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Animale da salotto? / Argo e altri cani

In casa dei miei nonni, tutti, e dopo in quella di mio zio sono transitati un’infinita di cani, e sempre in un rapporto forte, quasi simbiotico. In realtà in casa non entravano mai, perché stavano rigorosamente sulla soglia oppure nel cortile, nella legnaia, nel fienile o nella stalla; oppure ancora liberi nell’aia. il posto per i cani nelle ore del riposo non mancava. Diversamente, il cane era sempre al fianco del pastore, sulla strada. Un rapporto duro, sincero, nel rispetto reciproco, privo di ogni dipendenza passiva e dove il cane pastore manteneva una sua personalità, anche riottosa, pur nella fedeltà al padrone e al lavoro. Un rapporto così come deve essere stato per secoli, per millenni. Un’immagine che ho fatto in tempo a intravedere nella vita di mio zio e ascoltato molte volte nei racconti dell’infanzia; un’immagine, che per analogia e differenze, ho poi sovrapposto all’impressione che ho ricevuto da un passo di Omero, quando scrive di Argo, il cane di Ulisse.  Niente di strano… il cane dei pastori o dei cacciatori per millenni è stato in fondo lo stesso cane e quel cane ha vissuto dello stesso rapporto, dello stesso legame.      In casa dunque,...

Spettatori nei musei / Mulas prima di Ghirri e Struth

Ugo Mulas, tra il 1959 e il 1961, rivolge la sua attenzione sull’avvento di un pubblico di massa dedito alla fruizione dell’arte negli spazi museali. D’istinto coglie i dipinti nei musei e nelle gallerie come fossero fotografie, e fotografandoli innesca un parallelismo concettuale fra i due medium. Coglie i visitatori mentre guardano le opere esposte, e intuisce una nuova variante del ritratto di gruppo: da un lato persone in carne e ossa, dall'altro ritratti pittorici e sculture.   Ugo Mulas, Russia (1960), Courtesy Galleria Lia Rumma.   Le figure dipinte e i loro spettatori vengono fissate nell’unità di un collegamento significativo e significante. Mulas dà visibilità al momento esatto in cui si esprime un modello di fruizione estetica. In Russia (1960) ritrae un gruppo di persone di spalle, colto mentre è in relazione col grande telero esposto in una sala del museo. I due piani, quello degli spettatori e quello del soggetto nel dipinto, sembrato diventati tutt’uno, fusi in una nuova immagine, formidabile, tanto che d’acchito pare un collage concettuale. In questa intuizione sembra realizzarsi “il miracolo delle immagini che creano se stesse” (A.C....

'Io' senza 'noi' / La politica dell’identità

Migliaia di catalani sfidano il governo spagnolo per affermare il proprio diritto all’indipendenza. Pochi giorni dopo migliaia di cittadini lombardi e veneti chiedono maggiore autonomia da Roma in un referendum consultivo, seguiti nel giro di qualche settimana dai cittadini della Corsica. I diritti dei migranti (e quelli, simmetrici, dei nativi) tengono banco nelle campagne elettorali europee e americane. In Italia il progetto di legge sul cosiddetto Ius Soli monopolizza il dibattito fra i partiti di sinistra, in vista delle elezioni che si terranno in primavera.   A poco più di un anno dal referendum che ha innescato la Brexit, dopo una campagna presidenziale dominata dallo slogan ‘America first’, non c’è dubbio che identità e diritti siano entrati di forza nel discorso politico contemporaneo. Gli effetti sono dirompenti: la ‘politica dell’identità’ scompagina destra e sinistra – intesi come schieramenti, ma anche come categorie concettuali che hanno orientato la politica occidentale nel corso dell’ultimo secolo. Il Partito Repubblicano negli Stati Uniti è uscito lacerato dalle elezioni presidenziali, mentre Cameron in Gran Bretagna ha dovuto rassegnare le dimissioni dopo...

Matera / C’era una volta nei Sassi

Questa è la storia di come si viveva nei Sassi nei primi anni Quaranta nel Novecento: una storia vera, il cui protagonista era allora un ragazzino che adesso ha quasi 90 anni e una memoria granitica.   Preambolo Come si presentano i Sassi (Barisano e Caveoso) agli inizi degli anni Quaranta del secolo scorso? Apparentemente come adesso: case ricavate nelle grotte o scavate nel tufo, l’una abbarbicata all’altra, collegate da viottoli e scalette, dislocate sulle due pareti dell’altopiano delle Murge che degradano verso il torrente Gravina. Un presepe a cielo aperto. Erano però senza fognature né elettricità né riscaldamento e raccoglievano oltre 15.000 persone che vivevano, se non in miseria, senza grandi mezzi: contadini, braccianti, operai, artigiani, piccoli commercianti le cui famiglie si conoscevano e, ciascuna nel proprio “vicinato” (cioè nel gruppo di case intorno alla propria), avevano rapporti di familiarità reciproca e si aiutavano nella quotidianità di quegli anni. Gli animali abitavano spesso con le persone, in condizioni igieniche a dir poco precarie, oggi inimmaginabili, e per molti arrivare alla fine del mese non era scontato. Quando sopraggiunse la guerra, le...

Galleria Borghese, Roma / Le sculture multi-touch di Bernini e la relatività di Einstein

Swipe, touch, drag, pinch-open su un display per orientarmi nei vicoli del rione Pigna e in breve tempo raggiungo piazza della Minerva. Qui si erge un obelisco egizio sorretto da un elefante scolpito nel 1667 su disegno di Gian Lorenzo Bernini. Un turista si arrampica sul monumento per toccare con una mano le terga dell’animale. Un gesto propiziatorio? Toccare parti anatomiche relative alla sfera sessuale di animali che sono simboli di forza pare sia di buon augurio, ma l’elefante che regge l’obelisco non ha l’organo riproduttivo in evidenza. La parte per il tutto? Che il turista sia un esperto di retorica in vena di applicare dal vero una figura di quest’arte? Chissà cosa ne avrebbe pensato l’autore del monumento che di retorica se ne intendeva assai. Tutti ricorderanno, per averlo visto dal vero o riprodotto nei libri di testo del liceo, il gruppo marmoreo Apollo e Dafne scolpito da Bernini. La figura di Dafne che si slancia in alto mutando in pianta di alloro trattenuta a terra dalle radici, vinta ma orgogliosa, è un’immagine retorica dell’inalberarsi, spiega Anna Coliva in uno dei saggi del catalogo della mostra dedicata a Bernini in corso a Roma presso la Galleria Borghese (...

Custodi / Muschi: non raccogliamoli!

Gli inglesi han fatto di necessità virtù, li conoscono e catalogano, e con l’umido velluto dei muschi creano beautiful garden corners di grande suggestione. I giapponesi, con centoventi specie diverse, han reso l’antico giardino di Saihoij a Kyoto il «tempio dei muschi».     Qui molli tappeti si stendono ai piedi degli aceri e dei bambù, coprono rocce sassi sentieri, e assecondano la quieta meditazione dei monaci. Noi invece ci ricordiamo dei muschi solo a Natale, per il presepe. O li pigliamo imbalsamati. Son di gran moda i muschi stabilizzati per decorare di soffice verde pareti di case e uffici. Lo chiamano green design, perfetto per chi, sempre di corsa, non ha tempo da dedicare alle piante. E poi, a chi affidarle durante le vacanze? La soluzione è chimica: glicerina al posto della linfa. Garantiti per dieci anni almeno, ecco vegetali “veri”, “vivi” – così mente la pubblicità – che non appassiscono, non perdono petali e foglie, non han bisogno d’acqua. E, nel caso del moss che va per la maggiore, non ha quel sentore fradicio di sottobosco: è selezionato, antibatterico, igienico! Altro che «madri dell’autunno» come canta il poeta irlandese Seamus Heaney, che di...

Una stagione teatrale a più voci / Spettacolo dell'anno

L’anno scorso ci avevamo provato. Quest’anno ci abbiamo preso gusto e il gioco si è allargato. Raccontiamo la stagione teatrale trascorsa a più voci, quelle di chi abitualmente scrive sulla rubrica di teatro di Doppiozero, quelle di alcuni osservatori ospiti e di artisti che stimiamo e amiamo. Confondiamo le acque, tra chi il teatro lo fa e chi lo guarda e lo analizza, convinti che di un’unica ecosfera del possibile, dell’utopia, dello sguardo di traverso, al mondo delle ombre, al germinare in ombra, oggi si tratti.  Abbiamo chiesto di eleggere o di raccontare lo spettacolo o il tema teatrale dell’anno. Ne è venuto fuori un caleidoscopio di visioni, una piccola enciclopedia del 2017 teatrale, delle creazioni e degli umori di una stagione, da gustare poco alla volta, da centellinare. Buona avventura (e buon 2018) anche ai nostri lettori con (in disordine di apparizione): Massimo Marino, Massimiliano Civica, Roberta Ferraresi, Graziano Graziani, Ermanna Montanari e Marco Martinelli, Matteo Brighenti, Enrico Piergiacomi, Francesca Saturnino, Daria Deflorian, Maddalena Giovannelli, Roberto Latini, Lorenzo Donati, Lorenzo Pavolini, Attilio Scarpellini, Piergiorgio Giacchè,...

Lettera dall'India / Tradurranno Kaushik Barua?

Kaushik Barua è da anni che ci prova. Mi ha scritto su Facebook quand’è uscita l’edizione indiana del suo romanzo. Non so perché. Magari sperava potessi essere d’aiuto nel farlo conoscere in Italia. Ci siamo scambiati messaggi via email. Il libro cartaceo non mi è mai arrivato. Si è rifatto vivo per l’edizione americana. E me l’ha spedito da Roma a Chennai con un corriere internazionale. Il suo libro è già stato spennellato di lodi ed entusiasmo da alcuni quotidiani indiani perché in effetti è una gran bella lettura.   L’altra sera, di ritorno dall’otorinolaringoiatra, mi sono messo a filmare con il telefonino le strade del quartiere di Mylapore, addobbate di luci e lumini per la festa di Deepam che quest’anno coincide con una super-luna, una bolla rossa vicinissima alla terra. È una specie di Natale indù, diciamo così, con tanto di fuochi d’artificio in stile Capodanno che illuminano il cielo di rosso, arancione, giallo e verde. Il taxi è fermo a un semaforo, accanto a un piccolo tempio. Di fronte alla porta, un rogo di sterpi brucia e mi ricorda il rito pagano cui partecipavo da bambino nel paese dei miei nonni e dove nacque mia madre, Recoaro Terme.     ...

Quantità e qualità / Come pensano i chimici

Un giovane ingegnere di origine indiana, Guru Madhavan, che lavora per vari enti internazionali, ha pubblicato di recente un libro intitolato: Come pensano gli ingegneri, tradotto in italiano da Cortina. La cosa è particolarmente interessante anche dal momento che, come hanno scritto due docenti inglesi, Diego Gabetta e Steffen Hertog, autori di Ingegneri della Jihad (Università Bocconi Editore), i gruppi di fondamentalisti islamici sono composti in maggior parte da ingegneri e da personale di formazione tecnica (ne ho parlato qui). Gli ingegneri, sostiene Madhavan, “sono integratori capaci di prelevare idee da flussi di sapere e combinarli tra loro”.   Detto altrimenti, non esiste una cosa chiamata “ingegneria” senza l’aggettivo che la definisce – almeno cinquanta a stare stretti – poiché gli ingegneri adattano le tecniche necessarie ai diversi contesti; la loro prerogativa principale risiederebbe nel “pensiero sistemico modulare”: risolvono problemi ricorrendo a diverse tecniche, mai a una sola. Ora lo scrittore Marco Malvaldi, autore di gialli molto popolari, ha dato alle stampe un libro intitolato L’architetto dell’invisibile (Cortina pp. 201, € 19) che reca come...

Cosa resta di Caravan? / Michael Asher e i ladri di roulotte

Una roulotte sospetta   Estate 1977, una roulotte parcheggiata in una strada di Münster davanti al Landesmuseum. Si tratta di una Hymer-Eriba Familia modello BS di quattro metri con le tende tirate, la porta chiusa e senza traino. Niente di memorabile.  Estate 1987, la stessa roulotte ricompare nelle strade di Münster, nello stesso punto. Qualcuno ricorderà vagamente la coincidenza, qualcun altro noterà che, malgrado nessuno viva al suo interno, la roulotte non sembra abbandonata. Infatti a intervalli regolari, ogni lunedì, giorno di chiusura dello Skulptur Projekte, spunta fuori in un angolo diverso della città. Estate 1997, la coincidenza si ripete, così come nell’estate 2007. A quel punto tutti conoscono Caravan, il progetto dell’artista losangelino Michael Asher, l’unico ad aver partecipato a tutte le edizioni dello Skulptur Projekte, e questo sebbene non vi fosse alcuna indicazione che quella roulotte fosse una scultura.   Michael Asher è scomparso nel 2012 e l’ultima edizione della mostra gli ha reso omaggio con un prezioso focus installato sul mezzanino del LWL-Museum für Kunst und Kultur (Double Check), che ripercorre la sua collaborazione quarantennale con...

Una mostra alla National Gallery / Monochrome. In bianco e nero

La pittura monocroma mette a fuoco un particolare soggetto senza la distrazione del colore: questa la tesi di Lelia Packer e Jennifer Sliwka nell'introduzione al catalogo della mostra in corso alla National Gallery di Londra, Monochrome. Painting in Black and White (Yale University Press; la mostra è aperta fino al 18 febbraio del 2018 e viene riproposta, con qualche modifica, dal 22 marzo al 15 luglio 2018 al Museum Kunstpalast di Düsseldorf). Invero l'allestimento delle due curatrici ci accompagna in un percorso particolarmente originale nella storia dell'arte e del pensiero, che prende le mosse dall'antichità e perviene alle installazioni del presente, un percorso nel quale la pittura in bianco e nero rivela l'opposizione al sistema cromatico e, insieme, le infinite relazioni che il bianco, il nero e il grigio intrattengono non solo con la luce, con le ombre e con l'oscurità, ma anche con gli altri colori, diventando essi stessi colore. Del resto l'origine stessa della pittura è monocromatica ed è ascritta alla skiagraphia, letteralmente "pittura dell'ombra", la cui definizione oscilla tra il disegno del contorno dell'ombra proiettata da un cavallo al sole (disegno realizzato...

La fortuna della fotografia / Il Sudafrica di Jodi Bieber. Tra luci e ombre

English Version     Jodi Bieber è diventata internazionalmente nota nel 2011, quando il suo ritratto di Bibi Aisha, la giovane donna afghana cui i talebani avevano mozzato orecchie e naso, fu pubblicato in copertina dal Time e vinse il World Press Photo. «Un premio che in realtà non mi ha procurato più soldi o più lavoro, ma mi ha permesso di viaggiare, incontrando tante persone e confrontandomi sul modo e il senso dei miei progetti e della mia militanza».  Nelle immagini di Bieber le linee tradizionali che separano intimismo, cronaca e visual art si stemperano fino a scomparire. Il silenzio delle gemelle Ranto, lo scatto che apre Between Darkness and Light (la personale curata da Filippo Maggia per la Fondazione Carispezia, che ci ha dato l’occasione per intervistarla, www.fondazionecarispezia.it) rende bene l’idea. «Ho incontrato le gemelle a un matrimonio tradizionale a Zeerust. La loro mamma mi disse che non amavano parlare e io per tutto il tempo mi sono chiesta come mai» spiega nella chiosa. Ancora meglio rendono l’idea i ritratti delle donne condannate per avere ucciso i loro mariti, di cui parleremo più avanti: sono evidentemente costruiti e posati, ma al...

The Luck of Photography / The South Africa of Jodi Bieber. Between Darkness and Light

Italian Version     Jodi Bieber became internationally known in 2011, when her portrait of Bibi Aisha, the young Afghan woman whose ears and nose had been cut off by the Taliban, was published on the cover of Time and won the World Press Photo. “An award that actually did not get me more money or work, but which allowed me to travel, meet many people, and forced me to confront the true meaning of my projects and my activism.” In Bieber’s images, the traditional lines that separate intimacy, documentation and visual art fade and disappear. This clearly emerges from The Silence of the Ranto Twins, the photo that opens Between Darkness and Light (a solo exhibition curated by Filippo Maggia for the Carispezia Foundation, which gave me the opportunity to interview her). “I met the twins at a traditional wedding in Zeerust. Their mother told me that they did not like to talk, and I kept asking myself why,” she explains. The portraits of women condemned for killing their husbands are even better examples, as we will discuss later: they are constructed and posed purposefully, but at the same time constitute an extraordinary and precise reportage, a documentation, a cross-...

Anticipazioni / Voci da “Si nota all’imbrunire” per Silvio Orlando

Lucia Calamaro scrive per la scena con una passione, una carnalità, una profonda levità che la fa considerare da molti la migliore autrice teatrale italiana. Sicuramente è la più imprevedibile, quotidiana, intensa, umorale, figurale, intellettuale, emozionale, destrutturante, costituente, destituente, ricostituente... Scava nei traumi che ci avvolgono tutti i giorni con umorismo acre con allegro dolore con spietata dolcezza, aiutandoci a scrutarci e a riconoscerci meglio. Lucia, che ha collaborato in alcune occasioni con Doppiozero, regala per le feste ai lettori della rivista l’anteprima di una bella parte del nuovo testo che sta scrivendo per Silvio Orlando. Ma questo lo spiega lei, alla fine della nota che segue questa breve premessa.   Ma. Ma.   Si nota all’imbrunire (solitudine da paese spopolato) (Alcune spiegazioni dell’autrice)   PERSONAGGI:  UN PADRE (solo e isolatosi volontariamente in una casetta di un paese spopolato X) LA FIGLIA DELUSIONE (fa la sosia-aspirante scrittrice-quasi fallita. In fondo è la preferita) LA FIGLIA MEDICO, riuscita, specialista in medicina narrativa (anche se strafa/fa tutto bene/ nessuno la nota, ma lei vede tutto, sa, ha...

Vanni Codeluppi e la vetrinizzazione sociale / Il divismo: mettersi in mostra

Lo scorso 5 Ottobre, il New York Times ha messo nero su bianco quello che tutti sapevano, dando la stura a uno scandalo di dimensioni globali, destinato – speriamo – a non esaurirsi troppo presto: Harvey Weinstein, famoso produttore e degno rappresentante nell'empireo hollywoodiano di tanti potenti in giro per il mondo, ha per anni abusato del suo ruolo per molestare sessualmente attrici e collaboratrici. C'è, in un'altra galassia, Favij. Il suo canale Youtube conta più di quattro milioni di follower e si offre come orizzonte ambito da ogni ragazzino. All'apertura delle scuole, non sono stati pochi gli studenti che hanno preferito lo zainetto personalizzato con il suo nome a quello dei soliti cartoni animati giapponesi. Quest'anno, così è andata: meno tartarughe ninja e più Youtubers.    È l'incrociarsi casuale di queste due evenienze nella mia agenda di ordinario lettore dei fatti di cronaca e di papà interessato a risparmiare il più possibile sul costoso apparato di ammennicoli a corredo della frequentazione scolastica dei propri piccoli, a mettermi voglia di prendere in mano il nuovo lavoro di Vanni Codeluppi dedicato al divismo (Il divismo, Carocci, 2017), alla...

I died for Beauty / La bellezza è una domanda

Quando Josif Brodskij, in occasione del conferimento del premio Nobel per la poesia e la letteratura, sostenne che uno dei principali problemi del nostro tempo è la volgarità, e che solo la bellezza avrebbe potuto salvarci, non avevamo forse compreso fino in fondo quanto fosse nel giusto. Ma si sa, è dei poeti vivere al di sopra delle proprie possibilità, come diceva sempre Luigi Pagliarani. Brodskij poi aggiunse che l’estetica è la madre dell’etica, perché la contiene, completando una diagnosi e un progetto per cambiare la nostra vita. Non l’abbiamo ascoltato. La volgarità, e non la bruttezza, si propone nel nostro tempo come il contrario della bellezza; così come l’indifferenza, e non l’odio, è il contrario dell’amore. Se il bello è passione e distacco; se è perfino un certo livello di disinteresse che separa il bello da altre forme di passione, anche il brutto è passione e richiede di essere capito e giustificato, come ha sostenuto Umberto Eco in un testo sul brutto, ora contenuto in Sulle spalle dei giganti, La nave di Teseo, Milano 2017. Ci rendiamo subito conto che siamo sulla soglia di noi stessi, al margine generativo del possibile, dove si profilano le condizioni per...

19 marzo 1930 – 26 dicembre 2017 / Gualtiero Marchesi, maestro di se stesso

Era il 1979, conoscevo da poco Gino Veronelli e stavo lavorando con lui all’impostazione e alla scrittura del nostro primo lavoro insieme. Dopo una giornata faticosa fatta di idee di Gino e di come metterle in pratica da parte mia, il discorso cadde su Gualtiero Marchesi – aveva appena ottenuto la seconda stella Michelin – che conoscevo solo di nome, per sentito dire. Secondo Veronelli non potevo scrivere seriamente di vini e cibi senza conoscerlo. “Ceniamo da lui. Gli telefono”, fu la conseguenza perentoria. S’attaccò al telefono e chiamò Bedi, sua figlia e segretaria affettiva. “Bedi, per stasera per due da Gualtiero. Nichi non c’è mai stato.” Ricordo che in macchina mi disse l’indirizzo “Via Bonvesin de la Riva, vicino a Solci…”, e io pensai “vicino alla palazzina liberty di Dario Fo”, e ci avviammo. Bonvesin de la Riva mi ricordò i primi tentativi della lingua italiana, e milanese, di emergere, solo dopo avrei pensato che c’era un fil rouge che legava Gualtiero Marchesi al poeta. De magnalibus urbis Mediolani era stato un monumento alla città come lo è stato Gualtiero.   Entrai in questo luogo, in questa via anonima, attraverso un ingresso altrettanto anonimo e mi...

In girum imus nocte et consumimur igni / Come una falena alla fiamma

La strada che conduce dal Politecnico alla volta del complesso delle Officine Grandi Riparazioni di Torino è ampia e lascia spaziare lo sguardo tutt’attorno. È una di quelle prospettive novecentesche, di città industriali, e malgrado sia un giorno festivo sembra di sentire l’eco dei passi degli operai che si incamminavano alla volta della fabbrica, quel luogo sacro dove si realizzava la vita dei cittadini e che rappresentava il motore di un progresso luminoso e agognato, un luogo al tempo ancora foriero di grandi speranze.   Oggi i passi dei visitatori che varcano il cancello delle ritrovate Officine incontrano i fantasmi di quegli operai del passato, rievocati dall’installazione di William Kentridge Procession of Reparationists, un omaggio site-specific collocato nella Corte Est dell’enorme complesso industriale, presso il polo destinato alle arti. L’opera è stata voluta da Carolyn Christov-Bakargiev, già Direttrice del Castello di Rivoli – Museo d’Arte Contemporanea e si tratta di una scultura realizzata in fogli di acciaio che unisce la bidimensionalità del disegno, centrale nell’opera dell’artista sudafricano, alla forma scultorea, dando vita a una processione di uomini...

Vintage al quadrato / L’immaginazione di Esselunga

Il vintage ormai ci sovrasta. Da quando l’immaginario si fa arma del marketing (o forse il contrario, ma che cambia?), le operazioni-nostalgia si moltiplicano a tutta forza per ogni brand che si rispetti e in ogni settore merceologico possibile: dalla musica all’abbigliamento, dal design alla ristorazione, dalle motociclette alle cucine componibili, giù giù fino al turismo, all’educazione e – perché no? – anche alla politica. Past is beautiful, ci si inculca senza sosta. A patto che questo passato sia sufficientemente prossimo da essere euforicamente indicato e nominato dal consumatore, sia esso la piccola cosa di pessimo gusto che stava nel tinello della nonna, la copertina di un long playing venerato in adolescenza, un giocattolo di latta spartito col fratellino, la bilancia rossa del salumiere sotto casa, il fotoromanzo su cui sospirava la domestica, il mangiadischi o il Geloso a nastri, il cestino per i picnic domenicali al parco, l’abat-jour di plastica arancione a forma di fungo, la polaroid, il borsello, le scarpe da paninaro…   E, in fondo, ammettiamolo, a chi non piace lasciarsi coinvolgere nel gioco del ricordo del bel tempo andato (bello forse proprio perché...

Come leggere la realtà in cui viviamo / Serge Latouche. La decrescita è felice

aprile/maggio 2017   Mi sembra opportuno cominciare facendo, come si dice, gli onori di casa a Serge Latouche. Ho un compito doppio, uno piacevole e uno scomodo. Come ospite sono felice che sia qui di fronte al pubblico attento di Palermo. Attento e numeroso, a testimonianza dell’eco che il suo pensiero riscuote anche qui, come nel resto d’Italia. La parte scomoda è che il mio compito è di fargli da contrappunto. Mi è stato chiesto di intessere con lui un contraddittorio proprio perché le nostre posizioni sono per certi versi vicine e per certi altri abbastanza distanti.    La vicinanza è dovuta al fatto che entrambi siamo convinti che da questo stato di cose, quello in cui versa il mondo nella sua corsa sfrenata verso la distruzione, bisogna assolutamente uscire. La distanza è sul modo con cui questa uscita sia operabile. Ed è legata ai diversi ambiti del nostro orizzonte di ricerca. Serge Latouche è il più efficace propugnatore dell’idea di decrescita e se lo può permettere proprio perché le sue competenze nascono all’interno di quella stessa disciplina economica che egli così validamente critica. Credo che però ridurre il pensiero di Serge a una prospettiva...

Meglio buttarla sul sentimentale / “Di cuore”

Ci si faccia caso: da un po’, le manifestazioni orali e scritte della gratitudine, pubblica e privata, contengono regolarmente di cuore: “Grazie di cuore per...”, “Ringrazio tutti di cuore di...”, “Un ringraziamento di cuore a chi...”.  Sulle prime, il fenomeno si è mosso lentamente. È stato quindi poco percepibile: di cuore pareva una formula come molte altre, in quel contesto. Del resto, tale è sempre stata: non è una novità. Nuovo è che stia conformisticamente dilagando. È diventato impossibile non notarla: del resto, chi la proferisce vuole proprio che la si noti. E non c’è variante che non stia al momento soccombendo alla sua inarrestabile avanzata.    A non aggiungere oggi di cuore a un’espressione d’animo grato, in certi ambienti, è come se non si ringraziasse: “Comeee? Ha detto uno schietto grazie e basta? Nudo e crudo, senza di cuore? Te l’avevo detto: è supponente. Pensa di non doverti nulla e, ti dirò, sono certa che di te non gliene frega proprio niente. Dice per dire, che ti è grato. Mandalo al diavolo”.    Solo due doverose parole di analisi funzionale, in proposito. Di cuore è una modificazione che non interviene al livello dell'enunciato (...

L'incessante ricerca dell'esprit latin / Nietzsche / Carmen

“Oggi è gioco forza mettersi a scuola dei vecchi Francesi”. Un messaggio chiaro che ci indica una delle principali fonti alla quale Nietzsche attinge nel suo procedere verso la latinità. Abbandonata Bayreuth, va incontro alla cultura francese per tentare di recuperare quella “finezza d'orecchio” che aveva smarrito nella romantica amplificazione wagneriana. Sono gli anni in cui ogni suo gesto sembra orientato a utilizzare la riflessione francese per riequilibrare le proprie passioni lontano dagli influssi della filosofia tedesca come testimonia la dedica a Voltaire in Umano troppo umano, il primo libro di rottura dal wagnerismo.    “Cominciai con il proibirmi scrupolosamente e per principio ogni musica romantica, quest'arte ambigua, tronfia e soffocante, che toglie allo spirito rigore e vivacità e fa proliferare ogni sorta di torbida nostalgia, di tumida brama. […] Contro la musica romantica si rivolse allora la mia prima diffidenza, la mia prima cautela; e, se mai dalla musica speravo ancora qualcosa, era nell'attesa che potesse venire un musicista audace, sottile, cattivo, meridionale, e così oltre misura sano da prender su quella musica una vendetta immortale”. Parole...

Io guarisco ogni istante in cui mi curo / Severino Cesari. Con molta cura

Con molta cura, è il diario lungo due anni, 2015-2017, di un uomo molto innamorato dei libri – faceva l’editore – altrettanto dell’intelligenza umana, della propria famiglia e dei propri amici, della luna, delle piante, dei gatti. Quest’uomo, Severino Cesari, è stato molto ammalato e ha registrato con la scrittura lo sfacelo progressivo cui è andato incontro il suo corpo, già provato da un trapianto di rene, poi colpito da tumore, ischemia e complicazioni a seguire, ma allo stesso tempo, nella cadenza dei giorni in cui si alternavano vere e proprie risurrezioni a ricadute pesantissime, Severino ha afferrato l’imprevedibilità della vita stessa, nella certezza mai smentita che ancora, e sempre, avrebbe potuto stupirlo. Ne ha fatto un racconto, un sismografo di alti e bassi, un testamento che lascia in eredità la ricerca della luce e dell’orizzonte, anche quando non sembrano più possibili.   È stato detto che il libro di Severino Cesari, pubblicato a un mese di distanza dalla sua morte avvenuta lo scorso 25 ottobre 2017, è nato su Facebook, come successione di post con i quali il direttore della collana Stile Libero di Einaudi raccontava la propria malattia a un numero sempre...

Mindscapes / Psiche direzione mondo

È straordinario: mari e montagne, vallate e colline, spiagge e pianure… Quanti paesaggi in uno stesso sogno e quanti sconosciuti! Ci stupiamo della nostra capacità di creare mondi, scopriamo di avere una mente fantasmagorica che permette di viaggiare in lungo e in largo, la notte nella dimensione onirica, di giorno con l’immaginazione.   Se lo spazio del dentro “è lo spazio della nostra percezione primaria, quello delle nostre fantasticherie, delle nostre passioni” e appartiene a ognuno di noi, quello di fuori è comune a tutti, “è lo spazio in cui viviamo, per mezzo del quale siamo attirati al di fuori di noi stessi, quello in cui appunto si compie l’erosione della nostra vita, del nostro tempo e della nostra storia” ci dice Foucault. Ma lo spazio esterno, che pure possiede una sua specifica realtà, produce un effetto sempre diverso su ciascuno: dallo sfondo che scegliamo per il nostro computer, alle discussioni di coppia tra chi ama l’acqua e chi le rocce. Sono queste connessioni che insegue Vittorio Lingiardi, psichiatra e psicoanalista, autore anche di raccolte poetiche, in Mindscapes (Raffaello Cortina Editore), un neologismo “per collocarci a metà strada, là dove...