Alberto Savinio / Immortalità degli italiani

Dalla ricca e colpevolmente negletta produzione del Savinio saggista, ecco un passo da un breve e strepitoso scritto sul carattere degli italiani, che scantona dalle ovvietà e dai luoghi comuni per consegnarci al nostro destino di immortali e incombustibili come tegamini di coccio refrattario.

 

Anche mortalmente colpito, l’Italiano non muore. Non riuscirebbe a morire anche se lo volesse. L’Italiano è nella medesima condizione in cui era il centauro Chirone, e che a costui era tanto venuta a fastidio: è immortale. Per poter morire, anche l'Italiano, come Chirone, dovrebbe chiedere licenza. Ma oggi a chi si chiede licenza di morire? Del resto nulla dimostra che l'italiano abbia desiderio di morire. E se l'italiano, diversamente da Chirone, non sente desiderio di morire, è perché non sente noia della sua immortalità, è perché di questa sua immortalità egli non è cosciente. Non l’avverte, come non avverte il fluire del sangue nelle vene. Perché l'immortalità degli italiani non è acquisita ma connaturata: è un'immortalità fin dalla nascita. [...]

 

Ormai anche i più restii a conoscerci avranno capito che diversamente da come credono gli ingenui, gli italiani non sono un popolo allegro; non sono un popolo focoso; non sono un popolo passionale. Per una ragione naturale: perché gli italiani non hanno passioni.

 

E come potrebbero avere passioni? Le passioni bruciano, e l’Italiano è incombustibile come il tegamino di coccio refrattario.

 

La verità è che se gli Italiani dovessero vivere secondo la loro vera natura, ossia secondo questa loro natura refrattaria alle passioni e incorrutibile al tempo, essi vivrebbero inerti, impassibili e in istato di perfetta vegetatività. Ma implicati come sono nel consorzio umano, e per tanto tempo collocati nel centro del mondo civile, e anzi maestri essi stessi e dispensatori di civiltà, è necessario a questi “immortali” fingersi simili ai mortali e vivere apparentemente la costoro vita. Si capisce così quel che di “mimetico” è nelle cose degli Italiani, talvolta di “eccessivo”, come spesso in quello che si fa riflesso e non per propria ispirazione.

 

Edizione di riferimento: A. Savinio, Immortalità degli italiani, ora in Scritti dispersi 1943-1952, a cura di Paola Italia, Milano, Adelphi, 2004, pp. 73-78.


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