Lega a Berlino

Anche attraverso la buona alimentazione, le buone cure, noi uomini possiamo aumentare di poco la nostra statura. Ma abbiamo inventato il prestigio. Chi sale sulle spalle di un altro impressiona. Per istinto – quello per cui l’animale china la testa di fronte al maschio alfa – rispettiamo chi è più alto.
Ciò vale anche in economia: il suo primo fattore è l’inconscio collettivo, che include gli impulsi non consapevoli né razionali della società. Niente è più solido di lui: neppure un metallo. Niente vale più di lui: neppure l’oro.
Per lungo tempo la valuta della economia più forte – il Re Dollaro – è rimasta seduta sull’oro. Poi, 40 anni fa, Nixon abolì la convertibilità del dollaro in oro. Da quel momento il dollaro sedette sulle spalle di se stesso. Conservò la sua alta statura come il Barone di Münchausen che, dice la fiaba, riusciva ad alzarsi prendendosi per i capelli e tirandosi su. Così ha agito il prestigio dell’economia americana nel suo insieme. Quando le autorità europee decisero la creazione dell’Euro fecero salire la nuova valuta sulle spalle di un Re Dollaro locale, che si chiamava Marco Tedesco. Perdute due guerre, perduta la rispettabilità politica col nazismo, perduto un terzo del territorio coi trattati e una metà delle abitazioni coi bombardamenti, la nuova identità della Germania si è infatti basata sulla solidarietà con i vicini e sulla affidabiltà, soprattutto economica. Dopo le due guerre mondiali il nazionalismo era divenuto inconcepibile; e, dopo la tragica svalutazione degli anni venti, lo era anche l’inflazione.  
     

Oscillazioni della psicologia collettiva


Così, l’Euro nacque bene. Ma la psiche collettiva è sempre piuttosto ansiosa e conservatrice. Ci si poteva fidare? Basandosi sulle valute che sostituiva, un Euro avrebbe dovuto valere almeno quanto un Dollaro. Invece, inizialmente il mercato arrivò a quotarlo solo 0,83 Dollari.
A quei tempi vivevo negli Stati Uniti ma avevo in programma di tornare. Entrai in ansia; l’Euro mi pareva sottovalutato. Tutto quel che avevo era in Dollari. In Italia i prezzi delle case aumentavano: se anche l’Euro avesse cominciato a salire avrei potuto comprare solo un monolocale. Cambiai subito tutto in Euro, comprai casa e tornai.
I diffidenti (cioè la maggior parte degli umani) passarono un po’ di tempo alla finestra. Poi si accorsero che l’Euro stava circolando con successo. Favoriva un ricco mercato continentale, di dimensioni simili a quello americano. Così, perse l’aura di esperimento rischioso; cominciò ad acquistare il prestigio di un Dollaro europeo. La sua quotazione salì fino a € 1 = $ 1,60. Dato che in tutto il mondo i valori economici vengono misurati in Dollari, il potere d’acquisto formale dei miei risparmi era raddoppiato.

Ho chiesto ad amici europei e americani: sono davvero diventato più ricco? Se lo sono diventato, a chi questa ricchezza è stata tolta, dal momento che non ho prodotto niente? Non ho avuto una risposta soddisfacente. Sono rimasto con la sgradevole sensazione di vivere al disopra delle mie possibilità
 

Ancora PIGS


Il 24 agosto 2011 ho pubblicato sul Fatto un articolo sulla psicologia dei PIGS, sigla inglese che sta per: Portogallo, Italia, Grecia, Spagna. Questi paesi dell’area Euro hanno i conti in crescente disordine e vengono temuti dai vicini dell’Europa centro-settentrionale come coloro che faranno affondare l’Euro. Purtroppo, le popolazioni dei PIGS erano abituate all’inflazione. Anche dopo aver adottato l’Euro, per loro è rimasto normale arrotondare i prezzi all’insù, quando si presenta l’occasione. In altri paesi (e soprattutto in Germania, per i motivi storici ricordati), agire contro la stabilità dei prezzi è invece considerato una immoralità, non molto diversamente dal furto. Ogni paese percepisce i valori economici attraverso emozioni poco consapevoli, che non si modificano per decreto né in poco tempo. Sarebbero necessarie campagne educative, che invece sono mancate. Così nei PIGS i prezzi nominali hanno continuato ad aumentare, senza che a questo corrispondessero veri aumenti di ricchezza. Nel Sud dell’Europa abbiamo vissuto sempre più con valori artificialmente gonfiati. Nel frattempo il Dollaro è risalito a circa € 1 = $ 1,40, ma la mia sensazione che stessimo vivendo al disopra delle nostre possibilità non era sbagliata. E questo prima o poi si paga.

    

La psicologia leghista

 

La psicologia leghista, che a molti sembra una sorgente di guai, non è purtroppo solo un’origine ma anche un punto d’arrivo. A un leghista sembra che i soldi destinati al Meridione vengano gettati via, visto che a 150 anni dall’Unità d’Italia la condizione del Sud rispetto al Nord è addirittura peggiorata, mentre la Germania in soli venti anni ha integrato l’Est al sistema economico e legale dell’Ovest. Il dibattito politico (ed economico) italiano non gli offre spiegazioni soddisfacenti perché è rimasto nazionale: cioè, nell’Europa del XXI secolo, provinciale. Così il leghista fa del suo meglio per non aiutare il Sud. La mente leghista non manca di solidarietà, ma essa è culturalmente circoscritta. Gran parte del mondo occidentale e ricco è potenzialmente così. In Italia c’è però un vuoto di società civile così forte (in pochi decenni sono scomparsi prima il mondo cattolico tradizionale e poi la sinistra che cercava di sostituirlo), che questo atteggiamento ansioso viene risucchiato in esso, lo riempie e diviene molto visibile.


La destra tedesca

 

Il rifiuto del nazionalismo ha permesso in Germania solo una destra borghese e moderata. La solidarietà europea è stata fulcro della sua politica estera. Anche oggi, il mondo politico e quello degli affari restano disposti a finanziare il riscatto dei paesi europei in difficoltà: le alternative appaiono decisamente più costose. Ma, sussurrate a mezza voce, si stanno affermando anche tendenze anti-europee. L’economia, essendo soprattutto l’insieme di aspettative sull’economia (di nuovo l’inconscio collettivo), arriva presto all’opzione estrema: quel che non è più sicuro viene svenduto e in un attimo la sua quotazione si avvicina a zero. L’uomo della strada tedesco si fida sempre meno dei PIGS. Dubita che, appesantito da loro, l’Euro rimanga una continuazione del Marco. A Monaco di Baviera, nell’ultimo anno i prezzi delle case sono saliti del 35%, percentuale mai vista in Europa: tutti cambiano i loro Euro in mattoni.
Le opzioni si restringono a vista d’occhio. Nessuno crede più che l’Italia, il cui debito è di gran lunga il maggiore, metta i conti in ordine. Fra le ultime entrate il nostro governo ha iscritto propositi di elevata ed astratta bellezza - l’obbligo costituzionale al pareggio di bilancio e la lotta all’evasione fiscale - comportandosi come quella prostituta che, richiesta di esami per le malattie veneree, voleva sostituirli con un voto di castità.
Che un paese esca dall’Euro è complicato, ma non impossibile. Se i PIGS non escono - pensa il leghista tedesco finora inesistente ma ora pronto ad esistere – dovrebbe uscirne la Germania. Chiede il ritorno del Marco. Se ciò avvenisse, avremmo perso il gioco del cerino: conserveremmo gli Euro, ma come una buccia da cui esce la polpa. Certo, le quotazioni del Neo-Marco schizzererebbero in alto. Gli industriali tedeschi piangerebbero perché per loro diventerebbe difficile esportare. Ma, in Germania e nell’Europa centro-settentrionale, l’uomo della strada è ormai pronto a mandare al diavolo gli industriali, i sindacati e i politici tradizionali (i quali cominciano, come ha fatto Angela Merkel, a introdurre elementi anti-europeisti nei loro discorsi). L’anima umana è fedele soprattutto alle proprie insicurezze, come hanno dimostrato le vicende del Nord Italia in cui molti voti operai sono emigrati direttamente dalla sinistra alla Lega.
Due considerazioni rendono questo scenario verosimile.
Innanzitutto il patto silenzioso della società tedesca, per cui il passato non deve ripetersi, esclude una destra nazionalista tradizionale, ma non una neo-destra antitasse e leghista.
In secondo luogo, un nuovo movimento populista tedesco, che già serpeggia nei blog, ha una potenziale ideologia. Mentre il leghista italiano è obbligato legalmente a contribuire alla sussistenza di tutto lo stato, quindi anche del Sud - e per questo si inventa una Padania - quello germanico può riferirsi al principio universalmente noto che sta alle origini degli Stati Uniti: no taxation without representation (nessuna tassazione se non c’è rappresentazione). E’ la chiave che ha aperto la porta alle dichiarazioni di sovranità popolare dell’intero Occidente. Oggi una (piccola) parte delle tasse pagate dai cittadini europei va alle autorità europee: ciò ha legittimazione nel fatto che questi cittadini eleggono anche un Parlamento Europeo. Ma una nuova e non piccola parte di queste “tasse a destinazione europea” va ora a un fondo di Bruxelles per i bilanci dei paesi in difficoltà (PIGS). Se le autorità europee danno questi ultimi delle direttive finanziarie, ma essi in parte le eludono, i paesi del Nord si sentono tassati a favore di un Sud che usa quel denaro sottraendosi allo scrutinio dei versanti. Con questo argomento i coloni americani rifiutarono l’autorità del Re d’Inghilterra, proclamandosi indipendenti: fu la “rivolta del tè”, ripresa dall’attuale movimento anti-tasse Tea Party.
Quasi nessuno dei tedeschi di oggi ha un ricordo diretto del nazismo: inevitabilmente, per loro la solidarietà europea nata dal ripudio della dittatura si fa ogni anno più astratta. In Germania una destra può rinascere, non in forma di nazionalismo hard, ma – chiamiamolo così - di Beer Party. A quel punto per la solidarietà europea potrebbe essere troppo tardi.

 

(Una versione ridotta di questo articolo è apparsa su il Fatto Quotidiano, mercoledì 28 settembre)



Tags dell'articolo:


  • 1

Articoli correlati

Religioni della morte. I volti della Cul... Enrico Manera

Como / Paesi e città
Andrea Giardina

Le mani di Zoff e il tricolore
Massimo Raffaeli

The End. Berlusconi & Cattelan
Marco Belpoliti

I carpentieri del nulla
Franco Arminio

Italia: rien ne va plus?
Giorgio Boatti

Bisi Bisi, Bau Bau
Giorgio Boatti

L’euro del buon soldato Svejk
Giorgio Boatti

Futuro anteriore
Elio Grazioli

Commenti: 1
Scrivi un commento »

gino spadon Lun, 03/10/2011 - 09:44

In tutto questo bailamme, dove il guano tracima inarrestabile per ogni dove, io traggo conforto dalle lezioni di democrazia di cui ci fan dono, di tanto in tanto, i Soloni della Lega. Sono di qualche giorno fa questi aurei principi venuti ad integrare il regolamento federale del partito

1) E’ prerogativa del segretario federale è redigere l’elenco degli esponenti politici autorizzati a rilasciare dichiarazioni pubbliche in nome e per conto della Lega”.
2) “I segretari e/o commissari nazionali, provinciali, circoscrizionali e cittadini sono autorizzati a rilasciare dichiarazioni, interviste e comunicati stampa di argomento politico, esclusivamente su temi afferenti al territorio di loro competenza.
3): Il punto due vale anche per gli eletti e non solo per i dirigenti di partito. I presidenti di Regione, Provincia e i sindaci, possono occuparsi soltanto di quanto riguarda il loro territorio
4) ”Il mancato rispetto delle precedenti disposizioni» fa scattare la vigilanza e le sanzioni del livello territoriale superiore, come da Statuto”.

Rigore eccessivo, si potrebbe credere a tutta prima, se non fosse subito corretto con questi squarci di indicibile libertà che infiammano il buon leghista ghiotto di disamine, di confronti e perfino di contese e scontri. Per lungimiranza e magnanimità di chi guida il popolo padano, i padani tutti potranno senza timore di censure, flagellazioni o lapidazioni, discettare:

1) sulla storia della cassoela dalle origini ai giorni nostri;
2) sulla miglior ricetta della polenta e osei nel Nord Est;
3) sul primato della nordica “mona” sulla “patonza”;
4) sul premio da attribuire alla gara annuale di rutti nel varesotto;
5) sull’elevazione di un monumento al dito medio del capo;
6) sull’affidamento a Borghezio di un corso televisivo di galateo padano
7) sui modi di comunicazione eccedenti il “manichetto”,
8) sulla possibilità di limonare e copulare senza l’autorizzazione del capo,
9) sull’ufficio da assegnare al Trota in caso di crisi governativa
10) sugli interventi di chirurgia plastica atti a correggere il sorriso di Calderoli
11) sul numero di immigrati da trasformare in “leprotti” secondo la ricetta Gentilini
12) sui calci in culo da dare Tosi e Fontana sindaci traditori di Verona e Varese
13) sui valori fono-simbolici dei borborigmi del capo
14) sul numero di colubrine necessarie per liberare la Valtellina

Oh, come vorrei essere tra loro, ma ahimè non ho elmi bicornuti né brache di fustagno

Invia nuovo commento
  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Elementi HTML permessi: <a> <em> <strong> <cite> <code> <ul> <ol> <li> <dl> <dt> <dd>
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.

Ulteriori informazioni sulle opzioni di formattazione

By submitting this form, you accept the Mollom privacy policy.