La linea ha un valore fondamentale nella ricerca di Giovanni de Lazzari. L’artista ha finora cercato di produrre un immaginario privilegiando la matita, che meglio di altri strumenti riesce a definire le sue figure, colte con uno sguardo favolistico.

La scelta formale, il medium e il contenuto sono strettamente congiunti, come nello svolgimento sonoro di un’opera musicale: “A proposito del rapporto tra forma e contenuto, mi piacerebbe raggiungere un’unità completa fra gesto e pensiero, attraverso l’esercizio quotidiano della linea”.
Il segno a matita parte da un’idea o da una forte impressione derivata dalla realtà e rivive attraverso la rivelazione evocativa di un’immagine scarna ed essenziale, estensione dello sguardo dallo spazio dell’intimità.

 

È un viaggio continuo dall’osservazione del reale al taccuino, in una fluida circolazione, dallo schizzo al disegno finale, più volte reiterato attraverso la linea di grafite 2H, in una declinazione giornaliera della tensione che si dinamizza tra lo sguardo e il segno lasciato sulla carta.  Nei taccuini di De Lazzari si svolge l’azione di un ossimoro sottile: l’antagonismo comunicante fra segni e codici diversi, tra parole e immagini.  Tra gli appunti e i disegni a matita c’è al contempo un’affinità tematica e una differenza che li rende inconciliabili. I segni testimoniano un modo di operare istintivo. Esprimono l’estensione di un luogo intimo, nel quale il soggetto si rivela attraverso le proprie disarmonie. Anelano a una condizione che sciolga il legame fra significato e significante e che ridefinisca le esperienze vissute. 

 

Giovanni de Lazzari, Untitled, 2010, Courtesy Collezione BACO, Bergamo.

 

De Lazzari intende la natura come ambito simbolico, ed esplora i suoi territori complessi attraverso il segno grafico, operando una sintesi indispensabile: “Quando osservi un soggetto della natura hai la consapevolezza che nessun mezzo potrà mai permetterti di comprenderne del tutto la sua complessità. L'intreccio, il nodo, la pianta potata, il cane legato e gli uccellini esprimono, per me, ciò che dell'erotismo e dei rapporti di forza non potrei mai dire con altri mezzi (l’immagine non racconta, infatti, non ha senso ma produce senso). Quando ho visto per la prima volta la sezione umida di un ramo potato o il collare di un molosso pendere da una corda tesa tra due alberi non ho riflettuto, mi sono stupito (non ho fatto affidamento sul pensiero logico-discorsivo ma ho contemplato istanti mutati in eventi, che, per la particolare forza espressiva estetica, definirei icastici). Tutto il resto per me si fonda su un mio profondo senso di inadeguatezza verso la complessità della Natura: non posseggo le capacità di un ragno né posso cantare come un merlo; invidio le molte braccia degli alberi. Quando disegno con la matita boccioli di rosa so che potrò farlo solo attraverso una sintesi, che, come sottrazione opportuna di elementi trascurabili, consiste di fatto in una mutilazione del "reale".


Senza titolo (2013) è un disegno di una mano che tiene nel palmo un pettirosso. Evoca una situazione ambigua, un duplice sentimento legato contemporaneamente sia alla protezione sia all’idea di imprigionamento. Rimanda a una prigionia parziale, a una marginalità che ci osserva e ci interroga. Nella sua semplicità, suggerisce la via istintiva per raggiungere un equilibrio: per stringere un uccellino si deve riuscire a moderare la forza, come si fa con le cose fragilissime. In questo esercizio da monaci shaolin è custodita l’essenza della ricerca di De Lazzari, intesa come un viatico per cercare di comprendere il mistero dell’osservare, per cogliere nel profondo ciò che costituisce l’emarginazione degli sguardi. 

 

Le altre matite:

 

Francesco Lauretta, Breve storia delle mie matite

Francesca Serra, Simonio e Lyndiana

Chiara De Nardi, Matita. Strumento divinatorio

Giuseppe Di Napoli, L'anima nera del carbone

Aldo Zargani, La matita del fato

Giovanna Durì, La prima matita e le sue compagne

Francesca Rigotti, Matita: veloce e lenta, giovane e antica

Maria Luisa Ghianda, Histoire d’H (di B e di F)

Guido Scarabottolo, Perdonare gli errori

La redazione, Una matita per l'estate. Il concorso doppiozero

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