“Ho imparato l’equazione della droga. La droga non è, come l’alcool o come la marijuana, un mezzo per intensificare il godimento della vita. La droga non è euforia. È un modo di vivere”. Così scrive William S. Burroughs in Junkie, tradotto in italiano con il titolo La scimmia sulla schiena, suo primo libro, autentico capolavoro letterario, uscito nel 1953. Che cos’è la “droga” di cui parla lo scrittore americano, che per quindici anni è stato dedito a ogni tipo di stupefacenti? L’oppio e i suoi derivati: morfina e soprattutto eroina. Con quest’ultima sostanza tutto è cambiato. Quando e come?

 

Nel 1897 nei laboratori di una piccola fabbrica di coloranti proprietà di F. Bayer stanno lavorando alla produzione di una sostanza chimica nuova contro il dolore. Felix Hoffmann, un chimico tedesco ottiene un prodotto chiamato Aspirina. Quindici giorni dopo, a partire dalla morfina, realizza la diacetilmorfina, cui viene dato il nome di Heroisch per le sue energiche virtù: “Eroina”. I due prodotti, Aspirina ed Eroina, venduti in confezione doppia trasformano la Bayer in un gigante chimico mondiale. L’eroina sostituisce la morfina, il potente analgesico venduto a basso costo, ma che rende dipendenti e trasforma in tossicomani. Il prospetto della Bayer distribuito alle farmacie per promuovere l’Eroina recita: “Al contrario della morfina, questa sostanza produce un aumento di attività; calma ogni sentimento di timore; anche in dosi minime fa sparire ogni tipo di tosse, perfino nei malati di tubercolosi; i morfinomani trattati con questa sostanza perdono ogni interesse per la morfina”.

 

Vaporwave.


La campagna pubblicitaria è lanciata nel 1898 e subito s’impone: può essere acquistata senza ricetta. In realtà la sostanza era già stata scoperta in laboratorio nel 1874 da T. Wright riscaldando la morfina con l’anidride dell’acido acetico. Nel 1890 i consumatori di questa sostanza sono già 250.000 solo negli Stati Uniti. Nel 1912, dopo che la piaga della tossicodipendenza ha colpito numerosi paesi, vengono prese le prime misure internazionali contro gli oppiacei alla Conferenza dell’Aja; allora la Bayer sostituirà l’eroina con l’aspirina. Il debutto della diacetilmorfina coincide perfettamente con l’industrializzazione della medicina e l’affermarsi di nuove attività farmaceutiche. La morfina è stata scoperta nel 1803, la codeina nel 1832, la papaverina nel 1848. I maggiori consumatori sono donne, bianche, di classe media e di mezza età. Gli oppiacei, cui l’eroina appartiene, sostituiscono come lenitivo il vino e i liquori, non ammessi per le donne della borghesia, mentre ne continua a farne grande uso il proletariato. Sono loro le prime e più fedeli clienti della Bayer. Con la proibizione, le donne si rivolgeranno ad altre tossicomanie legali per allentare la tensione e trovare sollievo all’ansia che le attanaglia, vero male della contemporaneità. Dal punto di vista farmacologico, l’eroina ha un effetto narcotico-analgesico e attenua il dolore fisico.

 

Appartiene come gli altri oppiacei, ai “tranquillanti maggiori” (G. Arnao), sostanze che svolgono un’azione calmante-depressiva sul sistema nervoso centrale, usate anche nei trattamenti farmacologici delle malattie mentali. L’umanità conosce queste sostanze da millenni; le ha usate per mutare lo stato della coscienza e dell’umore, poiché riguardano più la “sfera psichica” che quella somatica. Le sostanze psicoattive, inoltre, dipendono molto dalla personalità dei consumatori, dalle circostanze in cui vengono usate e dal contesto culturale in cui avviene il consumo. Tra l’uso rituale delle religioni sciamaniche e il consumo individuale dei tossicodipendenti del XX secolo vi è però una notevole differenza, che comprende molte situazioni intermedie. Tra gli effetti piacevoli che i consumatori moderni citano c’è il flash: produce un senso di distanziamento dai propri problemi e un potenziale tranquillante. La natura magica dell’atto di drogarsi, scrive Arnao, deriva dall’effetto immediato che provoca. La condizione di euforia che induce l’eroina è in rapporto al sollievo che produce; questo rinvia al complesso rapporto che esiste negli esseri umani tra piacere e dolore. Lo spiega molto bene Burroughs: “Ho provato quella straziante privazione che è il desiderio della droga e la gioia del sollievo quando le cellule assetate di droga la bevono dall’ago. Forse ogni piacere è sollievo” (Junkie). In quest’ultima frase sta il segreto dell’eroina e della sua diffusione. Nel 1945 i tossicodipendenti bianchi in America sono il triplo dei neri; nel 1969 quest’ultimi arrivano già al 64,7%.

 

Dalla borghesia bianca l’eroina passa ai ghetti degli afroamericani; fino al 1937 la marijuana è ancora perfettamente legale in USA. Quello che si trasforma, spiega ancora Arnao, è che sino all’inizio del XX secolo l’uso degli oppiacei, eroina compresa, era rigorosamente individuale, consumato in solitudine. I tossicodipendenti non mostrano alcuna particolare coesione o complicità di gruppo, non hanno elaborato alcuna ideologia rispetto agli effetti, nessuna giustificazione a usarle, nessun rifiuto del mondo dei non-consumatori (Erich Goode). Dopo l’avvento delle leggi antidroga tutto cambia: i tossicodipendenti si collegano tra loro, s’aggregano in gruppo, elaborano sistemi di valori, simboli e comportamenti relativi all’uso delle sostanze in opposizione alla società e alle istituzioni. Burroughs in Junkie e in Pasto nudo lo racconta con dovizia di particolari e grande talento letterario. Ventuno anni dopo, il libro di Cristina F., Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino, lo conferma: è nata una “subcultura”. Alcuni autori sostengono che questa era già presente a Chicago negli anni Trenta e che l’eroina aveva un ruolo a definire le minoranze devianti, e perciò un potere di attrazione sui giovani. Il conflitto tra le giovani e le vecchie generazioni assume nel XX secolo la forma della “identificazione negativa” (E. Erikson).

 

“Scegliere di essere drogato è scegliere qualcosa: è una vita”, afferma un giovane tossicodipendente. Quando presi a bucarmi, scrive Cristina F., “mi sono sentita così superiore, così malvagia, così unica”. Ma c’è un altro aspetto che fa dell’eroina la droga-merce per eccellenza. Lo spiega ancora Burroughs nelle prime pagine di Pasto nudo: “La roba è il prodotto ideale… la merce ultima. Per venderla non sono necessarie tante chiacchiere. Il cliente è disposto a strisciare in una fogna supplicando di poterla comprare… Il mercante di droga non vende il suo prodotto al consumatore, vende il consumatore al suo prodotto. Non migliora né semplifica la merce”. L’eroina, cantata da tanti gruppi musicali, è diventata la più implacabile delle merci moderne. 

 

Cosa leggere per saperne di più:

G. Arnao, Il dilemma eroina (Feltrinelli) non recente ma ancora utile; G. Blumir, Eroina (Feltrinelli), ancora attuale sui temi di fondo; riguardo le campagne antidroga si legga: B. Inglis, Il gioco proibito, Oscar Mondadori; A. Escohotado, Piccola storia delle droghe (Donzelli) è una piccola summa sul tema; A. Castoldi in Il testo drogato (Mondadori) identifica l’aspetto di merce della droga dalla Beat Generation in poi; tre libri sull’eroina: W. S. Burroughs, La scimmia sulla schiena (Rizzoli) e Pasto nudo (Adelphi), due classici letterari; e poi la testimonianza di Cristina F., Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino (Rizzoli).

 

Questo articolo è uscito in versione più breve su La Repubblica, che ringraziamo

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