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Storia

(813 risultati)

Nel nome dei padri / La consolazione degli Appennini

Tra le tante immagini di dolore e impotenza che sono state il racconto sull'infinito terremoto dell'Appennino, poche sono state le immagini di consolazione che sono riuscite ad andare oltre la commozione e oltre il salvataggio di esseri umani. Poche cioè sono state le immagini che potessero restituire agli spettatori un senso, un qualche ordine al destino di popolazioni travolte dalla coincidenza del terremoto e di nevicate come da decenni non si vivevano. Tra quelle, forse solo l'ostinazione, la forza e il coraggio degli allevatori – che contro una natura e un destino avverso abbiamo visto aggrappati alla terra e ai propri animali. Forse sono state quelle immagini la consolazione e al tempo stesso un'occasione di riflessione. Quegli allevatori hanno infatti resistito con una volontà e una coerenza che sembravano dovute sì alla sopravvivenza, ma anche a un qualche sentimento ecologico, a un senso di appartenenza e del dovere, al rispetto di se stessi e del proprio lavoro, alle tradizioni, alla memoria che tiene insieme la vita di oggi e di ieri.    Quel non arrendersi degli allevatori fin da subito è sembrato qualcosa che "dava senso", che andava ben oltre gli interessi...

Straniero, dialogo, condivisione, ospitalità / Edmond Jabès. La parola ferita

“Non si racconta Auschwitz. Ogni parola lo racconta”. Così Edmond Jabès replica alla domanda se sia possibile scrivere poesia dopo Auschwitz. La frase compendia bene il cammino dello stesso Jabès, nella cui scrittura la parola ferita, la parola segnata dal tragico del Novecento, è insieme parola del dolore e della responsabilità, del deserto e del cielo che lo sovrasta, del vuoto e delle immagini che lo abitano, dei silenzi e delle voci che li attraversano e interrogano.          A ventisei anni dalla sua morte, Edmond Jabès è uno scrittore fortemente contemporaneo. Per il fatto che la sua opera si situa, ancora, nel cuore delle domande proprie della nostra epoca. Parole come straniero, dialogo, condivisione, ospitalità, nei libri di Jabès si aprono in un ventaglio di interrogazioni, si fanno pensiero e racconto, lingua della poesia e compito morale, rappresentazione meditativa e invito alla responsabilità del singolo.           Questa contemporaneità di Jabès, nel mio caso, che è il caso di un traduttore e amico, ha anche un’altra configurazione: è presenza di un’immagine – con la sua voce, con il suo sguardo, con le sue...

Sofia, 1º marzo 1939 – Parigi, 7 febbraio 2017 / Tzvetan Todorov

Quella di Tzvetan Todorov è una biografia intellettuale di straordinaria ricchezza e fecondità. Basta una scelta dei titoli che ha pubblicato per testimoniare un percorso unico, per l'importanza e la varietà dei temi che ha affrontato nel corso dei decenni.   Per i suoi primi allievi, Todorov era uno dei padri della semiotica, perché aveva contribuito alla diffusione del formalismo, che all'inizio degli anni Sessanta aveva portato con l'amica Julia Kristeva nella Parigi di Roland Barthes dalla Bulgaria, dov'era nato nel 1939 (I formalisti russi. Teoria della letteratura e del metodo critico, Einaudi, 1968). Per altri era lo studioso del simbolismo e di un genere considerato “basso” come la letteratura fantastica, che era stato tra i primi a esplorare (La letteratura fantastica, Garzanti, 1977, Teorie del simbolo, Garzanti, 1984). È stato poi il teorico dell'Altro, a partire da un testo capitale come La conquista dell'America. Il problema dell'altro (Einaudi, 1984). Le discussioni sul tema dell'incontro tra le culture partono da qui, e da titoli emblematici come Io e gli altri. La riflessione francese sulla diversità umana (Einaudi 1989) e Noi e gli altri (Einaudi, 1990). A...

Mostar, 7 ottobre 1932 – Zagabria, 2 febbraio 2017 / Predrag Matvejević. Un battitore libero attraversato dalle frontiere

Un’isola del Quarnero, un’estate torrida come quella del 1991. La casa è affollata di amici e parenti, così Predrag Matvejević scende da basso e mostra con orgoglio lo studio che si è ricavato nell’ombra del garage: un seggiolino e una macchina da scrivere, due mollette che tengono le pagine a mo’ dì leggio. È l’anno del successo planetario di Breviario mediterraneo, e sta già pensando a quello che, molti anni dopo, diventerà Pane nostro (2010). A pochi chilometri è terminata da poco la cosiddetta breve guerra slovena, ma in agosto viene interrotta l’autostrada tra Zagabria e Belgrado, a fine mese inizia l’assedio di Vukovar. L’anno successivo Predrag non può più tornare sulla sua isola, insieme a molti intellettuali del paese diventato ex, inizia la sua avventura tra asilo ed esilio (così suona anche il titolo di un suo “romanzo epistolare” del 1998). Da quel momento il domicilio è temporaneo, il ritorno provvisorio, la “nostra patria” diventa una condizione momentanea che può materializzarsi ovunque. Perché a Zagabria, nella fase della trance nazionalistica, nella guerra tra “noi” e “loro”, non c’è spazio per chi ha storie miste o si sente ancora jugoslavo. Così accade alla...

Ogni incontro una liberazione / Gesù e le donne

Si racconta di un padre del deserto che, mentre camminava con i suoi discepoli, vide avvicinarglisi una madre del deserto insieme alle sue discepole, allora gridò a gran voce: Presto figlioli allontaniamoci perché ci sono delle donne! Al che la madre, gli gridò a sua volta: Se tu avessi compiuto anche un solo passo nella via giusta, non ti saresti neppure accorto che siamo donne! Lo sguardo di quel sant'uomo era lo sguardo chiaramente distorto e umiliante di chi proprio non riesce a vedere nella donna un aiuto che gli corrisponde (cfr. Gen 2) e lo fronteggia, occhi negli occhi, da pari a pari.  Lo stesso sguardo persiste ancora oggi, nella nostra società e nella nostra Chiesa, continuando a ferire e mortificare. Infatti, di tutte le iniquità, di tutte le forme di razzismo, quella dell'uomo nei confronti della donna è la più antica e, sembrerebbe, la più tenace. Eppure questo "schema d'ingiustizia planetaria [contro le donne] che non conosce stagioni" né confini, è stato scardinato da Gesù di Nazaret, come afferma Enzo Bianchi priore della Comunità di Bose, teologo e consultore del Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani, nel suo saggio Gesù e le donne...

"L’equazione nazismo = germanismo ariano potrebbe essere fatalmente erronea" / Quelle lettere tra Jung e Neumann

Chissà se è vero che, come scrive Joseph Roth a Stefan Zweig, l’amicizia è una patria. A sfogliare il lungo carteggio tra Jung e Neumann (Jung e Neumann. Psicologia analitica in esilio. Il carteggio 1933-1959) si direbbe piuttosto un ponte che congiunge sponde opposte. A tenerle unite un centinaio di lettere che, per un quarto di secolo, viaggiano dalla Svizzera, una terra tutto sommato risparmiata dalla seconda guerra mondiale e della successiva guerra fredda, all’allora Palestina, dove parte del popolo ebraico sopravvissuto alla Shoà cercherà invano la pace. Ma questa non è che una delle tante sponde opposte dalle quali i due si scrivono; Jung, che ha 59 anni, è chiaramente il maestro del secondo, che ne ha 28 ed è il suo più promettente allievo; il primo, dal ‘33 al ’34, è anche suo analista didatta; l’uno è uno svizzero che, secondo le logiche dell’epoca, può considerarsi espressione del “germanismo ariano”, l’altro un tedesco che non può considerarsi tale perché “di razza ebraica”.   Colpisce il modo in cui i due abbracciano queste categorie, seppure in un’accezione evidentemente diversa da quella propagandata dall’ideologia nazista, che la cultura dell’epoca,...

Per una nuova età del puritanesimo / Gli Stati Uniti, Trump e l'aborto

Dal 20 gennaio 2017, Donald Trump è a capo della presidenza degli Stati Uniti, the Commander-in-Chief, guida di uno dei Paesi più influenti del globo. Per ironia della sorte, colui che (per il momento) viene riconosciuto come il Presidente destinato a godere del minor consenso popolare degli ultimi decenni, questo stesso uomo sembra parimenti destinato a essere l’unico leader politico che porterà effettivamente a compimento gli obiettivi e le proposte promesse ai propri elettori durante la campagna elettorale. Trascorsi pochi giorni dal suo insediamento alla Casa Bianca, il presidente Trump, fieramente seduto alla scrivania della Camera Ovale, ha firmato il primo decreto contro le politiche sull’aborto, un ordine esecutivo che costringe gli Stati Uniti a una drammatica restaurazione delle cose ante 2009, ovvero a prima che Barack Obama cancellasse tutte le norme che impedivano alle Organizzazioni Non Governative (ONG) internazionali di ricevere fondi qualora favorevoli alle pratiche abortive. Donald Trump non ha esitato a manifestare la propria posizione contraria (anzi, come affermano i suoi portavoce facendo ricorso a una retorica stantia e anacronistica, quella del presidente...

Rendere il proprio sogno come incubo altrui / Joseph Goebbels. Herr Doktor

Fu un’esistenza senza vita, un percorso all’ombra di un “padre” politico e amorale così grande da divorare un figlio troppo piccolo, e quindi vitalisticamente infelice, quella di Joseph Goebbels, scenografo, regista ma anche attore dei simbolismi di cui si è sostanziata la Germania dei tempi di Hitler. Quasi che quel passo incerto, impostogli dal piede varo, patologia di origine neurologica, dove il destro era rivolto all’interno, più piccolo e maggiormente ingrossato rispetto al sinistro, invece normale, prefigurasse e racchiudesse il senso perenne di una tangibile imperfezione, stigma di diversità, da compensare a qualsiasi costo con un personalissimo, inesausto sforzo di autoaffermazione. La voluminosa biografia su Goebbels, prossima alle novecento pagine, licenziata da Peter Longerich nel 2010 ed ora disponibile nella nostra lingua per la traduzione di Valentina Tortelli (per i tipi dell’Einaudi, Torino 2016), è un’opera non agevole. Le dimensioni quantitative, alle quali corrisponde un’acribia qualitativa lodevole, sono scoraggianti per il cosiddetto “lettore medio”.   Ammesso che un tale normotipo esista nei fatti, sia ben chiaro. Non di meno, la trama ricchissima...

Archeologia. Il passato nel presente / Non esistono culture pure

Che cos’è l’archeologia? Che ruolo ha nell’immaginario dei cittadini europei e, in generale, nell’Europa contemporanea? A queste domande tenta di dare risposta la mostra “Archaeology&ME - Pensare l’archeologia nell’Europa contemporanea” allestita presso il Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo (fino al 23 aprile 2017). L’esposizione è inserita nel Progetto NEARCH “New Scenarios for a community-involved Archeology – Nuovi scenari per un’archeologia partecipativa”, un network di cooperazione a livello europeo, ed è  articolata in due sezioni. La prima, “Archeologia secondo me”, è un concorso per i cittadini europei che esplora i cambiamenti in atto  nel mondo dell’archeologia, coinvolgendo in modo interattivo il pubblico. La seconda, “Il passato nel presente”, esprime il punto di vista degli archeologi.  Alle due sezioni si aggiunge “Archaeology&ME a Palazzo Massimo”, una sezione diffusa costituita dalla collezione permanente del Museo Nazionale Romano, che il curatore della mostra invita a ri-considerare attraverso i temi affrontati.   Collana in oro con chrismòn, fine IV– metà V secolo d.C. Museo Nazionale Romano - Palazzo Massimo.   Nella...

27 gennaio. Ricordare / Una tregua oggi

Sono trascorsi dieci anni da quando questo libro è stato pubblicato per la prima volta. Dieci anni sono pochi nella vita di una nazione, moltissimi nella vita di un uomo. Eppure tutto sembra cambiato negli stati europei che avevo attraversato allora insieme a Davide Ferrario, alla troupe del film, agli interpreti e agli amici che ci raggiungevano di tappa in tappa. Scrivo nei giorni dell’elezione di Donald Trump negli Stati Uniti, che si annuncia come un terremoto geopolitico, non solo per i muri che dice di voler costruire, ma anche per il destino delle nazioni che si trovano tra le Alpi e gli Urali. Niente sarà più come prima. Ci ripetiamo questa frase dal 2001, dalla caduta delle Torri gemelle a New York, e ce la dobbiamo ridire ora. In Russia domina incontrastato Putin, autocrate e nuovo zar dell’ex impero sovietico; l’Ucraina, attraversata da noi nella stagione del post-comunismo, è un paese che ha conosciuto la guerra sui suoi confini, una guerra terribile con la Russia condotta attraverso milizie paramilitari; di oggi è poi la notizia che in Bulgaria e Moldavia sono stati eletti presidenti filorussi. Tutto cambierà ancora e in fretta. La tregua, la fragile tregua stabilita...

Digerire vetro / La deportazione raccontata ai bambini

Libri recenti e incontri nelle scuole con insegnanti e studenti sono l'occasione per ragionare su come parlare ai bambini e alle bambine di qualcosa di enormemente doloroso come persecuzione, deportazione e genocidio, tanto più smisurato quando si abbatte su soggetti come i bambini.    La violenza nei loro confronti distrugge anche la fiducia e la cura che ogni piccola esistenza chiede a quella adulta; e così la dimensione di futuro potenziale che ogni bambino o bambina ha in sé. Per i bambini, prendere atto di questo è di particolare impatto. Per gli educatori significa anche rischiare di minare la fiducia nel mondo, negli adulti, nel futuro appunto. La memoria della Shoah nella sua interezza è qualcosa che non può essere rovesciata addosso ai bambini ma che deve essere affrontata con estrema sensibilità, anche al fine di evitare reazioni difensive di rifiuto, di smarrimento o perfino di oscura colpevolizzazione.    Il problema non è nuovo e sono in diversi a essersene occupati. Nel 2004 a Torino un convegno promosso dall'Istoreto ha proposto una grande riflessione su tempi, strumenti e metodi per parlare di questo tema, individuando gli elementi...

P. M. A. Cywiński, Non c’è una fine. / Trasmettere la memoria di Auschwitz

A oltre quindici anni dalla legge istitutiva del Giorno della memoria la nostra conoscenza di cosa diciamo quando diciamo Auschwitz si fa sempre più ampia, anche per il grande numero di ricerche, pubblicazioni e riflessioni sul tema; allo stesso tempo più aumenta la conoscenza della galassia che ruota attorno ad esso – per profondità, vastità, dettagli – più si staglia nitida dallo sfondo la domanda che, in qualche modo, il libro di Piotr Cywiński pone con pacata urgenza. Che significato ha questa memoria, quando ci attraversa, e soprattutto, come la usiamo? Non c’è una fine è stato scritto del direttore del Memoriale e Museo di Auschwitz-Birkenau (in carica dal 2006), edito nel 2012 in polacco e inglese con il titolo Epitafium / Epitaph, ora in italiano per i tipi di Bollati Boringhieri, con cura, postfazione e traduzione di Carlo Greppi (dall'inglese e riscontri dal polacco). Ed è la meditazione, sempre aperta e a tratti dolente, di un quarantenne, che da dieci anni dirige il museo più difficile del mondo.   Delle tanti antifrasi che Auschwitz porta in sé, con il rovesciamento dei significati della vita e dell'umanità nei suoi opposti, c'è anche questo: un museo che non...

Verosimiglianza e liquefazione / Post-verità. La fine della verità o la verità nei post?

Avevo cominciato a raccogliere articoli sulla post-verità successivi all’ingresso del termine nel dizionario di Oxford. Come per i superalcolici, ho dovuto smettere. Troppi, la maggior parte dei quali maledettamente nocivi. Sembra che la questione appassioni chiunque, e per ragioni non sempre uguali, anzi il più delle volte contrapposte. C’è chi rimpiange la verità che non c’è più, dando la colpa della sua dissipazione a destra e a ultradestra. E c’è chi inneggia a un post- che più che ‘dopo’ sembra indicare i contenuti pubblicati su blog e social (“vorrei ma non posto”, canta il post-saggio). La post-verità è la fine della verità o la verità nei post? Per amor di significante, secondo certuni le cose coincidono. Così, c’è chi lancia strali contro le imposture, e chi sostiene che la verità è la vera impostura. Le bufale spopolano, come anche i loro cacciatori. A risentirne sono le mozzarelle, verso cui, peraltro, si dirigono i sospetti dei gourmet consapevoli. Che le bufaline siano una bufala? Povero Gesualdo. E l’alétheia greca, ormai postata nei Quaderni neri, che fa? gioca ancora a nascondino?   Si potrebbe continuare con i birignao, tutti attestati, tutti in odor di...

Un poeta in lotta con la materia / Con Ariosto, senza Calvino

Chi è Ludovico Ariosto, del cui capolavoro, l’Orlando furioso, si è celebrato quest’anno il cinquecentenario con un’incredibile serie di eventi, convegni, spettacoli e mostre? Per molti Ariosto, o ‘l’Ariosto’, come preferiscono alcuni che così ne hanno imparato il nome sui manuali di scuola, è quasi uno pseudonimo di Italo Calvino. Sì, perché Calvino è il filtro attraverso cui ancora molti, intellettuali o semplici curiosi, leggono il poema ariostesco, che Calvino raccontò a un pubblico medio-colto con una mirabile operazione letteraria ed editoriale in apertura degli anni Settanta. Prendersela con Calvino sembra che sia diventato uno sport letterario, dopo una generazione cresciuta alla sua ombra: ‘se l’ha detto Calvino’, era il mantra di professori e studenti tra gli anni Ottanta e Novanta. A chi ha avuto maestri soffocanti capita di sbarazzarsene con la stessa facilità con cui li aveva un tempo adorati.    Eppure, nel caso di Ariosto, Calvino è responsabile di una tale calvinizzazione che non si può restare indifferenti. Ariosto è per la maggior parte dei lettori, chi ne ha letto un po’ e chi ne ha letto tanto, il poeta della fantasia senza briglie, dell’inesauribile...

Immagini di camminatori / Dimmi come cammini e ti dirò chi sei

Dimmi come cammini e ti dirò chi sei. Come ci ricorda Rebecca Solnit nella sua Storia del camminare (Bruno Mondadori), l’atto di camminare, per quanto meno necessario di respirare, mangiare e dormire – senza dei quali non potremmo neppure sopravvivere – costituisce tuttavia la vera esposizione di sé nel mondo.   Se n’era accorto Honoré de Balzac quando scriveva la sua Commedia umana, e nel 1832 diede alle stampe un piccolo gioiello: Teoria dell’andatura. Forse è da qui che bisogna partire per cercare di capire qualcosa dell’atto di camminare di personaggi come Mao e Stalin, Churchill e J. F. Kennedy, Madre Teresa e Gandhi.   Nel Museo Salvatore Ferragamo di Firenze, accanto a opere d’arte (mostra curata da Stefania Ricci e Sergio Risaliti, fino al 12 aprile 2015) e alle scarpe storiche dello stilista, sono visibili delle brevi clip che ritraggono la camminata di questi personaggi. Se l’andatura è la fisionomia del corpo, Mussolini vi appare impettito: testa alta, passo sicuro, circondato dai suoi gerarchi in divisa con stivali d’ordinanza, nel filmato dell’Istituto Luce veste di bianco e ha la paglietta in testa.   Avanza altero, spingendo la gamba in avanti. Non è...

Humor melanconico ed enigmi / Lorenzo Lotto: ironico sguardo

Incline al tormento dei melanconici, Lotto agisce sulla forma e sui temi da esprimere avvicinandosi e prendendo le distanze continuamente dall’iconografia rinascimentale. Come se il demone della sua creatività sentisse l’urgenza di cogliere nuove soluzioni con un passo retrogrado – anche solo per differenziarsi dalle ricerche dei grandi suoi contemporanei – con continue rivisitazioni delle migliori intuizioni espresse nel Medioevo, per tentare nuovi passi in avanti. Progredire retrocedendo, dunque, per infondere alle immagini la forza di una tradizione icastica, con un approccio pervaso da una intimità pacata, che esplode a volte con lampi di visioni straordinarie, e con larghe concessioni al senso dello humor.   Lorenzo Lotto, Pala di Santo Spirito, 1521, Bergamo, Chiesa Santo Spirito.   L’ironia di Lotto è dissimulazione e insieme anche interrogazione di matrice socratica, che il pittore utilizza nel suo procedere speculativo mentre immagina formalmente le sue opere e dipana la sua poetica concettuale. Vi sono nei suoi quadri dettagli e immagini che significano qualcos’altro rispetto a ciò che sembrano di primo acchito rappresentare, inseriti in un determinato...

A trent’anni dalla morte / Piero Chiara. Crudele commedia della vita di provincia

Luino è un paese incastonato in un angolo d’Italia, cinto a ovest dal lago Maggiore, a nord e a est dalla frontiera con la Svizzera, che dista neanche quindici minuti di macchina, se non si conosce la strada; durante le giornate d’inverno, quando il cielo è terso sopra lo specchio d’acqua, «nei cumuli di carbone irti al sole / sfavilla e s’abbandona / l’estremità del borgo, [mentre] di notte il paese è frugato dai fari, / lo borda un’insonnia di fuochi». È la descrizione dicotomica del paese di Vittorio Sereni, che forse interpreta il ruolo di demiurgo nella storia che stiamo per raccontare. Una contrapposizione fra notte e giorno che anima anche Il piatto piange di Piero Chiara.   Con questi due scrittori ci spostiamo a Milano, nell’inverno 1957-58, durante una cena in cui Sereni ascolta con trasporto Chiara raccontare mirabolanti storie di gioco d’azzardo nella Luino degli anni Trenta. Il poeta di Gli strumenti umani è amico di vecchia data dell’animatore di quella serata e gli è buon gioco avvicinarlo per suggerirgli di raccogliere tutte quelle storie e pubblicarle in un volume, anziché continuare a scrivere elzeviri sui giornali. E così, da quel nucleo frammentato,...

Rileggere il passato / Tunisia, la sfida della memoria

Cosa succede quando un Paese, dopo aver cacciato il tiranno e fatto la rivoluzione, deve rileggere il suo passato? Proverò a spiegarlo, parlando della Tunisia post-2011, del tentativo di fare i conti con le violenze di Stato degli ultimi 70 anni.    1. IVD e le pagine oscure della storia tunisina   66.330 dossier depositati, 55.000 dei quali accettati. Sono i numeri de l’Instance Verité et Dignité (IVD), un dispositivo giuridico sorto all’indomani delle trasformazioni che hanno attraversato il Paese nel 2011. L’IVD è uno strumento per chiarire le violenze contro gli oppositori dal luglio del 1955, durante le dittature di Habib Bourghiba e Zine El-Abidine Ben Ali, al dicembre 2013. Sequestri, torture, stupri, omicidi: queste sono le imputazioni. Sul banco degli imputati c’è lo Stato tunisino – sia le istituzioni, sia i suoi rappresentati – che ha fatto piazza pulita di ogni oppositore: musulmani, sindacalisti, comunisti, desturiani.  Dopo l’appello pubblico a presentare dei dossier, formulato dall’Assemblea nazionale costituente nel 2014, si è giunti, solo a metà novembre di quest’anno, alla prima udienza. Un ritardo che la dice lunga sul tradimento delle...

Biogea / Michel Serres: incontri, amori

Pubblichiamo un estratto della postfazione di Francesco Bellusci al nuovo libro, tradotto in italiano, di Michel Serres: Biogea. Il racconto della terra, dal 24 novembre in libreria, e un brano tratto dall’ultimo capitolo del libro intitolato: “Incontri, amori”.    Improvvisamente, nel giro di meno di un secolo, dopo millenni, abbiamo eroso quel campo della Necessità che stoici ed epicurei ritenevano invalicabile. Ciò che non era in nostro potere, ora lo è, in tutto o in parte. La nascita e la morte, le minacce alla nostra salute, la vita e il suo codice genetico, la velocità delle comunicazioni e degli spostamenti, la riproducibilità dei beni, il clima. Siamo all’altezza del mondo, siamo dotati di strumenti all’altezza della sua potenza, ma ci salveremo solo se ci riconosceremo nel mondo. Il nostro futuro è in bilico tra armi di distruzione di massa e armi di costruzione di massa. Se non possono più essere quelle di Epicuro, come sosteneva accoratamente Lucrezio, agli inizi del V libro del De rerum natura, le parole di quale nuova saggezza, le parole di quale nuova filosofia, potranno dissuaderci dall’uso delle prime, farci guarire dalle paure e dall’aggressività che...

Torre del Carburo: bestemmia di pietra / Babele alla rovescia

“La torre del Carburo, che sorge in mezzo alla Buna [...], siamo noi che l'abbiamo costruita. I suoi mattoni sono stati chiamati Ziegel, briques, tegula, cegli, kamenny, bricks, tégak, e l'odio li ha cementati; l'odio e la discordia, come la Torre di Babele, e noi così la chiamiamo: Babelturm, Bobelturm; e odiamo in essa il sogno demente di grandezza dei nostri padroni, il loro disprezzo di Dio e degli uomini, di noi uomini. E oggi ancora, così come nella favola antica, noi tutti sentiamo, e i tedeschi stessi sentono, che una maledizione, non trascendente e divina, ma immanente e storica, pende sulla insolente compagine, fondata sulla confusione dei linguaggi ed eretta a sfida nel cielo come una bestemmia di pietra”. È un passaggio di Se questo è un uomo, il libro più celebre di Primo Levi. L’accostamento che fa è suggestivo e paradossale. Del resto, molto è paradossale in quell’opera. Essa riferì d’una “(soprav)vivenza” in forma di allegorie. Dante insegna: come, altrimenti?     La “favola antica” procede da una lingua unica, assoluta, alla sua dispersione in una pluralità di idiomi tutti relativi. La maledizione è l'irrompere della differenza, con cui il Dio della...

Eroi borghesi / Onestà. Boschi, Raggi: perché restate?

Perché Maria Elena Boschi non deve rispettare la parola data e Matteo Renzi sì?   È molto semplice. Perché Boschi è una donna, e le donne non hanno una parola, la parola; hanno le parole (è un po' come la vecchia storia che dice che non hanno un mestiere ma i mestieri). Chiacchierano tanto, ma si sa che sono volubili; la donna è mobile e muta d'accento e di pensier. La sua fedeltà, se ce l'ha, non è a un'idea, ma al più a un uomo. E anche in quel caso, «è la fede delle femmine come l'araba fenice...». L'uomo invece la parola la può dare, e la può anche tradire, certo. In ogni caso da lui si esige qualcosa che alla donna è perdonato, e il risultato di questo modo di pensare che si reputerebbe remoto e superato, ecco che lo vediamo praticato anche ai nostri giorni: così, nonostante le esternazioni della ex-ministra divulgate dal web («Anche io lascio se Renzi se ne va: ci assumiamo insieme la responsabilità»), la ritroviamo in pole position, pronta a riportare tutti i particolari in cronaca al suo capo, da cui c'è da aspettarsi che ritornerà.   La responsabilità di Boschi evidentemente non vale quanto quella di Renzi, che infatti dichiara di volersela assumere tutta di...

Geopolitica del desiderio / I pashtun tra stereotipi (post)coloniali e terrorismo

In una recente pellicola di Bollywood, Dishoom, due nerboruti sbirri-vendicatori indiani sono in missione per salvare il capitano della squadra nazionale di cricket, Viraj (si noti l’assonanza con il vero capitano, Virat). Viraj è stato rapito proprio alla vigilia dell’eterna finale, LA partita: Pakistan contro India. L’azione si svolge in un non meglio identificato stato del golfo Persico, tutto grattacieli, piscine e macchinoni. Puro realismo, non fosse che al suo interno si trova un’enclave pakistana abitata da pashtun, Abudhin.   Abudhin è un pittoresco villaggio, dove uomini con la faccia da criminali, la pelle bianca e gli occhi chiari vendono armi e pugnali come fossero souvenir. Il presunto rapitore del capitano della nazionale indiana si nasconde in un esotico covo segreto, un disordine fatto di giovani donne prigioniere in acquari, danze spinte, gioco d’azzardo, e competizioni testosteroniche, incluso braccio di ferro. Tutti i malviventi indossano rigorosamente il cappello tradizionale pashtun (“chitrali topi”), reso globalmente noto dai Talebani.   I due poliziotti indiani, più americani che mai – le forze del bene – inseguono il presunto rapitore pashtun in...

Il nuovo volume della collana Supernovae / Incontri Internazionali d’Arte. Una storia da raccontare

Si presenta oggi  al MAXXI di Roma alle 18:30 (Sala Graziella Lonardi Buontempo) il libro di Luigia Lonardelli Dalla sperimentazione alla crisi. Gli Incontri Internazionali d’Arte a Roma, 1970-1981, nuovo titolo della collana Supernovae edita da doppiozero. Introdotti da Margherita Guccione, direttore del MAXXI Architettura, intervengono l’autrice assieme a Stefano Chiodi e a Maria Grazia Messina.   Ugo Mulas, Vitalità del negativo nell'arte italiana, 1970   Sin dalla sua fondazione, a Roma nel 1970, e per più di tre decenni, l’associazione Incontri Internazionali d’Arte ha rappresentato al tempo stesso un’eccezione e un modello più volte imitato nel campo della produzione e dell’esposizione dell’arte contemporanea. Un’eccezione rispetto a un panorama che nei primi anni Settanta appariva ricchissimo di fermenti e novità sul piano creativo quanto carente su quello delle istituzioni; musei pubblici e spazi di esposizione tradizionali rimanevano sostanzialmente estranei alla produzione artistica più recente, sia pure con qualche felice eccezione, specie dopo la rottura al tempo stesso culturale e generazionale verificatasi intorno al 1968. Un modello, d’altro canto...

Cinquant’anni fa è scomparso Walt Disney / Walt Disney, Conservatore rivoluzionario

Cinquant’anni fa, il 15 dicembre 1966, è scomparso Walt Disney. Era un uomo profondamente conservatore. Rifiutava la vita presente e rimpiangeva nostalgicamente il buon tempo antico. Per questo ha ossessivamente cercato di costruire un proprio mondo pieno di passato dove tutto funzionava perfettamente e le persone potevano sentirsi contente e realizzate. Disney cercava di portare avanti cioè una filosofia tipicamente americana come quella dell’happiness, ovvero una filosofia euforica e ottimistica.   Per Disney, tutto è nato nel 1928, con Steambot Willie, il primo cartoon con Topolino protagonista. Già negli anni Trenta l’universo fantastico di Topolino era riprodotto su innumerevoli oggetti che venivano realizzati su licenza e consentivano, attraverso la loro diffusione, un’ulteriore amplificazione di tale universo. Poi sono arrivati numerosi altri successi, grazie soprattutto alla capacità di Disney di tenere insieme una visione tradizionale e conservatrice con una ricca produzione di linguaggi creativi. Non a caso degli innovatori del calibro di Walter Benjamin, Sergej Ejzenstejn e Salvador Dalì erano profondamente affascinati dalle sue creazioni. Ma, pur essendo nato nel...