Alda Merini a Stoccolma con il pulcinoelefante

L’ultima volta che ci siamo visti mi ha offerto un Ginger, una bibita a base di zenzero in voga negli anni Sessanta. “Guarda, guarda come büscia [frizza]mi dice in dialetto brianzolo e io guardo meravigliato nel bicchiere la festa delle bollicine. L’arte di Alberto Casiraghi è trarre gioia e meraviglia dalla banalità del quotidiano per valorizzare le cose semplici, come quella volta in cui, durante una delle sue innumerevoli telefonate ad Alberto, la poetessa Alda Merini in un momento di sconforto minacciò di buttarsi dalla finestra e farla finita una volta per tutte. Vista l’ora, Alberto le disse, rasserenandola: “ma no, hai appena pranzato!”.

 

Alda Merini, La Poesia. Osnago, Marzo 2004. Edizione di 33 copie.


A partire dalle ore 07:30 di ogni giorno della settimana Alda Merini telefonava diverse volte nell’arco della giornata ad Alberto, talvolta dettando poesie per Pulcinoelefante: una serie sterminata di libretti da lui stampati a caratteri mobili nella sua fantastica casa popolata da ragni, maschere africane, viole e violini, pupazzi di Disney, stampi per i dolci, specchi, fotografie, sparititi musicali, fregi, merletti, libri in gran quantità e lucertole (solo d’estate). Nel giardino di questa casa una volta vivevano anche due capre che mangiavano la carta vegetale pregiata con la quale si stampano i libretti. Al piano superiore, un asino riprodotto in scala 1:1 domina la stanza da letto dove si trova l’archivio con tutti i libretti stampati ad oggi, oltre diecimila. 

 

Macchina tipografica Audax Nebiolo nella casa-laboratorio di Alberto Casiraghi a Osnago. Foto di Matteo Imbriani. Casiraghi con una delle capre nel giardino di casa. Foto di Daniele Ferroni.


Ogni libretto stampato a tiratura limitata con la preistorica macchina Audax Nebiolo, un vero dinosauro dell’industria tipografica, è composto da due fogli di carta cotone Hahnemühle color avorio, piegati e cuciti a mano, sui quali è stampato in caratteri mobili Bodoni un aforisma o una breve poesia. Al testo si accompagna un disegno, una grafica, una fotografia o un oggetto che talvolta è in corrispondenza con le parole, altre volte non lo è affatto, anzi è loro ostile e le sfida. Sono questi i libretti più belli, quelli in cui il testo duella con l’immagine assumendo nuove e imprevedibili posizioni per schivare un colpo o assestarne un altro. Arbitro di questi scontri spesso è Roberto Bernasconi, amico e assistente di Alberto. 

Sono duelli da osservare a distanza di sicurezza. Lo scontro tra parola e immagine ha infatti necessità di uno sguardo a distanza. I Greci dei tempi di Omero lo chiamavano “teicoscopia – osservare dall’alto delle mura”. Nel terzo canto dell’Iliade Priamo chiama Elena a sedersi accanto a lui presso una torre della città assediata affinché essa riconosca da alcuni indizi visivi i guerrieri Achei e li nomini: “vieni a dirmi il nome” (Libro Terzo, 165). Lo scontro non avrà luogo prima che Elena riconosca e nomini. Vedere e nominare si trovano così associati nell’osservare a distanza uno scontro che dà origine al poema. La questione è intricata e lunga da sbrogliare, perciò per il momento meglio abbandonare le mura della città assediata e scendere in basso, al piano del compositoio tipografico di Alberto. Su questo piano si compongono materialmente i caratteri mobili, i filetti, le bacchette, i decori, le xilografie, molte di queste incise su legno di bosso dal grande Arturo Porazzi, che ricordo con ammirazione e affetto (è scomparso nel 2006). 

 

Stampe xilografiche da incisioni di Adriano Porazzi. Adriano con Alberto Casiraghi in una foto scattata da Antonello Bertolucci.


Nella composizione tipografica le immagini si mescolano con le parole, mentre queste si scompongono in sillabe e lettere singole per poi ricomporsi formando nuove parole, entrando e uscendo dalla cassa tipografica dove si trovano riposte in bell’ordine. Tutto ciò rende mobili nell’atto del comporre non solo i caratteri ma anche i significati, naturalmente solo quando la tipografia è una gioia. “Pulcinoelefante è la gioia della tipografia” disse Enrico Tallone, titolare della famosa casa editrice Tallone che ancora oggi stampa con caratteri di piombo fusi dalle matrici originali, tra questi il Garamond della Deberny & Peignot e il carattere Tallone, disegnato dal padre Alberto nel 1949. 

 

Alberto Casiraghy, dü sciamp. Osnago, Febbraio 2010. Poesia in dialetto dedicata alle galline che scappano con le loro “due zampe” dal destino di finire in brodo. Disegno di Luciano Ragozzino inciso da Adriano Porazzi. Due dettagli del libretto.


Un libretto Pulcinoelefante che comunica bene questa dinamica del senso e al tempo stesso anche lo spirito giocoso di Alberto è un libretto stampato in 25 esemplari nel 2010. Per assonanza fonetica, con un passaggio dalla lingua francese al dialetto brianzolo, il nome dell’artista dadaista “Duchamp” diventa “dü sciamp”  che significa “due zampe”. È il titolo di un breve componimento dialettale con il quale Alberto celebra lo scampato pericolo delle galline dalla minaccia di far buon brodo: “finirö maj de vurèc ben aj gaên che scapen del bröt – non finirò mai di voler bene alle galline che scappano dal brodo”. Il testo è accompagnato da un disegno di Luciano Ragozzino, inciso da Adriano Porazzi: due zampe dell’animale raccolte in una posa devota che potrebbe significare “grazie a Dio sono salva!”. Le zampe sono infatti sezionate come i particolari anatomici ex voto esposti nelle chiese. C’è qualcosa di aristocratico oltre che di devozionale in questa immagine. Le grinfie e la texture grafica di un drago stampato in copertina conferiscono infatti per associazione visiva alle zampe della gallina un che di araldico. Immagini araldiche e figurative si combinano tra loro e con altri simboli grafici e segni fonetici generando tensione tra ciò che è linguistico e ciò che non lo è. Sul piano della composizione tipografica ha luogo una contesa diversa da quella tra Achei e Troiani ma non per questo meno carica di tensione.

Tra i libretti nei quali la tensione non cade molti sono quelli con testi di Alda Merini. Il sodalizio della poetessa con Alberto è di lunga data, tanto che, quando si ventilò l’ipotesi di una sua candidatura al Nobel per la letteratura, visto che a Stoccolma fa piuttosto freddo, questa propose ad Alberto di accompagnarla lassù con il Pinguinoelefante anziché con il Pulcinoelefante.

Numerosi sono i poeti e gli artisti che hanno partecipato all’avventura umana prima ancora che artistica e letteraria di Pulcinoelefante. La stampa di un libretto è il pretesto per passare una giornata insieme: si compongono i caratteri e le xilografie, si stampa, si rilegano le pagine, si applica l’immagine o l’oggetto in giornata. 

 

Giorgio Manganelli, La letteratura. Osnago, Ottobre 2012. Edizione di 23 copie. Disegno di Alberto Casiraghy.


Guido Ceronetti, Aforisma. Galligrafia d’orio. Osnago, Giugno 2011. Edizione di 33 copie. Fondazione Gruppo Credito Valtellinese di Milano – Refettorio delle Stelline. Immagini della mostra.


A questa vasta produzione è dedicata la mostra I pulcini di Casiraghy. Tipografia e poesia, allestita presso la Fondazione Gruppo Credito Valtellinese di Milano – Refettorio delle Stelline (fino al 31 marzo 2018). All’ingresso si è accolti da una cascata di libretti che interrompe la sequenza ordinata dei tavoli sui quali sono esposti i materiali. Il percorso espositivo è articolato in tre sezioni: la Filosofia della vita (Saggezza, Amore, Natura); gli Amici (Scrittori, Artisti, Alda Merini); le Arti (Poesia, Musica, Arte, Gastronomia, Tipografia, Libri). La mostra è corredata da strumenti del lavoro tipografico, fotografie, disegni, lettere, manifesti e oggetti vari. Appena sarà disponibile il DVD, anche dalla proiezione del film diretto da Silvio Soldini Il fiume ha sempre ragione. Il film ha come protagonisti Alberto Casiraghi (in arte Casiraghy) e il tipografo, editore e grafico svizzero Josef Weiss.

 

Fondazione Gruppo Credito Valtellinese di Milano – Refettorio delle Stelline. Immagini della mostra.


Alberto non è solo un maestro della stampa è anche un poeta e un artista che ha creato un universo unico e singolarissimo di cui i libretti sono materiale di risulta. Il mondo magico nel quale vive è semplice e innocente. Entrando in questo modo si scopre lo straordinario nell’ordinario, la meraviglia del Ginger che büscia in un bicchiere. 

 

Fino al 31 marzo alla Galleria Gruppo Credito Valtellinese (Milano, Corso Magenta 59).

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