Il nuovo esame di scuola media

Viviamo immersi nella scrittura. Paradossalmente, però, la parola scritta, parte consistente del nostro universo comunicativo, finora non è stata oggetto di un percorso insegnabile e strutturato di apprendimento scolastico, in alternativa al tema. Ben vengano quindi le indicazioni precise di un autorevole gruppo di lavoro, istituito dalla Ministra Fedeli, coordinato da Luca Serianni, allo scopo di fornire “un contributo tecnico che potrà essere utile per la redazione ‘delle tracce della prova di italiano per l'esame conclusivo del primo ciclo d'istruzione’, così come è stata prevista dall'art.7 del DM 741/2017”, in attuazione del DL.vo 62/2017.

Come interpretare le nuove indicazioni?

 

Le due premesse del “documento di orientamento per la redazione delle tracce” (17/01/2018) credo siano ampiamente condivisibili, sia nel richiamo alla libertà di scelta dei docenti, sia nell'indicazione di far svolgere, in tutti i tre anni della secondaria di primo grado, l'esercizio del riassunto. In questo suggerimento della pratica sistematica del riassunto si può vedere indicata la prima tappa di un percorso propedeutico irrinunciabile, frutto di una stretta interdipendenza di lettura e scrittura. La seconda tappa è rappresentata dalla preparazione a svolgere tipologie testuali diverse, in vista di una prova d'esame, che offre, in base al DM 741/2017, tre possibilità alternative: A) testo narrativo e testo descrittivo; B) testo argomentativo; C) comprensione e sintesi di un testo letterario, divulgativo, scientifico, anche attraverso richieste di riformulazione. Il documento contempla anche una quarta possibilità, che può incontrare il favore dei docenti per la sua articolazione: “prova strutturata in più parti riferibili alle tipologie: A), B), C.”

 

Si può notare che la terza tipologia è la più vicina al riassunto e ai suoi scopi di controllo della comprensione e di sintesi. L'unico rilievo che si potrebbe fare (ma non al gruppo di lavoro) può riguardare l'indicazione dei tipi di testo da “riformulare”. In particolare, infatti, il testo scientifico, se ben si presta a domande di comprensione, appare invece più difficilmente riassumibile, per la natura rigorosa dei passaggi che lo costituiscono. Si tratta di un testo fortemente vincolato, che può essere trasformato con difficoltà, sia nel lessico, per l'univocità di significato dei termini tecnici, sia nella sintassi rigorosa. Anche la natura del testo divulgativo potrebbe prestarsi a qualche ambiguità. Si tratterebbe di testo informativo-espositivo, formato da blocchi separabili, i cui legami di coesione, non troppo stringenti, potrebbero favorire tagli di parti ridondanti. Più interessante l'aggiunta fatta dal gruppo di lavoro, che suggerisce articoli di “cronaca o commento giornalistico”, più adatti al lavoro di riformulazione. Utili le indicazioni date per la produzione del testo narrativo o descrittivo.

 

 

Giustamente il gruppo di lavoro osserva che “la narrazione e la descrizione vivono di un rapporto di reciprocità”; tuttavia “narrare e descrivere sono operazioni diverse che presuppongono competenze di scrittura specifiche”. Il testo narrativo, infatti, si sviluppa secondo schemi prototipici simili nelle diverse culture (situazione iniziale, complicazione, azione, risoluzione, soluzione finale): la lettura di testi letterari o di brevi racconti può pertanto favorire il riconoscimento di tali schemi e dei connettivi testuali che li scandiscono. Spesso l'intreccio si sviluppa su uno sfondo, oggetto di digressioni o di contestualizzazioni di carattere descrittivo. Ecco quindi l'interdipendenza dei due generi testuali. Ma c'è una differenza fondamentale tra i due tipi testuali.

 

Mentre il testo narrativo, che è la tipologia più “naturale”, cioè la prima messa in gioco anche dagli apprendenti di L2, si sviluppa secondo una scansione temporale, espressa da tempi perfettivi, come il passato remoto, il trapassato prossimo, il testo descrittivo fa uso di tempi verbali imperfettivi e continui, come il presente e l'imperfetto, in quanto affronta per lo più una dimensione spaziale (anche lo spazio interiore) e si sviluppa in un contesto di a-temporalità. Queste differenze si manifestano anche nell'uso dei connettivi: molto più labili nel testo descrittivo, poco strutturato, paratattico, che per lo più tende ad avere la dimensione di una lista. E se saper descrivere richiede una grande padronanza del lessico e delle sfumature sinonimiche, la semplice descrizione non è un'operazione rilevante sul piano cognitivo. Il testo descrittivo, pertanto, si rivela uno strumento didattico interessante, ma soprattutto quando viene inserito in una tipologia “mista”, a seconda delle funzioni che è chiamato a svolgere.

 

E tra tutte le funzioni, tra cui quella informativa, più interessante può essere la funzione svolta nei testi argomentativi “per convincere qualcuno con maggior efficacia delle proprie opinioni”. Ma in tal caso occorre rendere consapevoli gli studenti della differenza fondamentale tra “fatto” e “argomento”. Spesso gli allievi confondono fatti e argomenti e tendono a parlare di fatti senza preoccuparsi di dar loro un' interpretazione che li renda significativi. Il 'fatto' è di per sé neutro: un elemento del reale determinabile nello spazio e nel tempo (per esempio un insieme di cartelli, semafori, vetrine, insegne luminose nel brano “Marcovaldo” di Calvino, proposto nel documento). Un argomento è invece una presa di posizione, un giudizio soggettivo che iscrive il fatto in un sistema di valori bene/male, vero/falso, bello/brutto ecc.; ad esempio, a sostegno della tesi che 'la vita in città offusca lo sguardo', desumibile implicitamente dal testo narrativo-descrittivo di Calvino, l'argomento che cartelli, semafori, vetrine, insegne luminose impediscono di seguire il ritmo delle stagioni.

 

Il testo di Calvino, infatti, viene giustamente proposto per le tracce d'esame come spunto per un testo argomentativo. Ma sarebbe interessante richiederne prima una riformulazione in un testo esplicitamente argomentativo, per fornire quell'esemplarità del modello di cui gli studenti hanno bisogno. L'argomentazione infatti è un procedimento logico complesso che esige uno specifico addestramento, anche se l'argomentare conserva la traccia del confronto di opinioni che è alla base di ogni orizzonte discorsivo fin dalla prima infanzia. Non a caso il testo argomentativo è la tipologia testuale più astratta, quindi più difficile, rispetto a testi basati sull'imitazione di fatti reali o immaginari. Prima di proporre di argomentare una tesi o di formulare una contro-argomentazione, occorrerebbe quindi lavorare sul riassunto di testi argomentativi ben costruiti o sulla costruzione di paragrafi che inquadrino il discorso in un sistema di valori oppositivo o comunque polifonico. Ma si tratta di semplici suggerimenti per completare questo grande sforzo di orientamento del gruppo di lavoro.

 

Vorrei però fare una precisazione sulla definizione del testo argomentativo, tornato d'attualità nel 1958 con gli studi di Perelman e Olbrechts Tyteca: la sua logica non è quella dimostrativa, ma discorsiva, come diversa era la dialettica rispetto al ragionamento scientifico in Aristotele. Le premesse sono opinioni problematiche, non assiomi incontrovertibili. C'è comunque una logica razionale, basata su argomenti, e non su emozioni o suggestioni, che lo contraddistingue e che deve essere appresa con gradualità. Ma, alla fine, la soluzione della prova strutturata in più parti sembra particolarmente apprezzabile, perché consente di mettere in gioco le competenze necessarie alla gestione delle diverse tipologie, senza una particolare enfatizzazione dello scopo e del destinatario. In realtà, in generale, nelle indicazioni del DM 741/2017, c'è un eccesso di prescrittività (su contesto, argomento, scopo e destinatario). Il mio timore è che tale funzionalismo eccessivo possa limitare, soprattutto in riferimento al testo narrativo, la dimensione gratuita dell'immaginario. Basterebbe, ad esempio, per salvaguardarla, che lo scopo del narrare fosse presentato come una competizione tra “scrittori in erba” per concorrere a un premio letterario per ragazzi.

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