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Mirandola, 7/10 Giugno 2018 / La memoria dentro le parole

Quest’anno dal 7 al 10 giugno l’appuntamento è con la seconda edizione del Memoria Festival, promosso dal Consorzio per il Festival della Memoria in collaborazione con Giulio Einaudi editore. Nei prossimi giorni pubblicheremo alcuni scritti di approfondimento sui temi di cui si discuterà durante il Festival, in compagnia di numerosi protagonisti italiani della cultura, del pensiero e dello spettacolo. Pubblichiamo alcuni stralci della relazione di Stefano Bartezzaghi che sarà al Festival oggi 9 giugno alle 21.30 (Tenda della Memoria).   L’argomento che mi è stato assegnato è un po’ difficile, in particolare per un motivo: un motivo che ha a che fare più con i nostri sentimenti per la lingua e non tanto con le procedure e i nostri modi di impiegarla. Il motivo è questo: la memoria ha un valore sentimentale positivo mentre i luoghi comuni hanno un valore sentimentale negativo. Questi due dati di fatto fanno fatica a stare assieme, almeno nella coscienza che ne abbiamo. Ci torneremo, ma perché il discorso non si faccia davvero troppo serio, giochiamo con le associazioni mnemoniche.   Prendiamo una parola, un nome: Berta. Cosa vi fa venire in mente? Un cultore di proverbi,...

Mirandola, 7/10 Giugno 2018 / Nella nebbia e nel sonno: Celati e Ghirri

Quest’anno dal 7 al 10 giugno l’appuntamento è con la seconda edizione del Memoria Festival, promosso dal Consorzio per il Festival della Memoria in collaborazione con Giulio Einaudi editore. Nei prossimi giorni pubblicheremo alcuni scritti di approfondimento sui temi di cui si discuterà durante il Festival, in compagnia di numerosi protagonisti italiani della cultura, del pensiero e dello spettacolo. Marco Belpoliti sarà al Festival oggi 9 giugno alle 21.30 (Cortile della Memoria).   Che cos’è la nebbia? Nient’altro che vapore acqueo. Sale dal terreno o dagli specchi d’acqua. Il suo primo effetto è ridurre la trasparenza dell’aria e la visibilità. Nella nostra lingua ci sono almeno tre termini con cui indicarla: bruma, foschia, caligine. La nebbia, dicono gli studiosi, non è altro che la sospensione nell’aria di minuscole goccioline che si formano per condensazione del vapore acqueo intorno a nuclei di pulviscolo atmosferico; la foschia indica l’aspetto grigiastro che assume. La caligine rende manifesto la presenza nell’aria di particelle che compongono lo smog e la polvere, le quali conferiscono alla nebbia un aspetto opalescente. Lo smog, a sua volta, è una mescolanza di...

Tyll, Daniel Kehlmann / La guerra e il saltimbanco

Tyll di Daniel Kehlmann (Reinbeck bei Hamburg 2017) si apre con un prologo scritto nella prima persona plurale, un ‘noi’ che rappresenta una comunità richiusa su stessa, segnata dalla paura di una minaccia incombente. È un corpo estraneo rispetto al resto del romanzo e, nella sua posizione privilegiata di esordio, ne marca fortemente il testo e la lettura. Benché non si sappia ancora quando si svolgono gli eventi del racconto, si capisce fin dalle prime righe che quest’epoca dominata dal timore di Dio e della guerra è remota. Siamo un piccolo villaggio, dice il noi, scampato finora miracolosamente alla guerra, viviamo in un tempo sospeso, in attesa che il corso della storia ci raggiunga o ci risparmi, non si sa. Arriva invece Tyll Eulenspiegel, il saltimbanco, figura cara alla letteratura folklorica tedesca; nella saga medievale originaria è un furbacchione in fondo anche un po’ ingenuo, ma in Kehlmann è completamente diverso: sfuggente, versipelle, inquietante, demoniaco. Prima che la guerra arrivi, riesce a inscenarla nel villaggio, spingendo i suoi abitanti a una enorme rissa che della guerra è rovesciamento grottesco, ma anche preannuncio. E infatti, non appena Tyll e il suo...

Palazzo della Misericordia (Bg) | 9 giugno - 1 luglio 2018 / Back to space

Lo spazio è un dubbio, scriveva Georges Perec. Non esistono luoghi stabili, immobili, intangibili ed è proprio perché non esistono che lo spazio diventa problematico, smette di essere pura evidenza. Lo spazio è “obliquo, vergine, euclideo, aereo, grigio, storto”. Per questi autori ripensare lo spazio significa cogliere l’istante in cui appare l’inafferrabile, l’inclassificabile, l’aleatorio. Le immagini così diventano l’indice di un’apertura che va al di là della mera rappresentazione. Ed è proprio in quella frazione di non rappresentabile che si fonda ogni rappresentazione. Il dispiegarsi della presenza. La sorpresa suscitata dagli spazi di questi sei fotografi infrange l'esperienza e ci devia dal corso normale delle cose: è data dall'imprevisto e dal meraviglioso, che emana una forza insolita coinvolgendo tutti i sensi.  Uno stupore da intendersi come origine e come elemento costitutivo. Non tanto un principio che sta lì all'inizio, causa qualcosa e poi se ne va, ma un principio che segue ciò che era all'origine, che è legato al tempo, sta nel tempo e anche nello spazio. È quanto ci suggerisce Francesca Rigotti, a proposito dello stupore come stato d’animo che si pone...

Mirandola, 7/10 Giugno 2018 / Marcel Proust: sulla memoria

Quest’anno dal 7 al 10 giugno l’appuntamento è con la seconda edizione del Memoria Festival, promosso dal Consorzio per il Festival della Memoria in collaborazione con Giulio Einaudi editore. Nei prossimi giorni pubblicheremo alcuni scritti di approfondimento sui temi di cui si discuterà durante il Festival, in compagnia di numerosi protagonisti italiani della cultura, del pensiero e dello spettacolo.   Non solo madeleine. Il tema della memoria, involontaria, inconscia, affiora più volte nelle pagine della Ricerca del tempo perduto, dalla prima resurrezione di Combray, in apertura del primo volume dell’opera, fino all’ultima serie di epifanie, quella aperta sul selciato sconnesso del cortile di palazzo Guermantes, nel Tempo ritrovato. Dentro lo scorrere ordinario, irrimediabile e entropico del tempo, la memoria irrompe inattesa a saturare in modo imprevisto un istante, quasi a isolarlo in una dimensione extratemporale, una sorta di esitazione, di interruzione che sottrae Marcel al movimento altrimenti inarrestabile e deludente della vita. Questi eventi, questi varchi aperti dai ricordi involontari non hanno però sempre lo stesso sapore, gli stessi colori. Possono essere...

Mirandola, 7/10 Giugno 2018 / L'unica verità del sequestro Moro

Quest’anno dal 7 al 10 giugno l’appuntamento è con la seconda edizione del Memoria Festival, promosso dal Consorzio per il Festival della Memoria in collaborazione con Giulio Einaudi editore. Nei prossimi giorni pubblicheremo alcuni scritti di approfondimento sui temi di cui si discuterà durante il Festival, in compagnia di numerosi protagonisti italiani della cultura, del pensiero e dello spettacolo. Miguel Gotor sarà al Festival il 10 giugno alle 15.30, Giardino di Pico.     In Italia l’anno 1978 è stato il più tormentato della decade dei Settanta, il decennio più lungo del secolo breve. Il sequestro e l’uccisione del leader della Democrazia cristiana Aldo Moro ne costituì senza dubbio l’evento culminante. Dal momento del rapimento, avvenuto il 16 marzo, iniziarono i 55 giorni più travagliati della storia della Repubblica, in cui l’angoscia per la sorte dell’ostaggio, il timore di uno sfaldamento delle istituzioni, le polemiche scaturite dalle decisioni del governo di non trattare pubblicamente con i brigatisti per non cedere al loro ricatto, l’alternarsi delle lettere del prigioniero e dei comunicati dei terroristi, il susseguirsi di una catena di gambizzazioni e...

Fabbrica Europa / Drammaturgie dell’eterno presente

Niente si crea, niente si distrugge, tutto si ripete. Il futuro non ha memoria. È un ritorno, un “eterno ritorno”. Uguale e per tutti. Un bacio, un incontro, una sconfitta, sono sempre un bacio, un incontro, una sconfitta. Gli atti restano atti. Tali e quali. La superficie delle azioni è immobile e costante. Continua, anche tra spazi e tempi diversi o lontani. Il cosa ne sarà, può essere declinato solo al presente: cosa ne è. Gli orizzonti richiamati dal fiorentino Festival Fabbrica Europa 2018 (direzione artistica di Maurizia Settembri e Maurizio Busìa) “su cui affacciarsi e scorgere nuovi cammini possibili” appaiono quindi come l’ora, l’adesso, il preciso istante della scelta. Che fare, dove guardare, come agire. Una traiettoria intima e collettiva, umana e tecnologica, che abbiamo seguito passando attraverso la visionarietà multifocale di Re-Mark di Sang Jijia, la libertà eteroguidata di Go Figure Out Yourself di Wim Vandekeybus/Ultima Vez, la glacialità metafisica di Iarna del Teatrul Nottara di Bucarest e la sessualità straniata di Present Continuous di Salvo Lombardo.   Sang Jijia, “Re-Mark”, ph. Marco Caselli Nirmal. Il lentissimamente lento movimento di Carolina...

Transitions, 1962-1981 / Joel Meyerowitz: l’elemento misterioso dell’immagine

  Una bambina sta piangendo. Siamo a New York, in strada. Sono aperte due portiere di un’auto, e la bimba è inquadrata oltre il vetro del secondo finestrino. Mentre piange guarda in alto verso un uomo, che le tende la mano. Non si capisce se sia suo padre, o un autista o un estraneo. Non si capisce nemmeno se la bimba debba salire in auto o se sia appena scesa e non vuole andare con la persona adulta. S’è persa? È stata sgridata dal genitore? La fotografia scattata da Joel Meyerowitz nel 1963 lascia molto spazio all’interpretazione. Oltre ciò che si vede immediatamente, questa immagine può rivelare anche e soprattutto qualcosa di più espanso.   Joel Meyerowitz, New York City, 1963. Secondo le intenzioni del fotografo americano uno scatto non deve per forza dire tutto, e se in esso vi è custodito un elemento misterioso l’immagine riesce a sopravvivere agli anni e mantenere vivo un rapporto con i fruitori: «All’inizio non avevo questa abitudine a espandere ciò che si poteva vedere, registravo solo persone, o momenti, di qualcosa che semplicemente stava avvenendo. Questo mi ha dato modo di imparare, pensavo fosse necessario dare un centro alle fotografie ma dopo un po’...

In margine a un libro di Giovanni Orsina / Narcisismo e democrazia

Il libro di Giovanni Orsina, La democrazia del narcisismo. Breve storia dell’antipolitica (Marsilio) si inserisce in un filone di studi che chiamerei, parafrasando Gibbon: Declino e (possibile) Caduta della Democrazia. Insomma, Orsina tematizza uno dei maggiori problemi della nostra epoca: la crisi della democrazia pluralista e liberale. Una crisi che non a tutti appare evidente. Perché è vero che 25 paesi negli ultimi 18 anni sono retrocessi, per dir così, dalla democrazia al dispotismo – compresi Russia, Turchia e Venezuela – ma in Occidente la democrazia può sembrare ben salda. In effetti, le tre grandi catastrofi degli ultimi due anni – Brexit, elezione di Trump, vincita dei partiti anti-politica in Italia – si sono prodotte rispettando in tutto i meccanismi democratici. Non è un caso, però, che molti commentatori, anche in Italia, abbiano deprecato la decisione di Cameron di indire un referendum sull’appartenenza del Regno Unito all’Europa: “non è materia su cui ha da decidere il popolo”, hanno detto. Insomma, molti democratici cominciano ad aver seriamente paura della democrazia. E ne hanno le ragioni, perché sappiamo che talvolta le democrazie uccidono democraticamente se...

Economia politica del comune / Il comunismo del capitale

Il capitalismo è cambiato. Lo dice Andrea Fumagalli. E l’ha detto, per molto tempo, la sua scuola; la tradizione dell’autonomia, che a partire dai primi scritti di Mario Tronti e Raniero Panzieri degli anni sessanta, passando per l’esperienza intellettualmente feconda di potere operaio degli anni settanta e le brillanti analisi del post-fordismo e della nuova figura dell’‘operaio sociale’ degli anni ottanta, sempre con l’analisi saldamente ancorata nel pensiero del ormai internazionalmente riconosciuto maestro del Italian Theory Antonio Negri, ha sviluppato un marxismo per l’era digitale, incentrata sui Grundrisse, e in particolare sul celebre ‘frammento sulle macchine’, più che sul Capitale. Insieme a Christian Marazzi e Maurizio Lazzarato, Andrea Fumagalli è la persona che più ha contribuito a questa prospettiva, aggiungendo una solida base empirica fondata sulla sua esperienza da economista di professione.    Il nuovo libro di Andrea, Economia politica del comune, raccoglie una serie di saggi, per la maggior parte pubblicati altrove in precedenza, che riassumono la sua analisi del capitalismo contemporaneo post-crisi. Per l’autore, lo scenario degli ultimi dieci anni...

Mirandola, 7/10 Giugno 2018 / Seconda lettera a Dorothea sopra il Diavolo e l’Angelo

Quest’anno dal 7 al 10 giugno l’appuntamento è con la seconda edizione del Memoria Festival, promosso dal Consorzio per il Festival della Memoria in collaborazione con Giulio Einaudi editore. Nei prossimi giorni pubblicheremo alcuni scritti di approfondimento sui temi di cui si discuterà durante il Festival, in compagnia di numerosi protagonisti italiani della cultura, del pensiero e dello spettacolo. Giuliano Scabia sarà al Festival il 9 giugno alle 18.30, Parco della Memoria.   Dall’aria, ottobre 1983 Cara Dorothea   anche se non esisti tu sei, dentro di me, la persona a cui mi vien voglia di narrare, qualche volta, le avventure teatrali del Diavolo e dell’Angelo. Ora ne leggerai di una che non avevo mai pensato mi potesse capitare.     Les italiens erano stati invitati in Francia, come nei tempi antichi. Però, a differenza che nel 500, non a corte, nel centro di Parigi, ma in banlieue, a Villejuif. Ho attraversato le Alpi (quei boschi! quelle nevi!) per il Gran San Bernardo. Sulla mia R4 fourgonnette portavo i costumi e gli attrezzi, tutto sdoganato. Francia è stato il lungo balzo per Franca Contea e Borgogna, sopra l’autostrada. Pensavo che tu potevi...

Andante con moto / Il nuovo che avanza

Serve a poco, se non a nulla, cospargersi il capo di cenere oppure, con un altro rituale falsamente auto-risarcitorio, bendarsi la testa (che era già rotta da prima). Semmai, sarà meglio prendere l’elmetto, allacciarsi la cintura di sicurezza, assicurarsi che le dotazioni di emergenza siano al loro posto e poi affrontare le turbolenze a venire, che non saranno poche. Poiché delle due ipotesi, una o l’altra prevarrà: la prima è quella per cui il governo verdegiallo, inauguratosi dopo una perigliosa navigazione verso il porto d’attracco e lunghi giorni di tempesta, si riveli incapace di tenere fede alle promesse da paese dei balocchi con le quali le forze politiche che lo compongono hanno ottenuto il consenso da una parte degli italiani; la seconda, invece, è che questo esecutivo prosegua nel suo cammino. La variante della seconda ipotesi implica però che la Lega si rafforzi al punto tale da potere tornare alle urne, incassando poi una cambiale in bianco e assoggettando i partner di coalizione. Molto d’altro, almeno al momento attuale, non è dato pensare né, tanto meno, prevedere. Se mai ci dovesse essere un’opposizione degna di un tale nome, questa dovrà rivelarsi nei tempi a...

Il senso dell’attenzione per Roberto Casati / La lezione del freddo

La lezione del freddo (Einaudi, p. 184, € 18,00) è il racconto di dieci mesi vissuti in un ambiente inconsueto per il protagonista, perché dominato a lungo dal freddo, e dell’ingegno necessario per capirlo e affrontarlo.  Roberto Casati, filosofo delle scienze cognitive, deve abitare e insegnare per un anno accademico nel college di Hanover, nel New Hampshire, nel nord est degli Stati Uniti. Qui la neve e il gelo sono una presenza costante per cinque mesi, da dicembre ad aprile, con temperature che scendono anche a venti sotto zero. Un mondo del freddo che non è dominato né dal bianco, come si potrebbe pensare, né dall’oscurità, bensì dall’azzurro. Non è il freddo del mondo alpino, ricco di vette e grandi orizzonti, ma di un territorio pianeggiante e collinare, con boschi senza fine, dove è facile e pericoloso perdersi. La casa presa in affitto si trova a duecento metri dall’Appalachian Trail, l’ampio sentiero di duemiladuecento miglia che inizia in Georgia e conduce al Maine.    La vita di Casati, della moglie Beatrice, delle due figlie, Ninni e Anouche, e del loro cane Blacky, inizia nel colore di un autunno unico al mondo per varietà e sfumature, pervaso da una...

Viaggiatrici instancabili / Meteoriti, il cielo sulla terra

Una meteorite è tante cose. Una pietra che cade sulla terra? Certamente, ma è dir poco e male. Una meteorite è una pietra che porta il cielo sulla terra, il cosmo a portata di mano. Una pietra che fomenta il desiderio tutto umano di popolare il cielo e attiva un immaginario a cavallo tra scienza e mitologia. Provenendo da uno spazio inaccessibile all’occhio umano, è di fatto un messaggero dell’altrove. Di cosa le meteoriti siano il messaggio tuttavia non è chiaro, e i tentativi di rispondere coprono la storia del pensiero umano. Le meteoriti portano sulla Terra che abitiamo un altrove spaziale ma anche temporale, in quanto vestigia di un passato più profondo della nostra esistenza, offrendosi allo sguardo e al tatto come concrezione di ciò che sfugge alla nostra comprensione. Poco evolute dai tempi della formazione del sistema solare, provenienti in gran parte dalla cintura di asteroidi tra Marte e Giove, le meteoriti ci mostrano com’era il mondo prima della comparsa dell’uomo. È sotto forma pietrosa che la nostra storia più antica è raccontata. Compaiono già nel primo testo letterario di cui ci rimane traccia, l’epopea di Gilgamesh (2600-2500 a.C.).     Questo altrove...

Mirandola, 7/10 Giugno 2018 / La memoria in Platone

Quest’anno dal 7 al 10 giugno l’appuntamento è con la seconda edizione del Memoria Festival, promosso dal Consorzio per il Festival della Memoria in collaborazione con Giulio Einaudi editore. Nei prossimi giorni pubblicheremo alcuni scritti di approfondimento sui temi di cui si discuterà durante il Festival, in compagnia di numerosi protagonisti italiani della cultura, del pensiero e dello spettacolo.   Fedro, 274 c-276 a   Socrate – Ho sentito narrare che a Naucrati d’Egitto dimorava uno dei vecchi dèi del paese, il dio a cui è sacro l’uccello chiamato ibis, e di nome detto Theuth. Egli fu l’inventore dei numeri, del calcolo, della geometria e dell’astronomia, per non parlare del gioco del tavoliere e dei dadi e finalmente delle lettere dell’alfabeto. Re dell’intero paese era a quel tempo Thamus, che abitava nella grande città dell’Alto Egitto che i Greci chiamano Tebe egiziana e il cui dio è Ammone. Theuth venne presso il re, gli rivelò le sue arti dicendo che esse dovevano esser diffuse presso tutti gli Egiziani. Il re di ciascuna gli chiedeva quale utilità comportasse, e poiché Theuth spiegava, egli disapprovava ciò che gli sembrava negativo, lodava ciò che gli...

Ritorna al cinema il film di Stanley Kubrick / “2001”: 50 anni, 70 millimetri

Duecentoquarantuno. La sera del 2 aprile del 1968, duecentoquarantuno persone abbandonano l’Uptown Theatre di Washington prima della fine di 2001: Odissea nello spazio. È il giorno della “prima” del film, dopo quattro anni di lavorazione: un anno e mezzo di preproduzione, sei mesi di riprese e due anni di postproduzione. Il risultato è lì: un’opera di fantascienza che sfugge a qualsiasi catalogazione di genere e spiazza la platea della première; tra coloro che lasciano anzitempo la sala c’è anche Rock Hudson, il divo de Il gigante, che si abbandona a un’esclamazione colorita: «Qualcuno potrebbe dirmi di che cazzo parla questo film?».      Oggi il film di Kubrick compie mezzo secolo e – come tutti i grandi classici della narrativa – è ancora (e sempre di più) un testo “parlante”, che non smette di “dire cose” sempre diverse a seconda delle prospettive e dei momenti storici da cui viene osservato.    È il film che inaugura, nella carriera del regista newyorchese, la stagione dei “grandi capolavori”, sei film semplicemente enormi, realizzati con tempi di lavorazione sempre più dilatati e imponenti e con un’ossessione del controllo sempre più dilagante,...

L'uomo dietro lo studioso / Claude Lévi-Strauss, lettere ai genitori

C’è un passaggio del capitolo “Come si diventa etnologi” in Tristi tropici (1955), che quando l’ho letto mi è rimasto molto impresso (perché mi sembrava riguardasse anche me). Scrive Lévi-Strauss che nel 1928, quando lui aveva vent’anni, esistevano due razze di studenti universitari: quelli di medicina e diritto da una parte, e quelli delle discipline letterarie e scientifiche dall’altra. I primi, spesso di destra, vivevano pienamente la giovinezza in modo “chiassoso, a volte aggressivo”, vitalistico e tutto votato al divertimento (la goliardia identifica molto bene questa categoria di studenti), consapevoli com’erano che grazie ai loro studi, di lì a poco, sarebbero entrati nella società con una precisa funzione. Gli altri, viceversa, spesso di sinistra, erano “adolescenti prematuramente invecchiati, discreti, riservati”, che tentavano invece di imitare gli adulti; ma questo era paradossalmente legato al fatto che scegliendo quegli studi “non dicevano addio all’universo infantile: si applicavano piuttosto a rimanerci”; essendo l’insegnamento e la ricerca le sole possibilità di restare a scuola, continuare a studiare, e così protrarre la condizione di studente. Dunque, da una...

Innati oppure appresi? / Gesti

Il termine latino gestus ha un doppio significato. Da un lato, indica i movimenti di tutto il corpo e dall’altro, solo quelli delle mani. Nel corso del medioevo i gesti erano tenuti in grande sospetto, in particolare nel mondo monastico. Gli eretici erano identificati dal fatto che gesticolavano in modo eccessivo, ma già i predicatori francescani studiavano la mimica per rendere più efficace la loro predicazione. Che cos’è dunque un gesto?, si chiede una giovane studiosa Emanuela Campisi (Che cos’è la gestualità, Carocci, pp. 124, € 12). L’argomento ha una sua attualità se, sulla scia di un libretto di Bruno Munari del 1958, Supplemento al dizionario d’italiano (Corraini), continuamente ristampato, Lilia Angela Cavallo, architetto e fotografa, ha realizzato Il dizionario dei gesti (Iacobelli editore, pp. 509, € 18) composto di 243 gesti censiti nel corso degli anni fotografando amici e conoscenti.   Noi italiani, come si sa, non solo gesticoliamo molto, e per questo siamo oggetto da molti anni di studi di semiologi e linguisti di tutto il mondo, ma vantiamo anche un libro anticipatore redatto da Andrea de Jorio nel 1832, studioso napoletano (ripubblicato da Forni nel 2002),...

Arte contemporanea del medio oriente e del nord africa / Una tempesta dal paradiso

«C'è un quadro di Klee che s'intitola Angelus Novus». Con queste parole avrei voluto aprire il commento a questa preziosa mostra alla Villa Reale di Milano, sede della Galleria d'Arte Moderna. Purtroppo, come è noto, le ha già scritte invece Walter Benjamin nelle sue Tesi di filosofia della storia, nel 1939 – quando ancora era in esilio a Parigi, appena un anno prima della sua morte. «Una tempesta dal paradiso»: così, tra quelle pagine, Benjamin definiva il progresso. Al breve saggio, assai celebre, fa riferimento il titolo, di grande forza poetica e visiva, del terzo e ultimo progetto espositivo della Guggenheim UBS MAP Global Art Initiative. Nato nel 2012, è un ampio programma internazionale di ricerca, formazione, promozione e costituzione di una collezione d'arte contemporanea (ad oggi: 126 nuove acquisizioni di 88 artisti da 36 nazioni); un impegno tradotto in otto esibizioni e che vede coinvolto, con il supporto della Fondazione UBS, un network di musei in quasi tutto il mondo: oltre al Salomon R. Guggenheim di New York e alla nostra GAM per coronare il progetto, anche la South London Gallery, il Museo Jumex a Città del Messico; l'Asia Society Center di Hong Kong e il Center...

De arca archa / Ontologia della scatola

Nella farraginosa evoluzione di una philosophia perennis che si affanna a inseguire le seduzioni tecnologiche di una rivoluzione che dematerializza la memoria nella illusione platonica che siano le idee a donarci l’immortalità, le cose sopravvivono silenziose, pesanti, impolverate, ingombranti. Le loro migrazioni dagli scaffali dove si offrono alla voluttà dei loro futuri possessori al degrado di cantine e solai, per non parlare di discariche e di inceneritori, sono la memoria fisica di storie forse mai raccontate, ma non per questo meno reali. Pur nella sua vuotezza – se non fosse vuota non sarebbe una scatola, un contenitore – la scatola è una cosa che esprime la sua funzione in maniera inequivocabile, che non lascia ambiguità. Anche se il suo nome, in italiano, è metatesi del latino medievale castula, di origine germanica dove skata indica tesoro, perché skatts è in gotico l’oro.   Tra box e boîte, ma anche Box in tedesco, non c’è molta differenza perché la loro origine nel lontano medioevo associa queste parole al latino buxus: le scatole erano di legno. Chissà perché le scatole italiane avevano un’origine dorata e quelle mitteleuropee solamente legnosa? A questo punto...

Prima lezione di semiotica / Fiori, cappelletti, Peanuts: il senso collettivo

Certe volte per capire come funziona una cosa occorre perderne la prospettiva individuale. Dichiarazione forse sempre un po’ sospetta e irritante in una cultura e in un’epoca, le nostre, in cui vige una psicologia popolare che esercita con convinzione idee quali quella di “trovare noi stessi”, “credere nella nostra unicità”, “esprimere il nostro stile” e così via. Anche a fronte di fenomeni tipicamente collettivi, come il sorgere e il tramontare dei colori nella moda, stagione dopo stagione, o come quello che investe il modo in cui un neologismo si stabilizza nell’uso dei parlanti di una lingua, è arduo accettare che la dimensione di un evento o di un processo trascenda le nostre preferenze e convinzioni.    Qual è stato l’esito delle crociate attorno a “petaloso” di due anni fa? Pare di poter dire nessuno, ed è questo il dato interessante. La disputa attorno al vituperato aggettivo ha mostrato, cioè, quale resistenza esista davanti all’opportunità di concepire un problema come intersoggettivo. “Petaloso” era orrendo per uno, squallido per un’altra, teneramente fanciullesco per un altro ancora. A chi è poi interessata la risposta della linguista dell’Accademia della...

MAMbo | Museo d’Arte Moderna di Bologna / Le abitazioni

Il MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna presenta nello spazio Project Room, un focus dedicato a Rosanna Chiessi Pari&dispari, a cura di Lorenzo Balbi e organizzato in collaborazione con l’Archivio Storico Pari&Dispari - Rosanna Chiessi e Comune di Reggio Emilia - Biblioteca Panizzi che ha ricevuto in dono gli album fotografici assemblati e commentati da Rosanna Chiessi. Gli album, consultabili nel sito web della Biblioteca Panizzi, raccontano la lunga attività della loro autrice, dal 1965 al 2015 nel campo dell’arte contemporanea, quando le sue diverse abitazioni e galleria sono state trasformate in residenze e atelier per artisti quali Geoffrey Hendricks, Allan Kaprow, Urs Lüthi, Hermann Nitsch, Arnulf Rainer, Charlotte Moorman, Nam June Paik e molti altri.   Ermanno Cavazzoni, scrittore e amico di Rosanna Chiessi, in occasione della mostra, le dedica un breve testo che ricorda proprio le sue case, luoghi di incontri e suggestioni.     Rosanna. Adesso che se n’è andata e non ci rivedremo mai più, adesso che è rimasto solo un album di fotografie, che sbiadiranno anche loro, devo dire che è stata un’amica insostituibile, generosa, soprattutto generosa di...

Su due poesie d'amore del Novecento italiano / Il cuore che non dorme

Chi volesse allestire un’antologia di belle poesie d’amore del nostro Novecento, magari per disporre di un bacino di citazioni a uso anche privato, non avrebbe la strada facile. Non, almeno, se pretendesse di trovarsi tra le mani un canzoniere che celebra l’eros nella sua pienezza – l’eros al tempo stesso eccezionale e quotidiano, inconfondibile e universale. Chi dispiega apertamente il suo canto amoroso, se si escludono l’ossessivo riduzionismo efebico di Sandro Penna e la meteoropatia emotiva della penniana Patrizia Cavalli? Ci sono, è vero, lirici suggestivamente terrestri e sensuali, perfino in senso linguistico, come Gatto, Betocchi e certo Caproni, non a caso cresciuti anche loro, accanto a Penna, sul rovescio del tessuto ermetico: ma finiscono quasi sempre per diventare o troppo domestici o troppo sfuggenti, ripiegando su una freschezza insieme patetica e pudica e partendo per la tangente del manierismo. Ci sono, ancora, poeti erotico-famigliari alla Sanguineti o alla Giudici, che non esitano a palpare i corpi e a immergerli nella vita di tutti i giorni: ma lo fanno esibendo preventivamente il falsetto, il passaporto di una vezzosa diplomazia crepuscolare; così come il...

Speciale Aqua / L’Acqua e l’immaginario

“Prendete il più distratto degli uomini, immerso nelle sue profonde fantasticherie; mettetelo dritto, fategli muovere i piedi ed egli infallibilmente vi guiderà all’acqua, se acqua c’è, da qualche parte, in quella regione. Fatelo questo esperimento, se mai, nel grande deserto americano, vi debba accadere di avere sete, sempre che la vostra carovana sia fornita di un professore di metafisica. Sì, come tutti sanno, acqua e meditazione sono sposati per sempre”. L’incipit dell’elegia biblica dedicata alla lotta contro il Leviatano degli oceani, il Moby Dick di Herman Melville (1851), evoca il mistico richiamo che induce lo sguardo a una contemplazione sognante fino a smarrirsi, a lasciarsi assorbire. Forse il misterioso potere di attrazione che l’acqua esercita è quello che Melville suggerisce poco oltre con il conforto del mito: Narciso, “non potendo afferrare la tormentosa, dolce immagine, che vedeva nella fonte, vi si tuffò e annegò. Ma quella medesima immagine noi stessi la vediamo in ogni fiume e oceano. È l’immagine dell’inafferrabile fantasma della vita: che è la chiave di tutto”. Nell’acqua contemplata si scorge il fluire dell’esistenza: luogo dell’origine – come voleva il...