Amici per la vita

Pochi sanno mostrare la capacità della filosofia greca di “continuare a parlare instancabilmente, con grande precisione, lucidità” ed inesausta vitalità al, e del, nostro tempo come Claudia Baracchi. Il suo ultimo libro sull’Amicizia (Mursia, 2016) ce ne offre un prezioso ed ispirato saggio nel quale la relazione amicale appare sin da subito come il luogo privilegiato per realizzare quella che Marie Louise Von Franz in Rispecchiamenti dell’anima chiamava “l’individuazione reciproca”. Nello spazio “esemplare, privilegiato e favorevole dell’amicizia”, spiega infatti Baracchi, “ognuno può esprimersi al massimo, esplorare il possibile, assumere nel modo migliore il compito di vivere e, vivendo, diventare se stesso”.

 

Ma la lezione che l’attualità deve tornare ad apprendere dalla filosofia greca, se vuole tesaurizzarne la feconda esperienza, è che “l’amicizia  non può essere né ricondotta, né contenuta nello scambio tra i soli amici. Poiché nell’amare l’altro, si è colti nel comune movimento verso il bene, ovvero nel movimento del vivere bene, della vita bella nella sua pienezza (in una pienezza che non significa l’inerzia del soddisfacimento raggiunto, bensì un inestinguibile desiderio di realizzazione)”. In questo senso si è amici per la vita, per favorirne cioè la piena fioritura, per indirizzarla verso ciò che le dà senso e per poterne godere vicendevolmente. È quanto caratterizza quella che nell’Etica nicomachea Aristotele chiama l’amicizia per virtù, l’unica forma di amicizia, a ben vedere, degna di questo nome (di contro all’amicizia basata sull’utile e a quella sul divertimento che sono relazioni strumentali). 

 

 

La philia che gli amici, in due o a piccoli gruppi, condividono, riguarda certamente la benevolenza che provano l’uno per l’altro ma è animata dalla condivisione di valori comuni che la trascendono e la orientano: la verità, il bene e la giustizia. Più che un sentimento, l’amicizia appare allora come una qualità emergente nata dalla complessità organizzatrice delle diverse virtù che chiama a cooperare e alle quali, al contempo, si dedica. Nonostante assuma e salvaguardi le peculiari caratteristiche personali degli individui che le danno vita, tale amicizia si dimostra altresì capace di retroagire su di esse, per dar loro una forma consonante rispetto a ciò di cui si prende cura. Nell’amicizia, spiega Baracchi, si sperimenta infatti “un’appartenenza duplice: si appartiene affettivamente sia alla comune ricerca, sia a chi la condivide con noi.” Eppure questa comune appartenenza non appiattisce le differenze, nemmeno tra persone affini, perché “l’amicizia non richiede conformismo: gli amici si somigliano perché ognuno dei due (o più) aspira a diventare se stesso, ovvero impara a somigliare a se stesso”. E può farlo, potremmo dire parafrasando Rilke, in grazia di un altro.

 

Ne consegue che se il libro indaga, da una parte, la fenomenologia dell’amicizia come processo che facilita la possibilità di divenire ciò che si è, dall’altro analizza i diversi temi che essa, come abbiamo visto, chiama in causa. Nascono così splendide pagine sulla giustizia, come “pratica della differenziazione, tutela dalla fusionalità e dall’ingerenza, (…) principio costruttivo, o meglio creativo, che promuove (…) e favorisce aggregazioni sempre più complesse” delle diverse componenti della psiche e della polis, secondo la celebre analogia della Repubblica. L’armonizzazione delle diverse istanze di cui si compone la psiche secondo Platone (l’anima razionale, quella concupiscibile e quella “passionale”, legata al timos) è guadagnata salvaguardando le peculiarità di ciascuna funzione, ossia evitando l’assolutizzazione di una di esse e la confusione di pertinenze. Il mancato bilanciamento di queste differenti funzioni, spiega l’analista filosofa, è alla base delle “dipendenze (affettive o fisiologiche che siano), quando il desiderio domina incontrastato e assorbe a sé le iniziative e le capacità delle altre componenti, schiacciando così la vita dell’individuo nell’orizzonte di un desiderio totalizzante, divenuto ossessione, assillo. Oppure succede nella repressione, quando una ragione irrigidita e dogmatica vuole imporsi sulle pulsioni, disconoscendole e violandole”. 

 

 

Un discorso analogo viene affrontato riguardo alla contemplazione, alla politica, la natura, il cosmo e gli dei tutti aspetti che innervano l’amicizia e ne richiedono, al contempo, l’intervento. Quello che emerge non è uno scenario arcaico improponibile per il nostro tempo ma piuttosto un possibile paradigma di riferimento per riorientare la nostra amicizia con la vita del pianeta e dei suoi abitanti tutti, nella consapevolezza che l’interconessione irriducibile e permanente che anima l’insieme di tutti con tutto, non sfocia naturalmente in una superiore armonia ma richiede “negoziazione, scambio, trasmissione” costanti, nel riconoscimento dei limiti umani e nella capacità di trasformare i vincoli in opportunità. 

 

Attivamente votata al bene, alla sua promozione, alla sua realizzazione, nell’interesse dell’altro che ci è amico, l’amicizia diviene il luogo di “un con-sentire” che facilita la presa in carico delle molte relazioni che ci innervano. Realizza così un’intensificazione della vita, l’esperienza dell’autorealizzazione, della trasformazione in atto di qualità e virtù altrimenti presenti solo in potenza, e dunque, scrive Baracchi, l’esperienza del “bene nel percepirsi vivi”, nell’avvicinarsi, a quella piena fioritura della propria umanità che i greci chiamavano eudaimonia, felicità: 

“L’amicizia è intimamente legata alla possibilità di mettere in atto il potenziale degli esseri umani in quanto esseri umani (…) è condizione e ambito del massimo esplicarsi della dynamis umana. C’è, in questo, libertà. C’è gioia, intensificazione della vita. C’è la disponibilità a offrire aiuto e terapia, dove «terapia», secondo il senso del greco therapeia, non è cura come espediente ortopedico, rimedio correttivo, ma è bensì pratica del servire, dell’assistere, dell’onorare” l’amico, se stessi e la vita. 

 

Claudia Baracchi, Amicizia, Mursia, 2016, pp. 220, euro 13.

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