Il perturbante e la bellezza

Unheimlich schön

Nel 1919, all'indomani della prima guerra mondiale che fu occasione di grandissima paura reale e concreta, Sigmund Freud scrisse un saggio dal titolo Das Unheimliche (Il perturbante, in Sigmund Freud, Opere, a cura di Cesare Musatti, trad. it. modificata di Silvano Daniele,Torino, Bollati Boringhieri, vol. 9, 1977, pp. 77-114) che molti conoscono, qualcuno no. In quel testo Freud elencava otto cause di paura irrazionale presenti nel campo estetico, osservando anche che fino a quel momento poco l'estetica si era curata di tali sentimenti «repellenti e penosi», preferendo occuparsi del bello, del sublime e dell'attraente. 

 

Nel saggio del 1919 Freud esponeva otto cause di ciò che intendeva con l'aggettivo unheimlich: unheimlich è ciò che causa la paura irrazionale, non scatenata da minaccia reale, come di catastrofe naturale, per  esempio; una paura senza oggetto, che si sottrae alla ragione. Le otto cause sono:

 

1) oggetti inanimati scambiati erroneamente per animati (bambole, oggetti di cera, pupazzi, automi, membra isolate) = quando qualcosa che non sia vivente si rivela troppo simile a ciò che è vivo;

2) oggetti animati che si comportano come se fossero inanimati (fenomeni di trance, follia, attacchi epilettici...);

3) cecità o perdita degli occhi (il “mago sabbiolino” di Hoffmann che strappa gli occhi ai bambini);

4) il doppio (gemelli, sosia e Doppelgänger etc.);

5) coincidenze e ripetizioni (es. l'imbattersi più volte nello stesso giorno nello stesso fenomeno);

6) essere sepolti vivi in stato di morte apparente (cui alcuni attribuiscono la palma del perturbante);

7) un genio maligno che controlla ogni cosa;

8) confusione tra realtà e immaginazione (sogni ad occhi aperti ecc.) = quando il confine tra fantasia e realtà si fa labile.

 

 

Come si vede, lo Unheimliches è un sentimento che nasce in ciò che è familiare e ordinario ma poi ci disturba, ci fa venire i brividi, provoca Unbehagen, disagio, per usare un'altra parola freudiana. Ma attenzione alla specificità del fenomeno, che non è legato a ogni tipo di paura: un assassino che spunta fuori da un angolo buio in un film dell'orrore non è unheimlich, perché la paura che il pubblico prova è perfettamente razionale e naturale. Così lo sono molte paure dei nostri tempi: anche se la loro valutazione può essere e spesso è sproporzionata agli esiti, non sono unheimlich la paura del terrorismo, dei cambiamenti climatici e degli attacchi ai sistemi informatici, che costituiscono secondo analisi recentissime le tre paure più diffuse sul pianeta. 

 

Unheimlich dunque è propriamente ciò che inserito in un testo estetico (in un testo scritto come in un'opera visiva o uditiva o altro) istilla una inspiegabile ansia, un disagio, una dissonanza cognitiva che monta fino a snervarci. Freud che era Freud aveva una spiegazione per tutto ciò: queste situazioni ci impauriscono perché ci ricordano sistemi di credenze represse e rimosse: o provenienti dall'infanzia, quando credevamo che bambole e pupazzi potessero venire alla vita, o a stadi primitivi dello sviluppo umano, dove si immaginava per esempio uno spirito gemello che ci avrebbe accompagnati in vita e in morte. Il rimando a queste idee inespresse e represse, attraverso un oggetto o un evento di uno dei tipi elencati, provoca un brivido di riconoscimento contro il quale la nostra mente si rivolta. Come è noto, Freud e il suo  compagno psicoanalista Ernst Jentsch, che aveva scritto un saggio Zur Psychologie des Unheimlichen già nel 1906 (nella «Psychiatrisch-Neurologische Wochenschrift» 22, 1906, pp. 195-205), tracciarono l'elenco delle Unheimlichkeiten a partire dal racconto del 1816 di E.T.H. Hoffmann Der Sandmann («Il mago sabbiolino»).

 

Non riscostruiremo tutta la nozione anche perché non siamo psicoanalisti ma diremo che centrale ad essa è la casa, che è il luogo principale della minaccia, come la casa è del resto ciò che dà luogo e struttura a tutta la topica della psicoanalisi freudiana, dove es, io e superio formano i piani dell'anima come i piani di un condominio, come rappresentato nel notevole romanzo Tre Piani di Eshkol Nevo (tr.it. Vicenza, Neri Pozza, 2017). L'aggettivo sostantivato che Freud usa per definire queste sensazioni è das Unheimliche, letteralmente il «non-di-casa». Ma è veramente fuori dalla casa? No, in realtà sta ancora lì, giace dentro la casa, sotto la casa, sepolto sotto la pesante architettura di abitudini e credenze. 

 

Ora, i traduttori che si trovarono alle prese con questo termine lo resero in italiano con perturbante, in francese con inquiétante étrangeté, in inglese con uncanny, in spagnolo con ominoso (dal latino omen, portentoso, minaccioso, inquietante) o con siniestro e fermiamoci qui. Notiamo soltanto che i termini francese e spagnolo sottolineano il fattore inquietante e straniante, mentre l'inglese uncanny insiste più sull'aspetto del mistero nel senso di «qualcosa-di-sconosciuto», un-canny (da can, to know how, in tedesco kennen). L'italiano perturbante punta invece sul tema del turbamento, dal latino turba, a sua volta dal greco tỳrbe=disordine, confusione, scompiglio e in senso figurato alterazione dell'animo, dove il prefisso per offre la connotazione intensiva. Il risultato di tutte queste proposte di traduzione, così diverse, è però identico: la casa scompare e la sua centralità si dissolve. Tutto ciò parallelamente alla diffusione del concetto il quale, dopo un periodo di calma e silenzio che durò, per quanto riguarda l'arte, fino agli anni '70 del Novecento,  entrò con violenza e virulenza nel vocabolario estetico fino a divenire un «master trope», come è stato definito (v. Martin Jay, The Uncanny Nineties, in «Salmagundi», 108, 1995, p. 20). 

 

Oggi, ai tempi della rete, viviamo, pare, in un'epoca decisamente unheimlich proprio in relazione al significato originario dei casi freudiani: i giochi elettronici e internet offrono sempre più opportunità di duplicarci, con profili FB, Second Life avatars, Flikr accounts, per non parlare dell'opportunità di vederci sdoppiati nei furti di identità e di indirizzi elettronici, come quando ci vediamo recapitare messaggi provenienti dal nostro stesso indirizzo. Ci si può chiedere se le nuove tecnologie, con la loro confusione tra reale e virtuale, animato e inanimato, producano nuove forme di Unheimlichkeit o semplicemente rivestano di nuove fogge vecchi modelli o archetipi. In questo caso insistere sul doppio, il sosia, per applicarlo a qualsiasi fenomeno – sosia, gemelli, bambole, automi e robot sullo schermo o di materiale solido – significa rimanere nell'ambito della categorizzazione freudiana. Di fatto però quello che si fa da tempo è estrapolare il termine e il concetto di unheimlich/perturbante per applicarlo a qualsiasi realtà o fenomeno; per quanto riguarda specificamente l'opera d'arte, si cerca di comporla in modo che essa diventi unheimlich, susciti sensazioni di Unheimlichkeit, così che l'opera stessa, pur partendo da una condizione di familiarità e casalinghitudine, faccia venire i brividi e provochi disagio, sorprendendo negativamente. 

 

Dunque ci si allontana dai motivi freudiani, di cui talvolta non si è nemmeno più consapevoli, ma per andare dove e cercare che cosa? La sorpresa accompagnata da disagio e inquietudine, lo choc, per usare il linguaggio di Benjamin, il coup che genera attenzione e non lascia indifferenti. Anche se brutto. Anzi, meglio se brutto, perché non ti lascia tranquillo e torna sempre a tormentarti con la sua bruttezza, che talvolta ti tocca incrociare tutti i giorni perché incarnato in un'opera [d'arte] davanti alla quale devi passare senza scampo quotidianamente. Importante, pare, è che l'opera non provochi indifferenza ma attenzione, anche se accompagnata da imbarazzo e malessere, nonché sorpresa, quella cosa che ti prende sopra, da super-prehendere, o che ti assale come l'incubo, che si siede sopra di te nel sogno (lat. in-cubare) e ti opprime il respiro. Che ti stupisce nel doppio significato del thàuma greco, meraviglia e sgomento, fungendo da catalizzatore estetico.

 

Agli inizi di settembre mi trovavo a Cortona per la settimana della ETH di Zurigo e ho potuto vedere dal vivo, nel Museo Diocesano di Cortona, alcune opere del Beato Angelico tra cui l'Annunciazione del 1430 ca. Che è sorprendente, sorprendentemente bella. È unheimlich schön senza bisogno di essere «repellente e penosa», unheimlich. Il sentimento che suscita è lo stupore, il sentimento che lascia stupiti e attoniti come, dice la parola, scossi da fragor di tuono (dal lat. ad-tonare, tuonare). Stupisce e lascia attoniti con la sua bellezza, scuote e prende sopra, il dipinto del frate pittore. Non è perturbante ma non è nemmeno rasserenante perché la bellezza non è in sé pacificante e serena, anzi. Ne è una splendida testimonianza la tragedia, la tragedia greca per esempio, che colpisce e sorprende e stupisce con la sua bellezza. Gli eventi che presenta sono terribili e orribili anche perché non hanno soluzione – che è ciò che definisce la tragedia – ma la loro rappresentazione è anch'essa unheimlich schön. Non perché sia unheimlich, «repellente e penosa», ma perché è terribilmente bella, molto bella, bellissima.

 

Ora, nessuno vuol tornare ai concetti di bellezza legata al buono, al giusto e al vero come in alcune forme del pensiero antico e in sue sporadiche riprese. E neanche all'idea che la bellezza abbia il compito di suscitar virtute e canoscenza, o che la bellezza debba far pervenire alla conoscenza tramite la passione, ai mathémata tramite i pathémata. La bellezza non ha da essere armonia rasserenante – anche se incidentalmente può esserlo, perché no – ma nemmeno perturbante bruttezza. Certo che il prodotto estetico può e forse anche deve essere dissonante, conflittuale e discordante, e soprattutto emozionante nel senso di non lasciare indifferenti. E può anche essere unheimlich e in qualche modo è sempre unheimlich in un senso nuovo però, perché è ciò che si produce fuori dalle mura di casa, entro le quali si provvede soltanto al necessario delle cose della vita, e l'arte va oltre i bisogni della sopravvivenza primaria (anche se pure questo non vale sempre e per tutti). Anzi, se è unheimlich schön l'opera è bella, bellissima in quanto non-di-casa, proprio essendo unheimlich

 

Relazione nell'ambito del Workshop sul Perturbante che si svolgerà domani 29 settembre 2017 al Monte Verità promosso dal Museo Comunale d'Arte Moderna di Ascona.

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