I topi di Pericoli e Celati

In quei giorni avevo l’ossessione dei topi. Vedevo topi dappertutto e sognavo topi. Non topolini ma ratti e pantegane. Facevo sogni spaventosi. 

 

Pensai di affrontare l’incubo trasformando i miei topi in disegni e poi chiuderli in un libro. Però mi serviva un testo, e io non sarei stato capace di scriverlo. Allora pensai che la cosa migliore sarebbe stata quella di rivolgersi a degli scrittori, cercando autori che avrebbero potuto essere interessati all’argomento. Tra questi avrebbe dovuto esserci Italo Calvino. Gli scrissi e mi rispose subito. Il tema gli piaceva, mi assicurò che avrebbe scritto qualcosa, ma in più aggiunse un consiglio. Mi suggerì il nome di un giovane che secondo lui sarebbe stato adatto, che aveva già scritto di topi, in una maniera singolare che a Calvino era piaciuta molto. Gianni Celati. Io non lo conoscevo, quindi comprai un paio di suoi libri usciti da poco e li lessi. Il suo modo di raccontare mi faceva venire in mente i fumetti, ma fumetti in cui i personaggi si muovevano come nei film muti, con una musichetta allegra sul fondo e le figure che agiscono con ritmo un po’ accelerato. Gli scrissi e mi rispose con la lettera qui pubblicata. Un testo pronto per il libro. 

 

Il libro poi non si fece. Interpellati alcuni dei possibili collaboratori (oltre a Calvino avrebbero dovuto essere Elvio Fachinelli, Eco, Marco Ferreri, Mastronardi, Jannacci e altri; accettarono tutti, i ratti attraevano molto) e parlato a lungo, con ciascuno di loro, sempre di topi, l’interesse per il libro se ne andò, e con esso i roditori.

 

Quarant’anni fa, quando ricevetti la lettera, mi sembrò soprattutto una storia buffa, molto divertente per l’invenzione dei personaggi e per gli impacci di scrittura. Adesso mi sembra bellissima, travolgente e molto stimolante. Passati tanti anni, in questa lettera c’è qualcosa che allora non c’era. C’è in più la condensazione di un modo di scrivere e di immaginare che è proprio di Celati, una scrittura che ha preso solidità nel tempo, che si è arricchita delle cose scritte dopo, che ha trovato conferma nei suoi testi successivi, nella sua storia di scrittore e nella sua biografia. Rileggendola riesco a vedere in trasparenza le sue mani che la scrivono (l’originale della lettera sono due pagine scritte a macchina con correzioni a mano), il suo volto che sta pensando le parole, ho davanti lo schermo conturbante della sua mente, quasi i libri che ha letto. Vedo i suoi occhi sul mondo e su di noi.

 

Tullio Pericoli

 

 

Caro Tullio Pericoli,

 

io li leggo i suoi fumetti quando mi capita e mi piacciono; adesso questa storia che mi propone è affascinante anche perché io col topo ho una vecchia questione lasciata irrisolta nel mio libro sulle avventure di guizzardi, dove prima ci sono dei topi guidati dal violinista matto malservigi che gli invadono la camera mentre lui (guizzardi) è ammalato; e questi topi e topacce sono dei festaioli che ballano e mettono fuori voci strane e lo fanno impazzire, sempre cioè guidate da malservigi, finché lui (guizzardi) non le caccia con urli le topacce malefiche che non vogliono che lui dorma e gli dicono: non si dorme non si dorme;

 

poi lui (guizzardi) lo incontra un’altra volta malservigi nei sotterranei dell’ospedale, il quale (malservigi) si vuole spacciare con lui per un grande musicista e dunque pretende la sua ammirazione; ma quando guizzardi arrabbiato lo vuol bastonare, questo malservigi comincia a fare rivelazioni sull’uovo della topa che si è rotto, e gli spiega che lui suona il violino per tenerle buone le tope, e poi dice: tutto crolla le tope scavano tutto crolla; ma siccome il guizzardi è troppo arrabbiato il malservigi si trasforma in topaccia e scappa via;

 

la terza volta che guizzardi lo vede il malservigi è quando crede che siano gli uomini con la faccia bianca che lo perseguitano, e qui il malservigi gli dà l’annuncio che i bianchi lavorano per loro, cioè per le tope, perché gli hanno rubato (agli uomini bianchi) il pensiero ma loro non lo sanno, e dunque sta per venire il momento, perché dice malservigi: è nel sotto è nel sotto che ribolle, e questo vuol dire che verrà la zizzagna, perché l’uovo di topa si è rotto, e questo fa sì che la broda di topa cresce e cresce, e si spargerà nel mondo, salendo nei cunicoli e infiltrandosi nei tubi e penetrando anche nelle vene e porterà la zizzagna dappertutto, flusso e riflusso, la broda di topa, come l’onda del mar;

 

ed è per questo poi che lui (guizzardi) alla fine del libro scappa, per l’annuncio della zizzagna che il brodo di topa porterà nel mondo; ecco caro Tullio Pericoli la questione irrisolta che magari potrei riprendere, siccome sono costituzionalmente incapace di scrivere storie e simili;

 

e tengo a farle sapere che ho scritto anche una canzoncina sull’argomento che dice: l’uovo s’è rotto/scoppia il quarantotto/scoppia la zizzagna/la topa ci guadagna/scoppia la guerra/tutti van per terra/grandi e piccini/brighelle e arlecchini/conciati per le feste/è l’anno della peste;

 

ora sono un po’ preso da certe cose pressanti, e non so se mi dedicherò subito a sceneggiare un po’ meglio, ma sempre più o meno su questo filo, la faccenda che le ho detto;

 

vorrei sapere se lei è d’accordo di dare una faccia a guizzardi, e di fare anche il violinista matto malservigi, e di fare anche gli uomini bianchi che si vedono in giro e che vogliono accoltellare guizzardi, e poi anche quelli rossi che fanno finta di non vederlo; e poi di fare queste topacce festaiole che gli fanno le aggressioni quando lui è ammalato; e poi di fare vedere tutto il percorso della broda di topa, dalle fogne dei cunicoli ai tubi di scarico, ai rubinetti e alle vene, e poi di dare l’idea della zizzagna, che è una cosa che non si vede ma si sente;

 

io ci metterei un po’ di dialogo e un po’ di parole a margine di quelle già scritte da guizzardi, che è il testimone di tutta la faccenda e io non ne so più di così;

 

mi dispiace che non sono originale, agile di cervello, e capace come molti di metter su una storia in quattro e quattr’otto;  per lo più queste storie usabili non mi vengono proprio fuori, anche se spingo; e poi su questo tema di tope non riuscirei a immaginarmi altro, perché torno sempre a pensare al malservigi;

 

un cordiale saluto, suo

 

Gianni Celati

 

(24/01/70)

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