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Un'antologia / Gelosia

  Mercoledì 11 ottobre alle ore 18 al Circolo dei Lettori di Torino, Anna Stefi parlerà della gelosia. Qui una breve antologia con alcuni dei testi che verranno presentati durante l'incontro.   Giasone: io non li ho uccisi con le mie mani Medea: ma con la colpa e le tue nuove nozze Giasone: e ti è sembrato giusto ucciderli per il tuo letto? Medea: credi che questa sia una piccola pena per una donna?   Euripide, Medea     «Se lei non avesse fatto quel che aveva voglia di fare, ma io avessi saputo che ne aveva voglia, ebbene sarebbe stato ancora peggio! Sarebbe stato meglio allora che l’avessero fatto, purché io finalmente lo sapessi e potessi uscire dall’incertezza. Insomma, io non ero in grado di dire quel che volevo: volevo, in sostanza, che lei non desiderasse ciò che doveva desiderare! Follia vera e propria, insomma.   la cosa terribile era che io mi attribuivo un pieno e indiscutibile diritto sul corpo di lei, come se si fosse trattato del mio proprio corpo, e allo stesso tempo sentivo che io non ero in grado di dominare quel corpo, che esso non era mio, e che lei invece poteva disporre di esso come le pareva meglio, e nella fattispecie voleva...

Un'antologia / Odio

  Mercoledì 4 ottobre alle ore 18 al Circolo dei Lettori di Torino, Pietro Barbetta parlerà dell'odio. Qui una breve antologia con alcuni dei testi che verranno presentati durante l'incontro.   «L’uomo conobbe sua moglie Eva e lei concepì e partorì Caino, dicendo: “ho guadagnato (qanithi, in Ebraico connesso con Caino) un figlio maschio con l’aiuto del Signore”. Lei poi partorì suo fratello Abele. Abele divenne custode di pecore e Caino divenne coltivatore del suolo. Nel corso del tempo, Caino portò in offerta al Signore frutti del suolo e Abele, per sua parte, portò le primizie scelte nel suo gregge. Il Signore diede attenzioni all’offerta di Abele, ma a Caino e alle sue offerte Lui non diede attenzioni. Caino era in grande angoscia e il suo volto impallidì. E il signore disse a Caino: “Perché ti angosci? E perché il tuo volto è impallidito? Di certo se agirai nel giusto Ti risolleverai Ma se non agisci nel giusto Il peccato giace alla tua porta; Urge verso te Potresti diventarne padrone.” Caino disse a suo fratello Abele… e quando furono nel campo, Caino assalì suo fratello e lo uccise. Il Signore disse a Caino: “Dov’è tuo fratello Abele?”. E lui rispose: “Non so....

Un'antologia / Noia

  Mercoledì 27 settembre alle ore 18 al Circolo dei Lettori di Torino, Marco Belpoliti parlerà della noia. Qui una breve antologia con alcuni dei testi che verranno presentati durante l'incontro.   «La noia, per me, era simile a una specie di nebbia nella quale il mio pensiero si smarriva continuamente, intravvedendo soltanto a intervalli qualche particolare della realtà; proprio come chi si trovi in un denso nebbione e intravveda ora un angolo di casa, ora la figura di un passante, ora qualche altro oggetto, ma solo per un istante e l’istante dopo sono già scomparsi. Nella nebbia della noia, io avevo intravveduto la ragazza e Balestrieri; ma senza annettere loro alcuna importanza, e, comunque, distraendomi continuamente da loro. Così, avveniva che, per settimane, io dimenticassi l’esistenza di quei due che, purtuttavia, vivevano e si amavano a pochi passi da me. Ogni tanto mi ricordavo di loro, quasi con stupore, e pensavo allora: “toh, ci sono sempre, continuano ad amarsi»   A. Moravia, La noia, 1960.   «Ci troviamo, per esempio, in una insulsa stazione di una sperduta ferrovia secondaria. Il primo treno arriverà tra quattro ore. La zona è priva di...

27 aprile 1937 - 27 aprile 2017 / Antonio Gramsci: i veri intellettuali

Quando si distingue tra intellettuali e non intellettuali in realtà ci si riferisce solo alla immediata funzione sociale della categoria professionale degli intellettuali, cioè si tiene conto della direzione in cui grava il peso maggiore dell’attività specifica professionale, se nell’elaborazione intellettuale o nello sforzo muscolare-nervoso. Ciò significa che se si può parlare di intelettuali, non si puà parlare di non-intellettuali, perché non intellettuali non esistono. Ma lo stesso rapporto tra sforzo di elaborazione intellettuale cerebrale e sforzo muscolare-nervoso non è sempre uguale, quindi si hanno diversi gradi di attività specifica intellettuale. Non c’è attività umana da cui si possa escludere ogni intervento intellettuale, non si può separare l’homo faber dall’homo sapiens. Ogni uomo infine, all’infuori della sua professione esplica una qualche attività intellettuale, è cioè un “filosofo”, un artista, un uomo di gusto, partecipa di una concezione de mondo, ha una consapevole linea di condotta morale, quindi contribuisce a sostenere  a modificare una concezione del mondo, cioè a suscitare nuovi modi di pensare.   Il problema della creazione di un nuovo ceto...

Goethe Institut Torino / Siamo cambiati dalle immagini

  Il 15/16 marzo a Torino due giorni di incontri sul tema delle immagini e della violenza: come dobbiamo e vogliamo rapportarci a tutte queste immagini che pervadono e ossessionano la società occidentale? Che effetto ha il predominio dell’immagine sulla costruzione e tradizione del nostro canone culturale? È possibile formulare un’etica dell’immagine per il XXI secolo? Doppiozero riprende qui un contributo di Riccardo Panattoni per contribuire a costruire un dibattito attorno al tema, urgente e fondamentale.   Durante un’intervista rilasciata a Claude Bonnefoy alla fine degli anni sessanta, soffermandosi sul rapporto tra il suo fare filosofia e la propria scrittura, Michel Foucault dichiara in primo luogo di non sentirsi un interprete, di non avere l’ambizione di riportare alla luce cose sepolte o di rendere evidente il segreto che si nasconde dietro a ciò che è stato detto da altri. Non si sente neppure coinvolto in una ricerca rivolta a evidenziare il senso dissimulato nelle cose o nei discorsi: gli preme innanzitutto rendere conto di ciò che è immediatamente presente, perché in realtà, a guardarlo bene, rischia di rimanere avvolto in una sorta di invisibilità....

A trent'anni dalla morte: «Riga» Parise / Due voci escluse dai Sillabari

Esce oggi, a trent'anni dalla morte dello scrittore, il volume di Riga dedicato a Goffredo Parise, a cura di Marco Belpoliti e Andrea Cortellessa: 540 pagine, testi e saggi inediti (Marcos y Marcos, Milano 2016). Pubblichiamo in anteprima due voci escluse dai Sillabari (in allegato l'indice del volume).     Benessere Borghesia   Un giorno Mr. and Mrs. Trupìa, proprietari di una distilleria, partirono con la famiglia verso Portofino dove Mr. Trupìa voleva comprare una “barca” per l’estate. Mr. Trupìa, di origine meridionale, diceva di essere trentino e aveva imparato un po’ di dialetto trentino e un po’ di lombardo vergognandosi della sua origine. Si vergognava anche di essere italiano e avrebbe voluto nascere, come molti suoi parenti, in America. Per questa ragione lui e la moglie si chia­mavano scherzosamente Mr. and Mrs. ma solo la moglie conosceva un poco l’inglese: apparteneva alla media borghesia di provincia lombarda e venti anni prima era stata due mesi in Inghilterra per “imparare la lingua”: qualcosa sapeva, leggeva «Vogue» nell’edizione americana e aveva illuminato il marito sul significato molto famigliare di Mr. and Mrs. Partirono su una Jaguar M.K. 10...

The Intimate Faraway (L’Intime Lointain)

Versione italiana     The story of Naama Asfari reads like a perverted fairy tale, one where cruelty and injustice would regularly have the upper hand against the protagonist. A renown Sahrawi Human Rights activist and jurist, Naama was condemned to a thirty-year prison term by a Moroccan military court in 2010, for having organized a peaceful demonstration for the right to self-determination of the indigenous Sahrawi people of Western Sahara (former Spanish Sahara), a territory militarily annexed by Morocco in 1975 and occupied by the Moroccan army ever since.   Naama Asfari is emblematic in his engagement in one of today’s most asymmetrical struggles, the fight of the Sahrawi people to obtain the right to self-determination through a referendum organized under the auspices of the United Nations in 1992. The procedure has constantly been put off by the Moroccan monarchy, which illegally controls the territory in violation of the principles of international law with respect to Non-Self-Governing Territories as defined by the United Nations. France has consistently defended Morocco’s invasion, occupation and spoliation of the Sahrawi lands and...

L’amico lontano (L’Intime Lointain)

English Version     La storia di Naama Asfari sembra una fiaba al contrario, dove ad avere la meglio sul protagonista sono sempre crudeltà e ingiustizia. Noto attivista per la difesa dei diritti umani e giurista sahrawi, nel 2010 Naama è stato condannato dal tribunale militare marocchino a trent’anni di carcere per aver organizzato una manifestazione pacifica per il diritto all’autodeterminazione del popolo sahrawi nel Sahara Occidentale (ex Sahara spagnolo), territorio annesso militarmente al Marocco nel 1975 e da allora occupato dall’esercito marocchino. La vicenda di Naama Asfari rappresenta in maniera emblematica una delle battaglie più asimmetriche dei tempi odierni, la lotta del popolo sahrawi per la rivendicazione del diritto all’autodeterminazione attraverso un referendum organizzato nel 1992 sotto l’egida delle Nazioni Unite. I negoziati sono stati costantemente ostacolati dalla monarchia marocchina, che controlla illegalmente il territorio in violazione dei principi del diritto internazionale sui territori non autonomi riconosciuti dalle Nazioni Unite.   La Francia si è sempre schierata a...

Straniero

A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno inconsapevolmente, che "ogni straniero è nemico". Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all'origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora al temine della catena, sta il Lager. Esso è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza: finché la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano. La storia dei campi di distruzione dovrebbe venire intesa da tutti come un sinistro segnale di pericolo.   (da Se questo è un uomo, Einaudi).

Prendere il volo

5 « I have the field in sight! » L’aereo tesse fili telegrafici. PHILIPPE SOUPAULT, Dimanche   Sull’aereo, il personale di bordo si prepara a svegliare i passeggeri che dormono nelle cuccette, sono le due del mattino e secondo il piano di volo in tre quarti d’ora l’F-BAZN si poserà sulla pista di Santa Maria per uno scalo di rifornimento. Salvo qualche perturbazione, è un volo tranquillo, senza difficoltà. Roger Pierre trasmette all’aeroporto l’ora di atterraggio prevista: 2.45. Pochi minuti dopo, la torre di controllo portoghese conferma l’autorizzazione alla discesa. Ai comandi, Jean de La Noüe spinge la cloche e stabilizza l’aereo a duemilasettecento metri sul livello del mare. È solo la terza volta che il pilota atterra alle Azzorre, d’abitudine sceglie la rotta nord e lo scalo irlandese dove l’equipaggio si riversa nel duty free, tanto che Shannon è soprannominato l’aeroporto del whisky.   Santa Maria è una delle nove isole delle Azzorre, spuntoni di roccia vulcanica dispersi in mezzo al l’oceano. Il suo aeroporto ha un’...

Il ritratto fotografico

Calvino e l’identità   Nel 1976 esce presso le edizioni La Nuovo Foglio un volume di ritratti fotografici di Carlo Gajani intitolato Ritratto, identità, maschera. Tra i vari personaggi presenti nel volume c’è anche Calvino. Lo scrittore ha conosciuto Gajani attraverso Gianni Celati; due volumi narrativi e sperimentali dell’autore di Comiche, Il chiodo in testa del 1974 e La bottega dei mimi del 1977, contengono fotografie di Gajani. Questi si è dedicato alla fotografia e alla pittura dopo aver esercitato la professione di medico, e prima ancora aveva studiato pianoforte al Conservatorio. L’artista bolognese è tra i primi che indaga il tema del ritratto fotografico, non solo attraverso i suoi scatti, ma interrogando, secondo lo spirito proprio dell’epoca, i suoi soggetti fotografici: propone un questionario a tutti. Dopo averli fissati in immagine li sollecita con alcune domande. Dal canto suo, in quel periodo Calvino si sta interrogando sul medesimo tema. Ne tratta in due testi, quello intitolato “Identità” (1977), che ora si legge nei Saggi dei Meridiani, e questo di risposta all’...

Primo Levi come prisma

Anche per la mia insegnante di scienze naturali la chimica era un testo di chimica, e basta. Era le pagine di un libro. Non aveva mai toccato in vita sua un cristallo o una soluzione. Era un sapere trasmesso da insegnante a insegnante, senza mai un collaudo pratico. C’erano le esperienze in aula, ma erano sempre le stesse. Mancava assolutamente tutto quello che è inventivo in queste cose […]. [Mio padre] il cannocchiale non me l’aveva comprato, ma un microscopio da 250 ingrandimenti sì, con il quale organizzavo spettacoli «classici», una soluzione di allume per vedere i cristalli... Avevo una macchinetta da proiezione del Pathé Baby, a passo ridottissimo: invitavo i miei amici, e mettevo il vetrino al posto della pellicola, si vedevano crescere i cristalli.   Primo Levi racconta così, dialogando con Tullio Regge, le sue prime esperienze scientifiche. In opposizione a un ambiente scolastico chiuso alla prassi e all’invenzione, un microscopio regalatogli dal padre, una macchinetta da proiezione del Pathé Baby adoperata, per dire così, in maniera creativa, amici cui mostrare vetrini sui quali...

Puer senilis, senex puerilis

ETÀ. Perdita del sentimento di età: in quanto innamorato, il soggetto non si assegna nessuna età: non è né giovane né vecchio.   1. CLASSIFICAZIONE Infans, puer, adulescens, senior, senex: ogni società divide il tempo del soggetto umano: essa crea le età, le classifica, le denomina e incorpora questa struttura per il suo funzionamento per via di riti iniziatici, di servizio militare o di disposizioni legali. Una volta, era l’organizzazione simbolica che si occupava apertamente delle età (nelle società etnografiche); oggi è la scienza: la medicina, la sociologia, la psicologia, la demografia, la criminologia, politica stessa, tutti questi discorsi “obiettivi”, si premurano di dividere e di opporre le età. Il plurale così costituito (“le età della vita”), fa pesare sul soggetto umano una delle costrizioni sociali più forti che egli è tenuto a subire (l’età è davvero l’Altro).   Chi vuole le età? Le società arcaiche, le società militari, le società concorrenziali, in breve...

Qualcosa di personale sulla lingua

Babel 2015 (Bellinzona, 17-20 settembre) Le letterature della Svizzera Nel 2015 il festival Babel è svizzero: dieci anni di viaggio attraverso le lingue e le letterature mondiali ci portano sulla soglia di casa e, come dopo ogni viaggio, quella soglia è diversa. Entriamo. C’è una forte tensione tra le lingue, tra lingua e dialetti, tra oralità e scrittura, che sta dando risultati letterari senza precedenti. Perché la lingua della Svizzera è la traduzione, e per essere viva deve ascoltare e farsi interprete delle voci della sua confederazione di culture: il tedesco e i suoi dialetti svizzeri, l’italiano e il francese, il romancio e le lingue dell’immigrazione, le varie ibridazioni del parlato – tutte chiavi per accedere, scrivendo, alla propria parola partendo dalle lingue date.   Come anticipazione di alcune tematiche del festival, Babel ha raccolto e commissionato per doppiozero una serie di testi che si confrontano con la dimensione dialettale e vernacolare, ma anche più generalmente orale e colloquiale: a livello di scrittura creativa, il rapporto con il dialetto non è che il caso pi...

Una filosofia della fotografia

Nel breve saggio Für eine Philosophie der Fotografie (1983) ci sono, in nuce, già tutte le intuizioni che si pongono a fondamento della teoria delle immagini tecniche in seguito sviluppata in Ins Universum der technischen Bilder (1985).   La macchina fotografica è il primo apparato – ripete spesso Flusser – anche se quest’affermazione va presa con il beneficio di un certo grado di approssimazione, l’approccio dell’archeologia dei media potrebbe infatti rivelare numerosi predecessori della macchina fotografica, tutti legittimamente aspiranti allo status di “primo apparato”. Al di là di possibili genealogie, ciò che si può affermare senza paura di essere smentiti è che la macchina fotografica rappresenta per Flusser una sorta di prototipo archetipico degli apparati, racchiude infatti, anche se in forma embrionale, tutte le proprietà caratteristiche degli apparati, proprio per questo offre un approccio adeguato a un’analisi generale di essi.   Nel tentativo di chiarire la posizione ontologica (il piano dell’essere) dell’apparato fotografico, Flusser afferma...

La proprietà privata

Abbiamo preso le mosse da un fatto dell'economia politica, dall'estraniazione dell'operaio e della sua produzione. Abbiamo espresso il concetto di questo fatto: il lavoro estraniato, alienato. Abbiamo analizzato questo concetto e quindi abbiamo analizzato semplicemente un fatto dell'economia politica. Ora, proseguendo, vediamo come il concetto del lavoro estraniato, alienato, debba esprimersi e rappresentarsi nella realtà.   Se il prodotto del lavoro mi è estraneo, mi sta di fronte come una potenza estranea, a chi mai appartiene? Se un'attività che è mia non appartiene a me, ed è un'attività altrui, un'attività coatta, a chi mai appartiene? Ad un essere diverso da me. Ma chi è questo essere? Son forse gli dèi? Certamente, in antico non soltanto la produzione principale, come quella dei templi, ecc. in Egitto, in India, nel Messico, appare eseguita al servizio degli dèi, ma agli dèi appartiene anche lo stesso prodotto. Soltanto che gli dèi non furono mai essi stessi i soli padroni. E neppure la natura. Quale contraddizione mai sarebbe se, quanto più col...

Un racconto della strage di Srebrenica

In questi giorni è mancato un amico, il grande giornalista e scrittore Luca Rastello. Non gli sarà concesso di vedere l'uso politico, ideologico e identitario che verrà fatto in occasione del ventennale della strage di Srebrenica dell'11 luglio 1995, un atto genocidario nel quale persero la vita circa ottomila uomini e ragazzi musulmani per mano delle milizie serbe di Ratko Mladić, i “cetnici”. Un episodio recente della storia europea che ci parla anche e soprattutto delle responsabilità delle potenze occidentali in quella guerra, dell'Unione Europea e delle missioni di pace dell'Onu. Degli “angeli”, i Caschi blu canadesi e olandesi che Luca ha raccontato ne La guerra in casa (Einaudi 1998), pubblicato a tre anni dalla fine del conflitto. Quasi vent'anni dopo, le sue parole sono ancora di sorprendente attualità.   Per ricordare Luca pubblichiamo alcuni stralci del libro, che ci restituiscono almeno in parte il suo sguardo lucido, lontano dalla retorica passe-partout e sempre accompagnato dai fatti: Luca riuscì a tirare fuori da quella guerra decine di persone, e ad aiutarle a costruirsi...

Per una storia dell'infanzia

Nell’età classica, il bambino non contava nulla; si sperava che il momento dell’infanzia fosse il più breve possibile, in modo da raggiungere velocemente l’età della ragione, nella quale si sarebbe potuto finalmente parlare di lui, farne oggetto di massime e di commedie. Questo silenzio mitico si accordava perfettamente con la filosofia essenzialista del periodo: l’unità dell’essenza umana prescriveva l’identità delle età e rigettava al di fuori di ogni commento tutto ciò che era altro dall’uomo: l’infanzia era un tempo morto perché era un tempo ineffabile: non ci sono né pazzi né bambini nella nostra letteratura classica.   Sappiamo come la Rivoluzione francese, soprattutto nei suoi esiti, abbia provocato un divorzio sempre più profondo tra le pretese universaliste della borghesia e la coscienza dello scrittore, tra la sua condizione e la sua vocazione; sappiamo anche come questo divorzio, prima ancora di portare lo scrittore a un impegno sul piano formale, abbia prodotto un certo numero di fughe: l’Ottocento ha inventato l’innocenza,...

La superstizione politica

Per parlare con precisione e nel significato prosaico, i membri della società civile non sono atomi. La proprietà caratteristica dell’atomo consiste nel non avere alcuna proprietà e perciò nessuna relazione, condizionata mediante la sua propria necessità naturale, con altri esseri fuori di esso. L’atomo è privo di bisogni, autosufficiente; il mondo fuori di esso è il vuoto assoluto, cioè questo mondo è privo di contenuto, di significato, di espressione, proprio perché l'atomo possiede in se stesso tutta la pienezza. L’individuo egoistico della società civile si può gonfiare, nella sua rappresentazione non sensibile e nella sua astrazione non vivente, fino a diventare l’atomo, cioè un’essenza irrelata, autosufficiente, priva di bisogni, assolutamente piena, beata. La realtà sensibile, non beata, non si preoccupa dell'immaginazione dell’individuo; ciascuno dei sensi di lui lo costringe a credere all’essere del mondo e degli individui fuori di lui, ed anche il suo stomaco profano gli ricorda quotidianamente che il mondo fuori di lui non...

Si ama perché si sono avuti dei libri

LIBRO. Funzione dei libri nell’origine dell’amore: si ama perché si sono avuti dei libri.   1. [a] Francesca da Rimini e Paolo Malatesta scoprono di amarsi leggendo gli amori di Lancillotto e Ginevra. [b] Werther legge Ossian a Charlotte e questa lettura porta al culmine la passione dell’uno, l’emozione dell’altra. L’amore viene dal libro, l’amore è prima di tutto scritto. Io non faccio che riscriverlo, all’infinito: non saprei che desiderare, non saprei che fare, senza libro che mi guidi. Incontro sempre un libro che dà corpo (linguaggio, racconto, emozione) al mio desiderio.     [c] (Dafne e Cloe è il libro di questo paradosso: un amore senza libro antecedente; basta almeno questa enormità per definire “la Natura” – che gli amanti si premurano d’altronde di decifrare come un testo).   Al margine: [a] Dante – [b] Werther – [c] Dafne e Cloe. DANTE: Inferno, V. WERTHER: 138, sgg; tr. it., p. 125 sgg.     2. IL LIBRO ANONIMO Come borghese, Werther prende i suoi codici dall’alta cultura; prima dell’amore, prima...

Dal gioiello al bijou

Per molto tempo, secoli o forse millenni, il gioiello è stato essenzialmente una sostanza minerale: diamante o metallo, pietra prezioso od oro, esso veniva sempre dalle profondità della terra, da quel cuore a un tempo oscuro e rovente di cui conosciamo soltanto i prodotti induriti e raffreddati. In breve, proprio per la sua origine, il gioiello era un oggetto infernale, proveniente, attraverso percorsi costosi e spesso insanguinati, da quelle caverne sotterranee in cui l’immaginazione mitica dell’umanità ha posto insieme i morti, i tesori e le colpe.   Estratto dall’inferno, il gioiello ne è diventato il simbolo, ne ha assunto il carattere fondamentale: l’inumanità. In quanto pietra (i gioielli erano in gran parte costruiti da pietre), esso era soprattutto «durezza». La pietra ha sempre rappresentato l’essenza stessa della cosa, dell’oggetto inanimato: la pietra non è né vita, né morte, è inerzia, ostinazione della cosa a non essere altro che se stessa: è immobilità infinita. Ne consegue che la pietra è imperturbabile: il fuoco è...

Ideologia biblica del lavoro

Lavorerai col sudore della tua fronte! Fu la maledizione che Jehova scagliò ad Adamo. E così, come maledizione, Adam Smith considera il lavoro. Il «riposo» figura come lo stato adeguato, che si identifica con la «libertà» e la «felicità». Il pensiero che l’individuo «nel suo normale stato di salute, attività, abilità e destrezza» abbia anche bisogno di una normale posizione di lavoro, e di eliminare il riposo, sembra non sfiorare nemmeno la mente di Adam Smith. Senza dubbio la misura del lavoro si presenta come un dato esterno, che riguarda lo scopo da raggiungere e gli ostacoli che per raggiungerlo debbono essere superati mediante il lavoro. Ma che questo dover superare ostacoli sia in sé una manifestazione di libertà – e che inoltre gli scopi esterni vengano sfrondati dalla parvenza della pura necessità naturale esterna, e siano posti come scopi che l’individuo stesso pone – ossia come realizzazione di sé, oggettivazione del soggetto, e perciò come libertà reale, la cui azione è appunto il lavoro: questo, Adam Smith...

Il confidente

1. RUOLI Considerando come diviso il soggetto innamorato, il confidente sarebbe in lui la voce saggia, la voce di colui che vuole “uscirne”, che ragiona, ridimensiona, consiglia di “lasciare perdere”: non lasciarti convincere, sbarazzati di X. Sei impacciato, rinuncia, riconosci il tuo scacco, e passa ad altro. Poco importa la vacuità di questo consiglio (esso non è mai seguito; se il soggetto se ne esce, è per tutt’altre vie): il confidente permette al soggetto, ordinariamente murato nell’immagine, di parlare. Il suo ruolo è allocutorio (ho qualcuno a cui parlare del mio io, enfatico, grandioso), testimoniale (il confidente è testimone: ciò di cui parlo è reale perché posso raccontarlo, [a] ogni delirio diviene verosimile se qualcuno vuole almeno ascoltare), esaltante (parlando dell’essere amato, io ne accresco il volume, lo destino alla notorietà).   Al margine: [a] Djedidi. DJEDIDi: Gygé et Candaule: «Mi occorre un testimone per provarmi / Che io non sono affatto un presuntuoso / Che mente a se stesso quando si gloria / Di abbracciare la donna pi...

Il denaro dissacra la religione

Se il denaro è l’equivalente generale, il potere di acquisto generale, tutto si può comprare, tutto si può trasformare in denaro. Ma può essere trasformato in denaro solo in quanto viene alienato, in quanto il possessore se ne priva. Ogni cosa dunque è alienabile, o indifferente per l’individuo, esterna a lui. I cosiddetti possessi inalienabili, eterni, e i corrispondenti rapporti di proprietà fissi, immobili, crollano dunque quando compare il denaro. Inoltre, poiché il denaro esiste come tale soltanto nella circolazione, e a sua volta si scambia con godimenti ecc. – con valori, i quali in fondo possono risolversi tutti in godimenti puramente individuali –, ogni cosa ha valore solo nella misura in cui esiste per l’individuo. Il valore autonomo delle cose, al di fuori di quello che consiste semplicemente nel loro essere per un altro, nella loro relatività, nella loro scambiabilità, il valore assoluto di tutte le cose e di tutti i rapporti viene con ciò dissolto. Tutto viene sacrificato al godimento egoistico. Giacché, come tutto si può alienare per denaro, tutto si pu...