Tiziano Bonini. Hipster

La nostra libreria si arricchisce di un nuovo titolo, Hipster di Tiziano Bonini. Ne pubblichiamo qui un'anteprima tratta dall'introduzione.

 

Oggi lunedì 24 marzo alle 20.30 Hipster di Tiziano Bonini sarà presentato con l'autore insieme a Adam Arvidsson, Michael Szalay, Alessandro Gandini, Massimo Airoldi, Giannino Malossi all’Ostello Bello in Via Medici, 4, Milano.

 


 

Il mito dell’hipster dura da almeno ottant’anni, da quando venne coniato negli anni ‘30 negli Stati Uniti per descrivere gli appassionati bianchi di bebop. Si trattava in genere di ragazzi bianchi della classe media, che emulavano lo stile di vita dei jazzisti afroamericani. Tenete a mente questa parola, intanto: “emulare”, la ritroveremo alla fine di questo percorso.
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L’ipotesi di questa superficiale riflessione sulla cultura hipster è che, dietro quegli occhiali spessi e quella strana passione per le bici senza freni, si celi un concentrato di tutte le subculture giovanili del novecento, in parte addomesticate dal marketing di grandi brand come American Apparel e Urban Outfitters, in parte ancora capaci di produrre una cultura autonoma di inizio millennio.


Fare una storia della cultura hipster e contemporaneamente una riflessione su cosa è diventato oggi l’hipster è un compito un po’ difficile e molto soggettivo e questo libro non esaurirà tutti i dubbi e le domande che al lettore verranno in mente via via. Inoltre, è sempre difficile osservare con occhio critico un oggetto culturale vicino nel tempo e mobile nelle forme. Eppure, a dar retta a Mark Greif ed altri sociologi e critici contemporanei americani, la cultura hipster rappresenta già un’ondata che ci stiamo lasciando alle spalle (per fortuna, penserà qualcuno di voi). Secondo Greif, professore associato della New School University di New York e autore di What was the Hipster?, saggio fondamentale per capire il fenomeno, l’hipsterismo contemporaneo è una forma culturale che è apparsa alla fine del novecento e ha raggiunto il suo apice intorno al 2010.


Questa osservazione è confermata anche empiricamente da una breve ricerca che ho compiuto su quel magnifico strumento che è Google Ngram Viewer. Questo speciale motore di ricerca permette di scoprire la frequenza d’uso di un termine all’interno dei libri digitalizzati da Google, che ormai ammontano a milioni di edizioni. Ebbene, inserendo la parola “hipster” all’interno del motore di ricerca esce fuori che il picco d’utilizzo della parola “hipster” nei testi in lingua inglese è stato toccato nel 2010, per poi declinare piuttosto rapidamente in questi ultimi tre anni.
L’hipster è di sicuro la cultura giovanile dominante degli anni Zero del Duemila e ora che sta iniziando a tramontare, possiamo finalmente cercare di capirci qualcosa.

 


Introduzione

Archeologia dell’hipster
La prima mutazione: il White Negro
Intervallo. Dall’hipster ai raver. (breve) Excursus sulle subculture del novecento (e su come i brand impararono ad amarle)
La seconda mutazione. Il ritorno dell’hipster e la “fine della civiltà occidentale”
Conclusioni
Ringraziamenti
Bibliografia
 

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