Cartaditalia. Nuova fotografia italiana

Al bordo di una strada sterrata sta accovacciata una donna. La luce gialla ammanta tutta l’immagine come una nube luminosa. Sullo sfondo di una lingua d’acqua all’orizzonte, forse la foce di un fiume, si staglia una vegetazione radente di erba e cespugli. La donna tiene le braccia sulle ginocchia, voltata nasconde il viso e mostra un codino: sembra che stia fissando l’orizzonte, o che si sta riposando dopo una corsa. Forse è capitata lì per caso, proprio al centro della fotografia. L’immagine è scarna eppure ricchissima di riferimenti e indizi: più di una storia può prendere forma e intrecciarsi in questo scatto. Il verde e il rosso sono filtrati dal giallo di una luce densa e bassa. La donna separa i colori: prima di lei il verde e il rosso, poi il giallo che dispera verso un bianco lontano, opaco e sporco. Lo sguardo della donna va nella stessa direzione di quello dello spettatore; lo spazio è un territorio in perfetto equilibrio, pieno, denso eppure scarno. Oltre, nessun luogo sembra esistere: le tracce dei pneumatici sulla destra compaiono dal nulla e nel nulla svaniscono.

 

 

La fotografia è di Marco Signorini, tratta dalla serie ((Ra)), e illustra la copertina del numero di Cartaditalia dedicato alla nuova fotografia italiana. La nuova fotografia italiana, spiega nell’introduzione Elio Grazioli, curatore del numero, non è un gruppo o un movimento, ma un insieme di fotografi, ognuno con una voce ben distinta, capaci di sperimentare oltre le riduzioni critiche che per anni hanno ingabbiato i loro stessi maestri, da Giacomelli a Mulas, da Vaccari a Dondero.

 

Il numero di Cartaditalia è un vero e proprio giacimento, nell’arco di poco più di centoquaranta pagine viene presentato un repertorio essenziale e allo stesso tempo completo della fotografia italiana contemporanea, un percorso capace di mostrare il livello di assoluto valore che questa ricopre oggi nel panorama internazionale. La cura di Elio Grazioli è una vera e propria guida utile a chiunque senta l’esigenza di avvicinarsi ad artisti che non solo hanno saputo svincolarsi da chi li ha preceduti, ma sono oggi tra i più curiosi e capaci indagatori del nostro tempo. Il primo contatto è straniante, la realtà che scorre sotto gli occhi appare contemporaneamente prossima a un sentire comune e quotidiano, ma fortemente distante dalla litania dei discorsi decadenti e nostalgici. Lo sguardo che dall’Italia si muove sul resto del mondo, troppo spesso rimosso, è infatti il vero protagonista di questi lavori. Un linguaggio personale capace di confrontarsi e intrecciarsi ben oltre i confini dello stivale mappando e interpretando con efficacia il contemporaneo quanto il reale.

 

Contemporaneo e reale sono due concetti mobili, ma la cui falsificazione è sempre dietro l’angolo, bisogna quindi aver coraggio e notevole abilità per riuscire a coglierli e svelarli. Doti che non fanno certo difetto ai quattordici fotografi della mostra: ognuno in maniera diversa, talvolta opposta, tutti riescono con affettuosa curiosità e sorprendente semplicità ad illuminare l’osservatore di una grazia imprevista, la stessa che si coglie quando di fronte a una soglia sconosciuta ci si sente a casa come mai prima.

 

 

Rigorosamente in ordine di nascita, partendo dalla coda dell’occhio di Marina Ballo Charmet fino a Moira Ricci, con gli scatti di Wittgenstein House di Armin Linke a metà dell’esplorazione, Elio Grazioli redige un’accurata presentazione critica e biografica di ognuno: una cornice che esalta e dà respiro alle immagini scelte. Sfogliando il volume ci si accorge subito che nessuna fotografia si sovrappone all’altra, i percorsi possibili sono molto numerosi e vari, la tentazione è quella di ritagliare le fotografie per mischiarle e ricomporle come magici tarocchi.

 

Il volume s’impadronisce dell’occhio: le pagine sono stanze dentro cui perdersi, aprire nuove porte o tornare sui propri passi. Si sfoglia compulsivamente soffermandosi ogni volta in un punto diverso. Si perde facilmente l’equilibrio e è rassicurante poter certificare del volume il peso di 435 grammi e le dimensioni di 24 e 20 centimetri per una profondità di 7 millimetri. Perché le possibilità del viaggio sono continue e si perdono tra le nostre paure e angosce, tra la gioia e la grazia senza mai concedere nulla all’ovvio, alla commiserazione e alla consolazione. Quasi un romanzo combinatorio fatto di infinite storie, tutte sotto i nostri occhi.

 

 

 

Cartaditalia, Nuova fotografia italiana, n°6 novembre 2011.  A cura di Elio Grazioli. Direttore Paolo Grossi. Istituto Italiano di Cultura “C.M. Lerici” Stoccolma. 141 pagine
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