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The conditions where we live are untold / Toma Muteba Luntumbue and the 5th Lubumbashi Biennale

Italian Version   The 5th edition of the Biennale de Lubumbashi opens to the public on October 7th 2017 in Lubumbashi, Democratic Republic of Congo, one of the biggest cities of the country and the capital of Katanga, the region where the incredible wealth of the Belgian empire was built. This edition marks ten years of the activities of Picha, the art space and a production platform built by a collective of artists and cultural producers based in Lubumbashi. This fifth edition of the Biennale also marks the reestablishment of Picha itself, since the organisation now has a new space (for exhibitions, presentations and residences) located in a popular area on the margins on the center, together with a commercial gallery and a lab for production. Rencontres Picha, Biennale de Lubumbashi was born as vision of a collective of cultural producers with the aim of establishing a space which would serve both as a production platform for local artists, and an international hub, rethinking art from a local perspective.   After the curatorship of Simon Njami and Elvira Dyangani Ose, the artistic director of this edition of the Biennale is Toma Muteba Lutumbue, artist, art historian...

18 novembre, ore 17; Piazza Affari, Milano / Bonus cultura: qualche riflessione

Palazzo Mezzanotte   Sta per chiudersi il primo anno di Bonus cultura ed è partito l’anno 2: i ragazzi nati nel 1998 hanno tempo fino a Natale per spendere i loro 500 euro e, nel frattempo, il 19 settembre 2017 è stato lanciato il bonus cultura per i ragazzi nati nel 1999.  Come è noto, il bonus cultura è un voucher di 500 euro destinato ai diciottenni (e agli insegnanti, ma di questo non parlo qui) da spendersi per prodotti e servizi culturali con la seguente procedura:   - Ottenere lo SPID (un identità digitale).  - Iscriversi ad apposito sito APP. - Acquistare prodotti culturali (la varietà di prodotti e servizi acquistabili è aumentata fra il primo e il secondo anno di presenza dell’incentivo) fino ad esaurimento del credito.   Attorno alla manovra si è creato nei mesi scorsi un diffuso scetticismo, che francamente capisco poco. Provo quindi a riflettere su tre punti:   - È un buon intervento? - Come sta andando? - Che cosa si può migliorare?   1. Bonus cultura: è un buon intervento?   Ci sono diverse ragioni per cui penso che il bonus cultura sia una buona iniziativa. Innanzitutto, non è mistero che l’Italia si caratterizzi per livelli...

Che cosa è reale? / I mondi di Philip K. Dick

Il mondo del cinema ha presentato alcune novità che non sono passate inosservate. A ottobre è arrivato sugli schermi italiani Blade Runner 2049 e proseguirà la programmazione della serie The Man in the High Castle, in italiano La svastica sul sole, visto il successo della prima. Non basta: la coppia Amazon–Channel 4 avvierà la realizzazione di una serie dal titolo Electric Dreams, il cui primo titolo sarà The Hood Maker, in italiano Il fabbricante di cappucci. Queste realizzazioni hanno un denominatore comune, l’ispiratore. Si tratta di Philip K. Dick che, pur essendo morto nel 1982, ha continuato e continua ad essere presente al cinema e alla tv con le sue opere complete o con semplici frammenti. Tra le più famose: il già citato Blade Runner del 1982, tratto dal racconto Ma gli androidi sognano le pecore elettriche? (su cui di recente è uscito il volume a cura di Vanni Codeluppi, la cui introduzione è pubblicata su questo sito), Atto di forza del 1990 e poi del 2012, tratto dal racconto Ricordiamo per voi, Urla dallo spazio del 1995, tratto dal racconto Modello Due, Truman Show del 1998, tratto dal romanzo Tempo fuori luogo, Minority Report del 2002, tratto dal racconto Rapporto...

Domani a Mudima alle 17.30 (Bookcity Milano) / Instaturisti (non) per caso

Nel momento in cui scrivo (16 ottobre 2017) le ultime statistiche su Instagram indicano in ottocento milioni il numero di persone che, con cadenza variabile, spesso molte volte al giorno, usano l'applicazione di condivisione delle fotografie creata nel 2010 da Kevin Systrom e Mike Krieger e acquisita nel 2012 da Mark Zuckerberg. Ma è probabile che dalla fine di settembre, quando i dati sono stati resi pubblici, a oggi, la cifra sia cresciuta. E lo sarà di sicuro quando queste righe verranno stampate e – forse – lette.  Tra giugno 2016 e aprile 2017 gli utenti di Instagram sono aumentati di venti milioni al mese, con un’accelerazione continua e progressiva. Presto un umano su sei sarà in grado di mostrare nel giro di pochi secondi i suoi scatti e le sue “stories” a una platea che copre l’intero pianeta. Molto più di altri social media, Instagram ha una diffusione globale: l’80 per cento dei suoi utenti si trovano fuori dagli Stati Uniti e in paesi come l’Indonesia, l’Iran o il Mozambico superano in numero quelli di Facebook o di Twitter (World Map of Social Networks, gennaio 2017).  Quanto alle ragioni di questo successo, si riassumono rapidamente: l’ubiquità e la...

Abitiamo la terra come spazio condiviso / Migranti visibili e invisibili

Quando sono in Italia, uno dei paesi della mia vita nomadica, i migranti li vedo eccome. Ne vedo la rappresentazione mediatica come pure mi capita di incontrarne di persona, davanti ai supermercati, seduti su gradini e panchine, o che ti vendono un fiore in pizzeria... In Svizzera e in Germania mai, come se non esistessero; né sui media né di persona.  Dalla località elvetica di Brissago, sul Lago Maggiore, passo spessissimo, per recarmi a Lugano o a Locarno; ma mai e poi mai avrei sospettato che ci fosse un (centralissimo) posto di accoglienza, a due passi dalla fermata del mio autobus, se non fosse stato per un recente omicidio, apparentemente ingiustificato, di un ospite del centro da parte di un agente di polizia elvetico.  Ma torniamo alla Germania, dove profughi e migranti sono quasi completamente assenti dai media, a parte il breve periodo in cui transitarono dalla «rotta balcanica». Penso al principale notiziario, quello del primo canale, alle otto di sera. Quindici minuti di notizie sobrie comunicate da annunciatrici e annunciatori ancora più sobri, in piedi e senza fronzoli. Alle 20:15, fine delle notizie, inizia il programma di prima serata che termina alle...

Autobiografia di uno spettatore / Godard secondo Hazanavicius

Nel 1967 e 1968, quando ero studente alla Sorbona, andavo spesso a Parigi in un cinema vasto e un po’ fatiscente della Rive Gauche, specializzato in vecchi film muti. L’accompagnamento musicale dei film veniva fatto da un anziano pianista in sala, che seguiva uno spartito. Questo cinema era spesso pieno: non di vecchi nostalgici del muto, ma per lo più di giovani. Perché per tutti noi cinefili – e quanti lo eravamo allora! – il cinema faceva corpo con la sua storia. Mi chiedo se allora in altre metropoli ci fosse un cinema rétro del genere. È questa passione storica degli amanti del cinema a rendere intelligibile un film come Le Redoutable (Il mio Godard) di Michel Hazanavicius, finora alquanto maltrattato dalla critica. La critica più sofisticata non ama Hazanavicius, considerato regista troppo “leggero” e commerciale, insomma un anti-Godard. Il solo recensirlo è un passo falso. In effetti Hazanavicius dice di non odiare né amare particolarmente Godard (Michel Hazanavicius: «Godard n’a jamais cherché à être sympathique», apparso su Le Monde, 12 settembre 2017), ma proprio per questo trovo interessante che un non-godardiano faccia un film – il primo, a quanto ne sappia – su...

Speciale Appennini / Cospaia

Nata sull'appennin rozza la vedi / Senz'arti e studi pel natio squallore, / Ma di frugale libertà gli eredi, / Han candida la fede, e bello in cuore   28 giugno 1826, il giorno della fine. In un sonetto dedicato a Papa Leone XII queste righe, scritte con deferenza e sincerità certificano la fine di una incredibile storia che ha attraversato quattro secoli rimanendo confinata nei tre chilometri scarsi di lunghezza di quella che fu conosciuta come Repubblica di Cospaia.   Una minuscola chiesa sulla cresta di una collina resa più dolce dal panorama attorno e dal sorriso di chi ci vive e ti accoglie cancellando il ringhio di qualche cane che mostra i denti oltre il cancello. Dalle punte degli appennini irregolari e scure alle valli e pianure a coltivazione. Così è oggi e così era anche allora. E chi ha forza di immaginarla, sei secoli fa, dominata dalla natura e da leggi degli uomini in continuo mutamento, non può evitare un brivido di paura e un profondo rispetto per quelle vite, nate e radicate lassù come querce. Basta uno sguardo, anche svogliato per trovare immediatamente gli appennini, e serve poca immaginazione per sentirli duri, ancor più inaccessibili di quanto non...

Da domani in libreria / I racconti di Paolo Zanotti

Come nei romanzi di Paolo Zanotti, anche nei racconti di L’originale di Giorgia (Pendragon, 2017) si trova una situazione ricorrente: c’è una banda di ragazzini in cui circola la stessa energia fantastica e sentimentale, che ha come fonte o calamita un personaggio femminile vagheggiato, trasfigurato, stilnovisticamente imprendibile. I protagonisti zanottiani serbano il sapore intatto di una speranza “che non è per loro”, e che oggettivano in sorelline immaginarie o bambine bonsai. Queste compagne con le guance pescose e le ginocchia sbucciate profumano di prato, di latte, di manga e di un tempo che non è mai attuale. L’inesistenza, gli avatar illusori, l’ibernazione e il sogno le allontanano in un’utopia retrospettiva. Ma ecco che allora, specularmente, anche la banda maschile si congela: resta fissata a quell’icona, all’aura della realtà preadolescente che la emana. Crescere, studiare, accumulare esperienze culturali o erotiche, scegliersi una fidanzata o un mestiere sono cose che si fanno e riferiscono in due righe, con un’alzata di spalle. L’evoluzione dallo stato infantile, potenziale, è infatti appena un malinconico travestimento: «Mi laureai e trovai un lavoro di copertura...

Una modernità senza paletti / Davide Mosconi: moda, arte, pubblicità

Le foto “d’epoca” di Davide Mosconi, alcuni autoritratti in particolare, ci restituiscono l’immagine di un personaggio all’americana: il dandy che lavora freneticamente per alimentare un mondo leggero, persino superficiale, fatto di lunghe sessioni fotografiche tra una diva e una frequentatrice della Factory, tra una chiacchierata sulla moda e un’ubriacatura al bar. Quel mondo fatto di fama e ore piccole che doveva aver assaggiato, in seconda fila, lavorando come assistente nello studio di Richard Avedon, e che avrebbe riportato nel nuovo contesto della Milano da bere. Eppure, come le mostre della Galleria Milano avevano già dimostrato negli anni scorsi, dietro questa figura all’ultimo grido si nascondeva un artista concettuale profondo e sofisticato, che guardava da fuori, e criticamente, a quel mondo, del quale cercava di sfruttare le precarie possibilità di sostentamento economico, nonché il potenziale riutilizzo entro le dinamiche dell’arte.   Quello che risulta evidente, infatti, anche solo sfogliando rapidamente il nuovo libro di Elio Grazioli, o visitando la mostra presso la Galleria Milano, è come Mosconi lavori in questi due ambiti senza creare gerarchie tra di essi...

La forza di un'intesa / Uomini che corrono coi lupi

Chiedersi perché i neandertaliani si sono estinti e i primi uomini moderni no, potrebbe non sembrare un tema d'attualità. Invece, non è soltanto intrigante, come tutti i misteri, ma ci svela qualcosa di importante che riguarda il nostro presente e ancor più il nostro futuro. Ce lo spiega l'antropologa americana Pat Shipman, ex-docente alla Penn State University, stimata tra i maggiori esperti mondiali di fossili, nel suo saggio Invasori. Come gli umani e i loro cani hanno portato i Neanderthal all'estinzione (Carrocci editore). Un motivo importante per cui i neandertaliani e il loro destino meritano un'attenzione particolare è che, grazie a loro, abbiamo scoperto di non essere gli unici appartenenti al genere homo mai comparsi sulla Terra. Né, ovviamente, i primi. Al contrario, siamo gli ultimi. Un fatto inquietante, dalle molte implicazioni.   Gli uomini di Neanderthal, che hanno vissuto per centinaia di migliaia di anni in un territorio che spazia dalla Spagna alla Russia e al Kazakhstan, dal Galles al Medio Oriente, sino a trentamila anni fa (millennio più millennio meno), avevano un genoma quasi identico al nostro. Le popolazioni moderne, esclusi gli africani (che se...

Potere maschile e desiderio / Weinstein il centauro e la questione del sesso

La vicenda dell’ex produttore americano Weinstein che ha molestato almeno quindici attrici ha innescato un tale dibattito pubblico, da travalicare oramai i confini dell’episodio specifico e le polemiche a margine delle scelte dei singoli protagonisti. Vi è, infatti, un elemento di attrazione archetipico nell’immagine del magnate hollywoodiano che ricatta sessualmente giovani e inesperte attrici, qualcosa che sollecita prepotentemente quelle antinomie che precedono la costituzione del nostro stesso vivere civile, come il rapporto tra libertà e coercizione, desiderio e predazione, natura e cultura. Scavando alla radice del problema, si arriva a una sorta di bivio primordiale, quello in cui a confondersi sono sesso e potere, elementi speculari di una trama indistinta che solo il patto sociale ha saputo districare, almeno apparentemente. E dunque provare a rispondere alla domanda “è stato una questione di sesso o di potere?” non è solo mero esercizio speculativo, giacché ogni politica d’intervento deve avere chiara la complessità delle sue premesse.   Il potere maschile   La maggior parte dell’opinione pubblica ha ritenuto che l’avvenimento incriminato riguardi poco il...

Chi fa da sé, fa per tre. Cioè per tre like. / Neanche Nessuno si salva da solo

La Catalogna si stacca. Il Veneto ci prova ad allontanarsi: rivendica lo statuto speciale. E perché non il Lazio allora? Perché la Calabria no? O anche perché non Roma? Città a statuto speciale. Perché il proprio paese di 40.000 abitanti no? In fondo la capitale succhia tutto… Vogliamo 20 regioni a statuto speciale. Vogliamo l’Italia nazione a statuto speciale in Europa. Bramiamo l’Italia dei Comuni, l’Italia spezzatino del 1250 col capitalismo istallato di default. Come riporta Bauman nel suo ultimo saggio Retrotopia (Laterza), in un articolo del 2016 sul “Boston Review” Ronald Aronson scrive:   Ci fu un momento in cui i lavoratori capirono che facendosi valere collettivamente potevano migliorare le proprie condizioni; ora, invece, gli stessi lavoratori si rendono conto che la scelta migliore che possano fare è proteggersi da soli. Per chi pensa solo a sé stesso, le esperienze di classe e la solidarietà sono impossibili e irrilevanti. Come dice [Steve] Fraser, quando l’unico possibile ambito di miglioramento è l’io, quando agire collettivamente non offre alcun vantaggio, la coscienza collettiva appare «stolta, ingenua, svampita o, al contrario, immorale e sediziosa». E non...

L’autonomia della fotografia / Tempo e memoria nelle immagini di Roberto Toja

  Cos’è lo scorrere del tempo? Nella Berlino riunificata, a ormai quasi trent’anni dalla caduta del muro, ciò che attrae il visitatore non è la parte occidentale il cui aspetto commerciale la rende omologata alle altre metropoli europee. Ad affascinare è quella parte orientale che per lungo tempo è rimasta immersa in un’atmosfera immobile dalla quale emerge una storia che ha toccato molti e che porta ancora i segni della Guerra fredda e della dominazione sovietica.   Questa parte della città è oggi inequivocabilmente il segno distintivo di Berlino. Rappresenta la rivincita di un luogo a lungo confinato dietro un muro culturale e politico oltre che fisico. Chi oggi visita Berlino rimane affascinato proprio dalla zona est, a dimostrazione di quanto la memoria sia un elemento persistente, tanto da far scattare il desiderio di voler essere testimoni di ciò che è accaduto. Questo aspetto introduce le motivazioni che hanno spinto Roberto Toja a recarsi a Berlino e che traspaiono molto chiaramente dalle fotografie raccolte nel libro Warum die zeit? (MFD Edizioni, 2017). Non la semplice volontà di documentare con un reportage l’attualità della vita, certamente più complessa...

L’île de la Chèvre / Lara Almarcegui e la Valle della Chimica

L’altra faccia di Murano   Chi entrava nel padiglione spagnolo della biennale di Venezia del 2013 si ritrovava a passeggiare tra montagne di materie prime: cemento, legno, ghiaia, segatura, vetro, scorie di ferro, cenere. Provenienti dalla discarica di Venezia, erano le stesse materie impiegate per la costruzione del padiglione. Le sculture dell’artista spagnola Lara Almarcegui, nata nel 1972 a Saragozza, sfidavano così la struttura architettonica, mostrandola nella sua forma più spoglia, scomponendola nei suoi elementi primi, smantellando ogni suo rivestimento estetico. Un’operazione di anti-design industriale: “tra i miei nemici principali” l’artista annovera infatti “le grandi operazioni di riqualificazione urbana come, ad esempio, i giochi olimpici o le esposizioni universali” (intervista con Angel Moya Garcia, in “Flash Art”, 310, maggio-giugno 2013).    Per la biennale, tuttavia, Almarcegui non si era limitata a questo gesto estremo tra institutional critique ed ecologia politica, ma aveva percorso in lungo e largo la città lagunare fino a imbattersi nella Sacca San Mattia. Sconosciuta anche ai veneziani, si tratta di un’isola artificiale formata dal deposito...

Monocromo / Architetture nere

Il nuovo libro di Stella Paul, Black. Architecture in Monochrome (Phaidon Press, Londra 2017), si apre con un saggio che prende il titolo da una canzone dei Rolling Stones: I See a Red Door and I Want It Painted Black, in cui il nero dell'oscurità e della notte, dall'interno dell'anima si estende a tutte le cose, lasciando sussistere solo una risata notturna, complice l'amore. La suggestione musicale e l'immagine della porta rossa che deve essere dipinta di nero ci accompagnano per tutto il libro che presenta circa duecento immagini di architetture nere, nelle quali qualche angolo brilla di un colore violento e i vetri, gli specchi, l'acqua giocano con i riflessi di illuminazioni speciali o improvvise.   Copertina. Con il nero – spiega l'autrice – si può avere una relazione di odio-amore: umile o arrogante, qualche volta umile e arrogante allo stesso tempo. Il nero segnala trasgressione o devozione, penuria o lusso, introspezione oppure estroversione. Al centro di alcune teorie del colore ed escluso come non-colore da altre, il nero rimane in ogni caso fondamentale nelle nostre esperienze personali e sociali, nella storia dell'arte e del costume.   House of Kashiba...

Da Luigi XIV a Facebook / Breve storia della censura

In pochi anni la comunicazione, con l'avvento del digitale, è passata dall'era della scarsità a quella dell'abbondanza. Dalla nascita della tv, nel 1954, fino al 1961 in Italia l'etere era monopolizzato da una sola rete televisiva, il “Nazionale”, mentre oggi abbiamo centinaia di canali a portata di telecomando. Nel 2001 i siti web registrati in Italia erano circa 100.000, cinque anni dopo erano già diversi milioni. All'inizio del 2017, in ogni minuto il motore di ricerca Google riceveva 3,8 milioni di richieste, Facebook circa 3,3 milioni di post e 1,8 milioni di Like, nascevano 571 nuovi siti e 70 nuovi domini, su youtube venivano caricate 500 ore di video, su twitter si cinguettava 488.000 volte.  Questa alluvione incontrollata e incontrollabile di contenuti sembra rendere velleitario qualunque tentativo di controllo o censura, come svuotare l'oceano con una tazzina da caffè. Basta invece leggere con attenzione le brevi di politica internazionale per verificare che la censura è ancora pratica corrente in tutto il globo. In genere sembrano le ripicche goffe e inefficaci di un piccolo satrapo che non ha capito come funziona il mondo. In realtà, come tutte le forme di...

Ma perché proprio Pasolini? / Pier Paolo Pasolini come caso di ascesa sociale

Anch’io come innumerevoli altri appartengo alla setta. Sono uno dei tanti adepti. Pratico il culto pasoliniano. Mia moglie dice che P.P.P. è ormai come uno di famiglia, tanto lo cito, a proposito o (sempre secondo mia moglie) a sproposito. Le stesse cose, più o meno, diceva mia madre a suo tempo. Sono infatti un fedele di lunga durata. E di rigorosa osservanza. La notte tra il primo e il due novembre, per me e tutti gli altri aderenti al folto gruppo di devoti, non è solo la notte tra i Santi e i Morti, ma è, soprattutto, il punto di passaggio tra la mortalità e la santità di P.P.P., celebrato ogni anno e per nulla sbiadito dal trascorrere del tempo, da quel fatidico 1975. Anzi vivificato sempre più nel ricordo, quasi (o senza quasi). Ma perché proprio Pasolini? Per quale motivo, questo poeta, romanziere, saggista, regista, uomo di teatro, polemista e personaggio pubblico controverso, criticato, osteggiato, odiato e persino perseguitato in vita, è stato pressoché divinizzato dopo morto?   Me lo sono naturalmente chiesto anch’io. Ce lo chiediamo in parecchi. Sulle prime, la risposta ho creduto di trovarla nella teoria sacrificale di Walter Burkert, quella esposta in Homo...

Foto Industria / Etica ed estetica al lavoro

Quest’anno la rassegna “Foto Industria”, organizzata a promossa dalla Fondazione Mast, giunge alla terza edizione. A Bologna si possono vedere quattordici mostre nei palazzi storici più belli della città e il tema è il lavoro. Quali sono le aspettative che il nostro sguardo esige da altri sguardi? Stiamo osservando ciò che vediamo o ciò che vorremmo vedere? La risposta sta nelle parole che Alexander Rodchenko rivolge a se stesso verso la fine degli anni Venti: “Mi interessa a tal punto il futuro, che voglio vederlo subito, con qualche anno di anticipo”. Le aspettative non sono cambiate: ogni spettatore nelle immagini fotografiche vorrebbe vedere il futuro, o almeno intuirne la forma. Questa mostra sembra offrirne la possibilità. Ma andiamo con ordine.   Rodchenko fotografa il mondo della fabbrica con lo sguardo di chi ha una smisurata fede nella produzione e nella possibilità di una trasformazione “costruttiva” della vita. Il lavoro può generare un cambiamento, allo stesso modo delle potenzialità racchiuse nel modo di produrre le immagini: ampliamento del campo visivo, distorsione dell’obiettivo, vedute dal basso, dall’alto, in diagonale. Qui l’etica e l’estetica, evocate...

Anarchismi / Lavori sulla Verità (il Monte)

Splende il sole sulle montagne e sui corsi d’acqua del Ticino: le boutiques presentano le firme più accreditate, ricchi pensionati con le loro badanti blasonate passeggiano, camminatori in abito da montagna vanno e vengono, con zaino e bastoni da cammino. Sopra ad Ascona si trova uno dei centri nevralgici del Novecento: il Monte Verità, fondato nel 1899 dal milionario Henri Oedenkoven con un gruppo di persone che come lui sentiva acutamente il peso del disagio della civiltà. Scopo della comunità era abolire le regole del vivere borghese: vegetarianesimo, nudismo le soluzioni proposte per risolvere uno stato di artificiosità ormai intollerabile. Oggi la bandiera svizzera sventola sull’albergo Bauhaus costruito da Carl Weidermeyer, un gioiello razionalista che la pubblicità degli anni ’20 associava al Budda, proponendo un luogo moderno di meditazione e rigenerazione.   Il ristorante va a pieno regime, potendo offrire una terrazza mozzafiato sul lago Maggiore, e si susseguono incontri di yoga e conferenze sulla spiritualità orientale. Dopo molti anni di chiusura (otto circa) questa estate ha riaperto il museo di Casa Anatta, creato genialmente negli anni ’70 da Harald Szeemann...

In scena / Umani, vegetali, bestie, dèi alla ricerca del teatro

Ammettendo che sappiamo che cosa il teatro sia e che valga la pena di essere cercato (ma siamo ancora ben lungi dall’averlo dimostrato), viene comunque sollevata una domanda fondamentale. Quali esseri riescono a percepirlo e desiderano trovarlo/evocarlo? È forse il teatro un’arte «umana, troppo umana», ossia che è disponibile solo per noi? Oppure questa è una prospettiva troppo antropocentrica e, dunque, forse anche piante, animali, dèi (se esistono / fanno qualcosa) possono e vogliono avere esperienze teatrali? Detto in termini più generali e astratti: tutti i viventi hanno la capacità di entrare in relazione col teatro, oppure questa è una prerogativa esclusiva della nostra specie?   Cercare di dare una risposta anche sommaria a queste domande è di fatto impossibile, nello spazio di un breve articolo. La questione è resa poi più complicata dal fatto che, quando parliamo della nostra esperienza del teatro, facciamo spesso uso di espressioni che attingono al mondo animale, vegetale, divino. Di un apprezzabile attore o un’apprezzabile attrice diciamo, ad esempio, che è un «animale da palcoscenico». Se vogliamo riconoscere che l’artista ha fatto qualcosa di davvero buono,...

Sicurezza sociale per il fare comune nel mondo / Uberizzazione dell'economia

Né rimpianti né ortodossie potranno aiutarci ad affrontare seriamente le esigenze dell’universo del lavoro contemporaneo. Tali posture, per quanto comprensibili, rischiano di spingere verso battaglie inefficaci e drammaticamente segmentate, incapaci di coagulare largo consenso attorno a sé. Non ricompongono il quadro e, a ben vedere, si fermano alla descrizione, un po’ querula, della fase perdente del lavoro salariato e subordinato. Osservare questo vuole dire osservare solo lo sfondo, tra l’altro in progressiva e incontrovertibile contrazione, e soprattutto vuole dire bloccare sotto un grumo di nostalgia la differente soggettività politica dei nuovi lavoratori e delle nuove lavoratrici, a partire dal fatto che non si riconosce la manifesta mutazione della nozione stessa di lavoro, uscita ormai completamente da cardini e binari noti, sessualmente connotati, per allargarsi, tra tensioni e contraddizioni, ad altri possibili campi semantici ed epistemici che descrivono le diverse forme dell’agire umano nel mondo (fare, attività, creazione, prestazione, relazione, iniziativa…). Si parte, insomma, da un abuso del linguaggio – la maggioranza delle donne questa storia la conosce assai...

Ossessionato dalle immagini / Maurizio Cattelan: Torno subito

Maurizio Cattelan: Be Right Back. Torno subito, come è scritto in quei cartelli che si appendono alle porte di un’attività, di un negozio quando ci si allontana per poco tempo, per poi tornare. Questo è il titolo del docu-film girato dalla regista Maura Axelrod e distribuito in esclusiva per l’Italia da Nexo Digital e Feltrinelli Real Cinema (in visione nelle sale solo per due giorni, il 30 e il 31 maggio scorsi). Il riferimento è a una delle sue prime opere, Torno subito appunto, del 1989: quando la Galleria Neon di Bologna lo invitò a esporre presso i suoi spazi, Maurizio, agli esordi, desiderante e impaurito verso quel mondo dell’arte che lo attraeva come una calamita e da cui al tempo stesso sarebbe voluto scappare, si fece travolgere da un’indecisione parossistica, fino a quando ebbe l’intuizione di lasciare la galleria così, vuota, con il cartello con la scritta appeso alla porta d’ingresso.    D’altra parte, per chi conosce minimamente il lavoro dell’artista, questo titolo non può non suonare come provocatorio oggi: torna? Ma non si era ritirato dalle scene nel 2011? Sia chiaro: Cattelan è un provocatore, fa un sapiente uso dell’ironia e del rovesciamento per...

Cyberspazio / William Gibson. Sulla Trilogia dello Sprawl

A metà degli anni ottanta la fantascienza ha subito uno scossone che le ha cambiato radicalmente i connotati, molto più di quanto non avesse fatto il primo vero movimento di rinnovamento, la cosiddetta new wave, che era stato iniziato negli anni ’60 da alcuni autori inglesi (M. Moorcock, J. Merril, J.G. Ballard, T. Dish, a cui vanno aggiunti americani come, tra gli altri, H. Ellison e S. Delany, di cui Urania, nella collana Millemondi, n. 79, ha appena ripubblicato due romanzi della sua geniale produzione giovanile Einstein perduto e Nova) che avevano cercato di azzerare le distanze dalla letteratura mainstream a livello tematico e soprattutto stilistico, ispirandosi alle grandi opere del modernismo. A provocarlo sono stati i libri di alcuni autori quasi tutti nati a cavallo degli anni ‘40-‘50, poi riuniti sotto l’etichetta di Cyberpunk, che comprendeva soprattutto William Gibson e Bruce Sterling, che ne fu anche il principale teorico ancora oggi sulla breccia, e pochi altri, tra i quali Pat Cadigan, Rudy Rucker, Michael Swanwick, Greg Bear… I romanzi che più hanno segnato questa stagione sono stati quelli di Gibson, soprattutto Neuromante, del 1984, vero e proprio incunabolo del...

Una conversazione / Guido Guidi. Prendere contatto con le cose

Guido Guidi (Cesena 1941) è tra i più importanti autori contemporanei. Come Luigi Ghirri ha tracciato linee di ricerca del tutto inedite partendo dall’insegnamento di Paul Strand, ma anche dalla letteratura, dall’arte di Piero della Francesca portandolo ad una metodologia di lavoro che si basa sulla reiterazione dello sguardo. Lo abbiamo incontrato in occasione della mostra Paul Strand e Cesare Zavattini. Un paese. La storia e l’eredità per Fotografia Europea 2017 a Reggio Emilia.   Agosto – settembre 2017   Laura Gasparini: Di recente Gianni Celati ha affermato che alla base delle ricerche Viaggio in Italia del 1984 e di Esplorazioni sulla via Emilia del 1986 c'era il concetto di “qualsiasità” di Zavattini. Tu, insieme a Luigi Ghirri, Olivo Barbieri e altri fotografi della tua generazione avete declinato questo aspetto del pensiero zavattiniano in modo del tutto originale. Potresti parlarmene dal tuo punto di vista? Guido Guidi: 6 agosto 2017, ieri a cena, Vittore Fossati suggeriva, ironicamente, di sostituire il lessema “qualsiasità” col più attuale “qualunquemente”. Da parte mia propongo la sostituzione col pasoliniano “cose da nulla”. Dionigi l’Areopagita...