L’economia etica

Che tipo di sviluppo possiamo immaginarci dopo la società industriale? È palese che il paradigma industriale/consumista che abbiamo ereditato dal Novecento è ormai in crisi. I mercati sono saturi; i margini di profitto si stanno ritraendo; l’ideale di una perenne crescita consumista sta perdendo legittimità; negli ultimi trent’anni, i capitali si sono spostati sempre di più verso i mercati finanziari. In altre parole, il paradigma industriale mostra tutti i sintomi che lo storico Giovanni Arrighi ha identificato come segni della fine di un ciclo d’accumulazione. Come Adam Smith alla fine del Settecento e Henry Ford nei primi del Novecento, dovremo essere in grado di intravedere i primi segni di un nuovo modello.

 

La molteplicità di pratiche che rientra nel campo dell’innovazione sociale si organizza secondo due tendenze che risultano dalle nuove tecnologie d’informazione e comunicazione: la riduzione dei costi di transazione e la riduzione della scala ottimale per la produzione materiale. Con Internet - e particolarmente con i media sociali - l’organizzazione di processi di produzione e distribuzione è divenuta molto più facile. Questo ha reso possibili fenomeni di co-produzione complessa come L’Open Source Software - nel quale i progetti di lavoro possono coinvolgere decina di migliaia di persone- e, più recentemente, piattaforme di crowdfunding (come Kickstarter) e di consumo collaborativo (come i GAS, ormai diffusi su tutto il territorio italiano). Per quanto riguarda la riduzione della scala ottimale per la produzione materiale, vediamo già gli effetti nell’industria automobilistica: ne sono un esempio la francese MDI, che usa macchine a controllo numerico per produrre localmente automobili ad aria compressa, o l’americana Local Motors, che si basa sulla stessa filosofia per assemblare localmente automobili progettate in processi collaborativi di Open Design.

 

La combinazione fra la produzione materiale - in scala ridotta e su base locale - e la progettazione collaborativa - spesso globalizzata e in formato open - ci indica la possibilità di un nuovo paradigma di sviluppo. Inoltre, la natura locale e collaborativa di questo nuovo modello di produzione lo rende accessibile a valori diversi da quelli della massimizzazione del profitto: lo rende un’economia etica. Un’economia dove l’agire economico è orientato alla soddisfazione di valori (la sostenibilità ecologica, la conservazione di culture o stili di vita locali, la condivisione e l’accesso) che emanano direttamente dai soggetti che partecipano ai processi produttivi. L’elemento etico è anche un fattore di efficienza: in processi di collaborazione diffusa come l’Open Source Software, l’adesione a dei valori comuni offre una motivazione in più ai partecipanti.

 

In realtà, l’economia etica non è un fenomeno nuovo. Un osservatore attento potrebbe tracciare i suoi elementi nello sviluppo dell’economia post-industriale: è a partire dagli anni ottanta che si è iniziato a parlare dell’importanza dei valori come di un fattore cruciale per motivare i lavoratori del sapere e per garantire flessibilità ed innovazione nelle catene di produzione. Oggi, vediamo una nuova economia etica prendere strade sempre meno costose, e gli strumenti per la coordinazione dal basso di processi complessi diventare sempre più efficienti.

 

Come in tutti i periodi di transizione, l’anello mancante della catena è la finanza. Settori innovativi come l’impresa sociale o le start-up dell’Open Manufacturing soffrono la fame, mentre enormi quantità di denaro vanno in iniziative di Responsabilità Sociale d’Impresa mirate a generare alta visibilità; la Fiat investe miliardi per perpetuare, per ancora qualche anno, la sua partecipazione in un settore automobilistico ormai in crisi terminale. In Italia si investe in grande opere e non in venture capital. Per accelerare il cambiamento, bisogna costruire gli strumenti che sono in grado di far incontrare i capitali finanziari con un nuovo settore in espansione, e aprire i mercati che consentano lo sviluppo di un nuovo paradigma small, networked & ethical.

 

 

Questo articolo è il prodotto del lavoro attorno a cheFare, premio per la cultura da 100,000 euro prodotto da doppiozero, ed è apparso su La Domenica del Sole 24 Ore



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