Era una casa molto carina

A Milano, in occasione del Salone Internazionale del Mobile 2017, tra il pullulare degli eventi del Fuorisalone, ormai diventati più cult e più cool del Salone medesimo, ben due hanno come protagonista il binomio bambino-design: DESIGN WEEK Arte e design per bambini, una mostra allestita negli spazi del MUBA, il Museo del Bambino, alla Rotonda di Via Besana, e Giro Giro Tondo. Design for Children, altro evento espositivo, visitabile nella sede del Triennale Design Museum.

Sebbene entrambe le rassegne trattino il medesimo tema, lo affrontano in realtà in due maniere differenti.

 

Al MUBA, che non cessa di ospitare i suoi destinatari eletti, consentendo loro di proseguire imperterriti i giochi, sono esposti arredi e oggetti di design frutto di una ricerca, da parte di designers e di aziende internazionali, meno attenta alla loro forma finale di quanto non sia al loro fine ludico, nonché alla necessità di assecondarne il libero utilizzo da parte dei loro piccoli fruitori designati.

In Triennale, invece, i pezzi esposti –of course tutti firmati da archistar e prodotti dai mostri sacri dell’industria del settore, come la sede impone– sono invece connotati dalla semplice riduzione di scala in rapporto ai loro omologhi progettati e realizzati per gli adulti. Girando per le sale è come se ci si trovasse catapultati nel mondo di Gulliver, dove gli oggetti grandi sono stati rimpiccioliti a ‘misura di bambino’, mentre quelli nati piccoli (come ad esempio i pezzi di Giovannoni per Alessi) sono stati parossisticamente ingranditi fino a farli torreggiare come giganti.

 

DESIGN WEEK Arte e design per bambini

 

La mostra, visitabile solo durante la Design Week, ovvero dal 4 al 9 aprile, è il risultato del lavoro di Unduetrestella, la prima realtà curatoriale che dal 2009 concentra la propria attenzione sul design per bambini durante l’evento del Salone. Il claim della rassegna è #DontStop: don’t stop sleeping, don’t stop walking, don’t stop eating, don’t stop reading, don’t stop drawing, don’t stop playing, don’t stop swapping, don’t stop housing, don’t stop flying, don’t stop bathing, don’t stop hanging. Il titolo è mutuato da quello di un altro evento ospitato nella medesima sede fino al 1 maggio 2017, “Vietato non toccare”, omaggio a Bruno Munari.

 

In uno dei deambulacri della Rotonda della Besana, quello di sinistra, tra le gigantesche colonne che salgono a sostenere le luminose volte, sono ospitate alcune installazioni, tra cui l'aeroplano Amelia (Kids' Garret), una seduta ispirata alla vera storia dell’aviatrice americana Amelia Earhart, che nel 1930 fu la prima donna ad attraversare l'Atlantico in un volo in solitaria. L’inconsueta seduta, accolta con straordinario successo dai bambini che fanno a gara a sedervisi sopra, è corredata da tutone ispirate a quelle in uso tra i piloti d'aereo degli Anni Trenta e da cuffiette in pelle con occhialoni (come non evocare subito l’immagine di Snoopy che duella con il Barone Rosso?). Poco discosto è in mostra, naturalmente touch free, il Metrosauro (TocTocLab), uno strumento ludico composto da elementi modulari pieghevoli in legno, tratti dai metri da falegname, che permette di creare una miriade di composizioni tridimensionali oltremodo suggestive. Continuando ad aggirarsi fra le colonne si incontrano casette in legno che paiono disegnate dai bambini (o da Paul Klee) e che, in realtà, sono armadi e contenitori e poi ancora culle dalla foggia antica, tavolini che imitano campi di basket in miniatura e tante, tantissime sedie dai colori sgargianti e dalle fogge più inconsuete, rigorosamente realizzate con materiali ecologici e dipinte con tinture atossiche, tra le quali i bambini si aggirano curiosi.

 

Alcuni fotogrammi degli oggetti di design esposti al MUBA, ospitato nei suggestivi spazi della Rotonda di Via Besana a Milano.

 

Silvia Marlia, una designer di arredi per bimbi ispirati alla lezione educativa di Rudolf Steiner, ha scritto queste note, intitolate Il design visto da 1m di altezza:

Parlando di design, in vista del Salone del Mobile, vedo che spesso i progettisti o le aziende, riducono le dimensioni degli arredi già esistenti, pensandoli adatti ai bambini, ma i bambini non si muovono come gli adulti, né hanno la stessa prospettiva. Giocano a terra, gattonano e guardano da sotto in su, perché il loro apparato scheletrico e muscolare, è in via di sviluppo e fra i 3 e 5 anni hanno un’altezza compresa tra 90 e 110cm. Dovremmo sdraiarci a terra e pensare così gli arredi per l’infanzia, ponendo una grandissima attenzione al dettaglio. Infatti, i bambini nelle diverse fasi di apprendimento, esercitano la loro attenzione verso dettagli minimi, come ad esempio una formica in mezzo ad una strada, che osservano molto a lungo, così come qualsiasi oggetto minuscolo.”

 

La “forma” inoltre non è un dato sensibile, bensì un portato culturale la cui percezione/comprensione è frutto di educazione e di fatica diuturna. Vi sono persino alcuni individui che non riescono a identificarla neppure da adulti, proprio perché non educati a farlo. Ricordo che quando insegnavo Storia dell’Arte, uno dei primi assiomi che comunicavo ai miei allievi era: “l’occhio vede ciò che la mente conosce” (Goethe), annunciando loro che sarebbe stato quello il lavoro che ci apprestavamo a fare, ovvero informare la mente per educaregli occhi a vedere e a “conoscere”, per poi saper “riconoscere” la forma, fosse essa stata frutto della storia o della contemporaneità. E per ottenere buoni risultati era palese che sarebbero occorsi anni di studio e di infinita dedizione. Dunque, come potrebbero i bambini percepire d'emblée le complesse e spesso concettose forme del design? Ci riusciranno, ma solo se li si educa a farlo.

 

Mobili al MUBA 

 

Giro Giro Tondo. Design for Children – decima edizione del Triennale Design Museum

 

Il percorso della mostra, visitabile dal 1 aprile 2017 al 18 febbraio 2018, si articola in diverse sezioni, ciascuna delle quali è stata affidata da Silvana Annichiarico, l’ideatrice del progetto, ad un curatore esperto del tema. Così, mentre dell’Ouverture si è occupato Stefano Giovannoni (che è anche l’Art Director dell’allestimento), Arredi è a cura di Maria Paola Maino; Giochi di Luca Fois con Renato Ocone; Architetture di Fulvio Irace; Segni di Pietro Corraini; Animazioni di Maurizio Nichetti e Strumenti di Francesca Balena Arista. Le sezioni, che si susseguono senza soluzione di continuità, sono intervallate da focus dedicati a figure di rilievo nella storia del Design, come ad esempio Bruno Munari, a cura di Alberto Munari; Riccardo Dalisi, a cura di Francesca Picchi in collaborazione con Studio Dalisi; alla pedagogia e ai Maestri (elementari), a cura di Franca Zuccoli e Monica Guerra. Un settore è poi dedicato alla iconicità dell’affabulazione, di cui è Pinocchio il principale protagonista, a cura di Enrico Ercole.

Si tratta di una rassegna molto ricca e opulenta e visitandola si prova un effetto-Luna Park generato dal sovrabbondante affastellamento degli oggetti esposti. Sebbene quella di una non-regia unificante sia una precisa scelta dall’ideatrice del progetto, supportata da una giustificazione teorica ben argomentata nel catalogo (edito da Electa), essa rende difficile la percezione dei messaggi sottesi. Forse una minor concentrazione di oggetti avrebbe giovato alla fruibilità dell’esposizione.

 

Alcune vedute degli stand della mostra in Triennale. Nel primo fotogramma Quadratino, personaggio di Antonio Rubino, eletto a immagine simbolo della rassegna, riprodotta anche sulla copertina del catalogo (Electa).

 

Devo confessare che a me, figlia della materialistica borghesia brianzola che negli Anni del Boom economico a Sant'Ambrogio veniva accompagnata dalla mamma a “scegliere i regali” alla Rinascente (che poi la Notte di Natalele avrebbe ‘portato’ Gesù Bambino–non ho mai capito perché il Bambin Gesù dovesse andare alla Rinascente a prendere i regali, con tutte le infinite divine possibilità che mi figuravo avesse), l'effetto troppo pieno di questa rassegna ricorda quei giorni, quel luogo e quel modo di esporre,di cose mostrate con doviziosa abbondanza, per sedurre il pubblico e indurlo all'acquisto. Vi leggo, insomma, un trend merceologico che è ovviamente estraneo sia ai curatori che agli organizzatori, quanto lo è, a maggior ragione, alla sede ospitante. Absit iniuria verbis, ma tant'è, queste sono le sensazioni e il ricordo che la visita alla mostra hanno evocato in me.

 

 

Sulle pareti interne della Galleria dell'architettura, poi, una casetta verde aperta sui lati corti e resa percorribile come un corridoio, in una carrellata di foto in monitor viene presentato il tema delle variazioni stilistiche, concettuali ed etiche subite dagli asili (qui chiamati Le Case per bambini) dal Novecento ad oggi. Che la sezione sia rivolta a un pubblico adulto è confermato dalla collocazione alta dei fotogrammi e che quest'ultimo debba anche essere specializzato è sottinteso dalla mancanza di didascalie esplicative. Molto dotto, invece, il suo corrispettivo in catalogo.

 

Il catalogo, infatti, è un valido strumento per approfondire gli argomenti trattati nelle singole sezioni, perché contiene saggi dei rispettivi curatori, con tutti i crismi della storia, gli input didattici e le intenzioni documentarie, con note, immagini e citazioni. E si sa: “Verba (leggasi esposizione) volant, scripta (leggasi catalogo) manent”; ma così non vale.

 

Non posso impedirmi, inoltre, di interrogarmi sul fatto che probabilmentei bambini, in luogo di una casa con ‘funzioni-azioni’e con oggetti loro imposti dagli adulti, ne prediligerebbero di certo una senza, essendo in grado da par loro di sopperire a quelle assenze con la fantasia, Sergio Endrigo docetEra una casa molto carina/ Senza soffitto senza cucina/ Non si poteva entrarci dentro/ Perché non c'era il pavimento/ Non si poteva andare a letto/  in quella casa non c'era il tetto/ Non si poteva fare pipì/ Perché non c'era il vasino lì./ Ma era bella, bella davvero.

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