Parigi. Il confronto ritrovato

Gli italiani, che hanno visto in tanti La battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo, lo sanno bene: la Francia con il suo passato coloniale ha un grosso problema. Io sono senza dubbio un francese che ha un atteggiamento negativo, ma trovo che questo problema, questi oblii, sono molto più interessanti per capire il nostro presente di tutto ciò che vogliono imporci in quanto memoria ufficiale, attraverso le commemorazioni, per esempio.

 

Gli italiani, come i francesi, sanno pure che ormai non è più necessario essere un uomo o una donna culturalmente preparati per accedere alle più alte cariche dello stato. Pertanto siamo inclini a un entusiasmo un po’ esagerato, quando per caso il “cambiamento” porta al governo a Roma un vero “professore di economia” o alla presidenza a Parigi uno che è uscito dalla prestigiosa quanto impervia Scuola Nazionale di Amministrazione, appassionato di storia.

 

In Francia, il primo governo di François Hollande è stato d’altronde messo sotto segno classico, lui pure un po’ maltrattato, della grande meritocrazia francese: molti suoi membri, a cominciare dal primo ministro, sono figli della classe operaia che la scuola della Repubblica ha portato ad assumere alte responsabilità. Questa meritocrazia ha i suoi limiti, ma vale infinitamente di più del sordido clientelismo a cui hanno voluto abituarci.

 

Come la democrazia elettiva, la meritocrazia è un male minore. Bisogna quindi difenderla, da una parte, per ciò da cui ci protegge, e dall’altra metterla in discussione per ciò che essa ci impedisce di immaginare e di vivere. I più grandi ricercatori e pedagoghi, è risaputo, non sono stati quasi mai delle bestie da concorso. Ma è un’altra storia.

François Hollande, che è un uomo colto, legato ai valori del sapere e della sua trasmissione, ha scelto, il giorno della sua investitura, di onorare due personalità che potevano rappresentare, a suo parere, i valori della Repubblica francese.

 

La prima è Marie Curie, scienziata di cui ha tenuto a ricordare le origini polacche, come esempio riuscito di “crogiolo francese”. Marie Curie ha scoperto le proprietà del radio - alcune un po’ tardivamente, dal momento che proprio le sue ricerche sono state la causa della sua morte precoce. Questo primo omaggio mi permette di ricordare, ma ho davvero un atteggiamento negativo, che la Francia ha anche un problema con l’energia nucleare - militare e civile - problema che l’espressione “Grande Nazione” nasconde piuttosto bene.

 

La seconda personalità è Jules Ferry. Questo vecchio presidente del consiglio è tradizionalmente associato, anche se la realtà è più complessa, alle leggi che, nel 1881 e 1882, hanno reso la scuola francese gratuita, laica e obbligatoria. Sottolineo di passaggio che l’equivalente italiano è più precoce, ma che lo stato non aveva fondi per applicarlo.

 

 

Jules Ferry è anche stato, ma questo è meno noto, uno dei cantori del colonialismo francese. Un celebre scambio di battute con Georges Clémenceau viene citato quasi sempre come esempio della grande follia coloniale che si è impadronita della Francia negli anni 1880 - come di gran parte dell’Europa d’altronde, all’epoca del Congresso di Berlino.

 

In questo scambio, Jules Ferry si mostra convinto della “missione civilizzatrice della Francia”, e soprattutto dell’esistenza di “razze superiori”. Georges Clémenceau gli risponde che ha visto alcuni tedeschi riferirsi a simili gerarchie per giustificare una guerra contro la Francia. Invecchiando, Georges Clémenceau diventerà “Tigre” e perderà il suo humour. Si farà chiamare il “primo sbirro di Francia”.

 

Per alcuni giorni mi sono meravigliato di vedere che all’annuncio di questo doppio omaggio nessuno reagiva andando oltre la parafrasi del dispaccio dell’Ansa francese. Trascuro di proposito alcuni rauchi “tenori” della nuova opposizione che hanno votato in coro, nel 2005, la legge che imponeva di insegnare “il ruolo positivo della presenza francese oltremare”. Davanti a ogni nuovo governo socialista in Francia, l’ebetudine radiosa della sinistra si chiama “stato di grazia”. La stampa di destra, alla contestazione preferisce il potere.

 

 

Allora ho scritto un articolo sul mio sito, che ho poi inviato alla trasmissione televisiva on line Arrêt sur images e al sito di informazione Rue 89. Il giorno dopo, caso o necessità, su questi due siti uscivano a loro volta due articoli, il secondo che rinviava al mio in una nota a fondo pagina. L’articolo di Rue 89 è stato la miccia di una vera polemica che, il 14 e 15 maggio, ha occupato buona parte della carta stampata. Così François Hollande ha scelto di rispondere nel suo discorso del 15 maggio:

 

“Ogni esempio ha i suoi limiti, ogni grandezza le sue debolezze e ogni uomo può sbagliare. Salutando oggi la memoria di Jules Ferry che fu un grande ministro della Pubblica Istruzione, non ignoro affatto i suoi abbagli politici. La sua difesa della colonizzazione fu un errore morale e politico. E in quanto tale deve essere condannata.”

 

È la prima volta, c’è di che esserne sbalorditi, che un Presidente della Repubblica francese condanna la colonizzazione. Questo primo battibecco inaugurale tra una stampa di sinistra che, mediamente, aspetta più di quanto non speri da questo quinquennio, e un uomo che mostra - cosa del tutto inedita nelle nostre tradizioni “regali” - un carattere da presidente “normale”, spero che annunci cinque anni di dibattiti fecondi.

 

Tanto basta, in questi giorni in cui un alquanto improbabile Manuel Valls viene nominato ministro degli Interni, per sapere che questi confronti saranno duri. E d’altra parte, lo leggo in questo momento, la casa di Marie Curie, che di nome facevaMaria Skłodowska, è ancora radioattiva.

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