Non resta che il cibo

È noto come l’economia italiana sia entrata da parecchi anni in una condizione di tipo recessivo. Ciò ha determinato delle pesanti ripercussioni sugli atteggiamenti e i comportamenti dei consumatori, che hanno cominciato a preoccuparsi per il futuro e a limitare di conseguenza i loro consumi. Come avviene sempre nei periodi di crisi, il baricentro degli acquisti si è spostato progressivamente verso i consumi essenziali. Va considerato però che, per quanto riguarda l’Occidente e l’Italia, l’andamento dei consumi è stazionario già da prima. Ad eccezione infatti dei settori in grado di offrire delle reali innovazioni (come ad esempio l’elettronica di consumo), la maggior parte dei prodotti ha a che fare dalla fine degli anni Ottanta con un consumatore maturo, che si trova a vivere in una condizione di “iperscelta” ed è pertanto poco sensibile alle proposte d’acquisto che gli vengono formulate. Un consumatore dunque che compera soprattutto per mantenere il suo standard di vita e il suo livello di benessere. 

 

 

Va considerato inoltre che l’atto d’acquisto è da sempre profondamente legato alla percezione che l’individuo ha di sé e della sua collocazione nel mondo. Dunque, negli ultimi anni è stato pesantemente influenzato da quel percorso di progressivo declino che l’Occidente sembra aver imboccato da tempo. La maggior parte della popolazione ha poca fiducia nel futuro. Ha raggiunto un livello di benessere che considera soddisfacente, ma non condivide più dei progetti e delle ideologie che siano in grado di costituire un tessuto sociale in grado di aggregare e, allo stesso tempo, anche di muovere la società verso nuovi traguardi. 

 

In questa situazione, il consumatore non può che cercare di “tirare la cinghia”, tentando di mantenere il più possibile il livello di benessere raggiunto e sperando che la situazione possa migliorare. Utilizza a tale scopo diverse strategie: sacrifica i suoi risparmi, ricorre al credito al consumo, riduce le spese che considera eccessive, approfitta più che può delle promozioni e delle offerte speciali, acquista più frequentemente i prodotti delle private label dei distributori, si rifornisce ai distributori degli economici “prodotti alla spina” (detersivi, latte, acqua, pasta, legumi, ecc.), si reca presso i venditori ambulanti, ma anche presso gli hard discount, gli outlet, le catene low cost oppure va direttamente dai produttori e nei cosiddetti “farmer’s market”. Resta il fatto che, come si diceva, in Occidente e in Italia, la spesa per i consumi ha da parecchio tempo un andamento di tipo stazionario. 

 

Il recente Rapporto Coop 2017 conferma tutto ciò. Emerge infatti anche da tale rapporto che i consumi degli italiani sono stazionari. D’altronde, come mostra lo stesso rapporto, il potere d’acquisto di cui dispongono i nostri connazionali si sta riducendo. Non è un caso perciò che, ad esempio, gli italiani continuino ad acquistare delle automobili, ma le utilizzino sempre di meno. E fanno ricorso in maniera crescente ai mezzi pubblici e al cosiddetto “car sharing”. Inoltre, quando vanno a fare dei viaggi, utilizzano soprattutto il web per prenotare e organizzare la loro vacanza. E fanno di frequente ricorso a sistemi innovativi che consentono di effettuare dei risparmi, come ad esempio Airbnb.

 

È interessante però osservare che dal Rapporto Coop 2017 emerge chiaramente anche come gli italiani non siano disposti a rinunciare facilmente al piacere di mangiare. Anzi nel primo semestre del 2017 le spese per i prodotti alimentari si sono addirittura incrementate. Si sono però orientate soprattutto verso cibi salutistici come il pesce, la frutta e la verdura. E anche verso tutto ciò che è fresco e non conservato. Ciò è probabilmente un segno della crescita presso gli italiani della consapevolezza dell’importanza del diretto legame esistente tra la salute e ciò che si ingerisce. D’altronde, in Italia crescono in maniera significativa – e il fenomeno è in corso ormai da diversi anni – i consumi di numerosi alimenti biologici, integrali e senza glutine.

 

E sono in crescita anche i consumi di quei prodotti alimentari che possono essere considerati “terapeutici”, vale a dire che vengono ritenuti in grado di esercitare dei veri e propri effetti di natura medicinale. Spiccano tra questi l’avocado, lo zenzero, la quinoa, i semi di lino, il germe di grano, il mirtillo rosso. Ma la lista di questi alimenti è oggi molto lunga e continua a svilupparsi. 

D’altronde, gli italiani sono continuamente alla ricerca di notizie e informazioni sul cibo. Molti s’informano addirittura presso un medico o un operatore di medicina naturale. La maggioranza però si rivolge al web e al mondo dei social network, anche per condividere un’esperienza che considerano piacevole e gratificante in quanto dotata di un elevato livello di attualità culturale. Ma comunque quello che conta è che tutto ciò dimostra che oggi l’interesse degli italiani nei confronti del cibo è elevato e in forte crescita. 

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