo effetto – anche se non sorprendere fino in fondo – vedere espressioni come “padre simbolico” o “desiderio dell’Altro”, che fino a poco tempo fa erano conosciute soltanto dalle piccole comunità di chi si interessava alla psicoanalisi lacaniana, essere pronunciate da...

Lars Von Trier. Nymphomaniac vol. 1

Presentato alla 64esima Berlinale anche se fuori concorso, Nymphomaniac vol. 1 ha sollevato il morale di tutti, reduci da quattro giorni di un festival che, perlopiù, ha regalato poche sorprese. L'ultimo lavoro di Lars Von Trier, che il pubblico danese aveva già visto la vigilia di Natale, è stato offerto al festival di Berlino in versione integrale. Ma le due ore e mezza non pesano, e anzi, si concludono con la voglia di vedere il seguito. E al più presto.     Voglia, in un film sulla ninfomania, potrebbe sembrare la parola chiave, ma ciò che più balza all'occhio è qui il tono umoristico, che bilancia e sostiene meravigliosamente il contorno cupo e drammatico della vicenda. È molto cupa, sì, ma “agganciante” la scena di apertura: Charlotte Gainsbourg distesa per terra, apparentemente priva di sensi e ferita, in un vicolo buio circondato da muri cechi dalle mattonelle scure, sotto una pioggia debole ma insistente, su cui il regista si sofferma per diversi minuti prima di mostrarci la protagonista. Poi lo stacco, violento quanto improvviso, con “Führe mich” (“...

Cinelogos: un incontro con Valerio Magrelli

Cinelogos  organizza ogni anno tre o quattro seminari che si svolgono generalmente nell’arco di 24 ore e che, a partire dal cinema, trattano argomenti soprattutto di carattere filosofico, sociologico o psicologico. Viene invitato un lecturer che sceglie il tema e con il quale vengono concordati i testi cinematografici di riferimento.  Negli anni si sono avvicendati filosofi come Giulio Giorello, Umberto Curi, Adriana Cavarero, Telmo Pievani e psicologi o psicoanalisti come Gustavo Pietropolli Charmet e Giuseppe Civitarese.   Cinelogos nasce nel 2004 ad opera del filosofo italiano Aldo Giorgio Gargani, scomparso nel 2009, e di due formatori senior attivi da anni nel campo della formazione manageriale e accomunati dalla passione per il cinema, Dario D’Incerti e Giuseppe Varchetta. Le attività formative di Cinelogos sono da subito orientate ad attirare un pubblico formato prevalentemente da professionisti in aree di sapere anche diverse fra loro, accomunati significativamente dall’interesse a sviluppare la propria capacità riflessiva, in un contesto gruppale, su alcuni temi particolarmente rilevanti per l'azione professionale...

Judith Butler. La vita psichica del potere

«Un libro denso, claustrofobico e volutamente fastidioso: è un libro-chiave di Judith Butler». Federico Zappino ci accompagna dentro il più cupo forse dei lavori della filosofa americana. De La vita psichica del potere (Mimesis, pp. 254, euro 20), lui ha curato la traduzione e ci ha aggiunto due splendidi contributi, compresa una conversazione ricca di spunti e di riferimenti con Lorenzo Bernini, autore del recente Apocalissi queer per le edizioni Ets. Zappino è assegnista di ricerca in Filosofia politica all'Università di Sassari. È sua la  messa in traduzione di Stanze private. Epistemologia e politica della sessualità di Eve K. Sedgwick (Carocci, 2011), l'altra matriarca del queer. Riconosciuta come una delle più importante filosofe contemporanee, Judith Butler nel nostro Paese sta vivendo una grande fortuna.     Butler scrive questo libro a qualche anno di distanza da Gender Trouble, cioè la sua irriverente e rivoltosa riflessione queer attorno al genere, alla sessualità, alle identità. Perché questo lavoro invece è così cupo?   È un...

David O. Russell. American Hustle

“Il carnevale era il mio sogno di bambino. Ma avevo questo incubo che continuava a ripetersi. Sognavo di avere una serie di maschere sul viso. Ogni volta che ne toglievo una, ce n’era sempre un’altra… e poi un’altra ancora, e poi un’altra ancora. Non riuscivo più a ritrovare il mio viso”. È una testimonianza che riporta la psicoanalista Eugénie Lemoine-Luccioni in un libro, vecchio di trent’anni ormai, dedicato alla psicoanalisi della moda. Si sa che la maschera infatti, così come il velamento dell’abito, allude sempre al fatto che vi sia qualcosa sotto. Ma siamo sicuri che sotto ci sia davvero qualcosa? E se il nostro viso non fosse nient’altro che l’effetto di una maschera? E se dietro alla maschera non possa che esserci un’altra maschera?     La nostra società è ossessionata dallo smascheramento, dall’atto di svelare, di voler andare a vedere “cosa c’è sotto”. Si vuole sapere cosa dicano i politici nei fuori onda, di cosa parlino nelle telefonate private, persino come sia la loro vita sessuale. Anche il giornalismo...

Tavoli | Massimo Recalcati

Il luogo di lavoro di Massimo Recalcati non è il tavolo, ma lo studio dell’analista. L'analista non procede con l'addizione e l’accumulo, ma con la sottrazione. Il suo lavoro è quello di operare dei tagli e delle interruzioni nel discorso dell'analizzante in modo che il flusso di pensieri acquisisca una punteggiatura inedita.   Il tavolo dell'analista non è dunque il tavolo di chi prova a produrre l'evento del pensiero con l'accumulo del sapere è invece il tavolo di chi opera coi detriti dell'atto analitico: quel sapere che viene fatto in frantumi durante l'analisi. Se infatti l'analisi produce un pensiero non è dell'ordine del sapere, ma di quello della verità. E su questo tavolo vediamo tanti libri che hanno attraversato in modo singolare quella particolare esperienza del pensiero che è la psicoanalisi: Victor Tausk il cui suicidio a quarant'anni fu una pietra dello scandalo del primo movimento psicoanalitico; un lacaniano "militante" e di sinistra come Jorge Aleman; una žižekiana à la page come Alenka Zupančič, ma anche un filosofo molto vicino alla...

Presenza/Assenza del padre

Potremmo definire questo periodo storico come quello del lamento per l'assenza dei padri. E poiché ogni tendenza esprime una controtendenza, abbiamo fortunatamente anche una letteratura che insiste sull'importanza del Padre. Ivo Lizzola ha pubblicato di recente, presso Pazzini, La paternità oggi. Tra fragilità e testimonianza. Pedagogista e collega all'Università di Bergamo, Lizzola presenta un discorso differente sul Padre: più che lamentarne l'assenza, ne sottolinea l'importanza per il figlio, poiché ogni padre è padre del figlio e ogni figlio è figlio del padre. Legame che presuppone l'elezione, la scelta.   Lizzola rileva che “quella del padre è una precedenza che lascia essere, non una precedenza che incombe”. La paternità è, in qualche modo, sempre un'adozione. Una scelta propria del padre, che apre al figlio mondi possibili. Una scelta sui generis, non programmabile. Non è finalità cosciente, siamo di fronte a un paradosso.   Il padre è sempre anche un figlio nella trasmissione generativa e, come asserisce il...

Fragilità

Abbiamo nei bambini uno dei punti di nostra massima fragilità. Ciò che accade loro riflette e amplifica la percezione della nostra posizione nel mondo. Da qui la tendenza a isolare il bambino, a proteggerlo come una merce preziosa, ma anche a esibirlo come uno status symbol, specchio degli adulti e insieme prolungamento della naturale esposizione dei loro corpi. Sarà forse per questo che, leggendo il libro di Yann Diener Un bambino viene agitato (sottotitolo: Lo Stato, gli psicoterapeuti e gli psicofarmaci, Edizioni ETS), abbiamo la sensazione che, più che prendere in cura l’infanzia, una società come la nostra miri in primo luogo a proteggere se stessa dai propri fantasmi e a realizzare le proprie aspirazioni recondite.   Nell’ostacolo su cui il bambino s’incaglia è la nostra stessa fragilità a venire bruscamente risvegliata. Capita di accorgersene all’improvviso, per quanto lo si presentisse già da prima. Come uno strattone il cui effetto si estenda a tutto il corpo, le difficoltà del bambino si amplificano in noi esponenzialmente.   Capita che da una complicazione...

La paura

Noi italiani oggi non contiamo più nulla, esclama la signora in coda mentre entrano due occhi che definisce a mandorla. Mi fanno paura, sussurra. Lo sa che gli zingari hanno segnato le porte che vogliono svaligiare, mi dice la vicina di pianerottolo: non dormo più dalla paura. Le rapine alle prostitute che lavorano in casa hanno subito un incremento, mi confida il taxista che fa il turno di notte, ma non denunciano. Hanno troppa paura.   E camminando di notte nel centro di Milano semideserto e buio e vedendomi venire incontro l’incauto avventore, ebbi un sobbalzo nella regione epigastrico-duodenale che a buon diritto chiamai paura, o vigliaccheria emotiva. Sono i momenti in cui amo la polizia, cantava Giorgio Gaber in La paura.   Se mi potessi mettere al suo posto avrei meno paura, mi dice la persona che nella stanza d’analisi è seduta di fronte a me. Ha vent’anni ma ha paura di morire e così sogna la data della sua fine, mentre di giorno effettua i controlli sui suoi organi. Che sente vivi, dunque pericolosi. È la posizione del figlio unico, sdraiato tra i genitori anche da adulto, che trasforma la casa in...

La scomparsa dell'infanzia

Un breve articolo di Paolo Mastrolilli sulla Stampa del 17 dicembre scorso – Usa:“Basta psicofarmaci ai bambini” Triplicato il loro uso in quindici anni – sollecita una riflessione più ampia. Qualche giorno prima, il 15 dicembre, appare sul New York Times un articolo di Alan Schwarz intitolato The Selling of Attention Deficit Disorder (La vendita del disturbo da deficit di attenzione), un atto di accusa alle case farmaceutiche che dal 2002 al 2012 hanno quadruplicato le vendite di psicostimolanti, quei farmaci che negli USA vengono venduti per“curare” o “guarire” questo disturbo nei bambini. Il fatto che appaia un simile articolo sul giornale più importante del mondo è confortante, vuol dire che qualcosa si muove. Neil Postman (1931-2003) scrisse nel 1982 The Disappearence of Childhood. In quel libro si sosteneva che l'apparizione della cultura dei computer avrebbe tolto di mezzo l'asimmetria nella relazione adulto/bambino e avrebbe rivoluzionato il sistema scolastico. La maggiore facilità da parte dei bambini nell'acquisire la tecnologia elettronica li avrebbe messi, almeno per alcuni...

Resilienza: l'arte di adattarsi

Resistenza addio. È il momento della resilienza. Perché il termine, con cui è stato definito persino un movimento della nostra storia recente, lascia il posto a una parola d’origine anglosassone? Oggi si parla di “comunità resilienti” di Detroit dove, dopo il crollo della General Motors e la brutale deindustrializzazione, la città si è svuotata dei suoi abitanti e il Comune ha dichiarato bancarotta. Eppure arrivano a Detroit settimanalmente ricercatori e attivisti di tutto il mondo per studiare le pratiche collaborative come gli orti di comunità, le fabbriche trasformate in parchi giochi, le reti di vicinato. E non c’è solo Detroit, ma anche altre esperienze negli Stati Uniti e in Gran Bretagna.   “Resistere” è un verbo con una storia molto antica; indica una situazione per cui si “sta fermi e saldi contro una forza che si oppone, senza lasciarsi abbattere”. “Resilienza” è più recente, rimonta al Settecento (“capacità di un materiale di resistere agli urti senza spezzarsi”), sebbene il suo uso in campo metallurgico...

Prodigiosi deliri

Non è una réclame. Si tratta di una meravigliosa pièce teatrale diretta da Lorenzo Loris, con Mario Sala e Patrizia Zappa Mulas (fino al 22 dicembre al Teatro Out-Off), ispirata a due casi clinici rispettivamente studiati da Sigmund Freud e Ludwig Binswanger: il Presidente della Corte d'Appello di Dresda Daniel Schreber (caso di dementia paranoides) e la giovane donna ebrea (caso di protoanoressia) Ellen West. Del Presidente Schreber abbiamo uno strabiliante romanzo: Memorie di un malato di nervi, edito in italiano da Adelphi, con un’ispirata post-fazione di Roberto Calasso. L'Opera di Schreber, per essere pubblicata, richiese  una battaglia giuridica per riavere lo stato di cittadinanza. Alla diagnosi di malattia mentale seguiva - e in alcuni oscuri luoghi continua a seguire - la perdita dell'habeas corpus. Il caso, che aveva colpito Carl Gustav Jung per primo, ebbe una sua trattazione psicoanalitica in Freud. Mario Sala è magistrale, la sua conoscenza di Schreber è intima, è il Presidente così come s’immagina leggendo le pagine del suo romanzo. Oggi sarebbe diagnosticato nei termini di...

Fuori quadro

“Parte di una più ampia ricerca in corso, questa pubblicazione e gli eventi che la accompagnano – mostra, proiezioni e incontri – nascono dal desiderio di condividere con un pubblico allargato temi e spunti che non meritano di rimanere, come normalmente accade, all’interno della cornice universitaria. È a questa scelta che allude innanzitutto il titolo Fuori quadro, la volontà di uscire, di mostrarsi al di fuori dei “riquadri” istituzionali della cultura.”   Giaconia   Così scrivono Elio Grazioli, Barbara Grespi e Sara Damiani, che curano il Catalogo della Mostra Fuori quadro. Follia e creatività fra arte, cinema e archivio. L'esibizione si terrà tra il 7 e il 19 dicembre prossimi presso la Porta di Sant'Agostino di Bergamo. Là dove la città alta scende per includere, tra le mura venete, un convento agostiniano che forse aveva, intorno alla fine del secolo Sedici, una certa importanza per la medesima. Che, con Napoleone, diventa arsenale e viene sconsacrato. Proprio dentro al passaggio della Porta, sulla destra, salendo, si apre una porta che conduce ai...

Ritorno dei padri?

Doppiozero si chiede se assistiamo a un ritorno dei padri. Mi chiede un parere. Sul crinale del millennio ho pubblicato Il gesto di Ettore. Preistoria, storia, attualità e scomparsa del padre (Bollati Boringhieri 2000): libro che, per sincronia più fortunata che calcolata, è diventato apristrada di una serie di studi paterni. Almeno in Italia: altrove già se ne pubblicavano. Ma il testo ha avuto la seconda fortuna di diffondersi gradualmente anche in quei paesi: ogni anno compare in una nuova lingua e quella cinese si è allargata a diversi editori.   Nel nostro paese sembra ora che dai libri, dal cinema, dalla TV rigurgitino i padri. Quando la cronaca racconta di liceali romane che si prostituiscono, i giornalisti non chiedono allo psicoanalista un parere su queste ragazze annoiate e deviate, ma: “Dove erano i padri?” “Forse fra i clienti?” Le librerie mettono la paternità in prima fila, attraverso due romanzi di autori importanti: Gli sdraiati di Michele Serra e Il padre infedele di Antonio Scurati. Doppiozero chiede se queste “comparizioni” non contraddicano la “scomparsa” di cui...

Follia e modernità, vent'anni dopo

Esce (finalmente!), a vent'anni di distanza, l'edizione italiana di Madness and Modernism, autore Louis Sass. Titolo italiano: Follia e modernità, sottotitolo: La pazzia alla luce dell'arte, della letteratura e del pensiero moderni. Si tratta di un lavoro che, nella sua edizione integrale in inglese, conta quasi seicento pagine, opera monumentale. L'edizione italiana, un po' ridotta, ne conta circa 490. Sono assenti alcune parti, come, per esempio, il capitolo dedicato a Schreber, in cui Sass mette a confronto il Panopticon di Jeremy Bentham – progetto illuminista di carceri modello, nella versione di Foucault – con il delirio di Schreber a proposito dei nervi, raggi di Dio: “Voglio mostrare, scrive Sass, come queste entità, strane e quasi-cosmologiche – che suggeriscono uno strano sistema planetario, esistente in un mondo esterno reificato – possano essere lette come la rappresentazione simbolica di alcuni aspetti della coscienza di Schreber, coscienza strappata e riunita presso un panottico interiore.” (edizione inglese, trad. mia p. 253).     Un’interiorità panottica...

Paul Schrader. The Canyons

In Holy Motors, la bellissima riflessione meta-cinematografica dell’anno scorso di Leos Carax, vi è una sequenza particolarmente significativa che ci può aiutare a pensare lo statuto contemporaneo del cinema. Il protagonista Monsieur Oscar, il vecchio uomo cinematografico tutto fare che viene dalla storia del cinema e dal Novecento, si ritrova faccia a faccia con un misterioso “boss delle telecamere digitali”. “Sei stanco! Molti non ti credono più quando ti vedono sullo schermo” dice quest’ultimo; a cui Monsieur Oscar risponde: “Mi mancano le macchine da presa; un tempo pesavano più di noi, poi sono diventate più piccole delle nostre teste, ora non le vedi nemmeno più”.   In effetti oggi, nel tempo della massificazione delle telecamere digitali e dell’esposizione di massa del proprio Io nei social network, l’occhio delle “pesanti” macchine da presa del cinema sta sempre più scomparendo. Non perché non vengano più fatti dei film, quanto perché non esiste più un luogo separato dal resto che è demandato unicamente all...

Walter Fornasa, maestro d'infanzia

Walter Fornasa, scomparso ieri a Bergamo, comincia come maestro elementare, all'inizio degli anni Settanta, in una scuola sperimentale a tempo pieno della provincia di Bergamo. Il suo lavoro lascia il segno.   Da quel momento in Italia si sviluppa un'idea d'infanzia nuova. L'infanzia come fonte della creazione artistica, letteraria, scientifica. Il suo autore, da sempre e per sempre, è Jean Piaget. Non il Piaget tradotto all'italiana, quello delle tappe dello sviluppo, bensì il Piaget che attraversa lo strutturalismo, proponendo una visione ricca e complessa del pensiero logico, che si rifà alle teorie matematiche dei gruppi di trasformazione, per giungere alle procedure, il luogo, la situazione in cui il bambino, piccolo ricercatore, sperimenta la costruzione delle idee e delle relazioni.   Qualcuno diceva allora che Piaget era lo psicologo che si era occupato del rapporto del bambino con gli oggetti, Fornasa ci presentò un Piaget che osservava le relazioni del bambino con gli altri, in primo luogo con i pari. Nell'Ottantasette, su sua proposta, iniziammo a curare e tradurre un'opera essenziale del grande...

Michele Serra. Gli sdraiati

Bisogna partire dal finale per capire il senso di questo racconto-saggio-monologo interiore, Gli sdraiati (Feltrinelli) di Michele Serra. È lì che appare evidente cosa è in gioco nella storia di un padre che cerca il contatto con il proprio figlio, e non riesce ad averlo. Dopo aver perseguitato il ragazzo, un tipico adolescente d’oggi, nativo digitale, come si dice, uno “sdraiato”, con la prova della salita al Colle della Nasca, il padre riesce a trascinarcelo. Una salita faticosa compiuta dall’adolescente con le scarpe e il vestiario inadatto. A un tratto il padre perde il figlio di vista. Pensa che sia rimasto indietro, crede di doverlo soccorrere, e invece il ragazzo l’ha superato. Lo chiama e lui risponde: “Sono quiiiii! Papààààà!”.       La parola – papà – risuona per la prima volta. L’uomo ascolta “il nome del padre nella sua forma infantile”. Ha un sussulto di spavento. Sarà in difficoltà? Poi capisce: è più avanti di lui, è lassù, sta per arrivare in cima. La sua risposta...

Utopie minimaliste

Pubblichiamo un estratto dal libro Utopie minimaliste di Luigi Zoja da oggi in libreria per Chiarelettere.     È ancora attuale l’utopia?   Hanno ancora senso i progetti utopici? L’Atlante delle Utopie include ottanta autori, 186 pagine, duecento carte geografiche e infinite tabelle. Il pensiero utopico ha dominato il XIX secolo è dilagato nel successivo: anche nel Duemila è sorprendentemente attivo, ma più lontano dal discorso pubblico. Quella che sembra essersi esaurita non è l’utopia in ogni senso, ma l’utopia massimalista. Gran parte delle ≪rivoluzioni≫ nazionaliste del XIX secolo avevano un limitato bagaglio di ideali utopici. Nel XX esse culminarono nei fascismi, che possono esser detti massimalisti più per la violenza impiegata – il ricorso alla guerra senza esitazioni di principio – che per altri programmi. Negli stessi spazi geografici si è affermata oggi silenziosamente una ≪utopia soft≫: l’Unione europea. Come programma economico avanza fra contraddizioni. Il suo intento di pace, atteso da secoli, si è invece realizzato nel batter d’occhio...

Jung a Copenhagen

Un cavallo e un grande disco dorato che poggia su ruote con eleganti ornamenti a spirale compongono il carro del sole. La scultura dell’età del bronzo, scoperta nel 1902 nella regione di Trundholm, nella Danimarca occidentale e conservata al museo Nazionale di Copenhagen, è chiamata così perché le popolazioni nordiche credevano che il sole viaggiasse nel cielo, da est a ovest durante il giorno, quando presentava il suo lato luminoso alla terra, in senso contrario di notte.   Simbolo di luce e ombra, il carro del sole è parso il logo adatto per il XIX congresso della Iaap (International Association for Analytical Psychology), l’internazionale degli psicoanalisti di orientamento junghiano, tenutosi nella capitale danese dal 18 al 23 agosto. Il titolo, “100 anni dopo: Origini, innovazioni, controversie”, evoca quel 1913 cruciale per la storia d’Europa che sta incubando la Grande guerra, cruciale per Jung (1875-1961) - che si era appena separato da Freud e aveva messo fine alla relazione con Sabina Spielrein -, immerso in una crisi psichica, la sua “malattia creativa”, testimoniata dai testi e dai...

Bambini iperattivi

Saltano e corrono, schizzano da un punto all’altro, mordono e fuggono gli oggetti che hanno intorno, si sottraggono a un discorso. Insoddisfatti e annoiati, costretti a girare non riescono mai a stare: i bambini iperattivi sono le lancette impazzite del tempo dell’epoca. Con il loro moto perpetuo rispondono inconsapevoli all’imperativo sociale: chi si ferma è perduto. Loro, infatti, non riescono a fermarsi mai. Come ogni sintomo psichico, il disagio dei più piccoli, che oggi si manifesta anche nella prima infanzia, è la rappresentazione esasperata di qualcosa che condensa le cause e gli effetti del disagio di civiltà.   Il bambino che non riesce a stare attento a chi gli sta accanto, che sfida i genitori e l’autorità scolastica è una trottola in ansia che non può raggiungere un obiettivo, così il movimento diventa la sua attività. Un comportamento che riguarda soprattutto i bambini del nostro mondo – dove tutto è super i bambini sono iper –, che disturba la quiete di case dove i figli sono spesso unici. I bambini sempre in minoranza, gli adulti ci investono...