Tutto questo sta accadendo

Territorio, cultura, innovazione e creatività.

Una biblioteca che non sembra (solo) una biblioteca e viene definita “piazza del sapere”, sulla scia e per ispirazione di Antonella Agnoli, che ha portato in Italia questa rivisitazione dell’idea stessa di biblioteca. La dedica ad un simbolo della storia dell’Italia del Novecento – “il Pertini”, così si chiama questo centro culturale – per una struttura però nuovissima, molto grande e bella, e ora sede anche di un maker lab. Qui si incontreranno e confronteranno i cosiddetti nuovi saperi; in una contaminazione continua tra cultura, libri, software, file, stampanti 3D e altre macchine connesse, giovani e giovanissimi si cimenteranno nell’autoproduzione in uno scambio tra pari.

 

Questo spazio si trova a Cinisello Balsamo, un hinterland di Milano che non vuole essere periferia culturale né dormitorio, e che prova a dare cittadinanza ai processi culturali emergenti, soprattutto dei giovani che ne sono portatori. Quando si vede il Pertini per la prima volta è facile rimanerne impressionati, per dimensione e modernità della struttura, pubblica. L’idea stessa della piazza non è quindi solo uno slogan, perché Cinisello Balsamo ha 70mila abitanti ma il conteggio degli ingressi nel primo anno di attività ha registrato mezzo milione di passaggi.

 

La scommessa è questa, come può un’istituzione culturale pubblica giocare il suo ruolo fra conservazione e innovazione, tutela del patrimonio e rilancio della nuova creatività, essere “luogo, edificio o monumento” e al contempo dare continuità a un dialogo serrato col territorio? Se ne è parlato, insieme a istituzioni, testimoni ed esperti, all’incontro di inaugurazione di HubOut Makers Lab tenutosi a Cinisello Balsamo, il 18 gennaio 2014.

 

Se si unissero i puntini – le idee, le proposte, le sollecitazioni dei diversi interventi – come in quei giochi di enigmistica, il disegno trovato farebbe emergere una biblioteca o un museo dove le cose si toccano e si fanno e si guardano soltanto, dove parlarsi e ascoltarsi secondo una nuova cultura orale è fondamentale per rispondere alla velocità di spostamento della frontiera della conoscenza che non fa in tempo ad essere scritta in volume, dove l’ambiente è studiato per lo scambio e l’apprendimento e non per lo stoccaggio di materiale, dove saltano le gerarchie di età e di ruoli istituzionali perché può essere un ragazzo a spiegare e il bibliotecario ad apprendere… È un mondo nuovo dove, per dirla con Renzo Davoli, esiste già il teletrasporto, perché un bicchiere disegnato chissà dove nel mondo prende forma sotto i tuoi occhi, uno strato alla volta, grazie alla stampante 3D.

 

Ma torniamo a quei puntini, perché è da li che si passa. Guardiamoli come fossero le linee guida utili ad andare in quella direzione e proviamo a dargli la forma di un manifesto. Le asserzioni che ne uscirebbero suonerebbero così:

 

  1. 1. Occorre guardare alla produzione culturale secondo un nuovo paradigma, che superi i confini disciplinari ed elimini tutti i vincoli alla circolazione dei saperi

  2.  

  3. 2. Il nuovo paradigma parte dalle conoscenze e non dagli oggetti, che hanno sempre una forma contingente, parte dalle persone e dalle comunità, che rappresentano la chiave di successo di qualunque cambiamento si voglia promuovere, e sono il vero patrimonio di un territorio

  4.  

  5. 3. In questo senso cultura e produzione sono connesse, la crescita economica di un territorio dipende dal suo sviluppo delle conoscenze, la circolazione dei saperi è l’investimento fondamentale per garantire una futura ricchezza

  6.  

  7. 4. La circolazione dei saperi ha un vantaggio economico anche perché ha un costo inferiore allo stoccaggio di qualunque supporto e possibilità infinite di espansione, mentre pensare la conoscenza in termini di “hardware” (da creare, acquistare, immagazzinare…) va incontro ad inevitabili vincoli fisici

  8.  

  9. 5. In questa visione il territorio va letto come un ecosistema, basato sulle relazioni fra gli attori sociali, sulla circolazione delle idee, sulle interconessioni e le ricadute delle azioni, sulla opportunità e necessità di giocare meccanismi di moltiplicazione degli effetti (e quindi superando confini di competenza, di territorio, di età…)

  10.  

  11. 6. Nell’ecosistema persone e comunità vanno riconosciute come portatrici di saperi e competenze, anche da giovanissimi, le politiche devono pertanto promuovere e valorizzare, consentire di crescere, investire e scommettere, dimostrarsi elastiche e recettive alle loro proposte

  12.  

  13. 7. Nell’ecosistema le istituzioni devono aprirsi a nuovi legami e nuove partnership (come testimonia la presenza di Confartigianato in biblioteca) e le nuove reti delle politiche giovanili devono centrarsi meno sui problemi (sanità, servizi sociali, ecc.) e più sulle opportunità (cultura, produzione, ecc.)

  14.  

  15. 8. L’ecosistema delle opportunità secondo il nuovo paradigma richiede un diverso approccio al territorio, perché le opportunità nascono dal riuso di territori e fabbricati, da una nuova regolamentazione sugli usi di quanto già esiste, dalla concessione di spazi per nuove attività, dalla creazione di luoghi (musei, biblioteche, …) che consentano di crescere come comunità e coltivare nuovi saperi e nuovi incontri

  16.  

  17. 9. Lo sviluppo delle conoscenze della comunità è direttamente proporzionale alla risonanza nel sistema: moltiplicare le esperienze, gli stimoli e le occasioni di conoscenza è la miglior garanzia che ciascuno trovi il proprio talento, riconosca le proprie capacità e le metta disposizione sotto forma di attività o impresa

  18.  

  19. 10. Le istituzioni sono di fatto chiamate ad assumere un nuovo ruolo: più che la produzione di norme e l’erogazione di prestazioni e servizi, la scommessa è oggi quella di fare da connettore di relazioni, promotore di opportunità, agente capace di rimuovere i vincoli, valorizzatore di risorse e capacità esistenti, fermo restando una speciale sensibilità al tema della disuguaglianza, al diverso accesso alle opportunità

  20.  

  21. 11. Se persone e comunità sono le risorse fondamentali, le politiche devono agire sulla promozione di relazioni: questo vuol dire favorire aggregazioni per passioni e interessi, creare l’opportunità di incontri esemplari (testimoni, esperti, scienziati,…), attivare processi di mentorship, creare canali di comunicazione fra pari

  22.  

  23. 12. La libera circolazione dei saperi e l’epoca di forte mutamento possono ribaltare la distribuzione delle conoscenze e invertire la loro direzione: occorre predisporsi all’idea che i nuovi docenti siano più giovani dei discenti, che un ragazzo possa salire in cattedra a spiegare che cosa ha appena inventato, e più in generale assumere il principio che le competenze vanno continuamente rinnovate a qualunque età, data la loro velocità di obsolescenza

  24.  

  25. 13. I nuovi processi di apprendimento cambiano schemi cognitivi tradizionali – come la sequenza rigida teoria-prassi, il fatto di leggere il foglio di istruzioni prima di toccare un oggetto, l’idea che gli oggetti siano utilizzabili in un solo modo, quello previsto in produzione, ecc. – a favore invece di modelli in cui si apprende nel fare, si scopre manipolando, si creano le istruzioni anziché eseguirle, ci si attribuisce da subito il potere di creare e cambiare le macchine anziché solo farle funzionare

  26.  

  27. 14. Questo superamento della logica di persone-utenti a favore di una di persone-creatrici (di conoscenze, di nuovi usi, di possibilità) si genera anche con adeguate strategie di allestimento e regolamentazione dell’utilizzo dei luoghi espositivi e didattici: i visitatori non possono più essere solo chiamati a guardare e leggere, ma devono poter toccare, manipolare, costruire, agire, variare gli usi, non solo per il piacere di “giocare” e sentirsi attivo nella fruizione della cultura, ma anche per l’efficacia dello stesso processo di apprendimento

  28.  

  29. 15. La centralità delle persone e delle conoscenze deve essere trasparente non solo dall’attenzione alla relazione che deve caratterizzare tutti i luoghi pubblici deputati alla promozione dei saperi – come centri culturali, biblioteche, musei, ecc. – ma anche nelle condizioni ambientali di quei luoghi, perché il supporto non deve prevalere sul contenuto, perché luce e leggerezza favoriscono l’apprendimento, perché l’integrazione disciplinare può essere evidente dagli allestimenti stessi.

 

Un manifesto simile potrebbe dare certamente l'impressione di essere fatto solo di parole d’ordine, suggestioni e linee guida. Poi però uno vede gli incantevoli animali sospesi nel Museo delle Scienze di Renzo Piano a Trento, vede un ragazzino muovere il suo robot, vede un gruppo scambiarsi file e software attorno ad un tavolo in biblioteca per fare chissà cosa, vede un amico passare da uno scanner e riprodursi identico e in scala ridotta grazie alla stampa in 3D… e quell’alone di fantascienza scompare, ci siamo, tutto questo sta succedendo.

 

All’incontro del 18 gennaio 2014 hanno partecipato - oltre a Stefano Laffi, autore dell'articolo e presente nel ruolo di moderatore - Siria Trezzi (sindaco di Cinisello Balsamo), Patrizia Bartolomeo (assessore alle politiche giovanili), Andrea Catania (assessore alla cultura e politiche produttive), Massimo Capano (responsabile progetto HubOut Makers Lab), Giulio Fortunio (Direttore Centro Culturale il Pertini), Antonia Caola (Museo delle Scienze di Trento), Cristina Bambini (Biblioteca San Giorgio di Pistoia), Renzo Davoli (Dipartimento di Informatica, Università di Bologna), Francesco Cacopardi (Istituto Luigi Gatti-Confartigianato Imprese).

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