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Intervista / conversazione

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Domani alle 19 al Teatro Franco Parenti (MI) / Intervista a Primo Levi

Domani giovedì 5 luglio al Teatro Franco Parenti (via Pier Lombardo, 14) di Milano, alle ore 19.00, incontro con Marco Belpoliti in occasione della presentazione del volume Primo Levi, Opere complete III. Letture di Gioele Dix.   Fino alla metà degli anni Settanta, Levi è interpellato soprattutto per parlare della sua esperienza di deportato raccontata in Se questo è un uomo e nella Tregua. Poi, accanto agli interventi di testimonianza, intensificati soprattutto negli incontri con gli studenti, entrano in gioco i discorsi sul proprio essere scrittore (anzi, chimico e scrittore), e sono dichiarazioni preziosissime per comprendere a fondo il suo rapporto con la letteratura. Inoltre, questi testi contengono molte notizie biografiche non altrimenti note. Levi parla distesamente anche di questioni scientifiche, di politica, dei suoi rapporti con l'ebraismo. Questo libro di interviste è dunque uno snodo fondamentale per conoscere la figura intellettuale e morale di Primo Levi. Uno strumento che restituisce la voce allo scrittore, conversatore sempre acuto, pacato e gentile, estremamente lucido anche quando parla a braccio, come si vede nei testi sbobinati da registrazioni di...

Berta Isla e non solo / Intervista a Javier Marías

Nonostante Javier Marías costruisca trame elaborate e persino avvincenti, il suo non è un mondo di fatti bensì di congetture, di tormentate interpretazioni, di ipotesi controfattuali. Quel che accade occupa uno spazio variabile a seconda dei romanzi, ma quanto sarebbe potuto accadere impegna più scrittura, più dedizione dell’autore, e alla fin fine è ciò che rende pregevolmente inconfondibile il suo avanzare verso un climax che non costituisce, patentemente, lo scopo cui tendono i suoi libri. Nell’ultimo, intitolato a una dei due protagonisti, Berta Isla (traduzione di Maria Nicola, Einaudi) le svolte dell’intreccio hanno un ruolo fondamentale; ma, ancora una volta, è ciò che non appare, quel che la superficie dei fatti non evidenzia, a imporsi in primo piano. Già l’incipit del romanzo, che torna con quasi identiche parole nel capitolo conclusivo, dice qualcosa dell’incertezza che colonizza la mente della protagonista: “Per molto tempo non avrebbe saputo dire se suo marito era suo marito… A volte pensava di sì, altre volte di no, e a volte decideva di non pensare e di continuare a vivere la sua vita con quell’uomo che assomigliava a lui…” Non che l’identità del protagonista...

Dialogo con lo scrittore cileno Pablo Simonetti / Vite vulnerabili

Nel mese di maggio Pablo Simonetti, tra le voci più importanti della letteratura cilena contemporanea, è stato a Torino, Napoli, Roma e Milano per presentare il suo libro di racconti Vite Vulnerabili, recentemente pubblicato in Italia da Lindau. Durante la sua permanenza, Simonetti ha accettato di dialogare con Doppiozero intorno a temi quali la scrittura, la forma racconto, la caratterizzazione di una certa tipologia di personaggi che contraddistingue i suoi racconti, l’incontro con Roberto Bolaño, la sua militanza nel movimento LGBT cileno.   Instituto Cervantes Milán, giovedì 24 maggio 2018    F. A. – Sono trascorsi quasi vent’anni dalla pubblicazione in lingua spagnola, per la casa editrice Alfaguara, di Vite vulnerabili. Ora Francesco Verde li ha magnificamente tradotti per Lindau. So che leggi anche in italiano, che effetto ti fa osservare questi dodici racconti attraverso una distanza che è doppia, temporale e linguistica? Che cosa è cambiato dal 1999?   P. S. – Sono rimasto felicemente sorpreso dall’interesse mostrato dalla casa editrice Lindau per la pubblicazione di Vite vulnerabili, mi ha dato l’opportunità di guardare questi racconti attraverso uno...

Intervista a Simone Sapienza e Umberto Coa / Fotografia, documento, ambiguità

  Laura Gasparini incontra Simone Sapienza e Umberto Coa, fotografi tra i finalisti della Public call della dodicesima edizione di Fotografia Europea a Reggio Emilia.    Simone Sapienza   LG: Rivoluzioni, ribellioni cambiamenti, utopie. Il titolo di questa edizione di Fotografia Europea si addice molto a diversi tuoi progetti che hai realizzato in Vietnam come United States of Vietnam e Charlie surfs on Lotus Flower. Puoi raccontarci la tua declinazione?   SS: Sono molto affascinato dalle tematiche vicine al potere e a come quest'ultimo possa influenzare il corso della storia e soprattutto la percezione di essa. I due progetti sono in qualche modo complementari, anche se United States of Vietnam, in formato installazione-bandiera, è diventato sempre più bonus track dell'altro. La dinamica è stata pressoché questa: la bandiera rappresenta in maniera seriale e controllata la "libertà" in crescita del mercato; Charlie surfs on Lotus Flowers si concentra invece sulla tematica del controllo (politico) attraverso un approccio libero e slegato da ogni vincolo giornalistico. È come se tematica ed approccio fotografico si alternassero e compensassero.   LG:...

Progetto Jazzi / Intervista a Claudia Losi

  L’associazione con questa intervista vorrebbe raccontare a tutti coloro che non saranno presenti all’inaugurazione di Voce a vento il senso del progetto, che rimarrà visibile fino al 24 settembre 2018 sul versante di Monte Bulgheria verso Licusati (Camerota).   Katia Anguelova: L’associazione Jazzi si occupa di studiare un nuovo modo di vivere la natura e del recupero dei percorsi lenti. In che modo ti ha influenzato la prima visita in Cilento, qual è stato l’impatto iniziale? Claudia Losi: Sono arrivata in una giornata di sole splendido, verso marzo 2017. I sopralluoghi sono iniziati dal mare, per poi salire in esplorazione sul versante del Monte Bulgheria verso Licusati, tra le sue rocce carsiche di un bianco accecante. Era primavera solo da pochi giorni ma già molta vegetazione era in fiore. Piante pioniere rigogliose e pronte a colonizzare nuovi siti. Poco alla volta ho raccolto informazioni ascoltando chi vive questi territori, amandoli e conoscendone le difficoltà, e da chi ne è ospite temporaneo ma legato a essi attraverso uno stretto giro d’affetti. Quello che più mi ha colpito per prima cosa è stata la pluralità di livelli di lettura possibili di questi...

Conversazione con Piersandra Di Matteo / Diritto alla città

Right to the City è un programma di dieci giornate di processi partecipativi, performance, workshops, incontri, seminari e installazioni, con cui prende avvio, a Bologna, dal 15 al 24 giugno, Atlas of Transitions, progetto europeo co-finanziato dal programma Creative Europe di cui Ert - Emilia-Romagna Teatro Fondazione è capofila, in collaborazione con Cantieri Meticci e il Dipartimento di Sociologia e Diritto dell’Economia dell’Università di Bologna. Il progetto europeo di larga scala dedicato alla migrazione coinvolge sette paesi partner – Italia, Albania, Belgio, Polonia, Francia, Grecia e Svezia – che svolgeranno nei prossimi anni attività nei rispettivi territori. In Italia, nel biennio 2018-20, prenderà vita Atlas of Transitions Biennale, una rassegna fuori formato di cui le giornate di Right to the City sono l’esordio. Con un tempismo straordinario, nel pieno di un’ondata reazionaria, il progetto mette in campo tutti gli elementi più indesiderati al cosiddetto “paese reale”: l’Europa, i migranti, e buona parte dei diritti di una civiltà più o meno avanzata.   Ma dove nasce la fiducia nella possibilità delle pratiche artistiche di fronteggiare e perfino attaccare, da...

Un’intervista con Jean-François Chevrier / Fare e pensare la fotografia

Tra i maggiori storici e teorici dell’arte contemporanei, Jean-François Chevrier (1954) ha sviluppato negli ultimi tre decenni una originale riflessione sulla vicenda e sugli usi dell’immagine fotografica, vista come un campo in rapporto con la tradizione delle arti visive, con i media, la letteratura, la filosofia, in cui può realizzarsi un nuovo equilibrio tra dimensione speculativa e sfera sensibile. Dopo aver fondato nel 1982 la rivista «Photographies», Chevrier si è concentrato sulla ricostruzione di una genealogia dell’uso artistico della fotografia, studiando figure fondamentali del modernismo come Walker Evans e Raul Hausmann, e quindi dell’epoca contemporanea, a contatto con la produzione di artisti come Jeff Wall, della cui opera è uno degli interpreti più attenti, John Coplans, Marina Ballo Charmet, Patrick Faigenbaum. All’attività di studioso e saggista – peraltro ancora poco nota in Italia (i suoi libri più recenti sono L’Hallucination artistique, 2012, e Œuvre et activité, 2015) – Chevrier ha affiancato quella di curatore, organizzando esposizioni di ampia risonanza come Une autre objectivité (1988-89) e Walker Evans & Dan Graham (1992-94); in L’Action restreinte...

Un’intervista con Evgenij Morozov / Come rivoluzionare la rivoluzione digitale?

  Cosa significa essere rivoluzionari dopo la rivoluzione digitale? Per Evgenij Morozov non si tratta di sicuro di riaffermare un pensiero luddista, né di provare un disgusto morale nei confronti della tecnologia. “Posso pensare a modalità veramente differenti per mettere l’intelligenza artificiale al servizio delle persone? Certo. Mi piacerebbe non farlo? No”. Per il sociologo bielorusso, evitare un ingaggio diretto sul destino del rapporto tra tecnologia e umanità significherebbe tornare indietro a un modello passato, quindi uno spreco di tempo. “La domanda che dovremmo farci è, allora, come arrivare a un nuovo modello”. Il primo tassello, per Morozov, è non reificare la narrazione della tecnologia come se prima non vi fosse nulla e osservarla all’interno di un più ampio “sistema socio-politico e socio-economico di cui abbiamo perso il controllo tempo fa”. Questo implica riconoscere che, qualsiasi uso si possa fare della tecnologia, finisce comunque sempre a seguire la logica di quel sistema, uscendo così da un atteggiamento ingenuo. Riconoscere questa situazione è già di per sé un gesto rivoluzionario e così, incontrando Morozov alla giornata inaugurale del festival...

Fotografia Europea sulla Via Emilia. / Interviste a Sohei Nishino e Cristóbal Olivares

  La nuova edizione di Fotografia Europea si pone sotto l’egida della  “rivoluzione dello sguardo e della visione” una delle conseguenze che proprio la nascita della fotografia ha determinato. Rivoluzioni. Ribellioni, cambiamenti, utopie è il tema portante della tredicesima edizione, curata dal Comitato Scientifico della Fondazione Palazzo Magnani. Tra i finalisti del Photography Grant on Industry and Work alla Fondazione MAST di Bologna si sono segnalati Sohei Nishino, che ha vinto il primo premio ex-equo con Sara Cwynar, e Cristóbal Olivares, che Laura Gasparini ha intervistato. La mostra del MAST, già recensita per noi da Silvia Mazzucchelli, è inclusa nell’edizione 2018 di Fotografia Europea sulla Via Emilia.   Sohei Nishino   Sohei Nishino, Donna che legge il giornale, Boretto, Emilia Romagna. LG: Il processo creativo che hai utilizzato è molto complesso e laborioso. Hai utilizzato modelli visivi ispirati alla mappa, ma allo stesso tempo quelli di altri sguardi meno precisi della visione dello zenit come, per esempio, la vista a volo d'uccello. Puoi spiegare perché? SN: Una delle principali differenze dell'artista è vedere come...

Torino Lovers film festival 2018 / Percorsi dell'autoaccettazione

In occasione dell'apertura dell'edizione 2018 di Lovers Film Festival – Torino LGBTQI Visions, che si svolgerà dal 20 al 24 aprile, abbiamo incontrato Giovanni Minerba, fondatore e presidente fin dai tempi in cui la manifestazione si chiamava “Da Sodoma a Hollywood”, e l'attuale direttrice artistica Irene Dionisio. Ci hanno segnalato alcuni film e raccontato la storia e le nuove sfide del festival.    Giovanni Minerba e Irene Dionisio Dalla prima rassegna del 1986 ad oggi, cosa è cambiato in più di trent'anni nell'avventura di fare un festival cinematografico a tematica omosessuale?   Giovanni Minerba: Ovviamente potrei dire che è cambiato molto: trentadue anni fa eravamo quasi in un’altra dimensione politica e culturale per quanto riguarda le tematiche LGBTQI. Allora eravamo Festival Internazionale di Film con Tematiche Omosessuali "Da Sodoma a Hollywood”, il “Movimento gay” in Italia era il F.U.O.R.I. Adesso abbiamo le “Unioni Civili” e il “Fuori” (la sigla diventò così) non c’è più: c’è ArcyGay, Arcilesbica, Circolo Mario Mieli e tante, troppe, altre sigle. Per fortuna a Torino esiste il Coordinamento Torino Pride. Nel 1986 non è stato semplice il rapporto con...

Conversazione con Enzo Moscato / Il teatro, eterna replicanza dell’altro

Se dovessimo identificare un diretto discendente di Antonin Artaud, quello sarebbe Enzo Moscato. Le anomalie e gli ossimori caratterizzano tutta la sua produzione artistica e drammaturgica. Pensiamo alla sua doppia natura di autore e attore che lo vede simultaneamente artefice della scrittura e del suo prendere corpo, voce e senso sulla scena; alla sua doppia e triplice funzione da un lato di autore attore sperimentale alla maniera di Carmelo Bene, dall’altro perfettamente inserito nella tradizione di capocomico di una compagnia che raccoglie alcune tra le forze migliori del teatro napoletano.    Uscito come uno spiritillo dalle macerie del terremoto dell’80 che sconvolse Napoli e ne cambiò la geografia anche teatrale, Moscato fa parte, assieme a Annibale Ruccello, Antonio Neiwiller, Tonino Taiuti, di quella che fu definita la “nuova drammaturgia” post eduardiana che prendeva in carico la Tradizione con tutto il suo portato di tradurre e portare avanti ma anche e soprattutto tradire. Nato e cresciuto nei Quartieri Spagnoli, “gineceo narrante” dal quale ha attinto gran parte dell’immaginario che popola il suo universo teatrale, la filosofia post strutturalista è la lente...

Conversazione con Chiara Guidi / La voce in una foresta

È un prezioso libro rosso quasi quadrato, fuori formato, dal titolo lungo e cantante, incantato: La voce in una foresta di immagini invisibili. Lo ha pubblicato Nottetempo, lo ha scritto Chiara Guidi, che fu una delle anime della Socìetas Raffaello Sanzio, con Romeo Castellucci e con la sorella di lui Claudia. Ora hanno dismesso il nome del pittore dalla provocatoria bellezza e pure l’accento sulla ì: sono una Societas, una società o qualcosa di simile, una ditta (quanto fantastica, però). La vena creativa rimane, nelle tre voci, separate.  Romeo ha appena firmato una regia a Amsterdam. Claudia e Chiara le abbiamo viste riunite da poco per Xing a Bologna con Il regno profondo. Perché sei qui, due clownesche sentinelle beckettiane su un podio, con la parola che ronza, che disloca, disgiunge, cataloga, incrina, domanda, che prova a scalfire di dubbi metafisici sul destino e la volontà una vita condannata, cui ci si può sottrarre solo con un sommesso sberleffo, un rantolo, un inspessimento vocale, un ghiribizzo fisico, un sospiro che incrini l’ordine del discorso. Claudia cerca i piedi di una danza arcaica, originaria, in scansioni che vengono dai versi classici. Chiara...

Intervista a Delphine Minoui / Le parole contro l’assedio. Gli angeli dei libri di Daraya

    Daraya è una città di circa 70mila abitanti a otto chilometri da Damasco, nella zona conosciuta come Rif Dimasq, la periferia estesa della grande capitale della Siria. Daraya è una città simbolo della Rivoluzione siriana. Qui dal marzo del 2011 – ma in città era forte il focolaio del dissenso anti regime già dalla fine degli anni Novanta – gli abitanti sono insorti contro il rais Bashar al Assad, chiedendo senza sosta diritti e democrazia e la città è divenuta uno dei centri e dei motori della dissidenza in Siria. A seguito della violenta repressione del regime sui manifestanti, parte della popolazione si arma per difendere la città, i giovani che fino a quel momento studiavano all’università prendono per la prima volta un fucile in mano e formano delle brigati combattenti contro l’esercito di Assad. Per questo motivo, nel novembre del 2012 il regime decide di stringere la città in un assedio feroce che durerà quattro lunghissimi anni, fino al 25 agosto del 2016 quando la città martire stremata si arrenderà alle truppe lealiste. Daraya diviene, durante gli anni del suo assedio, il simbolo della resilienza e della resistenza del popolo siriano. Daraya come un modello...

Un'inchiesta (parte IV) / Tre domande sull'antifascismo oggi: Janeczek, Vasta, Balzano

Per provare a interrogarci e confrontarci sull'antifascismo oggi abbiamo posto ad alcuni intellettuali e collaboratori queste tre domande, a cura dello storico Claudio Vercelli. Pubblichiamo oggi tre ulteriori risposte (qui, qui e qui le prime: Valerio, Cortellessa, Manera; Lagioia, Sarchi, Inglese; Benvenuto, Ferrario, Zinato).   1. Perché si dovrebbe continuare ad essere antifascisti se è vera l’affermazione, che si fa assunto di senso comune, per cui destra e sinistra sarebbero due distinzioni che non hanno più motivo di esistere? Se invece continua a sussistere una linea di differenziazione tra i due aggregati, quali ne sono le discriminanti in senso antifascista?   2. Se l’antifascismo non si è esaurito, in cosa si deve allora sostanziare? Allo stesso tempo, se il fascismo non è mai del tutto scomparso, sotto quale natura e con quali aspetti si manifesta oggi?   3. Prova a legare alla parola «fascismo», in successione, secondo una scala decrescente di pertinenza, questi cinque termini; ciò facendo ne deriverà quelli che per te sono i tratti salienti e prioritari in cui esso si sostanzia: A) razzismo; B) populismo; C) ...

107 o 109 anni? / Un signore neoclassico. Gillo Dorfles secondo Lea Vergine

Le volte che ho incontrato Gillo Dorfles, oltre naturalmente alle mostre o a qualche presentazione di un volume, è stato a casa di Lea Vergine. A colazione, come dice Lea, che è una signora napoletana, oltre che una straordinaria scrittrice d’arte. Così a pranzo c’era Gillo, e si conversava di tutto con lui. In genere i suoi erano racconti di esposizioni appena viste, libri appena letti, persone incontrate da poco. Insaziabile, era dappertutto e vedeva tutto. Aveva già superato i novanta, ma sembrava, nonostante l’aspetto, un ragazzo per via della curiosità. La cosa che colpiva era il suo abito. Sempre perfetto, sempre impeccabile: camicia, cravatta, giacca, calzoni. Tutto in tinta. Come poteva essere diversamente? Si è occupato d’arte nei suoi libri. All’usato avevo comperato anni prima di incontrarlo Modi & Mode, edito da Mazzotta nel 1979, ma i suoi libri sono disseminati di notizie e riflessioni su quella che è oggi l’arte dominante; di più: il motore estetico, e quindi politico, del contemporaneo. Nelle conversazioni a tavola con Dorfles mi colpivano i rari giudizi che formulava. Sempre ponderati, quasi freddi. Detti in modo scientifico. In fondo era un medico. Si era...

Congiura / Intervista impossibile: Catilina

- Signor Catilina… - Dammi pure del tu, noi Romani non usiamo né il Lei, né tanto meno il vostro antiquato Voi. - Benissimo, allora senti, Catilina, incominciamo subito ex abrupto, come Cicerone nella prima Catilinaria... - Non parlarmi di quello là, per favore. - Ma come faccio, non si può parlare di te senza parlare contemporaneamente anche di lui. - E va bene, almeno parliamone dopo. - Dopo dopo, certo. Adesso ti volevo solo chiedere, così estemporaneamente, se ti convince il paragone che è stato fatto più volte tra te, Lucio Sergio Catilina, e Silvio Berlusconi? - No. Non mi convince per niente. - E perché, di grazia? - Ci ho riflettuto molto. Nell’Ade abbiamo molto tempo. E ne ho concluso che sono ben tre i motivi che mi distinguono nettamente da questo vostro uomo politico piuttosto controverso e anche piuttosto rivalutato negli ultimi tempi, mi pare… - Quali sono questi tre motivi, queste tre differenze tra di voi? - Primo: io ero poverissimo e nobilissimo, mentre lui è ricchissimo e non è nobile. - Potresti precisare meglio. - Intendo dire che io non avevo il becco d’un sesterzio, e però la mia famiglia, la gens Sergia, discendeva dritta dritta da Sergestus...

Quaderni giapponesi / Conversazione con Igort, maestro del fumetto

Complice l’uscita del secondo volume dei suoi Quaderni giapponesi, abbiamo incontrato Igort, maestro del fumetto italiano contemporaneo, per parlare non soltanto della sua ultima opera. Il 2017 è stato infatti anche l’anno che ha visto il varo della sua nuova avventura come editore con Oblomov, marchio dedicato al fumetto di qualità. Nel catalogo Oblomov figurano fra gli altri autori italiani quali Fior, Ferraris, Carpinteri e grandi maestri internazionali quali Burns, Ware e Taniguchi di cui è in uscita La foresta millenaria, opera incompiuta sulla quale il grande maestro giapponese stava lavorando poco prima di morire nel febbraio 2017. A partire dunque dal Giappone, la conversazione si è aperta su una molteplicità di temi e riflessioni, affrontati da Igort con l’intelligenza, l’eleganza e il rigore che da sempre lo contraddistinguono.    Partiamo dal tuo nuovo fumetto, Quaderni Giapponesi Volume 2: il vagabondo del manga. Pur nel solco del tuo lavoro precedente questo nuovo volume dedicato al paese del Sol Levante mi pare un'opera molto diversa. Il primo libro era un viaggio orientato lungo due direttrici principali: l'interiorità e il passato. Pur lontano da una...

14 febbraio 1992 - 14 febbraio 2018 / Conversazione con Luigi Ghirri: fotografare l'Italia

Ventisei anni fa, il 14 febbraio 1992, moriva Luigi Ghirri nella sua casa di Roncocesi. Non aveva ancora 50 anni, ma ha lasciato un'opera vasta e complessa. Per ricordarlo ripubblico l'intervista di difficile reperibilità che gli ho fatto nel marzo del 1984, nel momento in cui era stata appena inaugurata la mostra "Viaggio in Italia".    L’appuntamento è in piazza, a Formigine, e mentre aspetto Luigi Ghirri guardo la splendida Rocca. Non ero mai stato da queste parti e ignoravo l’esistenza di questo edificio medievale. Mi immaginavo Formigine uguale a decine di altri paesi dell’Emilia, paesi composti di palazzine, strade d’asfalto, ville neopadronali, sorte all’improvviso a rompere la geometria dei campi, un paesaggio vecchio di secoli. Sono i nuovi profili dell’Italia pensata e realizzata da torme di geometri, tutta uguale da Cantù a Bologna, da Tortona a Rovigo. Invece al centro di questo “regno dell’analogo”, così lo chiama Ghirri, c’è l’unico della Rocca. Come dirà poco dopo, lui non fotograferebbe solo il Castello, ma anche la tabaccheria che vi è di fronte. Del resto in una delle sue più belle fotografie il monumento della piazza di Formigine è visto...

Intervista con il filosofo francese / Michel Serres. Perché ho scritto alcuni dei miei libri

Do il benvenuto a Michel Serres, un giovane filosofo di 87 anni che di recente ha pubblicato molti libri in Italia.  Le porrò alcune domande sui libri ora disponibili per i lettori italiani: Il mancino zoppo. Dal metodo non nasce niente, tr. it. di Chiara Tartarini, Bollati Boringhieri, Torino 2016; BioGea. Il Racconto della terra, tr. it. di Maurizio Costantino e Rossana Lista, Postfazione di Francesco Bellusci, Asterios Editore, Trieste 2016; Darwin, Napoleone e il samaritano, tr. it. di Chiara Tartarini, Bollati Boringhieri, Torino 2017; Hergé mon ami. Studi e Ritratto, a cura di Domenico Scalzo, tr. it. di Simone Massa, Portatori d'acqua, Pesaro 2017. E anche la bella antologia a lei dedicata a cura mia e di Mario Porro: Michel Serres, Riga 35, Marcos y Marcos, Milano 2015.   Partiamo dal titolo Il mancino zoppo (Le gaucher boiteux), che descrive la sua condizione fisica – «Penso, dunque biforco. Già mancino, ho rischiato l’emiplegia: zoppico dolcemente» (p. 93) –, ma anche, nel suo stile a più voci, i suoi “personaggi concettuali”, Pantope, Hermès, Petite Poucette e molti altri. La sua filosofia produce personaggi. Ci dica qualcosa su questi personaggi. Come li ha...

Richiedenti asilo / Escape Artists. Intervista a Guy Ben-Ner

Abbiamo intervistato Guy Ben-Ner, artista israeliano nato a Ramat Gan nel 1969, in occasione della rassegna di videoarte CAMPI presso BACO_BaseArteContemporaneaOdierna di Bergamo. Gli abbiamo posto alcune domande relative al suo ultimo lavoro video, Escape Artists, girato con richiedenti asilo Sudanesi ed Eritrei presso il centro di detenzione di Holot.    Sei nato in Israele e ti sei formato in Nord America. Sei diventato padre quando eri ancora uno studente, un’esperienza che ha condizionato la tua vita e il tuo lavoro. Quali ragioni ti hanno spinto a far ritorno nel tuo Paese d’origine? È stato un ritorno definitivo o vivi ancora negli Stati Uniti?   Ho studiato arte in Israele. Ho proseguito gli studi negli Stati Uniti perché mia moglie voleva lasciare Israele, e registrarsi come studente era il solo modo all’epoca per avere il visto. Questa è stata l’unica ragione per cui ho scelto di studiare all’estero, in qualche modo è una ragione molto pratica. Io e la mia famiglia abbiamo vissuto a New York per cinque anni, poi ci siamo trasferiti a Berlino per altri due, per una borsa di studio DAAD. Siamo tornati in Israele a causa del divorzio: mia moglie, che è...

Una conversazione / Arjun Appadurai. Diritto all’immaginazione

Arjun Appadurai è esattamente come te lo immagini. Un elegante, affabile professore dall’eloquio calmo, misurato e conciliante, nonostante il caos che gli si muove tutto intorno. Lo sguardo intento e assorto sull’interlocutore che si fa d’un tratto brillante e acceso, aprendosi su un sorriso, quando finalmente inizia a rispondere, sgranando uno per uno i numerosi spunti raccolti. Così, nonostante gli argomenti affrontati, che spaziano tra paure, nazionalismi e disuguaglianze fin troppo concrete, a margine della sua lectio magistralis tenuta a Milano per Meet The Media Guru, la conversazione è lieve, limpida, persino piacevole. Ed è forse anche grazie a questa attitudine alla leggerezza che questo celebre antropologo, nato in India e ormai da anni accolto negli Stati Uniti, riesce a parlare di concetti dal sapore utopico come il “diritto alla speranza” o il “potere dell’immaginazione” senza cadere nella banalità o nel puro velleitarismo, ma anzi rendendoli in qualche misura plausibili e possibili, se non addirittura necessari.   È Appadurai che ha coniato vent’anni fa la celebre teoria sociologica dei flussi culturali globali: etnorama, mediorama, ideorama, tecnorama,...

Un pessimista di buon carattere / Emilio Isgrò cerca un impiego

Chi ha modo di frequentare Emilio Isgrò ne conosce il carattere. Irriverente, è il primo connotato che viene da associargli: parte non esigua del successo crescente che negli ultimi anni hanno i suoi lavori – in particolare le cancellature cui deve una fama internazionale appunto un po’ sulfurea – si deve al frisson con cui sempre ci fa riflettere sul senso di quel gesto concettuale sovranamente ambiguo che è in sé la cancellatura, e su quello che nello specifico ha “cancellare”, di volta in volta, l’Enciclopedia Treccani, I Promessi Sposi, la Costituzione Italiana o il Debito Pubblico (sfortunatamente, in questo caso, solo in effigie). Così che, confesso, mi ha preso in contropiede la notizia che lo scorso 6 ottobre Isgrò – da sempre un trickster, uno spiritello dispettoso – ha compiuto ottant’anni. L’evento è stato doverosamente celebrato, ma nel suo stile: senza sussiego e senza retorica (o meglio, con retorica ironicamente rovesciata, a sua volta “cancellata”).   La Triennale della sua Milano (nato a Barcellona Pozzo di Gotto, in Sicilia, Isgrò è milanese ormai da più di cinquant’anni) ha ospitato la mostra I multipli secondo Isgrò (promossa da Editalia e curata dal...

Intervista con Roberto De Simone sul Natale / La morte del presepe

Musicista, compositore, regista, autore teatrale, Roberto De Simone, oggi ottantaquattrenne, è una delle persone più significative della cultura italiana. Nessuno di coloro che lo hanno visto ha dimenticato lo spettacolo La gatta Cenerentola che nel 1977 aveva già raggiunto le 350 repliche, per cui De Simone decise di trasformarlo in una visione registrata. Il VHS uscì nel 1999 da Einaudi in una “scatola” con il libro che l’accompagnava. Così altre migliaia di persone poterono godere di questa favola napoletana scritta da Basile e ripensata da De Simone. Negli ultimi anni l’artista ha pubblicato altri bei libri. L’ultimo è La canzone napoletana nella collezione “I Millenni” di Einaudi. Tra i suoi libri ce n’è uno che mi è sempre parso straordinario: Il presepe popolare napoletano (Einaudi) del 1998. Ogni volta che vado a Napoli – e troppe poche volte negli ultimi tempi – lo tiro fuori dallo scaffale e lo riguardo. A Napoli si comprano le statuine del presepio, sempre nuove e sempre rinnovate. Negli anni Novanta c’erano Berlusconi e Bossi da mettere accanto ai pastori, poi, a seguire, Renzi e anche gli altri personaggi della sua corte. E attrici, attori, personaggi pubblici. Il...

Conversazione con Federica Sasso / Anoressia, fotografia e cura

Quest’anno a Lodi, dal 7 al 29 ottobre, si è tenuto, come di consueto, il Festival della Fotografia Etica. È un appuntamento unico nel panorama italiano e l’obbiettivo è raggiungere la coscienza della gente raccontando il presente. Un presente che Calasso chiamerebbe “l’innominabile attuale”. Un tempo caratterizzato dalle scissioni, geopolitiche e spirituali; caratterizzato dalla transitorietà delle cose. Ecco che, all’interno di questo paradigma, la fotografia, forse, più di altre arti-tecniche, riesce a cogliere l’intima essenza di alcuni eventi del mondo. Da una parte le guerre che dilaniano la quotidianità, la morte, il massacro, la tensione di carne e ferro; dall’altra, invece, per alcuni fotografi, c’è il desiderio e il tentativo, decisamente non scontato, di raccontare le piccole realtà, gli uomini e le donne che se ne stanno fuori dal cono d’ombra mediatico. Persone che, infine, si portano sulle spalle problematiche, esigenze e desideri che, probabilmente, sono anche simili a quelle di tutti noi. Federica Sasso, fotografa di Fabrica, quest’anno era la special guest del Festival. Reduce dalla vittoria del “Premio Voglino” per Sick Sad Blue, le ho fatto qualche domanda a...