Cinema

Su “Girls” e “American Bitch” / Scrittori misogini e groupie femministe

I. Girls è giunta a conclusione, si direbbe in coerenza con il resto della serie, con un calare smorzato. Le vicende aperte e quelle chiuse rimangono esterne al momento finale, che strascica e chiude l’ultima giovinezza, rimasta per tutta la serie di un certo tipo, cioè comunque sempre cool, economicamente instabile (ma a quanto ne sappiamo incredibilmente equilibrista) e spregiudicata nelle azioni, ma sempre pronta a deliberare sulle norme di condotta. Come Hannah, la protagonista, ci ricorda in una delle prime puntate dell’ultima stagione, abbiamo a che fare con un prodotto seriale che opina su qualsiasi argomento. I personaggi esprimono pareri a piede libero – e questo non è male, significa visibilità e articolazione di questioni che non potrebbero altrimenti venire a...

“Personal Shopper”, di Olivier Assayas / Tra l'invisibile e l'ipervisibile

La struttura di una qualsiasi Storia si costruisce attraverso la distribuzione evenemenziale degli eventi, tentando di tenere insieme gli elementi di continuità e discontinuità. Anche legando queste due dimensioni, c’è un momento in cui l’evento viene dichiarato chiuso, dove si mette il punto e si va capo. Tuttavia nello scollamento tra il punto e l’a capo si presenta un “resto”, un sentire inquieto che sussiste simultaneamente dentro e fuori l’evento. Questo resto non è un avanzo, come la nostalgia, o, peggio ancora, il rigurgito di una totalità consumata, ma una sostanza feconda che fa resistenza alla dichiarazione e di conseguenza alla propria chiusura insieme a quella dell’evento.   Olivier Assayas è senz’altro uno dei più grandi a mettere in forma questo “resto”, a renderlo...

Un film sui postumi della guerra nella ex Jugoslavia / Dall’altra parte

È la fatica di vivere di una donna, il fisico appesantito dagli anni, il viso segnato dall’abitudine di congelare le emozioni, il perno intorno a cui ruota Dall’altra parte, il film di coproduzione croato-serba, menzione speciale alla Berlinale 2016, premiato a Pola e al Trieste film festival, candidato dalla Croazia agli Oscar 2017. E sono le mutazioni del volto di Vesna, interpretata dall’intensa Ksenija Marinković, a scrivere una trama dove il visibile di un’esistenza ha radici in un passato che non passa, quando le vicende dei singoli sono state le pedine del gioco a scacchi dei padroni della guerra e della pace.  Lo spettatore la segue immersa nel suo trantran quotidiano di casa e lavoro, dal centro medico agli appartamenti degli anziani che assiste a domicilio. Nella sua...

Ritratto della regista tedesca candidata all'Oscar / Vi presento Maren Ade

Ironizzare sulle storpiature che le distribuzioni italiane operano chirurgicamente sui titoli dei film stranieri è pratica diffusa anche tra gli spettatori meno agguerriti e spesso ci si immagina i responsabili di questi provvedimenti come gli indolenti sceneggiatori di Boris che, tra un pisolino e l’altro a bordo di uno yacht, appena uno apre bocca l’altro urla “Genio!”. Vi presento Toni Erdmann non fa eccezione e chi sia a presentarci Toni Erdmann (il titolo originale) rimane un bel mistero. Di certo non lo fanno i protagonisti. Winfried, padre buontempone che da Toni si traveste grazie a protesi dentale e parrucche, più che introdurlo pacatamente in società, tende a lanciarlo come un treno in corsa pur di disturbare la noia mortale dei giorni passati a Bucarest in compagnia della...

Il metodo e il reale / “L'immagine e la parola” – Locarno, 10/12 marzo

«Scrivere fiction non significa aggiungere svolazzi di fantasia alla realtà, significa togliere, sottrarre, selezionare parti del reale». Con queste parole di Edoardo Albinati riesce a catturare e riassumere il focus de L'immagine e la parola  di quest'anno (Locarno, 10-12 marzo 2017). Giunto alla sua quinta edizione, lo spin-off primaverile del Festival del film Locarno fin dai suoi esordi si propone di indagare, con ospiti prestigiosi e autorevoli, il rapporto che intercorre tra parola scritta (letteratura, poesia, sceneggiatura) e immagine (cinema, ovviamente, ma anche serialità e fumetto). La manifestazione di quest'anno ha fatto emergere con più decisione del solito l'inevitabile convitato di pietra, vale a dire il reale.    A codirigere l'edizione di quest'anno, i...

“Elle” di Paul Verhoeven / La versione del padre

Come si sarebbe avvicinato alla storia di Michèle uno di quelli che si vendono nel mercato audiovisivo contemporaneo come “cineasti dell'eccesso”? Che film avrebbe fatto, poniamo, un Gaspar Noé, uno i cui film si attaccano a quell'implacabile determinismo (cfr. Irreversible) che piace tanto ai fasci? Semplice. Una volta individuato il trauma, ovvero il coinvolgimento di Michèle ancora bambina nell'alquanto veterotestamentario crimine del padre (il quale entrò nelle case di una via di Nantes, una a una, per sterminarvi tutti i bambini presenti), Noé avrebbe detto: bene, questa subisce un trauma infantile, quindi da grande ha le fantasie di stupro e, avendo lei due palle così, le mette in pratica.   Paul Verhoeven con Isabelle Huppert sul set del film.    Verhoeven, che per...

Funzione Méliès / Precoci incontri con il futuro

Il dominio della fantascienza sugli schermi contemporanei include quelli che con Jameson potremmo definire ideologemi legati a un ampio arco di concettualizzazioni del mutamento tecnoscientifico della/nella società: dal mutamento come progresso, al mutamento come inquietante catabasi. Lungo la linea nobile che unisce proiezione utopica ed estrapolazione distopica come poli opposti di un continuum critico (le cui tipologie e topologie sono state mappate da studiosi esploratori della terra del fantastico come Tom Moylan), si diversifica un proliferare di narrazioni che tengono viva e sempre rinnovano la “funzione Méliès” nei nostri consumi culturali – tra l'onirico e il luciferino, tra la meditazione e il trucco.   Georges Méliès in una scena di Escamotage d'une dame chez Robert-...

Intorno al sequel di “Trainspotting” / Avere vent'anni è uno stato mentale

«Scegli di andare a guardare un film, quello che ha impressionato la tua adolescenza, quello che ti ha messo faccia a faccia col mondo della droga. Scegli di assistere al suo sequel, sperando che ci siano tutti gli ingredienti che hanno reso grande il primo: musica, Scozia, battute dissacranti, scene grottesche. E ora vedi che succede».   T2 Trainspotting, nelle sale dal 23 febbraio 2017, è tenuto insieme dalla scrittura compulsiva su carta di Daniel “Spud” Murphy, uno dei quattro protagonisti, cristallizzato in una dimensione acronica a causa dell’eroina. Spud dirime le fila della narrazione attraverso fogli gialli sparsi nel suo laconico appartamento, cercando di mettere ordine negli accadimenti avvenuti vent’anni prima. La non linearità rappresenta lo stile dei romanzi di Irvine...

Note su Comic Strip (Gerhard Richter) / Un catalogo di aberrazioni

Chi scrive queste righe sente il dovere di chiarire una nota d'impiccio: in disegno è sempre stato un disastro. Come affrontare allora il resoconto di questo quaderno d'artista, concepito da Gerhard Richter (Gerd Richter, sulla copertina) nel 1962, intitolato Comic Strip (Walther König, Köln, 2014)? Richter l'ha composto un anno dopo aver lasciato Dresda e la Germania Est per trasferirsi a Berlino, in territorio occidentale. Un addio non facile, ma obbligato, covato a lungo, dalla fine degli anni '50, quando a Kassel vede i lavori di Pollock e Fontana (Documenta II, 1959). Si convince definitivamente dopo un viaggio turistico a Mosca e Leningrado, nel marzo del 1961. In aprile, quando scrive una lettera toccante al suo professore, Heinz Lohmar, è già a Berlino Ovest. Richter si...

Esiste un modo corretto per attraversare quei luoghi? / Austerliz, di Sergei Loznitsa

Non è necessario essere dei cultori del cinema per sapere che il documentario non è una rappresentazione fedele della realtà ma una sua costruzione interpretativa. Nello stesso tempo l’impressione di realtà e di oggettività ha una dimensione maggiore e invasiva, e tutti siamo sottoposti al suo possibile inganno. Più cerca di nascondere l’autore e gli strumenti di raccolta di quella realtà, maggiori devono essere le nostre attenzioni e astuzie. Più rende assoluta l’immagine, più dobbiamo interrogarci sulla sua esemplarità o eccezionalità. Più di altri documentari, Austerlitz del regista Sergei Loznitsa deve essere visto con questa cura perché la forza del suo messaggio è tale da concentrare tutta la nostra capacità visiva ed etica sulla selezione delle immagini operata dal regista,...