Escapografie

Dopo le matite dei nostri collaboratori, ecco il contributo scelto tra quelli giunti in redazione, vincitore del concorso Una matita per l'estate.

 

Il mondo è una selva di segni, ogni segno può essere tradotto, interpretato, ogni segno contribuisce alla costruzione della nostra personale prigione. Romolo traccia per terra un solco e crea un recinto, una città, un impero, e questo segno determina il secondo fratricidio più celebre di tutti i tempi. Romolo dovrà trovare un’idea geniale per sfuggire al suo crimine (avere ucciso Remo / avere fondato una anagrafe dei diritti di residenza, una prigione), ricorrerà al teatro degli illusionisti, uscirà di scena sottraendosi alle sue responsabilità in forma di Quirino ascensionista.

 

La colpa originaria sta nell’interpretare e nell’essere interpretati: una stella a sei punte e sei un ebreo, un triangolo rosa e sei un degenerato... comunque, sei quello che dice (a te o agli altri) un segno, e se il segno è quello sbagliato, sei morto, fai parte della Storia, della contabilità.

Le nostre prigioni sono fatte di segni, e alcuni segni sono sostituiti da complesse architetture di giustificazioni (visioni del mondo, ideologie, religioni, bilanci aziendali, profezie), altri sono resi in scala 1:1 da pietre, mattoni e colate di calcestruzzo. Alcune prigioni non hanno confini, altre sono piene di confinati.

 

Gomma e matita sono gli strumenti normativi più evoluti che l’uomo abbia inventato, anzi che siano scaturiti dalla sua necessità di far proliferare prigioni, trasformare e rappresentare (realtà / possibilità), e cancellare le sue proiezioni reticolari di idee. Ma sono strumenti democratici, nel senso che per quanto siano ben temperate le matite dei carcerieri, al singolo individuo rimane sempre un residuo di carica eretica che permette una fuga, anche solo temporanea, anche solo illusoria: aggiungere un paio di baffi al pezzo forte della collezione imperiale, aggiungere un commento sulla scheda elettorale prestampata.

 

Corda.


La matita viene sventolata come bandiera della “fantasia”, della creatività (altre prigioni), viene esibita dagli ordini professionali come si fa in caserma con la dotazione bellica. L’esercito delle matite campa d’ipocrisie e quando non ci sono guerre ci sono i banchi di scuola, quaderni, compiti a case e registri ministeriali. «Ne uccide più la penna che la spada», sarà anche vero, ma matita e gomma hanno la loro buona parte di responsabilità nell’ecatombe di segni (che a volte erano uomini, debiti o speranze), annullati, cancellati, sbarrati su campi di battaglia squadrati e a quadretti.

 

Gomma.


Ma per ogni crimine, per ogni prigione, per ogni sistema perfetto o rattoppato, resta quel residuo di possibilità, che gomma e matita siano strumenti per preparare la fuga, mettere in pratica il piano, complicarlo al punto di rinunciare all’evasione (a volte). 

 

Regalare una matita vuol dire “Ecco la tua prigione”, regalare una matita e una gomma, invece, significa “Ecco, adesso liberati da tutte le prigioni”. Un consiglio: siate parchi con le correzioni, gli errori sono sempre i primi a scappare.

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