Milano / Paesi e città

Milano, 15 agosto 2003.
La città è vuota, son rimasti solo piccioni, turisti e diseredati. Al di là della rete che costeggia il lato interno del marciapiede, cataste di travi che puzzano di petrolio, tratti di rotaie arrugginite, un container per gli attrezzi. Stanno smantellando il capolinea del vecchio trenino Milano-Cormano, faranno un parcheggio. Il botteghino abbandonato della biglietteria coperto da una tettoia ondulata, è teatro di festini notturni dei desperados del quartiere, due panche di ferro attaccate al muro ospitano i loro sonni. In quell'angolo la fila di platani e il marciapiede s'interrompono, i mezzi che entrano in Dogana passano da lì. C'è un segnale di pericolo con un bidoncino della spazzatura fissato al palo. Veicoli militari in manovra - 50m., a due passi un cassonetto giallo per la raccolta dei vestiti usati e la fontanella comunale. In rilievo sulla colonna di ghisa verde scuro, lo stemma del comune, una croce rossa in campo bianco, il rubinetto d’ottone ha la testa di un drago. Nel silenzio irreale si distingue a distanza la musica dell'acqua che sgorga.


BINOCOLO SULLA VEDOVELLA
show di ferragosto
 

risveglio. carnagione olivastra, faccia da sonno, sbuca da un passaggio nella rete che delimita il cantiere. appoggia lo zainetto a terra, tira fuori il sapone, si toglie la maglietta arancione e la stende su una transenna. chino sulla vedovella lava con calma le braccia, il collo, il torace, si risciacqua. prende dallo zaino un telo lilla, s’asciuga senza fretta, guarda in alto, respira l’aria del mattino, sorride. rimette via la sua roba, si riveste, accende una sigaretta e va. ha un piccolo passo scattante, zoppica da una gamba.

qualche goccia di chanel. turchesi, neri e rosa s’accozzano nella fantasia geometrica della vestaglietta senza maniche. la donna arranca ciabattando lungo il marciapiede. corpulenta, capelli biondastri, regge una borsa nera e un sacchetto dell'esselunga nella stessa mano, s'arresta alla vedovella. come in trance bagna la punta dell'indice, sfiora entrambe le tempie. riporta il dito sotto il getto, qualche tocco dietro i lobi delle orecchie. riprende la marcia con la schiena più dritta.

idrofilo. la macchina accosta prudente. scende legnoso un vecchio, camicia e pantaloni chiari, capelli e baffoni bianchi, gambe lunghe, carnagione lattea. apre il bagagliaio pieno di taniche, le trasferisce in fila come soldatini ai piedi della vedovella, le riempie. tornando a caricarle nel bagagliaio segue un complicato sistema di stoccaggio che ricorda i labirinti. recupera sotto i sedili alcune bottiglie di plastica, le riempie e stiva. monta su e parte lento col fresco tesoro.

jogging. sole a picco. signora anzianotta in tuta sportiva. piccola, magra, pancetta prominente, occhiali, tiene al guinzaglio un levrierino scheletrico. son fermi alla vedovella. lei bagna una mano, muove le dita come tentacoli sopra la testolina aguzza dell'animale che accoglie grato la raggera di gocce. lei bagna ancora la mano, la passa lungo il corpicino più volte, sotto la gola. lui resta immobile, lascia fare. ripartono, lei fiacca, lui che trascina zampettando.

beautycase dell'artigiano. braghette corte, canotta, panza, età pensionabile. scende da un furgoncino, apre gli sportelli posteriori, traffica chinato. si raddrizza, schiaccia in bocca del dentifricio da un tubetto e si dirige alla vedovella con uno spazzolino in mano. lava vigorosamente i denti, torna sul retro del furgone e ributta lo spazzolino nella cassetta degli attrezzi.

un coltellino svizzero. cammina sotto i platani col naso per aria, tracagnotto, lento. bermudas, scarponcini da montagna, maglietta bianca, bretelle rosse, ombrello giallo a tracolla che pende sul polpaccio, borsello. non resiste al richiamo dell'acqua, estrae dai bermudas un bicchierino telescopico, l’allunga tirando le estremità, lo riempie, beve. lo rischiaccia con un colpo secco, si guarda intorno, l'infila in tasca con gesto furtivo. la strada è deserta, canicola soffocante, lo scorrere dell'acqua e i suoi passi.

duello al sole. lui lava la siringa sotto il getto, lei s’allontana trascinando i piedi, lo zainetto sgonfio sulle spalle, si gratta la faccia. troiaaa!!! urla lui, lei si blocca, volta al rallentatore la testa arruffata, dondola. lui esplode in una raffica d'insulti. rimasto senza fiato sciacqua ripetutamente la faccia, lei lo manda a dar via il culo con un gesto del braccio. lui insulta e si rinfresca, insulta e si rinfresca, la voce roca galleggia nell’afa del pomeriggio. ma va' a farti fottere!, replica lei riprendendo a camminare. lui accenna qualche passo, appena la ragazza si gira, molla un'altra scarica d’insulti. torna alla vedovella, schiaffa con furia l'acqua in faccia. grondante s'appresta più sollevato a seguirla all'inferno.

pulizie a secco. pastrano svolazzante, capelli grigi, unti. ferma la bici sotto un platano, puntella le braccia sul manubrio, reclina la testa in avanti. calzini corti, caviglie gonfie da bevitore. sputa, taglia il filo di bava con una mano, con l'altra s'asciuga la bocca. ripunta le braccia sul manubrio, cerca di sostenersi, sputa ancora. drizza la testa a fatica, scrosta minuziosamente gli occhi, sfrega le mani su naso e guance come i roditori. infila il mignolo in un orecchio, lo fa vibrare, si scaccola a lungo le narici, tira fuori qualcosa di bianco da una tasca, un fazzolettino? macché. dispiega il foglio, ci butta un’occhiata, lo torna a intascare, muove qualche pedalata verso l'acqua. no, tira dritto.

pediluvio del ballerino. cammina veloce, giubbino bianco attillato, capelli scuri intrisi di gel. frena di colpo alla fontana, appoggia una mano alla colonna. con una frustata della gamba fa volare una scarpa, si libera dell’altra allo stesso modo. sfila i calzini, li appallottola e intasca, gesti eleganti da illusionista. arrotola i pantaloni fino al ginocchio e tende una gamba sotto il getto, la muove su e giù come un ballerino, fa scorrere l’acqua tra le dita, inarca il piede. reggendosi al rubinetto rovescia la testa all’indietro in estasi. con una manciata di tovagliolini compone un tappeto dove appoggia i piedi puliti, s'asciuga con altri tovaglioli facendo equilibrismi. a gattoni recupera i vecchi mocassini, li calza, spolvera le braghe. risciacqua i calzini, raccoglie da terra i tovaglioli zozzi e li butta nel cestino. attraversa lento strizzando il bucato, l'annusa, si ferma in mezzo alla strada. affonda la faccia con voluttà nei calzini bagnati, le mani tenute a coppa.

giochi d'acqua. il lampione illuminaun tipo alto, massiccio, jeans e maglietta nera, foulard alla pirata. abbassa la cerniera dei pantaloni e tira fuori la mercanzia in faccia al drago. uno zampillo ad arco casca nella vasca della vedovella intersecando il flusso costante dell'acqua. con una mano il pirata dirige il suo getto a colpire quello rivale, duella nell'aria zigzagando. tappa la bocca d'ottone del mostro, dal forellino sulla testa s'alza uno schizzo, lui avvicina le labbra, beve mentre piscia. esaurita la riserva, una sgrollatina e mette via il suo rubinetto. raggiunge la rete, forza il passaggio, scivola dentro l'oscurità del cantiere.


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toni fachini Mar, 22/03/2011 - 16:18
l'acqua è di tutti, belli e brutti, VOTA SI'
gidierre Mar, 22/03/2011 - 22:17
al solito, QUANDO scrivi sprigioni magia che trasfigura l'apparentemente insignificante in una luminosa bolla iridescente. ma non evanescente come quelle di sapone. l'acqua serve anche per quelle, VOTA SI'
Riccarda de Eccher Mer, 23/03/2011 - 14:52
...fresche e precise le tue immagini. Brava Toni! Se penso che in Carnia hanno demolito le fontane per fare posto ai parcheggi !!! Non conoscevo la parola "vedovella" per "fontanella". Dovresti fare una nuova voce su "wikepedia.it".... Ovviamente l' acqua deve restare pubblica.
francesca cecatti Mer, 23/03/2011 - 17:32
la forza delle tue parole che arrivano nude e reali è emotivamente grande e tu sei bravissima. L'acqua è di tutti. VOTA SI'
toni fachini Gio, 24/03/2011 - 15:14
ringrazio tutti, mi fa molto piacere che abbiate apprezzato la mia piccola cronaca urbana. m'addolora ciò che dici, Riccarda, son dei criminali, penso alla meraviglia di quell'acqua ghiacciata di montagna sepolta sotto il cemento. demolire una fontana è demolire un luogo impregnato di storia, un luogo d'incontro, di ristoro, d'approvvigionamento, un luogo dove son nati amori e discordie, un luogo di chiacchiere e anche d'ozio, il fulcro del paese. è cancellare tutta la vita che è scorsa intorno. non so se anche in altre parti d'Italia chiamino vedovelle le fontanelle cittadine, mio marito che è di Cremona, dice che da loro le chiamano vedove. forse il termine è nato in tempo di guerra, è molto romantico pensarle come giovani spose inconsolabili.
Anonymous Lun, 28/03/2011 - 10:26
Brava Toni, per il tuo sguardo ironico sull'umanità di strada ma affascinato dalla sua varietà e vitalità. Bella l'idea delle fontanelle assimilate a piangenti vedove di guerra. Un abbraccio tuo Angelo
monica la ferro... Dom, 08/05/2011 - 12:21

Mi commuovo mi muovo mi accingo a catturare per liberare la storia di Vedovelle in zona confine grazie a tuo delicanto e potente raccontare.

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