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Editoriale

(73 risultati)

Volume numero 38 / Primo Levi

Settanta anni fa usciva a Torino presso un piccolo editore, De Silva, il primo libro di un giovane chimico. S’intitolava, come tutti oramai sanno, Se questo è un uomo. Era l’opera di uno sconosciuto aspirante scrittore, che raccontava agli italiani la vicenda dei campi di sterminio nazisti dove erano morti milioni di persone: ebrei, antifascisti, zingari, omosessuali, militari; uomini, donne e bambini, sterminati dalla macchina tedesca con metodo industriale. In questi sette decenni trascorsi da allora questo libro si è trasformato in un classico della nostra letteratura, uno dei libri più letti, commentati e amati dai lettori, tradotto in innumerevoli lingue. E dire che Primo Levi aveva esordito con fatica, respinto da alcuni importanti editori, come racconterà molto dopo, tra cui Einaudi, la casa editrice che l’annovera oggi tra i suoi autori maggiori. Com’è potuto accadere che questo volume, riprodotto su una carta povera del Dopoguerra – era il 1947 – sia divenuto un testo fondamentale? Lo racconta qui «Riga» ripubblicando le più importanti recensioni uscite da quell’anno al 1988, poco dopo la scomparsa di Primo Levi e la pubblicazione di un altro libro fondamentale, I...

Un sito rinnovato per capire di più / doppiozero: si cambia!

Quando abbiamo iniziato a pubblicare doppiozero, nel febbraio del 2011, ci siamo posti un doppio obiettivo: creare una rivista culturale libera e autorevole e formare una comunità di autori e lettori che ne sostenessero ogni giorno la visione. Nel paesaggio culturale, sociale e politico contemporaneo la possibilità di nutrire sguardi indipendenti, di individuare e interpretare gli aspetti più difficili e controversi della nostra esistenza, di esaminare in profondità libri, film opere d’arte, spettacoli di tutti i generi, di usare in modo critico le nuove, straordinarie potenzialità offerte dalla rete, equivale a coltivare al tempo stesso la libertà individuale e una prospettiva di comune consapevolezza. In altre parole, a rinnovare nel nostro presente complesso e contradditorio quella possibilità di dialogo, apertura, lucidità in cui si riconosce il segno di una cultura libera e matura. Dopo cinque anni possiamo dire di aver vinto quella doppia scommessa. doppiozero si è affermato come uno dei più autorevoli e più seguiti web magazine di approfondimento culturale in Italia. Pubblichiamo quotidianamente articoli e riflessioni di attualità, filosofia, letteratura, politica,...

Un fotografo svizzero degli anni ’30 e 40 “tra seta e macchine” / Jakob Tuggener: l’abicí della fabbrica

Nel 1935, il 19 marzo, Simone Weil così scrive nel suo Diario di fabbrica: “Ribaditura delle prese di corrente con Léon, fino a sera – 500 a 4 F 12%. C. 414.754, o. 1 – Per interruttori. Materiale per tram. All’inizio, lentissimo: Chantel mi ha messo paura, temo di commettere qualche stupidaggine; (…). Giungo al ritmo ininterrotto solo nel pomeriggio (…) ma ripetendomi incessantemente l’elenco delle operazioni (filo di ferro – foro grande – bave – direzione – filo di ferro…), non tanto per preservarmi da una sbadataggine quanto per impedirmi di pensare, condizione per la velocità”. Il diario prosegue ininterrotto dal dicembre del 1934 e continuerà sino all’agosto del 1935, i mesi in cui la filosofa lavora come operaia in diverse fabbriche metalmeccaniche francesi. A pochi anni di distanza, nel 1938, Bertolt Brecht, in uno dei suoi celebri “epigrammi fotografici” che compongono l’Abicí della guerra, sembra misurarsi con la medesima condizione di difficoltà, mentre si rivolge idealmente ad alcuni operai che cercano di sollevare una lamiera metallica. Essi appaiono su un’immagine ritagliata da un giornale e incollata nel suo diario dell’esilio, prima della pubblicazione dell’...

Made In

Oggi le imprese italiane si trovano davanti a una serie di problemi, il primo dei quali è modellare i propri paradigmi di produzione e consumo tenendo conto dei criteri come la qualità, la sostenibilità ambientale e l’innovazione sociale e tecnologica; la crisi economica che sta durando da alcuni anni e che coinvolge profondamente la società italiana impone che questi temi vengano sviluppati in modo coerente e compatibile con la possibile ripresa economica. Per questa ragione la cultura d’impresa, ovvero quel connubio tra tecnologie, ricerche, innovazioni, risorse umane, relazioni tra industria e territorio, richiede una profonda riflessione critica e autocritica per poter affrontare la competizione globale su un periodo non solo breve, ma lungo. Per questa ragione il Circolo dei Lettori di Torino ha organizzato tre incontri dedicati alla cultura politecnica, alla memoria e al futuro dell’impresa, alle nuove narrazioni delle imprese stesse; lo cura Antonio Calabrò e si svolge in tre diverse date: 18 febbraio 2016 (ore 21) La cultura politecnica. Lo sguardo critico tra scienza e tecnologia (partecipano: Antonio Calabrò,...

doppiozero goes international

doppiozero è nato nel febbraio 2011 per dare voce a un’intelligenza collettiva che ha spesso scarsa visibilità e opportunità di confronto e a cui la cultura e i media mainstream restano sostanzialmente indifferenti.   Un’altra Italia, che parla una lingua diversa dalle retoriche ufficiali e non condivide l’umore pessimistico che ha condizionato molta parte del discorso pubblico italiano di questi ultimi vent’anni.   Questa intelligenza è fatta di critici, scrittori, reporters, studiosi di molte discipline diverse, impegnati nella ricerca di nuove prospettive di lettura dei fatti sociali, di nuovi modi di intendere la tradizione culturale, il patrimonio artistico, la cultura materiale, le forme di vita. L’obiettivo comune è osservare la contemporaneità in tutte le sue sfaccettature, per cogliere in arte, letteratura, cinema, filosofia, architettura, teatro, design, nelle esperienze e nei contesti politici, i germi di nuovi modi di immaginare il mondo e trasformare noi stessi.   doppiozero ha costruito nel corso di questi anni una piattaforma di scritture originali dedicate a temi, opere e...

Abbi cultura di te. Grazie

Cari lettori, poche settimane fa, abbiamo iniziato un’avventura inedita per noi, una campagna di crowdfunding, una raccolta fondi dal basso, perché ci siamo resi conto dell’importanza di rinnovare i nostri strumenti di comunicazione, di ampliare i nostri social, di conoscere le vostre opinioni.   Questo mese e mezzo è stato per noi un periodo faticoso, ma al tempo stesso eccitante perché abbiamo avuto modo di conoscere meglio la nostra comunità, composta da persone che scrivono da tutta Italia e dall’estero e da persone che leggono, che ogni giorno "si prendono cura di loro", che ci sostengono, ci criticano, ci sgridano, ci lodano o più semplicemente si confrontano.   Abbiamo colto l’occasione per stampare il nostro Almanacco su carta, una fanzine con una selezione di articoli di doppiozero dal 2011, anno della sua nascita, a oggi. Così, noi che veniamo dal digitale, che produciamo e-book, abbiamo scoperto con piacere che l’amore per la carta è ancora presente in molti di voi. Questo non vuol dire che abbandoneremo il web, anzi lo potenzieremo grazie anche al sostegno ricevuto...

Abbi cultura di te. Sostieni doppiozero

Cari lettori, sono passati quasi cinque anni da quando abbiamo avviato la nostra attività: un sito culturale, una casa editrice non-profit, una comunità composta dai nostri autori e da voi. In cinque anni siamo cresciuti moltissimo in quantità e qualità. Qualche dato: superiamo i 4500 articoli pubblicati, i 50 e-book, i 900 autori di cui oltre un centinaio che scrivono stabilmente, pubblichiamo dai 3 ai 5 pezzi quotidianamente. Ma soprattutto grazie a voi abbiamo raggiunto un numero davvero grande di lettori: una media di quasi 5000 al giorno, il che significa circa 140.000 al mese. L’importanza e il prestigio di questa impresa li avete creati voi: accedendo ogni giorno al sito, leggendo gli articoli pubblicati, condividendoli e commentandoli. La vostra partecipazione sui social networks cresce sempre di più ed è sempre più viva, con oltre 40.000 contatti su Facebook e 19.000 su Twitter. E per continuare a esservi ancora più vicini abbiamo da poco attivato i profili Instagram e Pinterest.   Doppiozero è un impegno che ci prendiamo ogni giorno con ognuno di voi, perché la nostra è un’...

3x3 = cheFare

«Per doppiozero è naturale interrogarsi sullo stato della cultura in Italia. Sin dall’inizio della nostra attività abbiamo ospitato molti interventi su questo tema, offrendo prospettive diverse intorno a un dibattito che è diventato sempre più intenso negli ultimi due anni. Siamo convinti che l’uscita dall’attuale crisi non sia solo un problema economico. È anche, e soprattutto, un problema culturale…»   Si apriva con queste parole l’articolo di doppiozero dedicato alla prima edizione del premio cheFare. Era il 24 settembre 2012. In due anni e mezzo, attraverso due edizioni successive, cheFare ha sostenuto progetti di innovazione culturale di forte impatto sociale e la costruzione di una rete di soggetti convinti che la cultura sia uno strumento fondamentale per rispondere alla crisi economica e sociale del nostro paese. Per questo oggi doppiozero è felice di annunciare la terza edizione del premio cheFare.   Diventata una realtà autonoma e indipendente da doppiozero, questa nuova edizione di cheFare si presenta con altre novità, prima tra tutte l’aumento della...

Dateci

Sono rimasto attonito per quello che è successo a Milano nei giorni scorsi ai margini e in coda al corteo dei No-Expo. La manifestazione dei ventimila giovani, e non più giovani contestatori, della Esposizione Universale è scomparsa dietro i fumogeni e le fiamme dei Black bloc. L’ha ricordato uno dei più acuti analisti del linguaggio, Stefano Bartezzaghi, in un passaggio della sua intervista con Fabio Fazio a “Che tempo che fa”. Un’annotazione passata inosservata ai più. Ho seguito la manifestazione dei milanesi che hanno reagito ripulendo la città e dicendo basta a queste violenze gratuite. Un gesto civile e generoso, che ha fatto seguito al nichilismo dei ragazzi in felpa nera, casco e maschera antigas. Ieri su “il Corriere della Sera” Ernesto Galli Della Loggia pontificava riguardo il conservatorismo che avanzerebbe nel paese, richiesta di normalità, e anche di ordine, sebbene Galli Della Loggia non usi queste parole, e che ha assunto ora l’aspetto di Matteo Renzi, politico dotato di grande energia, ma privo di un vero progetto di società futura. Riguardando nel web le immagini della distruzione nelle strade di Milano mi è tornata in mente una poesia di Primo Levi che...

New town, retoriche e abbandoni

Sono passati dieci anni dalla frana di Cavallerizzo, il piccolo centro calabro-albanese, in provincia di Cosenza, scivolato via nella notte tra il 6 e il 7 marzo del 2005. Una catastrofe prevedibile, e prevista, che ha messo in fuga e frammentato una comunità. La Protezione Civile diretta, allora, da Guido Bertolaso, adottò Cavallerizzo come laboratorio per mettere a punto il proprio “metodo ricostruttivo”, già sperimentato a San Giuliano e poi, anni dopo, consolidato a L’Aquila. Oggi Cavallerizzo è una new town: guarda, come in uno specchio, l’antico borgo abbandonato. Tutti gli sfollati hanno avuto una casa, sono al sicuro, ma molti di loro sono andati via, scegliendo di non trasferirsi in paese che non sentono proprio, che non assomiglia a quello che hanno perduto e che, dal 2013, il Consiglio di Stato ha dichiarato abusivo. Ho seguito, osservato, studiato la vicenda di Cavallerizzo sin da quella notte. Questo è il breve racconto di questi dieci anni, la storia dolente delle persone e della vita di un luogo che è uscito da sé.   Cavallerizzo vecchia vista dal nuovo abitato. Aprile 2013   Il...

Freelance story project

Nel 1999 la radio americana NPR invitò Paul Auster a raccogliere “storie vere”, scritte dagli ascoltatori, e a raccontarle con la sua voce. Nasceva così il National Story Project, presto composto da alcune migliaia di lettere tra cui Auster scelse quelle lette alla radio ogni domenica mattina. Dalla trasmissione lo scrittore trasse un libro, Ho pensato che mio padre fosse Dio, uno dei suoi più belli e meno noti, una raccolta di centoventisei racconti autobiografici di straordinaria forza espressiva e suggestione poetica.   Ispirandoci a questa vicenda, e sulla scorta di altre iniziative che hanno caratterizzato fin dall'inizio la storia di doppiozero (Paesi e città, Camminare, Fontanelle, Dolce attesa, Oggetti d'infanzia), abbiamo pensato di raccogliere storie narrate in prima persona che raccontino la vita quotidiana, i successi, le difficoltà, gli incontri imprevisti, gli inconvenienti e i colpi di fortuna di chi lavora oggi come freelance. Storie scritte dai nostri lettori che vogliono condividere un episodio o un momento della propria esperienza. Una sola regola, austeriana: devono essere episodi realmente accaduti...

La tragedia greca in 10 atti

Tutte le mie amiche sono innamorate di Varoufakis, il ministro delle finanze greco. E anche Tsipras viene giudicato “molto carino”. Aggiungono che finalmente nei vertici economici europei c’è qualche uomo da guardare. Cerco di riportarle alla realtà dei fatti, ma non mi stanno a sentire. Riprovo.   1. La tragedia greca. Qualche tempo fa, una banca di investimento inglese – non il partito marxista-leninista – ha scritto che in Grecia è in atto una tragedia macroeconomica. Non è un giudizio esagerato. Tra il 2008 e il 2014 il tasso di crescita del PIL è stato negativo in sei anni su sette, con una diminuzione totale di quasi il 30 per cento. Per dare un raffronto con l’Italia, nello stesso periodo il PIL è calato in cinque anni su sette, con una contrazione totale di circa il 10 per cento. Qualsiasi raffronto tra Italia e Grecia non ha senso. Nell’area dell’euro l’Italia è il paese con il secondo settore manifatturiero dopo la Germania, mentre la Grecia ha una struttura industriale debolissima. Il reddito pro capite italiano è di 26.000 euro; quello greco è...

The Missing of Lebanon

Un numero stimato di 17mila persone scomparve durante il conflitto civile libanese, durato ufficialmente dal 1975 al 1990, e costato la vita a 150mila vittime. 17mila persone, sequestrate o uccise da differenti milizie attive in Libano durante la guerra civile, la cui sorte è a tutt’oggi sconosciuta. Uomini, donne, ragazzi, studenti, civili di cui i familiari non hanno più avuto alcuna notizia. Dalia Khamissy, fotografa libanese, dal 2005 porta avanti The Missing of Lebanon, un progetto fotografico di documentazione giornalistica sulle famiglie degli scomparsi e sulla loro storia. The Missing of Lebanon Dalia Khamissy Ne abbiamo parlato insieme in questa intervista.       Come hai concepito inizialmente questo lavoro?   Quando ho finito i miei studi in fotografia sapevo già che avrei voluto dedicarmi alla fotografia documentaria, raccontare le storie delle persone con le quali venivo in contatto. Avendo vissuto la guerra civile libanese volevo tenermi lontana da argomenti che riguardassero il Libano. Non volevo avere a che fare con il passato che avevo vissuto. Così ho iniziato a lavorare sui postumi dei conflitti in altri paesi, l’embargo in Iraq nel 2002...

Lavoro outsider

Il mercato del lavoro in Italia negli ultimi anni ha subito drastici interventi legislativi che ne hanno modificato la struttura e la natura. Nuovi dualismi sono sorti, del tutto differenti da quelli che hanno caratterizzato il dibattito negli anni novanta, basati sulla dicotomia “insider” e “outsider”, ovvero tra lavoro garantito e non garantito, per dirla alla Ichino di quei tempi, o tra lavoro manuale e lavoro intellettuale-cognitivo o tra lavoro maschile e lavoro femminile.   Oggi tali dicotomie sono in buona parte scomparse, superate dai nuovi processi di valorizzazione sempre più cognitivi-relazionali che sfruttano la mercificazione della vita intera. Con l’approvazione del Jobs Act, atto II (dicembre 2014), che ha completato il Jobs Act atto I (maggio 2014) , tutto il lavoro è diventato instabile, “outsider”. O meglio, è percepito come “instabile” anche laddove da un punto di vista strettamente giuridico alcune garanzie (seppur sempre più ridotte) sono ancora operanti. Anche la dicotomia tra lavoro autonomo (di I, II, III generazione) e lavoro dipendente diventa sempre più...

La scrittura di Assia Djebar

... mais quel est donc cet exercice sinon écrire dans le risque du déséquilibre sinon aller et venir tout le long du vertige sinon se donner l’air de fuir désirer tout quitter (Assia Djebar, Ces voix qui m’assiègent, 1999) Rischiare lo squilibrio, andare e venire sul filo della vertigine, con il desiderio di fuggire, di sottrarsi a tutto. Un’ebbrezza dolce e implacabile di movimento. Come Isabelle Eberhardt, la fuggitiva, che, ricorda Djebar, “ha preceduto tutte noi” nel suo viaggio senza ritorno nello spazio e nella scrittura, nello spazio della scrittura. Lei che le dinamiche intricate di una vicenda familiare fuori dal comune hanno sottratto a ogni appartenenza, lanciandola nel vuoto. Sradicata per sempre. Messa al mondo da una separazione. La voce/scrittura di Assia Djebar, algerina e francofona, nasce da un’analoga, se pur biograficamente diversa, frattura, che le fa dire: “Scrivere è una strada da aprire”. Scrittrice precocissima – i suoi primi quattro romanzi, La soif, Les impatients, Les enfants du nouveau monde, e Les alouettes naïves, li scrive di getto nell...

La buona scuola in doppiozero

Alessandro Banda. Elogio della scuola   Qualcuno pensa che la scuola esista per trasmettere il sapere. Per formare le coscienze. Per instillare nelle giovani menti lo spirito critico. O, adesso, per fornire competenze, dato che competenza è la formula magica della didattica odierna: non più conoscenze, ma competenze; non più sapere, ma saper fare, problem solving.   Magari quel qualcuno di cui sopra pensa anche che la scuola, oltre a tutto il resto, serva soprattutto ad abituare i giovani al principio meritocratico: se studi sei premiato, se risolvi il compito, prendi un buon voto. […] Ma la scuola serve più di ogni altra cosa a bloccare o, per lo meno, a lenire quello che Eliade chiama il terrore della storia.   http://www.doppiozero.com/materiali/editoriale/elogio-della-scuola       Mario Barenghi. Il pasticciaccio brutto della formazione degli insegnanti   La formazione degli insegnanti è un terreno di prova cruciale per il rinnovamento del Paese anche in negativo, perché l’esercizio dell’autorità ha sempre una grande valenza pedagogica. Se la condotta della...

Perchè Podemos

Un giorno a metà febbraio 1982, sicuramente di sabato o di domenica, siamo andati con amici a visitare, la fiera d’arte contemporanea ARCO di Madrid, poi consolidatasi e cresciuta sino ai nostri giorni. Promossa da Juana de Aizpuru, una gallerista molto innovativa, ARCO nasceva come la prima uscita dell’arte spagnola sul piano internazionale, in chiara lotta contro il localismo. A solo sette anni dalla morte di Franco, sentire la parola ‘internazionale’ suscitava in noi forti aspettative. In effetti, in quei giorni, e in parallelo alla fiera, sono venuti per discutere sulla “rottura del dopoguerra spagnolo” diversi critici, galleristi e artisti stranieri: tra gli altri, Giulio Carlo Argan, Achille Bonito Oliva, Lucio Amelio, Rudi Fuchs, direttore quell’anno di Documenta di Kassel, Marcelin Pleynet, che da vent’anni si occupava di Tel Quel, e il catalano esiliato e appena ritornato Alexandre Cilici Pellicer. Un importante salto culturale, che va valutato insieme all’entusiasmo provato alla vigilia delle elezioni generali che avrebbero portato la sinistra al governo dopo più di quarant’anni. Sentivamo l...

Ritratto di un Presidente e dei suoi applausi

Elezione   A vederlo in piedi nelle fotografie, in casa della figlia durante la sua elezione alle spalle di amici e parenti, si ha la sensazione di un uomo che tiene le distanze e che esterna poco dei propri sentimenti. Non si sprofonda in poltrona o sul divano per gustare il proprio trionfo, resta in seconda fila. Anche la carezza alla nipote, nei medesimi scatti, ha qualcosa d’affettuoso, eppure manifesta una forma di lontananza. Non l’assenza di sentimenti, ma piuttosto una disabitudine a esibirli. A definire la sua figura fisica sono prima di tutto quei capelli, così forti in testa in un uomo della sua età, e soprattutto bianchi. Una bianchezza, che unita agli occhi azzurri e profondi, fa del nuovo Presidente della Repubblica un uomo molto diverso dal personale politico della Seconda e Terza Repubblica. Non ha nulla dei modi brianzoli, spicci e accattivanti di Silvio Berlusconi, con la sua peluria grigia sul capo, niente dello stile pop, alla Fonzie, di Matteo Renzi. Sergio Mattarella è un uomo dell’altro secolo, almeno nella figura fisica, nei modi e nei gesti. Non sarebbe stato troppo fuori posto nella cerchia di don Gaetano, il...

Dopo l'attacco a Charlie Hebdo / Distopia

L’uccisione, ieri mattina a Parigi, di dodici collaboratori del settimanale satirico “Charlie Hebdo”, è molto più di un’ennesima, tragica impresa di terroristi islamici intenzionati a punire la Francia e l’intero Occidente per la sua empietà. Nelle ore convulse in cui in molte città francesi manifestazioni spontanee portavano in piazza migliaia di cittadini dietro lo slogan “Je suis Charlie”, non ha smesso di infittirsi il senso di angoscia per un evento, temuto e in qualche modo anche pronosticato, che segna l’irruzione violenta sulla scena politica europea non tanto di un avversario già noto, ma di una nuova e più sinistra distopia, di fronte alla quale lo scontato richiamo alla difesa della libertà di espressione, e della libertà tout-court, suona retorico e inefficace come le immancabili, “belle” immagini di passanti con cartelli e candele accese che hanno invaso le prime pagine dei giornali.Non ci troviamo in effetti solo in presenza della triste ripetizione di un copione già visto – l’attentato sanguinario, la strage di vite innocenti –, non della “semplice”, erratica recrudescenza di una logica della vendetta, o di qualsiasi altra motivazione gli assassini abbiano voluto...

Idee | Narrazioni

Nel quadro del programma Open Museum Open City del MAXXI di Roma (24 ottobre – 30 novembre 2014), doppiozero presenta una serie di incontri con protagonisti della cultura del nostro tempo.   La contemporaneità si presenta come un campo aperto e contraddittorio, in cui l’attività di creazione, letteraria o artistica, si intreccia costantemente ai temi politici ed economici, alle urgenze sociali, allo spazio della città e della comunicazione, alle tematiche dell'identità, della circolazione delle idee e delle barriere tra i corpi, dell'ibridazione e delle differenze tra culture, della violenza, della tolleranza, della memoria collettiva e della frammentazione dell'esperienza individuale.   Gli autori invitati da doppiozero propongono per l'occasione riflessioni originali su tematiche di stretta attualità o sguardi innovativi sulla tradizione e sulla memoria culturale, in grado di sfidare i luoghi comuni e rigenerare uno sguardo critico sul mondo contemporaneo.     PROGRAMMA DEGLI INCONTRI     FRANCESCO CARERI | LA CITTÀ CORPO A CORPO. ARTI CIVICHE NELLE TRASFORMAZIONI...

Renzi e il foglio Excel

I politici emergenti dell’ultim'ora dovrebbero prender lezioni dai TQ. I quali, essendo spariti dalla scena (chi ne ha notizia?), sono già vecchissimi. Del resto, rivendicando un gap generazionale di principio, avevano finito per stilar manifesti su temi oltremodo vintage. Spariti anche loro. Avrebbero dovuto tenere a mente che la retorica dei giovani vigorosamente rinnovatori è molto antica. E qualche brutto danno, anche nel Novecento, l’ha fatto.   I politici emergenti dell’ultim'ora sono soprattutto giovani. Sembra la loro principale caratteristica. Oltre quella, ovviamente, di essere politici, prerogativa che da un bel po’ di tempo in qua soltanto Cetto La Qualunque è riuscito a riempire di caratteri positivi (nel senso di posti, esistenti, tangibili). Così, se l’esser politico è epiteto vuoto di proprietà e di contenuti, quel che resta è l’essere TQ, flebile garanzia di flebile rigenerazione della cosa pubblica.   Fa eccezione, manco a dirlo, Matteo Renzi, che non fa della sua giovane età il fulcro unico e solo del suo personaggio, della sua politicit...

Generazione Letta

In giacca e cravatta, in piedi davanti alla tribuna, con dietro l’albero di Natale e le lucine sfavillanti a intermittenza, Enrico Letta ha proclamato il 2013 l’anno della svolta generazionale. Di colpo, ha detto, l’Italia ha recuperato trent’anni nel calendario. Parlava, naturalmente di se stesso (classe 1966), di Angelino Alfano (classe 1970) e Matteo Renzi (classe 1975).     Da qualche tempo il tema della generazione è diventato un refrain in molti discorsi, visto il permanere di un blocco lunghissimo nel ricambio della classe dirigente. Punto e a capo? Forse sì, anche se resta da capire cosa sia esattamente una generazione, e di quale generazione parli Letta nel suo orgoglioso discorso di fine anno.   Una prima risposta la possono fornire i dizionari etimologici. La definizione canonica è: “atto del generare fondamentale per far proseguire la presenza degli umani nel mondo”, ovvero “la discendenza di padre in figlio”; cui segue: “l’insieme di coloro che hanno all’incirca la medesima età”; e infine una terza definizione: “tutti coloro che pur...

La paura

Noi italiani oggi non contiamo più nulla, esclama la signora in coda mentre entrano due occhi che definisce a mandorla. Mi fanno paura, sussurra. Lo sa che gli zingari hanno segnato le porte che vogliono svaligiare, mi dice la vicina di pianerottolo: non dormo più dalla paura. Le rapine alle prostitute che lavorano in casa hanno subito un incremento, mi confida il taxista che fa il turno di notte, ma non denunciano. Hanno troppa paura.   E camminando di notte nel centro di Milano semideserto e buio e vedendomi venire incontro l’incauto avventore, ebbi un sobbalzo nella regione epigastrico-duodenale che a buon diritto chiamai paura, o vigliaccheria emotiva. Sono i momenti in cui amo la polizia, cantava Giorgio Gaber in La paura.   Se mi potessi mettere al suo posto avrei meno paura, mi dice la persona che nella stanza d’analisi è seduta di fronte a me. Ha vent’anni ma ha paura di morire e così sogna la data della sua fine, mentre di giorno effettua i controlli sui suoi organi. Che sente vivi, dunque pericolosi. È la posizione del figlio unico, sdraiato tra i genitori anche da adulto, che trasforma la casa in...

Che Fare², una volta non basta

Una buona notizia, una novità. CheFare oggi riapre i battenti. Per il secondo anno di fila  proponiamo questo strumento di ricerca, dibattito e finanziamento dedicato ai nuovi modi di far cultura in Italia. Da oggi, quindi, iniziamo a raccogliere i progetti per il premio da 100.000 euro.     Con la prima edizione abbiamo imparato che si stanno diffondendo sempre più modi diversi di creare valore. Nel momento in cui le convenzioni che stanno dietro all'economia sono in difficoltà, ecco che gruppi, singoli, imprese e movimenti si attivano per generare e mettere in circolo valore sociale e culturale. Il valore delle buone idee ora si trova anche nel consenso che queste riscuotono nei pubblici produttivi, tra le comunità e i territori. L'industria culturale tradizionale, fondata  sul consumo di massa, fatica a interpretare adeguatamente le esigenze e le aspirazioni delle persone e delle comunità nell’accesso alla cultura. Per questo è necessario immaginare nuove formule basate sulla creatività, l’innovazione, la collaborazione. È da questa situazione che nascono pratiche diverse...