Poveri bambini. Se solo sospettassero che dietro le favole che gli saranno propinate domani c'è tutto questo: afternoon parties del webset letterario internazionale a New York, descritti con la trepidazione della debuttante a corte (che però sta mica lì a sgranare gli occhi come una provinciale, signora mia), dove si divide la torta della letteraratura in rete fra "presentazioni, neanche fosse uno speed-dating per nerd" (notare la profonda affinità col linguaggio delle favole) e un Calvino messo nel Martini al posto dell'oliva.
Prima che mi venga rimproverato di non aver capito l'uso di alcuni registri stilistici, sospesi fra Francis Scott Fitzgerald e, tiro là, Arbasino, aggiungo da me un terzo grande: Liala. Soprattutto per la rovente sensualità del linguaggio da Web Teacher, che Lei, prof. Bonini, esibisce con ostentato godimento. Un richiamo irresistibie per le adolescenti che si sono perse in rete, come me.
Michele ed io ci facciamo strada attraverso il muro di folla all’incrocio tra la 42esima strada e la Quinta. Siamo in ritardo, perché Michele è voluto entrare a vedere la volta stellata di Grand Central Station. Non puoi nominare nulla di questi luoghi, che subito la mente recupera un fotogramma, una sequenza di qualche film in cui li hai già visti. La scalinata di Grand Central Station per me è subito Revolutionary Road. New York non esiste, anche se sei lì. Non la vedi, perché continui a vederla attraverso tutti gli schermi dei film che hanno parlato di lei. Anche le foto che scatti e che poi condividi su Instagram sono foto già fatte, già viste, un pallido tentativo di imitare un modello, un’inquadratura sopravvissuta in memoria. Le foto piacciono per quello, rassicurano l’immaginario dei follower: “È proprio come me la immaginavo”. Insomma, è tardi. Alle due dovevamo essere già al Margaret Liebman Berger Forum, la sala della New York Public Library dove si svolge l’evento live del primo Twitter Fiction Festival.
Dal 1 al 4 dicembre Twitter ha deciso di illuminare un uso marginale ma emergente di Twitter, quello dedicato alla finzione, alla narrazione, all'intrattenimento. Ha selezionato ventinove format narrativi per Twitter su oltre seicento pervenuti, li ha organizzati in un palinsesto e trasmessi sul profilo @twitterbooks per quattro giorni di seguito, come un qualsiasi canale tematico digitale. E ha riunito alcuni degli autori dei programmi selezionati alla New York Public Library per discutere delle potenzialità di Twitter come medium narrativo. Tra questi ci siamo anche noi di doppiozero, con il format #FiabIt trasmesso sul canale @00SerialTw, cento fiabe italiane riscritte da Marco Belpoliti per cento giorni, quasi fosse una performance. Michele Aquila ed io siamo parte della squadra che c’è dietro il programma e partiamo curiosi per New York per incontrare altri autori che condividono con noi la voglia di sperimentare i confini linguistici del medium. La sala del festival ha il soffitto altissimo, pareti in pietra rivestite di legno. Anche qui, tra te e la realtà si sovrappongono decine di schermi di film precedenti. L’immaginario a volte è solo un peso ingombrante. Sembra un’aula di Perry Mason.
Il pomeriggio passerà come una festa da ballo delle debuttanti, qualche faccia annoiata con in mano un cocktail e continui giri di valzer da un gruppo all’altro per introdursi nelle conversazioni o svincolarsi al momento giusto. C’è lo scrittore maniaco di Twitter che vuole farti comprare il suo libro, ci sono le lettrici intimidite che parlottano in gruppo senza mai avvicinarsi, ci sono i camerieri italiani, ci sono i giornalisti che spazzolano le riserve alcoliche come nei romanzi di Colson Whitehead. Ad ogni ora @magicAndrew (Andrew Fitzgerald), l’artefice del Festival per conto di Twitter, introduce una manciata di nuovi progetti, per poi lasciare il resto del tempo alla conversazione, all’incontro tra autori, perché il vero motivo dell’evento è questo: far incontrare i nodi della rete, mettere faccia a faccia gli avatar, dare corpo alle voci.
In questo valzer di incontri e presentazioni continue, neanche fosse uno speed-dating per nerd, incontriamo alcuni personaggi notevoli e questi sono i loro brevi ritratti. Messi assieme, questi ritratti, formano la mappa dell’universo, in espansione seppur minuscolo, della cosiddetta Twitter Fiction. Una nota sul termine #twitterfiction: mentre in Italia si discuteva di #twitteratura e della possibilità o meno di produrre letteratura su Twitter, nella molto più pragmatica america il problema è stato risolto adottando la molto meno nobile parola “fiction”: con Twitter si può produrre fiction, intrattenimento non basato sulla realtà. A volte forse si fa anche letteratura, vedi il caso di Black Box di Jennifer Egan prodotto dal New Yorker, ma non è questo che importa a Twitter. A Twitter importa far nascere/alimentare un altro stile di consumo/uso del medium.
Uno dei primi con cui parliamo è Andy Hunter di Electric Literature (@electriclit), una specie di rivista on line, anzi meglio, come precisa Andy, “un magazine di fiction quadrimestrale pensato per iPhone e iPad”. Una casa editrice che produce contenuti per le nuove piattaforme di lettura. Tra i loro progetti più importanti c’è la produzione di fiction a puntate scritta da Rick Moody solo per Twitter.
Poi riusciamo ad intercettare una giovane donna minuta e pimpante, che salta da un gruppo all’altro come un maestro di cerimonie. È Yael Goldstein Love, la Direttrice editoriale di Plympton, una casa editrice fondata nel 2012 che si dedica a progetti di narrazione seriale solo digitale (Plympton è uno dei partner del Festival). Plympton è da poco riuscita a farsi finanziare un progetto da Kickstarter, raccogliendo 56 mila dollari per produrre fiction seriale per media digitali. La squadra di Plympton è fatta di giovani brillanti provenienti dal mondo dell’editoria con laurea Ivy-League. Sembra il set del romanzo del newyorkese Keith Gessen, Tutti gli intellettuali giovani e tristi (Einaudi 2010). Yael è a sua volta scrittrice ed ex-assistente editor della Paris Rewiew. Questo per dire che per il successo di una start up non contano solo le buone idee ma anche il background di chi le mette in pratica. Yael sostiene che la rapida diffusione della piattaforme digitali rende possibile far rivivere e reinventare il venerabile genere dell’intrattenimento seriale. Kindle, iPad, Nooks sono strumenti perfetti per ricevere aggiornamenti periodici di storie a puntate, come una volta lo erano i giornali per Dickens ed Hugo. La fiction seriale ha pure un vantaggio economico in un mondo editoriale trasformato dai lettori digitali. I serial per le nuove piattaforme digitali, tra cui Twitter, forniscono ai lettori un continuo flusso di storie ad un prezzo competitivo con altri contenuti digitali e danno agli scrittori la possibilità di essere pagati per scrivere e nel frattempo costruirsi una base di pubblico per il loro lavoro futuro. Per Yael e Andy la “letteratura elettronica” o la “fiction seriale digitale” sono opportunità per gli scrittori emergenti per farsi conoscere e costruirsi un pubblico prima di fare il salto nell’editoria tradizionale.
Scocca l’ora, nuove presentazioni e nuovo giro di valzer. Il format di doppiozero riscuote l’interesse di Ryan Chapman (@chapmanchapman), Direttore marketing della Penguin Press. Non dimostra più di trentacinque anni ed è identico, ma davvero identico al personaggio goffo che in Mad Men dirige il dipartimento televisivo, Herry Crane. Ryan fa parte della giuria che ha selezionato i ventinove progetti ed è curioso di sapere come tradurremo i tweet di Belpoliti in un libro, perché dà per scontato che questa operazione poi si riadatti al formato del libro. Gli spieghiamo che Michele è qui per questo, perché con la sua applicazione, TweetBook, speriamo di fare un libro digitale leggibile al di fuori del flusso inarrestabile di Twitter.
Poi finalmente è il momento di parlare con qualche scrittore, non solo con editori e direttori marketing. Elliott Holt (@elliottholt) è un’autrice quarantenne, alta, bionda, elegante ma per fortuna poco algida e molto ironica. Sta per pubblicare per Penguin, non è una grande esperta di Twitter ma per il festival ha scritto una detective story che, se ci fosse stata una Palma d’oro per la miglior fiction, forse l’avrebbe meritata. L’ha scritta da sola, col telefonino, senza l’ausilio di nessuno strumento di programmazione tipo Hootsuite o TweetDeck. Dice che scrivere sul telefonino è stata una fatica costante. Senza essere una geek, ha creato però la storia più adatta al mezzo che sia stata raccontata finora su Twitter. Se Richard Hughes fu il primo a scrivere per la radio un’opera di finzione - Danger!, del 1924 - adatta alla cecità del nuovo medium dell’epoca, il racconto di Elliott è forse il primo a sfruttare a livello narrativo l'interazione col pubblico che Twitter permette.
Non sarà stata la prima a fare fiction per Twitter ma la sua è di sicuro la fiction più twitter-oriented.
Se i bellissimi tweet di Jennifer Egan erano come dei “viaggiatori stranieri che non avevano idea di dove si trovavano” (vedi l’articolo uscito su Slate), quelli di Holt si sono invece adattati all’ecosistema, richiedendo l'intervento dei follower per costruire una narrativa non lineare, collettiva, multipolare. La storia, sulla TimeLine del profilo Twitter di Elliott Holt, inizia così:

A partire da questi primi due tweet Elliott ricostruisce le ultime ore di vita di Ms. Brown attraverso i tweets di 3 ospiti del party in cui la donna è stata trovata morta - @margotburnham, una hostess; @simonsmithmilla, un londinese mondano che “faccio cose vedo gente”; e @elsajohanssen, uno che si autodefinisce “fashion designer svedese”. La narrazione procede per tasselli di mosaico, aggiunti dai tre ospiti. I lettori, per trovare l’assassino, devono partecipare attivamente al processo di raccolta delle prove, e alla fine la Holt chiede loro di risolvere il caso:

L’intelligenza collettiva dei follower, scambiandosi le informazioni e i dubbi alla fine sarà capace di risolvere brillantemente il caso. Caso chiuso. Ecco, mentre Elliott ci mostra gli ultimi tweet e fuori viene buio ho di nuovo la sensazione di essere dentro il tribunale di Perry Mason.
Infine, prima della fine, compare un giovane nigeriano-americano col cappello da hipster di Williamsburg e occhiali spessi e neri. Si chiama Teju Cole, a febbraio uscirà per Einaudi la traduzione del suo romanzo Open City ed è l’autore più atteso al Festival. Teju chiude il pomeriggio con una breve “lezione”, che qui chiamano “keynote speech”, sull’uso narrativo di Twitter. Sarà perché è molto più giovane di Johnathan Frenzen, ma Teju non odia né internet né Twitter né gli ebook. Su Twitter ha lanciato due progetti di format seriali. Il primo è stato “Small fates”: pubblicava sul suo profilo notizie di cronaca locale newyorkese ripescate dai quotidiani vecchi di cento anni e rimesse in circolo lo stesso giorno. Alcune notizie, accadute cento anni fa, risuonavano come se fossero ancora plausibili, altre contribuivano a mettere in luce nuove letture geografiche, sociologiche, urbane della città di New York. Attualmente Teju sta twittando notizie di cronaca locale pescate dai giornali nigeriani contemporanei.
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Sostiene di voler lavorare sullo spiazzamento temporale (Small Fates) e quello spaziale (le cronache nigeriane) nei confronti del proprio pubblico di followers. Richiama la Leggerezza e la Velocità di Calvino come lezioni per la scrittura di tweet e sostiene che siamo all’alba di un nuovo medium che “non sappiamo ancora cosa sia” e che si presta alla costruzione di personaggi di finzione, di voci che parlino in prima persona, non importa se vere oppure no.
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Le forme che può prendere la finzione su Twitter sono state appena esplorate. Siamo all’alba di un nuovo medium elettronico, così come lo eravamo per la radio nel 1922, un momento ricco di discussioni estetiche su cosa e come raccontare, quel momento magico prima della definizione dei generi e delle pratiche produttive. Al momento, per quel che abbiamo visto durante questa prima edizione del festival, la maggior parte dei progetti si concentra solo sulla scrittura di una storia che avanza per sequenze di tweet. Nel migliore dei casi la scrittura è di alta qualità (vedi il caso di Egan o Rick Moody) ma il format non molto innovativo: siamo ancora al grado zero della twitter-fiction, se si escludono i casi di Holt e Teju Cole. Le pratiche produttive sono ancora artigianali – singoli scrittori che si auto-producono le storie – tranne il caso di @00SerialTw, che ha messo in piedi una produzione in stile broadcasting con dei registi, un autore (Marco Belpoliti), uno sponsor tecnico (@U10) e uno sponsor produttivo (Moleskine). Ma è ormai chiaro che Twitter è non solo uno strumento di informazione ma anche un medium creativo.
Ce ne siamo andati dalla Public Library con la sensazione che ci fosse un legame tra Twitter, le altre piattaforme digitali, la fiction e il futuro dell’editoria, che non tutta la Twitter Fiction sia necessariamente buona (la qualità la riconosci su ogni mezzo) e che 140 caratteri, se organizzati in serie e dati in mano ad autori intelligenti, siano uno spazio considerevole per giocare al “come se” del mondo, al “facciamo finta che”. Ce ne siamo andati quando tutti i giri di valzer erano finiti e gli americani in sala si sprecavano in complimenti e “awesome” reciproci. Per gli americani tutto ciò che è vagamente interessante o nuovo diventa “awesome”. Al decimo “awesome” siamo spariti e ci siamo incamminati verso il concerto dei Dinosaur Jr., per fare finta di essere ancora degli adolescenti come nel 1985.
- Materiali
- 11 dicembre 2012
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@Fedora. Mi pare che tu non conosca troppo la storia della letteratura, ad esempio la narrattiva del feuilleton francese e inglese. Anche quando Dickens veniva stampato a fascicoli, e le persone andavano ad aspettare con ansia la nave con la nuova puntata del romanzo in arrivo, c'era chi parlava di svilimento della letteratura. E che dire dei salotti letterari del Settecento, e ancora dei romanzi erotici del medesimo Secolo dei Lumi di cui parla Darton in un suo bel libro? Fai un giro per favore tra quelle pagine e troverai cose simili a quelle che racconta il prof. Bonini con uno stile spigliato e falso-Tom Wolfe... L'olivetta nel Martini ci va, non credi? E la conversazione frivola non è forse un'arte? Orsù Fedora - nome alla Billy Wilder - cerchiamo di essere allegri e di divertirci imparando. Ciao ciao!
Sai, Francis, non t'offendere ma lo slogan col quale chiudi il commento ("cerchiamo di essere allegri e di divertirci imparando") mi fa pensare che la tua visione dell'attività letteraria affondi le sue radici più nel "Sapientino" di Clementoni che nella lettura dei testi. Visto che, secondo uno schema fortunatissimo in Doppiozero, ad argomenti non rispondi con argomenti ma raccomandando la lettura dei tuoi testi di riferimento, permettimi di giocare lo stesso gioco e di chederti se hai mai sentito parlare di Dante, Tasso, Leopardi, Dino Campana, Pavese, Hemingway, Faulkner, Walser, Kafka, Holderlin, Rilke, Mann, Hesse, Musil, Pirandello, Verga, Delfini, Ortese, d'Arzo e la smetto qui. Sai cosa avevano in comune, Francis? Che non prendevano la penna in mano per cercare di essere allegri e di divertirsi imparando. E' proprio il gesto di pensare, sai, che ti mette i pensieri. E anche immaginare fa venire i pensieri, ce l'ha insegnato Antonio Prete. Capisco che oggi una visione della letteratura come prosecuzionbe dell'happy hour con altri mezzi, tira ancora molto ma, vedi, di quelli che consigliavano a Leopardi di rilassarsi e farsi un Martini noi oggi non conosciamo neanche uno sputacchietto di verso, un tweet. Come mai, te lo sei mai chiesto, Francis?
Gli esempi che mi fai sono importanti e fanno riflettere (i miei ti fanno riflettere?). A patto di non scadere nel generico assoluto. Altrimenti finiamo col vedere dei capolavori nelle animazioni razziste volute dalla propaganda fascista, solo perchè in fondo anche dietro la Cappella Sistina c'era una committenza politica.
Non è questione di rilassarsi, Francis, è questione di vedere nella vita e in letteratura in atto dei conflitti oppure o no. Ma, se tu vuoi, stai pure rilassato col tuo Tom Wolfe dry in mano.
Un'ultima cosa. Quello striscione che ancora mentre ti scrivo scorre su in alto nell'homepage di Doppiozero, quell'invito di Nietzsche-Foucault a considerare il sapere come fatto per prendere posizione (l'esatto contrario, cioè, dell'essere allegri e del divertirsi imparando) tu come lo vedi? Ciao ciao.
Se non fosse che è tutto così deprimente perchè allora è vero, che succede proprio così con gli aperitivi e tutto, direi a Fedora che riesce a far piegare in due dalle risate per come de-scrive le cose : agghiacciante e nel contempo viene un sorriso ma non , credo, ebete o scemo tipo dai ridiamoci su e nemmeno quello supponenete di chi si mette sopra agli altri. Non so, un sorriso così snervato e senza scampo e pure c'è qualcosa per aggrapparsi, un guizzo ( forse un lembo scivoloso di sè prima di sparire nei flutti ad esempio ma credo più che altro si tratti di immagini e di cose che risuonano , mi pare ) . In pratica dico grazie a Fedora. Altro che alba del medium elettronico ( povera alba, cos'ha fatto di male?) ...qui siamo al tramonto e non c'è rimasto nemmeno il viale. A Fedora chiedo se possa continuare l'elenco. Mi pare che qualcuno l'abbia già fatto ma proverei ancora con gli elenchi come rito per salvarci , scaldarci in questo freddo mondo. Petrarca lo metteresti? Lo sto studiando ( forse abbiamo più o meno la stessa età, intendo io e Fedora! ) ed è una compagnia che nessun tuiter riesce a sostituire. Cartaceo, naturally. Ma dici che saremo perseguibili per arrocco? Ciao.
A quell'elenco aggiungerei, senza preoccuparmi di essere ingiusta o di trascurare nomi sacri (sono le cinque del mattino, non fa ancora giorno, scusata?) almeno due scrittori italiani: Federigo Tozzi e Romano Bilenchi. E Primo Levi. Il nome di Calvino non lo faccio perchè adesso, dopo il gioco di tirarlo per la manica per vendere favole a New York, forse è tornato semplicemente il momento di leggerlo per rinnovare il piacere di leggerlo. Mi permetto anche due nomi stranieri: Georg Büchner e Thomas Bernhard.
Scappo. L'idea che ci sia da qualche parte nel mondo una persona che, seduta in punta e persa su una panchina ferroviaria per avere sbagliato stazione, o dentro a un bar affollato davanti a un cappuccino o sprofondata nella poltrona preferita di casa sua, nei prossimi giorni leggerà Petrarca, mi rende felice, mi dimezza gli anni, mi fa venire voglia di spendere bene il mio tempo e i pochi soldi a Natale. Grazie mille, Torless. Penserò tutto il giorno a te ai suoi studi, con un po' di invidia. Buona giornata Francis.
E comunque, chi non vuole andare "oltre" la letteratura non è mica obbligato.
Volevo restituire, con un po' di disincanto, l'atmosfera del festival che ho trovato lì. Scrivere solo informazioni, sulle novità editoriali (che ci piacciano o meno) che ho sentito lí mi sembrava noioso e ho provato a raccontare i personaggi che c'erano. Se poi non vi piace liberi di buttare la carta nel fuoco. Non c'era nessuna intenzione di prendersi sul serio. Comunque mi dispiace per l'alba, ma non c'é altro modo di chiamare questi primi anni di un nuovo medium senza scomodare l'alba stessa. Se poi il problema é il medium, si fa presto, basta spegnerlo. Ciao Fedora.
Ah, dimenticavo, a Ny non abbiamo venduto niente, tranquilla, Fedora. Una sola cosa mi infastidisce nei tuoi commenti: la maniera super snob con cui tratti Francis, dando per scontato che non conosca tutti i mirabili autori da te adorati. Il mondo é sempre un po' più vasto di quello che conosciamo.
Uhm. L'avevo pensato che ci avrebbero dato degli snob. Uffi. Forse abbiamo sbagliato , Fedy, sbagliato tutto. Riuffi! Senti dai ridiamoci su per favore , lasciamoci andare all'allegria, lasciamoci convincere a vivere i nostri anni spensierati, non prendiamocela troppo, altrimenti si fa il gioco del medium. Ti mando una canzoncina all'uopo nello stile divertirsi e basta. Siamo adolescenti o no ? Anzi, due 'canzoncine'. La prima è per chi ama entusiasmarsi. La seconda è per 'noi' ( con una mano che sembra.. uno Studio di ...indovina tu ) e credo, azzardo?, che amiamo abbastanza i desideri infiniti . Tanti baci, a questo punto. E non dimezzarti troppo gli anni che finisci come Brad Pitt in quel filmaccio...
www.youtube.com/watch?v=6TE9UADEwsE
www.youtube.com/watch?v=HLiR6j8oyWQ
Comunque grazie mille al signor Tiziano : ) specie per questa immagine di poter buttare carta ( carta? ) sul fuoco ( caminetto? Magari!..li hanno quasi tutti chiusi dietro un vetro.. ) .
Cosa c'entrino queste manfrine che non si giustificano col fatto di essere due adolescenti qualcuno lo spieghi prego. State lì a polemizzare e dopo vi spedite le musiche ( ma come si fa a scegliere certi video poi..) . Torless, scusa ma non ci crede nessuno che leggi Petrarca , cerca di porti in modo più sveglio e coerente con il tema indicato da Tiziano. Avete travisato le intenzioni dell'articolo solo per cercare consensi l'uno dall'altra ( ammesso la veridicità dei nomi e del genere) . Così è troppo facile . C'è almeno da sperare che non vi consoli neppure il vostro scambio di bacini sulle guance. Di certo non Fedora che mi pare un tantino più sveglia e preparata. Studi classici, suppongo.
Grazie Tiziano per aver risposto. Ho da dirLe delle cose ma domani o nel fine settimana. La giornata di oggi è stata tutta per un lutto familiare e sono un po' scombussolata. Tutto il rispetto che ci si può portare sta nel coraggio di dirsi le cose in faccia, anche pagandola cara. La franchezza dei suoi due commenti mi piace. Se ne aspetti altrettanta. Io comunque mi concederò eventualmente solo la libertà di un altro intervento poi tolgo il disturbo.
Grazie infinite, Torless. Del primo brano non dico nulla per non urtare suscettibilità. Mi ha ricordato che devo ancora prendere la sabbia per l'albero di Natale. Nina Simone è toccante, specie alla fine di una giornata così, voglio riascoltarla ancora. Ultimamente mi sono riempita la testa un po' ossessivamente con il preludio del Lohengrin. Non so come ma spero di risentirti ancora, vagolando di qua e di là per siti.
Per Lei e solo per Lei un bacio lento, Teacher.
Perché non vi scambiate gli indirizzi e vi scrivete privatamente?
Perchè "la conversazione frivola non è forse un arte?"
Mi sentirei di raccomandare alla signorina Fedora, dalla penna puntuta come un artiglio, di non esagerare con quel Preludio. Woody Allen ha confessato di aver chiuso con Wagner perchè al termine di ogni ascolto era cosí preso che aveva voglia di invadere la Polonia.
Che disastro. Mi dispiace.
Fedora, non posto più. Vado a giocare al "come se " in un posto che sto cercando, un posto dove a 17 anni non ti venga voglia di mandare tutto a ramengo per via dei teacher e delle diavolerie che ci vogliono propinare come nuove albe. Posto ci fosse la possibilità- dopo il mio scivolone- non ho indirizzi. Hai ragione per Mariha - video da accostare per contrasto all'altro e che tuittera il Natale in immaginette vintage con sottofondo di allegro ciarpame musicale- ma era da rifilare nelle costole dei progressivi. Forse avrei fatto meglio a indicare quello con Prosseda e il pianista perfetto . Per farmi perdonare ti invio idealmente il libro Wagner o la musica degli affetti -FrancoAngeli Ed. che suggerisco anche a Pupillo. Di domande ne avrei ancora tante, tante come i fiocchi di neve caduti ieri che i cigni sparivano a lago. Chiederei a Calvino come si sente a bordo della 'sua ' Leggerezza ' trasformata in lezione per la scrittura di Tweet . Anche a Sinopoli lo chiederei. Ciao e scusa.
Solo una breve replica, dovuta, al signor Basta Cattiva Letteratura: cosa fumano all'Ufficio Anagrafe del suo comune? No, scherzo, è che, non si offenda, mi fa tornare in mente quel famoso servo della cena Trimalchionis: "Il servo che sta tagliando il pesce si chiama 'Taglia', sicchè ogni volta che Trimalcione grida 'Taglia', con una sola parola lo chiama e nello stesso tempo gli dà un ordine". Anche per lei basterebbe il solo nome: "eodem verbo et vocat et imperat.
Come sanno i lettori di Doppiozero la reticenza è tutta dalla parte dei mistici di Twitter. Tempo fa hanno avuto i loro cinque minuti di celebrità gli interventi di tale Giuliano, oddio non ricordo il cognome, forse Sonnecchio, Sandrocchio, Sallustio, qualcosa così. Salvecchio, eccolo, mi sono ricordata. Questo Giuliano Salvecchio, intervenuto su letteratura in Twitter, aveva messo molta carne al fuoco. Risposte (doppio) zero. Gli argomenti di chi non si mette in riga vengono considerati provocazioni. E' una faccenda antica, sa, signor Letteratura.
Quanto a me sono stufa di vedere le star andare a NY eppoi fare le vergini spossate, deluse e offese. E in generale stufa di questo atteggiamento di falsa propensione al dibattito. Molto meglio lei, signor Letteratura. Il suo tono e i suoi argomenti sono quello che sono ma almeno ci si appassiona, ci mette la firma, e che firma.
Le ricordo il cuore dell'argomentazione del signor Tiziano, in risposta ai miei interventi: "Se poi il problema è il medium, si fa presto, basta spegnerlo". Mi sa, Letteratura, che anche l'esercizio della libertà di pensiero deve avere un suo kamasutra. La posizione in cui mi vorrebbe il signor Tiziano è quella, oggi di gran moda, conosciuta come "posizione del Grillo": fuori dai coglioni. Se non ti sta bene il medium, sloggia. (Il che ovviamente lascia supporre che per Tiziano l'unico uso possibile del medium sia il suo e che lui si senta il dominus). E' chiarissimo: rosica molto il tarlo che ci sia qualcuno che accetti di entrare nel gioco per cercare di capire cos'è com'è ecc..
Mi permetta di chiudere e stavolta sparire davvero, rivolgendomi a Tiziano. Perchè in realtà Lei, Letteratura, che pretende argomenti dagli altri, dentro la discussione è stato in grado di portare solo quel suo inconfondibile tono gracchiante e sbirresco.
Che tu, Tiziano, ti riferisca a Dante o Leopardi o Kafka con un sorrisetto di sufficienza, in termini di "mirabili autori da te adorati" per quello che mi riguarda potrebbe anche chiudere il discorso. Quella è gente che ha pagato caro il gesto di scrivere. Non risulta che si spendesse in cazzeggianti operazioni di marketing editoriale a NY (senza peraltro aguzzare un chiodo, sembrerebbe, ma non ci credo). Le tue parole sono una delle testimonianze più eclatanti del livello del disastro perché a parlare con quel tono non è una studentello maldestramente scolarizzato ma un illustre teorico della twitteratura, dell'alba. Voglio solo ricordarti che se le tue opinioni non le esprimi in linguaggio macchina ma nella lingua italiana forse devi qualcosina a Dante più che a Tom Wolfe e a Steve Job. Senza "i mirabili autori da te adorati" non potresti aprire bocca perché molto semplicemente non avresti una lingua. Questi scenari di disconoscimento e odio per un passato poco addomesticabile si sono visti solo in Fahrenheit 451, compreso il fantasma della "carta nel fuoco", già rimarcato da Torless.
Io, gentilmente invitata da Tiziano a sentirmi libera di cambiare medium, passo proprio ad altro. Me ne vado zoppicando per via dello sperone al piede destro ma tranquilla. Sarà Tiziano a parlare per me. Nei suoi purtroppo rari interventi ha il dono magico di aprire sull'orizzonte della Twitteratura squarci che nemmeno coloro che si sono slogati le sopracciglia per la perplessità, credevano immaginabili.
Bye
Jobs, of course
Andiamo, amico dal curiale nome Basta con La Cattiva Letteratura (commento a Franco Arminio, Il cammino degli infermi). Non nascondiamoci dietro un twitt. E' vero che Doppiozero si occupa di tutto e di più. Anche troppo. Ma questo "tutto" deve sempre essere trattato con un occhio al medium, omaggiando il medium, indicando il medium come il punto di svolta dei problemi, con una intenzione comunicativa precisata e dichiarata (magari con un vago segnale di riserva critica, ma piccolo piccolo, pudicamente accennato, una debole larva). Puoi parlare di architettura, di pizza Margherita o dell'influenza della patologia della prostata sulle nuove tecniche di fotografia digitale ma se non flirti coi modi, coi vezzi, con gli stilemi della Rete, se non fai l'occhiolino al mondo del Web, anche solo con una sofisticata allusione, nisba. Dunque cosa vai cercando coi tuoi piagnistei? E questa è carne al fuoco e si aspettano risposte.
Quanto all'operazione delle favole formato Twitter l'impressione è che la cosa smuova molti equilibri, di marketing editoriale, di marketing universitario, di marketing critico. In ballo c'è il traghettamento della letteratura dentro il mondo dei social network (e degli strumenti per adoperarli), con tutto quel che sposta. Non è "uno dei tanti argomenti dell'annata 2012 di Doppiozero". Guardare per credere tutto il battage che lo ha preceduto e lo sta accompagnando. Non risulta che lo stesso sia stato fatto per Clorofilla di Angela Borghesi, poniamo. E' questo è un altro argomento sul quale si aspettano risposte.
Certo ci sono le eccezioni e qualcosa mi dice che prima o poi verranno ampiamente strombazzate. Ma sono i pochi felici da esibire, eventualmente, per evitare che la bandiera di Doppiozero abbia un poco rassicurante colore unico. E questo è un terzo argomento sul quale si aspettano risposte.
Sei il mio tipo, Fedy. Sempre pronta a buttarsi contro l'orso a mani nude e tacchi a spillo, sbaglio? Si potrebbe avere anche solo una vaga idea del tuo ristorante preferito? Parliamone. Tony Atalanta
Sentite, allora cominciate a raccogliere per benino in un unico capitolo tutto quello che c'è in Doppiozero a proposito di Twitter. Poi facciamo la conta degli illustri che sono intervenuti a riguardo ( all'appello ne mancano molti) , numero commenti alla mano e firme. Apriamo una campagna tipo quella di Barbetta contro la legge per la riapertura dei manicomi, vediamo quanti firmano. Chiediamo chi è per le fiabe di Calvino in Twitter e chi no.
Guardate che in generale il mezzo Rete ha del buono: richiede un gran senso di responsabilità personale, capacità di cambiamento, timori e tremori ogni volta che si lascia un commento, notti insonni pensando che non si può cambiare il commento ormai postato, terrore puro all'idea di quanti leggeranno, senso di disagio per essere piombati così nelle vite degli altri , fatica a trovare i modi della continuità, ubriacature sull'onda di entusiasmi che poi ti accorgi che non gliene frega niente a nessuno, cervicale per la postura di fronte al monitor, senso di vuoto e sospensione, scoramento accorgendoti che alla faccia degli ipertesti nessuno si avvede del commento del vicino. Insomma vita vera. Non lo pensate anche voi?
Buongiorno. Seguo con molto interesse il dibattito che avete aperto. Mi trasferisco qui perché là nelL'amore vero ai tempi di Twitter ( Anna Stefi) non mi dicono niente della faccenda di poter trovare la Marylin che è in me. Se qualcuno volesse aiutarmi... Grazie.
Buona sera, Sebasta.
Sono d'accordo con Lei un po' sì e un po' no. D'accordo con la seconda parte. Aggiungerei all'elenco di sfumature buone avvertibili nella presenza in Rete, anche lo scrupolo dell'arguzia, di evitare la tetraggine monologante, di rendere gradevole e flamboyant la discussione. Sono circolati esercizi di indignazione che erano piccoli capolavori e sono stati accolti da musi lunghi. Tutti hanno guardato il contenuto ma la forma era un regalo a Doppiozero. Così mi piace pensare, da lettore. Forse ci vedo doppio ma ho visto cose belle. Recentemente ci è stato rifilato, travestito da commento, un racconto che è fra le cose più notevoli lette negli ultimi tempi. E questa è la Rete, ha ragione Lei. Ma, mi faccia aggiungere, spesso sono anche regali che fa alla Rete chi non ci crede ma ha voglia di entrare, di capire, di parlare, di entusiasmarsi. Sarà un caso ma i contributi più belli e sofferti in Doppiozero sul tema Letteratura e Twitter (anche quelli più formalmente sudati – notti in bianco, ha ragione Lei, Sebasta) sono quelli di chi dichiara apertamente di non crederci più di tanto. Oggettivamente chi ci crede ciecamente è stato solo capace di star zitto e far sentire il sibilo della frusta ogni tanto.
Quello su cui non sono d'accordo con Lei è il referendum. Ma quando usciva un libro di poesie di Giogio Caproni cosa si faceva, un referendum? Perché un referendum? Semplicemente parlare proprio no? Magari suonandocele ma parlarci.
Io, scusi se insisto, invito tutti quelli che stanno seguendo questa piccola discussione sulle favole di Calvino rinarrate da Marco Belpoliti, a tornare indietro e rileggere tutti gli interventi. Non è stata una salva di insulti, tutt'altro. Ci sono stati dissensi forti, sono fioriti personaggi, si sono scontrati stili, qualcuno ha caricato come il toro nell'arena, qualcuno si è messo paura, si sono scatenate supposizioni sull'identità di questo e quello (dell'identità sessuale non ne parliamo, un putiferio) ragazzine che affrontano i loro professori senza timori reverenziali, forse giocandosi col sorriso sulle labbra ogni futura possibilità di pubblicazione, un dottorato, che so io...
A modo loro tutti gli intervenuti hanno posto domande serissime su problemi importanti. Quello che è profondamente sbagliato, anche solo sotto il profilo della comunicazione, è il silenzio che è stato e continua a ad essere opposto ai dubbi. Che la discussione meritasse risposte non lo dico io. Se torna indietro di pochi passi, troverà che a definire ottima la qualità degli interventi è stato Marco Belpoliti, salvo scomparire subito dopo.
Il rapporto della twitteratura con la tradizione letteraria, posto dalla focosissima Fedora, è un problema centrale e ahimé, sono d'accordo con la ragazzina terribile, le risposte di Tiziano ci hanno fatto capire ancora di più quanto lo sia.
Quindi, Sebasta, non un referendum. Mettiamoci in cerchio e ognuno dica la sua. C'è chi sceglierà il registro dell'indignazione, chi si cambierà sesso, chi ci parlerà del suo desiderio di diventare Marylin, chi ci farà sopra un saggio. Io non ho paura di questa sbrindellata compagnia. Anzi la discussione è infinitamente più bella. Cosa mi può importare della vera identità quando uno sconosciuto perde ore di sonno per trovare una forma dell'indignazione e del dissenso che sia anche capace di farti piegare in due dalle risate?
No. Io la penso così: i soli che finora hanno dato buona prova di sé sono Marco Belpoliti che si è preso la briga di lavorare sodo su quelle fiabe e la combriccola coloratissima e un po' disturbata dei dissenzienti che continua ad alternare ragionamenti, invettive, racconti, maledizioni, sputacchi, appuntamenti e sberleffi.
No niente referendum. Meglio il circo Barnum. Chi vuol sproloquiare entra e fa. Chi si vuol spiegare a modo suo può usare la lingua di Menelik. Chi non vuole entrare nel gioco perché non gli interessa è libero. Libero chi vuole anche di assistere rosicandosi nell'ombra e sibilando ordini e minacce. Ma riassumere tutta questa ricchezza (e non è ancora intervenuta la banda dei tuitteristi!) con un sì o con un no, mi pare riduttivo. Aspettiamo qualche debole segnale di vita.
P.S. Stiamo studiando il suo problema, Giusy. Non si senta trascurata. Non camminerà mai sola.
Come fate ad avere tanta forza, tanta bellezza di pensiero , tanta pazienza in questi tempi? Io vi invidio perché passo il tempo a mordermi le labbra per non dire Sono stanco. Scusate. Dopo leggo e allora mi sento un po' al caldo ma continuo ad avere una nostalgia che mi annienta e non riesco, non ci riesco a cambiare, a parlare così, a pensare ai nostri padri che hanno accettato tanti cambiamenti e invece di onorarli continuo a rimuginare su com'era prima, prima senza questo computer che almeno continua a spegnersi ed è lentissimo e prima di riuscire a collegarmi passano tanti minuti e invece di fare qualcosa sto lì ad aspettare che si riaccenda. Mi ricordo la prima volta che ho visto un'impiegato dietro lo sportello all'ufficio postale, aspettava in silenzio guardando lo schermo: avevano appena messo i computer e allora si creava questo tempo vuoto . Dovevo spedire un telegramma, l'avevo già scritto però l'impiegato stava lì in silenzio ad aspettare il segnale informatico. Così ho cominciato a rimuginare su quello che avevo scritto, l'impiegato guardava il monitor, io guardavo il pezzo di carta leggera e rileggevo e cominciavo a sentire una grande stanchezza e mi sembrava strano vedere qualcuno che attende il segnale da una macchina, mi domandavo a cosa pensasse l'impiegato, cercavo di capire se fosse imbarazzato o curioso. L'ufficio non era né gremito nè vuoto, una via di mezzo ma comunque non c'erano ancora le corsie, le scritte gialle , il numero da staccare all'ingresso, gli espositori con libri, dischi, biciclette, telefoni, tende da campeggio e altre cose che ora si possono ordinare con un catalogo tipo postalmarket di una volta. Dopo ho chiesto un'altro foglietto per telegrammi e con la scusa ho lasciato passare una signora che aspettava un po' a lato e aveva la pensione da ritirare,mi sembra. Non sapevo più di preciso se spedire il telegramma, rileggendolo mi ero anche accorto di aver scritto abazzia invece di abbazia, ho provato a cambiare proprio registro di scrittura, sostituendo una citazione ( che avevo mandato a memoria con l'intenzione di trascriverla sul telegramma ma senza che nessuno si accorgesse che la copiavo in quel momento) con un elenco di 20 parole pensate di getto. Mi sono guardato in giro e vedevo tutti i monitor nuovi e anche un altro impiegato anziano con gli occhiali in punta che guardava il computer come grato di poterlo utilizzare.
La persona che doveva ricevere quel telegramma è stata fortunata dell'esistenza dei computer perché alla fine non l'ho più spedito e tutto è finito lì senza l'onta di passare per persona invadente. Nel telegramma originario dicevo al destinatario qualcosa che infatti aveva dell'insistente ma anche avrebbe cambiato per sempre le nostre vite. Ma dopo sono cambiate lo stesso, senza bisogno del telegramma.
Con questo volevo solo lasciare anche il mio saluto in questa discussione. Dopo sulla questione del referendum non so, la cosa è seria e se invece dell'acqua ci fosse in gioco il destino delle storie da raccontare che senza sarebbe come senza acqua magari un giorno sarà necessario anche il referendum?
Ora voglio scherzare un po' con voi. Non c'è condanna migliore, per un articolo che parla di Twitter e scrittura sintetica che essere ricoperto di commenti lunghissimi, quasi infiniti. La cosa ha del notevole e un po' credo, è anche il giusto contrappasso. E' molto bello che discutiate così tanto animatamente tra voi, che da questo articolo così mal digerito (voleva essere davvero un raccontino agile e disincantato, ma l'han preso troppo sul serio) nascano fiumi di discussioni. E' molto bello, davvero, anche se non siamo d'accordo.
Per Fedora: 1) Dante, Kafka, Leopardi li ho letti come lei, solo non mi piace quando uno li usa per fare sfoggio della sua cultura. 2) quando dicevo che il medium si può spegnere intendevo solo che mi pareva di leggere nei commenti una certa repulsione a priori nei confronti di Twitter, del medium in sè e per quello la soluzione è: Basta non usarlo ma lasciare che altri si divertano. Non intendevo chiedervi di non commentare. Peace & Love. (Accidenti, ho scritto più di 140 caratteri, è grave? :-)
Non so il nome di chi ha scritto il commento delle 00:52. Ma so che lascia un segno molto profondo su tutta questa discussione. Come il senso di una ferita. E ce n'era molto bisogno. Perchè è molto bello scherzare anche quando ti stanno ricucendo, mi è capitato, ma è bene anche che un naufrago allegro continui a essere uno spettatore lucido del proprio naufragio.
Tante volte la testa gira a vuoto nelle vicinanze di un muro. Da quei momenti ti tira fuori o ti da sollievo momentaneo solo chi ti racconta una storia o ti recita un verso. Non certo chi ti squaderna soluzioni finali con tono brillante e l'aria del vincitore nato.
Anche se è molto tardi vorrei ringraziare chi ha postato il commento delle 00:52.
Fedora, ma cosa ci fate tutti la notte svegli?
Dovevo, stamattina, andare a scuola invece ho bruciato, ho accompagnato mia sorella maggiore al Concorsone. L'ha passato fortunosamente , 48 domande su 50. Ha detto che è la nonna che le ha portato fortuna, 48 , l'età in cui partorì per la dodicesima volta ( nacqua nostra madre) .
50 domande, 50 twitttt per giocarsi l'accesso al Concorsone vero e proprio. Quelle di Italiano, di domande, mi ha detto che erano tutte nel novero delle proporzioni matematiche o simili . Esempio : L'amore non è bello se non è litigarello quindi...
-se l'amore è bello è litigarello
- l'amore non litigarello talvolta non è bello
- in amor vince chi fugge
( guardate che non sto inventando) .
Mia sorella l'ha sbagliata e dopo ha litigato pure con il fidanzato.
E' tutto vero e mi dispiace per l'anonimo, anche io ringrazio ma cercate anche di riposarvi.
Così si ridurrà tutto ?
Volevo farvi ridere a basta. ciao
oddio, mi sono dovuta ricredere. pareva un bisbetico confronto tra addetti ai lavori, e invece, mi sono divertita: ma come scrivete bene! ho trovato"squarci che nemmeno coloro che si sono slogati le sopracciglia per la perplessità, credevano immaginabili."grazie fu Fedora.
oddio, mi sono dovuta ricredere. pareva un bisbetico confronto tra addetti ai lavori, e invece, mi sono divertita: ma come scrivete bene! ho trovato"squarci che nemmeno coloro che si sono slogati le sopracciglia per la perplessità, credevano immaginabili."grazie fu Fedora.
A mio avviso il punto è esattamente la mancanza degli 'addetti ai lavori' . Pertanto mi domando il senso del commento precedente. E , an passant, dico che prima di ironizzare sui sistemi con cui l'Istituto scolastico sta cercando, in ottemperanza ai doveri che la nostra Costituzione richiama per chi volesse ricordarsene, di reclutare le nuove leve per la futura classe insegnante ( con un sistema di quesiti a tutto campo, dalla fisica, alla chimica , all'Inglese ) , bisogna fare il proprio dovere di studenti e andare a scuola invece di 'bruciare'. Non sono giovane ma concordo sulla necessità di svecchiare la classe insegnante e il sistema a quiz , che ho sempre adottato per verificare che i miei studenti fossero ben preparati nelle materie che insegno , funziona benissimo e premia i meritevoli ( chi sa sa, non ci si scappa) , oltre ad essere un modo veloce per andare a sfrondare il cumulo di persone in attesa di occupazione. Ne proponga uno migliore questo Torless, se uno ne ha. Non vedo poi perchè a persone abituate quotidianamente ad esprimersi tramite brevi sms , espressioni di gradimento per le quali basta schiacciare il tasto su 'Mi piace' , fare la spesa stando seduti sul divano di casa e simili, si debba sottoporre qualcosa di diverso da un quiz: sono anzi facilitati dal modo . Sorvolo sulle ignobili impertinenze di ragazzine lanciate in Rete con chiari intenti ammaliatori, ritengo opportuno, come ho già detto , riportare il discorso sull'articolo del signor Buonini. Quello che non va giù a molti, mi pare, è il fatto che il Buonini è riuscito a indossare alla perfezione i panni linguistici che solo chi sa davvero lasciarsi attraversare da un'esperienza può degnamente indossare. Il Buonini,( sì, c'è anche un amico al seguito ma è lui il protagonista assoluto ), fa il suo dovere fino in fondo ovvero non solo quello di inviato speciale in un contesto di livello internazionale dove ha potuto dar risalto al lavoro del Maestro Belpoliti, ma di traduttore simultaneo di ciò che può accadere di fantastico, di meraviglioso al linguaggio in termini di ammodernamento, di incisività, di divertente autoreferenzialità non tanto grazie alle Nuove Tecnologie ma alla coerenza interiore con cui si sa perseguire un fine . Il coraggio ammirevole del sapersi immergere nelle nuove acque è , parola per parola, perfettamente restituito proprio a partire dalla materia prima : le parole. In quanti vorrebbero riuscire nel miracolo di un'adesione così perfetta tra l'essere e il dire , tra il dire e il fare ( prego Fedora , eviti di aggiungere il baciare) laddove il fare è scrivere, il lavoro è di un'editoriale spinto verso orizzonti così ampi e aperti da infondere vera speranza a tutti. Rileggo e rileggo l'articolo del Buonini per poter incontrare queste donne minute e pimpanti, quarantenni bionde ma fortunatamene ironiche, confermarmi nell'idea che cerco di inculcare ai miei allievi sull'ingombranza dell'immaginario, la necessità terapeutica di desimbolizzare luoghi e oggetti, lontano dai piagnistei nostalgici che inchiodano la volontà . Trovo la sintassi svelta e intrigante, così rara ormai, il lessico ben contaminato e tutto questo , sapendo che l'intento è quello di parlarci di come sia possibile creare un flusso infinito di storie a puntate, lanciare nuovi scrittori, portare le persone a poter autoprodurre racconti...E' il Paradiso.
Sto pagando di persona le mie posizioni qui dentro. Io che da tanti anni dedico la mia vita ai giovani. Stamattina l'aula era vuota. Il collega di Lettere mi ha chiamato , mi ha messo davanti un portatile e mi ha detto: Collega, collégati.
In Twitter c'era un Twit per me , scritto a caratteri cubitali Thaoma . Diceva : Perchè scrivete? I.Calvino. e poi "Profe, partiamo per NY spesati dall'Università, vogliamo fare gli scrittori, dicono che si prende bene.
Teacher,
come ha passato la nottata? Io malissimo. Ero molto preoccupata per Lei, dopo il Suo ultimo commento. Mi sono svegliata cento volte col terrore che venisse la Stasi a casa Sua e La portasse via. Sentivo scricchiolii, mi sembrava avvertire un respiro dietro la parete.
Avevo anche pensato di invitarLa da me per stanotte ma, uno, è evidente che la sua conclamata sessuofobia La porta a vedere il pericolo dappertutto. Due. Una volta ho invitata la mia amica Lou Camarga a nascondersi da me. Era inseguita dai creditori (non Le dico di cosa). Beh, sa che ti combina l'amichetta? In un messaggio fattomi recapitare fortunosamente dal garzone della pizzeria "Posillipo ammare", proprio sotto casa mia, Lou mi manda a dire: "Grazie ma molti nemici mi hanno già fatto la tua stessa proposta". Non ci volevo credere. Ci sono rimasta secca.
Ora, siccome Le ho già dato del "gracchiante sbirresco", temevo da Lei una risposta tipo quella dell'amica Camarga. Con la quale in seguito tutto è filato liscio. Fino allo scorso fine settimana. Stavamo al bar a sorseggiare un cappuccino, molto distese, ci guardavamo anche languidamente negli occhi, in silenzio. Poi le faccio: "Lou, mi sa che dovresti mettere al sicuro il tuo tesoretto fra le quattro mura del loft di uno strizzacervelli".
Lou ci ha pensato su poi mi ha tirato il cappuccino al ginseng bollente. Per fortuna che quella mattina indossavo una mimetica di mio fratello rivisitata, con ballerine rosa shocking. Sono andata in bagno perché non volevo dare alla Camarga la soddisfazione di verdermi piangere. E' stato lì che mi sono accorta che la macchia dava alla mimetica un effetto survival niente male. Ho controllato che la copia di "Altissima povertà" di Giorgio Agamben, che tenevo nella tasca interno-coscia della mimetica, non fosse stata raggiunta da schizzi di cappuccino e sono andata al parco, a scrivere una lettera di fuoco al prof. Buonini.
Teacher, si metta al sicuro in qualche abazzia (grazie ancora Anonymous delle 00:52, anch'io come Lei non dimentico niente e sono torturata dalle nostalgie). Si prenda qualche giorno di ferie senza oneri a carico dell'Amministrazione.
Sa cosa penso? Che anch'io avrei bisogno dello strizza. Sì, perché farmi prendere di prima mattina dall'istinto protettivo materno per un vecchio Teacher che teorizza sui quiz come strumento di selezione della specie, non è da me. Speriamo bene.
L'anonymous lì sopra ero io.
Scusa Fedora, stai flirtando con tutti fuorché con me. Cosa ti ho fatto?
( lo ammetto, questa é una scenata di gelosia. Esco. Mi metto le cuffiette con The Wall a tutto volume. Ti ritengo responsabile di questa regressione musicale che mi sta colpendo).
@ the teacher e a pochi altri:
faccio parte dei non addetti ai lavori e, al pari di Roberta Forlanini, mi sono davvero divertito. Posso afferrare nel dibattito le ragioni dell'accanimento, ma resto ammutolito davanti al rancore e alla stupidità. Si ricorda Mr Teacher come storpiava i nomi il fu Emilio Fede? Lei lo imita, si capisce che soffre, ma
rimane lo stesso un povero grande stronzo.
Quanto ci vuol poco a far perdere la leggerezza alle persone.
No. Questa non è la Stasi. La Stasi ha un altro passo. Deve essere un soldatino semplice se perde la testa e carica per così poco. Deve essere entrato nelle ronde informatiche superando quiz. Qualcuno gli spiegli cosa sta succedendo.
Vede, Gamba. Nell'interessante e soprattutto inesistente discussione che sta avvenendo in queste pagine si tenta, secondo un'antica usanza della tribù umana, di far passare i nuovi modi del potere, i nuovi linguaggi, le nuove tecniche, come oggettivi, naturali ed eventualmente correggibili con un po' di buona volotà. Vita oggi è il nome che si dà all'applicazione di tecnologie. Futuro il nome che si dà allo sviluppo di tecnologie.
Qualcuno non ci sta. Qualcuno ha mai visto un leone che essendo libero di vivere in una foresta, scelga di chiudersi dentro una gabbia di un metro per un metro e poi provi a convincere i suoi simili che quella è la vera vita, che quello è un futuro luminoso, che chi sceglie la libertà e i rischi della foresta è un nostalgico rinunciatario? Ora se tu vuoi far mandar giù alla gente queste panzane, come si fa con fiabe in Twitter, è d'obbligo una certa freddezza, il sorriso sulla bocca, un Martini in mano e la divisa d'ordinanza della leggerezza. Ci vuole stoffa, sufficienza, arte del sorrisino per riferirsi a Dante o Leopardi in termini di "mirabili autori da te adorati". Eppoi ribaltare la frittata dicendoti che lo snob sei tu. Che li accusi di non conoscerli. (Ma guardi un pò se riescono a spiccicare una parola per annettere quei "mirabili autori" al fronte della leggerezza dell'essere e del comunicare). Parli di Foucault e ti rispondono di rilassarti. Questa è classe. Questo è il livello di freddezza che ci vuole per combattere una battaglia così. Lei, Gamba, perde la testa per un innocuo e bonario giochino di parole. Lo sanno i suoi superiori che è cosi greve quando scrive?
Cielo, un reattivo. Va bene, se è per via del nome storpiato , signor Ramba ( ops, scusi, è un tic che mi porto dai tempi del sacro 'bene stampato' alla scuola elementare, mi ha temprato ma aveva alcune controindicazioni) chiedo scusa e spero basti. Sul resto, se magari il sig. Gianluigi gradisse argomentare un poco meglio, ce ne sarebbe bisogno. Ma dubito, mi pare siate quasi tutti molto occupati in altre questioni. Accolgo il suggerimento, mi riposo. Ma non con qualche giorno di ferie. Chiederò aspettativa non pagata. Sa, Gianluigi, l'aspettativa non si nega a nessuno.Non è che risolva tutto ( nemmeno dare dello str..risolve molto ma pare sia un modus come dire, twittico per togliersi dall'impiccio di approfondire e prendere posizione) .
Conosco un carmelitano scalzo che ha chiesto l'aspettativa proprio alcuni anni fa. Si è ritirato in un piccolo santuario bianco , vista lago. Prima di ritirarsi ha fatto circolare la richiesta di essere considerato a tutti gli effetti un Eremita. Lo chiamano infatti l'Eremita. C'è chi si fa tutti gli oltre 200 gradini che portano, dopo un'erta che dal paese sale e sale , per andare a chiedere consiglio all'Eremita. E' un Eremita moderno , voglio conoscerlo. Mi hanno però detto che è spesso faticosamente impegnato al cellulare ( nel silenzio del picco roccioso dove si trova il piccolo santuario si leva la suoneria con l'intro del Primo preludio del Clavicembalo ben Temperato con , in chiusa, le cinque note del logo musicale nokia ) . L' attesa può essere assai lunga, anche perchè l'Eremita deve rimanere connesso in Internet per molte ore con i confratelli della Bassa. Una sorta di nuovo cilicio, va dicendo. Uno che era andato su, entrato nella semplice cucina ( angolo cottura plexiglass e acciaio) ha visto che sul fuoco bolliva una pentola piena di costine di maiale e poi ha raccontato in paese che allora, se le cose stanno così, anche lui voleva farsi Eremita. Pare che ora sia impegnato in un progetto di preghiere sintetiche da mettere in Twitter e perciò risponda ancora meno alle richieste di aiuto. Ma io proverò ugualmente ( mi farò portare con la jeep al santuario dal collega di Ed. Fisica) perché sono un tipo caparbio e , checché ne diciate, per niente rancoroso ( e a proposito di epiteti: Fedora, non commento più le sue illazioni alla volta della mia personale complessione, è evidente che Lei manca di competenze sociali , temo non abbia dei buoni insegnanti a scuola comunque grazie per il suggeriemento del periodo di ferie, ci avevo già pensato) . Buonasera.
Tengo a precisare per correttezza filologica che, causa limiti o caratteristiche , dipende dal punto di vista , del mezzo informatico ( ma non è forse un caso di spiazzamento temporale ? ) il mio scritto è precedente a quello del signor Atlante. Buonasera.
Scusate , ma Gianluigi Gamba è quel Gianluigi Gamba, ex presidente di Wikimedia Italia? Per capire meglio, grazie.
Anonymous,
lasci stare Google e la ricerca dell'identità. Quel tipo d'uomo si riconosce da altre cose. Abbigliamento casual da figlioccio di Steve Jobs. Elogio - quando serve - della leggerezza trascendentale. Quando serve altro, della altissima funzione civile, politica, libertaria, barricadera di Twitter a piazza Tahrir. Con, ben nascosto nel retropalato, qualche insulto pesantissimo e censorio da espellere (proprio come quello preferito dal Gamba) solo quando c'è assoluto bisogno.
'ngiorno. Tony, visto che abbiamo gusti simili ( faccio lo 'sportivo' ma sto parlando di Fedora ) , ti dispiacerebbe se parlo un po' con te? Cioè adesso c'è il cambio dell'ora a scuola , poi volo alla prossima lezione, solo volevo proporti un atto di interdisciplinarietà ( urca, l'ho scritto, sentivo i profe litigare a riguardo ) . Non è quello che pensi ( lascia stare Fedora!) , è che mi domandavo insieme ad un amico più grande di me, del Politecninco, se hai letto l'articolo di Roberta Sironi su Munari, siccome parlavi di leggerezza e insomma, noi non ci abbiamo capito quasi niente in quella selva di aggettivi eppure avevamo lavorato a una tesina su Munari tempo fa e ci pare che questo potrebbe essere il posto per ...Vabbé ho capito non attacca vero? Ciao dai. :(
Torless, farò finta di non aver visto che in un commento precedente mi ha chiamato Atlante. La smetta con questa fissa di storpiare i nomi.
Sa però che a pensarci meglio preferisco Atlante?
Non c'è più tempo per parlare di niente. Domani finisce il mondo e di Fedora nessuna traccia. Se non conosco male il tipo, domani, con la fine del mondo, scomparirà definitivamente anche lei, lasciandoci in balia dei ricordi, in questo spazio-commenti già un po' desolato e post-atomico.
Stamattina anch'io sono passato davanti a una scuola. Ho incrociato un amico, un bidello, che dicono ritardato. Vive per il Milan e per le partite di calcio in TV. Sbraitava: "Domani cambia il mondo". Mi sono avvicinato e gli ho offerto una sigaretta:
- No, guarda, gli ho detto. Hanno detto che finisce, non che cambia.
- No, cambia, cambia. L'ho sentito in televisione.
- E cosa cambia?
- Va via la luce.
- Ah. E a che ora va via la luce?
- Dopocena.
A quel punto, ho pensato di coglierlo in castagna:
- Quindi niente Sky!
Ho capito subito dal suo sguardo che mi stava odiando con tutto se stesso. Non aveva considerato quell'aspetto della questione e adesso sembrava perso.
Mentre si allontanava ciondolante mi dicevo che Stefano è l'ultimo e unico erede di una gloriosa stirpe di sognatori, rivoluzionari e utopisti che hanno creduto nel cambiamento del mondo o, almeno, della programmazione serale di Sky.
Ciao Torless. Sembra il finale di Casablanca
Ma non ero io.
Ciao dai , salutami Stefano, se c'ero fumavo con voi. Torless
Mi mancherete. Anche questa è la Rete? Noooooooo!






