Palermo Brancaccio (parte terza)

Nota dal diario: Quinto giorno (il 26 giugno) mi trovo in un’altra zona di Brancaccio, quartiere che si espande su una grande area tra le pendici del Monte Grifone e le spiagge di Romagnolo e dello Sperone. Decido di andare a vedere la chiesa di San Gaetano appunto in via Brancaccio, dove era parroco Don Puglisi.

 

Ph A. Costa.


Lungo il percorso avevo visto dei polli per strada che stavano al ridosso di una vasta area chiusa da un grande cancello semiaperto, ma non ero riuscito a fotografarli; si dileguarono mentre stavo per inquadrarli, spaventati da un’auto che usciva in quel momento. Allora proseguii per la mia destinazione iniziale: la chiesa, che però visto l’orario trovai chiusa. Percorsi a ritroso il pezzo di strada, sperando nel frattempo di incontrare i pennuti fuori nel piazzale, ma non si fecero rivedere. Aspettai invano. Tornai così alla parrocchia di Padre Puglisi; non era ancora aperta. Passai circa un’ora facendo avanti indietro tra il cortile dei polli che non uscivano dal loro rifugio per entrare nella mia inquadratura e il portone principale di San Gaetano che rimaneva sbarrato oltre l’orario solito di apertura.

 

Ph A. Costa.


Poi finalmente ero riuscito ad accedervi dalla sagrestia, seguendo una coppia che andava a richiedere un qualche certificato. Il portone principale della chiesa invece rimaneva ancora serrato. A quel punto chiesi al sagrestano se potevo passare dalla porta che collega il suo ufficio alla chiesa. La trovai semibuia, le luci elettriche erano spente, solo qualche fuoco di candela e lumini consumati accesi facevano scorgere le linee architettoniche. Oltre a queste piccole fiammelle l’illuminazione veniva dai vari lucernai disposti in alto sulle pareti. Mi sedetti a pregare, mi riposai un momento pure gli occhi, provati dalla forte luce del sole estivo siciliano che spacca in quella fascia oraria tra mezzogiorno e le quattro.

 

Ph A. Costa.


Questa bella atmosfera di raccoglimento e frescura finì con l’accensione improvvisa delle luci elettriche e dallo spalancarsi del portone principale della chiesa. Era giunto il momento per me di alzarmi e uscire; vidi così un quadretto appeso, che incorniciava l’attestato dell’Arcivescovo di Palermo che proclamava Don Puglisi capo e guida di questa parrocchia; risaliva a tre anni prima della sua uccisione per mano di Cosa nostra. Fui commosso nel leggere quel documento ecclesiastico pieno di carisma e speranza per auspicare al nuovo parrino un buon lavoro nel compiere il suo incarico, espletato, poi, fino a morire sparato da un killer; a quel punto me ne andai senza aver scattato. 

 

Ph A. Costa.


I polli li ho fotografati un paio di giorni dopo che ero tornato sul posto, sicuro di trovarli. Stavano raspando la terra battuta all’ombra di un’auto parcheggiata a ridosso del grande cancello. Un uomo avvicinatosi mi chiese chi cercassi, giacché mi vedeva indugiare là davanti. Gli risposi che aspettavo i polli per fotografarli e lui si adoperò subito per farli schizzare fuori da dove si erano riparati; mi trovai impreparato e scattai il più possibile.

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