Categorie

Elenco articoli con tag:

Relazioni

(2,498 risultati)

E i dettagli, le sfumature, la tradizione russa del comico? / La morte di Stalin

Fabien Nury ha dato alle stampe il suo graphic novel La mort de Stalin, illustrato da Thierry Robin, nel 2010, seguito, nel 2012, da un secondo volume Les funerailles. Entrambi con il sottotitolo di Une histoire vraie… soviétique. Da queste storie è stato tratto nel 2017 il film The Death of Stalin (Morto Stalin se ne fa un altro, nella versione italiana) per la regia di Armando Iannucci, oggi in distribuzione anche nelle sale italiane. Prendiamo le mosse dai primi per addentraci in questa rivisitazione di uno dei momenti più tragici e, al contempo, paradossali della storia mondiale: la morte di Stalin, appunto, avvenuta il 5 marzo 1953. Anzi, il 3 marzo 1953, ma, e questo già rientra nello spirito di questa narrazione, per ragioni di stato e necessità burocratiche, comunicata soltanto due giorni più tardi. Modalità che sarebbe continuata nei decenni successivi, in occasione delle scomparse di altri leader, facendo nascere una nuova mitologia per il Lago dei cigni.   Proprio perché il balletto di Čajkovskij, trasmesso in televisione all’improvviso senza commenti, sarebbe stato scelto come segnale convenzionale per comunicare al popolo che qualcosa di tragico era accaduto ma...

Apprendimento, memoria, danza / L'intelligenza delle api

In questo volume, impegnativo ma appassionante (L’intelligenza delle api. Cosa possiamo imparare da loro, Cortina editore, p. 328, € 29), Menzel e il suo amico filosofo Eckoldt, raccontano le straordinarie capacità intellettive delle api attraverso la storia delle ricerche di Menzel e i suoi collaboratori: “L’obiettivo di questo libro è aprire le porte del laboratorio e rendere visibili (…) i processi che si svolgono nell’organismo delle api. (Getteremo inoltre)… uno sguardo sui modi di procedere delle scienze naturali”. Nota bene, scienze naturali e non, riduttivamente, biologia o neurobiologia. Dopotutto il procedere sperimentale di Menzel è riduzionista, ma le “domande giuste”, alla base di ogni sperimentazione, scaturiscono da una visione ampia dell’organismo studiato, posto in relazione all’ambiente al quale si è adattato nel corso dell’evoluzione (o coadattato, come dimostra il rapporto dinamico tra colore dei fiori e percezione dei colori delle api, grandi impollinatori).   Ecco perché il neurobiologo Menzel sottolinea continuamente il suo essere naturalista: non tanto per classificare i suoi oggetti di studio (e ci sarebbe da lavorare: esistono circa 20.000 specie...

Il gorilla con l’aureola / Utopie radicali a Firenze

Effetto onda   Poco dopo la mezzanotte di venerdì 4 novembre 1966, il fiume Arno cominciò a straripare colpendo Firenze, i comuni limitrofi e molte zone della Toscana, tra cui Pisa e Grosseto. Con la sua esondazione, un magma di acqua, fango e nafta si spanse per il centro città, senza tante distinzioni tra biblioteche e carceri, abitazioni private e palazzi comunali, negozi di orafi e chiese storiche, anziane suore da convento e prigionieri, macchine e mandrie di campagna, i depositi degli Uffizi e i manoscritti della Biblioteca Nazionale. Il livello dell’acqua salì fino a sei metri, l’elettricità, l’acqua corrente e il gas saltarono. I detenuti delle carceri furono messi in salvo per evitare la fine del topo, ospitati nelle case dei fiorentini.  Con 250 milioni di litri d’acqua limacciosa e 600.000 metri cubi di fango, la culla del Rinascimento si ritrovò nella mota, in una pozzanghera di liquami. Il Crocifisso di Cimabue nella Basilica di Santa Croce ne è, ancora oggi, il testimone muto. Nota è la solidarietà internazionale dei cosiddetti “angeli del fango”, giovani di tutta Europa che accorsero a Firenze per salvare libri e opere d’arte. Noti i provvedimenti...

Il suo Atlante al MAXXI / Luigi Ghirri: memoria e infanzia

Il primo Atlante è un poema visivo concepito da Claudio Parmiggiani insieme a Emilio Villa e Nanni Balestrini nel 1970. Si tratta di un mappamondo di plastica sgonfiato, accartocciato e stirato, che Luigi Ghirri fotografa in una sequenza d’immagini incluse nel volume di Ennery Tamarelli Memoria come un’infanzia. Il pensiero narrante di Luigi Ghirri (Diabasis, 2017). In quel periodo il fotografo abita a Modena dove lavora come geometra. Ha un vicino di casa, Franco Guerzoni, un artista che l’ha introdotto nel giro dei poeti e degli operatori visivi che ruotano intorno alla neoavanguardia e alle piccole riviste stampate tra Modena e Reggio Emilia come “Malebolge”, che annovera tra i suoi animatori Adriano Spatola e Corrado Costa. Poco lontano, a Bologna, c’è poi Luciano Anceschi con il suo “il Verri”, deus ex machina del rinnovamento letterario e poetico. Tra gli artisti modenesi Ghirri conosce ben presto Giuliano Della Casa, inventivo autore di performance visive legate al libro. Luigi realizza per lui una serie di scatti; saranno parte importante di un volume intitolato Della casa (1971), che ritrae in successione l’androne e le scale dell’abitazione di Della Casa, fotografie che...

Montanari e Trione: Contro le mostre / Mostrare l’arte

Anime. Di luogo in luogo, l’importante mostra antologica sugli ultimi trent’anni di lavoro di Christian Boltanski che è stata di recente curata da Danilo Eccher al MAMbo di Bologna, riusciva a emozionare in profondità i suoi visitatori. Boltanski da sempre si è posto l’obiettivo di portarci a riflettere sulla fragilità della condizione umana, costretta a confrontarsi con la potenza della sua memoria ed esposta all’inesorabile incedere del tempo. E nella mostra del MAMbo, strutturata secondo l’affascinante modello architettonico delle cattedrali, il visitatore era spinto a diventare un soggetto attivo, che vaga in un tempo sospeso, immerso uno spazio di non vita e di non morte. Uno spazio che si concludeva con la magia dell’assordante installazione Amimitas (blanc), incentrata su un lungo video di 11 ore, secondo episodio del ciclo Amimitas dedicato da Boltanski alle quattro stagioni in quattro diversi luoghi del Pianeta. Un’installazione dove le anime sembravano quasi prendere vita e apparivano come se volessero interpellarci direttamente. Non è probabilmente a mostre come questa che pensavano Tomaso Montanari e Vincenzo Trione quando hanno scritto a quattro mani il loro polemico...

Migranti e letteratura / Due romanzi messicani: La fila indiana e Terra bruciata

Il rumore delle portiere che sbattono, poi qualcosa che somiglia a un tuono, infine i passi veloci nei corridoi. Hanno con sé delle spranghe, forse sono mazze da baseball: è un assalto.  A questo punto il lettore, assecondato dalla forza realistica della scena descritta in una delle pagine iniziali del romanzo, sente le risate di scherno degli aggressori elettrizzati e vede persino gli stracci che avvolgono le bottiglie di benzina che useranno poco dopo, quando usciranno dall’edificio. Le vittime, tutti stranieri, cercano un nascondiglio nella penombra, si riparano dalle botte sotto le coperte scozzesi, accovacciate negli angoli delle stanze, vicino alle brande.  Forse, continuando a fare congetture, perché il lettore è agevolato dalla dura vividezza della prosa dell’autore che ha molto mestiere, c’è chi prova a mettersi in un armadietto di quelli in dotazione ma è troppo stretto, ci sta solo un bambino lì dentro, che infatti ci si è appena infilato. Allora di corsa verso i bagni, dove è possibile accucciarsi sui water, come nei film, con le gambe sollevate per non essere traditi dalla fessura tra il pavimento e la porta. Lì i picchiatori non avranno il tempo di...

Pensare la cucina / Marchesi: l’arte del buon senso, lo spettro del Kitsch

La notizia della morte di Gualtiero Marchesi, la sera del 26 dicembre scorso, l’ho appresa da Facebook. Il mattino dopo m’è arrivata per mail, con indicazioni dettagliate circa le esequie, la conferma ufficiale. La mail aveva come mittente Gualtiero Marchesi. Inquietante, lo so, forse macabro: per chi ha un po’ di dimestichezza coi social, invece, è assai poco strano. Si potrebbe giustamente ricordare, in casi così, l’agghiacciante racconto di Edgar A. Poe (“’I’ve been sleeping, but now I’m dead’, said Mr Valdemar…”). Ma i media vecchi e nuovi ci hanno insegnato a cogliere, pacificamente e cinicamente, la differenza discorsiva fra una persona fisica e la sua immagine pubblica, fra un corpo fisiologico e il suo brand. Ed è in tale differenza, sottile per taluni, incommensurabile per altri, che va letta, e interpretata, la scomparsa di questo grande della cucina italiana.    Ora, il problema non è tanto quello di tenere smembrati l’uomo e il suo simulacro mediatico, la persona e il personaggio, né tantomeno di discernere fra l’effettiva abilità ai fornelli e la sua efficace promozione urbi et orbi. Al contrario, quel che è interessante è il modo in cui, riuscendo a...

Simon Stålenhag / “Loop”. Memoria e ucronia

Riflettendo sulla rappresentazione della sofferenza altrui in Davanti al dolore degli altri, Susan Sontag diceva che «la memoria ricorre al fermo immagine; la sua unità di base è l’immagine singola». In effetti, anche il più dettagliato dei ricordi resta confinato entro i margini di un fotogramma, vera e propria istantanea del nostro vissuto individuale che, per quanto sfumata o confusa, guadagna valore nel quadro generale dell’esperienza umana. Curiosamente, anche la fantasia tende a lavorare per immagini singole. Il meccanismo è simile, ma guarda al futuro anziché al passato: che si tratti di immaginare una conversazione lungamente sognata, una rivalsa utopistica contro i nostri aguzzini o semplicemente una storia d’invenzione, la nostra mente procede per fotogrammi, fissandoli entro cornici precise per renderli nitidi e favorirne la concatenazione logica.   Simon Stålenhag sceglie di muoversi in bilico tra questi due processi cognitivi, usando il disegno e la parola per soddisfare sia le esigenze della memoria sia quelle del racconto fantastico. L’artista svedese si è fatto conoscere nel 2013, quando The Verge e Wired hanno pubblicato le sue illustrazioni di una Svezia...

Perché è la domanda sbagliata / Un viaggio cubano

22.11.17   Chiedere perché è sempre la domanda sbagliata. Accadono le cose e noi dobbiamo comprenderle, non immaginare che potrebbero essere diverse da così. Il mondo è abbastanza complesso senza che si debbano aggiungere alle cose che esistono le nostre ipotesi. Così le rivoluzioni non sono mai eventi immaginari, velleitari, come paiono quando le si giudicano dall’arretramento dei comportamenti reali, che le hanno agite, a un’analisi delle idee, e proviamo a misurarne gli esiti rispetto a premesse che con il passare del tempo divengono immaginarie. In questo modo pare che il capitalismo sia la realtà senza ideologia, e dall’altra parte ci sia stata l’ideologia socialista, che è stata smentita dai fatti. Invece sia capitalismo sia socialismo sono a loro volta stati espressione di ciò che era reale per quei popoli e in quei momenti. Visto da Cuba, dove per prima è arrivata l’espansione coloniale europea, dietro le rivoluzioni c’è il conflitto tra il mondo anglosassone e quello spagnolo, che a sua volta era espressione dei conflitti religiosi e politici tra mondo protestante e mondo cattolico, che a sua volta era espressione della frantumazione dell’Impero romano d’Occidente,...

Saburo Teshigawara / Danzare sui vetri

Danzare su un pavimento di frammenti di vetro: con Pointed Peak Saburo Teshigawara ci consegna un potente apologo coreografico sul senso del limite, del rischio e dell’equilibrio. Ma, sebbene l’artista sottolinei il suo disinteresse alla “danza di per sé”, è impossibile per lo spettatore non guardare a quest’opera anche come a un disvelamento della natura stessa del danzare, che sull’equilibrio e sulla sfida ai limiti del movimento “naturale” fonda i suoi principi. Essenziale e intenso, Pointed Peak è la nuova performance site specific ideata per gli spazi della Collezione Maramotti d’arte contemporanea nell’ambito del Festival Aperto 2017, che ha rinnovato il patto biennale tra la Collezione e i Teatri di Reggio Emilia nella sintesi ogni volta diversa tra arti plastiche e visive e danza. Diversamente dai suoi predecessori – Trisha Brown con i suoi indimenticabili Early Works, Wayne McGregor, Shen Wei e Hofesh Schechter – Saburo Teshigawara sceglie di confrontarsi con un’opera sola della vasta collezione ospitata nel vecchio stabilimento industriale Max Mara. Infatti, dopo il breve e sorprendente prologo con una danzatrice-topo che si muove tra i pilastri di cemento e le opere...

Sulla moralità dell'arte / Artisti nell'era della nuova "inquisizione"

Si è arrivati a spulciare gli archivi dell’Università di Princeton, che raccolgono 57 anni di opere e appunti di un cineasta come Woody Allen, per decretare, senza la minima soggezione nei confronti del ridicolo, che ci troviamo di fronte a un’apoteosi di “riflessioni misogine e lascive”. Avete letto bene: nient’altro che riflessioni “misogine e lascive”. Sparita l’anatomia degli amori fra nevrotici, che raggiunse l’acme dell’efficacia narrativa in Io e Annie (1977), spariti i dilemmi etici di pellicole come Crimini e Misfatti (1989), sparita l’estetica dell’insensatezza e dell’impero del caso, che permea tutti i film del regista. Restano solo la lascivia, il libertinaggio, la licenziosità. Naturalmente, quello di Richard Morgan, autore delle valutazioni in questione per il Washington Post, è un concetto dell’opera di Allen talmente riduttivo da non necessitare l’intervento della critica d’autore per essere smontato. Basta il buonsenso. Come dire? È un giudizio che sconcerta, visto il pulpito da cui proviene, ma in sé non può far paura: siamo pur sempre nell’era dell’avventatezza e la banalizzazione fa parte delle esperienze di ogni giorno. A spaventare sono, piuttosto, gli...

MAXXI, Roma / Gravity. L’Universo dopo Einstein

Né con te né senza di te si intitolava un intervento di Paolo Garbolino tenuto al MAXXI nel lontano 2013, in cui lo studioso raccontava al pubblico della svolta degli anni Sessanta del XX secolo, quando la visione scientifica incrociava l’affermarsi di nuove pratiche artistiche, evidenziando, tanto nell’arte quanto nella scienza, un’attenzione critica oramai spostata dalle cose alle pratiche che le producono. Oggi il MAXXI torna a parlarci di arte e di scienza con una mostra nata dalla collaborazione tra il museo, l’Agenzia Spaziale Italiana e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare in cui lo spettatore diventa (anche) artefice, scoprendo ‘praticamente’ fino a che punto lo riguardi la teoria generale della relatività, la “più bella delle teorie”, come l'ha definita il fisico russo Lev Landau, e lo scopre attraverso l’esperienza di oggetti che sono opere, strumenti tecnologici, modelli scientifici, in un’ambiguità affascinante tra scienza, tecnica ed estetica. D’altronde l’attuale orizzonte culturale spesso riafferma l’assenza di una vera dicotomia tra sapere umanistico e sapere scientifico confermando la loro vicinanza di ottiche diverse ma parallele e complementari e la mostra...

Una conversazione / Arjun Appadurai. Diritto all’immaginazione

Arjun Appadurai è esattamente come te lo immagini. Un elegante, affabile professore dall’eloquio calmo, misurato e conciliante, nonostante il caos che gli si muove tutto intorno. Lo sguardo intento e assorto sull’interlocutore che si fa d’un tratto brillante e acceso, aprendosi su un sorriso, quando finalmente inizia a rispondere, sgranando uno per uno i numerosi spunti raccolti. Così, nonostante gli argomenti affrontati, che spaziano tra paure, nazionalismi e disuguaglianze fin troppo concrete, a margine della sua lectio magistralis tenuta a Milano per Meet The Media Guru, la conversazione è lieve, limpida, persino piacevole. Ed è forse anche grazie a questa attitudine alla leggerezza che questo celebre antropologo, nato in India e ormai da anni accolto negli Stati Uniti, riesce a parlare di concetti dal sapore utopico come il “diritto alla speranza” o il “potere dell’immaginazione” senza cadere nella banalità o nel puro velleitarismo, ma anzi rendendoli in qualche misura plausibili e possibili, se non addirittura necessari.   È Appadurai che ha coniato vent’anni fa la celebre teoria sociologica dei flussi culturali globali: etnorama, mediorama, ideorama, tecnorama,...

Modelle, principesse, bambine / Bellissime a scadenza

Ci sono delle storie che fanno di tutto per essere raccontate, arrivando perfino a sedersi accanto a alla voce narrante prescelta, come è accaduto a Flavia Piccinni, che, per una casualità fortuita, si è trovata ad assistere a un concorso di bellezza per bambine, grazie a cui ha deciso di intraprendere una serie di ricerche sul campo che l’hanno portata alla stesura di Bellissime, libro edito da Fandango e pubblicato a giugno 2017.   Piccinni prende per mano il lettore e lo guida nell’universo della moda bambino, un mondo presente e codificato, “fatto di piastre per capelli, piccoli tacchi, vestiti luminosi, rossetti”, dove qualsiasi elemento compreso al suo interno significa solo in relazione alla bellezza, opposta con vigore alla sua totale assenza, da considerare come un grado zero per cui non è previsto l'intervento della storia, della società, della cultura. delle ideologie. Insomma o c’è la bellezza o il nulla assoluto, non sono previste vie di mezzo. Date queste premesse, il sistema della moda infantile si configura come un insieme di rappresentazioni collettive che trasformano le velleità famigliari in un universale culturale, un canone che irregimenta l’immagine del...

L'altro come cosa / L'odio non è un volto dell'amore

Diritto di famiglia   Taluni hanno cercato di indorare la pillola sostenendo che l’odio è l’altra faccia dell’amore. Secondo questa idea, l’odio è gelosia: prova d’amore per l’altro. Io non ci credo. Invero “gelosia” deriva da “zelo” e lo zelo, più che amore, è avarizia, delirio di possesso. Lo zelo è passione sfrenata per l’oggetto: l’oggetto è solo e soltanto mio. C’è un’aridità di fondo che distingue la gelosia dalla passione amorosa.  Algirdas Julien Greimas e Jacques Fontanille lo raccontano nel libro Semiotica delle passioni. L’altra persona, nell’odio, è già una cosa; prima ancora di essere odiata, nel momento in cui si mostra come persona, non soggiogata al ruolo di cosa, deve venire annientata; l’essere persona è già tradimento, solo la cosa non può tradire. La persona è libera dal regno della necessità, trasgredisce la legge del possesso, non è mai uguale a se stessa, si trasforma.    Il crimine passionale, com’era noto in Francia, o delitto d’onore, come noto in Italia, presuppone che l’altrui persona diventi la mia cosa. In quel tipo di giurisprudenza, certe persone sono reificate per definizione. Prima ancora che l’odio di gelosia si manifesti, c’...

Letto in un'altra lingua / Lidija Sejfullina. Racconto su Lenin

In seguito all'attentato di cui Lenin fu vittima nell'agosto del 1918 si accrebbe notevolmente la sua popolarità. Nelle prime settimane di governo bolscevico, come racconta la moglie Nadežda Krupskaja, «nessuno conosceva Lenin di faccia […] e nessuno lo riconosceva poiché i suoi ritratti allora non c’erano». Il primo ritratto fotografico ufficiale risale al gennaio del 1918 e raffigura un Lenin leggermente sorridente, sguardo intenso, baffi e pizzetto brizzolati e abbondanti piccole rughe intorno agli occhi. La fotografia divenne una delle più famose del leader e piacque così tanto anche ai vertici del partito che spianò la strada alla carriera del suo autore, Moisej Nappel’baum. Prima di allora erano apparsi sulla stampa alcuni componimenti su Lenin e un breve profilo biografico in cui veniva espressa l’idea che il capo dei bolscevichi rappresentava una moltitudine, il partito, la classe dei lavoratori, e teneva unita la società.   Il primo ritratto fotografico ufficiale di Lenin.  Dopo l’attentato, Lenin cominciò a essere esaltato come un santo, un apostolo, un profeta, un martire che senza scorta aveva partecipato ogni giorno alle assemblee sottoponendosi...

Un pessimista di buon carattere / Emilio Isgrò cerca un impiego

Chi ha modo di frequentare Emilio Isgrò ne conosce il carattere. Irriverente, è il primo connotato che viene da associargli: parte non esigua del successo crescente che negli ultimi anni hanno i suoi lavori – in particolare le cancellature cui deve una fama internazionale appunto un po’ sulfurea – si deve al frisson con cui sempre ci fa riflettere sul senso di quel gesto concettuale sovranamente ambiguo che è in sé la cancellatura, e su quello che nello specifico ha “cancellare”, di volta in volta, l’Enciclopedia Treccani, I Promessi Sposi, la Costituzione Italiana o il Debito Pubblico (sfortunatamente, in questo caso, solo in effigie). Così che, confesso, mi ha preso in contropiede la notizia che lo scorso 6 ottobre Isgrò – da sempre un trickster, uno spiritello dispettoso – ha compiuto ottant’anni. L’evento è stato doverosamente celebrato, ma nel suo stile: senza sussiego e senza retorica (o meglio, con retorica ironicamente rovesciata, a sua volta “cancellata”).   La Triennale della sua Milano (nato a Barcellona Pozzo di Gotto, in Sicilia, Isgrò è milanese ormai da più di cinquant’anni) ha ospitato la mostra I multipli secondo Isgrò (promossa da Editalia e curata dal...

La gioia irreversibile della morte / Coco di Lee Unkrich

“Che cos’è la morte?” Quando un bambino ce lo chiede non è semplice rispondere. “La nonna è andata in cielo” oppure “ci continua a guardare da un altro luogo”. È difficile però dare l’idea di che cosa sia l’irreversibilità, la definitiva scomparsa di qualcosa o qualcuno, il fatto che anche in un mondo che pare aver accorciato tempi e spazi fino a rendere tutto sempre accessibile, c’è qualcosa che invece finisce per sempre. È forse per questo che da sempre gli essere umani si sono immaginati l’esistenza dei defunti oltre la morte del loro corpo, come per relativizzare l’assoluta caducità della propria esistenza su questo mondo. Nella cultura messicana, ad esempio, si pensa che i defunti continuino a vivere nell’aldilà sottoforma di scheletri, ma che una volta all’anno vengano a trovare i propri cari che continuano a ricordarli. È il famosissimo Día de los Muertos, che cade tra il 31 ottobre e il 2 novembre, culto sincretico pre-colombiano poi ripreso nel calendario delle festività cattoliche, e ormai celebratissimo non soltanto nel Messico del Sud dove è nato, ma anche in tutte quelle parti degli Stati Uniti dove la popolazione di cultura messicana è dominante, come in California...

National Portrait Gallery (Londra) / Thomas Ruff. Photographs 1979 - 2017

Nella sua sinteticità, il titolo Thomas Ruff - Photographs 1979-2017, è indiscutibilmente esaustivo. Sin da subito, presenta, infatti, tutte le principali coordinate della mostra allestita alla Whitechapel Gallery, cui si affianca una limitata incursione di quattro ritratti della serie Porträts nella National Portrait Gallery di Londra.  Una personale, o meglio, una retrospettiva dedicata al fotografo tedesco (classe 1958), in cui sono esposti quasi quarant’anni di attività. Una carriera, il cui esordio risale ai primi anni Settanta, quando, a sedici anni, realizzò delle immagini, con l’apparecchio fotografico di un suo amico. Poiché per il giovane Ruff l’unico luogo dove potersi avvicinare al “bello dell’arte” era l’Accademia, trasferirsi dalla sua città natale (Zell am Harmersbach) nella sola città tedesca che, nel 1977, organizzava un corso di fotografia nella rispettiva Kunstakademie, Düsserldorf, fu una scelta inevitabile. La capitale del Land della Renania Settentrionale-Vestfalia, come la grande maggioranza dei centri abitati della Germania, uscì dal secondo conflitto mondiale completamente rasa al suolo. L’immediata ricostruzione la rese un vivace laboratorio di...

Masque Teatro / Amor vacui. L’attore e l’assenza

«Assomigliano a sordi coloro che, anche dopo aver ascoltato, non comprendono; di loro il proverbio testimonia: “Presenti, essi sono assenti”». Questo frammento di Eraclito – tramandato nel libro V degli Stromati di Clemente di Alessandria – descrive una forma di «assenza» negativa. Vi sono persone che, pur essendo fisicamente presenti di fronte a qualcuno che sta rivelando loro qualcosa di importante ed eccezionale, risultano del tutto estranee alle parole dette. Esse scivolano su di loro senza produrre alcun effetto, ad esempio un avanzamento di conoscenza. Se applicassimo ora tale discorso oltre Eraclito, potremmo annoverare tra i “presenti-assenti” anche certi attori. Mi riferisco a coloro che, sulla scena, non sono in autentico ascolto dei loro colleghi e con il pubblico che è li pronto ad ascoltare, oppure che “recitano” la loro parte in modo inerte e morto. La loro “presenza” scenica è in realtà appunto una forma di assenza: parlano e agiscono, ma senza avere consapevolezza, attenzione e cura di quanto vanno dicendo/agendo. Non sarebbe così peregrino descrivere il loro comportamento riscrivendo il frammento eracliteo: «Assomigliano a muti gli attori che, anche dopo aver...

Una mostra da Milano a Londra / Revolution. Dai Beatles a Woodstock

Come documentano diverse fonti più o meno attendibili, circa 70 anni fa, a 80.000 leghe sotto il mare, nella città di Pepperlandia, il sergente Pepper insegnò alla Band dei Cuori Solitari a suonare. Le conseguenze furono sorprendenti: in poco tempo nella città subacquea fu tutto un rifiorire di suoni, colori e felicità. Poi, d’improvviso, come succede spesso nelle favole, entrarono in scena i cattivi, i Blue Meanies detti anche Biechi Blu, capitanati dal terribile e tristissimo Capo Bieco Blu. Non sopportavano né musica né colori e, in un batter d’occhio, i loro mostruosi reparti speciali abolirono la musica, congelarono gli abitanti e trasformarono la città in un luogo sepolcrale, monocromo e silenzioso. Per fortuna dei pepperlandiani, il capitano Fred riuscì a fuggire. A bordo del sottomarino giallo andò in cerca di aiuto, che trovò a Liverpool, dove quattro giovani musicisti decisero di dare una mano. Fecero il viaggio di ritorno a bordo del sottomarino, e una volta arrivati imbracciarono i loro strumenti musicali: novelli suonatori della Band del Sergente Pepper, con la sola forza delle note, dei testi delle canzoni, e dell’arguzia dei loro surreali giochi di parole,...

Compiere l'impossibile / Houdini. Escamotages magici per tempi angusti

Zampano circus. Immagine eloquente: Ehrich Weisz a testa in giù si esibisce in un numero di evasione. È appeso nel vuoto, fuori dal cornicione del settimo piano di un palazzo newyorkese con le caviglie legate in alto e una camicia di forza stretta attorno al busto. Ha il volto paonazzo, il sangue che gli pulsa alle tempie spinto verso il basso dalla forza di gravità. Sta pensando alle conseguenze, un attimo prima di essere colto dal panico. Tutti gli occhi sono su di lui. Fallire è morire. Restare nella camicia di forza significa tornare alla povertà, per lui e per sua moglie Bess. La gente non aspetta altro, vederlo penzoloni mentre si dimena, mentre procrastina quella sequenza di movimenti che questa volta non riesce: spalla su, gambe tese, busto in alto, spalla su, gambe flesse, busto in basso. Non gli riesce. Riprova. Non va. Riprova. Non funziona. Che succede? Riprova di nuovo. L’ha fatto in passato, è così che si è tirato fuori dalla miseria.  Forse sta sbagliando. Tenta ancora, questa volta con una sequenza diversa: gambe tese, busto in dentro, spalla in su. Non gli riesce, non sta riuscendo. Cambia ancora: busto fuori, spalla giù.  Niente. Non funziona. È in...

Wake up and love more / L'insostenibile leggerezza dei poeti pop

Tutta la poesia che precede la documentazione sonora e visiva è muta. La leggiamo, prima. Dopo, anche se non si può certo dire che la poesia sia un genere documentatissimo, possiamo ascoltare e vedere la poesia. Nel secolo audiovisivo non sempre questo significa vedere-sentire il poeta; ci sono poeti che leggono orrendamente i loro testi magnifici, come Giuseppe Ungaretti, e altri che nel live documentato hanno cambiato la storia della poesia del Novecento, come Allen Ginsberg. Potremmo disperarci di non poter vedere o ascoltare Edgar Allan Poe, o William Blake, o Majakovskij… abbiamo Carmelo Bene che legge Majakovskij, e finissimi attori che rimettono nel testo qualcosa che la sola lettura non ci può dare. Uno dei miei primissimi ricordi di forte emozione poetica risale a quando, bambino nell’era del vinile, nella non nutrita discoteca di mio padre scovai un long playing nel quale Arnoldo Foà leggeva Federico Garcia Lorca, tradotto ovviamente: il Lamento per Ignacio Sanchez Mejìas mi ha dato per la prima volta la convinzione che la poesia era l’emozione più bella e assoluta che avevo mai provato, e mi ha convinto di voler imparare a scrivere come poeta.     Se avessi...

Vorrei essere FICO / Fabbrica italiana contadina

  Che cosa è FICO? È il parco agroalimentare più grande del mondo secondo la definizione prospettata dalla “madre” Eataly o una sorta di Disneyland dell’alimentazione per consumatori gastro-orientati? Oppure è un’occasione imperdibile per vedere il meglio della “cultura viva” che il cibo italiano rappresenta? O ancora è un’Expo 2015 in sedicesimi e in formato permanente?     Secondo il medico Ludovico Bertaldi, nel Seicento erano chiamati in Liguria e Provenza figoni coloro “...che parte dell’anno vivono di fichi secchi ...e tanto può la consuetudine che sono gagliardi e forti come fossero nutriti di esquisite vivande...” In un antico commentario di agronomia e cose naturali, si trova l’origine di una parola che ancora oggi ha il significato di bello, attraente all’ennesima potenza. Probabilmente chi ha scelto FICO come nome per la Fabbrica Italiana Contadina ignorava la citazione ma non la volontà di associare il significato gergale al nome da dare al parco agroalimentare. Fico come figo dunque, già...      FICO attualmente è un po’ tutte le cose sopra riportate, almeno ad una prima visita, avvenuta in un giorno feriale alla metà del dicembre...