La bella addormentata nel frigo multimediale

A trent’anni dalla scomparsa, tra le acquisizioni più importanti della “riscoperta” di Primo Levi vi è la piena consapevolezza che egli sia stato narratore di gran lunga eccedente la qualifica di “testimone”, sia pur d’eccezione, o di icona della memoria.

Lo attestano importanti operazioni editoriali che hanno restituito la complessità della sua figura, come la nuova edizione delle Opere complete (Einaudi, 2016), quella in lingua inglese The Complete Works (Liveright 2015) e l’enciclopedia leviana scritta da Marco Belpoliti, Primo Levi di fronte e di profilo (Guanda, 2015).

Emerge come la scrittura di Levi sia un reagente in grado di esprimere un’immagine sfaccettata e multidimensionale della condizione umana, tra esperienza quotidiana ed etica universale e tra gli estremi della profondità che caratterizza la descrizione del lager e i colpi di ala ironico-parodistici della produzione fantastica. 

 

Proprio al crocevia tra letteratura e scienza si situa la produzione di fantascienza, tra cui i racconti pubblicati sotto lo pseudonimo di Damiano Malabaila nel 1966 (ma scritti in precedenza) con il titolo di Storie naturali: storie che Levi stesso definiva «più possibili di tante altre», nelle quali si confrontava con «le proposte della scienza e della tecnica viste dall’altra metà di me stesso in cui mi capita di vivere» e che nella quarta di copertina della prima edizione sono presentate come «satira e poesia, nostalgia del passato e anticipazione dell'avvenire, impostazione scientifica e gusto dell'assurdo».

Storie che declinano un personale approccio al genere: un confronto con la tecnica che rispecchia l’Italia degli anni Sessanta, con i cambiamenti che innovazione tecnologica e boom economico stavano introducendo nei diversi strati della società, e che Calvino collocava «in una dimensione di intelligente divagazione ai margini d’un panorama culturale-etico-scientifico» contemporaneo ed europeo.

Come scrive Francesco Cassata in Fantascienza? (Einaudi, 2016)) la «fantascienza si nutre di questo modello di analisi e di scrittura, pur rappresentandone, al tempo stesso la provocatoria e ironica sovversione. […] Per Levi, Auschwitz […] è un prisma etico e cognitivo attraverso cui analizzare la “curvatura” della razionalità contemporanea e riflettere sulle “smagliature” e i “vizi di forma” del presente e del futuro”».

 

Proprio uno dei racconti più sottilmente inquietanti delle Storie naturali è stato recentemente pubblicato in versione digitale. La bella addormentata nel frigo, a cura di Daniela Calisi, Roberta Mori, Cristina Zuccaro (Einaudi 2017), è infatti un e-book progettato per consentire diversi accessi al testo leviano, con una navigazione multimediale che rende disponibili e accosta diverse versioni dello stesso racconto.

Si tratta di un progetto curato dal Centro Internazionale di Studi Primo Levi, sviluppato da PubCoder, in collaborazione con il Dipartimento di Studi Storici dell’Università di Torino: realizzato nell’ambito di un laboratorio formativo, l'ebook è stato pubblicato da Einaudi e Apple, in occasione dell’anniversario della morte di Levi, e si può scaricare gratuitamente.

 

 


La storia è ambientata nel 2115, nella casa di una borghesissima famiglia tedesca in cui “vive” una fanciulla che dal 1975 è ibernata in un frigo, scongelata e riportata alla coscienza per brevi momenti che diventano occasione di eventi speciali. Un racconto straniante che si muove tra gli spettri della sperimentazione nazista su cavie umane, le fantasie futuristiche di immortalità e la ricerca scientifiche sul confine tra vita e morte, con il quale lo stessi Levi intendeva sottolineare «la crudeltà inconsapevole» e il «sottofondo di perversità, di “nazismo” interiorizzato» che caratterizzano, in ogni tempo, l’esercizio della violenza istituzionalizzata. Come altri racconti di ambientazione fantascientifica, La bella addormentata nel frigo esplora in modo elusivo il capovolgimento della scienza in senso anti-umano, secondo il paradigma del lager come “mondo alla rovescia”: all’interno di una domanda etica «il passato nazista agisce a un livello profondo e viene costantemente dislocato e trasfigurato nella territorio della biomedica contemporanea» (Cassata).

 

Il formato digitale propone diverse versioni del testo, quella pubblicata a stampa, il radiodramma del 1961 e lo sceneggiato televisivo del 1978, rendendone possibile lettura, ascolto e visione attraverso specifici strumenti incorporati nel download: in questo senso il testo è cross-mediale, permette con link attivi di individuare le varianti con un confronto “interlineare” e di connettere media che hanno “età” diverse e specifici linguaggi.

Sono inoltre possibili diversi livelli di lettura grazie a un ricco apparato critico facilmente navigabile: un menu orizzontale agevola la letteratura nel segno dell’intertestualità, con specifici percorsi a navigazione libera (relativi a storia del testo, riferimenti interni, struttura, concetti chiave, lingua, riferimenti a fantascienza e scienza).

Per come interpreta le possibilità offerte del digitale, il progetto è una risorsa innovativa per entrare nel laboratorio dello scrittore: la sua fruibilità lo rende in particolarmente adatto all’uso didattico, rispecchiando la chiarezza della parola di Levi e il suo timbro antiretorico.

 

Da domani 4 ottobre sino al 27 ottobre la mostra I mondi di Primo Levi al Quirinale (Palazzina Gregoriana).

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