Busto Arsizio

Il Monumento ai Caduti

Alla città di Busto Arsizio mi lega il ricordo del liceo, che ho frequentato agli inizi degli anni settanta, e di un monumento chiamato “Tre culi” a causa di tre figure nude sospese a mezz’aria con le terga rivolte ai passanti su un lato della piazza. L’iscrizione alla base spiega che il monumento è dedicato alla memoria dei caduti, ma il deplorevole titolo assegnato dai Bustocchi ha la meglio sull’iscrizione: le tre figure in bronzo, ahimè, non richiamano alla mente il sacrificio per la patria dei nostri caduti.

 

In strada

 

Spesso ignoriamo quale sia il potere delle parole sulle immagini, cosa che i cardinali del seicento invece non ignoravano affatto. Altre figure nude, o quasi. La nudità non è quella imbarazzante dei “Tre culi” ma quella raffinata della coppia Apollo e Daphne scolpita da Gian Lorenzo Bernini per il cardinale Scipione Borghese. In seguito a una critica sulla sconveniente presenza di quest’opera sensuale e pagana in casa di un cardinale, Maffeo Barberini compone un distico da incidere sulla base del gruppo marmoreo: “Quisquis amans sequitur fugitivae gaudia formae/ fronde manus implet baccas seu carpit amaras” (Chi amando segue le fuggenti forme dei divertimenti,/ alla fine si riempie la mano di fronde e coglie bacche amare). L’incisione del distico modifica la rappresentazione mitologica in una “vanitas”, trasforma l’esaltazione del mito pagano in un’allegoria morale. La lettura dell’immagine plastica risulta così compromessa rispetto all’intento originale di Bernini, perché non la vediamo più (oppure non solo) attraverso Le Metamorfosi di Ovidio, ma anche attraverso il distico composto da Maffeo Barberini.

 

Queste interferenze tra testo e immagine nelle arti plastiche sono frequenti e di vecchia data. Nel suo trattato Storia della scultura, Leopoldo Cicognara porta l'attenzione sull'aspetto “memorabile” delle "pietre nude di scultura" che svolgono la funzione di richiamare alla mente qualcosa: le dodici pietre che Giosuè tolse dal letto del Giordano e pose a memoria del passaggio del fiume, o quella sulla quale Apollo aveva posato la sua lira per aiutare Teseo a costruire le mura di Atene, pietra con valore monumentale la cui ubicazione era nota fino al tempo di Pausania. Queste pietre non raffigurano nulla, sono dispositivi mnemonici il cui senso non può essere decifrato senza il concorso di quello che conosciamo e pensiamo, senza una catechesi, senza la lettura del Vecchio Testamento e dei classici.

 

Nodo

 

La memoria che il monumento richiama non è quella dei fatti accaduti ma del loro racconto, tramandato in forma orale o testuale: nel caso del gruppo marmoreo scolpito da Bernini, la memoria di un racconto mitologico compromesso da un distico riparatore; nel caso del monumento ai caduti, una memoria storica compromessa da un titolo fuorviante che dà il via a battute e narrazioni equivoche. Il monumento richiama alla mente attraverso un rapporto complesso, talvolta anche conflittuale, tra visuale e verbale, ma ora che la memoria collettiva si è disintegrata, ora che l’indecente titolo resta nel ricordo dei Bustocchi di una certa età e nei giovani che volano da una città all’altra per studio e lavoro non più?

 

Per molte persone Busto Arsizio è uno svincolo che raccorda l’autostrada A8 con la bretella per l’aeroporto Malpensa, un collegamento che fornisce un punto di riferimento importante alla nuova rappresentazione dello spazio modificata dai voli low cost. Per me è anche l’immagine notturna (m’imbarco quasi sempre al mattino presto) di una svolta con segnali e luci vaganti che rappresenta una nuova tipologia di monumento extraurbano. Un monumento dell’età contemporanea nei pressi di Busto Arsizio.

 

Segnali

 

Le scie luminose lasciate dal paesaggio notturno in movimento disegnano un nuovo orizzonte, l’orizzonte di un paesaggio più cinematografico che architettonico: quello delle grandi città fasciate dalle arterie stradali nei film di Michael Mann dove tutto è in rapido movimento, quasi sempre al crepuscolo o nel buio della notte striato dalle luci artificiali. A dominare questa nuova visione della città non è più il netto contrasto tra la luce e l’ombra che disegna i volumi, teorizzato da Le Corbusier nel contesto della radiosa e ottimistica visione modernista, ma il pulsare intermittente e dinamico della luce artificiale nel buio o anche al crepuscolo quando l’ambiguità e l’incertezza è maggiore. In questa luce che ha perso l’ottimismo del modernismo vediamo le nostre città e i loro monumenti, sia quelli che si affacciano nel buio illuminati da un faro come in un teatro di posa, sia quelli che trascorrono con una scia luminosa davanti ai nostri occhi quando sull’A8 rallentiamo per imboccare la bretella con una svolta. Cinematografica non è solo la visione ma anche la memoria. Come in un montaggio rapido e “discontinuo” con numerosi “jump cut”, la giostra di immagini, numeri, parole e scie luminose alla svolta per Malpensa attiva una memoria composta da ricordi frammentari di altri viaggi, incontri, voci, discorsi, progetti, una frase letta la sera prima, quattro scatole sovrapposte l’una sull’altra… un bottone colorato: frammenti di memoria visiva e verbale sparsi qua e là. Una memoria individuale, disintegrata e frammentata, diversa da quella collettiva evocata dal monumento ai caduti, convertito dai Bustocchi in una disdicevole immagine con valore logografico.

 

La giostra di segnali luminosi segna un punto di riferimento nello spazio attivando una circolarità tra visuale e verbale in rapporto a una memoria parcellizzata, frazionata in parti che circolano attraverso nodi, svincoli, incroci, soglie, punti di transito e svolte. Come una volta il monumento nella piazza e l’erma al crocicchio, la segnaletica allo svincolo autostradale fornisce le coordinate a una rappresentazione dello spazio, ora modificata dai voli low cost, dai treni ad alta velocità, da una rete di comunicazioni formata da nodi aeroportuali e ferroviari ma anche da nodi di smistamento delle informazioni che circolano in rete. Il fatto che il contenuto di una semplice e-mail, prima di ricomporsi e raggiungere il destinatario, abbia fatto il giro del mondo frazionata in pacchetti o parti che singolarmente non significano nulla, dà la misura di uno scomporsi e ricomporsi attraverso vari dispositivi di connessione che non riguarda solo la rappresentazione dello spazio urbano ed extraurbano ma anche la nostra identità.

 

12 gradi

 

Le immagini notturne a corredo del testo sono un reportage fotografico del nuovo paesaggio nel quale sono immerso o, piuttosto, disperso in tante parti o frazioni di me stesso che circolano attraverso svincoli e nodi per ricongiungersi chissà dove, se mai si ricongiungeranno.

 

Possiamo assegnare valore monumentale ai dispositivi di memoria frazionata e metamorfica ramificata attraverso una catena senza termine di link, raccordi e svincoli autostradali e, perché no, visto che ci siamo, anche ferroviari considerando il fatto che Busto Arsizio è la penultima stazione sulla linea S30 della ferrovia TILO verso Malpensa?

 

In fin dei conti non è forse un binario senza fine, senza termine anche quello in granito lungo il quale le anime dei poveri caduti di Busto Arsizio salgono verso il cielo?

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