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Domani a Bergamo un convegno su Gianni Celati / «Kicked off Somewhere»: sul Lunario, l'interpolazione e il gag

Che la slapstick comedy statunitense sia stata per Gianni Celati ben più di una passione giovanile, è quasi superfluo ricordarlo. Così, quando mi è stato chiesto di pensare a qualcosa da dire in occasione dei quarant'anni della pubblicazione di Lunario del paradiso, io, che non sono un critico letterario ma uno storico del cinema, ho pensato che proprio la slapstick comedy fosse un'ottima mappa per orientarsi all'interno del romanzo.    Tuttavia, come indica il sottotitolo, il mio intervento prende le mosse da un altro testo celatiano, che non è un romanzo, ma un saggio: Su Beckett, l'interpolazione e il gag, contenuto all'interno di Finzioni Occidentali fin dalla prima edizione (1975). È uno dei testi più antichi della raccolta: in una lettera conservata nell'archivio Einaudi – non datata, ma che risale probabilmente nella primavera del 1972, quando Celati si trova negli Stati Uniti come borsista – l'autore lo definisce «una piccola storia del comico testuale», dandolo già per concluso. Lo si può leggere come palinsesto "teorico" dei romanzi che Celati ha appena pubblicato (Comiche, uscito nel 1971) e che pubblicherà di lì a poco (Le avventure di Guizzardi vedrà la...

Marco Baliani / Il teatro dei corpi narranti

Una lectio magistralis bolognese - Roberta Ferraresi   Autore, attore, regista fra i maggiori in Italia, Marco Baliani è stato ed è uno dei protagonisti degli ultimi quarant'anni del nostro Nuovo Teatro. Ne ha accompagnato le diverse “ondate” avanzando per ciascuna tendenza proposte, idee, posizioni in dialogo col presente e sempre però anche – si potrebbe dire – “sfasate”, anticipatrici rispetto al proprio tempo. Dopo una ricognizione dei differenti ruoli e approcci assunti dall'artista dalla fine degli anni Settanta, “maestro” è la parola con cui Cristina Valenti – docente e studiosa, presidente e direttrice dell'Associazione Scenario – ha concluso la propria presentazione dell'artista alla lectio magistralis che si è tenuta al Dipartimento delle Arti dell'Università di Bologna nel contesto di Interscenario 6: sia per condurre l'attenzione sulla persistenza dell'attività pedagogica all'interno del suo intero percorso, sia per sottolineare in senso più ampio e lato la capacità di Baliani di porsi come interlocutore attento, lucido, presente sull'orizzonte dei mutamenti in atto nei linguaggi e nelle pratiche artistiche, tracciando spesse volte ipotesi di lavoro e di percorso...

Il Sessantotto di chi non c'era / La tirannica liberazione

Appartengo alla generazione di chi è nato dopo, ma non abbastanza. Nati troppo tardi per vivere le travolgenti accelerazioni storiche del Novecento, ma non abbastanza tardi da non percepirne i riverberi; non al riparo dagli echi struggenti della memoria, dalla nostalgia per tutto ciò che non abbiamo vissuto.  Per noi nati dopo, il ’68 è uno dei nuclei pulsanti di questa nostalgia. Racchiude una sintesi di tutto quanto di “novecentesco” ci è stato precluso: l’ipotesi rivoluzionaria, la contestazione generalizzata, la possibilità di rovesciare il sistema e di ricostruirlo dalle fondamenta, a immagine della nostra fantasia. La liberazione assoluta, agita tanto a livello delle strutture sociali, quanto a livello dei rapporti personali, dalla costruzione di nuovi spazi di convivenza fino al modo di vivere e percepire l’intimità, l’amore, il sesso.    Con il ’68, l’assalto al cielo era stato sferrato una volta per tutte. Non importa che lo si considerasse riuscito, nella misura in cui ha cambiato l’immaginario collettivo e la microfisica stessa delle relazioni di potere; o completamente fallito, con l’estinzione della prospettiva rivoluzionaria, il riflusso e il trionfo...

Sulle alture / Federico Falco, Silvi e la notte oscura

Ha senz’altro ragione Lucas, un parente argentino del signor Palomar, quando, dopo avere rilevato il “ritorno sfrenato e turistico alla Natura”, manifesta tutta la sua diffidenza verso l’atteggiamento diffuso di chi guarda “alla vita di campagna come Rousseau guardava al buon selvaggio”. Lucas, nato negli anni ‘70 dalla fantasia di Julio Cortázar, sempre teso verso la riflessione sul rapporto tra realtà circostante e la sua comprensione filosofica e scientifica, è infastidito dalla nouvelle vague del naturismo da weekend promossa da gente che saltella con lo zaino in spalla e la barba lunghissima. Non tarda dunque a schierarsi a favore di ciò che, ottenuto dall’uomo con i mezzi della tecnica, reca sollazzo: sceglie uno scotch on the rocks, per esempio, come antidoto contro i suddetti amatori occasionali del diporto agreste, i beoni in braghe corte convinti che fuori dalle mura cittadine tutto possa rientrare in un progetto esistenziale di promozione armonica dello sviluppo fisico e culturale, dai wafer ai solstizi.    In Silvi e la notte oscura, pubblicato da SUR nella bella traduzione di Maria Nicola, l’elemento naturale ha sì un ruolo importante ma non vi è traccia...

Jean Baudrillard / Il sistema degli oggetti compie cinquant’anni

Esattamente cinquant’anni fa Jean Baudrillard pubblicava in Francia il volume Il sistema degli oggetti presso l’editore Gallimard. Questo testo ha visto crescere nel corso del tempo il suo successo e oggi può essere senz’altro considerato un classico del pensiero sociologico. In realtà non è nato come volume da pubblicare presso un editore, ma come tesi di dottorato in sociologia, discussa da Baudrillard nel 1966 davanti a una prestigiosa commissione composta da Roland Barthes, Pierre Bourdieu e Henri Lefebvre e scritta sotto la diretta influenza delle lezioni frequentate al seminario diretto da Barthes all’École Pratique des Hautes Études tra il 1962 e il 1964 dal titolo L’inventaire des systèmes contemporaines de signification: système d’objets. E l’idea di condurre una trattazione sistematica del mondo degli oggetti quotidiani è venuta probabilmente a Baudrillard dalla sociologia della vita quotidiana di Lefebvre, ma soprattutto dalle intense ricerche condotte da Barthes sul linguaggio dell’abbigliamento a partire dalla fine degli anni Cinquanta e raccolte nel 1967 nel volume Sistema della Moda. È evidente dunque come Il sistema degli oggetti non sarebbe probabilmente nato...

Un metaromanzo esilarante / La settima funzione del linguaggio

A un certo punto Simon se la sta vedendo brutta: in una piccola, e immancabilmente buia, calle veneziana è circondato da tipi loschi che vorrebbero farlo fuori. Indietreggia terrorizzato, ma riflette: se sono il protagonista di un romanzo non posso morire adesso: di solito, quando viene ucciso il personaggio principale, accade alla fine della storia. E qui siamo ancora a pagina 363 delle 454 complessive di cui consta il romanzo in questione. Ha insomma di che stare – ahimè relativamente – tranquillo. Così la vicenda va avanti.   Simon Herzog – dottorando in semiotica a Paris-Vincennes (covo assai délabré dei deleuziani desideranti dalla canna facile) – è il protagonista della Settima funzione del linguaggio, il best seller di Laurent Binet uscito alcuni anni fa in Francia in occasione del centenario della nascita di Barthes, e tradotto adesso in italiano da Anna Maria Lorusso per La Nave di Teseo (€ 20, numero di pagine già detto). A esser precisi ne è il coprotagonista, poiché interviene nella storia come aiutante del commissario Jacques Bayard, della sureté francese, incaricato nientepopodimeno che da Valéry Giscard d’Estaing (allora presidente della Repubblica) di indagare...

Speciale Aqua / Non ho memoria di me

Non ho memoria di me, ma precipito sempre. Sono un’acqua costretta dal basso che chiama, dal mare salmastro promesso. Eppure tra il mare e l’origine avverto un mistero di nuvole e nebbia.  Dilago e mi perdo, svanisco nel nulla, ritorno. E quegli alberi eterni, che pendono sopra le rive, mi sfiorano come augurando qualcosa al passaggio. Vorrei forse potermi fermare, dormire, radici serene, sicure. Impossibile. Questo non mi è concesso. Né sosta,  né fine.   Fabio Pusterla, Inedito

Arte senza artisti / Le forme naturali di Bruno Munari

Arte come mestiere, pubblicato nel 1966, è uno dei libri più famosi di Bruno Munari. Raccoglie riflessioni e scritti che Munari aveva composto negli anni precedenti e si può considerare un primo compendio delle sue idee estetiche e metodologiche, a cui seguiranno testi ormai diventati dei “classici” del design grafico e industriale, come Design e comunicazione visiva (1968) e Da cosa nasce cosa (1981). È anche l’unico suo libro teorico che sia stato tradotto in inglese, con il titolo Design as Art (1971).    Nonostante il prologo e l’epilogo siano dedicati rispettivamente a “Le macchine inutili” e a “Le macchine della mia infanzia” – ovvero all’immaginario tecnologico che ha contraddistinto molte delle opere di Munari – se sfogliate Arte come mestiere vi trovate ad un certo punto un capitolo dedicato al bambù, descritto come “un profilato vegetale, un tubo verde con ogni tanto una chiusura interna […] La natura ce lo offre gratis, già verniciato”. In un altro capitolo intitolato “Cresce e scoppia”, Munari discute poi della struttura di crescita di un albero, paragonandolo a un’esplosione al rallentatore. Qualche anno più tardi pubblicherà anche un libretto intitolato...

Dedicarsi al pensiero / Thomas Bernhard. Camminare

Camminare è l’attività che più di ogni altra accomuna i personaggi di Thomas Bernhard. Camminare e parlare. Camminare e pensare. Camminare e pensare parlando. Dialogare mentre si cammina, ma più spesso monologare in presenza di un ascoltatore, che interloquisce il meno possibile e serve prevalentemente come spunto per variazioni, raffronti e analogie per ciò che viene detto. I monologanti sono perlopiù persone isolate, o che hanno fatto terra bruciata attorno a sé: uomini, sempre, che in genere bramano una solitudine che però li sgomenta e inorridisce, e che quindi hanno periodicamente bisogno, secondo modi e tempi che sono loro a decidere, di qualcuno che la interrompa, su cui riversare il bolo infinito delle loro rimuginazioni in un flusso che non conosce pause e non chiede il permesso, che essi espettorano per poterlo sentire a loro volta come da fuori, certificato dalla presenza estranea. Spetterà all’interlocutore/testimone trascrivere “quasi alla lettera” i monologhi, per la qual cosa non è indispensabile che sia un amico, basta che sia qualcuno di affine “nello spirito”, o “nella sensibilità” (La partita a carte, p. 20), ovvero un ospite, come l’italiano nell’omonimo...

Un impulso verso la trasparenza / L’eredità di Achille Castiglioni

In occasione del centenario della nascita di Achille Castiglioni (del resto quest’anno cade anche il cinquantenario della morte del fratello Pier Giacomo), vorrei ricordare il grande architetto italiano non soltanto come un maestro del passato, ma come colui che continua a indicarci un prezioso sentiero verso il nostro futuro.    Patrimonio dell’umanità   Ho cominciato purtroppo a frequentare assiduamente lo Studio Castiglioni dopo che l’architetto si è ammalato. Mi avevano chiesto di fare un video prima dello studio e poi dei numerosissimi modellini di allestimenti espositivi, tra i quali anche alcuni molto antichi. Dopo il lavoro di riprese e di montaggio di queste immagini – lavoro che ha richiesto più di un anno di tempo, durante il quale è mancato l’architetto Castiglioni – una rivista giapponese di design mi ha chiesto di scrivere una serie di articoli su di lui. Così ho continuato a frequentare lo studio, ancora più assiduamente, con il taccuino in mano al posto della telecamera, per consultare materiali visivi e scritti. Devo ringraziare profondamente tutte le persone dello studio che mi hanno aiutato nelle mie ricerche, nonostante fosse un periodo di grande...

Tornano sempre le primavere, no? / Ettore Sottsass. Impegno e meraviglia

Era solito inviare dei brevi messaggi, impreziositi da piccoli disegni e dalla sua impareggiabile grafia. Erano messaggi che Ettore Sottsass faceva pervenire ad amiche e amici per un grazie, un augurio, un ricordo o più semplicemente per un saluto; brevi frasi, mai comuni, sempre stupite e vicine a chi leggeva. Un gesto tra i tanti attraverso i quali Sottsass amava la gente e la vita. Un giorno, nell’ormai lontano 1987, ho ricevuto un biglietto. Gli avevo spedito delle foto scattate in occasione della vernice di una sua mostra; il biglietto era un foglio bianco formato A4.     In quella breve scritta c’è tutto Ettore Sottsass. Intendo dire che Ettore Sottsass per tutta la sua lunga vita è vissuto dentro due trame, peculiari in sé e tra di loro interconnesse, una militanza: la sua fede profonda nell’opera, nel lavoro, nella pratica quotidiana di una professione, quella dell’architetto designer, testimoniata con un rigore appassionato e uno sguardo in avanti; e la sua mai sopita meraviglia nei confronti della vita, delle espressioni diverse della realtà, culturali e naturali.  Le due trame, il credere nel mestiere e la meraviglia esistenziale, l’hanno tenuto per mano...

Le donne italiane dell’Isis / La radicalizzazione islamica post-moderna

Il volume I musulmani nelle società europee di cui presentiamo un'estratto (il saggio di Maria Bombardieri sul processo di radicalizzazione di donne residenti nel nostro Paese) raccoglie gli interventi di studiosi di sociologia dell’Islam dell’Università di Padova, tra i quali Enzo Pace, Renzo Guolo, Stefano Allievi, che possono essere sicuramente considerati i capostipiti italiani della sociologia della religione applicata all'Islam. Una sorta di "scuola", quella padovana, che al di là delle differenze che caratterizzano lo sguardo degli autori, è accomunata da un approccio disciplinare che supera le visioni tipiche di certi studi di matrice orientalistica. Essa ha infatti mescolato classici approcci sociologici con la scienza politica, la storia, l’antropologia e la psicologia, in una prospettiva che rende il suo sguardo sul mondo più affine all'omologa scuola francese che a quella anglosassone. La sociologia applicata al fenomeno Islam cerca di interpretare i fenomeni osservati focalizzandosi, weberianamente, sullo sguardo dell'attore. quello dei musulmani stessi, osservando i fatti sociali che questa prospettiva determina nelle società occidentali. Studiare la sociologia dell’...

Progetto Jazzi / Solo adesso, solo qui (cose da fare a Jazzi)

  Continua l’intervento di doppiozero a sostegno del Progetto Jazzi, un programma di valorizzazione e narrazione del patrimonio culturale e ambientale, materiale e immateriale, del Parco Nazionale del Cilento (SA).   Sembra di essere in una mappa equinoziale alla von Humboldt. Quelle paesaggistiche, con una montagna settecentesca colorata a fasce, dove si leggono le variazioni vegetazionali al variare dell’altitudine. I frutteti, poi gli uliveti, poi il trapasso alle erbe e alle rocce, i dorsi calcarei e asciutti del Monte Bulgheria, Cilento meridionale. Domani cammineremo. Non so come, non so con chi. Ma cammineremo. E dal cammino verrà fuori qualcosa. Che poi è sempre la stessa cosa, da Ardipithecus ramidus a noi. Un andare oltre, uno stare qui. Ma questa volta non porto regole. Non c’è stato il tempo, forse non ne avevo voglia. Così non sarà come le altre volte, quando ho ingabbiato un gruppo di camminanti in una macchina cognitiva, o estetica, o politica. Domani cammineremo e basta. Così quello che volevo dire a loro lo dico a me stesso qui. Lo ripeto in camera, stanco del lungo viaggio in treno, prima di cena. E prima anche di aver capito com’è fatto realmente...

Choman Hardi / La crudeltà ci colse di sorpresa

Della poetessa curda Choman Hardi è uscito per la prima volta in Italia un piccolo ma importante libro di poesie curato e tradotto da Paola Splendore, dal titolo molto evocativo La crudeltà ci colse di sorpresa (edizioni dell’asino, 2017). In questa raccolta, realizzata anche grazie al sostegno di scrittori ed artisti quali tra gli altri Gad Lerner, Toni Servillo, Matteo Garrone, Sandro Veronesi, compare come in un caleidoscopio in movimento il nome e il suono di città entrate di diritto nelle pagine di tanta letteratura ed ora invece nella pagina come inghiottite in un vortice di violenza e irreversibile oscurità. Halabja, Anfal, Sulaymaniya, eccole le città del kurdistan irakeno sopraffatte dal regime di Saddam Hussein, affacciarsi nel fuoco della memoria poetica e di un amore per una terra durato troppo poco, anche per tante generazioni di bambini che non hanno conosciuto giochi ma solo atrocità, deportazioni: “Non c’è quiete a Halabja, anche se dovrebbe esserci./ Ritorno dalle montagne insieme a tutti gli altri./…// Dappertutto urla e lamenti/ di chi ritrova i corpi dei suoi cari –/…// Sono qui che guardo, piango e non riesco a piangere./…”. Torna in mente, a leggere questi...

L’ultimo libro di Mauro Ceruti / Imparare a vivere con la complessità

Quarant’anni fa, nella primavera del 1978, Michel Foucault è impegnato in un tour di conferenze in Giappone. Al termine di una lunga intervista rilasciata a Morioki Watanabe, esprime la convinzione che, alla stregua dei philosophes del XVIII secolo, l’intellettuale di oggi potrà svolgere al meglio la sua funzione non certamente enunciando verità profetiche, ma diagnosticando il presente, gli accadimenti in corso, spesso invisibili per la loro prossimità, e conclude: “Credo che il sapere, nelle nostre società, sia diventato attualmente qualcosa di così ampio e di così complesso da essere ormai il vero inconscio delle nostre società. Noi non sappiamo davvero quel che sappiamo, non conosciamo quali siano gli effetti del sapere. Per questo mi sembra che l’intellettuale possa assolvere il ruolo di colui il quale trasforma questo sapere, che domina come l’inconscio delle nostre società, in una coscienza”. Il lavoro di ricerca e di elaborazione, che, già da alcuni decenni, Mauro Ceruti conduce, collima sicuramente con l’immagine foucaultiana di “filosofo”, come conferma anche la sua ultima fatica: il libro-intervista edito da Raffaello Cortina di Milano e intitolato Il tempo della...

Il sentimento del tempo / Giosetta Fioroni, la spia di se stessa

Liberty, 1964, matita, smalti bianco e rosso su tela, cm 146 x 114, collezione Nanni Benazzo, Roma. «SENTIMENTALE SPERIMENTALE»: così la fascetta editoriale di Tristano di Nanni Balestrini, anno di grazia 1966. In copertina, un Doppio Liberty di Giosetta Fioroni dell’anno precedente (quando Nanni le dedicava – sul secondo numero del «Catalogo» periodico della Tartaruga di Plinio De Martiis – una prosa che anticipava i tratti école du regard del romanzo combinatorio ma finirà raccolta invece, caratteristicamente, in quella che di Balestrini è la seconda raccolta poetica, Ma noi facciamone un’altra del ’68: è quella che comincia «e intanto che si muove sulla spiaggia»). Manifesta, a quell’altezza, la callida coniunctio fra il senso comune, dell’aggettivo, e il suo riferimento letterario al Sentimental Journey settecentesco dell’abate Sterne che, specie tramite le sue versioni francesi e italiane (quella celebre di Foscolo), ha nutrito di sé la tradizione (anti)narrativa del moderno. Passato mezzo secolo di mode e contro-mode, il riferimento a Sterne sparisce dal catalogo della grande antologica milanese di Giosetta Fioroni che proprio Viaggio Sentimentale ha per titolo (a cura di...

TDM11 | XI Triennale Design Museum / On the road: Storie. Il design italiano

Siamo a Broadway? Ci si domanda, dopo un attimo di spaesamento in cui ci pareva invece di avere appena attraversato uno dei passages della modernissima metropolitana di Napoli. Magari quelli di Toledo o di Garibaldi, oppure di Vanvitelli. Ma tutti i neon multicolori che sovrastano le nostre teste potrebbero evocare anche l'atmosfera di una strada di Las Vegas. Invece ci troviamo negli spazi del Triennale Design Museum di Milano, dove lo Studio Calvi Brambilla ha “messo in scena”, per il TDM11, la mostra Storie. Il design italiano con un allestimento che non ha nulla da invidiare alle scenografie di Otto Hunte e di Erich Kettelhut per il film Metropolis di Fritz Lang. Anzi, in un caleidoscopio di colori, di luci riflesse e rifratte, di superfici a specchio, di specchi normali, di specchi deformanti e di effetti optical, i due architetti lombardi, naturalizzati milanesi, nel loro tipico, “luminosissimo" stile, hanno ricostruito una strada urbana, lungo la quale si stagliano, monumentali e quotidiani, 180 pezzi iconici del design italiano del Novecento, selezionati dai curatori della rassegna fra quelli che sono entrati a buon diritto a far parte delle vite degli italiani,...

Ready Player one / Steven Spielberg. Retro-nostalgia

Crisi economica, tensioni sociali e culturali esacerbano il presente, inducendo chi lo vive a cercare vie di fuga verso qualcosa che possa sopprimere l'angoscia, anche se solo momentaneamente.  Non si tratta di tendere verso l'infinito e oltre – troppo ottimismo nuoce – ma di cercare una realtà alternativa, un succedaneo del mondo reale dove essere finalmente liberi dalle oppressioni. In una parola: evadere. Ecco lo scopo delle narrazioni mediali, vale a dire trasportarci in un universo parallelo e finzionale, dove poter diventare qualcun altro, quell'altro che la realtà ci ha impedito di diventare. Iniziamo presto, prestissimo, a costruire il nostro mondo ideale sulla base dei film, romanzi, fumetti, videogiochi che consumiamo quotidianamente, ed è come se questi ultimi fossero il carburante dei nostri sogni, di ciò che ci fa dire «da grande voglio essere Indiana Jones». Gli universi finzionali rappresentano l’El Dorado contemporaneo perché, oltre ad essere facilmente raggiungibili, hanno un costo ridotto e zero barriere temporali, cose che ormai determina il masochistico indugiare nel binge watching delle serie televisive anche se al mattino la sveglia è all'alba....

Il bene degli stranieri / Lampedusa. L’isola del non arrivo

Forse a Lampedusa non ci sono eroi. Ci sono molte persone per bene. Di questo avremmo tanto bisogno. Queste sono le ultime righe di un libro che parla di Lampedusa, che fa parlare gli abitanti di Lampedusa. Il titolo è: L’isola del non arrivo. L’editore Bollati Boringhieri. L’autore è l’antropologo Marco Aime. Leggendo questo libro a me è venuto un grande senso di tristezza. Eppure è un resoconto onesto e appassionato. La tristezza viene da questa storia incredibile di cui non ci rendiamo conto: è mostruoso pensare che un territorio sia di qualcuno. L’autismo corale e la miseria spirituale non conoscono deroghe. Sono la patria di ognuno di noi. Anche dei più sensibili. E non prendiamoci in giro. Non ha senso nessuno dei discorsi che si fanno sugli stranieri. Semplicemente perché non si dovrebbe parlare di stranieri. La terra è una e appartiene a tutti. Fuori da questa verità tutto il resto è menzogna. Chi abita in un posto è sempre un abitante provvisorio e prima di lui in quel posto c’è stato qualcun altro e così dopo di lui.  Marco Aime raccoglie le voci di un’isola lontana e si capisce che il problema non è a Lampedusa, ma nelle capitali europee. Basta girare nei grandi...

Il romanzo poliziesco / Leonardo Sciascia, Il metodo di Maigret

«Io vagheggio da sempre uno stato che abbia una polizia come quella guidata da Maigret, intelligente e umana al tempo stesso». Parole di Leonardo Sciascia, lettore fedele dei libri di Georges Simenon ma, ancor più, scrittore che vigilava sull’andamento della cosa pubblica, sul rispetto dei diritti civili, sull’equilibrio tra i poteri. Parole, affidate da Sciascia a un’intervista del 1982, che bene illustrano il senso complessivo (squisitamente, intrinsecamente politico) dei suoi interventi dedicati al romanzo poliziesco, ora raccolti da Paolo Squillacioti – con la perizia filologica che i lettori dei libri adelphiani di Sciascia ben conoscono – nel volumetto Il metodo di Maigret e altri scritti sul giallo (Adelphi, 2018, 191 pp., € 13).  Al commissario creato da Simenon e, più in generale, alla storia, al ‘funzionamento’ e agli stereotipi del romanzo poliziesco Sciascia ha dedicato un’attenzione ben più che trentennale, se consideriamo il lungo apprendistato da lettore vorace di ‘gialli’ e poi le scritture saggistiche, più o meno brevi, qui raccolte: che vanno dal 1953 fino alla morte, considerando che l’ultima, una Nota al bellissimo romanzo di Geoffrey Holiday Hall La fine...

Il Sessantotto di chi non c'era / Per farci coraggio

Se fosse ancora vivo, mio nonno paterno, oggi, avrebbe centoventisei anni. È nato quasi cent’anni prima di me, nel 1892, piccolissimo proprietario terriero di campi di nocciole coltivati di persona, con l’orgoglio di una seconda elementare e un piglio da elegante latifondista. Mio padre, classe 1951, ultimo di tredici figli nati da tre mogli diverse avvicendatesi per casi di ordinaria vedovanza, è cresciuto tra adulti che invecchiavano e morivano presto. È stato per tutta la vita appendice estrema e superstite di un nucleo familiare e di un universo mondo di cui ha interiorizzato un sistema di valori quando era già decaduto. Ha visto più funerali che battesimi, invecchiando con grande naturalezza mentre aveva ancora cinquant’anni. Oggi, poco meno che settantenne, dopo aver lavorato da quando aveva più o meno tredici anni nei cantieri edili, patisce l’allungamento dell’età media della vita come un fatto strano, schizofrenico. Mia mamma è del 1959, ultima di cinque figli di un mastro cestaio nato nel 1922, uomo semplice, buono come il pane. Altra appendice, lei, di una famiglia di tutti già adulti che invecchiavano mentre lei fioriva. In quanto donna, a differenza di mio padre,...

Civica, Marconcini e Daddi / La farsa e la memoria

C’è una rara intensità, certe volte, in quella finzione che è il teatro. Quando ti dimeni sul palco come un ossesso, e ti rendi conto di raccontare come un idiota una favola piena di furore e strepito che non significa nulla (o tutto), ed è quella della vita. Lo ha detto il grande Shakespeare e sembra certe volte – solo certe volte – di riviverlo, sempre nuovo, questo infernale meccanismo, della forma che trapela verità.  Cosa c’è di più finto di una farsa? Azioni e parole che cercano la risata, scoperchiando certe volte i lati meno nobili – più fragili, più esposti, più grossolani – dello spettatore, abbassando ogni altezza, ogni nobiltà, ogni imprevedibile spirito vitale all’ottusità implacabile del meccanismo, per scatenare il ridicolo. Credere, in fondo, che la vita non abbia senso, o ne abbia uno molto banale, quotidiano, ripetitivo. Cosa si può opporre alla facilità della risata se non il gelo di un cinismo che prova, sotto la forma perfetta, a sventrare, a portare qualcosa che somiglia alle viscere in scena? Questo mi sembra faccia Massimiliano Civica in Belve, dichiarando di credere in un teatro che crei corrente elettrica tra attori e spettatori, che abbia come prova...

Durante il Ventennio / La montagna etica

“Conoscere l'intimo della realtà si dice”, scrive Elémire Zolla in La montagna a proposito dei culti dei neri trascinati dall'Africa a Cuba, “entrare nella montagna, con sommo rispetto e consapevolezza, offrendo un sacrificio devoto, salutando i venti che ruotano attorno alla vetta”; e per tutto il saggio trova consonanze, attorno alla montagna sacra, nelle religione monoteiste come tra gli sciamani del nord America, nel buddhismo himalayano trapiantato in Cina e Giappone o nell'Induismo e nello Zoroastrismo. La montagna letterariamente nasce viceversa con il Romanticismo. Ciò lungo la prospettiva del sublime, ovvero della fascinazione per una natura dominante e pericolosa, e della conservazione del simbolico (altitudine, purezza, divino). Nel secondo Ottocento anche l'alpinismo si sviluppa professionalmente come competizione e conquista, il turismo d'élite si appropria delle vette, mentre è della Grande Guerra l'esperienza collettiva della fatica e del sacrificio estremo. A noi interessa un altro aspetto ancora della montagna, quello etico, databile per l'Italia tra i due conflitti mondiali, durante il Ventennio.    Di queste differenti dimensioni si nutre buona parte...

La sopravvivenza della Resistenza / 25 aprile 1945

Per gentile concessione dell'autore e dell'editore pubblichiamo alcune pagine estratte del volume di Carlo Greppi, 25 aprile 1945, Laterza 2018, prima uscita di una serie dedicata ai 10 giorni che hanno fatto l'Italia.   Sempre più sopite in ragione del tempo che scorre inesorabile e ci allontana da quegli anni, le polemiche su quanto l’unità antifascista non fosse nient’altro che una chimera, sul fatto che in realtà gli uomini impegnati nella Resistenza fossero in costante conflitto tra loro hanno logorato in parte la narrazione che di quei venti mesi si sarebbe potuta fare. Estenuanti dibattiti e bordate sui dissidi e sui frazionamenti del Comitato di liberazione nazionale e del Corpo volontari della libertà hanno troppo spesso allontanato dagli occhi della memoria pubblica italiana il portato tridimensionale di quelle che furono scelte definitive e senza possibilità di ripensamento, per molti tra coloro che furono ai vertici del movimento resistenziale. Alcuni si salvarono, altri no.    I protagonisti indiscussi di questa storia – Valenti, Maurizio, Italo – sono tre uomini nati a pochi chilometri e a pochi anni l’uno dall’altro, nello scorcio tra la fine dell’...