Buongiorno kafféééééééé1!1!!!1!

Facebook continua a incidere sulla nostra lingua, e oggi è il turno di una domanda assai banale, spesso accompagnata, a mo' di supporto visivo, cagnolini, seducenti “Patrizie Rossetti”, e tramonti dai colori photoshoppati male. Tale domanda si compone di due parole, molto comuni, che molti di noi pronunciano almeno una volta al giorno, a casa, a lavoro o al bar: «Buongiorno, caffè?». 

Fate mente locale alla vostra home di Facebook: vi sarà sicuramente capitato di vedere immagini come questa:

 

 

o questa:

 

 

Fondamentalmente sono immagini tutte uguali, in cui l'arte dello still life, celebrazione della consunzione, si creolizza con un'estetica della melensaggine. Sembra quasi che l'augurare il buongiorno, o addirittura il buongiornissimo, sia una missione umanitaria, una responsabilità sociale nei confronti dei giorni della settimana e dell'altrui morale. Le pagine Facebook da cui provengono queste opere d'arte contemporanea hanno denominazioni ricche di pathos come “Le ali del sorriso”, “Non mollare mai”, e gli utenti le pubblicano aggiungendo citazioni che mirano a innescare una riflessione sulla vita, sulla forza d'animo, la cui chiosa è sempre «Buongiorno, caffè». Un mantra per coatti, una preghiera pop, valida per festività ed eventi meno euforici.

 

Come ha ben scritto su E/C Alice Giannitrapani, il caffè è un crocevia di natura e cultura, di gusti e rituali, di esotismo e provincialismo. Il caffè scandisce i momenti della giornata, i pasti e le interazioni sociali, ha valore estetico e sensibile che innesca sinestesie, convocando tutti e cinque i sensi all'appello, anche solo grazie a una fotografia. Il caffè è nero e pungente come gli affanni della quotidianità e forse proprio per queste qualità in comune viene scelto come metodo di evasione prediletto. Dunque il benedetto caffè assurge a oggetto di valore, a veicolo di accettazione sociale, a pretesto per generare conversazioni con gli amici di Facebook. Ed è così che «Buongiorno kafféééééééé1!1!!!1!», questa la trascrizione più comune frutto del sapiente uso della tastiera e della lingua italiana, con tazzina e cagnolino con gli occhi a cuoricino al seguito, scaccia via l'insicurezza mattutina, la paura di iniziare un nuovo giorno ricco di imprevisti, rimediando il focolare sul diario virtuale. Il fenomeno di cui sto scrivendo è stato preso in considerazione dalla satira e dai giornalisti diverse volte, spesso in termini ironici, delineando una serie di topos ricorrenti della generazione caffè. 

 

Oltre all'appiattimento comunicativo, il problema di «Buongiorno kafféééééééé1!1!!!1!» è l'essere diventato la bandiera di una forma di vita, i cui tratti caratterizzanti fanno sorridere chi la osserva da una buona distanza, ma che ultimamente sta assumendo un ruolo importante nelle decisioni delle sorti del mondo. No, non è un'esagerazione, è una semplice costatazione, forse azzardata, di uno stato di cose. Mi riferisco alla “piaga dei quaranta-cinquantenni su Facebook”, il cui profilo assomiglia a quello dell'elettorato di Trump descritto qui da Sergio Benvenuto, ovvero “delle persone con poca istruzione, di mezza età (50 anni età ideale), bianche, e tendenzialmente povere”. A ragionarci sarebbero gli stessi che hanno determinato Brexit, indi tra un caffè o come piace a loro kaffééé, e un altro, coloro che noi consideriamo alla stregua di un meme sanciscono il destino del pianeta. Alla fine pure Donald Trump è un meme in carne e ossa, ne ha tutti i requisiti: grottesco, con un colore di capelli improbabile, e una serie di “commenti memorabili” al suo attivo.

 

Da quanto si legge sul Washington Post, un utente di 4chan, il noto sito imageboard da cui scaturisce la maggior parte delle immagini virali della rete, ha dichiarato «abbiamo eletto un meme come presidente». Per provare tale affermazione, il WP ha riportato diversi stralci di conversazioni avvenute sulla bacheca Politically Incorrect durante lo spoglio dei voti, proprio quando Hillary Clinton era data per vincitrice, grazie ai quali si nota un incoraggiamento a usare l'uso di meme magic, della magia dei meme, per rendere l'America grande di nuovo, citando letteralmente lo slogan di Trump abbreviato in MAGA. E così, al momento della certezza della vittoria del meme, si sono aggiunti alle ovazioni di approvazione alcuni sostenitori di Brexit, tanto da portare un 4channer a modificare e pubblicare un post celebrativo della Gran Bretagna fuori dall'Unione Europea, dedicandolo a Trump. In buona sostanza il breve componimento esalta la vittoria della gente, della classe media, che lavora duro foraggiando i ricchi e gli intellettuali, oggi finalmente perdenti. 

 

Per di più in rete inizia a circolare una foto di tazzine da caffè come gadget elettorali di Trump e in uno dei suoi meme più amati si pratica una radicale innovazione: «Buongiorno Atomikèèè».

 

A questo punto ho capito tutto: la piaga non è solo online, ma ovunque. Per quanto possiamo leggere, scrivere, studiare, informarci, la maggioranza decisionista sarà sempre quella delle persone che basano la loro filosofia di vita su assunti qualunquistici mutuati dalla rete, social e sociale, in particolare da pagine Facebook dove campeggiano maschi alfa e donne la cui unica forza è l'invidia altrui.

 

Il problema per noi italiani si pone, eccome. Il 4 dicembre è ormai alle porte e anche questo referendum, come nel caso di Brexit, si sta giocando sui discorsi online. Poche persone si prenderanno la briga di leggere la costituzione e decidere con la propria testa – io ne conosco solo una – mentre tanti altri baseranno il loro voto sulla cantilena «Renzi dov'è? Che fa? Caffè!». Il problema non è la mancanza di cultura, è che quest'ultima sfugge, scappa, si rende meno disponibile dei meme latori di ideali, buoni o cattivi che siano. Per me il caffè non ha più lo stesso significato e sono alla ricerca di un modo alternativo per augurare buongiorno. 

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