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Storia

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27-28 aprile 2018 (Monte Verità-Ascona) / I meccanismi dell'eresia

Eresia e verità   Qual è il meccanismo specifico dell'eresia? E la specificità di tale nozione? Per quanto riguarda la seconda domanda, si potrebbe pensare a una contrapposizione all'ortodossia (la risposta alla prima si verrà precisando nel corso dell'esposizione). L'ortodossia è retta credenza, conformità ai principi di una determinata dottrina, specificamente di una religione. L'opposto di ortodossia è però eterodossia, che è dottrina o opinione diversa da quella definita come vera. Invece eresia si oppone a dottrina rivelata come vera.    Scelta di verità   Eresia sta per «scelta». In greco αἳρεσις, derivato dal verbo ἁιρέω, scegliere, significava originariamente «scelta, elezione, inclinazione, proposta». Indicava una presa di posizione in termini filosofici o politico-religiosi, senza sentore di riprovazione. La riprovazione si impone invece subito nel nuovo assetto religioso cristiano, trovandosi già annessa nel Nuovo Testamento per intervento di Paolo (Tito 2,1; 2 Timoteo 1, 13; Galati 1, 8, passi che qui solo segnaliamo e che più avanti citeremo). Poiché il concetto nasce in ambito religioso e si precisa in seno alla chiesa, sono stata in qualche modo...

Il Sessantotto di chi non c'era / Sessantotto bifronte

A mezzo secolo dal ’68, sentiremo ricordare un po’ dappertutto gli opposti significati che gli vengono attribuiti. La sua cifra bifronte indica sia l’ultima rivolta imparentata con i moti ottonovecenteschi, sia l’affermazione di una società affluente dove la tendenza libertaria è indistinguibile dal consumismo; evoca un istinto ludico e anarchico che si rovescia in pratiche settarie; simboleggia un’estetizzazione della politica e una fame d’immaginazione che preparano l’aggressività pubblicitaria; ed è legata a un rifiuto della cultura che sfocia in un enorme abuso di gerghi teorici. Un tema che attraversa quasi tutte queste dialettiche è quello dell’autorità. Chi vede nel ’68 l’origine di un presunto lassismo lo confonde con l’andamento complessivo dello sviluppo, del quale i movimenti costituiscono un epifenomeno e un’interpretazione eccentrica. La contestazione dei ruoli tradizionali è infatti anche e soprattutto, pasolinianamente, il cedimento ad autorità più forti, “oggettive”, brutali, che s’impongono senza bisogno di raccomandazioni pedagogiche: i diktat del consumo, appunto, così pervasivi da alienare insieme il Personale e il Politico. I palazzi d’inverno sono ormai le...

Il Sessantotto di chi non c'era / Caro Sessantotto cerca di volare basso

Ho pizzicato il Sessantotto a uno di quei virtuaveglioni paraselfie hashfree ultra tag orgon tre punto zero per noi giovani senza memoria violenti e dissoluti che odiamo la cultura, bastoniamo i professori e ce ne vantiamo su internet. C’era una pallosissima sfida di extreme social goldening quando me lo sono trovato di fronte: scarpe bianche glitterate, canotta, jeans tagliati e tatuaggio a pelle di serpente sul collo. Poverello. Un vecchietto che cerca di fare il gggiovane. Mi ha fatto tanta pena. E anche un po’ tanto schifo. Per fortuna che c’ho sempre tutti i bot delle app del mio telebiomidollullare a palle di pellet quantico aggiornati. Così io mi sono sparato una yage craftbeer DOP mentre aspettavo i raga, e il mio avatar si è lavorato il tizio.   Signor Sessantotto, che sorpresa. Che ci fa qui? E che ne so, deve essere stato il Settantasette… quel disgraziato. Stavo dormicchiando al sole, poi ho sentito un tremito, hai presente, come quando fai suonare un pezzo degli Zeppelin al contrario, e mi sono ritrovato qui. Ma dove sono?   Nel... presente? Il presente. E perché ho questa merda stampigliata sul collo?   Quello? Quello è un tatu... Un tatuaggio? Sul...

Settecento contemporaneo / Europa e globalizzazione: cosa ci mostra Brexit?

I paragoni tra le epoche storiche sono occasionali: quando studiamo un’epoca lo facciamo perché siamo attratti da un’inconsapevole rispecchiamento in essa e conseguentemente la rileggiamo attraverso quello che vorremmo capire di quello che siamo. In questo modo il passato ci aiuta a orientarci e per questa ragione non si finisce mai di studiarlo, perché nella misura in cui si sposta il nostro punto di vista mentre viviamo, anche il passato rivela aspetti che prima non ci erano visibili.   La crisi dei sistemi di governo, ieri di ducati come Parma e Piacenza, Guastalla, Toscana, le vecchie repubbliche di Genova e Venezia prima dell’arrivo di Napoleone, oggi l’inadeguatezza degli stati nazione alle domande della contemporaneità, che in gran parte li esauterano. Le nostalgie della destra, dalla Francia all’Ungheria ma che oggi nella Brexit trovano la più seria delle realizzazioni, lo rendono estremamente evidente. Fuori dall’Europa esiste solo un’involuzione economica, sociale, culturale che non può che avere nostalgia di vecchi passaporti e di retoriche evocazioni della seconda guerra mondiale, dalla Darkest hour di Winston Churchill del film di Joe Wright all’evacuazione di...

La Corte di Cassazione della Storia / Dedichereste una strada al geocentrismo tolemaico?

Mi sembra che la vicenda dell’ANPI del 25 aprile, nella quale i partigiani “veri” (cioè quelli defunti o vecchissimi) apprezzerebbero la Brigata ebraica del 1944-45, mentre invece i partigiani “nuovi” (cioè quelli giovani e male informati) si schiererebbero per Hamas, costituisca un bell’esempio di conta delle mele con le pere. C’è da sperare che un simile equivoco non si presenti più in futuro. Mi auguro non ve la prenderete troppo con me se mi lascio andare a una serie di affermazioni che non intendo neppure discutere: oggi non è più questione di memoria, stante il fatto che l’oblio alla fine vince lui, e non è che sia di destra. Esiste e basta. Ma esiste anche la Corte di Cassazione della Storia, le cui sentenze non possono essere dimenticate mai.    Prendiamo per esempio Giorgio Almirante, al quale di tanto in tanto si vuol dedicare qualche strada: a parte che questa storia della toponomastica forzosa comincia a darmi un po’ ai nervi dato che non è obbligatorio guadagnarsi una strada in città per il merito di una vecchiaia magari decorosa, ma mi chiedo se si sappia che, fascismo o no, razzismo o no, antisemitismo o no, in giovinezza Giorgio Almirante fu Segretario di...

Ambiguità e doppiezze / Il ’68 jugoslavo: l'anno tabù

Avevamo sognato tutto molto diverso con i nostri libri, dietro il muro del nostro giardino fra i mirti e gli oleandri. Georg Büchner, Leonce e Lena   Tre anni dopo il ’68, il Maspok, il movimento della Primavera croata che chiede più autonomia, sei anni dopo la quarta Costituzione del dopoguerra considerata una delle cause del processo di rifeudalizzazione. Dodici anni dopo, la morte di Tito − il paese si ferma, la folla scandisce: Noi siamo di Tito, Tito è nostro, Tito siamo noi. I volti ripresi dalle telecamere rivelano ansia e paura, il pianto è collettivo perché sono in molti a temere che, insieme a quello di Tito, si stia celebrando anche il funerale della Jugoslavia. Diciassette anni dopo, un’ondata di scioperi, una crisi interminabile, e l’irresistibile ascesa di Slobodan Milošević, leader del «risorto nazionalismo serbo». Ventidue anni dopo, le prime elezioni pluripartitiche del dopoguerra. Nel giugno 1991 iniziano le guerre inter-jugoslave di fine Novecento. Appartengono ai «conflitti irrealistici», visti con gli occhi della sociologia politica hanno solo in parte «finalità calcolabili». Eppure, il farsi bellico sarà una carneficina infinita. Il presente rimesta e...

Il Sessantotto di chi non c'era / Ho incrociato il 1968 nel 1998

La prima volta che incrociai il 1968 fu nel 1998.  Avevo ventun’anni ed ero uno studente di Scienze della Comunicazione a Siena. Per un corso di multimedia qualcuno di noi insieme al suo professore progettò un CD-ROM interattivo, ormai consegnato all’archeologia dei dead media, che raccontava la cronologia del 68. Per il corso di Storia Contemporanea del professor Labanca, ognuno di noi doveva scrivere una tesina, un saggio di 3.000 parole, su un evento del novecento. Avevo una camicia a quadri da boscaiolo umbro e i miei gruppi preferiti erano i Nirvana e gli Smashing Pumpkins. Scelsi di fare ricerca su Pasolini, il 68, Valle Giulia. La tesina iniziava con le parole di PPP: “Smettetela di pensare ai vostri diritti, smettetela di chiedere il potere. Un borghese redento dovrebbe rinunciare a tutti i suoi diritti, e bandire dalla sua anima, una volta per sempre, l’idea del potere. Tutto ciò è liberalismo: lasciatelo a Bob Kennedy.” PPP era affascinante perché rappresentava una modello di intellettuale duro e puro, critico anche coi giovani sessantottini.  Nel 1998 a Siena, tra noi studenti fuori sede si finì per discutere molto del 68, nell’unico bar “alternativo” della...

Scrivere male è leggere male / Il lettore, coscienza dell’autore

“Pro captu lectoris habent sua fata libelli”: Terenziano Mauro, grammatico successivo all’epoca di Adriano (l’imperatore romano del libro di Marguerite Yourcenar), diede forma e cadenza di esametro a un’osservazione ovvia; di quel tipo d’ovvietà mai trascurabile, però. I destini dei libri dipendono della capacità di chi li legge, dalla sua intelligenza di ciò che legge, dice quel verso. E le cose stanno così, incontrovertibilmente. Un libro o, più generalmente, un testo non è un oggetto inerte. È sempre un processo, un’operazione. Vi gioca un ruolo l’autore. Fuori dell’aspetto funzionale, dell’autore, può accadere si sappia poco o nulla: casi celebri, in proposito. Comunque sia, l’autore resta la funzione più esposta dell’operazione testuale, la saliente.    L’autore è però lungi dall’essere il solo termine del testo, la sua sola funzione. Il testo ha un certo numero di funzioni indispensabili al suo procedere. Tra queste, c’è appunto il lettore. Umberto Eco ne scrisse largamente quaranta anni fa dalla prospettiva dell’interpretazione. Qualcosa va aggiunto (e forse precisato) da quella propriamente linguistica.  Non avesse altro lettore, il testo ha infatti l’autore...

Non si leverà nessuna voce a chiedere conto di questa nuova strage? / Gaza

English Version   Sembrano due immagini diverse e accostate. Nella prima prevale il colore giallo-rosso della terra, su cui camminano in diagonale tre soldati in assetto di guerra con gli zaini sulle spalle. Nella seconda è il colore verde dell’erba, e poi la folla composita di bambini, giovani, adulti, uomini e donne, con le bandiere. In mezzo, a separare le due immagini una rete e il filo spinato. La fotografia è stata scattata venerdì a Gaza dove sono stati uccisi 16 manifestanti palestinesi e feriti altri 1400. Sabato i morti sono invece due, e non sono ancora stati contati i feriti. Una folla di 30.000 persone ha manifestato lungo la recinzione che separa questo territorio dallo Stato di Israele. I manifestanti hanno tirato sassi e molotov contro i reticolati dietro cui stavano acquattati oltre 100 tiratori scelti dell’esercito israeliano. Il ministro della Difesa d’Israele, Avigdor Lieberman, ha sostenuto che questi erano gli ordini e se qualcuno dei manifestanti si avvicinava ai reticolati, i militari avevano l’ordine di sparare. Gli abitanti della striscia di Gaza, egemonizzata da Hamas, vivono in uno stato di segregazione che è stato raccontato in questi anni da...

Incontro a Berlino / Wolfgang Schivelbusch: Trump, Merkel e l'Italia provinciale

Lo scorso anno nel mese di marzo sono andato a Berlino per incontrare Wolfgang Schivelbusch, uno dei più affascinanti studiosi dell’immaginario sociale moderno. L’appuntamento era al Zentrum für Literaturforschung. Una piccola stanza che s’affaccia in un cortile interno, qui studia e scrive Schivelbusch. Lo studioso tedesco ha scritto libri straordinari come Storia dei viaggi in ferrovia (1977), dedicato cambiamento percettivo prodotto da questo mezzo di trasporto; poi Storia dei generi voluttuari (1980), dedicato a spezie, caffè, cioccolata, tabacco, alcool e al loro influsso in Europa; Luce. Storia dell’illuminazione artificiale nel secolo XIX (1983), sull’irrompere della luce nelle case e nelle strade, libro che contiene una breve e affascinante storia della vetrina. Già questi tre libri basterebbero a fare di lui un Walter Benjamin dei nostri giorni.   Poi ci sono opere come La cultura dei vinti (il Mulino 2001), che spazia dalla sconfitta dei Sudisti nella Guerra civile americana a quella della Germania nel 1917, oppure un volume intitolato Die Bibliotheck von Löwen (1988), non ancora tradotto nella nostra lingua, dove spiega perché i tedeschi distrussero nelle due...

Il Sessantotto di chi non c'era / Intervista a mia madre sul Sessantotto

Mentre mia sorella, mia moglie, mio cognato e i bambini mangiavano i bignè, a mia madre ho detto: “Sediamoci sul divano”. Glielo avevo preannunciato al telefono: “Ti farò due domande sul Sessantotto, mi racconterai quello che ricordi, niente di impegnativo”. Ma la sola idea l’aveva messa in apprensione. “È passato tanto tempo”, aveva sussurrato.  Mia madre non era nel movimento, non partecipò alla battaglia di Valle Giulia. Nel 1968 aveva diciotto anni, viveva in un paese a venti chilometri da Roma, aveva lasciato la scuola a quindici e non pensava alla Primavera di Praga né alla rivoluzione culturale cinese. Era l’ultima di sette fratelli, tre maschi e quattro femmine, figli di un fornaciaio e di una materassaia immigrati dall’Abruzzo.    A quel tempo lavorava in un laboratorio farmaceutico come confettatrice. “Iniziamo da questo”, le ho detto, sistemandomi il portatile sulle gambe. “Sai cos’è una confettatrice?”, mi ha chiesto. “È l’operaia che dà il colore alle pastiglie. Le bagnavo tutto il giorno con acqua e zucchero e alla fine aggiungevo il colore”. Sapevo che mia madre, prima che nascessi, aveva lavorato nell’industria farmaceutica, ma non sapevo che fosse...

Una storia che continuiamo a scrivere / Trieste, le foibe e Quarantotti Gambini

Pier Antonio Quarantotti Gambini fu uno degli autori più noti del Dopoguerra, caduto nella dimenticanza qualche anno dopo la morte, avvenuta nel 1965. È stata Bompiani nel 2015 a togliere una polvere spessa di decenni dalle sue opere attraverso una scelta, curata da Mauro Covacich. E oggi Mondadori, riproponendo l’opera politica più cara allo scrittore, Primavera a Trieste (pagg. 344, euro 15), con una prefazione di Claudio Magris e un’introduzione di Elvio Guagnini, tra i maggiori conoscitori del capoluogo giuliano dal punto di vista letterario, storico e umano.  Nato a Pisino d’Istria nel 1910 da una famiglia irredentista di origini nobili, Quarantotti Gambini godette sin da ragazzo della benevolenza di Umberto Saba, Richard Hughes ed Eugenio Montale, che credettero  da subito nel suo talento letterario. “Tu sei fra i giovani,” gli scrisse Saba nel 1930, “una delle poche persone delle quali è lecito sperare un po’ di bene: e la novella che hai scritta (sic) è di questa speranza un’indimenticabile conferma”. Trasferitosi a Trieste a 19 anni, Q. G., come lo chiamavano gli amici, tra il 1929 e il 1932 pubblicò sulla rivista “Solaria”, dietro la spinta di Eugenio Montale,...

Cambridge analytica e le responsabilità / Facebook: il Re (era già) nudo

Sono molte ormai le cose che pensiamo di sapere rispetto all’affaire Facebook-Cambridge Analytica. Sono certezze che derivano dall’avere letto sui quotidiani e ascoltato nei mass media, con una certa continuità lungo l’arco di tutta la scorsa settimana, approfondimenti e opinioni di diversa natura a partire dalle “rivelazioni” fatte dal whistleblower Christopher Wylie, un ex impiegato di Cambridge Analytica  all’Observer e al New York Times. Si tratta di certezze che hanno a che fare con la manipolazione elettorale, con il furto di dati e con la possibilità di una nostra sempre più elevata profilazione a causa dei contenuti, commenti ma soprattutto reazioni (i like) che lasciamo su Facebook. E sono molte le cose che vogliamo ancora sapere. Ad esempio come i regolatori nei diversi Paesi pensano di agire nel futuro, quali contromisure assumerà Facebook dopo il tardivo post di scuse da parte di Mark Zuckerberg, per quale partito italiano Cambridge Analytica ha lavorato ecc.     È da questi dubbi e da queste certezze che nasce una reazione “di pancia” da parte degli utenti online, raccontata anche dai mass media, che si è andata costruendo attorno all’hashtag #...

Carlo Greppi Bruciare la frontiera / Oltre i confini, insieme

Da sempre gli umani si spostano. Da sempre anche le genti sedentarie hanno visto nel viaggio qualcosa di più che un semplice spostamento in termini materiali. Da sempre la letteratura è scrittura di un viaggio, reale e metaforico. Da sempre la lettura è un viaggio dentro e fuori di sé, nel tempo e nello spazio. La storia che Carlo Greppi racconta è un itinerario nella storia, del passato e del presente. Il percorso iniziatico, a lungo programmato e sognato di due amici che è anche un passaggio attraverso la linea d'ombra dei diciotto anni. Una traversata a piedi sulla frontiera tra Italia e Francia è la pista indicata dalla mappa di un tesoro, tracciata dai ricordi di un nonno – amato e scomparso – tramandati al giovane nipote.   Il nuovo romanzo di Greppi, storico e narratore, si muove in questo paesaggio sentimentale, segue un'amicizia maschile e attraversa luoghi reali che si fanno mitici: la ricerca memoriale si fa sguardo sul presente in un cortocircuito tra ieri e oggi per sentire la “storia che fa le rime”. Due ragazzi italiani tornano nei luoghi che hanno visto nel 1943 muoversi i profughi tra Francia e Italia, ebrei stranieri e soldati sbandati. Gente in fuga dalla...

Oggi a Bookpride A tutela di tutti i viventi / Tre domande sull'antifascismo oggi

Non voglio affermare che per essere antifascisti occorra una sola, inequivocabile legge, ma al di là dell’impegno personale, ogni cittadino italiano, e ovviamente ancor di più ogni cittadino italiano antifascista o potenzialmente antifascista, dovrebbe trovare nella legge italiana un alleato, o perlomeno un interlocutore chiaro; invece la legge italiana, a cominciare dalla Legge Scelba del 1952, per proseguire con la Legge Mancino del 1993, fino a inoltrarsi nei tentativi più recenti di Emanuele Fiano del Partito Democratico, sembra destinata a confondere, abbozzare; leggi nate per essere interpretate in modo contraddittorio, un modo così adatto al nostro vivere contemporaneo. Ciclicamente ascoltiamo la notizia di manifestazioni fasciste, slogan cantati da migliaia di persone impegnate nel saluto romano. A volte un volenteroso pm ravvisa gli estremi per una mite condanna e una sanzione pecuniaria. La richiesta di una condanna a 3 mesi e di una sanzione pari a 206 euro, a seguito di una manifestazione fascista, quando accade, è già molto. Ovviamente nessun fascista andrebbe mai in carcere per 3 mesi, ma la condanna avrebbe valore di segnale, di monito. E invece dalla pochezza della...

“Quest’anno, la vita ha un colore nuovo” / Cornelius Castoriadis e il Maggio 68

Il ‘Maggio 68’, la catena esplosiva di avvenimenti che assurgeranno a evento-simbolo di tutto il Sessantotto europeo, “scoppia” prima di maggio. Esattamente, il 22 marzo di cinquant’anni fa, con l’occupazione e la costituzione di un comitato d’azione e di agitazione permanente all’Università di Nanterre, ad opera principalmente degli studenti di sociologia. Al nucleo originario, libertario e anarchico, guidato da Daniel Cohn-Bendit, che diventerà leader e “star” di tutto il movimento fino a maggio, si assoceranno presto gruppuscoli di orientamento situazionista, trotzkista, maoista. Lo sgombero forzato di Nanterre è la scintilla che fa incendiare e innescare la rivolta nelle altre università, a cominciare dalla Sorbona, con scontri, sassaiole, barricate, manifestazioni, sfilata sui Campi Elisi, per tutta la prima metà di maggio, mentre nella seconda metà del mese la protesta contagerà le fabbriche e gli strati operai meno integrati, costringendo anche i sindacati e i partiti ufficiali di sinistra a passare dalla diffidenza al sostegno aperto al movimento studentesco e allo sforzo di canalizzare sui binari rivendicativi gli scioperi.   A distanza di dodici anni da quegli...

I molteplici corpi del compagno Presidente / Putin il Terribile

Penseremo al futuro della nostra grande patria, al futuro dei nostri figli e agendo così senza dubbio siamo condannati al successo (V. Putin, Commento alla vittoria, 18 marzo 2018).   Quella che segue non è un’analisi politica del recente risultato elettorale russo. Non ho le competenze e non dispongo degli strumenti per procedere in quella direzione. Molte sono le interpretazioni e i commenti disponibili sulla stampa e in rete per chi fosse interessato a documentarsi. Privilegio invece il tentativo di comprendere il successo del neo-rieletto Presidente, eventuali brogli e corruzioni comprese, attraverso un’indagine dell’immagine che ha creato di sé e che lo ha progressivamente portato a crescere nel gradimento della maggioranza della popolazione russa fino al plebiscito dei giorni scorsi. Cominciamo dal fondo, dal passato remoto della Russia, rivisitato nel 1944 da Sergej Ejzenštejn su mandato di Stalin. In un’Unione Sovietica invasa dai nazisti, e governata da un leader solo apparentemente forte e sicuro, era necessario ripercorrere le tappe fondamentali dei gloriosi trascorsi del Paese per ribadirne la grandezza, riaffermarne la credibilità e, soprattutto, attestare ancora...

Godere senza limiti / Le cinque passioni del '68

Nel 1968 compii vent’anni. Ero da un anno studente alla Sorbona di Parigi, e quindi potetti partecipare al maggio 68 – da ossimorico militante individualista, non ero organico ad alcuna organizzazione politica. Ho ripercorso la mia esperienza all’epoca in un libro appena uscito, Godere senza limiti (Mimesis). Allora mi consideravo un comunista trotzkista, quindi in opposizione ai partiti comunisti pro-Unione Sovietica, il partito comunista italiano di Berlinguer e il partito comunista francese di Marchais. In quegli anni ho viaggiato molto tra Italia, Francia e Inghilterra, per cui ho potuto confrontare de visu i diversi “68”.  Che cosa è stato allora, il 68 francese? Lo chiamo francese, ma è evidente che quello italiano aveva molte affinità con esso. Rispondo che esso può essere capito in riferimento a cinque passioni: liberalismo libertario, dionisismo, spettacolarismo, fraternismo, dadaismo. Le illustrerò brevemente.   Liberalismo libertario     All’epoca la cultura dominante tra gli intellettuali sia in Italia che in Francia era comunista marxista. Era la cultura che avevamo ereditato dai nostri nonni, padri o amati professori. Eppure proprio nel maggio 68...

Nel quarantennale del sequestro / Le tre foto di Moro

L’editore Guanda ripubblica il volume Da quella prigione. Moro, Warhol e le Brigate Rosse, di Marco Belpoliti, che analizza le fotografie scattate ad Aldo Moro dai brigatisti. Uscito otto anni fa, rilegge quelle immagini con cui ancora oggi ricordiamo l’avvenimento del sequestro del Presidente della Democrazia Cristiana, il più importante politico dell’epoca. Nella nuova edizione sono comprese nuove pagine. In occasione di questa uscita, nel quarantennale del sequestro di Moro, Marco Belpoliti discute con il fotografo Ferdinando Scianna di quegli scatti.    Scianna: Tu scrivi che nessuno degli autori, scrittori compresi, all’epoca del sequestro, e anche dopo, si sono occupati delle foto di Moro, non c’è stata un’analisi delle immagini. Tutti si sono occupati dei testi, delle lettere, delle oltre novanta missive scritte da Moro. In quel momento, come del resto tu ricordi, l’attenzione era concentrata su cosa stava dicendo Moro. Ma in certo senso mi pare di vedere in modo evidente che quella discussione su “è lui o non è lui”, ovvero se Moro era ancora Moro o invece era manipolato dai brigatisti, parte dalle fotografie. È a causa delle due foto che nasce il problema. Tra...

Che Guevara tú y Todos / Il senso di una vita: il Che in mostra a Milano

A cinquant’anni dall’assassinio di Ernesto “Che” Guevara in Bolivia (9 ottobre 1967), la mostra Che Guevara tú y Todos (Milano, Fabbrica del Vapore, fino al 1° aprile 2018, catalogo Skira) propone, con l’ausilio di un ricco apparato visuale, un nuovo sguardo prospettico su colui che, dopo la morte, è stato irrigidito nell’immagine devozionale del “guerrigliero eroico”. Sul Che – che nel 1960 Jean Paul Sartre aveva definito “l’essere umano più completo del suo tempo” – si è subito addensata la coltre della leggenda. Si è letto il suo Diario in Bolivia come testimonianza di un sacrificio tanto vano quanto necessario. Al Guevara in carne e ossa si sono sovrapposti l’impressionante somiglianza con Gesù – gli occhi aperti e il corpo morto adagiato nel lavatoio dell’ospedale del villaggio di Vallegrande, lo sguardo che perdona i suoi carnefici – e l’accostamento con il Cristo morto di Andrea Mantegna. Dopo la fortuna planetaria del poster del rivoluzionario dal volto corrucciato, il basco e lo sguardo rivolto al futuro, oggettistica, abbigliamento, orologi Swatch hanno reso il Che un marchio globalizzato. La sua effigie ha oltrepassato le ideologie, facendone un volto sganciato dalla...

Letto in un’altra lingua / Adolfo García Ortega. Inventore di compleanni

Fabula: «Tutti i romanzi affabulano, cioè tutti i romanzi inventano. Significa forse che stanno mentendo? Assolutamente no. Nessun romanzo è menzogna né mendace. Non saranno sinceri, ma dicono la verità». (Abecedario)   Quando, nel 2006, ho aperto l’originale spagnolo dell’Inventore di compleanni di Adolfo García Ortega, ho trovato in esergo la Schwarze Milch der Frühe, il negro latte dell’alba, di Paul Celan. E un proposito: dare una vita al Senza Nome, il bambino di forse tre anni morto agli inizi di marzo del 1945 dopo essere scampato ad Auschwitz e di cui Primo Levi parla in una pagina della Tregua. I suoi compagni di baracca lo chiamavano Hurbinek per il borbottio inintelligibile che emetteva. Nessuno gli aveva insegnato il linguaggio: era un simbolo del silenzio, uno dei più atroci che la Storia avesse creato. Prolungare i suoi giorni significava addentrarsi nell’orrore. Significava attraversare il secolo. Non ricostruire la Storia, ma piuttosto offrire ai lettori la crudele possibilità di viverla nei panni delle vittime. In una bella recensione su «Letra», Antonio Muñoz Molina osservava che più ci allontaniamo dall’epoca di quei fatti, meno ci bastano le informazioni...

Politiche, 4 marzo 2018 / Berlusconi il gregario

Il seduttore non seduce più. Come poteva essere altrimenti? A 81 anni suonati, completamente rifatto, una moquette al posto dei capelli, tenuto in piedi probabilmente da farmaci e con il tagliando continuamente da ripetere nella sua beauty farm altoatesina, Silvio Berlusconi non ha più il corpo del Capo. Anzi, non è più un Capo. È diventato un gregario del suo gregario, l’uomo con la felpa, e ora in giacca e cravatta, Matteo Salvini, che si sente il doppiopetto del ministro addosso, per quanto arrivare lì non sarà né semplice né facile, visto che l’altro uomo in giacca e cravatta, oltre che in camicia bianca, lo steward fieristico Gigi Di Maio, lo precede di diverse lunghezze sulla via verso il Quirinale. Nessuno sapeva che risultato avrebbe ottenuto dalle urne Berlusconi, ma tutti sapevano che non avrebbe ottenuto il successo pieno. Non lo attendeva neppure lui. Ha detto: non potevo essere candidato, per questo non ho vinto. Per vincere ha vinto, perché la sua compagine, compresa la Meloni di Fratelli d’Italia, ha raggiunto il 35 % dei voti, ma la maggioranza del pacchetto azionario spetta ora a Salvini, perché mentre l’ex Cavaliere resta al 14%, il capo della Lega ex Nord, ora...

Politiche, 4 marzo 2018 / LeU: missione impossibile

Si potrebbe dire, un po' per celia in po' sul serio, che in politica l'ex magistrato candidato non porta bene. E men che meno l'ex presidente di una delle camere... Ma sarebbe ingeneroso per le persone, oltre che superficiale per la storia (e la politologia).   In realtà il pessimo risultato di LeU viene da lontano. Prescinde, almeno in parte, da errori di conduzione della campagna elettorale (che pure ci sono stati, in alcuni casi anche gravi, come la dichiarata disponibilità a partecipare a un "governo di scopo"). E affonda le radici nel modo tutto sommato meccanico, da fusione a freddo tra gruppi dirigenti, esente da emozioni e partecipazioni "di popolo", con cui la lista è nata (simmetrico, tutto sommato, alla solitudine da numeri primi che aveva accompagnato le fasi della scissione, anch'essa a freddo, lontana dai turbamenti passionali che in altri tempi avrebbero accompagnato un evento del genere). Scissione (e rilancio sul terreno elettorale), d'altra parte, tardivi, messi in atto quando ormai tutte le mucche se n'erano andate dalle stalle del Nazareno e dallo stesso corridoio (direbbe Bersani), e il tarlo renziano aveva consumato per intero il residuo rapporto tra...

Un'inchiesta (parte IV) / Tre domande sull'antifascismo oggi: Janeczek, Vasta, Balzano

Per provare a interrogarci e confrontarci sull'antifascismo oggi abbiamo posto ad alcuni intellettuali e collaboratori queste tre domande, a cura dello storico Claudio Vercelli. Pubblichiamo oggi tre ulteriori risposte (qui, qui e qui le prime: Valerio, Cortellessa, Manera; Lagioia, Sarchi, Inglese; Benvenuto, Ferrario, Zinato).   1. Perché si dovrebbe continuare ad essere antifascisti se è vera l’affermazione, che si fa assunto di senso comune, per cui destra e sinistra sarebbero due distinzioni che non hanno più motivo di esistere? Se invece continua a sussistere una linea di differenziazione tra i due aggregati, quali ne sono le discriminanti in senso antifascista?   2. Se l’antifascismo non si è esaurito, in cosa si deve allora sostanziare? Allo stesso tempo, se il fascismo non è mai del tutto scomparso, sotto quale natura e con quali aspetti si manifesta oggi?   3. Prova a legare alla parola «fascismo», in successione, secondo una scala decrescente di pertinenza, questi cinque termini; ciò facendo ne deriverà quelli che per te sono i tratti salienti e prioritari in cui esso si sostanzia: A) razzismo; B) populismo; C) ...