La top ten è gentilmente offerta da Maalox Plus

La prima volta fu per caso. Laureato al Dams di Bologna indirizzo canterini, volevo fare la rockstar, le preoccupazioni erano relative agli arrangiamenti e il tempo aveva a che fare con la scansione metrica della partitura.

Dopo un concerto a Roma il gestore del locale mi disse “ho solo banconote da mille euro, vi faccio un assegno” e io pensai, adesso lo compila in macchina e lo intesta ai Good Ole Boys! Tutto sommato non me la passavo male, vivevo in 4/4 ma un po’ ci pensavo a questa storia del lavoro serio.

La seconda volta fu per caso, uno stage per una free-press bolognese. Niente male, pensai, una redazione, accrediti, anteprime. Invece al colloquio mi dissero: “si tratta di distribuire i quotidiani al semaforo”. Gentilmente rifiutai.

 

Poi venne Milano con le sue lucine, gli ape, la circonvalla, le rape nelle pagine di cronaca, un master e le allettanti prospettive di lavoro. Pochi mesi al Piccolo Teatro, quello di Strehler, poi in una grande agenzia di comunicazione e lì il tempo cambiò significato, importanza, valore. Tutto fu risucchiato nell’immenso tritacarne dei mass-media e si trasformò in una partitura di Frank Zappa. Guadagnavo per sopravvivere e loro firmavano contratti a cinque zeri. Il minimo che poteva capitarti era un 7/8 mentre facevi lo slalom tra una conferenza stampa della tv della Cei in Sardegna per il digitale terrestre, una tartina rancida del catering del programma di approfondimento politico del lunedì, una levataccia alle cinque di mattina perché qualcuno aveva dato della “culona” alla cantante romagnola o perché la rassegna stampa andava fatta immediatamente facendo sparire le criticità. Oppure dovevi scusarti con il giornalista di sinistra che prima fa una dichiarazione, tu fai uscire le agenzie, e poi rinnega tutto, ti fa il culo e minaccia di rovinarti, o spiegare al cantante sex symbol che no, la Bibbia non l’aveva scritta Gesù.

 

“Pronto?”

“Ti ha cercato xxxx è successo un casino per un pezzo su Cronaca Qui!”

“Ok, tranquillizzala, chiamo in redazione”.

“Telebolero ha delle foto della yyyy con un abito non autorizzato”.

“Ci penso io, faccio fermare le rotative!”

“La zzzz ha bloccato Corso Buenos Aires, corri da lei e parcheggiale la macchina”.

“Siamo scoperti, il tg2 non ha troupe a Parigi, domani devi andare tu e intervistare gli xyzxyz contatta un service locale e mettiti d’accordo, manda le domande al manager per fartele autorizzare”.

“Ma io sono in ferie a Siracusa”.

“Eri in ferie ma non eri autorizzato a lasciare Milano! Torna immediatamente qui”.

 

 

L’avventura finì e mi sono ritrovato nella mia città natale, forte di un’esperienza ad altissimi livelli, debole di clienti e carico di tempo libero. Alle prese con impostori, imprenditori falliti, politicanti con licenza elementare da istituto privato, organizzatori, pr e sedicenti artisti. Ho iniziato a immagazzinare nella mia memoria frasi e parole, atteggiamenti e abiti gessati in poliestere, Suv con impianti a gas e assegni scoperti, progetti truffa e una serie di corollari sulla meschinità umana, lo sfruttamento e qualche valore cristiano ben camuffato.

Trascorro così il mio tempo libero. Stilando una top ten di atrocità, d’insulti alla dignità, di menzogne, di errori nella coniugazione dei verbi e rido a crepapelle. Le posizioni in classifica sceglietele voi.

 

“Questo lavoro è perfetto per la tua professionalità, ma non so se posso pagarti. Poi ti faccio un regalo”. Disse un noto direttore artistico.

 

Poi fu la volta del manager del gruppo immobiliare: “La tua testa e i tuoi diti sono fatti per scrivere, te lo dice uno che ha due lauree”.

 

“Mi piace come ragioni e sono convinto che il lavoro vada sempre pagato. Ma in questo caso non ci sono i presupposti”. Furono le parole dell’imprenditore.

 

“Purtroppo non possiamo darti la cifra concordata, quest’anno abbiamo avuto più spese del previsto”. Scrisse in una mail di risposta al saldo fattura l’organizzatore di eventi.

 

“Voi giovani dovete capire che prima di guadagnare bisogna fare la gavetta”, chiosò il politico coetaneo.

 

“Non hai lavorato bene, sei troppo impegnato con altre cose. Mi dispiace, sei fuori”, spiegò il produttore biondino che da anni gioca con il lavoro delle persone, vive all’ombra del più becero Pdl e scrive di etica sui social network.

 

Manca il moralizzatore che sfrutta il lavoro nero e canta De Andrè. Ma credo che lo incontrerò molto presto.

 

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